Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

PURPLE CODE

Giuliana Moscuzza Mania

Created on January 7, 2024

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Fill in the Blanks

Museum Flipcards

Image Comparison Slider

Microcourse: Key Skills for the Professional Environment

The Meeting Microlearning

The Meeting Microlearning Mobile

Corporate Who's Who

Transcript

PURPLE CODE

percorsi di...

info

info

TRADUZIONE INTERSEMIOTICA

Faculty of genially

E ADATTAMENTO

GRAZIE!

Faculty of genially and brilliant things

Indice del progetto

Next

Introduzione

II Signore degli Anelli

L'adattamento intermediale

Il significato del colore viola

I vari tipi di traduzione semiotica

progetto realizzato da

  • Giuliana Moscuzza Mania
  • Marika Ilenia Spaticchia
  • Alessia Privitera
  • Michelle Jordan
  • Alberto Marana

Che cos'è la traduzione intersemiotica?

La traduzione intersemiotica di Harry Potter

TRADUZIONE INTERSEMIOTICA E PROCESSO DI ADATTAMENTO: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA?

La traduzione intersemiotica e il processo di adattamento sono strettamente correlati, ma non sono esattamente la stessa cosa. La traduzione intersemiotica, come definito dal linguista Roman Jakobson, è un tipo di traduzione che coinvolge l'interpretazione dei segni linguistici attraverso l'uso di segni non linguistici. Ciò può includere, ad esempio, l'adattamento di un romanzo in un film.

D'altra parte, il processo di adattamento può essere visto come una forma di traduzione intersemiotica, ma è un termine più ampio che può includere anche altre forme di modifiche o revisioni per rendere un'opera più adatta a un nuovo contesto o pubblico. Mentre ogni adattamento può implicare una forma di tradizione intersemiotica, non tutte le traduzioni intersemiotiche sono necessariamente adattamenti.

L’obiettivo del progetto, realizzato da noi, è proprio quello di analizzare questi due interessanti aspetti della comunicazione intermediale.

L'ADATTAMENTO INTERMEDIALE

L'adattamento intermediale in chiave semiotica coinvolge diverse componenti.Inizialmente, consideriamo il concetto di "segno" in semiotica, che può essere diviso in segno iconico (basato sulla somiglianza ), segno simbolico (basato su convenzioni sociali) e segno indicale (basato su relazioni di causa ed effetto).

Quando si adatta un contenuto da un medium ad un altro, è essenziale tradurre questi segni in modo che mantengano il significato originale. Ad esempio, nell'adattamento di un libro ad un film, l'uso di attori, scenografie e colonna sonora sostituisce le descrizioni verbali, cercando di catturare l'essenza della storia attraverso segni visivi e sonori.

Learning sessions / 01

Inoltre, la selezione e la manipolazione dei segni sono cruciali. Alcuni elementi possono essere omessi o accentuati per adattarsi al nuovo medium e alle aspettative del pubblico. Questo processo richiede una comprensione approfondita del linguaggio specifico di ciascun medium e delle aspettative degli spettatori.

La semiotica aiuta a analizzare come i segni vengono interpretati dagli spettatori nel nuovo contesto. Ad esempio, il modo in cui un personaggio è rappresentato visivamente o il suono utilizzato in una scena contribuiscono a creare significati specifici che possono variare rispetto al medium originale.

Key ideas

example

Reflect

In sintesi, l'adattamento intermediale in chiave semiotica richiede una consapevolezza profonda dei segni e dei linguaggi specifici di ciascun medium, oltre a una capacità di reinterpretare e tradurre tali segni in modo che conservino il significato originale, adattandoli alle caratteristiche e alle aspettative del nuovo pubblico.

I VARI TIPI DI TRADUZIONE SEMIOTICA

La semiotica è lo studio dei segni e dei loro significati. Ci sono diversi approcci alla semiotica, come la semiotica linguistica, la semiotica visiva e la semiotica culturale. La semiotica linguistica si concentra sullo studio dei segni linguistici, come le parole e le frasi, e su come vengono usati per comunicare significato. La semiotica visiva esplora i segni visivi, come le immagini e i simboli, e come vengono interpretati e comunicati. La semiotica culturale analizza i segni culturali, come i gesti, le abitudini e i comportamenti, e come influenzano la nostra comprensione del mondo.Ci sono diversi tipi di semiotica che possiamo esplorare!

INDIETRO

Next

1.2. Traduzione intrasemioticaLa traduzione intrasemiotica è un processo di traduzione che coinvolge la trasposizione di segni all'interno dello stesso sistema semiotico. Questo tipo di traduzione si applica quando si desidera rendere un testo in un'altra forma all'interno dello stesso linguaggio o medium. Ad esempio, la traduzione di una poesia in musica o la traduzione di un'opera teatrale in un film. La traduzione intrasemiotica richiede una profonda conoscenza delle caratteristiche e delle convenzioni specifiche di ogni forma di espressione artistica. È una sfida creativa che può portare a nuove interpretazioni e esperienze.

