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Il mio percorso di Storia
Christian Scimone
Created on January 10, 2024
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Transcript
PRESENTAZIONE
STORIA
cos'è la storia?
La storia è la disciplina che studia e narra gli eventi del passato, ricostruendoli attraverso fonti e seguendo un ordine cronologico. In senso più ampio, è anche la memoria collettiva che ci permette di comprendere l’evoluzione delle civiltà, delle culture e delle idee.
le ramificazioni della storia
La storia si manifesta in molte forme e prospettive. Analizzarla significa attraversare dimensioni diverse che, intrecciandosi, offrono una visione più ampia e profonda del passato. Questo percorso ci guida a comprendere come le esperienze umane si siano sviluppate e trasformate nel tempo.
storia sociale
storia religiosa
storia economica
storia politica
La storia economica è lo studio dei sistemi di produzione, scambio e distribuzione delle risorse, delle trasformazioni dei mercati e delle condizioni materiali che hanno influenzato la vita delle comunità nel tempo.
La storia politica riguarda l’analisi delle forme di governo, delle istituzioni, dei rapporti di potere e delle dinamiche che hanno determinato decisioni collettive e assetti statali.
La storia sociale si concentra sulle strutture e sui rapporti tra individui e gruppi, sulle condizioni di vita quotidiana, sulle classi e sulle trasformazioni culturali che hanno modellato la convivenza.
La storia religiosa indaga credenze, culti, pratiche e istituzioni spirituali, mostrando come la dimensione del sacro abbia orientato valori, comportamenti e visioni del mondo delle società.
Le epoche storiche
- Preistoria: dalla comparsa dell’uomo fino all’invenzione della scrittura (circa 3500 a.C.).
- Età Antica: dalla nascita della scrittura fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.).
- Medioevo: dal 476 d.C. fino alla scoperta dell’America (1492) o alla Riforma protestante (1517);
- Età Moderna: dal XV-XVI secolo fino alla Rivoluzione Francese (1789) o al Congresso di Vienna (1815);
- Età Contemporanea: dalla fine del XVIII secolo fino ai giorni nostri.
le forme di governo
Monarchia, dove il potere è concentrato o condiviso con istituzioni rappresentative, a seconda dei casi:
- Monarchia assoluta: il sovrano detiene tutti i poteri.
- Monarchia costituzionale: il potere del sovrano è limitato da una costituzione.
- Monarchia parlamentare: il sovrano ha funzioni simboliche, mentre il governo dipende dal parlamento.
- Repubblica parlamentare: il governo risponde al parlamento.
- Repubblica presidenziale: il presidente è eletto dal popolo e ha ampi poteri.
- Repubblica semipresidenziale: il potere è condiviso tra presidente e parlamento.
- Repubblica direttoriale: il potere esecutivo è affidato a un collegio.
- Teocrazia: il potere politico coincide con quello religioso.
- Giunta militare: il potere è detenuto dalle forze armate.
- Monopartitismo: un solo partito controlla lo Stato.
l'interpretazione della storia
Nel corso dei secoli, filosofi e storici hanno offerto letture diverse del senso e del valore della storia. Ogni epoca ha proposto una visione che rifletteva le proprie esigenze culturali e politiche, dando vita a interpretazioni che ancora oggi ci aiutano a comprendere il rapporto tra passato e presente. Tra queste, spiccano le riflessioni di Cicerone, Sallustio, Vico e Croce, ciascuno con un approccio originale e significativo.
Giambattista Vico
Benedetto Croce
cicerone
sallustio
Per Cicerone la storia è una maestra di vita, un patrimonio di esempi morali e politici che deve guidare il cittadino nelle scelte. Non è solo cronaca di eventi, ma un racconto capace di educare attraverso virtù e vizi, con un forte legame alla retorica e alla filosofia
Sallutstio interpreta la storia come specchio della crisi della Repubblica romana. Nei suoi scritti denuncia la corruzione e la decadenza dei costumi, mostrando come gli eventi politici siano inseparabili dalle cause morali. La storia diventa così un richiamo etico e politico.
Vico nella Scienza nuova elabora la teoria dei “corsi e ricorsi storici”, secondo cui le civiltà attraversano cicli ricorrenti di nascita, sviluppo e decadenza. La storia è un processo universale governato da leggi interne, e l’uomo conosce la verità solo attraverso ciò che egli stesso ha creato (verum ipsum factum).
Croce sostiene lo “storicismo assoluto”, secondo cui la storia è sempre contemporanea perché ogni ricostruzione del passato nasce da esigenze del presente. Non esiste una storia neutra: essa è sempre giudizio critico, filosofia in atto, dialogo continuo tra passato e presente.
2° parte
01. L'Europa tra vecchi e nuovi poteri
02. Il risveglio dell'Occidente
03. Il Mediterraneeo e le crociate
04. L'età comunale in Italia
05. Il declino dei poteri universali
INDICE
06. La crisi del Trecento
07. Le monarchie nazionali
08. La civiltà Umanistico-Rinascimentale
09. Le grandi esplorazioni e la conquista del nuovo mondo
10. Le trasformazioni economiche e sociali del Cinquecento
11. Le guerre d'Italia e l'impero di Carlo V
12. La riforma protestante
Capitolo 1
L'EUROPA TRA VECCHI E NUOVI POTERI
Concordato di Worms (1122)
Lotta per le investiture
Inizio del X secolo
Crisi della Chiesa
L’Europa era frammentata sia economicamente che politicamente. Anche la Chiesa e l’istituzione imperiale erano in crisi. Ci fu infatti un'incredibile difficoltà nell’accesso agli incarichi ecclesiastici, la perdita di guide spirituali, ma soprattutto l'avvento della corruzione e della simonia.
Scisma d’Oriente (1054): Avvenne la rottura definitiva tra il patriarca di Costantinopoli e il papa di Roma. Ci fu di conseguenza la Riforma della Chiesa: il Concilio Lateranense (1059), nel quale Niccolò II afferma la supremazia del papato sull'impero.
Conflitto tra il papato (Gregorio VII) e l’imperatore (Enrico IV) per il controllo delle cariche ecclesiastiche. Troviamo qui il Dictus Papae( Precetti del papa) che ribadì l assoluta superiorità del papa e il suo diritto di giudicare e deporre i vescovi e lo steso imperatore, proprio come accadde con EnricoIV che fu scomunicato.
Fine della lotta per le investiture con la rinuncia dell’imperatore all’intervento nell’elezione del pontefice che da quel momento venne eletto esclusivamente in ambiente ecclesiastico.
IN FRANCIA E IN INGHILTERRRA NEL FRATTEMPO:
Ci fu un'affermazione del potere monarchico: i sovrani riconquistano i poteri perduti per causa dei nobili e dei signori locali.
SI EBBE SOPRATTUTTO UNA GRANDE RIPRESA ECONOMICA:
Ci fu la ricomparsa della moneta, creazione di nuovi metodi di trasporto, maggiore affluenza di persone , nuove occasioni di lavoro e maggiore sicurezza da potenziali attacchi esterni con la costruzione di mura e strutture difensive. Con l'affluenza di una maggiore quantità di individui la struttura delle società urbanistiche divennero sempre più complesse , iniziando ad affermarsi figure sociali e professionali legate all economia e a lavori manuali.Nacquero così le corporazioni che si dividevano in:
Si arriva di conseguenza alla Magna Charta Libertatum (1215), la quale limita il potere assoluto dell’imperatore e affianca un Consiglio generale del regno, fornendo maggiori diritti anche alle persone di basso ceto.
Il processo è avviato da Filippo II Augusto e proseguito dalla dinastia capetingia.
FRANCIA
I sovrani normanni, a partire da Guglielmo il Conquistatore, indeboliscono l’aristocrazia feudale. L’opera è proseguita dai Plantageneti.
INGHILTERRA
Capitolo 2
IL RISVEGLIO DELL'OCCIDENTE
LA CRISI IN EUROPA
Inizio dell’anno mille: L’Europa era una regione depressa con aree urbane spopolate e un’economia agricola feudale. Però con il passare del tempo ci fu un cambiamento di scenario: un incremento demografico e una ripresa generale sotto diversi aspetti.
QUESTA GRADUALE RIPRESA FU RESA POSSIBILE SOPRATTUTTO GRAZIE A:
Istruzione e università
Innovazioni agricole
I MONASTERI
LE fiere
Pian piano i mercanti si svilupparono capendo che aprendosi con altre curtis avrebbero potuto ampliare il loro potere economico, favorendo la nascita delle fiere.
