LA PRIMA GUERRA MONDIALE
dall'intervento italiano al crollo della Russia
by Petruzzelli Michele & Banuta Denis
Indice
La guerra sul fronte italiano
L'intervernto italiano
Patto di Londra
La spedizione punitiva austriaca
Le reazioni dell'Italia al Patto di Londra
La guerra totale
La situazione sul fronte occidentale
Il fronte interno
LA propaganda
La guerra navale
Il fronte orientale e balcanico
Il crollo della Russia
Il genocidio degli armeni
Il mondo prima e dopo la guerra
L'intervento italiano
All’inizio della guerra, l’Italia dichiarò la propria neutralità, posizione che venne appoggiata dalla maggioranza parlamentare. Il Paese si trovò diviso tra neutralisti ed interventisti. Neutralisti: tra i neutralisti c’erano i liberali giolittiani, papa Benedetto XV, il PSI (Partito Socialista Italiano) e la CGdL.
Interventisti: mentre tra gli interventisti c’erano Benito Mussolini, i sindacalisti rivoluzionari, i leader del Partito socialista-riformista, ovvero, Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi.
INDICE
Patto di Londra
Antonio Salandra, presidente del Consiglio, dichiarò, in un discorso ai membri del ministro degli Esteri, che la direttiva della politica estera del paese sarebbe stata il “sacro egoismo italiano”, dicendo questo, voleva il consenso per entrare in guerra al fianco dello schieramento che garantisse maggiori ricompense. Fu così che nel 1915, Salandra e Sidney Sonnino, ministro degli Esteri, firmarono il patto di Londra con i rappresentanti della Francia, Gran Bretagna e Russia. Il patto prevedeva l’entrata entro un mese a fianco dell’Intesa, in caso di vittoria, l’Italia avrebbe guadagnato il Trentino, il Tirolo meridionale, la Venezia Giulia con Trieste, Istria e una parte della Dalmazia.
INDICE
Le reazioni dell'Italia al Patto di Londra
Nel maggio 1915, Salandra annunciò ufficialmente le trattative con l'Intesa al Consiglio dei ministri italiano, nonostante un parlamento prevalentemente neutralista. Salandra, sostenuto dal re e dai nazionalisti, affrontò una crescente protesta popolare. La sua dimissione il 13 maggio aprì la possibilità che Giolitti, con il sostegno parlamentare e potenzialmente anche socialista, assumesse il ruolo di primo ministro. Tuttavia, le "radiose giornate di maggio" videro violente proteste con attacchi personali a Salandra da parte dei nazionalisti, guidati dal fervente oratore D'Annunzio. La divisione nel paese era evidente, con manifestazioni neutraliste e blocchi di treni.
Giolitti, di fronte all'aggressività degli interventisti e al coinvolgimento del re, rinunciò all'opposizione attiva. Salandra, sfruttando le mobilitazioni e con il supporto della monarchia, ottenne pieni poteri dal Parlamento il 20 maggio per l'entrata in guerra, con l'opposizione solo dei socialisti. Essi adottarono la formula "né aderire né sabotare". La sera del 23 maggio, l'Italia dichiarò guerra all'Impero austro-ungarico (estesa alla Germania nell'agosto 1916), e il 24 maggio le truppe furono mobilitate, segnando l'inizio delle ostilità.
INDICE
LA SITUAZIONE SUL FRONTE OCCIDENTALE: LE BATTAGLIE DI VERDUN E DELLA SOMME
Dall'autunno del 1914, sul fronte occidentale, la guerra si sviluppò in una statica e logorante guerra di trincea. Nel tentativo di rompere lo stallo, la Germania concentrò le sue forze vicino a Verdun, in Lorena, provocando una carneficina tra il febbraio e il dicembre del 1916, con oltre 600.000 morti francesi e tedeschi. In risposta all'attacco tedesco a Verdun, le forze dell'Intesa impegnarono una battaglia sulla Somme nell'estate del 1916, caratterizzata dall'uso iniziale dei carri armati. Sebbene la situazione territoriale non cambiò significativamente, le perdite umane raggiunsero un milione di morti complessivi.