1. Traduzione semioticaLa traduzione semiotica è un processo che riguarda la trasformazione di segni e simboli da una lingua a un'altra. Questo tipo di traduzione mira a trasferire il significato o il senso comunicativo di un testo da una cultura all'altra, utilizzando diversi codici e sistemi semiotici. È un approccio multidisciplinare che coinvolge non solo la conoscenza delle lingue di partenza e di arrivo, ma anche la comprensione delle diverse strutture simboliche e culturali presenti nei testi. È un processo complesso che coinvolge la comprensione e l'interpretazione dei segni e dei simboli all'interno di diverse culture e sistemi di comunicazione. È affascinante come i significati possano essere trasferiti da una lingua all'altra attraverso l'uso di diversi codici e sistemi semiotici.

La traduzione intersemiotica

Dopo aver introdotto i tre tipi di traduzione individuati nella semiotica odierna, è doveroso soffermarci su un tipo di traduzione in particolare: la traduzione intersemiotica, o anche detta trasmutazione. Secondo il linguista russo Jakobson, infatti, «la traduzione intersemiotica o trasmutazione consiste nell’interpretazione dei segni linguistici per mezzo di sistemi di segni non linguistici», sistemi come ad esempio la musica, la danza, il cinema e la pittura. Insomma, la traduzione intersemiotica ha per sorgente un testo linguistico e per destinazione un testo di altra natura. Cinema, teatro, musica, danza, arti figurative, fumetti, manga, anime, fotografia: praticamente qualsiasi traduzione di un testo da uno di questi linguaggi a un altro è oggi considerato un caso di traduzione intersemiotica.

Almeno una volta nella vita lo abbiamo fatto tutti: un docente ci ha assegnato un libro da leggere, magari per le vacanze, e noi invece di andarlo a leggere abbiamo cercato la trasposizione cinematografica. Poi, magari, con il riassunto della trama scaricato da internet ci siamo fatti un’idea più precisa della storia originale del libro (perché si sa che non bisogna mai fidarsi dei film, poiché alle volte modificano pezzi importanti delle storie). Perché in fondo facciamo questo ragionamento: al docente interessa che io conosca la storia raccontata nel libro; il libro e il film raccontano la stessa storia; se guardo il film conosco grosso modo la storia del libro. Però non è mai così semplice, per un’esatta motivazione: se il regista del film da un lato vuole mantenersi fedele alla trama originale del libro, dall’altro deve anche considerare i bisogni del destinatario del testo di arrivo, in questo caso il film, che potrebbe essere ben diverso dal destinatario del testo di partenza, ossia il libro. Per questa ragione la traduzione intersemiotica pone degli ostacoli esattamente come gli altri due tipi di traduzioni, poiché si tratta di un processo che coinvolge due culture: è fondamentale trovare un equilibrio tra la necessità di rimanere fedeli alla sorgente e quella di adattarla a un codice e a un pubblico diversi da quelli di partenza

Inoltre chi produce il testo di destinazione deve affrontare parecchie scelte: è necessario che il regista interpreti la fonte originale a suo piacimento e scelga se esplicitare alcuni elementi del testo originale che potevano rimanere impliciti o meno. Insomma, abbiamo compreso che non è affatto facile: è per questo che non sono rari i casi di traduzione intersemiotica che falliscono nel trasmettere lo stesso effetto del prodotto originale. Molti registi inoltre, nell’adattamento di un’opera, decidono di dare più importanza ad altri fattori, come le scelte espressive del casting, il montaggio, le inquadrature, gli effetti grafici o sonori. È importante dunque non attenzionare esclusivamente la trama, quando vediamo l’adattamento in film di un libro. In questo progetto, dunque, analizzeremo due capolavori letterari che sono stati adattati in grandiose pellicole cinematografiche: la saga di “Harry Potter” e “Il Signore degli anelli”.

Next

"Non serve rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere."(Albus Silente)

"Dopo tutto questo tempo?" "Sempre" (Albus Silente e Severus Piton)

LA TRADUZIONE INTERSEMIOTICA IN HARRY POTTER

"La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce." (Albus Silente)

Il processo di adattamento cinematografico ha coinvolto diversi professionisti, e la Rowling stessa ha svolto un notevole ruolo di guida e consulenza, pur non partecipando attivamente alla realizzazione dei film. La scrittrice ha ceduto i diritti cinematografici dei primi quattro libri alla Warner Bros. nel 1999, con la condizione che il cast principale fosse tutto britannico. In seguito, ha dato il suo benestare alle scelte dei registi e degli sceneggiatori, fornendo loro alcune dritte sulle trame e sui personaggi, in modo tale da prevenire contraddizioni con i libri successivi. Tuttavia, la Rowling ha concesso ai cineasti una certa autonomia creativa, accogliendo alcune variazioni e omissioni rispetto ai romanzi.