Dopo la nascita delle scuole laiche, si capì che il livello di istruzione non poteva essere uguale per tutti e ognuno aveva bisogno di concentrarsi sul proprio ambito in maniera più qualificata. Nacquerò così le prime università
Essi svolsero un ruolo fondamentale nella trasformazione, incitando le persone a dedicarsi al lavoro manuale.
Come ad esempio la rotazione triannale, nuovi strumenti agricoli: collare a spalla ( il quale rendeva più semplice lo sforzo al cavallo per il meno dolore), l'aratro pesante ( fatto di metallo, più resistente), e mulini ad acqua e a vento
SI EBBE SOPRATTUTTO UNA GRANDE RIPRESA ECONOMICA:
Ci fu la ricomparsa della moneta, creazione di nuovi metodi di trasporto, maggiore affluenza di persone , nuove occasioni di lavoro e maggiore sicurezza da potenziali attacchi esterni con la costruzione di mura e strutture difensive. Con l'affluenza di una maggiore quantità di individui la struttura delle società urbanistiche divennero sempre più complesse , iniziando ad affermarsi figure sociali e professionali legate all economia e a lavori manuali.Nacquero così le corporazioni che si dividevano in:
Tra le arti più potenti troviamo quella della lana, legata al principale settore manufatturiero; godevano di grande considerazione inoltre i giudici, i notai e soprattutto i banchieri.
ARTI MAGGIORI
Legate ad attività artigianali più quotidiane (come quelle dei fornai, macellai o dei calzolai).
ARTI MINORI
Capitolo 3
IL MEDITERRANEO E LE CROCIATE
l'avvento delle cittÀ marinare
Nel clima generale di rinascita della città e degli scambi commerciali, si ebbe anche una ripresa dei commerci marittime nel mediterraneo. Dominarono nella prima parte principalmente mercati bizantini e poco dopo mercati arabi fino all'entrata in questo scenario commerciale di alcune città marinare italiane.
LE PRINCIPALI FURONO:
venezia
PISA E GENOVA
amalfi
Inizialmente alleate per liberare il Mediterraneo dai pirati saraceni, la loro rivalità culminò nella battaglia di Meloria (1284), che segnò la decadenza di Pisa. Genoa, però, non durò molto di più per la più temibile avversaria marittima:Venezia
Prima città marinara a svilupparsi, stabilendo rapporti con i mercati arabi. Introdusse la bussola e il tarì, ma la città non durò a lungo a causa della concorrenza di Genova e Pisa, che la saccheggiarono e distrussero.
Stabilì rapporti con l’Impero bizantino e acquisì controllo sul Mediterraneo. Si dedicò alla produzione e al commercio del sale, diventando la principale potenza marittima durante le Crociate.
Crisi della realtà araba
L’affermazione di Venezia nel Mediterraneo e le spinte autonomiste della Spagna portarono a una crisi della realtà araba. A ciò si aggiunse un ulteriore problema: sul fronte orientale intanto un popolo indisturbato entrava nelle porte dell europa, i turchi selgiuchidi. Guidati dal loro capo Selgiuk, dal quale prendono il nome, conquistarono la Siria e la palestina , inclusa Gerusalemme , dove si stanziarono.
Per liberare la Terrasanta, il papa Urbano II promosse una serie di spedizioni militari: le crociate. Esse erano molto volute dai “crociati” poiché oltre all'interesse economico il papa aveva promesso anche la purificazione dei peccati. Si ebbero 2 importanti crociate:
Essa fu un vero e proprio fallimento in quanto vennero mandate migliaia di persone con un pessimo equipaggiamento e senza un'organizzazione been precisa.
LA “CROCIATA DEI PEZZENTI” (1096)
Fu l'ultima crociata e determinò la fine di questa lunga battaglia tra turchi selgiuchidi , impero di Costantinopoli e la chiesa d’Occidente, che portò il non raggiungimento di qualsiasi obiettivo spirituale e politico ma che portò uno sviluppo economico delle reti commerciali e reti marittime.
LA CROCIATA DEI VENEZIANI (1202)
l'aSIA DEI MONGOLI E I VIAGGI IN ORIENTE
Le crociate avevano permesso ai mercanti occidentali di addentrarsi nei mercati asiatici: essi percorsero le vie carovaniere dell'Asia centrale fino a raggiungere il Ca-tai (Cina), grazie a nuove condizioni politiche favorevoli: in quei territori, infatti, i mongoli al comando di Gen-gis Khan avevano creato un vasto impero centralizzato. Terribili in guerra, i mongoli si dimostrarono invece tolleranti verso le popolazioni sottomesse e capaci di assimilarne la civiltà, gli usi e i costumi, instaurando così un lungo periodo di pace (pax mongolica) e un clima di tolleranza religiosa, che favorì i viaggi e gli scambi commerciali tra Oriente e Occidente.
Capitolo 4
L'ETÀ COMUNALE IN ITALIA
AFFERMAZIONE DEI CETI URBANI
A partire dal XI secolo i ceti urbani delle regioni più sviluppate dell’Europa occidentale cominciarono a far valere la loro forza economica e rivendicano una maggiore autonomia dai poteri feudali, formando libere associazioni che si trasformano in organi di governo, noti come Comuni. La loro forza principale era il commercio, che spesso avveniva tra vari comuni. Si pensò quindi di creare delle leghe commerciali per favorire ancor di più l'economia di ogni singolo Comune.
DOVE e come SI SVILUPPARONO i comuni?
I Comuni si affermano soprattutto nell’area settentrionale e centrale della penisola. Il governo comunale, inizialmente esercitato da consoli aiutati da un consiglio minore, diventa sempre più instabile a causa delle lotte tra le varie fazioni. Si elegge quindi un podestà, un uomo esterno, per mantenere l’ordine e la tranquillità, mentre i popolani di basso ceto, arricchendosi, istituiscono un capitano del popolo per rappresentare i loro interessi.
L'ESPANSIONE INCONTROLLATA DEI COMUNI
L’autonomia e il potere dei Comuni italiani rappresentano un pericolo per le ambizioni universalistiche del papato e dell’impero. Federico I di Svevia, detto Barbarossa, cerca quindi di riaffermare la sua autorità suprema con 2 trattati fondamentali:
Essa si riferisce a due convegni convocati da Federico I Barbarossa nel dicembre 1154 e nel novembre 1158, nei pressi della città di Piacenza. L’obiettivo era rivendicare la supremazia del potere imperiale secondo il corpus iuris civilis, nel quale il volere dell’imperatore assumeva funzione di potere legislativo
DIETA DI RONCAGLIA (1154)
Fu un accordo tra Federico Barbarossa e i rappresentanti della Lega Lombarda. L’imperatore riconosceva l’autonomia dei Comuni e rinunciava alla nomina dei podestà imperiali, mentre i Comuni si impegnavano a pagare un tributo all’imperatore e a riconoscere la sua prerogativa di giudicare in appello questioni importanti
PACE DI COSTANZA (1183)
LO SVILUPPO DELL'IMPERO NORMANNO
Federico, infine, prima della sua morte, riesce a garantire il passaggio del regno normanno alla dinastia sveva attraverso il matrimonio tra il figlio Enrico VI e Costanza d’Altavilla. A partire dall’inizio dell’XI secolo, i normanni, una popolazione di origine scandinava, estendono i loro domini su tutta l’Italia meridionale e la Sicilia. Roberto il Guiscardo diventa vassallo del papa in cambio della nomina a duca di Puglia e di Calabria (accordo di Melfi, 1059), mentre Ruggero II ottiene nel 1130 le corone di Sicilia, di Calabria e di Puglia, creando un regno feudale centralizzato.
Capitolo 5
IL DECLINO DEI POTERI UNIVERSALI
FEDERICO II E LE SORTI DELL'ITALIA
Federico II di Svevia fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero il 22 novembre 1220. Tra le sue riforme più importanti, si ricorda la promulgazione delle Costituzioni di Melfi, un insieme di leggi che regolamentavano l’amministrazione della giustizia e l’organizzazione del regno di Sicilia. Inoltre, l'imperatore promosse la cultura e le arti, e fu un grande mecenate. La sua passione per la scienza lo portò a fondare l’Università di Napoli, dove si insegnava medicina, diritto e filosofia. Infine, egli fu un abile politico e un grande condottiero, che condusse numerose campagne militari in Italia e in Europa.
