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GINO BARTALI

Giorgia Cordoglio

Created on January 16, 2024

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GINO BARTALI

LA VITA DI GINO BARTALI

Nel 1945 la guerra finisce e Bartali può riprendere l'attività agonistica, ingaggiando una serie di sfide epiche con un altro grande campione come Fausto Coppi. La sua massima consacrazione avviente tre anni dopo, nel 1948, con la vittora del suo secondo Tour de France, a dieci anni di distanza dal primo, in un momento di grande crisi per l'Italia a causa dell'attentato a Palmiro Togliatti. Seguono le ultime stagioni agonistiche fino all'ultima gara, il 28 ottobre 1954, all'età di quarant'anni, chiusa con una vittoria. L'annuncio ufficiale del ritiro dalle corse è il 9 febbraio 1956. Continuerà come allenatore e opinionista, ricevendo nel 1977 ricevendo il Premio Italia "come maggior campione ciclista vivente".

Gino Bartali nasce nel 1914 vicino Firenze, a Ponte a Ema e già a tredici anni si avvicina al ciclismo: utilizza la bicicletta per andare a scuola e lavora durante i pomeriggi in un'officina di un compaesano. A diciassette anni esordisce nella Società Sportiva Aquila, nella categoria allievi, vincendo già tre gare su otto. Nel 1935, all'età di ventun'anni, partecipa alla prima gara tra i professionisti, nella Milano-Sanremo. Prende parte anche al Giro d'Italia, piazzandosi settimo in classifica generale. Un anno dopo viene ingaggiato dalla Legnano, con il ruolo di capitano in seconda, continuando ad accumulare vittorie su vittorie. Il 16 giugno del 1936 viene però colpito da un lutto gravissimo: il fratello Giulio, più piccolo di lui di due anni e anch'esso ciclista promettente, muore dopo essere stato investito da un'auto contromano durante una gara. La sfortuna si accanisce contro di lui e all'inizio della successiva stagione una broncopolmonite ne limita le attività. Nonostante tutto fa un grande Giro d'Italia, vincendo.

RIVALITA' BARTALI-COPPI

La classe di Coppi ebbe modo di manifestarsi nella tappa Firenze-Modena, nella quale il piemontese scattò sull'Abetone sotto il diluvio e conquistò tappa e maglia rosa. D'altra parte, la profezia di Bartali si avverò all'arrivo sulle Alpi, quando Coppi fu preso da crampi da fatica: deciso ad abbandonare il Giro, venne convinto dal veterano Bartali a proseguire. Ginettaccio rinfrescò il compagno con della neve, lo spronò con parole dure e lo costrinse a ricominciare a pedalare.

Bartali e Coppi sono stati forse i più importanti ciclisti italiani di sempre, nonché figure di assoluto primo piano nel panorama sportivo mondiale degli anni 1940 e 1950, con Bartali che divenne professionista nel 1934 mentre Coppi, più giovane di cinque anni, nel 1939: fino al 1954, anno di ritiro di Bartali, i due si diedero battaglia dominando la scena, vincendo otto Giri d'Italia. La rivalità tra i due campioni cominciò nel 1940, anno in cui entrambi correvano per la medesima squadra, la Legnano. Bartali era già un campione affermato, mentre Coppi era un semplice gregario, giovane ma assai promettente. Durante una tappa, Bartali fu attardato da una caduta, e i gregari si fermarono ad aiutarlo: Coppi invece, su ordine dei tattici della squadra, proseguì verso il traguardo per mantenere la buona posizione di classifica conquistata sino ad allora. Coppi vinse la tappa, e Bartali si complimentò vivamente.

