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Il Jainismo

EMMA SAVINI

Created on January 7, 2024

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Transcript

IL JAINISMO

di Emma Savini, Chiara Gelli, Helena Galvano, Alba Rosetti e Giorgia Bilosi

Indice

5. I monaci

1. Introduzione

2. Cosmologia

6. I laici

3. Etica

7. Rapporti con altre religioni

4. Logica

Introduzione

Caratteristiche

Il Jainismo si basa su 5 regole fondamentali

I seguaci non adorano Dei però ci sono i Tirthamikara

Scuola nàstika ma credono nel Karma

La sua dottrina è basata sulla non violenza (ahimsà)

Ci sono sia i monaci che i laici

Uomini guida

Jainismo deriva dal nome "Jina", che significa "vittorioso", ed è riferito a Vardhamana l'ultimo dei Tirthamikara. Dei 24 personaggi, di cui il primo fu Rishabhadeva, solo degli ultimi due abbiamo notizie: Parsva e Vardhamana, anche detto Mahavira (grande uomo).

Parsva era uno Ksatriya ma a 30 anni rinunciò a tutto per raggiungere la salvezza, predicò la sua dottrina e fondò la comunità Nirgrantha. Quando aveva 100 anni si lasciò morire ed entrò nel nirvana.

Mahavira invece era sposato e aveva una figlia quando decise di prendere la tonaca. A 30 anni vagabondava sottoponendosi a punitenze e presto abbandonò la tunica continuando nudo.

Info

Storia del Jainismo

Circa agli inizi del 200 a.C.dopo una grave carestia i jainisti si divisero in due comunità, una emigrò a sud e rese obbligatoria la nudità mentre l'altra rimase e decise di usare la veste bianca. Quando l'altra comunità tornò nelle terre d'origine non riuscirono più a riconciliarsi così nacquero gli Svedambara ("vestiti di bianco" e più miti) e i Digambara ("Vestiti di cielo" e più rigidi).

Cosmologia

Il loka

L’Universo prende il nome di loka o triloka, è uno spazio vasto ma finito, senza inizio o fine nel tempo e diviso in tre parti. Nonostante loka significasse in origine ‘’spazio aperto’’, i maestri jaina preferivano una derivazione dalla radice verbale lok, cioè ‘’vedere’’, spiegando il termine come ‘’ciò che viene visto dagli onniscienti’’ o ‘’ciò che viene visto dall’anima’’. Al di fuori del loka c’è solo il non-loka in cui non vi è nulla a parte forti venti.

Info

Jiva, la prima e più importante, si traduce con ‘’monade vitale’’.

Pufgala, cioè atomi

Astikaya

Il Jainismo sostiene l’esistenza di cinque categorie ontologiche chiamate astikaya, le entità fondamentali che permeano il loka.

Dharma, cioè movimento

Akasa, cioè spazio

Info

Le quattro vengono raggruppate in un'unica categoria chiamata ajiva, l'inanimato

Adharma, cioè stasi

Domande del Re Prasenajit

Quest’opera descrive una discussione tra Prasenajit e il monaco jaina Kesin. Prasenajit aveva l’abitudine di compiere esperimenti su dei criminali per verificare l’esistenza dell’anima, per esempio ne gettava uno in un calderone sigillato e, dato che all’apertura non si vedeva uscire l’anima, concluse che anima e corpo dovevano essere identici. In altre occasioni pesava un ladro condannato a morte prima e dopo l’esecuzione e ne sezionava poi il corpo, non trovò mai però nessuna prova fisica dell’esistenza di un’anima.

Kesin replica i suoi esperimenti tramite similitudini: il jiva è come il suono di un tamburo che, pur prodotto in una casa serrata, sarà udibile anche all’esterno, allo stesso modo una borsa di cuoio avrà lo stesso peso prima e dopo essere stata riempita d’aria e sezionare un corpo alla ricerca dell’anima è come sezionare del legno alla ricerca del fuoco.