Capitolo 6
La crisi del trecento
L'ECONOMIA Europea al COLLASSO
L'Europa del Trecento fu sconvolta da numerose calamità (inondazioni e diminuzione delle temperature), che contribuirono a determinare ripetute carestie. Si andò quindi incontro ad un declino demografico, che ebbe anche conseguenze economiche. Le grandi banche europee andarono in fallimento, e nel frattempo ci fu anche un deciso decremento delle attività commerciali e la perdita di importanza delle fiere. Ci furono quindi 2 eventi fondamentali:
Giunse dall'Asia tramite i Mongoli attraverso le rotte commerciali carovaniere e gli eserciti. Solo nella prima ondata la peste provocò la morte di un terzo della popolazione. La rapidità della morte portò alla disgregazione del tessuto sociale. La malattia venne vista infatti come una punizione divina per i peccati commessi, e si andò alla ricerca dei capri espiatori, che vennero identificati negli untori.
L'ARRIVO DELLA "PESTE NERA" (1348-1351)
L'Europa si trovò in una situazione caotica. Alle carestie e le guerre si aggiunsero le rivolte popolari nelle campagne e nelle città. La crisi economica si protrasse per tutto il Trecento e per una parte del Quattrocento, finchè con la diminuzione della popolazione, ci fu un rialzo dei salari nelle città, mentre nelle campagne i signori dovettero stipulare contratti più convenienti.
GUERRE E TRASFORMAZIONI SOCIALI (XIV e XV sec.)
Capitolo 7
LE MONARCHIE NAZIONALI
FRANCIA E INGHILTERRRA
L'avvento di queste 2 monarchie nazionali portò non solo al superamento del sistema feudale, ma anche al formarsi di una "coscienza nazionale". Esse furono protagoniste della guerra dei Cent'anni (1337-1453), provocata dalla contesa per il trono di Francia. Gli inglesi sembrarono 2 volte sul punto di prevalere, finchè Giovanna d'Arco si pose alla testa delle forze francesi e ridiede vita alla resistenza. Il conflitto si chiuse nel 1453 con l'affermazione dei re francesi della dinastia Valois.
Successivamente l'Inghilterra fu scossa dalla cosiddetta guerra delle Due Rose, tra le famiglie dei Lancaster e degli York. La guerra si concluse solo in seguito all'ascesa al trono di Enrico VII, che sposò una York, dando origine alla dinastia dei Tudor.
LA SPAGNA
Nel frattempo nella penisola iberica il processo della Reconquista non si era mai arrestato. Una svolta decisiva venne data dal matrimonio tra Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia (1469). I 2 sovrani fecero leva sul cattolicesimo come elemento di unificazione dei loro regni. Ottennero quindi dal papa il consenso di istituire il Tribunale dell'inquisizione spagnola (1478), che venne utilizzata per reprimere eretici o fedeli di altre religioni.
Capitolo 8
LA CIVILTà UMANISTICO-RINASCIMENTALE
L'UMANESIMO E LA RISCOPERTA DEI CLASSICI
Verso la metà del Quattrocento si diffuse un nuovo modo di sentire e di inyendere la vita, un ritrovato senso di fiducia nelle capacità ricreative dell'uomo . Egli, per le sue doti di intelligenza, divenne "centro e misura di tutte le cose". Tutto questo venne reso possibile grazie a 2 eventi fondamentali:
La cultura umanistica si basò sulle humanae litterae, cioè tutte quelle opere di origine classica che erano considerate indispensabile strumento per la formazione etica e civile dell'uomo. Esse erano "humanae" non solo perchè incentrate sull'uomo, ma anche perchè considerate le più degne dell'uomo
Le humanae litterae
Fondamentale per la cultura umanistica fu l'invenzione della stampa. Johannes Gutenberg nel 1454 mise a punto una macchina per riprodurre o, come si diceva già allora, "stampare" in un tempo abbastanza breve qualsiasi testo scritto. Tutto ciò venne reso possibile grazie alla carta, molto meno costosa della pergamena.
LA STAMPA (1454)
LA RIVALUTAZIONE DELLA SCIENZA E DELLA TECNICA
Notevoli progressi avvennero anche in campo scientifico grazie a studiosi come Leonardo Da Vinci, che rivalutò il sapere meccanico e tecnico, oltre al valore dell'osservazione e dell'esperienza diretta, e Niccolò Copernico, che scardinò il modello geocentrico del cosmo per affermare quello eliocentrico, innescando così la "rivoluzione copernicana".
LA CULTURA AL SERVIZIO DEL POTERE
Le capitali degli stati regionali e le residenze di signori e principi divennero i centri in cui letterati, artisti e scienziati ebbero la possibilità di elaborare le proprie idee e mettere a punto i loro progetti. Il luogo per eccellenza della cultura umanistico-rinascimentale fu dunque la corte signorile. Si diffuse così il mecenatismo, grazie al quale i signori si assicuravano il controllo sulla produzione cultural, sfruttandola per fini autocelebrativi e propagandistici.
Capitolo 9
LE GRANDI ESPLORAZIONI E LA CONQUISTA DEL NUOVO MONDO
cRISTOFORO COLOMBO
Basandosi sulla teoria della sfericità della Terra, Cristoforo Colombo cercava una via per raggiungere le Indie navigando verso ovest. Fu la monarchia spagnola a finanziare l'operazione, che approdò il 12 ottobre del 1492 nell'arcipelago delle Bahamas. Convinto di aver raggiunto l'India, egli chiamò le nuove terre Indie occidentali e i nuovi abitanti indios.
SPAGNA E PORTOGALLO
La scoperta di queste nuovo terre scatenò la brama di conquista di Spagna e Portogallo, che procedettero alla spartizione delle rispettive zone di influenza con il trattato di Tordesillas (1494). Successivamente altri navigatori seguirono la via aperta da Colombo. Amerigo Vespucci capì infatti di trovarsi di fronte ad un "mondo nuovo", chiamato poi in suo onore America. Nel 1519 Ferdinando Magellano scoprì un nuovo oceano, che chiamò Pacifico per la tranquillità delle sue acque. La sua spedizione compì la prima circumnavigazione del globo, che confermò la sfericità della Terra.
L'AMERICA PRIMA DEGLI EUROPEI
All'arrivo degli auropei, in America centro-meridionale vivevano tre popoli che avevano strutture politico-sociali complesse:
- I Maya
- Gli Aztechi
- Gli inca
LE CIVILTÀ PRECOLOMBIANE
INCA
aztechi
MAYA
Si distinguevano per il particolare fervore religioso e guerresco e per la pratica dei sacrifici umani a scopo rituale. La società Azteca era divisa in clan, ognuno dei quali possedeva delle terre gestite in modo comunitario
Erano governati da un re nelle cui mani era concentrato ogni potere, grazie al sostegno di una potente casta sacerdotale. Li ricordiamo principalmente perchè costruirono una fitta rete viaria.
Erano organizzati in città-stato indipendenti, governate da re-sacerdoti; avevano una profonda conoscenza delle scienze astronomiche, fisiche e matematiche e utilizzavano una scrittura geroglifica
L'arrivo dei conquistadores
Molti avventurieri spagnoli, noti come Conquistadores, partirono per l’America in cerca di ricchezze. Tra i più noti, Hernan Cortés e Francisco de Montejo conquistarono i territori degli Aztechi e dei Maya, mentre Francisco Pizarro e Diego de Almagro sottomisero gli Inca. Il colonialismo spagnolo divenne un brutale sfruttamento, rafforzato da istituzioni come l’encomienda e il repartimento. Nonostante le denunce dei missionari europei e l’introduzione di nuove leggi nel 1542 contro lo sfruttamento indiscriminato degli indios, lo sfruttamento continuò. Anche i portoghesi occuparono il Brasile, introducendo il sistema delle piantagioni con l’uso di manodopera schiava.
