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Agata Perruccio
Created on January 10, 2024
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roma vietato l'ingresso agli strumenti musicali
L'arte e la musica romanica sono caratterizzate da un uso semplice e diretto della melodia, spesso accompagnata da strumenti a corda e a fiato.L'arte romanica è spesso utilizzata in contesti religiosi, come la liturgia. L'arte e la musica rinascimentali, invece, sono caratterizzate da un uso più complesso e raffinato della melodia, della polifonia e dell'armonia e, uno dei principali compositori di musica romanica è Giovanni Pierluigi da Palestrina.
Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, inaugurato nel 1924, sorge a breve distanza dalla Basilica di San Giovanni in Laterano e dalla Stazione Termini ed è pressoché adiacente alla Piazza Santa Croce in Gerusalemme. Circondato da un’area verde su cui si ergono i resti archeologici del Palazzo Imperiale (Sessorio), dell’Anfiteatro Castrense e del Circo di Eliogabalo, rimane immerso in una atmosfera di silenzio e di pace. Il Museo, unico al mondo nel suo genere, conserva al suo interno una quantità enorme di strumenti musicali che vanno dal periodo archeologico a quello futurista. Sono circa tremila i pezzi, di cui ottocento esposti. La maggior parte degli strumenti qui conservati derivano dalla collezione privata di Evan Gorga, tenore italiano, che possedeva circa trenta collezioni di oggetti più disparati, ma certamente la collezione di strumenti musicali era quella che rivestiva la maggiore importanza. A lui la cultura italiana deve essere riconoscente per aver contribuito alla conservazione di un enorme patrimonio artistico e culturale che altrimenti sarebbe andato disperso. Alla prima collezione si è aggiunta, in seguito, un’incredibile serie di strumenti rari e preziosi, tanto che adesso vi sono più di 3000 pezzi che vanno dall'antichità alla fine del '700, sezioni di strumenti popolari di tutto il mondo e di strumenti-giocattolo. All’interno del Museo è inoltre allestito il salotto-studio del musicista e compositore Giovanni Sgambati (1841-1914) che originariamente si trovava in Piazza di Spagna al civico 93. Il salotto-studio del maestro romano fu per alcuni decenni un cenacolo culturale di portata internazionale, frequentato da famosi musicisti, artisti e personaggi del calibro di Gabriele D'Annunzio, Richard Wagner e Franz Liszt oltre che degli scultori Ezechiel ed Ettore Ximenes. Fu il punto di ritrovo in cui si formò la Scuola Romana di Pianoforte che ebbe come mentore e maestro il celebre musicista e compositore ungherese Listz. Tra i gioielli della raccolta, segnaliamo: il primo pianoforte della storia ideato e costruito dal padovano Bartolomeo Cristofori tra il 1722 e il 1723, la celebre Arpa Barberini (coeva), un modellino di clavicembalo in legno laccato e dorato con Tritoni e Nereidi del XVII sec., alcuni strumenti appartenuti a Benedetto Marcello, una tromba del 1461, il cembalo tedesco più antico del mondo risalente al 1537 di Hans Muller, una serie di organi positivi, due rarissimi pianoforti rettangolari del XVIII secolo nonché uno strumento costruito e dipinto da Giacomo Balla denominato da lui stesso “Ciac-ciac”.
giovanni Pierluigi da palestrina
Giovanni Pierluigi da Palestrina (Palestrina, 1525 – Roma, 2 febbraio 1594) è stato un compositore e organista italiano, uno tra i più importanti del Rinascimento europeo.
Il mese successivo Palestrina fu assunto come maestro di cappella della Cappella musicale Pia Lateranense[4]; lascerà l'incarico nel 1560, portando via con sé anche il figlio Rodolfo, che era cantorino del coro. Dal marzo 1561, trovò un nuovo impiego presso la Basilica di Santa Maria Maggiore. Risale forse a questo periodo la composizione della famosa Missa papae Marcelli, la cui importanza è legata alle riforme del Concilio di Trento.
Palestrina fu celebre sia in vita sia dopo la sua morte; le sue composizioni assunsero a modello insuperato della polifonia vocale sacra rinascimentale della Chiesa Romana e sono tutt'oggi un riferimento per lo studio della composizione, in particolare della tecnica del contrappunto. Fu un uomo dotato anche di grande senso pratico; grazie a una serie di scelte oculate, operate in momenti difficili della sua vita, condusse un'esistenza agiata.