Le sette verità fondamentali

7. La liberazione

4. Il legame

1. Le anime (jiva)

Gli elementi della realtà possono essere vivi o non vivi

5. La difesa

2. L'inanimato (ajiva)

Le anime si invischiano in ciò che è inanimato.

6. L'estirpazione

3. Gli influssi

Classificazione delle anime

Anime con cinque sensi (tatto, gusto, olfatto, vista e udito)

Anime con tre sensi (tatto, gusto e olfatto)

Anime con un senso (tatto)

Anime con quattro sensi (tatto, gusto, olfatto e vista)

Anime con due sensi (tatto e gusto)

Etica

La condotta di un jaina si basa sul fatto che gli esseri umani realizzino che tutte le anime sono identiche in quanto soffrono, si attaccano alla vita e non desiderano la loro distruzione. Questa idea non è peculiare del Jainismo ma i jainisti sostengono che induisti e buddhisti non la mettono in pratica in modo coerente e adeguato a causa della loro visione parziale della realtà, dalle parole del Dasavaikalika <<prima conoscenza del mondo, poi compassione per esso>>.

Ahimsa

Per spezzare la ruota karmica bisogna seguire l’ahimsa, cioè la non violenza, il ‘’dovere morale supremo’’. Senza l’abbandono delle azioni violente ogni comportamento religioso si rivela inutile.

Info

Pramada

Secondo questo ragionamento i jaina potevano giustificare i loro comportamenti a seconda del contesto: un’azione in apparenza violenta, non lo è se compiuta per autodifesa o per difendere altre persone.

Il Jainismo arrivò a considerare un’azione come davvero violenta solo se accompagnata da mancanza di cura (pramada), è l’intenzione ad avere valore.

L’essere umano, vivendo, è continuamente esposto a distruggere altre forme di vita come insetti o microrganismi.

Info

Info

Info

" è l'intenzione che ha, in ultima istanza, valore. Da un punto di vista reale un uomo non diviene un uccisore solo perchè ha ucciso o perchè il mondo è ricolmo di anime, e non rimane innocente solo perchè non ha ucciso fisicamente [...]. Anche se una persona non uccide effettivamente diventa uccisore se ha l'intenzione di uccidere; anche se un dottore deve causare dolore, egli è non-lesivo e innocente poichè la sua intenzione è pura [..]."

Jinibhadra (secolo VI-VII)

Logica

La logica e il relativismo

La dottrina logica più importante del jainismo è detta anekāntavāda, della molteplicità dei punti di vista, o syādvāda, dottrina del “potrebbe essere”, cioè “da un certo punto di vista”. Le fasi del passaggio logico portano tutte alla medesima conclusione, per cui ogni giudizio è relativo, parziale, e non può in se stesso formare la base per un corretto intendimento del mondo, ma deve essere integrato dagli altri. Ciò non significa che la verità non esiste, ma che non la possiamo conoscere, la può sapere solo quell’individuo onnisciente che esce dal ciclo e ottiene quindi la Liberazione.

Relativamente il vaso è indescrivibile.

Giudizio settemplice

Relativamente il vaso esiste.

Relativamente il vaso esiste ed è indescrivibile.

Ogni cosa può essere considerata: come esistente; come non-esistente, dal punto di vista di un’altra cosa; come esistente in sé e non-esistente per altro; indescrivibile.L’esempio classico riportato dalla logica jàina è un giudizio in sette forme diverse (settemplice), in cui vi sono tutte le combinazioni possibili:

Relativamente il vaso non esiste.

Relativamente il vaso non esiste ed è indescrivibile.

Relativamente il vaso esiste e non esiste(relativamente a una cosa e a un’altra, non contemporaneamente).

Relativamente il vaso esiste, non esiste ed è indescrivibile.