Capitolo 10
Le trasformazioni economiche e sociali del cinquecento
LA RIPRESA ECONOMICA E GLI SQUILIBRI SOCIALI
Nel Cinquecento, l'Europa ha sperimentato un significativo aumento demografico e un'espansione economica, favorita dall'afflusso di metalli preziosi dall'America. Tuttavia, l'eccesso di argento e oro ha causato un'ampia inflazione, nota come "rivoluzione dei prezzi", che ha messo in difficoltà coloro con redditi fissi e ridotto il potere d'acquisto dei lavoratori. In contrasto, la nobiltà ha potuto adattarsi a questa situazione, imponendo nuovi contratti agricoli a suo favore e trasformando terreni agricoli in pascoli per la produzione di lana. Questo periodo è stato caratterizzato quindi dal contrasto tra i ceti rurali e la nobiltà terriera, che ha portato a disordini e sommosse.
poveri e vagabondi nelle cittÀ moderne
Nel Cinquecento, l’aumento della povertà nelle città ha portato a un incremento di mendicanti e vagabondi, rendendo la povertà un problema sociale. Le autorità pubbliche hanno cercato di limitare e regolamentare la mendicità: in Inghilterra, ad esempio, sono state emanate le leggi sui poveri, che affidavano l’assistenza ai poveri alle parrocchie e istituivano case di lavoro per impiegare queste persone. In Italia, i poveri malati venivano indirizzati verso gli ospizi e la mendicità veniva regolamentata con patenti. Chi mendicava senza licenza veniva punito pubblicamente e messo in carcere.
L'ASCESA SOCIALE DELLA BORGHESIA
Tutta questa situazione non fece altro che favorire la borghesia, che fondava la propria ricchezza sull'impresa e suilla finanza. Le grandi banche d'Europa iniziarono ad avere un ruolo fondamentale, in quanto divennero indispensabili per finanziare le imprese dei sovrani. Questo però comportava dei rischi qualora i sovrani non avessero estinto i debiti.Essi crearono quindi una "nuova nobiltà", di estrazione cittadina e basata sul denaro.
Le nuove potenze economiche
Spagna e Portogallo furono i primi a beneficiare dei delle ricchezze del Nuovo Mondo. Purtroppo però fecero troppo affidamento sull'oro e sull'argento delle colonie, come se fossero inesauribili. Eliminarono completamente la produzione interna dedicandosi esclusivamente all'importazione ed iniziarono a dipendere troppo dai paesi esteri. Si arrivò quindi ad un'emorragia di oro e argento, uno dei principali motivi della loro decadenza. Nel frattempo, però, grazie all'intraprendenza della propria classe borghese, l'Inghilterra e l'Olanda divennero le più grandi potenze economiche del Seicento.
Capitolo 11
LE GUERRE D'ITALIA E L'IMPERO DI CARLO V
L'ITALIA CONTESA TRA FRANCIA E SPAGNA
La morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492 segnò la fine della politica dell’equilibrio. Nel 1494, Carlo VIII di Francia invase l’Italia e sconfisse gli Aragonesi di Napoli. Questa vittoria rivelò la fragilità politica dell’Italia. Nel 1500, Luigi XII, successore di CarloVIII, invase nuovamente l’Italia, prendendo il controllo del Ducato di Milano e entrando in conflitto con la Spagna per il controllo del Sud Italia, che rimase però nelle mani degli spagnoli. Tra gli eventi significativi di questo periodo ci furono la cacciata dei Medici da Firenze, il fallimento di Cesare Borgia nel creare uno Stato autonomo in Italia centrale, e le azioni di Giulio II che portarono alla restaurazione dei Medici a Firenze e al ritorno degli Sforza a Milano.
carlo v
Nella prima metà del XVI sec. Carlo d'Asburgo si trovò a governare domini sconfinati. Egli ricevette infatti l'impero spagnolo, alcuni domini Austriaci, la Francia, i Paesi Bassi e le Fiandre. Nel 1519, grazie all'appoggio dei Fugger, riuscì ad ottenere la corona imperiale. Carlo V ottenne un vero e proprio impero universale, dove "non tramontava mai il sole". Questo progetto si rivelò però anacronistico date le grandi differenze che esistecano nei vasti territori che governava.
i conflitti per il dominio in europa
Lo scontro tra la Francia e Carlo V divenne inevitabile, trasformandosi in una lotta per il predominio in Italia e Europa. Si individuano 3 fasi principali:
FASE 3 (1552-1559)
FASE 1 (1525-1529)
FASE 2 (1535-1544)
Questa fase vide Francesco I formare la Lega di Cognac, provocando l’ira di Carlo V che saccheggiò Roma. Francesco I capitolò e firmò la pace di Cambrai (1529), rinunciando nuovamente a Napoli.
Nella quale i contendenti mantennero un equilibrio grazie all’alleanza francese con Solimano il Magnifico e i principi luterani tedeschi. Questa fase si concluse con la pace di Crépy (1544).
la Francia mise Carlo V in difficoltà grazie alle sue alleanze con i principi tedeschi luterani. Dopo la pace di Augusta (1555), Carlo V abdicò (1556), lasciando i suoi possedimenti al figlio Filippo II e al fratello Ferdinando. La guerra si concluse con la pace di Cateau-Cambrésis (1559), che liberò la Francia dall’accerchiamento e stabilì il dominio spagnolo in Italia.
Capitolo 12
la riforma protestante
LE PREMESSE DELLA RIFORMA
La Chiesa era in crisi a causa della corruzione, della scarsa preparazione teologica del clero e degli interessi economici e politici del papato. Papa Leone X, per finanziare la costruzione della cupola di San Pietro, utilizzò la vendita delle indulgenze, suscitando critiche. L'ascesa al trono imperiale di Carlo V d'Asburgo, che cercava di rafforzare l'unità imperiale a scapito delle autonomie dei principi tedeschi, provocò forti reazioni. Erasmo da Rotterdam cercò di recuperare lo spirito originario del cristianesimo, criticando la mondanizzazione della Chiesa e predicando un ritorno a una religiosità intima e alle Sacre Scritture. Tuttavia, il suo tentativo fu travolto dalle proteste in Germania.
MARTIN LUTERO E LA RIFORMA
Nel 1517, Martin Lutero, un monaco tedesco, presentò un documento contenente "95 tesi" che condannavano la vendita delle indulgenze e l'idea che le opere umane potessero garantire la salvezza eterna. Lutero negò il valore dei sacramenti e del libero arbitrio, sostenendo invece il principio del libero esame, secondo cui tutti potevano comprendere le Sacre Scritture senza la mediazione della Chiesa. Papa Leone X condannò le tesi di Lutero e, quando Lutero rifiutò di ritrattare, lo scomunicò nel 1520. Anche l'imperatore Carlo V mise al bando i seguaci di Lutero dopo la Dieta di Worms nel 1521. Tuttavia, la Riforma guadagnò il sostegno in gran parte della Germania settentrionale, grazie all'appoggio dei principi tedeschi che desideravano acquisire beni ecclesiastici e ridurre la loro dipendenza dall'imperatore.
enrico viii e la chiesa anglicana
Dopo la Germania, la Riforma si diffuse rapidamente in Danimarca, Svezia, Norvegia e Paesi Bassi. In Svizzera, il movimento protestante fu guidato da Zwingli e Calvino. Zwingli, attivo a Zurigo, chiamò a una maggiore democratizzazione della vita civile e alla partecipazione diretta dei fedeli nella gestione della comunità. Dopo uno scontro con i cantoni cattolici, Zwingli fu sconfitto nella battaglia di Kappel nel 1531. Calvino, attivo a Ginevra, combinò la dottrina luterana con un approccio sociale e pratico, adattandosi alle esigenze della borghesia emergente. Il calvinismo fornì una base etica al lavoro e al successo economico, visti come segni della grazia di Dio e vissuti come una forma di attivismo religioso.
PRESENTAZIONE
STORIA II
01. L'Europa del 700 e la rivoluzione industriale
02. L'età dei lumi
03. Le guerre e la politica europea
04. La rivoluzione americana
05. La rivoluzione francese
INDICE
06. L'età di Napoleone
07. La restaurazione e i primi moti insurrezionali
08. L'Europa in rivolta
09. L'età dell'industrializzazione
10. Il Quarantotto in Italia
11. L'unità d'Italia
Capitolo 1
L'Europa del 700 e la rivoluzione industriale
Il periodo e le cause della rivoluzione
La Rivoluzione Industriale è un periodo storico che si estende dalla fine del XVIII secolo fino al XIX secolo, con origine in Gran Bretagna. Questo fenomeno ha segnato una trasformazione fondamentale nelle modalità di produzione e nella struttura economica e sociale delle società coinvolte. Le cause della Rivoluzione Industriale sono molteplici e interconnesse. Innanzitutto, le innovazioni tecnologiche hanno giocato un ruolo cruciale, permettendo di aumentare notevolmente la capacità produttiva. La crescita della popolazione e il conseguente aumento della domanda di beni e servizi hanno ulteriormente alimentato questo processo di industrializzazione.
