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Eugenio_Montale

Terrazzan Elison

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Transcript

" Tutte le immagini portano scritto: -più in là ! "

Eugenio Montale

Gaia B.-Sofia m.-beatrice s.-elison t.

Indice

spesso il male di vivere

Biografia

Pag.2

Pag. 6

Il sogno del prigioniero

bibliografia

Pag. 4

Pag. 12

commento

Temi e poetica

Pag. 5

Pag. 15

EUGENIO MONTALE

Biografia

1967

1948

1896

Si trasferisce a Milano e pubblica Le Occasioni

Viene nominato senatore a vita

Montale nasce a Genova il 12 ottobre

1962

1917

Viene arruolato nella 23° fanteria a Novara

Sposa Drusilla Tanzi, con cui conviveva dal 1939

EUGENIO MONTALE

Bibliografia

EUGENIO MONTALE

  • Il male di vivere;
  • Il dramma dell'incomunicabile solitudine e angoscia;
  • il trascorrere del tempo che cancella il passato;
  • Il passaggio verso l'essenza delle cose.

Temi

Le liriche di Montale hanno lo scopo di chiarire la direzione e il senso della propria vita.Queste sono collegate alla "poetica delle cose" soffermarsi su elementi quotidiani sempilici e comuni

Poetica

EUGRNIO MONTALE

Spesso il male di vivere

Parafrasi:
Poesia:

Spesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato. Bene non seppi, fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza: era la statua nella sonnolenza del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Spesso ho visto la sofferenza del vivere: era il faticoso scorrere del ruscello che gorgoglia, era l'incartocciarsi della foglia bruciata della calura, era il cavallo stroncato dalla fatica. non ho conosciuto il bene, all'infuori della condizione. Che un atteggiamento di superiore distacco permette: era la statua nell'ora sonnolente del mezzogiorno la nuvola e il falco che vola lontano.

EUGENIO MONTALE

Spesso il male di vivere

Figure retoriche:
Poesia:

Spesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato. Bene non seppi, fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza: era la statua nella sonnolenza del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

  • onomatopee
  • anafora
  • antitesi
  • personificazione
  • climax

EUGENIO MONTALE

Spesso il male di vivere

Enjambement e metrica:

Due quartine di endecasillabi, escluso il verso finale, composto da un doppio settenario.Lo schema rimico è: - incrociato ABBA nella prima strofa. -sciolto nella seconda, riportando nell'ultimo verso la prima rima: CDDA.

I più forti enjambement sono al 3° e 4° verso:- foglia/riarsa - sonnolenza/del mereggio

EUGENIO MONTALE

Spesso il male di vivere

Descrizione strofe:

Prima quartina: - Malessere esistenziale; - Correlativo oggettivo.

Seconda quartina: - l'Indifferenza vista in modo positivo;

Sogno di un prigioniero

EUGENIO MONTALE

Albe e notti qui variano per pochi segni. Lo zigzag degli storni sui battifredi nei giorni di battaglia, mie sole ali, un filo d’aria polare, l’occhio del capoguardia dello spioncino,

e i colpi si ripetono ed i passi, e ancora ignoro se sarò al festino farcitore o farcito. L’attesa è lunga, il mio sogno di te non è finito.

anzi che terminare nel pâté destinato agl’Iddii pestilenziali. Tardo di mente, piagato dal pungente giaciglio mi sono fuso col volo della tarma che la mia suola

sfarina sull’impiantito, coi kimoni cangianti delle luci sciorinate all’aurora dai torrioni, ho annusato nel vento il bruciaticcio dei buccellati dai forni,

crac di noci schiacciate, un oleoso sfrigolio dalle cave, girarrosti veri o supposti - ma la paglia è oro, la lanterna vinosa è focolare se dormendo mi credo ai tuoi piedi.

mi son guardato attorno, ho suscitato iridi su orizzonti di ragnateli e petali sui tralicci delle inferriate, mi sono alzato, sono ricaduto nel fondo dove il secolo è il minuto -

La purga dura da sempre, senza un perché. Dicono che chi abiura e sottoscrive può salvarsi da questo sterminio d’oche; che chi obiurga se stesso, ma tradisce e vende carne d’altri, afferra il mestolo

