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Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
Wissal Ouadih
Created on January 15, 2024
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Transcript
Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
Dal Canzoniere, XC sonetto di Francesco Petrarca
Parafrasi:
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi che ‘n mille dolci nodi gli avolgea, a ‘l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi ch’or ne son sì scarsi; e ‘l viso di pietosi color farsi, non so se vero o falso, mi parea: i’ che l’esca amorosa al petto avea, qual meraviglia se di subito arsi? Non era l’andar suo cosa mortale, ma d’angelica forma, e le parole sonavan altro che pur voce umana; uno spirito celeste, un vivo sole fu quel ch’i’ vidi, e se non fosse or tale, piaga per allentar d’arco non sana.
Analisi tematica :
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi che ‘n mille dolci nodi gli avolgea, a ‘l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi ch’or ne son sì scarsi; e ‘l viso di pietosi color farsi, non so se vero o falso, mi parea: i’ che l’esca amorosa al petto avea, qual meraviglia se di subito arsi? Non era l’andar suo cosa mortale, ma d’angelica forma, e le parole sonavan altro che pur voce umana; uno spirito celeste, un vivo sole fu quel ch’i’ vidi, e se non fosse or tale, piaga per allentar d’arco non sana.
- Rievocazione dell’amore per Laura
- Apparizione soprannaturale di Laura
- Fuga dal tempo e labilità delle cose
Il lessico stilnovistico:
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi che ‘n mille dolci nodi gli avolgea, a ‘l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi ch’or ne son sì scarsi; e ‘l viso di pietosi color farsi, non so se vero o falso, mi parea: i’ che l’esca amorosa al petto avea, qual meraviglia se di subito arsi? Non era l’andar suo cosa mortale, ma d’angelica forma, e le parole sonavan altro che pur voce umana; uno spirito celeste, un vivo sole fu quel ch’i’ vidi, e se non fosse or tale, piaga per allentar d’arco non sana.
Questi termini contribuiscono a creare un'atmosfera di grazia e di bellezza ideale.
L’effettiva distanza dallo stilnovismo: la donna è collocata nel fluire del tempo.
sofferenza dell'amore
I motivi stilnovistici:
Il sonetto, rievocando l’innamoramento per Laura, ha al centro il motivo dell’apparizione della donna in tutto il fulgore della sua bellezza. È un motivo di chiara ascendenza stilnovistica: lo sottolinea l’insistenza sul carattere sovrannaturale di quella bellezza e l’uso di formule tipiche, l’angelica forma, lo spirto celeste, le parole che suonano “altro, che pur voce umana”.
Guinizzelli
Cavalcanti
Dante
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Confronto con Guinizzelli
Io voglio del ver la mia donna laudare
Io vogliọ del ver la mia donna laudare ed asembrarli la rosa e lo giglio: più che stella dïana splende e pare, e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio. Verde river’ a lei rasembro e l’âre, tutti color di fior’, giano e vermiglio, oro ed azzurro e ricche gioi per dare: medesmo Amor per lei rafina meglio. Passa per via adorna, e sì gentile ch’abassa orgoglio a cui dona salute, e fa ’l de nostra fé se non la crede; e no·lle pò apressare om che sia vile; ancor ve dirò c’ha maggior vertute: null’ om pò mal pensar fin che la vede
Le principali differenze tra i due sonetti possono essere riassunte come segue: • Tema: Il sonetto di Guinizzelli è un'esaltazione della bellezza e della virtù della donna amata, mentre il sonetto di Petrarca è un'espressione del sentimento amoroso del poeta. • Rappresentazione della donna: La donna del sonetto di Guinizzelli è una creatura ideale e trascendente, mentre la donna del sonetto di Petrarca è una figura più umana e concreta.
Confronto con Cavalcanti
Chi è questa che ven ch'ongn'om la mira
Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira, che fa tremar di chiaritate l’âre e mena seco Amor, sì che parlare null’omo pote, ma ciascun sospira? O Deo, che sembra quando li occhi gira! dical’ Amor, ch’i’ nol savria contare: cotanto d’umiltà donna mi pare, ch’ogn’altra ver’ di lei i’ la chiam’ira. Non si poria contar la sua piagenza, ch’a le’ s’inchin’ ogni gentil vertute, e la beltate per sua dea la mostra. Non fu sì alta già la mente nostra e non si pose ’n noi tanta salute, che propiamente n’aviàn canoscenza.
Le differenze principali sono le seguenti: • Cavalcanti si concentra sull’effetto che la donna produce sugli altri uomini e su di lui, mentre Petrarca si sofferma sulla descrizione fisica della donna e sul contrasto tra il passato e il presente. • Cavalcanti usa un lessico più astratto e raffinato, con molti sostantivi astratti e latinismi, mentre Petrarca usa un lessico più concreto e sensibile, con molti aggettivi e immagini visive. • Cavalcanti esprime un dubbio sulla veridicità della pietà che vede nel viso della donna, mentre Petrarca non mette in dubbio il sentimento di Laura, ma solo la sua bellezza esteriore.
Confronto con Dante
Tanto gentile tanto onesta pare
Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che ’ntender no la può chi no la prova: e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima: Sospira.
Le differenze principali sono le seguenti: - Dante descrive lo sguardo, l'andatura e il saluto di Beatrice. Petrarca offre una descrizione più dettagliata di Laura: ci parla dei suoi capelli, della luce nei suoi occhi, del suo incedere (modo di camminare), della sua voce. - In Petrarca l'amore è una ferita che non si rimargina, è qualcosa di fisico. Dante predilige piuttosto la sfera spirituale e anche gli aggettivi con cui descrive Beatrice si rifanno a questa sfera: Beatrice è gentile, onesta, d'umiltà vestuta, piacente, di spirito soave
Analisi stilistica :
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi che ‘n mille dolci nodi gli avolgea, a ‘l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi ch’or ne son sì scarsi; e ‘l viso di pietosi color farsi, non so se vero o falso, mi parea: i’ che l’esca amorosa al petto avea, qual meraviglia se di subito arsi? Non era l’andar suo cosa mortale, ma d’angelica forma, e le parole sonavan altro che pur voce umana; uno spirito celeste, un vivo sole fu quel ch’i’ vidi, e se non fosse or tale, piaga per allentar d’arco non sana.
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE Ritmo: lento e cadenzato, presenza dei segni di punteggiatura Presenza di latinismi Alternanza dei tempi verbali: mutazione della bellezza di Laura con il passare del tempo Passato - Presente Presenza di figure retoriche