LE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE
Durante la Rivoluzione Industriale, diverse innovazioni tecnologiche hanno rivoluzionato i processi produttivi:
Il filatoio meccanico
La macchina a vapore
Il telaio meccanico
La macchina a vapore, perfezionata da James Watt, ha fornito una fonte di energia potente e versatile, permettendo l'automazione di molte attività.
Il telaio meccanico, inventato da Edmund Cartwright, ha trasformato la produzione tessile, rendendo possibile la produzione di tessuti su larga scala.
Il filatoio meccanico, sviluppato da Samuel Crompton, ha ulteriormente migliorato l'efficienza nella produzione di filati.
Le Conseguenze Sociali
La Rivoluzione Industriale ha portato a significative conseguenze sociali. Uno degli effetti più visibili è stata l'urbanizzazione: molte persone si sono trasferite dalle campagne alle città in cerca di lavoro nelle nuove fabbriche. Questo fenomeno ha portato alla crescita della classe operaia, un nuovo gruppo sociale caratterizzato da condizioni di lavoro spesso difficili e sfruttamento. Tuttavia, è importante riconoscere che la Rivoluzione Industriale ha anche posto le basi per il miglioramento delle condizioni di vita a lungo termine, grazie allo sviluppo tecnologico e alla crescita economica.
Capitolo 2
L'età dei lumi
L'età dei lumi (illuminismo): cos'è e quali furono le cause
L'Età dei Lumi, conosciuta anche come Illuminismo, è un periodo storico che si sviluppa nel XVIII secolo, caratterizzato da una forte enfasi sulla ragione, la scienza e i diritti umani. Le cause dell'Illuminismo sono molteplici. Innanzitutto, la Rivoluzione Scientifica del XVII secolo ha introdotto nuovi metodi di indagine basati sull'osservazione empirica e la logica razionale. Le scoperte di scienziati come Isaac Newton hanno dimostrato che il mondo naturale può essere compreso attraverso la ragione, stimolando un desiderio di conoscenza e progresso. Inoltre, il crescente scetticismo verso le autorità tradizionali, come la monarchia assoluta e la Chiesa, ha portato a una ricerca di nuove forme di governo e pensiero.
QUali furono i princìpi?
L'Illuminismo si basa su alcuni principi fondamentali, tra cui la ragione, la libertà, l'uguaglianza e la fratellanza. I filosofi illuministi credevano che l'uso della ragione fosse essenziale per liberare l'umanità dall'ignoranza, dalla superstizione e dalla tirannia. Essi sostenevano l'importanza dei diritti naturali, come la libertà di espressione, la tolleranza religiosa e l'uguaglianza di fronte alla legge. Questi principi hanno gettato le basi per molti dei valori democratici che ancora oggi consideriamo fondamentali.
Jean-Jacques Rousseau
Immanuel Kant
Voltaire
Montesquieu
Filosofo tedesco che ha esplorato i confini della ragione e della morale. Nel suo saggio "Che cos'è l'Illuminismo?", Kant ha sostenuto che l'illuminazione dell'umanità avviene attraverso il coraggio di utilizzare la propria intelligenza senza la guida di altri, riassunto nel motto "Sapere aude" (Abbi il coraggio di sapere).
È stato uno dei più influenti filosofi dell'Illuminismo. Era un fervente sostenitore della libertà di pensiero e di espressione. Criticava aspramente l'intolleranza religiosa e l'autorità della Chiesa, promuovendo invece la tolleranza, la giustizia e la ragione.
Egli è noto per la sua teoria della separazione dei poteri, esposta nel suo libro "Lo spirito delle leggi". Montesquieu sosteneva che per prevenire il dispotismo, il potere legislativo, esecutivo e giudiziario dovessero essere separati e bilanciati tra loro.
Famoso per la sua opera "Il contratto sociale", in cui propone che il potere politico derivi dal consenso dei governati. Credeva nell'innata bontà dell'uomo e sosteneva che la società dovesse essere organizzata in modo da favorire la libertà e l'uguaglianza.
L'Encyclopédie
Diretta da Denis Diderot e Jean-Baptiste Le Rond d’Alembert tra il 1751 e il 1772, raccolse il sapere del tempo in 17 volumi di voci e 11 di tavole illustrate, con contributi di intellettuali come Voltaire e Rousseau. Ispirata alla Cyclopaedia di Chambers, fu arricchita da uno spirito critico e progressista che metteva in discussione l’autorità tradizionale e promuoveva una visione laica e razionale della società. Nonostante censura e opposizioni religiose e politiche, completò il suo ciclo di pubblicazione diventando punto di riferimento per la diffusione delle idee illuministe e modello per le enciclopedie future.
Teoria economica nata in Francia nel XVIII secolo, secondo cui solo l’agricoltura genera vera ricchezza. I fisiocrati, come Quesnay e Turgot, vedevano nella terra la fonte primaria del valore economico, mentre commercio e industria erano considerati attività secondarie. Promuovevano il principio del laissez-faire, cioè il minimo intervento dello Stato nell’economia, lasciando che fosse la “natura” a regolare i mercati.
La fisiocrazia
Dottrina economica e politica che promuove la libertà individuale, il libero mercato e la minima interferenza dello Stato. A differenza della fisiocrazia, valorizza tutte le attività economiche. Il suo principale esponente è Adam Smith, che nella "Ricchezza delle nazioni" spiega come l’interesse personale e la concorrenza guidino, tramite la “mano invisibile”, lo sviluppo economico e il benessere collettivo.
IL LIBERISMO
Capitolo 3
Le guerre e la politica europea
UN NUOVO ASSETTO PER L'EUROPA
All'inizio del XVIII secolo l'assetto europeo, definito dal principio di equilibrio internazionale, si presentava tutt'altro che stabile. Il primo conflitto del secolo fu, nel 1700, la guerra di successione spagnola, che si concluse con la pace di Utrecht (1713) e di Radstad (1714), soluzione diplomatica che mutava in maniera significativa il volto politico dell'Europa: erano ridimensionate potenze come la Spagna, la Svezia e l'impero turco, mentre, accanto a Francia e Inghilterra, assumevano un ruolo di primo piano Austria, Russia e Prussia.
L'ETà DEL DISPOTISMO ILLUMINATO
L'llluminismo favorì l'affermazione del dispotismo illuminato, un regime in cui il sovrano, pur continuando a governare in modo assoluto, realizzava alcune riforme. In Austria Maria Teresa cercò di domare nobiltà e clero; incentivò la produzione e il commercio; riformò il sistema scolastico; opera riformatrice che fu proseguita dal figlio Giuseppe II, pur con il malcontento di diverse popolazioni dell'impero. In Russia Caterina II avviò una politica di riforme, realizzate solo in minima parte a causa dell'opposizione della nobiltà.
I SOVRANI RIVOLUZIONARI
In Prussia Federico II di Hohenzollern si adoperò per sviluppare l'agricoltura e l'industria e per modernizzare l'apparato giudiziario, abolendo la tortura. In Toscana Pietro Leopoldo, invece, fu il primo sovrano europeo ad abolire la pena di morte, ispirato dal dibattito sorto intorno all'opera di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene.
Nel 1707 l'unificazione di Inghilterra e Scozia aveva dato vita al Regno Unito di Gran Bretagna, che si dimostrò interessato a mantenere l'equilibrio politico in Europa per poter ampliare i propri domini coloniali. Con il passaggio del trono a Giorgio I di Hannover (1714), di dinastia tedesca, la politica inglese fu dominata dagli interessi della borghesia: il primo ministro Robert Walpole adottò una politica mercantilistica e si adoperò per rendere il potere esecutivo responsabile verso il Parlamento e non più verso il re.
INGHILTERRA
Anche in Francia vi fu un processo di ridimensionamento dell'assolutismo: Filippo d'Orléans abbandonò i progetti egemonici di Luigi XIV e affidò allo scozzese John Law il compito di risanare le finanze statali, piano che però si tradusse in un disastro finanziario e fece fallire moltissimi investitori.
