SVILUPPO SOSTENIBILE
Lo sviluppo sostenibile è un concetto che è stato introdotto a partire dal 1987, quando, attraverso il rapporto Brundtland, stilato dalla Commissione Mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell'ONU, si è arrivato a definire come sviluppo sostenibile “uno sviluppo che soddisfa i bisogni delle presenti generazioni senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Vuol dire anche imparare a vivere nei limiti di un solo Pianeta: in maniera equa e dignitosa per tutti, senza sfruttare i sistemi naturali da cui traiamo risorse e senza oltrepassare le loro capacità di assorbire scarti e rifiuti, generati dalle nostre attività.
La sostenibilità ruota attorno a tre componenti fondamentali:•Sostenibilità economica: cioè la capacità di generare reddito e lavoro per il sostentamento della popolazione. •Sostenibilità sociale: intesa come capacità di garantire condizioni di benessere umano come ad esempio sicurezza,salute, istruzione, democrazia, giustizia, distribuite in ugual modo per classi e genere. •Sostenibilità ambientale: cioè la capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali. In poche parole la vera sostenibilità c’è quando si mantiene l’equilibrio tra i diversi modi di essere sostenibile.
L'impatto delle attività umane sul pianeta, a partire dalla rivoluzione industriale ad oggi, ha prodotto dei veri e propri disastri ambientali, con gravi ricadute sull'ambiente e alterazione degli ecosistemi, come la perdita di biodiversità, l'inquinamento dell'aria, del suolo e dell'acqua, eccesive emissioni di Co2 e gas serra, e successivi cambiamenti climatici oltre al depauperamento di risorse naturali. Ciò ha portato delle conseguenze negative sulla salute umana, sulla flora e sulla fauna.
Negli ultimi decenni è cresciuta la consapevolezza della salvaguardia dell'ambiente, perché da ciò dipende la sopravvivenza dell'uomo e della Terra. Questo ha portato alla diffusione di associazioni ecologiste che hanno contribuito alla conoscenza e alla sensibilizzazione e alla diffusione dell'importanza di tutelare e difendere l'ambiente dall'inquinamento e dallo sfruttamento eccessivo di risorse naturali. A partire dagli anni '70 la progressiva presa di coscienza delle problematiche ambientali ha portato alla prima Conferenza sull'Ambiente Umano indetta dall'ONU a Stoccolma nel 1972. Si è giunti nel 1987 alla pubblicazione del rapporto di Brundtland da parte della Commissione Mondiale per l'ambiente e lo sviluppo dell'ONU, nel quale venne definito, per la prima volta, il "concetto di sviluppo sostenibile".
Si iniziò ad associare il concetto di sviluppo sostenibile ad “Economia Circolare”. Fino a quel momento, i modelli economici si basavano sull’economia lineare, un modello economico che prevede lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili (petrolio, gas, carbon fossili, minerali) per giungere alla produzione di prodotti che vengono poi utilizzati e infine scartati come rifiuti. Avendo un importante e non sostenibile impatto sull’ambiente. L’economia circolare invece, prevede che si sprechi il meno possibile e si consumi la minor quota possibile di risorse ambientali, utilizzando fonti energetiche rinnovabili (sole, vento, acqua, calore della Terra), che si rigenerano con la stessa velocità con cui vengono consumate, perché sono ottenute da risorse rinnovabili. Inoltre questo sistema economico prevede che tutto ciò che viene prodotto in maniera sostenibile deve essere rimesso in circolo tramite il suo riuso e il riutilizzo il più a lungo possibile. Questo sistema quindi prevede di riutilizzare, aggiustare, rinnovare, riciclare. I materiali sono riutilizzati in successivi cicli produttivi. Affinché questo modello economico si attui sono necessari la conversione delle attività produttive, dell’innovazione e trasformazione con l’impegno e la collaborazione delle autorità governatrici, delle imprese, degli istituti di ricerca, di tutti i soggetti coinvolti. L’efficacia di un modello di sviluppo sostenibile delle società umane dipende anche dai comportamenti individuali come utilizzare maggiormente i mezzi pubblici, le bici, consumare di meno, riutilizzare prodotti vecchi, ridurre l’uso degli imballaggi, diminuire il consumo di energia elettrica e fare la raccolta differenziata.