La saga di “Harry Potter”, nata dalla penna della talentuosa scrittrice inglese J.K. Rowling, è un fenomeno intersemiotico che ha conquistato il mondo: considerato un capolavoro letterario e cinematografico, esso ha infatti riscontrato un enorme successo internazionale, dando origine all’appassionato “fandom” dei “Potterhead”. Le vicende narrano le straordinarie avventure di Harry, un ragazzino che scopre di essere un mago nel giorno del suo undicesimo compleanno, ritrovandosi improvvisamente immerso in un mondo sensazionale ricco di magia, misteri e creature fantastiche. Insieme ai suoi migliori amici, Ron ed Hermione, incontrati nella Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, l’eroico protagonista dovrà affrontare epiche sfide per sconfiggere il mago oscuro più temibile di tutti i tempi, Voldemort.

La Rowling ha espresso la sua soddisfazione per l’adattamento sul grande schermo, pur ammettendo alcune divergenze e lacune rispetto alla sua idea originale. Inoltre, essa ha anche elogiato il lavoro degli attori, in particolar modo di Daniel Radcliffe, Rupert Grint ed Emma Watson, che hanno dato vita ai tre protagonisti Harry, Ron ed Hermione. Performance magnifiche e memorabili, tanto che, a detta di milioni di fan, sarebbe al quanto difficile immaginare le sembianze dei personaggi diversamente. Le scenografie, la fotografia, il montaggio, la musica e gli effetti speciali hanno magnificamente contribuito a creare l’atmosfera magica e avventurosa dei film, utilizzando sia tecniche tradizionali che digitali. Il risultato è stato una saga cinematografica di grande trionfo, che ha incassato oltre 7 miliardi di dollari in tutto il mondo

GLI OSTACOLI DEL PROCESSO

Indubbiamente, un’adattamento cinematografico perfetto sarebbe arduo e pressochè impossibile da realizzare, poiché la trasposizione di un testo da un sistema di rappresentazione ad un altro, presenta inevitabilmente degli ostacoli, tra i quali:

- Omissione di scene, dialoghi, dettagli e personaggi; -Perdita di informazioni e sfumature linguistiche; - Variazioni di significato.

Queste alterazioni potrebbero essere minime e risultare irrilevanti per lo sviluppo della trama:

...o, al contrario, “cruciali”:

  • L’infanzia e gioventù di Tom Riddle e la creazione degli Horcrux;
  • Il legame tra Voldemort ed Harry, la profezia sul “prescelto” e la simbologia della cicatrice a forma di saetta;
  • L’oscuro e misterioso passato di Silente e Grindelwald;
  • Le avventure (e disavventure) dei Malandrini e un approfondimento sul rapporto tra Piton e Lily;
  • Lo sviluppo della storia d’amore tra Harry e Ginny, trattata superficialmente nei film;
  • L’operato di R.A.B;
  • L’addio ai Dursley.
  • Assenza di Ludo Bagman, Pix il Poltergeist, l’elfa Winky, Charlie Weasley (soltanto menzionato) ed altri personaggi secondari;
  • Azioni o dialoghi attribuiti ad altri personaggi (esempio: Neville che procura ad Harry l’algabranchia al posto di Dobby);
  • Aggiunta di scene non esistenti nei libri, come la coppia formata da Luna e Neville, l’attacco alla “Tana” dei Weasley e l’emozionante ballo tra Harry ed Hermione.

VS

LO STILE

- I libri sono noti per il loro umorismo e la loro ironia, la cui traduzione sul grande schermo potrebbe essere complicata. I film, dunque, tendono ad acquisire più drammaticità.

- I libri sono scritti in terza persona, ciò significa che essi possono donare una visione più ampia del mondo di Harry Potter, andando a scavare nell’interiorità di più personaggi e approfondendo diverse sottotrame; i film, invece, si concentrano maggiormente sulla prospettiva di Harry e sui momenti più salienti della trama.

- I libri permettono ai lettori una definizione propria, soggettiva e “fantasiosa” della saga, sono essi a plasmare gli aspetti dei personaggi e degli ambienti; i film, invece, limitano l’immaginazione dello spettatore attraverso una raffigurazione concreta di ciò che viene narrato e descritto nel formato originale, imposta dal regista e dagli sceneggiatori.

- I libri sono caratterizzati da uno stile descrittivo e dettagliato, che aiuta a creare una dimensione immaginaria vivida e minuziosa; i film, d'altra parte, devono condensare le storie in un formato più breve, il che comporta alcune omissioni.

CARATTERIZZAZIONE DEI PERSONAGGI

Nonostante il profondo affetto dei fan nei confronti dei personaggi principali interpretati dagli attori, è possibile scorgere delle differenze nell’autentica versione letteraria:

RON WEASLEY: mentre nei libri è raffigurato come molto magro e alto, con un lungo naso e il viso tempestato di lentiggini, nei film i lineamenti di Ron risultano essere più “paffuti” e di lentiggini non c’è alcuna traccia; per quanto riguarda il carattere, invece, nel formato letterario è più logico, leale e coraggioso rispetto a quello visivo, in cui prevale il suo essere goffo, buffo, un po’ insicuro e perfino geloso del suo migliore amico. Un peccato, considerando il suo splendido rapporto con Harry.