Info

L'apparente contraddizione

È una logica, quella jàina, in cui gli opposti si annullano l’un l’altro, e ogni affermazione può essere fatta solo in rapporto ai quattro fattori e mai in assoluto. Non vi è mai propriamente contraddizione: ciò che è vero da un punto di vista, non è vero da un altro, e se si cerca di assumere assieme i due diversi opposti, allora l’oggetto diventa indescrivibile.

L’oggetto può essere visto in base a quattro fattori, in rapporto al vaso: 1) materia: l’argilla, la materia con cui è fatto il vaso; 2) spazio: il giardino in cui si trova; 3) modo/forma: la forma e figura dell’oggetto; 4) tempo: il momento presente.

Scetticismo, non violenza intellettuale e mezzi di conoscenza

Molti filosofi jàina hanno finito per interpretare questa dottrina filosofica come un'estensione logica del principio dell’ahimsā (=non violenza), nel senso che essa sarebbe tollerante verso le opinioni altrui, una specie di non violenza intellettuale.

Accanto alla logica i jaina ammettono vari mezzi di conoscenza, tra i quali la chiaroveggenza, non sempre sicura, poco affidabile. La lettura del pensiero e la conoscenza perfetta (kevala) risultano invece sempre attendibili.

È importante sottolineare che questa logica non sottintende uno scetticismo di fondo. I giudizi non si ritengono relativi perché incapaci di cogliere la realtà del mondo, ma perché parziali.

Info

La logica sul piano cognitivo

La metafisica jainista attribuisce grande importanza alla logica sul piano cognitivo; viene data una spiegazione scientifica, codificata nei minimi particolari, dell’origine e del divenire degli universi, eterni e increati, in cui si dimostra scientificamente che l’anima non nasce e non muore, ma migra di corpo in corpo fino alla sua Liberazione.

Monaci

Intorno all’80 a.C. il Jainismo si divise in due correnti: i “vestiti di bianco” (Śvetāmbara) e i “vestiti di cielo” (Digambara), questi ultimi sono i monaci più rigorosi.Tutti possono entrare nella vita monastica, purché abbiano compiuto sette anni e mezzo. Ogni nuovo aderente deve compiere per 4 mesi un noviziato, in cui è richiesta l’obbedienza più completa verso il maestro. Scaduto questo periodo, viene compiuta la dīkṣā: una cerimonia di consacrazione, il novizio si rade i capelli, prende un nuovo nome e pronuncia solennemente i cinque grandi voti del Jainismo. D’ora in poi, il monaco Śvetāmbara può possedere solo una veste bianca, un pezzo di stoffa per filtrare l’acqua, una pezzuola per la bocca, un bastone da viandante, e talvolta un libro. Il monaco Digambara, più rigoroso, rifiuta anche questi pochi possedimenti. Il fine ultimo dei monaci era quello di morire di inedia, questa era una decisione presa da loro. In ogni caso tra gli asceti svetambara e digambara, rimane ancora, con poche eccezioni, l'ignoranza o il disinteresse reciproco.

I monaci e le monache svetambara usano una ciotola di legno per il cibo elemosinato in cui mangiare. Al contrario, i monaci Digambara invece mangiano il cibo dalle mani giunte a coppa. Un autore Svetambara recente, Yasovijaya (secolo XVII) cercò di confutare la salda convinzione digambara che il vero asceta non deve usare una ciotola per l'elemosina. Se possedere una ciotola implica essere schiavo dei beni materiali, allora per la stessa ragione il corpo umano potrebbe essere considerato una ciotola per l'elemosina, e quindi un possesso materiale.

La vita monastica jainista è centrata sulla ricerca spirituale e la liberazione dal Samsara. I monaci vivono una vita di rinuncia, meditazione e studio. Tutti i monaci hanno una serie di divieti e obblighi da osservare.

Divieti

Obblighi

Tra gli obblighi, invece vi è il bere solo acqua bollita e filtrata, ispezionare con cura l’ambiente e pulire terra prima di sedersi, per evitare di nuocere a qualsiasi forma vivente, portare una pezzuola bianca sulla bocca per non respirare i microbi dell’aria, mangiare solo vegetali che non recano danno alla pianta (erano vegani spinti, patate e carote non erano concesse).