Dal 1987, ovvero dal rapporto Brundtland tanti sono stati gli incontri organizzati dall'ONU per promuovere l'attuazione dello sviluppo sostenibile a livello mondiale. Un'altra tappa importante è rappresentata dalla Conferenza ONU su ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro nel 1992, un summit a cui parteciparono 172 paesi del mondo che portò alla definizione della Carta della Terra "la Dichiarazione di Rio" che racchiudeva in 27 punti i grandi principi in materia di ambiente e sviluppo, quindi fu promossa una cooperazione tra gli Stati.
Un altro passo importante è stato compiuto nel 1997 con la firma del "Protocollo di Kyoto", entrato in vigore solo nel 2005, con il quale 180 paesi del mondo si impegnavano a ridurre del 5%, entro il 2010, le emissioni di gas e di anidride carbonica. Rappresentò una tappa importante perché per la prima volta i paesi firmatari si obbligarono a rispettare gli obiettivi. Successivamente, nel 2015, durante la "Conferenza Internazionale sul clima di Parigi", è stato adottato il primo accordo universale sul clima, con il quale ben 195 paesi si sono impegnati a contenere l'aumento della temperatura al di sotto di 2° centigradi. Gli accordi del Protocollo di Kyoto e della Conferenza di Parigi riguardano la salvaguardia dell'ambiente che è collegato allo sviluppo sostenibile, per il quale invece, nel settembre 2015, 193 stati membri dell'Assemblea Generale dell'ONU hanno adottato un documento che rappresenta un programma di azione per trasformare il nostro mondo, "L'Agenda 2030".
Questo quadro di riferimento globale, "The Global Goals", definisce 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il processo di cambiamento del modello di sviluppo viene monitorato attraverso gli Obiettivi e indicatori che rappresentano dei parametri rispetto ai quali ciascun paese viene valutato periodicamente in sede ONU.
L'Agenda 2030 porta con sé una grande novità: per la prima volta viene espresso un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale, superando in questo modo definitivamente l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e affermando che lo sviluppo sostenibile è anche una questione economica e sociale.
L’Agenda 2030, infatti, si basa su cinque concetti chiave:
- Persone. Eliminare fame e povertà in tutte le forme, garantire dignità e uguaglianza.
- Prosperità. Garantire vite prospere e piene in armonia con la natura.
- Pace. Promuovere società pacifiche, giuste e inclusive.
- Partnership. Implementare l’Agenda attraverso solide partnership.
- Pianeta. Proteggere le risorse naturali e il clima del pianeta per le generazioni future.
Tutto ciò rende evidente che l’Agenda 2030 racchiude una finalità ambiziosissima, “Trasformare il mondo” attuando una sostenibilità economica, sociale ed ambientale.
L’Assemblea Generale dell’ONU, che si occupa della gestione del programma d’azione dell’Agenda 2030, ha applicato in questi anni una politica a “libera adesione”, dove ogni stato ha diritto di voto in assemblea ma si segue lo stesso la decisione della maggioranza. Ogni stato che accetta di seguire il programma d’azione per la sostenibilità è tenuto ad organizzare un ente nazionale di tutela verso gli obiettivi dell’Agenda e di auto-monitoraggio. Ad esempio, in Italia, il 3 febbraio 2016, è nata l’ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile). Tra il 2018 e il 2019, l’ASviS ha registrato un miglioramento nazionale su 4 dei 17 obiettivi dell’agenda (Goals 1-8-12-16), un peggioramento su altri 2 (9-11) e una stabilizzazione parziale in merito agli altri 11 obiettivi.