HARRY POTTER: il “Ragazzo che è sopravvissuto”, all’interno dei libri, è descritto come pieno di vita e molto sarcastico, una testa calda sempre pronta alla sfida. E’ alto, magro, con dei capelli neri e disordinati che ricordano il padre, e occhi di un verde brillante, identici a quelli di sua madre: tratto iconico e di rilievo, insieme alla cicatrice a forma di saetta sulla fronte e i suoi tondi occhiali; nel formato cinematografico, invece, la sua statura è più bassa, gli occhi sono azzurri e persino il suo carattere subisce delle alterazioni, divenendo più mite, ironico e affabile.

HERMIONE GRANGER: nella versione cinematografica, la sua bellezza e i suoi ordinati capelli biondo scuro, canonicamente sarebbero dovuti essere rimpiazzati da un aspetto non propriamente “attraente” e “cespugliosi” capelli castani, per non parlare dei suoi denti anteriori particolarmente grandi. La sua personalità viene inoltre addolcita nei film, in cui risulta essere più simpatica, amichevole, mentre nei libri è più saccente e testarda (ma anche profondamente sensibile).

Draco Malfoy

Ginny Weasley

Severus Piton

Albus Silente

Neville Paciock

Anch’egli è un personaggio molto interessante, al quanto incompreso, definito “grigio” a causa di determinate azioni non propriamente morali. Nonostante ciò, il suo ruolo all’interno della saga è assolutamente cruciale, una colonna portante. Bisogna affermare che il Silente di Richard Harris, nei primi due film, risulti essere una rappresentazione a dir poco perfetta del medium letterario, sia per quanto riguarda l’aspetto fisico, sia la sua pacata, confortante, saggia ma al tempo stesso frizzante personalità. Michael Gambon, invece, ha dato vita ad una versione più autoritaria e severa, persino “esplosiva” qualche volta; per non parlare dei suoi occhi scuri (e non più azzurri), e l’assenza dei suoi caratteristici occhiali a mezzaluna.

Senz’altro uno dei personaggi più emblematici dell’intera saga, molto amato ed elogiato per la sua storia; ma il Piton coraggioso, virtuoso e “umano” del medium visivo, sarà compatibile con la sua versione originale? A dire il vero, non esattamente. Nei libri, egli è fortemente egoista, ambiguo e spesso crudele nei confronti dei suoi studenti. Inoltre, il suo grande “gesto d’amore”, non è dettato dalla purezza del suo cuore, ma da qualcosa di più controverso. Per quanto concerne le sue caratteristiche fisiche, l’unica differenza rilevante riguarda l’età, dato che l’attore dimostra una ventina di anni in più rispetto al personaggio fittizio.

Senza dubbio il personaggio che nei film avrebbe meritato più rilevanza, rappresentando per Harry una delle persone più importanti della sua vita. Essa ha riscontrato il maggior numero di modifiche caratterialmente parlando: infatti, la sua personalità “passiva”, timida e riservata, è l’esatto opposto della Ginny esuberante, solare, temeraria e indipendente dei libri. A livello fisico, invece, a differenziarsi è solo il colore degli occhi, azzurri e non marroni come in origine.

Nei libri, Neville è descritto come un ragazzo piuttosto paffuto, dai capelli biondi, molto goffo, buffo e dall’aspetto trasandato; la sua versione cinematografica è invece più magra, “graziosa” e presenta capelli castani. All’interno dei film, inoltre, nonostante sia stato conservato il carattere comico del suo personaggio, si è lasciato maggiormente spazio alla sua eroicità, mostrando un Neville più audace e sicuro di se stesso.

Rappresentazione fisica piuttosto accurata nella versione visiva; tuttavia, caratterialmente troviamo un Draco sicuramente perfido e arrogante, ma non ai livelli della versione canonica, in cui egli è sempre stato l’acerrimo e detestabile nemico di Harry, costantemente coinvolto in episodi di bullismo. Personaggio complesso poco presente all’interno dei film, la cui evoluzione morale è certamente di non poca importanza.

ADATTAMENTO SODDISFACENTE… O DELUDENTE?

Sicuramente gli esiti della traduzione intersemiotica, nonostante la gloria e l’incredibile fama, ha lasciato l’amaro in bocca ai fan più appassionati che hanno letto i libri, i quali avrebbero desiderato godersi una rappresentazione più completa e ricca di dettagli sul grande schermo. Nonostante ciò, i film di “Harry Potter” hanno segnato profondamente l’infanzia e adolescenza di ognuno di loro, non potendo fare a meno di sviluppare un legame affettivo e nostalgico con essi. Di conseguenza, l’adattamento presenta delle imperfezioni, ma non per questo meriterebbe di essere considerato deludente.