FRANCIA
Francia e Inghilterra divennero le due maggiori potenze coloniali europee, soppiantando Portogallo, Spagna e Olanda nell'accaparramento di territori da sfruttare in Asia e America del Nord, ma entrarono poi in conflitto tra loro per il predominio dei possedimenti d'oltremare.
LA GUERRA DEI SETTE ANNI
La pace di Aquisgrana e la fine delle guerre di successione non erano servite a placare le ostilità tra le potenze europee. Da queste tensioni insolute scaturi la guerra dei Sette anni (1756-1763), in seguito alla quale la Prussia si affermò come grande potenza e l'Inghilterra assunse il ruolo di maggior paese coloniale, espandendo i propri domini in America settentrionale e in India. In Asia solo due paesi furono inizialmente in grado di opporsi all'espansionismo europeo: il Giappone, uno Stato feuda le chiuso in un completo isolamento, e la Cina, un impero tuttavia in declino.
Capitolo 4
La rivoluzione americana
La rivoluzione americana: cos'è e quali furono le cause
La Rivoluzione Americana fu il conflitto con cui le Tredici Colonie britanniche in Nord America si ribellarono al dominio inglese, ottenendo l’indipendenza e dando vita agli Stati Uniti d’America. Le principali cause furono le tasse imposte da Londra (come lo Stamp Act e il Tea Act) e l’assenza di rappresentanza politica delle colonie nel Parlamento britannico. Queste tensioni portarono alla dichiarazione d’indipendenza e alla nascita di una nuova nazione basata su libertà e principi democratici.
Nel 1765 il Parlamento britannico approvò lo Stamp Act, una legge che imponeva una tassa su giornali, documenti legali e licenze nelle colonie americane. La tassa doveva essere pagata con carta ufficiale inglese, dotata di marca da bollo. L'obiettivo era finanziare le spese militari dopo la Guerra dei Sette Anni. La legge fu però accolta con forte opposizione dai coloni, che la giudicavano ingiusta e priva di rappresentanza politica, dando vita a proteste diffuse e alla nascita del movimento dei Sons of Liberty.
STAMP ACT (1765)
Nel 1773 il Parlamento britannico approvò il Tea Act, che dava alla Compagnia delle Indie Orientali il monopolio sulla vendita del tè nelle colonie americane. Sebbene abbassasse il prezzo del tè, i coloni lo interpretarono come un'imposizione fiscale senza rappresentanza. La protesta culminò nel Boston Tea Party (16 dicembre 1773), quando un gruppo di coloni travestiti da nativi americani gettò in mare un intero carico di tè nel porto di Boston.
TEA ACT (1773)
I CONGRESSI DI FILADELFIA
Di fronte alle crescenti pressioni britanniche, le colonie americane si riunirono nei Congressi di Filadelfia per coordinare una risposta comune. Il Primo Congresso Continentale (1774) fu convocato per protestare contro le leggi oppressive imposte da Londra, mentre il Secondo Congresso (dal 1775) assunse il comando della resistenza armata. Fu proprio questo secondo congresso a proclamare l’indipendenza il 4 luglio 1776. I Congressi rappresentarono un momento cruciale di unità e avviarono la costruzione di un’identità politica comune.
Il Primo Congresso Continentale si riunì a Filadelfia dal 5 settembre al 26 ottobre 1774 in risposta alle "Leggi Intollerabili" imposte dalla Gran Bretagna dopo il Boston Tea Party. I delegati delle colonie discussero le loro lamentele e adottarono le Risoluzioni di Suffolk, che prevedevano un boicottaggio delle merci britanniche. Inoltre, redassero una Petizione al Re per chiedere la revoca delle leggi oppressive. Questo congresso fu un passo fondamentale verso l’unione delle colonie e preparò la strada alla dichiarazione di indipendenza.
Primo Congresso Continentale (1774)
Il Secondo Congresso Continentale si riunì il 10 maggio 1775, poco dopo lo scoppio delle ostilità tra coloni e truppe britanniche. Divenne il governo provvisorio delle colonie, istituendo l’Esercito Continentale e nominando George Washington comandante in capo. Nel 1776 proclamò la Dichiarazione di Indipendenza e nel 1777 approvò gli Articoli della Confederazione, creando la prima struttura di governo degli Stati Uniti durante la guerra e i primi anni di indipendenza.
SECONDO CONGRESSO CONTINENTALE (1775-1781)
LE TAPPE PRINCIPALI DELLA RIVOLUZIONE
La Rivoluzione Americana iniziò nel 1775 con le battaglie di Lexington e Concord, seguite nel 1776 dalla Dichiarazione di Indipendenza, che proclamava l'autonomia delle Tredici Colonie dalla Gran Bretagna. La battaglia di Saratoga del 1777 fu un punto di svolta, convincendo la Francia a sostenere militarmente i coloni. Durante l'inverno a Valley Forge (1777-1778), l'esercito continentale, guidato da George Washington, si riorganizzò e si preparò per i successivi scontri. Nel 1781, la decisiva battaglia di Yorktown portò alla resa delle truppe britanniche del generale Cornwallis. La guerra si concluse ufficialmente con il Trattato di Parigi del 1783, che riconobbe l'indipendenza degli Stati Uniti e stabilì i confini del nuovo stato.
GLI ESORDI DEGLI STATI UNITI D'AMERICA
Dopo l'indipendenza, gli Stati Uniti furono segnati da forti contrasti interni su come organizzare il nuovo Stato. I federalisti, sostenuti da Washington e Alexander Hamilton, promuovevano un governo centrale forte per favorire lo sviluppo, mentre gli antifederalisti, guidati da Jefferson, temevano un’eccessiva concentrazione di potere. Prevalse la linea federalista, e il 17 settembre 1787 fu approvata la Costituzione, con principi illuministi e la separazione dei poteri. Tuttavia, i diritti civili non furono estesi a schiavi, nativi americani e donne, escluse dalla vita politica.
Capitolo 5
La rivoluzione francese
La rivoluzione francese: cos'è e quali furono le cause
La Rivoluzione Francese (1789-1799) fu un periodo di profondi cambiamenti sociali e politici che portò alla fine della monarchia assoluta, alla nascita della repubblica e trasformazioni che influenzarono tutta l’Europa. Le cause furono complesse: gravi problemi sociali, crisi economica e assenza di riforme da parte dei sovrani. Lo scontro tra i tre Stati (clero, nobiltà, Terzo Stato) esplose con la crisi alimentare del 1788. Il Terzo Stato, escluso dalle decisioni, si proclamò Assemblea nazionale e giurò di dare alla Francia una costituzione (giuramento della Pallacorda, 20 giugno 1789).
QUALE FU IL FATTORE SCATENANTE?
Quando si diffuse la voce che il re intendeva sciogliere con la forza l'Assemblea, i parigini occuparono la prigione-fortezza della Bastiglia, simbolo della tiranniae dell'assolutismo (14 luglio 1789). Il governo della città fu assunto da un consiglio di cittadini (Municipalità) e la difesa passò alla Guardia nazionale. Era l'inizio della rivoluzione.Per frenare le sommosse l'Assemblea decretò l'abolizione dei privilegi feudali di clero e nobiltà e approvò la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (26 agosto 1789), nonostante il tentativo di opposizione del re.
LA DIVISIONE DELLA FRANCIA
Durante la Rivoluzione Francese emersero numerosi gruppi e fazioni politiche, ciascuno con le proprie idee e obiettivi:
cordiglieri
giacobini
sanculotti
foglianti
I giacobini erano un gruppo politico radicale che emerse durante la Rivoluzione Francese. Fondato nel 1789, il Club dei Giacobini promuoveva idee repubblicane e democratiche, e sostenne la fine della monarchia2. Furono protagonisti del periodo del Terrore e furono guidati da figure come Robespierre e Marat
Un gruppo di rivoluzionari che indossavano un cappello a tre punte chiamato "cordon". Erano noti per il loro radicalismo e per aver sostenuto la Rivoluzione Francese con forza. Erano attivi soprattutto nelle fasi iniziali della rivoluzione e si opponevano alla monarchia e ai moderati.
I radicali della Rivoluzione Francese, principalmente operai, artigiani e piccoli commercianti. Indossavano pantaloni lunghi invece dei calzoni corti tipici della nobiltà e dell'alta borghesia. Sostennero posizioni democratiche e radicali, e furono molto attivi durante il periodo del Terrore.