Nonostante questo, il proseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 è in ritardo, quindi nel 2020, l’ONU ha rilasciato un altro documento, il “Decade of Action”, cioè “il Decennio d’Azione”, per velocizzare nel decennio 2020-30 il completamento degli obiettivi dell’Agenda. Questa velocizzazione però non è andata come previsto, in quanto, pochi mesi dopo, a causa dello scoppio della pandemia, Sars-CoV-2, dove tutti i paesi del mondo si sono trovati in una situazione di allarme.
Nonostante ancora oggi alcuni paesi siano lontani dal raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 o altri sono in ritardo, non bisogna comunque perdere di vista l’obiettivo finale, perché lo sviluppo sostenibile è l’unico modo per salvare il Pianeta e i suoi abitanti.
I 17 GOALS DELL’AGENDA 2030
- Goal 1: Sconfiggere la povertà - Goal 2: Sconfiggere la fame
- Goal 3: Salute e benessere
- Goal 4: Istruzione di qualità
- Goal 5: Parità di genere
- Goal 6: Acqua pulita e servizi igienico-sanitari
- Goal 7: Energia pulita e accessibile
- Goal 8: Lavoro dignitoso e crescita economica
- Goal 9: Imprese, innovazione e infrastrutture
- Goal 10: Ridurre le disuguaglianze
- Goal 11: Città e comunità sostenibili
- Goal 12: Consumo e produzione responsabili
- Goal 13: Lotta contro il cambiamento climatico
- Goal 14: Vita sott’acqua
- Goal 15: Vita sulla Terra
- Goal 16: Pace, giustizia e istituzioni solide
- Goal 17: Partnership per gli obiettivi .
ESEMPI DI SOSTENIBILITA’
Nel mondo tanti sono gli esempi di città sostenibili, e rientra tra gli obiettivi comuni che i Paesi si impegnano a raggiungere entro il 2030 c’è quello di rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. Ricordando sempre che per raggiungere la sostenibilità non ci vuole solo l’impegno delle Istituzioni ma del singolo individuo nella sua quotidianità cambiando il proprio stile di vita.
Secondo il Global Green Economy Index, che valuta i progressi delle città nel campo della sostenibilità, al primo posto della classifica ci sono i paesi Scandinavi. Al primo posto della classifica troviamo la Danimarca, con capitale, Copenaghen, poi la Finlandia con Helsinki, la Svezia con Stoccolma e la Norvegia con Oslo. Questi paesi per contrastare il cambiamento climatico hanno ridotto i rifiuti, le emissioni di carbonio e lo spreco d’acqua. In ambito sociale hanno adottato politiche per il sostegno all’inclusione, la lotta alla corruzione, tutela della salute, sicurezza dei residenti.
“Come può una città essere un esempio di sviluppo sostenibile?”
A Stoccolma, un vecchio quartiere industriale della città è stato riconvertito in area residenziale, dotato di un sistema di riciclaggio a circuito chiuso. Ciò significa che i residenti ricavano energia per la metà con i loro stessi rifiuti. La restante parte dell’energia è prodotta con sistemi green, cioè da pannelli solari posti sui tetti delle loro abitazioni e dalla centrale idroelettrica. Inoltre il quartiere è immerso nel verde e si estende lungo le rive di un lago e ci sono le piste ciclabili. Gli edifici sono costruiti con materiali ecocompatibili e ad alto tasso di risparmi energetico. I mezzi pubblici sono alimentati da energie pulite.
Ci sono impianti di depurazione per rendere l’acqua potabile, distribuita attraverso l’acquedotto e infine purificata e fatta riconfluire in mare. Questo è un esempio di quartiere a zero impatto ambientale.
