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Compito di realtà: l'arte nell'antica Grecia

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Created on January 15, 2024

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Transcript

L'arte nell'antica grecia

vasi a figure nere e vasi a figure rosse

La pittura a figure nere e quella a figure rosse è l’unica testimonianza rimasta dell’abilità pittorica greca.

+ INFO

Il mito di Achille e aiace

gli ordini architettonici

Ordine Corinzio

Questo tipo di ordine viene elaborato un po' più tardi, alla fine del V secolo a.C. e incomincia ad affermarsi e diffondersi ovunque in età Ellenistica. Sotto lo vediamo con i suoi elementi.

La colonna dell'ordine Corinzio poggia su una propria base ed è più sottile di quella Ionica. Il capitello è riccamente decorato con foglie d'acanto e il fregio è continuo come nel tempio ionico. Sin dall'antichità e fino al secolo ottocento moltissime opere architettoniche prodotte in occidente sono state costruite seguendo i parametri e gli stili degli architetti dell'antica Grecia perché essendo veri e propri "stili classici", i committenti dei lavori andavano sul sicuro per non essere delusi in un futuro a loro prossimo. Ma la ragione è anche dovuta ai vari materiali usati fino a quell'epoca, (marmi, pietre, mattoni ecc) che erano alla base degli stili degli architetti greci.

Vasi a figure nere

La tecnica a figure nere prevedeva che le varie parti del vaso venissero preparate separatamente e poi unite. In un secondo momento il vaso veniva ricoperto di vernice nera, cioè una sostanza argillosa contenente ossido di ferro; la vernice veniva applicata su tutto il vaso ad eccezione della parte che sarebbe stata decorata; grazie ad un carboncino, il ceramografo disegnava la scena e poi stendeva la vernice nera anche all'interno delle figure tracerate. Per ottenere i particolari nelle decorazioni il ceramista graffiva la superficie verniciata con un punteruolo che si chiamava "stilo" e scoprendo in negativo il colore rosso sottostante. A questo punto avveniva la cottura, in tre fasi: nella prima fase l'ossigeno faceva assumere al vaso una colorazione rosso brillante: nella seconda fase, in assenza di ossigeno, il vaso diventava nero, lucido e resistente, nella terza fase, di nuovo con la presenza de ossigeno, la parte centrale del vaso decorata assumeva la tipica colorazione rosso brunastro della terracotta.

Achille e Aiace che giocano a dadi

Achille (a sinistra) e Aiace (a destra) stanno giocando ai dadi durante una pausa dal combattimento durante l’assedio dei Greci a Troia, anche se l’episodio non è narrato esplicitamente nell’Iliade; l’ambientazione è suggerita dalla palma, che serve anche come elemento per comporre le figure in modo simmetrico. Il tema dei due grandi eroi greci intenti nel gioco dei dadi è attestato da numerosissime raffigurazioni, prevalentemente su vasi prodotti ad Atene ed eseguiti nella tecnica a figure nere fra cui la splendida - e più celebre - anfora

proveniente da una tomba di Vulci, conservata oggi nei Musei Vaticani e realizzata da Exekias intorno al 530 a.C., ritenuto dalla maggior parte degli studiosi l’ideatore ed elaboratore di questa particolare iconografia.

La pittura a figure nere che si sviluppò a partire dal VI secolo a.C. nell’Attica sostituì definitivamente quella corinzia. Ad Atene c’era addirittura un quartiere chiamato “Ceramico”, che si trovava nei pressi del Dipylon, in cui lavoravano centinaia di ceramisti (o ceramografi). L’alta qualità raggiunta dai vasi prodotti fece inorgoglire gli artisti, che cominciarono a firmare le loro opere. Tra gli artisti più famosi troviamo Ergotimo, Clizia ed Exechias. Esisteva la figura del ceramista e quella del vasaio: il ceramista era colui che decorava il vaso, mentre il vasaio era colui che lo preparava. In alcuni casi il vasaio era anche ceramista.

Achille

Secondo antiche leggende, la madre avrebbe immerso Achille nel fuoco, o nelle acque del fiume Stige, per renderlo invulnerabile; ma poiché era stato sorretto per il tallone, questa parte del corpo sarebbe rimasta vulnerabile (di qui l'espressione 'tallone d'Achille' per indicare il punto debole di una persona). Achille fu poi consegnato al centauro Chirone perché lo educasse. Altre leggende narrano le imprese della sua giovinezza, a cui sembra doversi riferire l'epiteto di "piè veloce" presente nell'Iliade.