Un gruppo politico moderato nato nel 1791 da una scissione dei giacobini. Sostenevano una monarchia costituzionale e si opponevano alla destituzione di Luigi XVI. Il loro nome derivava dal convento dei Foglianti a Parigi, dove si riunivano.
la politica del terrore di robespierre
Nel giugno 1793, l'Assemblea approvò una nuova Costituzione che garantiva il suffragio universale maschile e i diritti al lavoro e alla sussistenza, ma non fu mai applicata. Intanto, Robespierre prese il controllo del governo rivoluzionario e instaurò una dittatura: iniziò il periodo del Terrore (1793-1794), con arresti, processi sommari e numerose esecuzioni, tra cui Danton e Maria Antonietta. La violenza crescente portò alla sua caduta: Robespierre fu arrestato e ghigliottinato il 27 luglio 1794.
I termidoriani (coloro che avevano arrestato Robespierre), successivamente emanarono una terza Costituzione (agosto 1795), che limitò le libertà democratiche, aboli il suffragio universale, ripristinò il liberismo economico e la proprietà privata.
TERMIDORIANI
Il potere esecutivo fu affidato a un Direttorio, che represse con la forza le ribellioni delle folle parigine. La Costituzione non accontentava né i giacobini né i realisti: questi tentarono di far cadere il Direttorio, ma l'insurrezione fu subito stroncata (ottobre 1795). Poco dopo (1796), anche la congiura giacobina di François-Nöel Babeuf (Congiura degli Eguali) fu repressa sul nascere.
DIRETTORIO
IL "TERROrE BIANCO"
Allo stesso tempo si scatenò una persecuzione contro giacobini e sanculotti, definita "Terrore bianco", condotto da forze reazionarie e filomonarchiche: ciò favorì l'alleanza tra la borghesia e l'esercito, che avrebbe caratterizzato la storia della Francia durante i successivi venti anni.
Capitolo 6
L'etÀ di napoleone
NAPOLEONE BONAPARTE
Napoleone Bonaparte (1769–1821) è stato un militare e politico francese, tra i più importanti della storia moderna. Salì al potere dopo la Rivoluzione francese, diventando primo console nel 1799 e imperatore dei francesi dal 1804. Fu un genio militare, conquistando gran parte dell’Europa con campagne brillanti e rapide.
la battaglia decisiva
Durante il suo governo, riformò lo Stato introducendo il Codice Civile (Codice Napoleonico), che influenzò i sistemi giuridici di molti Paesi. Modernizzò l’amministrazione e la scuola. Dopo varie vittorie, fu sconfitto a Waterloo nel 1815 e morì in esilio a Sant’Elena. È ricordato per aver cambiato il volto dell’Europa e della politica moderna.
Capitolo 7
la restaurazione e i primi moti insurrezionali
L'EUROPA DOPO NAPOLEONE
Dopo la caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna (1814-1815) ristabilì l’ordine monarchico precedente al 1789, restaurando le antiche dinastie e creando la Santa Alleanza (Austria, Prussia, Russia) per reprimere eventuali rivolte contro le monarchie (principio d’intervento). Tuttavia, la Rivoluzione francese e il periodo napoleonico avevano diffuso in Europa l’idea di nazione e libertà, rafforzata dal Romanticismo, che esaltava l’eroismo e l’amore per la patria, alimentando i movimenti liberali e nazionali.
In Francia Luigi XVIII portò avanti una politica reazionaria in favore dell'aristocrazia: restituì i beni confiscati ai nobili e al clero e approvò una costituzione moderata, che conferiva al Parlamento poteri esclusivamente consultivi. L'apice della Restaurazione in Francia si ebbe con l'ascesa al trono di Carlo X.
FRANCIA
Un orientamento più liberale mantenne invece l'Inghilterra, dove il partito tory, pur portando avanti una politica conservatrice favorevole all'aristocrazia, adottò riforme in materia di libertà religiosa e di diritti dei lavoratori. Un successivo governo liberale whig realizzò la riforma elettorale del 1832.
INGHILTERRA
Le società segrete in Italia
Dopo il Congresso di Vienna, in Italia nacquero società segrete che volevano combattere l’assolutismo e promuovere la libertà:
GIOVINE ITALIA
Carboneria
MASSONERIA
La più diffusa, nata nel Sud Italia, riuniva borghesi, militari e intellettuali. Lottava per costituzioni, diritti civili e l’indipendenza dallo straniero.
Fondata da Giuseppe Mazzini nel 1831, era una società rivoluzionaria che puntava a creare un’Italia unita, libera e repubblicana. Usava la stampa, l’educazione e le insurrezioni per diffondere i suoi ideali.
Più antica e diffusa in tutta Europa, univa membri dell’élite culturale e politica. Sosteneva ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza tra i popoli.
I moti del 1820-1821 in Italia
Ispirati dalle società segrete, i primi moti liberali italiani miravano a ottenere costituzioni e autonomia: -Nel Regno delle Due Sicilie (1820), la Carboneria costrinse il re a concedere una costituzione, subito revocata con l’intervento austriaco. -In Piemonte (1821), ufficiali e liberali insorsero per una costituzione e la guerra contro l’Austria, ma furono sconfitti. Anche se falliti, questi moti segnarono l’inizio della lotta per la libertà e l’unità italiana.
I moti del 1820-1821 in Europa
Simili rivolte avvennero anche nel resto d’Europa: -In Spagna (1820), i militari obbligarono il re Ferdinando VII a ripristinare la costituzione del 1812, ma fu poi aiutato dalla Francia a restaurare l’assolutismo. -In Portogallo, fu concessa una costituzione, poi ritirata. -In Grecia, scoppiò la guerra d’indipendenza contro l’Impero Ottomano (1821), che si concluse con la vittoria greca nel 1830. Questi moti, pur spesso repressi, diffusero in Europa le idee di liberalismo, nazionalismo e indipendenza.
Capitolo 8
l'europa in rivolta
I MOTI LIBERALI DEL 1830
Il fallimento dei moti del 1820-21 non spense lo spirito liberale e democratico, che trovò nuova speranza nel successo della Guerra di Indipendenza Greca. Nel 1830 scoppiò la Rivoluzione di Luglio a Parigi, causata dalla politica reazionaria di Carlo X. La rivolta portò alla sua fuga e all’ascesa di Luigi Filippo d'Orléans, che concesse una costituzione liberale. La rivoluzione si estese in Europa: in Svizzera, Belgio e Polonia. Anche in Italia, nel 1831, scoppiarono moti nei ducati di Modena e Parma, ma furono repressi dall’Austria.
il quarantotto in francia
Nel 1848, l’Europa visse una serie di rivoluzioni che segnarono la fine del sistema stabilito dal Congresso di Vienna. I moti furono spinti dal malcontento del proletariato urbano e della piccola borghesia, esasperati dalla crisi economica e dall’aumento dei prezzi. La rivoluzione scoppiò in Francia a causa del rifiuto del re di allargare il suffragio, portando alla proclamazione della Repubblica. Tuttavia, le aspirazioni popolari furono contrastate dai moderati, che elessero Luigi Napoleone Bonaparte presidente della Repubblica.
Le rivolte del 1848 in Europa
Le rivolte del 1848 si diffusero rapidamente in Europa, dando vita alla cosiddetta "primavera dei popoli". I manifestanti chiedevano libertà civili, politiche ed economiche, e in molti casi unità nazionale. In Germania, le rivolte si legarono al processo di unificazione iniziato con la creazione dello Zollverein, un’unione doganale tra gli Stati tedeschi. Anche l’Impero austriaco fu colpito da moti: l’Ungheria, guidata da Kossuth, lottò per l’indipendenza, seguita dai Boemi e da altri gruppi slavi. Tuttavia, le divisioni tra le varie etnie finirono per favorire la repressione austriaca.
Capitolo 9
L'ETÀ DELL'INDUSTRIALIZZAZIONE
l'europa nell'ottocento
Nel corso dell’Ottocento, soprattutto a partire dal 1830-1840, l’Europa fu attraversata da profondi cambiamenti economici e sociali legati alla Seconda Rivoluzione Industriale. Le nuove tecnologie, come la macchina a vapore, il telegrafo e le ferrovie, trasformarono radicalmente la produzione, i trasporti e la vita quotidiana. Tuttavia, questi progressi portarono anche a un crescente sfruttamento della classe operaia, che viveva in condizioni precarie nelle grandi città industriali.