GLI ANNI DELL'OCCUPAZIONE TEDESCA

Nel settembre del 1943, il Cardinale Elia Dalla Costa chiese a Bartali di incontrarlo. Dalla Costa aiutava da tempo in segreto gli Ebrei che avevano cercato rifugio in Italia dalle altre nazioni Europee. I profughi avevano soprattutto bisogno di documenti falsi. Dalla Costa rivelò a Bartali il suo piano: con la scusa dei suoi lunghi allenamenti in bicicletta, Bartali avrebbe potuto portare documenti contraffatti, e le foto necessarie a completarli, nel telaio della sua bicicletta. Il piano era geniale perché il bisogno di allenarsi costituiva una scusa perfetta e, inoltre, Bartali conosceva benissimo quelle strade. Nonostante i rischi, Bartali accettò. Per tutto l’anno successivo egli percorse centinaia di chilometri con la sua bicicletta, nascondendo nel telaio documenti di vitale importanza. Quando veniva fermato a qualche posto di blocco, Bartali teneva occupate le guardie chiacchierando di ciclismo. Se qualcuno accennava a voler controllare la bicicletta, Bartali li convinceva a non farlo dicendo che le parti erano montate insieme in modo unico così da adattarsi perfettamente alle sue caratteristiche di corridore. Per pura coincidenza, poco dopo aver cominciato la sua collaborazione con la Resistenza, a Bartali fu chiesto di nascondere una famiglia di Ebrei che egli conosceva molto bene. Gino disse ancora una volta di sì e Giorgio Goldenberg, con sua moglie e suo figlio, vissero nascostri nella cantina di Bartali fino a quando Firenze non venne liberata.

LA STORIA DELLA BICICLETTA

'invenzione della bicicletta è da attribuire al barone tedesco Karl von Drais nel 1817. La bici quindi ha compiuto più di 200 anni! Il nome scelto dal barone per la bici fu Laufmachine (macchina da corsa) ma molti in suo onore la chiamarono draisina o draisienne in francese. In Italia fece il suo debutto nel 1819. La draisina era costruita in legno, due ruote e niente pedali: per muoversi bisognava spingersi con le gambe. La draisina con le sue ruote di legno provocava parecchi fastidi a chi la usava proprio a causa dei continui scossoni che riceveva il guidatore. Con il passare degli anni la Laufmachine ebbe un'evoluzione, trasformandosi vent'anni dopo nel velocipiede: una bici con la ruota anteriore altissima, circa un metro e mezzo da terra, il sellino sopra la ruota anteriore e finalmente comparvero anche i pedali. Il velocipiede aveva le ruote in gomma piena e niente ammortizzatori, quindi continuava essere scomodo. Solo nel 1885 arrivammo ad un modello simile alla bici moderna: il merito fu degli inglesi Sutton e Starley che fondarono la loro casa costruttrice e lavorarono al modello fino a renderlo migliore, con l’adozione della trasmissione a catena e il ridimensionamento delle ruote. Tuttavia, il primo ad aver concepito il concetto della bicicletta fu Leonardo Da Vinci.

IL CICLISMO

Il ciclismo è uno sport regolamentato dall'Unione Ciclistica Internazionale (UCI) e comprende discipline come il ciclismo su pista, su strada e il ciclocross. Nato nella seconda metà del XIX secolo, il ciclismo ha visto la sua prima competizione nel 1868 a Parigi, con la vittoria di James Moore. Le gare su strada, chiamate "classiche", iniziarono a essere disputate alla fine dell'Ottocento, mentre le prime corse a tappe comparvero all'inizio del XX secolo. La popolarità del ciclismo si è diffusa globalmente, anche se originariamente ha avuto una forte presenza in Italia, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Spagna. La Firenze-Pistoia del 1870 è considerata una delle prime gare su strada, con partecipanti provenienti da diversi paesi e la vittoria dello statunitense Rynner Van Heste.

IL PROBLEMA DEL DOPING

Negli ultimi anni nel mondo del ciclismo e della mountain bike si è affacciato un grande problema come il doping. Tra le sostanze dopanti più usate troviamo l’ Efortil, l’ Efedrina che sono degli stimolanti che aiutano a ridurre la fatica e aumentare la resistenza, e vengono spacciate da i corridori come farmaci che servono per delle particolari malattie. Altre sostanze dopanti conosciute sono l’ Andriol, una particolare sostanze che contiene testosterone, il Gonasi, il Winstrol e l’ Actraprid che contiene insulina umana; queste particolari sostanze vengono usate soprattutto per aumentare la velocità. La sostanza dopante più usata sia da ciclisti professionisti che amatoriali è l’ Eritropoietina, meglio conosciuta come Epo. L’ Epo è un ormone della crescita glicoproteico che viene prodotto da : reni ,cervello e fegato ed usata per le discipline che prevedono un grande sforzo fisico, poichè aumenta il livello di globuli rossi nel sangue aumentando così lo scambio d’ ossigeno del sangue portando il corridore ad avere una resistenza alla fatica davvero incredibile. Gli effetti negativi includono tossicità a carico del fegato, degli apparati cardiovascolare e endocrino, sviluppo di tumori e disturbi psichiatrici.