INDICE
LA GUERRA NAVALE
Dopo due anni di guerra, il fronte occidentale era bloccato mentre l'Intesa, guidata dalla flotta britannica, dominava il mare. La Germania, nonostante gli sforzi, non riuscì a contrastare il blocco navale britannico. La risposta tedesca fu la guerra sottomarina illimitata, dichiarando una "zona di guerra" intorno alle isole britanniche. Il tragico affondamento del "Lusitania" nel 1915 causò indignazione, soprattutto negli Stati Uniti. Nel 1916, la Germania tentò di sfidare la flotta britannica nella battaglia dello Jutland, ma, nonostante gravi perdite per la Gran Bretagna, la supremazia navale rimase. Gli inglesi mantennero il controllo del mare grazie alle loro ingenti riserve, mentre i tedeschi, nonostante perdite minori, evitarono ulteriori scontri diretti.
INDICE
IL FRONTE ORIENTALE E BALCANICO
Nel 1915, il fronte orientale vide un rinforzo degli Imperi centrali con la respinta dei russi dalla Galizia e da parte del territorio polacco. La Bulgaria si unì agli Imperi centrali nel 1915, portando alla sconfitta della Serbia. Nel 1916, il generale russo Brusilov lanciò un'offensiva contro gli austriaci nelle regioni della Galizia e della Bucovina, cercando di alleggerire i fronti italiano e francese. Tuttavia, la Romania entrò in guerra con l'Intesa nel 1916, ma venne rapidamente sconfitta dagli Imperi centrali. Nel Medio Oriente, gli inglesi, guidati da Lawrence d'Arabia, organizzarono una ribellione araba contro l'Impero turco. Sul fronte balcanico, un tentativo britannico nella penisola di Gallipoli nel 1915 si rivelò complesso e fallì nel febbraio 1916.
INDICE
IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI
Durante l'offensiva inglese in territori ottomani nel 1915, si verificò il genocidio della popolazione armena per mano delle forze governative turche. Gli armeni, storici sudditi dell'Impero ottomano, furono identificati come traditori e alleati dei russi, portando a una campagna propagandistica e all'eliminazione sistematica. La deportazione di massa verso la Mesopotamia e la Siria causò la morte di oltre un milione e mezzo di persone. I sopravvissuti emigrarono in vari paesi, rivendicando ancora oggi la restituzione delle terre e il riconoscimento del genocidio da parte del governo turco. Nonostante documentazioni e testimonianze, il massacro rimane un tema dibattuto e imbarazzante per le autorità turche.
INDICE
LA GUERRA SUL FRONTE ITALIANO
Nel nuovo fronte apertosi con la dichiarazione di guerra dell'Italia nel maggio 1915, l'aspettata campagna offensiva di breve durata non si materializzò come previsto dal capo dell'esecutivo Salandra. L'esercito italiano, guidato dal generale Cadorna, era composto principalmente da contadini analfabeti, con ufficiali selezionati tra le classi medio-alte senza una preparazione militare professionale. La mancanza di sottufficiali intermedi contribuì a un'organizzazione inefficiente delle truppe. Cadorna perseguì una strategia di attacchi continui in Venezia Giulia, provocando perdite elevate senza raggiungere un significativo sfondamento del fronte austriaco. Dopo nove battaglie, nel 1916 le forze italiane furono bloccate lungo il fiume Isonzo, ottenendo come unico risultato l'occupazione di Gorizia nell'agosto del 1916, senza rilevanza strategica significativa.
INDICE
LA SPEDIZIONE PUNITIVA AUSTRIACA
Nel maggio del 1916, gli austriaci lanciarono la Strafexpedition contro l'Italia, occupando l'altopiano di Asiago e imprigionando molti, tra cui Cesare Battisti. L'esercito italiano, aiutato dalla controparte russa, contrattaccò nel giugno successivo, ma l'operazione segnò la caduta del governo Salandra. Un nuovo governo guidato da Paolo Boselli prese il comando e nel 1916 estese la guerra alla Germania. Nonostante la strategia offensiva di Cadorna sull'Isonzo e la repressione nei confronti dei soldati, gli insuccessi e le perdite continuarono, portando a misure drastiche come la decimazione, contribuendo a rendere tragica la situazione italiana nel conflitto.