IL FUTURO DELL’UNIVERSO DI HP

Nell’aprile 2023, la Warner Bros ha annuciato una clamorosa notizia che nessuno si aspettava: un reboot della saga in formato serie TV, caratterizzata da 7 stagioni (una per ogni libro). Ciò ha scatenato delle reazioni contrastanti all’interno della comunità “Potterhead”, tra coloro che gioiscono nella speranza di una versione più accurata e fedele ai libri, e chi invece sostiene che i film siano una rappresentazione più che sufficiente e soddisfacente. Non si hanno ancora novità riguardo la produzione, il cast e l’inizio delle riprese, ma una cosa è certa: il magico universo della Rowling è in continua espansione e non si fermerà. Qualche esempio? Il merchandising, l’opera teatrale “Harry Potter e la maledizione dell’erede”, i parchi tematici (Studios), i prequel “Animali Fantastici” e i videogiochi, tra cui il recente e acclamato “Hogwarts Legacy”.

«Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra, Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende, Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,

Il Signore degli Anelli

e i suoi adattamenti

Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende. Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli. Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende.»

La fortunata saga fantasy de “Il Signore degli Anelli” di J.R.R Tolkien é uno dei casi più clamorosi di traduzione intersemiotica, il cui successo intramontabile ha generato notevoli adattamenti cinematografici e televisivi, ma ha anche ispirato radio, fumetti, teatro e videogiochi.

La trilogia de "Il Signore degli Anelli" venne pubblicata in Inghilterra tra il 1954 e il 1955 dalla casa editrice Allen&Unwin, scritta da J.R.R. Tolkien, uno dei maggiori studiosi di letteratura anglosassone e medievale che fu capace di scrivere un’opera a carattere leggendario, un miscuglio di poesia, epica cavalleresca, toni allegri e quotidiani. L’opera complessiva nacque tra il 1939 e il 1949 poiché l’editore Unwin voleva dare un seguito all’ormai famoso "Lo Hobbit", ma la realizzazione fu rallentata dallo scoppio della Seconda guerra mondiale e dalla crisi che susseguì, che rese più complicato il reperimento della carta necessaria per inserire la storia intera de “Il Signore degli Anelli” in un unico volume, come richiesto dall’autore stesso.

Start

"Il Signore degli Anelli” é il romanzo delle avventure di una compagnia leale e piena di divergenze, formata da Umani, Elfi, Nani, Hobbit e tante altre razze unite insieme nella lotta tra il bene e il male, capaci di mettere da parte i conflitti passati e i pregiudizi per salvare la Terra di Mezzo dal controllo di Mordor, un atlante di luoghi infestati e atmosfere fiabesche, di lande aspre e desolate, una lunga lista di dominatori assetati di potere e saggi stregoni, spesso corrotti, di lunghi viaggi e decisioni importanti. La saga è ritenuta un vero e proprio capolavoro della letteratura e un cult senza tempo, capace di riproporre miti antichi dell’Europa medievale senza tralasciare l’immaginazione dei lettori. Tolkien è stato capace di donare al mondo una profonda opera che permette di uscire dai confini pacifici della Contea per vedere e cambiare il mondo in cui viviamo, un viaggio all’interno di noi stessi, capace di far uscire il coraggio e la sensibilità celata in ciascuno di noi, esattamente come fanno i personaggi.

Una delle questioni cruciali che hanno segnato la pubblicazione e l’editoria di questa storia è, tuttora, la traduzione: chi si occupa di tradurre questa saga colossal deve realizzare una traduzione “ad hoc” e studiare il linguaggio di Tolkien, che contiene un ricco glossario di nomi e toponimi, registri stratificati, canzoni e personaggi mitologici, aspetti estremamente curati ed importanti per rendere la traduzione e gli adattamenti della saga fedeli ai testi di partenza originali.

I FILM D'ANIMAZIONE

Nel 1978 Ralph Bakshi seguì l’idea della Rankin/Bass Production e realizzò un secondo film d’animazione tratto dalla saga, chiamato semplicemente “Il Signore Degli Anelli”: la pellicola riproduce la narrazione del primo libro della trilogia, “La Compagnia dell’Anello”, fino alla metà del secondo, “Le Due Torri”; nonostante dovesse essere la prima parte di un’opera intera divisa in due film, il prodotto non ebbe successo e il sequel non fu mai realizzato per carenza di finanziamenti, perciò la storia comincia dalla consegna dell’Unico Anello da parte di Bilbo Baggins a suo nipote Frodo, il protagonista, fino alla battaglia del fosso di Helm. Il film, narrato dal punto di vista di Merry Brandybuck, uno dei compagni di viaggio di Frodo, presenta alcune differenze con il romanzo, ma non così tante da alterarne la storia, in più, alcuni elementi della storia vennero eliminati: nel viaggio di Frodo e compagni verso Brea raccontato da Bakshi viene rimosso il personaggio di Tom Bombadil, poiché poiché non si lega per niente alla narrazione della vicenda, rendendola troppo dispersiva. Sono presenti, in questo lungometraggio, modifiche estetiche ad alcuni personaggi:-Saruman indossa delle vesti rosse invece che multicolori; -Legolas indossa abiti d'argento e grigie anziché un vestito verde e marrone; -Aragorn indossa un vestito tra il verde e il marrone, mentre nel libro indossa un vestito da diverse tonalità di marrone e assomiglia ad un nativo americano; -Boromir è simile ad un vichingo stereotipato. Un’ulteriore differenza è la raffigurazione della battaglia al fosso di Helm, che differisce profondamente da quella raccontata nel libro. Nel film la stessa fortezza si chiama "Fosso di Helm", errore ripetuto anche da Peter Jackson, mentre nel libro il nome è quello della valle dove si trova il burrone all'interno della fortezza.