SVILUPPO SOSTENIBILELavoro svolto da:-Buscemi Maria-Cacciapuoti Luigi-De Simone Martina-Riccardo Cristian-Talotti Emanuele
Sviluppo sostenibile
Luigi Cacciapuoti
Created on January 8, 2024
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SVILUPPO SOSTENIBILE
Lo sviluppo sostenibile è un concetto che è stato introdotto a partire dal 1987, quando, attraverso il rapporto Brundtland, stilato dalla Commissione Mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell'ONU, si è arrivato a definire come sviluppo sostenibile “uno sviluppo che soddisfa i bisogni delle presenti generazioni senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Vuol dire anche imparare a vivere nei limiti di un solo Pianeta: in maniera equa e dignitosa per tutti, senza sfruttare i sistemi naturali da cui traiamo risorse e senza oltrepassare le loro capacità di assorbire scarti e rifiuti, generati dalle nostre attività. La sostenibilità ruota attorno a tre componenti fondamentali:•Sostenibilità economica: cioè la capacità di generare reddito e lavoro per il sostentamento della popolazione. •Sostenibilità sociale: intesa come capacità di garantire condizioni di benessere umano come ad esempio sicurezza,salute, istruzione, democrazia, giustizia, distribuite in ugual modo per classi e genere. •Sostenibilità ambientale: cioè la capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali. In poche parole la vera sostenibilità c’è quando si mantiene l’equilibrio tra i diversi modi di essere sostenibile. L'impatto delle attività umane sul pianeta, a partire dalla rivoluzione industriale ad oggi, ha prodotto dei veri e propri disastri ambientali, con gravi ricadute sull'ambiente e alterazione degli ecosistemi, come la perdita di biodiversità, l'inquinamento dell'aria, del suolo e dell'acqua, eccesive emissioni di Co2 e gas serra, e successivi cambiamenti climatici oltre al depauperamento di risorse naturali. Ciò ha portato delle conseguenze negative sulla salute umana, sulla flora e sulla fauna. Negli ultimi decenni è cresciuta la consapevolezza della salvaguardia dell'ambiente, perché da ciò dipende la sopravvivenza dell'uomo e della Terra. Questo ha portato alla diffusione di associazioni ecologiste che hanno contribuito alla conoscenza e alla sensibilizzazione e alla diffusione dell'importanza di tutelare e difendere l'ambiente dall'inquinamento e dallo sfruttamento eccessivo di risorse naturali. A partire dagli anni '70 la progressiva presa di coscienza delle problematiche ambientali ha portato alla prima Conferenza sull'Ambiente Umano indetta dall'ONU a Stoccolma nel 1972. Si è giunti nel 1987 alla pubblicazione del rapporto di Brundtland da parte della Commissione Mondiale per l'ambiente e lo sviluppo dell'ONU, nel quale venne definito, per la prima volta, il "concetto di sviluppo sostenibile".
Si iniziò ad associare il concetto di sviluppo sostenibile ad “Economia Circolare”. Fino a quel momento, i modelli economici si basavano sull’economia lineare, un modello economico che prevede lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili (petrolio, gas, carbon fossili, minerali) per giungere alla produzione di prodotti che vengono poi utilizzati e infine scartati come rifiuti. Avendo un importante e non sostenibile impatto sull’ambiente. L’economia circolare invece, prevede che si sprechi il meno possibile e si consumi la minor quota possibile di risorse ambientali, utilizzando fonti energetiche rinnovabili (sole, vento, acqua, calore della Terra), che si rigenerano con la stessa velocità con cui vengono consumate, perché sono ottenute da risorse rinnovabili. Inoltre questo sistema economico prevede che tutto ciò che viene prodotto in maniera sostenibile deve essere rimesso in circolo tramite il suo riuso e il riutilizzo il più a lungo possibile. Questo sistema quindi prevede di riutilizzare, aggiustare, rinnovare, riciclare. I materiali sono riutilizzati in successivi cicli produttivi. Affinché questo modello economico si attui sono necessari la conversione delle attività produttive, dell’innovazione e trasformazione con l’impegno e la collaborazione delle autorità governatrici, delle imprese, degli istituti di ricerca, di tutti i soggetti coinvolti. L’efficacia di un modello di sviluppo sostenibile delle società umane dipende anche dai comportamenti individuali come utilizzare maggiormente i mezzi pubblici, le bici, consumare di meno, riutilizzare prodotti vecchi, ridurre l’uso degli imballaggi, diminuire il consumo di energia elettrica e fare la raccolta differenziata.