INDICE
LA GUERRA TOTALE
La Prima Guerra Mondiale, nota come "Grande guerra", rappresentò un punto di svolta storico coinvolgendo potenze europee, alleati e nazioni extracuropee come Giappone, Brasile e Stati Uniti. Si caratterizzò per una mobilitazione su vasta scala e una concezione di guerra totale, coinvolgendo non solo la popolazione maschile con la coscrizione ma anche fasce non combattenti, cambiando radicalmente la vita sociale. Il livello distruttivo raggiunse proporzioni senza precedenti grazie al progresso tecnologico, portando a enormi perdite umane e materiali. Gli scontri videro l'utilizzo di mitragliatrici, cannoni e gas letali, mentre le esplosioni e i mesi di scontri devastarono vasti territori. La guerra fu non solo fisicamente distruttiva ma anche sconvolgente a livello psicologico e morale, rivelando il suo aspetto traumatico nel corso del tempo, in contrasto con l'iniziale entusiasmo nazionalistico.
INDICE
IL FRONTE INTERNO
Durante la Prima Guerra Mondiale, l'aumento della spesa pubblica e i costi elevati del conflitto portarono all'incremento delle tasse e all'utilizzo di "prestiti di guerra" dai cittadini allo Stato. Il razionamento alimentare, con limiti massimi di consumo individuale, causò denutrizione diffusa, con un aumento del 50% della mortalità infantile in Germania. La scarsità di beni favorì il mercato nero, dove beni essenziali erano disponibili a prezzi elevati. La preoccupazione per la durata prolungata del conflitto, gli eventi tragici e l'alto numero di morti minacciarono seriamente la stabilità del "fronte interno" rappresentato dalla società civile e dall'opinione pubblica nei primi due anni di guerra.
INDICE
LA PROPAGANDA
Durante la Prima Guerra Mondiale, i governi utilizzarono una massiccia propaganda per consolidare il fronte interno, coinvolgendo la popolazione nella resistenza totale. Esperti di comunicazione contribuirono a creare slogan e immagini efficaci stampati su manifesti e cartoline illustrate, diffusi ampiamente. Queste tecniche erano simili a quelle della pubblicità commerciale emergente. Lo Stato limitò anche le libertà, vietando gli scioperi e considerando "traditori della patria" coloro che erano contro la guerra. Le forze pacifiste organizzarono manifestazioni, come le conferenze di Zimmerwald (settembre 1915) e Kienthal (aprile 1916) in Svizzera, cercando una pace senza annessioni e indennità, ma senza successo.
INDICE
IL CROLLO DELLA RUSSIA
Dopo il biennio 1915-1916, caratterizzato dall'incremento drammatico delle perdite e dell'uso degli armamenti, iniziò un progressivo calo dell'impeto nei fronti di battaglia. Gli eserciti passarono da un atteggiamento offensivo a uno difensivo, mentre le economie di guerra affrontarono una fase calante, spingendo molte nazioni coinvolte al limite. La Russia, in particolare, affrontò una situazione critica con le truppe tedesche che conquistarono posizioni sul fronte orientale e segni di cedimento tra i soldati, accentuando il malcontento nella popolazione.
Lo sciopero generale dell'8 marzo 1917 si trasformò in una rivoluzione, portando alla fine del regime zarista e all'ascesa dei bolscevichi a novembre. Il nuovo governo guidato da Lenin avviò trattative per uscire dal conflitto con Austria-Ungheria e Germania, concluse un armistizio nel dicembre 1917 e ratificò il trattato di Brest-Litovsk nel marzo 1918, indebolendo significativamente il principale avversario degli Imperi centrali sul fronte orientale.