Nella versione originale, il personaggio di Saruman viene più volte chiamato Aruman perché la maggior parte degli spettatori faticava a distinguere Saruman da Sauron; questa confusione creata a livello terminologico è presente soltanto nel doppiaggio italiano, probabilmente perché i doppiatori non conoscevano bene i termini e i nomi coniati da Tolkien nelle sue opere, così tanto da inventare battute che, nello script inglese, non c’erano. Il film è stato creato dalla stessa collaborazione che aveva lavorato nel film del 1977 “The Hobbit”, pur non essendo considerato il sequel de “Il Signore degli Anelli” realizzato da Ralph Bakshi due anni prima. “Il Ritorno del Re” riprende la storia dove si era interrotta con “The Hobbit”, e offre un riepilogo riadattato degli eventi dei primi due libri della trilogia, “La Compagnia dell’Anello” e “Le Due Torri”; in più, lo stile di realizzazione è più simile a quello de “The Hobbit” che a quello de “Il Signore degli Anelli”, che era stato realizzato con il rotoscopio.

Next

La trilogia di Peter Jackson

La trilogia colossal fantasy prodotta da Peter Jackson é stata uno dei prodotti cinematografici con più successo nella storia e la trilogia più vittoriosa di sempre: diciassette premi Oscar vinti su trenta candidature e moltissimi riconoscimenti dalla critica. La serie è famosa inoltre per l'estremo realismo degli effetti speciali, realizzati dalla società neozelandese Weta Workshop, fondata dallo stesso Peter Jackson e da Richard Taylor. Questa serie di film segue il protagonista della Contea Frodo Baggins e il suo compagno hobbit Samvise Gamgee nella distruzione dell’Unico Anello, creato dall’Oscuro Signore Sauron per impadronirsi della Terra di Mezzo; ad aiutarli in questa avventura ci saranno la creatura Gollum, un tempo hobbit consumato dal potere dell’anello, dallo Stregone Galdalf, dall’Elfo Legolas, dal Nano Gimli, da altri due hobbit Peregrino e Meriadoc e, in particolar modo, dall'Umano Aragon, erede e futuro re al trono di Gondor, che accompagneranno i due hobbit nella distruzione dell’anello all'interno del Monte Fato, nella landa oscura di Mordor.

Gli adattamenti cinematografici di Jackson nacquero a seguito di una richiesta da parte dei fan adulti, scontenti dei precedenti adattamenti degli anni ‘70 rivolti ad un pubblico infantile, film che ignoravano gli aspetti più profondi e filosofici della storia di Tolkien e che, a causa dei mancati finanziamenti, non furono in grado di realizzare qualcosa di più grande. La New Cinema Line credette fino in fondo alla realizzazione del progetto e, attorno al 1995, si prese la responsabilità di mettere dietro la macchina da presa Peter Jackson e coprire i costi di produzione pur di pubblicare tre film corrispondenti ai tre capitoli della saga tolkeniana. Per questo enorme progetto venne fatto un importante uso di grafica computerizzata ed effetti speciali che, durante gli anni delle riprese, si era nettamente evoluta rispetto ai film prodotti dalla Rankin/Bass Production e da Ralph Bakshi, che da piccolo Jackson guardò e che furono una grande fonte di ispirazione per la realizzazione dei film. Alcuni fan hanno criticato questi film poiché contengono delle alterazioni della storia originale e hanno, a detta di questi, un tono un po' diverso dalla narrazione del romanzo e dalla visione originale di Tolkien, ma il coraggio di Peter Jackson fu ugualmente riconosciuto per aver messo fuori qualcosa di grande e difficile allo stesso tempo in chiave moderna. In più, la Nuova Zelanda, terra nativa di Jackson, ha subito un incremento del turismo dai fan più accaniti come meta di pellegrinaggio per visitare i luoghi delle riprese.

Next

Sarà difficile creare un altro lavoro che possa superare l’importanza di questa trilogia, tanti sono gli elementi, più o meno importanti, presenti all’interno dei libri che sono stati omessi, modificati o poco approfonditi nei film, ma proprio a causa della natura di questi due media è praticamente impossibile inserire la stessa quantità di informazioni.

Social beings

NOTEVOLI MOFICIHE E OMISSIONI

Saruman Il Bianco

Arwen Undómiel

Tom Bombadil

E' un bizzarro personaggio che compare nel sesto capitolo de “La Compagnia dell’Anello” che vive nella Vecchia Foresta tra la Contea e Brea; questo personaggio sarà fondamentale nella prima parte del viaggio degli Hobbit, catturati dall’Uomo Salice e salvati proprio da Tom. Si dice che sia la creatura più antica e potente della Terra di Mezzo, capace di indossare l’anello senza svanire o farsi consumare dalla sua malvagità. Pur non essendo un personaggio fondamentale contribuisce a dare qualcosa in più agli scritti di Tolkien.

