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Pittura vascolare

annagiulia.zamagni

Created on January 15, 2024

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La pittura vascolare nell'antica Grecia

Lavorazione del vaso nell'antichità

1) Estrazione argilla, stagionatura e depurazione
2) Foggiatura ed essicazione
3) Decorazione e rivestimento
4) Cottura

Stile protogeometrico 1050-900 a.C.

Tecnica a figure rosse fine VI-IV secolo a.C.

Stile geometrico X-VIII secolo a.C.

Tecnica a figure bilingui tardo VI - inizio V secolo a.C.

Stile orientalizzante fine VIII-VI secolo a.C.

Periodo ellenistico IV-I secolo a.C.

Tecnica a figure nere VII-VI secolo a.C.

Periodo romano e bizantino dal I secolo a.C.

Alcune forme di vasi

Sitografia

it.wikipedia.org artesvelata.it arteworld.it laceramicaantica.org "Capire l'arte 1" ed. oro, Gillo Dorfles

Il cratere

Il cratere (dal verbo greco κεράννυμι, "mischiare") era un grande vaso utilizzato per mescolare acqua e vino, per diminuire il contenuto alcolico di quest'ultimo. Pesenta un corpo tondeggiante, con anse per il trasporto e una larga imboccatura. Sono state rinvenute numerose varianti.

Un esempio è il vaso François, realizzato tra il 570 a.C. e il 560 a.C., riportato alla luce da una tomba in Etruria nel 1844. Il vaso è interamente rivestito da una ricchissima decorazione. Le 270 figure sono realizzate con uno stile rispettoso delle convenzioni del tempo, privo di apporto chiaroscurale e di senso spaziale. Nonostante questo, alcune scene sono molto vivaci.

La kylix

La kylix è una coppa da vino in ceramica, il cui uso, nell'antica Grecia, è attestato dal VI secolo a.C. Raggiunse il massimo della diffusione a partire dalla fine del VI secolo rimanendo in uso fino al IV secolo a.C., quando il kantharos, l'elegante calice a volute dei rituali dionisiaci, ne prese il posto quale coppa da vino più diffusa.

L'anfora panatenaica

Tra le anfore una variante è rappresentata dall'anfora panatenaica, che conservava l'olio sacro offerto come premio per le competizioni nelle Panatenee di Atene: presenta una decorazione dipinta tipica a figure nere (la dea Atena su un lato e la gara vinta sull'altro). La forma tende a smagrire e ad allungarsi col tempo. Furono prodotte anche anfore della medesima forma ma con diverse decorazioni, a volte più piccole, forse come souvenir.

Ad esempio quest'anfora, conservata al British Museum a Londra, rappresenta la dea Atena in piedi tra due colonne doriche.

L'oinochoe

L'oinochoe (da οἶνος "vino" e χέω "versare") è un vaso simile alla brocca, utilizzato per versare il vino o l'acqua. Utilizzata già in età prellenica, se ne conoscono esemplari di diversi materiali e di una grande varietà di forme e decorazioni.

Il kyathos

Il kyathos è un vaso dipinto dotato di una cavità alta e di un singolo manico ad anello. Un parallelo moderno potrebbe essere il mestolo, dato che questo vaso veniva usato come attingitoio. I primi esempi conosciuti sono stati prodotti verso il 530 a.C. Lo si trova ancora nella prima metà del V secolo a.C. divenendo molto raro nel periodo successivo.

Il kantharos

Il kántharos, dal greco κάνθαρος, era una coppa per bere diffusa in ambito greco ed etrusco.

Lo stile geometrico

Dal IX secolo aC la forma dei vasi comincia a differenziarsi in base all'uso. La decorazione inizia ad occupare tutta la superficie del manufatto e diventa maggiormente complessa. Dall'VIII secolo aC sono introdotte scene figurate. In questo periodo compare in Grecia la pratica della cremazione. Le ceneri dei defunti, raccolte in urne fittili, venivano accompagnate da grosse anfore per le donne o da crateri per gli uomini.

Tecnica a figure bilingui

I vasi decorati con le tecniche delle figure nere e delle figure rosse usate contemporaneamente. Questi vasi rappresentano anche il periodo di transizione in cui la tecnica delle figure rosse stava gradualmente soppiantando quella delle figure nere tra VI e V secolo aC. In alcuni casi, un lato dell'anfora veniva decorato con figure nere e l'altro lato con figure rosse

Tecnica a figure rosse

Questo stile si sviluppa tra la fine del VI e tutto il IV secolo aC. La superficie del vaso veniva coperta di colore nero, lasciando scoperte le figure. In questo modo, queste ultimemantenevano il colore rosso dell'argilla cotta. Le figure assumono quindi maggiore naturalezza e sono spesso disegnate di scorcio, offrendo l'idea della profondità.