Dal 1987, ovvero dal rapporto Brundtland tanti sono stati gli incontri organizzati dall'ONU per promuovere l'attuazione dello sviluppo sostenibile a livello mondiale. Un'altra tappa importante è rappresentata dalla Conferenza ONU su ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro nel 1992, un summit a cui parteciparono 172 paesi del mondo che portò alla definizione della Carta della Terra "la Dichiarazione di Rio" che racchiudeva in 27 punti i grandi principi in materia di ambiente e sviluppo, quindi fu promossa una cooperazione tra gli Stati. Un altro passo importante è stato compiuto nel 1997 con la firma del "Protocollo di Kyoto", entrato in vigore solo nel 2005, con il quale 180 paesi del mondo si impegnavano a ridurre del 5%, entro il 2010, le emissioni di gas e di anidride carbonica. Rappresentò una tappa importante perché per la prima volta i paesi firmatari si obbligarono a rispettare gli obiettivi. Successivamente, nel 2015, durante la "Conferenza Internazionale sul clima di Parigi", è stato adottato il primo accordo universale sul clima, con il quale ben 195 paesi si sono impegnati a contenere l'aumento della temperatura al di sotto di 2° centigradi. Gli accordi del Protocollo di Kyoto e della Conferenza di Parigi riguardano la salvaguardia dell'ambiente che è collegato allo sviluppo sostenibile, per il quale invece, nel settembre 2015, 193 stati membri dell'Assemblea Generale dell'ONU hanno adottato un documento che rappresenta un programma di azione per trasformare il nostro mondo, "L'Agenda 2030". Questo quadro di riferimento globale, "The Global Goals", definisce 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il processo di cambiamento del modello di sviluppo viene monitorato attraverso gli Obiettivi e indicatori che rappresentano dei parametri rispetto ai quali ciascun paese viene valutato periodicamente in sede ONU.
L'Agenda 2030 porta con sé una grande novità: per la prima volta viene espresso un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale, superando in questo modo definitivamente l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e affermando che lo sviluppo sostenibile è anche una questione economica e sociale. L’Agenda 2030, infatti, si basa su cinque concetti chiave: - Persone. Eliminare fame e povertà in tutte le forme, garantire dignità e uguaglianza. - Prosperità. Garantire vite prospere e piene in armonia con la natura. - Pace. Promuovere società pacifiche, giuste e inclusive. - Partnership. Implementare l’Agenda attraverso solide partnership. - Pianeta. Proteggere le risorse naturali e il clima del pianeta per le generazioni future. Tutto ciò rende evidente che l’Agenda 2030 racchiude una finalità ambiziosissima, “Trasformare il mondo” attuando una sostenibilità economica, sociale ed ambientale. L’Assemblea Generale dell’ONU, che si occupa della gestione del programma d’azione dell’Agenda 2030, ha applicato in questi anni una politica a “libera adesione”, dove ogni stato ha diritto di voto in assemblea ma si segue lo stesso la decisione della maggioranza. Ogni stato che accetta di seguire il programma d’azione per la sostenibilità è tenuto ad organizzare un ente nazionale di tutela verso gli obiettivi dell’Agenda e di auto-monitoraggio. Ad esempio, in Italia, il 3 febbraio 2016, è nata l’ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile). Tra il 2018 e il 2019, l’ASviS ha registrato un miglioramento nazionale su 4 dei 17 obiettivi dell’agenda (Goals 1-8-12-16), un peggioramento su altri 2 (9-11) e una stabilizzazione parziale in merito agli altri 11 obiettivi. Nonostante questo, il proseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 è in ritardo, quindi nel 2020, l’ONU ha rilasciato un altro documento, il “Decade of Action”, cioè “il Decennio d’Azione”, per velocizzare nel decennio 2020-30 il completamento degli obiettivi dell’Agenda. Questa velocizzazione però non è andata come previsto, in quanto, pochi mesi dopo, a causa dello scoppio della pandemia, Sars-CoV-2, dove tutti i paesi del mondo si sono trovati in una situazione di allarme. Nonostante ancora oggi alcuni paesi siano lontani dal raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 o altri sono in ritardo, non bisogna comunque perdere di vista l’obiettivo finale, perché lo sviluppo sostenibile è l’unico modo per salvare il Pianeta e i suoi abitanti.