INDICE
PRIMA DOPO
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PRIMA GUERRA MONDIALE
Michele Petruzzelli
Created on January 13, 2024
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LA PRIMA GUERRA MONDIALE
dall'intervento italiano al crollo della Russia
by Petruzzelli Michele & Banuta Denis
Indice
La guerra sul fronte italiano
L'intervernto italiano
Patto di Londra
La spedizione punitiva austriaca
Le reazioni dell'Italia al Patto di Londra
La guerra totale
La situazione sul fronte occidentale
Il fronte interno
LA propaganda
La guerra navale
Il fronte orientale e balcanico
Il crollo della Russia
Il genocidio degli armeni
Il mondo prima e dopo la guerra
L'intervento italiano
All’inizio della guerra, l’Italia dichiarò la propria neutralità, posizione che venne appoggiata dalla maggioranza parlamentare. Il Paese si trovò diviso tra neutralisti ed interventisti. Neutralisti: tra i neutralisti c’erano i liberali giolittiani, papa Benedetto XV, il PSI (Partito Socialista Italiano) e la CGdL. Interventisti: mentre tra gli interventisti c’erano Benito Mussolini, i sindacalisti rivoluzionari, i leader del Partito socialista-riformista, ovvero, Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi.
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Patto di Londra
Antonio Salandra, presidente del Consiglio, dichiarò, in un discorso ai membri del ministro degli Esteri, che la direttiva della politica estera del paese sarebbe stata il “sacro egoismo italiano”, dicendo questo, voleva il consenso per entrare in guerra al fianco dello schieramento che garantisse maggiori ricompense. Fu così che nel 1915, Salandra e Sidney Sonnino, ministro degli Esteri, firmarono il patto di Londra con i rappresentanti della Francia, Gran Bretagna e Russia. Il patto prevedeva l’entrata entro un mese a fianco dell’Intesa, in caso di vittoria, l’Italia avrebbe guadagnato il Trentino, il Tirolo meridionale, la Venezia Giulia con Trieste, Istria e una parte della Dalmazia.
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Le reazioni dell'Italia al Patto di Londra
Nel maggio 1915, Salandra annunciò ufficialmente le trattative con l'Intesa al Consiglio dei ministri italiano, nonostante un parlamento prevalentemente neutralista. Salandra, sostenuto dal re e dai nazionalisti, affrontò una crescente protesta popolare. La sua dimissione il 13 maggio aprì la possibilità che Giolitti, con il sostegno parlamentare e potenzialmente anche socialista, assumesse il ruolo di primo ministro. Tuttavia, le "radiose giornate di maggio" videro violente proteste con attacchi personali a Salandra da parte dei nazionalisti, guidati dal fervente oratore D'Annunzio. La divisione nel paese era evidente, con manifestazioni neutraliste e blocchi di treni.
Giolitti, di fronte all'aggressività degli interventisti e al coinvolgimento del re, rinunciò all'opposizione attiva. Salandra, sfruttando le mobilitazioni e con il supporto della monarchia, ottenne pieni poteri dal Parlamento il 20 maggio per l'entrata in guerra, con l'opposizione solo dei socialisti. Essi adottarono la formula "né aderire né sabotare". La sera del 23 maggio, l'Italia dichiarò guerra all'Impero austro-ungarico (estesa alla Germania nell'agosto 1916), e il 24 maggio le truppe furono mobilitate, segnando l'inizio delle ostilità.
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LA SITUAZIONE SUL FRONTE OCCIDENTALE: LE BATTAGLIE DI VERDUN E DELLA SOMME
Dall'autunno del 1914, sul fronte occidentale, la guerra si sviluppò in una statica e logorante guerra di trincea. Nel tentativo di rompere lo stallo, la Germania concentrò le sue forze vicino a Verdun, in Lorena, provocando una carneficina tra il febbraio e il dicembre del 1916, con oltre 600.000 morti francesi e tedeschi. In risposta all'attacco tedesco a Verdun, le forze dell'Intesa impegnarono una battaglia sulla Somme nell'estate del 1916, caratterizzata dall'uso iniziale dei carri armati. Sebbene la situazione territoriale non cambiò significativamente, le perdite umane raggiunsero un milione di morti complessivi.
