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I luoghi della Shoah
Lucia Zangheri
Created on January 17, 2024
Olocausto
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Transcript
Il campo di concentramento di Aushwitz-Birkenau
L'accesso al primo campo di concentramento, Auschwitz I è attraverso il famoso cancello con le parole “il lavoro rende liberi”. Il più raccapricciante è il blocco 11, conosciuto come il blocco della morte, perché qui i prigionieri venivano torturati fino a morire. Il secondo campo è Auschwitz – Birkenau. Iconica l’immagine dei binari del treno che portava i prigionieri direttamente all’interno del campo. Qui, l’obiettivo era quello di portare a termina la missione prefissata: sterminare gli ebrei. Infatti, questo campo era attrezzato con 5 camere a gas e forni crematori, ognuno con la capacità di cremare 2500 persone alla volta.
Quelli che non venivano selezionati per la morte imminente, venivano usati per gli esperimenti e per lavorare.Ad Auschwitz morirono più di un milione di persone.
A Cracovia - la fabbrica di Oskar Shindler
Oskar schindler era un uomo d’affari molto astuto, che si iscrisse al Partito Nazista per poter beneficiare dei tanti favori. Una volta visto che la manodopera degli ebrei polacchi era molto meno costosa, decise di impiegarli nella sua fabbrica. Divenne una vera e proprio missione di salvataggio quando scoprì le atroci torture impartite nei campi di concentramento. Iniziò così assumere lavoratori ebrei a dismisura, con il solo scopo di salvarli dall’atroce destino che li attendeva. La sua storia dimostra che tra i tedeschi vi fu anche chi lottò per la salvezza degli ebrei.
Dopo aver lavorato per alcuni anni come medico del piccolo paese di Bognanco, nell’Ossolano, durante il periodo della dittatura fascista, Angela divenne direttore sanitario della casa di cura per malattie mentali ‘Villa Turina Amione’ di San Maurizio Canavese. Fu proprio in questa struttura, che durante l’occupazione tedesca, Angela riuscì a dare rifugio a moltissimi ebrei, ricoverandoli con cartelle cliniche falsificate. Il 29 agosto 2001, gli è stata conferita alla memoria la Medaglia dei Giusti tra le nazioni, per aver aiutato, senza alcun interesse, molti ebrei durante la Shoah. .
Carlo Angela
Carlo Angela padre del giornalista televisivo e scrittore Piero Angela è stato un politico e antifascista italiano.
PRAGA - CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI TEREZIN
Immaginatevi per un attimo di trovarvi in un luogo dove non potete uscire, non potete mangiare quel che volete e nemmeno giocare . Ora, pensate di avere in questo posto la possibilità di disegnare, che cosa fareste? Probabilmente su quei fogli raffigurereste farfalle, fiori, case di campagna: i vostri desideri, i vostri sogni.È quello che hanno fatto i bambini di Terezín circa quindicimila ragazzi ebrei che tra il 1941 e il 1945 hanno vissuto in questo campo di concentramento nella Repubblica Ceca. Il campo aveva una particolarità, cioè quel luogo doveva servire alla propaganda nazista per mostrare un “ghetto modello”. Per questo a Terezín vennero portati intellettuali, artisti, musicisti che spesso venivano usati per mostrare la falsa benevolenza di Hitler verso gli ebrei.
Ma se oggi abbiamo ancora più di quattromila disegni fatti da questi bambini, è grazie al lavoro che gli adulti del campo avevano fatto in maniera clandestina, con i ragazzi, per dare loro la sensazione di vivere una vita il più “normale” possibile.“Che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati. Questo è un semplicissimo messaggio da nonna che io vorrei lasciare ai miei futuri nipoti ideali. Che siano in grado di fare la scelta, e con la loro responsabilità e la loro coscienza, essere sempre quella farfalla gialla che vola sopra ai fili spinati” (LILIANA SEGRE)
A BUDAPEST : IL MEMORIALE ALL'OLOCAUSTO
Sulle rive del fiume Danubio, proprio davanti all’imponente Parlamento della città,si possono notare 60 calzature di ferro arrugginito, ben fissate al molo. Calzature di bambini, donne e uomini. Serve per ricordare i 100.000 ebrei che vennero rinchiusi nel ghetto di Budapest. Molti trovarono qui la morte per stenti, per malattia ma soprattutto per la violenza dei miliziani che spesso prendevano alcuni ebrei del ghetto e li legavano a coppie. Poi sparavano ad uno facendoli cadere nel Danubio; l'altro moriva per annegamento.
Siamo ad Amsterdam con Anna Frank
Nata ad Amsterdam, la vita di Anna Frank cambia radicalmente con l’avvento del regime nazista. Il suo mondo, un tempo sereno e spensierato, si trasforma in un incubo quando, nel 1942, la persecuzione ebraica raggiunge l’Olanda. Il clima antisemita impedisce agli ebrei di vivere una vita normale; vengono banditi dai luoghi pubblici, negozi e scuole. Ma la vera tragedia inizia con le deportazioni nei campi di concentramento. Per evitare questo tragico destino, la famiglia Frank decide di nascondersi. Si rifugiano in una soffitta nascosta nella fabbrica di spezie del signor Frank.
E qui, in questo angusto nascondiglio, Anna inizia a scrivere il suo diario documentando le sue esperienze, paure, speranze e riflessioni. Dopo la guerra, Otto Frank, l’unico membro sopravvissuto della famiglia Frank, ritorna ad Amsterdam. Scopre il diario della figlia e decide di pubblicarlo nel 1947.