GREGORIO MAGNO
Gregorio I, detto papa Gregorio Magno ovvero il Grande (Roma, 540 circa – Roma, 12 marzo 604), è stato il 64º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 3 settembre 590 fino alla sua morte. La Chiesa cattolica lo venera come santo e dottore della Chiesa.
Papa Gregorio I ha condotto la Chiesa in un momento storico abbastanza complicato per l’Italia di quel periodo soprattutto in ambito politico. Nonostante ciò, la sua figura è stata un punto di riferimento per i fedeli ed è stato seguito sempre con molta dedizione. È stato un uomo che si è imposto con il proprio carattere nonostante la sua piccola statura e la sua salute abbastanza precaria
Successivamente cominciò ad intraprendere la carriera ecclesiastica nel periodo in cui a Roma si stava affermando la personalità di Benedetto da Norcia. Proprio in quel momento, Gregorio Magno decise di prendere i voti e diventare frate. Però per evitare di andare lontano dai suoi familiari, l’imperatore Giustino II conferì a Gregorio la carica di prefetto di Roma, ovvero una nomina molto importante presente a quell’epoca.
NASCITA DEL CANTO GREGORIANO
Nascita del canto gregoriano Non appena Gregorio Magno venne proclamato Papa di Roma, cominciò a ristabilire un equilibrio all’interno della Chiesa. Iniziò partendo dal rituale romano, andando alla ricerca di testi antichi da cui prendere spunto per la stesura di nuovi. Dai ritrovamenti storici, sono rinvenuti più di 800 lettere e diverse prediche che rivolgeva alla popolazione. Tutto ciò testimonia come l’attività di Papa Gregorio Magno era molto vasta ed aveva molta dimestichezza con i libri religiosi. Egli è stato il promotore di canti religiosi che presero il suo nome ovvero “canti gregoriani”. Si trattava di canti in lingua latina che venivano emessi durante l’omelia. Fonti storiche riportano che questi canti sono stati scritti da un frate per volontà di Papa Gregorio Magno sotto dettatura. Il frate durante la scrittura non vedeva direttamente il Papa ma un giorno, spostando la copertura posizionata di fronte a lui, scoprì che le parole che pronunciava il Papa erano direttamente dettate all’orecchio da una colomba bianca che simboleggiava lo spirito Santo.
IL CANTO GREGORIANO
Il canto gregoriano è un canto monodico e liturgico della tradizione occidentale. Fu elaborato a partire dall'VIII secolo dall'incontro del canto romano antico col canto gallicano nel contesto della rinascita carolingia. È cantato ancor oggi, ed è riconosciuto dalla Chiesa cattolica come "canto proprio della liturgia romana"
Deve essere cantato a cappella, cioè senza accompagnamento strumentale, poiché ogni armonizzazione, anche se discreta, altera la struttura di questa armonizzazione
Il suo ritmo è molto vario, contrariamente alla cadenza regolare della musica moderna. Il ritmo, che nel canto gregoriano riveste un ruolo complesso, nei passaggi salmodici o sillabici, il ritmo proviene principalmente dalle parole. Nei passaggi neumatici o melismatici, è la melodia che diventa principale. Il nome deriva dal benedettino Gregorio Magno
Missa brevis Palestrina
La Missa Brevis è una messa scritta da Giovanni Pierluigi da Palestrina pubblicata per la prima volta nel 1570 nel Terzo Libro delle Messe di Palestrina e da allora ristampata più volte. Il suo titolo può essere fuorviante, poiché una missa brevis si riferisce comunemente a una breve messa, che non è.
il termine Missa brevis (plurale: Missae breves) è il termine latino per "messa breve". Il termine si riferisce normalmente ad una messa costituita soltanto da una parte del testo dell'ordinario della messa che di solito è impostato per la musica in una messa completa (missa tota), o perché il suo tempo di esecuzione è relativamente breve.
Giovanni Pierluigi da Palestrina - Missa Papae Marcelli
La Missa papae Marcelli (Messa di papa Marcello) è una messa polifonica di Giovanni Pierluigi da Palestrina, composta in omaggio a papa Marcello II, che regnò per sole tre settimane nel 1555. Scritta probabilmente nel 1562 a Roma, fu pubblicata nel 1567. È la messa più celebre ed eseguita di Palestrina, nonché una delle più importanti e conosciute di tutto il Rinascimento. Era uso cantarla, in epoca preconciliare, durante il rito dell'incoronazione papale.