I 17 GOALS DELL’AGENDA 2030 - Goal 1: Sconfiggere la povertà - Goal 2: Sconfiggere la fame - Goal 3: Salute e benessere - Goal 4: Istruzione di qualità - Goal 5: Parità di genere - Goal 6: Acqua pulita e servizi igienico-sanitari - Goal 7: Energia pulita e accessibile - Goal 8: Lavoro dignitoso e crescita economica - Goal 9: Imprese, innovazione e infrastrutture - Goal 10: Ridurre le disuguaglianze - Goal 11: Città e comunità sostenibili - Goal 12: Consumo e produzione responsabili - Goal 13: Lotta contro il cambiamento climatico - Goal 14: Vita sott’acqua - Goal 15: Vita sulla Terra - Goal 16: Pace, giustizia e istituzioni solide - Goal 17: Partnership per gli obiettivi .
ESEMPI DI SOSTENIBILITA’ Nel mondo tanti sono gli esempi di città sostenibili, e rientra tra gli obiettivi comuni che i Paesi si impegnano a raggiungere entro il 2030 c’è quello di rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. Ricordando sempre che per raggiungere la sostenibilità non ci vuole solo l’impegno delle Istituzioni ma del singolo individuo nella sua quotidianità cambiando il proprio stile di vita. Secondo il Global Green Economy Index, che valuta i progressi delle città nel campo della sostenibilità, al primo posto della classifica ci sono i paesi Scandinavi. Al primo posto della classifica troviamo la Danimarca, con capitale, Copenaghen, poi la Finlandia con Helsinki, la Svezia con Stoccolma e la Norvegia con Oslo. Questi paesi per contrastare il cambiamento climatico hanno ridotto i rifiuti, le emissioni di carbonio e lo spreco d’acqua. In ambito sociale hanno adottato politiche per il sostegno all’inclusione, la lotta alla corruzione, tutela della salute, sicurezza dei residenti. “Come può una città essere un esempio di sviluppo sostenibile?” A Stoccolma, un vecchio quartiere industriale della città è stato riconvertito in area residenziale, dotato di un sistema di riciclaggio a circuito chiuso. Ciò significa che i residenti ricavano energia per la metà con i loro stessi rifiuti. La restante parte dell’energia è prodotta con sistemi green, cioè da pannelli solari posti sui tetti delle loro abitazioni e dalla centrale idroelettrica. Inoltre il quartiere è immerso nel verde e si estende lungo le rive di un lago e ci sono le piste ciclabili. Gli edifici sono costruiti con materiali ecocompatibili e ad alto tasso di risparmi energetico. I mezzi pubblici sono alimentati da energie pulite. Ci sono impianti di depurazione per rendere l’acqua potabile, distribuita attraverso l’acquedotto e infine purificata e fatta riconfluire in mare. Questo è un esempio di quartiere a zero impatto ambientale.
SVILUPPO SOSTENIBILELavoro svolto da:-Buscemi Maria-Cacciapuoti Luigi-De Simone Martina-Riccardo Cristian-Talotti Emanuele