Karl Marx fu un filosofo, economista e teorico politico tedesco. Analizzò a fondo il sistema capitalistico e ne denunciò le disuguaglianze, sostenendo che la storia è guidata dalla lotta tra classi sociali. La sua opera più nota, scritta con Engels, è il Manifesto del Partito Comunista (1848).
KARL MARX
Friedrich Engels fu un pensatore e attivista tedesco, amico e collaboratore di Marx. Finanziò e contribuì alle sue opere, condividendo la critica al capitalismo e l’idea della rivoluzione proletaria. Fu autore anche di importanti studi sulla condizione operaia nelle città industriali.
Friedrich Engels
MARX E ENGELS
Fu in quel contesto che Karl Marx e Friedrich Engels elaborarono una critica radicale al sistema capitalistico. Nel 1848 pubblicarono il Manifesto del Partito Comunista, in cui denunciarono l’ingiustizia del sistema borghese e la divisione della società in due classi contrapposte: la borghesia, che deteneva i mezzi di produzione, e il proletariato, costretto a vendere la propria forza lavoro. Marx ed Engels prevedevano che questa contraddizione avrebbe portato a una rivoluzione, in cui gli operai avrebbero preso il potere e costruito una società senza classi.
Capitolo 10
il quarantotto in italia
Lo sviluppo economico e l’idea di unificazione
Dopo il 1830, in Italia iniziarono a manifestarsi i primi segni di sviluppo economico, soprattutto nel Nord. La borghesia industriale cominciò a sentire il peso delle barriere doganali tra i vari Stati della penisola, e da questa esigenza nacque l’idea che l’unificazione economica dovesse accompagnarsi a una unificazione politica. Iniziò così un intenso dibattito su come realizzare l’unità d’Italia.
Le proposte per l’unità
Giuseppe Mazzini sosteneva una rivoluzione popolare per creare una repubblica democratica. Vincenzo Gioberti proponeva una confederazione di Stati italiani guidata dal papa (il cosiddetto neoguelfismo). Altri, come Cesare Balbo e Massimo d’Azeglio, pensavano che l’unificazione dovesse avvenire sotto la guida del Regno di Sardegna, mentre i liberali radicali, come Ferrari e Cattaneo, immaginavano una repubblica federale.
Situazione politica nella Penisola
Nel Regno di Sardegna, Carlo Alberto avviò alcune riforme ispirate all’illuminismo e iniziò a pensare a una guerra contro l’Austria per liberare la Lombardia. Il Lombardo-Veneto, ancora sotto il controllo austriaco, restava uno Stato moderno ma oppresso dalla politica reazionaria. Lo Stato Pontificio, invece, era tra i più arretrati, finché l’elezione di Pio IX nel 1846 riaccese le speranze riformiste. Nel Regno delle Due Sicilie, invece, il re Ferdinando II tornò a una politica autoritaria, deludendo le aspettative dei liberali.
A partire da gennaio 1848 scoppiarono rivolte a Palermo e Milano. Di fronte alla pressione popolare, diversi sovrani concessero costituzioni: Ferdinando II, Leopoldo II, Carlo Alberto (Statuto Albertino) e anche papa Pio IX. L'obiettivo era spezzare la Restaurazione e ottenere maggiore libertà politica.
Le rivolte in Italia – Gennaio-Marzo 1848
Il 17 marzo insorsero i veneziani, cacciando gli austriaci e proclamando la Repubblica di San Marco. Il 18 marzo iniziarono a Milano le Cinque Giornate, in cui la popolazione sconfisse le truppe del maresciallo Radetzky, costringendole a lasciare la città. Anche Parma e Modena insorsero, cacciando i rispettivi sovrani.
Lotta contro l’Austria e Cinque Giornate
La 1° guerra d’indipendenza e le rivoluzioni del 1848-49
Nel marzo 1848 Carlo Alberto dichiarò guerra all’Austria, dando avvio alla prima guerra d’indipendenza. A sostenerlo furono anche il Regno delle Due Sicilie, la Toscana e lo Stato Pontificio. In un primo momento i successi militari permisero al Piemonte di annettere Lombardia, Parma e Modena. Tuttavia, con il ritiro degli alleati, l’esercito piemontese fu sconfitto a Custoza e Carlo Alberto firmò l’armistizio di Salasco (agosto 1848). Intanto a Roma un moto insurrezionale costrinse il papa alla fuga e portò alla nascita della Repubblica Romana (febbraio 1849), guidata da un triumvirato con Mazzini. Anche in Toscana venne instaurato un governo provvisorio.
Le sconfitte e il ritorno della Restaurazione
Nel marzo 1849 Carlo Alberto riprese la guerra contro l’Austria, ma fu nuovamente sconfitto a Novara e abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II, che firmò l’armistizio di Vignale. Le potenze conservatrici reagirono duramente: la Francia repubblicana intervenne in difesa del papa e nel luglio 1849 la Repubblica Romana fu annientata. Venezia, ultimo baluardo rivoluzionario, si arrese nell’agosto dello stesso anno. Le rivoluzioni del 1848-49 si conclusero ovunque con la restaurazione dei vecchi poteri, ma avevano lasciato una forte eredità politica e ideale.
Capitolo 11
l'unita d'italia
Crisi e Ripartenza
Dopo la sconfitta nella prima guerra d’indipendenza, le costituzioni concesse nel 1848 furono sospese in quasi tutta Italia, tranne che nel Regno di Sardegna, dove Vittorio Emanuele II mantenne lo Statuto. Affidò il governo a Massimo d’Azeglio, ma il rifiuto del Parlamento di approvare il trattato di pace con l’Austria costrinse il re a sciogliere l’assemblea e a indire nuove elezioni. La nuova Camera, più moderata, approvò la pace. D’Azeglio varò le leggi Siccardi (1850), riducendo i privilegi della Chiesa.
L’ascesa di Cavour e la modernizzazione del Piemonte
Nel 1852 entrò in governo Cavour, che divenne presto presidente del Consiglio. Egli guidò un programma di modernizzazione ispirato al liberismo: promosse infrastrutture, riforme fiscali, sviluppo agricolo e industriale. Inasprì però i rapporti con la Chiesa con la legge del 1855 che aboliva molti ordini religiosi. Sul piano estero, Cavour mirava a rafforzare il ruolo del Piemonte in Europa, puntando all’unità d’Italia attraverso l’azione diplomatica.
Cavour colse l’occasione offerta dalla guerra di Crimea (1853-1856), nella quale il Piemonte si schierò al fianco di Francia e Inghilterra contro la Russia. Grazie a questo intervento, il Piemonte ottenne un posto al Congresso di Parigi del 1856, dove Cavour poté sollevare la questione italiana davanti alle potenze europee, cercando sostegno per il progetto di unificazione nazionale.
Guerra di Crimea
Nel frattempo, fallirono le iniziative mazziniane come la spedizione di Pisacane e i moti del 1857, repressi duramente. Si rafforzò così l’idea che il Piemonte guidasse l’unificazione. Nonostante le tensioni dopo l’attentato di Orsini a Napoleone III, l’incontro di Plombières nel 1858 pose le basi per un’alleanza: la Francia avrebbe aiutato il Piemonte se l’Austria avesse attaccato.
Alleanza con la Francia
La seconda guerra d’indipendenza e l’armistizio di Villafranca
Cavour provocò l’Austria, che dichiarò guerra al Piemonte nell’aprile 1859, dando inizio alla seconda guerra d’indipendenza. I franco-piemontesi vinsero importanti battaglie e liberarono Milano e gran parte della Lombardia. Diverse regioni italiane insorsero, cacciando i sovrani e formando governi provvisori. Napoleone III firmò l’armistizio di Villafranca, cedendo la Lombardia al Piemonte, ma suscitando scontento. Cavour si dimise, poi tornò al governo per trattare con la Francia, che ricevette Nizza e Savoia in cambio delle annessioni italiane.
IL REGNO D'ITALIA
Nel 1860 Garibaldi guidò la spedizione dei Mille, conquistando la Sicilia e avanzando verso Napoli. Cavour inviò l’esercito piemontese a sud, che sconfisse le truppe pontificie e si unì alle vittorie di Garibaldi. A Teano Garibaldi consegnò il Regno delle Due Sicilie a Vittorio Emanuele II. Dopo plebisciti, Umbria e Marche furono annesse e il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d’Italia.
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