Lo stile orientalizzante

Dalla seconda metà dell'VIII secolo aC, i primi schemi geometrici vennero superati da motivi di figure vegetali e animali. Per questo, venne meno l'uniformità culturale e stilistica legta ad Atene a vantaggio delle scuole regionali. In questo periodo si affermarono svariati stili. Tra gli stili sviluppatisi in questo periodo, è particolarmente rilevante lo stile protocorinzio, caratterizzato dalle rappresentazioni di creature mostruose e animali fantastici.

Periodo romano

Già nel periodo ellenistico si assistette a una semplificazione delle forme ceramiche e della loro decorazione, anche per il venir meno del loro impiego in ambito funebre. Tali tendenze furono accentuate durante l'influenza romana, quando la Grecia si adeguò alla produzione più corrente del resto dell'Impero, perdendo il primato di centro produttivo ceramico

Periodo bizantino

Nel periodo bizantino la produzione ceramica greca diventò essenzialmente grezza, poiché la ceramica non veniva più utilizzata sulle tavole dei ricchi, i quali mangiavano sull'argenteria.

Tecnica a figure nere

Lo stile a figure nere sullo sfondo rosso dell'argilla cotta si sviluppa in Attica nel VII e VI secolo aC. I particolari vengono resi incidendo la superficie con lo stilo (una punta di metallo). Questa tecnica, essendo basata sul disegno, valorizzava il dettaglio ma limitava la possibilità di creare effetti volumetrici.

Stile protogeometrico

Si è sviluppato in Attica intorno alla metà dell'XI secolo aC e deriva dalla trdizione ceramica micenea. I vasi presentano una forma essenziale e la decorazione è prevalentemente a motivi astratti, si adatta alle forme del vaso e si concentra nelle parti del vaso che ne sottolineano la struttura (le restanti parti vengono lasciate monocromo).

Periodo ellenistico

In questo periodo si assiste ad una lenta decadenza della tecnica a figure rosse e diventa frequente l'utilizzo della vernice nera brillante. Le ceramiche ellenistiche decorate sono una minoranza se confrontate con la produzione riservata ai fini pratici: il metallo e il vetro avevano ormai sostituito in gran parte le migliori ceramiche dipinte.

La pelike

La pelìke è un vaso, utilizzato come contenitore di liquidi, con imboccatura larga e profilo continuo e con il massimo diametro del corpo in prossimità del piede, al quale si unisce senza stelo. Dal 450 a.C. circa vengono impiegate anche come contenitori per le ceneri dei defunti.

Lavorazione preliminare dell'argilla

Dopo l'estrazione, l'argilla veniva fatta stagionare all'aperto. Questo processo permetteva la putrefazione delle componenti organiche e aumentava la plasticità del materiale. In seguito, avveniva il processo della depurazione. La prima tecnica consisteva nel porre l'argilla in vasche comunicanti di livelli differenti, in cui l'argilla passava depositando sul fondo le particelle pesanti. La seconda tecnica consiste invece nella decantazione, che permetteva di ottenere un'argilla molto depurata, ottimale per le decorazioni e per assemblare anse e piede al corpo del vaso.

Creazione della struttura del vaso

L'argilla veniva quindi mescolata con dell'acqua. Poi, nel processo della foggiatura, essa veniva modellata. Esistono tre tecniche principali per questo passaggio: a mano, al tornio o a matrice (con l'uso di stampi). Il vaso veniva poi fatto essiccare e venivano aggiunte le anse e il piede.

La decorazione

Il vaso veniva quindi decorato. Le tecniche per questo processo sono molteplici. Ad esempio si poteva realizzare una decorazione impressa, incisa (prima della cottura), graffita (dopo la cottura) o dipinta con vernici (con componenti argillosi) o con colori di origine vegetale. Il vaso veniva poi rivestito con l'ingobbio (strato di argilla finissima contenente ferro), la vetrina o lo smalto. Di questa fase erano protagonisti i ceramografi, dei quali abbiamo anche delle testimonianze. Infatti, in questo periodo iniziava già a comparire l'usanza di firmare le proprie opere.

Cottura

lLa temperatura minima per cuocere irreversibilmente l'argilla è di 600°. Quando si utilizzava una tecnica decorativa a strati era necessario ricorrere a molteplici cotture nel forno. Ad esempio, nello stile a figure rosse, si cospargeva la superficie di colore nero, lasciando scoperte le figure che mantenevano, in questo modo, il colore dell'argilla. Poi il vaso veniva cotto per tre volte. Nella prima cottura la superficie del vaso, mediante l'immissione di aria, assumeva un colore rossastro. Durante la seconda, per la scarsa presenza di ossigeno, essa diventava nera; infine, nella terza cottura, le parti lasciate libere dalla vernice nera, riassorbendo l'ossigeno, ritornavano rosse.