Figure retoriche

IL SOGNO DEL PRIGIONIERO

Albe e notti qui variano per pochi segni. Lo zigzag degli storni sui battifredi nei giorni di battaglia, mie sole ali, un filo d’aria polare, l’occhio del capoguardia dello spioncino,

e i colpi si ripetono ed i passi, e ancora ignoro se sarò al festino farcitore o farcito. L’attesa è lunga, il mio sogno di te non è finito.

anzi che terminare nel pâté destinato agl’Iddii pestilenziali. Tardo di mente, piagato dal pungente giaciglio mi sono fuso col volo della tarma che la mia suola

sfarina sull’impiantito, coi kimoni cangianti delle luci sciorinate all’aurora dai torrioni, ho annusato nel vento il bruciaticcio dei buccellati dai forni,

crac di noci schiacciate, un oleoso sfrigolio dalle cave, girarrosti veri o supposti - ma la paglia è oro, la lanterna vinosa è focolare se dormendo mi credo ai tuoi piedi.

  • analogia
  • metafora
  • onomstopea

mi son guardato attorno, ho suscitato iridi su orizzonti di ragnateli e petali sui tralicci delle inferriate, mi sono alzato, sono ricaduto nel fondo dove il secolo è il minuto -

La purga dura da sempre, senza un perché. Dicono che chi abiura e sottoscrive può salvarsi da questo sterminio d’oche; che chi obiurga se stesso, ma tradisce e vende carne d’altri, afferra il mestolo

IL SOGNO DEL PRIGIONIERO

Parafasi

[In carcere] l’alba e la notte hanno poche differenze. Il movimento degli uccelli attorno alle torri di guardia nei giorni di guerra, mia unica possibilità di movimento, un soffio d’aria ghiacciata, lo sguardo del capoguardia dallo spioncino, il rumore dello schiacciamento delle noci, lo sfrigolio dell’olio dalle cucine, vere o presunte macchine di tortura- ma, se mentre dormo mi immagino ai tuoi piedi, la paglia diventa oro, la lanterna dalla fiamma rossiccia è un focolare. Questo allontanamento dura da sempre, senza motivo. Si vocifera che ci sconfessa la propria fede e ne sottoscrive un’altra può salvarsi da questo massacro di oche; [dicono che] chi rimprovera se stesso, ma intanto vende la pelle altrui, afferra lo strumento dei carnefici anziché finire nella carne tritata destinata agli oppressori e ai tiranni. Lento di mente, coperto di piaghe per il mio letto di paglia, sono diventato la stessa cosa con il volo di una tarma che la mia scarpa spiaccica sul pavimento, [e mi sono identificato] con i giochi di luce - simili a kimoni variopinti - che l’aurora disegna sulle torri, ho annusato nell’aria l’odore bruciaticcio delle ciambelle dolci che viene dai forni, ho dato uno sguardo attorno, ho creato arcobaleni su panorami di ragnatele, e ho immaginato petali lungo le inferriate del carcere, mi sono alzato, e sono crollato dove un minuto dura un secolo- e i passi e i colpi si susseguono continuamente, e ancora non so se al festino sarò vittima o carnefice. L’attesa dura ancora, e il mio sogno di te non è finito.

IL SOGNO DEL PRIGIONIERO

Descrizione

6 cinquine + 1 quartina
Il sogno del prigioniero è pensato come momento di pausa dalle atrocità provocate dalle disavventure della vita, infatti il prigioniero trova la sua unica salvezza pensando al suo ritorno a casa dove lo attende la donna amata.
L'autore fa riferimento allo sterminio nazzista paragonando il prigioniero a un uomo qualuque imprigionato nei lager nazzisti; per farlo capire usa delle metafore strane: - "lo sterminio d'oche che termina nel patè" - l'odore di ciambelle appena sfornate - l'allusione ai girarrosti.

Il sogno del prigioniero viene inoltre messo in relazione con la divina commedia dantesca: l'uomo imprigionato non può far altro che aspettare l'arrivo della grazia etern, personificata come donna: Beatrice.