Nell'Iliade Achille, re dei mirmidoni, partecipa di propria volontà alla spedizione di Troia, ma un diverbio con Agamennone lo fa ritirare per un certo tempo dalla lotta. La morte dell'amico Patroclo lo spinge però alla vendetta e l'uccisione, dopo uno spietato duello, del campione dei troiani, Ettore, sembra decidere le sorti della guerra. Questo è quanto dice l'Iliade: secondo la tradizione la morte dello stesso Achille avvenne per opera di Paride la cui freccia, guidata da Apollo, avrebbe colpito l'eroe al tallone.

Aiace

Figlio di Telamone re di Salamina, Aiace è, tra i Greci, secondo per valore al solo Achille. Di statura gigantesca, combatte proteggendosi dietro uno scudo rettangolare alto come una torre. Nell'episodio omerico che lo vede opposto a Ettore, Aiace è quasi sul punto di uccidere il principe troiano, che viene salvato solo dall'intervento di Apollo e dal sopraggiungere della notte. Quando Patroclo muore e intorno al suo cadavere si accende un furioso combattimento, l'eroe svolge un ruolo decisivo nell'impedire che i Troiani si impadroniscano del corpo del caduto. A più riprese Omero ricorre a vari paragoni per dare risalto al suo coraggio e al suo valore: con il suo grande scudo Aiace copre il corpo di Patroclo e lo difende come un leone difende i propri cuccioli.

Ordine Ionico

Esso nacque e si diffonde intorno al VI secolo a.C. soprattutto nelle zone di influenza ionica, quindi in Asia Minore e in alcune isole del mare di Egeo. Esso è più raffinato, più slanciato ed elegante di quello Dorico. Vediamo una sua immagine qui sotto con gli elementi.

La colonna non appoggia direttamente sullo stilobate ma ha una propria base costituita da sporgenze (toro) e rientranze (trochilo). Il fusto presenta delle scanalature strette ed è sormontato da un capitello decorato ai lati da due volute. L'architrave liscio è sormontato da un fregio continuo decorato senza interruzioni.

Ordine dorico

Utilizzato a partire dal VII secolo a.C., l'ordine dorico è il più antico. A partire dal Peloponneso si diffuse progressivamente nelle colonie della Magna Grecia e della Sicilia. Esso deve il suo nome alle popolazioni doriche stanziate nella zona d'origine. Questo ordine, che presenta forme massicce e au-stere, fu applicato nell'architettura templare.

L'Ordine Dorico è il più antico e diffuso dei tre e si attribuisce la definizione della struttura e della forma del Tempio Greco. Si sviluppa prevalentemente nel territorio greco continentale e nelle colonie della Magna Grecia. Le caratteristiche principali dell'Ordine Dorico sono che la colonna non ha una vera e propria base e appoggia direttamente sullo stilobate. La colonna presenta un fusto che si assottiglia man mano che si sale verso l'alto e ha delle scanalature molto larghe. Il capitello che funge da corona per la colonna è molto semplice ed è costituito da due elementi chiamati (echino) un blocco tronco-conico, e (abaco) che è una lastra quadrangolare. L'architrave risulta liscio. In esso vi è un fregio costituito da triglifi che sono lastre con tre scanalature verticali alternati a metope, dei riquadri con rilievi scolpiti. Nelle colonie greche della Sicilia l'ordine Dorico acquista monumentalità ma perde raffinatezza per l'uso del calcare al posto del marmo e per la forma più tozza della colonna.

Vasi a figure rosse

La pittura a figure rosse si sviluppò verso la fine del VI ° secolo a.C. sempre nell'Attica e sostitui definitivamente quella a figure nere dopo una fase in cui erano presenti vasi con entrambe le tecniche. La tecnica a figure rosse consisteva nel procedimento inverso a quello a figure nere: grazie ad un carboncino, il ceramografo disegnava la scena sul vaso di terracotta; poi ricopriva il fondo del vaso con la vernice nera, risparmiando la parte figurata, che restava del colore rosso-brunastro della terracotta; dipingeva infine i dettagli delle decorazioni con un pennello, con sottilissime linee nere. Poi il vaso veniva cotto. Rispetto a quella a figure nere, il vaso realizzato con la tecnica a figure rose poliya essere maggiormente dettagliato, poiché i particolari dei volti, delle membra e degli accessori non erano graffiti ma dipinti a pennello, consentendo la realizzazione di effetti di grande accuratezza.