Forse il personaggio che presenta più differenze. Figlia del Re Elrond, é presente in numerose occasioni e flashback che trattano il forte sentimento che la lega al ramingo Aragorn. Nei film salva Frodo, colpito da un potente incantesimo quasi fatale, cavalcando lontano dai Nazgul che lo avevano colpito, in più, convince il padre a riforgiare la spada usata da Isildur contro Sauron nella Guerra dell’Anello, ma nei libri niente di questo succede: é Glorfindel a salvare Frodo, mentre la spada di Isildur viene forgiata prima che la Compagnia dell’Anello si unisca.

E' il più potente degli Stregoni che, nei film, viene mostrato come l’aiutante di Sauron nei suoi piani di conquista, ma nei libri non è mai stato così. Saruman, ancor prima della Guerra dell’Anello, non ha mai voluto collaborare con Sauron ma impossessarsi dell’anello da sé, comandare la Terra di Mezzo e fondare un nuovo ordine di stregoni basato sull’utilizzo della scienza e della ragione, per far sì che le popolazioni abbandonassero le superstizioni e le antiche tradizioni.

Il Signore degli Anelli - Gli Anelli del Potere

Questa, invece, è una serie televisiva statunitense attualmente in corso di 5 stagioni ambientata nella Seconda Era della Terra di Mezzo, migliaia di anni prima degli eventi raccontati in Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Nella linea temporale tolkeniana ci troviamo davanti alla forgiatura degli Anelli del Potere, all'ascesa dell'Oscuro Signore Sauron, alla caduta del regno di Númenor e all'ultima alleanza tra Elfi e Uomini, eventi narrati nei racconti Il Silmarillion, Racconti Incompiuti e Storia della Terra di Mezzo. J. D. Payne e Patrick McKay, i produttori degli Amazon Studios, con il supporto della Tolkien Estate and Trust, che rappresentava gli eredi dell’autore, HarperCollins e New Line Cinema fecero un accordo legale nel 2017 per realizzare un’opera grande e costosa quanto "Il Trono di Spade", con toni della storia basati su Lo Hobbit di Tolkien, "Il Signore degli Anelli" e ulteriori racconti. Peter Jackson, il regista della trilogia cinematografica, si mostrò inizialmente interessato nella partecipazione al progetto, ma non venne più contattato dagli Amazon Studios poiché l’accordo legale per acquisire i diritti televisivi prevedeva che la serie rimanesse distinta dai film di Jackson e, inoltre, la Tolkien Estate non era favorevole al suo coinvolgimento.

Next

Amazon acquistò solo i diritti televisivi de "Il Signore degli Anelli" e "Lo Hobbit", perciò gli scrittori hanno dovuto identificare tutti i riferimenti alla Seconda Era in quei libri e creare una storia che collegasse gli eventi fra loro. La Tolkien Estate era pronta a bloccare qualsiasi cambiamento rispetto alla sua narrativa principale, qualunque cosa che non rispettasse gli scritti originali dell’autore, ma per questo vennero ingaggiati degli studiosi di Tolkien e addirittura dei parenti per aiutare gli scrittori con la sceneggiatura, che furono liberi di aggiungere personaggi o dettagli a condizione che fossero accurati alle descrizioni “tolkeniane”. Nei titoli di coda vi è un esplicito avviso su come alcuni elementi siano ispirati, pur non essendo contenuti nel materiale originale.

Il più grande cambiamento fatto dalle opere di Tolkien, pur essendo approvato dagli esperti, è stato quella di ridurre la Seconda Era da migliaia di anni a un breve periodo di tempo: ciò ha evitato che i personaggi umani morissero frequentemente a causa della breve loro durata e ha permesso di introdurre i personaggi principali più avanti nella sequenza temporale all'inizio della serie. La prima stagione presenta luoghi già familiari e conosciuti a chi ha visto le opere cinematografiche, come la capitale degli Elfi Lindon e il regno insulare di Númenor e una Khazam-dum nella sua piena bellezza, che la vedono in rovina negli eventi della Terza Era Tolkeniana realizzati da Jackson. In più, vennero introdotti i pelopedi (o “Harfoots”), una specie quasi vicina agli Hobbit dato che questi ultimi non erano ancora presenti nella Seconda Era, secondo gli scritti di Tolkien; infine, i produttori vollero concentrare la serie sui “personaggi buoni” piuttosto che sui cattivi, perciò Sauron, l’Oscuro Signore, sarebbe stato accennato solo prima dello scoppio della guerra. Pur essendo stata accolta positivamente dalla critica, alcuni giudizi negativi vennero emessi sul cast “politicamente corretto” forzato sui principali personaggi della serie fino ad allontanarsi dall’opera originale di Tolkien, passando poi ad una scarsa qualità dei dialoghi, incoerenze nella trama della serie che discosta dai testi di riferimento fino alla scomparsa di Celeborn, marito dell’Elfo Galadriel.