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LA GUERRA NAVALE
Dopo due anni di guerra, il fronte occidentale era bloccato mentre l'Intesa, guidata dalla flotta britannica, dominava il mare. La Germania, nonostante gli sforzi, non riuscì a contrastare il blocco navale britannico. La risposta tedesca fu la guerra sottomarina illimitata, dichiarando una "zona di guerra" intorno alle isole britanniche. Il tragico affondamento del "Lusitania" nel 1915 causò indignazione, soprattutto negli Stati Uniti. Nel 1916, la Germania tentò di sfidare la flotta britannica nella battaglia dello Jutland, ma, nonostante gravi perdite per la Gran Bretagna, la supremazia navale rimase. Gli inglesi mantennero il controllo del mare grazie alle loro ingenti riserve, mentre i tedeschi, nonostante perdite minori, evitarono ulteriori scontri diretti.
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IL FRONTE ORIENTALE E BALCANICO
Nel 1915, il fronte orientale vide un rinforzo degli Imperi centrali con la respinta dei russi dalla Galizia e da parte del territorio polacco. La Bulgaria si unì agli Imperi centrali nel 1915, portando alla sconfitta della Serbia. Nel 1916, il generale russo Brusilov lanciò un'offensiva contro gli austriaci nelle regioni della Galizia e della Bucovina, cercando di alleggerire i fronti italiano e francese. Tuttavia, la Romania entrò in guerra con l'Intesa nel 1916, ma venne rapidamente sconfitta dagli Imperi centrali. Nel Medio Oriente, gli inglesi, guidati da Lawrence d'Arabia, organizzarono una ribellione araba contro l'Impero turco. Sul fronte balcanico, un tentativo britannico nella penisola di Gallipoli nel 1915 si rivelò complesso e fallì nel febbraio 1916.
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IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI
Durante l'offensiva inglese in territori ottomani nel 1915, si verificò il genocidio della popolazione armena per mano delle forze governative turche. Gli armeni, storici sudditi dell'Impero ottomano, furono identificati come traditori e alleati dei russi, portando a una campagna propagandistica e all'eliminazione sistematica. La deportazione di massa verso la Mesopotamia e la Siria causò la morte di oltre un milione e mezzo di persone. I sopravvissuti emigrarono in vari paesi, rivendicando ancora oggi la restituzione delle terre e il riconoscimento del genocidio da parte del governo turco. Nonostante documentazioni e testimonianze, il massacro rimane un tema dibattuto e imbarazzante per le autorità turche.
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LA GUERRA SUL FRONTE ITALIANO
Nel nuovo fronte apertosi con la dichiarazione di guerra dell'Italia nel maggio 1915, l'aspettata campagna offensiva di breve durata non si materializzò come previsto dal capo dell'esecutivo Salandra. L'esercito italiano, guidato dal generale Cadorna, era composto principalmente da contadini analfabeti, con ufficiali selezionati tra le classi medio-alte senza una preparazione militare professionale. La mancanza di sottufficiali intermedi contribuì a un'organizzazione inefficiente delle truppe. Cadorna perseguì una strategia di attacchi continui in Venezia Giulia, provocando perdite elevate senza raggiungere un significativo sfondamento del fronte austriaco. Dopo nove battaglie, nel 1916 le forze italiane furono bloccate lungo il fiume Isonzo, ottenendo come unico risultato l'occupazione di Gorizia nell'agosto del 1916, senza rilevanza strategica significativa.
