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Inferno III

Edoardo Pengo

Created on January 14, 2024

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Transcript

dante alighieri

Inferno III, vv. 1 - 30

vv. 22 - 30
vv. 1 - 21

Il canto 3 dell'Inferno si ambienta nell'Antinferno (detto anche Vestibolo) da cui si sentono urla e pianti. Dante e Virgilio giungono di fronte alla porta dell'Inferno che, sulla sommità, reca un’iscrizione minacciosa in caratteri scuri.

Varcata la soglia, Dante è travolto da un terribile mescolarsi di pianti, voci, lamenti, urla. Virgilio gli spiega che ad emettere quei suoni sono gli ignavi, le anime di coloro che in vita hanno peccato di viltà, non schierandosi mai né dalla parte del bene né da quella del male. La loro punizione è quella di correre continuamente dietro a un’insegna senza significato ed essere punzecchiati senza sosta da vespe e mosconi.

Dante non afferra subito il senso della scritta.Virgilio lo ammonisce a non aver paura e a prepararsi all'ingresso nell'Inferno, tra le anime dannate. Quindi il poeta latino prende amorevolmente Dante per mano e lo conduce attraverso la porta.

Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore; fecemi la divina podestate, la somma sapïenza e ’l primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro. Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’. Queste parole di colore oscuro vid’ïo scritte al sommo d’una porta; per ch’io: "Maestro, il senso lor m’è duro". Ed elli a me, come persona accorta: "Qui si convien lasciare ogne sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta. Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ ho detto che tu vedrai le genti dolorose c’ hanno perduto il ben de l’intelletto". E poi che la sua mano a la mia puose con lieto volto, ond’io mi confortai, mi mise dentro a le segrete cose.

Quivi sospiri, pianti e alti guai risonavan per l’aere sanza stelle, per ch’io al cominciar ne lagrimai. Diverse lingue, orribili favelle, parole di dolore, accenti d’ira, voci alte e fioche, e suon di man con elle facevano un tumulto, il qual s’aggira sempre in quell’aura sanza tempo tinta, come la rena quando turbo spira.

Dante e Virgilio sono alle soglie dell'Inferno e notano, incisa sulla porta, una scritta dal carattere minaccioso ("Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate").La scritta mette in guardia chi sta per entrare, spiegando che sul luogo in cui sta per entrare regna l’eterna sofferenza e che non vi è speranza di uscirvi.