EUGENIO MONTALE

Commento

Spesso il male di vivere

La poesia “Spesso il male di vivere” è una delle migliori rappresentazioni del dolore che l’uomo prova quotidianamente.

Montale parla di indifferenza attribuendole la maiuscola perché secondo il suo punto vista rappresenta l’unico rimedio al male di vivere. Il restare indifferenti davanti alle difficoltà e al male della vita permette di non soffrire

EUGENIO MONTALE

Commento

Spesso il male di vivere

Il poeta ha una visione pessimistica della condizione dell’uomo e vede la vita come sofferenza (il male di vivere) , egli incarna questo suo concetto in tre successive immagini, prese dai vari Regni della natura: il ruscello che gorgoglia, e il gorgoglio sembra un gemito di dolore, perché ostacolato da qualcosa nel suo percorso, la foglia che riarsa si accartoccia (ed anche questo è un segno di dolore), il cavallo che stramazza.

L’uomo partecipa a questa condizione di dolore universale da cui può preservarsi solo attraverso una divina indifferenza. Quest’ultimo concetto è esplicato, in contrapposizione con le 3 precedenti immagini di dolore, in tre figurazioni espressione di immobilità: la statua, la nuvola e il falco.

EUGENIO MONTALE

Commento

Sogno di un prigioniero

La poesia è stata scritta negli anni in cui, dopo la caduta del fascismo, in Italia vi è l’avvento della società di massa e del comunismo e nel mondo la guerra fredda tra l’Ovest filoamericano e l’Est filosovietico. Il prigioniero a cui allude il titolo stesso è un recluso dei campi di concentramento nazisti o dei gulag. In realtà si può ritenere che il protagonista sia lo stesso poeta o un qualsiasi intellettuale al quale, in un mondo così crudele, non resta che rifugiarsi nel sogno. La condizione di prigionia in fondo è vissuta dall’intera umanità.

In particolare la purga a cui si accenna al verso 11 fa riferimento alle campagne di Stalin per reprimere il dissenso interno nell’Unione Sovietica, attraverso l’istituzione dei Gulag, e i forni a cui si allude al verso 25 sono i tristemente noti forni crematori dei campi di sterminio nazisti. L’unica speranza di via di fuga elargita al poeta è data dalla visione di Clizia, la donna di cui è innamorato.Il mondo è sì violento e terribile, ma la donna è l’unica capace di mantenere viva la speranza nella mente del poeta.

EUGENIO MONTALE

Confronto

Elementi comuni:
  • solitudine e angoscia;
  • prigionia;
  • lo sconforto quotidiano;
Elementi diversi:
  • causa della solitudine;
  • lunghezza e schema metrico della poesia
  • diverso utilizzo di figure retoriche;

Fine

GRAZIE PER L'ATTENZIONE<3

LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Eugenio partecipò alla prima Guerra Mondiale. In questo periodo scrive una serie di poesie influenzate dal conflitto.NON si iscrive al partito fascista, infatti viene allontanato dal suo ruolo di direttore scientifico-letterario.

Le Occasionni

Dopo la Seconda Guerra Mondiale , nel 1948, il poeta si trasferisce a Milano. Qui lavorò come redattore per il "Corrire della Sera" e divenne critico musicale per il " Corriere di Informazione".

La moglie Drusilla

IIl 23 luglio 1962 presso Fiesole, Montale sposa con rito religioso Drusilla Tanzi, con cui conviveva dal 1939. La donna, tuttavia, viene a mancare per via della sua salute che nel tempo si era deteriorata; lasciando Montale in uno stato di lenta ricerca della felicità.

L'infanzia del poeta

Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre 1896, sesto figlio di Giuseppina Ricci e di Domenico. Nel 1915 ottiene il diploma di ragioniere. Prende intanto lezioni di canto, che però interromperà alcuni anni più tardi, rinunciando a una carriera per la quale era particolarmente dotato, ma continuò a nutrire una profonda passione per la musica.

Diventa Senatore a vita

Nel dopoguerra, dopo una breve esperienza nel Partito d'Azione9, Montale resterà lontano dalla politica attiva fino alla sua nomina a senatore a vita nel giugno 1967.Muore il 12 settembre 1981 a Milano, un mese prima di compiere 85 anni.