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LA SPEDIZIONE PUNITIVA AUSTRIACA
Nel maggio del 1916, gli austriaci lanciarono la Strafexpedition contro l'Italia, occupando l'altopiano di Asiago e imprigionando molti, tra cui Cesare Battisti. L'esercito italiano, aiutato dalla controparte russa, contrattaccò nel giugno successivo, ma l'operazione segnò la caduta del governo Salandra. Un nuovo governo guidato da Paolo Boselli prese il comando e nel 1916 estese la guerra alla Germania. Nonostante la strategia offensiva di Cadorna sull'Isonzo e la repressione nei confronti dei soldati, gli insuccessi e le perdite continuarono, portando a misure drastiche come la decimazione, contribuendo a rendere tragica la situazione italiana nel conflitto.
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LA GUERRA TOTALE
La Prima Guerra Mondiale, nota come "Grande guerra", rappresentò un punto di svolta storico coinvolgendo potenze europee, alleati e nazioni extracuropee come Giappone, Brasile e Stati Uniti. Si caratterizzò per una mobilitazione su vasta scala e una concezione di guerra totale, coinvolgendo non solo la popolazione maschile con la coscrizione ma anche fasce non combattenti, cambiando radicalmente la vita sociale. Il livello distruttivo raggiunse proporzioni senza precedenti grazie al progresso tecnologico, portando a enormi perdite umane e materiali. Gli scontri videro l'utilizzo di mitragliatrici, cannoni e gas letali, mentre le esplosioni e i mesi di scontri devastarono vasti territori. La guerra fu non solo fisicamente distruttiva ma anche sconvolgente a livello psicologico e morale, rivelando il suo aspetto traumatico nel corso del tempo, in contrasto con l'iniziale entusiasmo nazionalistico.
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Durante la Prima Guerra Mondiale, l'aumento della spesa pubblica e i costi elevati del conflitto portarono all'incremento delle tasse e all'utilizzo di "prestiti di guerra" dai cittadini allo Stato. Il razionamento alimentare, con limiti massimi di consumo individuale, causò denutrizione diffusa, con un aumento del 50% della mortalità infantile in Germania. La scarsità di beni favorì il mercato nero, dove beni essenziali erano disponibili a prezzi elevati. La preoccupazione per la durata prolungata del conflitto, gli eventi tragici e l'alto numero di morti minacciarono seriamente la stabilità del "fronte interno" rappresentato dalla società civile e dall'opinione pubblica nei primi due anni di guerra.
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Durante la Prima Guerra Mondiale, i governi utilizzarono una massiccia propaganda per consolidare il fronte interno, coinvolgendo la popolazione nella resistenza totale. Esperti di comunicazione contribuirono a creare slogan e immagini efficaci stampati su manifesti e cartoline illustrate, diffusi ampiamente. Queste tecniche erano simili a quelle della pubblicità commerciale emergente. Lo Stato limitò anche le libertà, vietando gli scioperi e considerando "traditori della patria" coloro che erano contro la guerra. Le forze pacifiste organizzarono manifestazioni, come le conferenze di Zimmerwald (settembre 1915) e Kienthal (aprile 1916) in Svizzera, cercando una pace senza annessioni e indennità, ma senza successo.
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IL CROLLO DELLA RUSSIA
Dopo il biennio 1915-1916, caratterizzato dall'incremento drammatico delle perdite e dell'uso degli armamenti, iniziò un progressivo calo dell'impeto nei fronti di battaglia. Gli eserciti passarono da un atteggiamento offensivo a uno difensivo, mentre le economie di guerra affrontarono una fase calante, spingendo molte nazioni coinvolte al limite. La Russia, in particolare, affrontò una situazione critica con le truppe tedesche che conquistarono posizioni sul fronte orientale e segni di cedimento tra i soldati, accentuando il malcontento nella popolazione.
Lo sciopero generale dell'8 marzo 1917 si trasformò in una rivoluzione, portando alla fine del regime zarista e all'ascesa dei bolscevichi a novembre. Il nuovo governo guidato da Lenin avviò trattative per uscire dal conflitto con Austria-Ungheria e Germania, concluse un armistizio nel dicembre 1917 e ratificò il trattato di Brest-Litovsk nel marzo 1918, indebolendo significativamente il principale avversario degli Imperi centrali sul fronte orientale.
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