Gli scrittori, però, non riuscirono bene ad adattare i dialoghi direttamente dalle storie della Seconda Era e per questo hanno tentato di riproporli prendendo ispirazione anche da testi religiosi e poesie; in più, hanno adattato i dialoghi a personaggi diversi usando dialetti e metrica. Leith McPherson, proveniente dai film de "Lo Hobbit" come insegnante di dialetti, notò che i linguaggi immaginari di Tolkien si evolvono tra la Seconda Era e la Terza, ad esempio, gli Elfi della serie parlano principalmente Quenya, una sorta di "Latino Elfico" usato solo per lanciare incantesimi nella Terza Era; si sentono anche nanico e orchesco, insieme a dialetti inglesi, scozzesi e irlandesi.

Il colore viola è davvero affascinante e ricco di significati emblematici. Nella traduzione intersemiotica, in cui un'opera viene trasformata da un medium all'altro, il viola potrebbe sicuramente essere una metafora interessante. Ecco alcune considerazioni sul viola e la sua possibile relazione con la traduzione intersemiotica: 1. Mutazione e metamorfosi: il viola è spesso associato a concetti di mutazione, trasformazione e metamorfosi. Questi concetti sono centrali nella traduzione intersemiotica, poiché l'opera originale subisce una sorta di "mutazione" nel momento in cui viene adattata in un nuovo medium. 2. Dualità e unione: Il viola è una combinazione di blu e rosso, due colori che spesso rappresentano dualità. Nel contesto della traduzione intersemiotica, potrebbe simboleggiare l'unione di due mondi artistici differenti: la parola scritta e l’immagine in movimento. 3. Mistero e magia: il viola è spesso associato al mistero, alla spiritualità e alla magia. La traduzione intersemiotica, dunque, può essere vista come un processo enigmatico in cui l'essenza dell'opera originale deve essere catturata in un nuovo formato. 4. Allegoria visiva: immagina un film in cui il colore viola appare in modo prominente durante le scene chiave che dipingono momenti di trasformazione o adattamento. Potrebbe essere un modo visivamente accattivante per suggerire al pubblico che qualcosa di significativo sta accadendo. In breve, il viola potrebbe essere un'ottima scelta allegorica per delineare la traduzione intersemiotica. È un colore che evoca emozioni e offre molteplici interpretazioni, proprio come il processo di adattamento da libro a film.

IL SIGNIFICATO DEL COLORE VIOLA

Got an idea?

Use this space to add awesome interactivity. Include text, images, videos, tables, PDFs... even interactive questions! Premium tip: Get information on how your audience interacts with your creation:

  • Visit the Analytics settings;
  • Activate user tracking;
  • Let the communication flow!

Got an idea?

Use this space to add awesome interactivity. Include text, images, videos, tables, PDFs... even interactive questions! Premium tip: Get information on how your audience interacts with your creation:

  • Visit the Analytics settings;
  • Activate user tracking;
  • Let the communication flow!
Lorem ipsum dolor

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit, sed do eiusmod.

  • Lorem ipsum dolor sit amet.
  • Consectetur adipiscing elit.
  • Sed do eiusmod tempor incididunt ut.
  • Labore et dolore magna aliqua.

Got an idea?

Use this space to add awesome interactivity. Include text, images, videos, tables, PDFs... even interactive questions! Premium tip: Get information on how your audience interacts with your creation:

  • Visit the Analytics settings;
  • Activate user tracking;
  • Let the communication flow!

Got an idea?

Use this space to add awesome interactivity. Include text, images, videos, tables, PDFs... even interactive questions! Premium tip: Get information on how your audience interacts with your creation:

  • Visit the Analytics settings;
  • Activate user tracking;
  • Let the communication flow!
Lorem ipsum dolor

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit, sed do eiusmod.

  • Lorem ipsum dolor sit amet.
  • Consectetur adipiscing elit.
  • Sed do eiusmod tempor incididunt ut.
  • Labore et dolore magna aliqua.

Got an idea?

Use this space to add awesome interactivity. Include text, images, videos, tables, PDFs... even interactive questions! Premium tip: Get information on how your audience interacts with your creation:

  • Visit the Analytics settings;
  • Activate user tracking;
  • Let the communication flow!
Lorem ipsum dolor

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit, sed do eiusmod.

  • Lorem ipsum dolor sit amet.
  • Consectetur adipiscing elit.
  • Sed do eiusmod tempor incididunt ut.
  • Labore et dolore magna aliqua.

Got an idea?

Let the communication flow!

With Genially templates, you can include visual resources to wow your audience. You can also highlight a particular sentence or piece of information so that it sticks in your audience’s minds, or even embed external content to surprise them: Whatever you like! Do you need more reasons to create dynamic content? No problem! 90% of the information we assimilate is received through sight and, what’s more, we retain 42% more information when the content moves.

  • Generate experiences with your content.
  • It’s got the Wow effect. Very Wow.
  • Make sure your audience remembers the message.