Tra i divieti vi è il non lavarsi, non accendere fuochi, scavare o arare la terra, mangiare carne, i suoi derivati e altri alimenti che contengono la vita (come i frutti, ricchi di semi) o che siano stati troppo manipolati o insaporiti, accettare cibo che sia stato preparato apposta per loro, mangiare dopo il calar del sole.

VS

Laici

I laici jainisti seguono una vita quotidiana, ma cercano di applicare i principi del Jainismo nei loro rapporti, lavoro e altre attività.I membri delle comunità laiche jaina devono osservare i cinque “anuvrata”, che si differenziano da quelli dei monaci per l’intensità delle osservanze. Il voto dell’astinenza sessuale, diventa obbligo di fedeltà coniugale, e il voto di povertà, viene inteso come imposizione di un certo limite al desiderio di possessi terreni. Questa comunità è coinvolta in opere di bene, donazioni e carità, essi considerano la generosità e la compassione come valori fondamentali. I divieti alimentari riguardano alcuni cibi, ma sono inoltre vietate alcune professioni che possono causare dolore agli altri esseri, come allevare bestiame. La quasi totalità dei laici jaina sono stati e sono tuttora dei mercanti: il commercio rimane, se svolto correttamente, una delle poche attività lecite, che permette di vivere in maniera agiata. Col tempo, tuttavia, le prescrizioni sul modo di guadagnarsi da vivere si sono mitigate.

Liberazione per le donne?

La disputa settaria jaina sullo status spirituale delle donne si è rivelata di particolare interesse per un pubblico contemporaneo.La religiosità femminile nel Jainismo in particolare, è un argomento che non è stato trattato adeguatamente sino a tempi comparativamente recenti. La situazione sta ora mutando e, a mano a mano che iniziano a presentarsi ulteriori dati etnografici sul ruolo della donna, laica o asceta, si dovrebbe verificare un parziale riassestamento della percezione standard, orientata esclusivamente al maschile, della società jaina.

Rapporti con altre religioni

anche numerose testimonianze di tolleranza e persino stima verso sistemi filosofici tutt'altro che affini. Per questo motivo è difficile definire univocamente il rapporto tra questa e religioni differenti e, analizzando il pensiero filosofico jaina, non è raro trovare contraddizioni sul tema anche in uno stesso autore. E’ il caso di Haribhadra, pensatore jaina sulla cui vita ci sono note pochissime e contrastanti informazioni, ma che si configura come il maggiore commentatore dei rapporti con le altre religioni. Mentre sostiene da un lato la superiorità del Jainismo, dall'altro auspica rispetto e stima verso tutte le religioni.

Altre religioni

Il concetto di tolleranza religiosa nasce in un contesto molto diverso da quello della tradizione indiana, precisamente nell’Europa illuminista. Perciò sarebbe azzardato attendersi una piena comprensione del suo significato da parte dei jaina. In India infatti, religioni e movimenti filosofici estranei al proprio tendevano ad essere criticati, fino ad essere considerati veri e propri rivali. Ciononostante, sono presenti nella storia jaina

Molteplicità dei punti di vista

Uguaglianza spirituale

Haribhadra imposta la sua critica verso le altre religioni a partire da un punto cardine del Jainismo, la “Dottrina della molteplicità dei punti di vista”. Essa afferma l’impossibilità per gli uomini di ottenere una conoscenza immediata e simultanea di tutti i punti di vista. Tale impossibilità non rappresenta un limite nell’attività empirica ordinaria, tuttavia impedisce la formulazione di un giudizio perfetto. La risposta jaina a questo problema è quella di adottare una serie di diversi e sfaccettati punti di vista, rifiutando apertamente un cieco dogmatismo. Quello che normalmente potrebbe essere considerato un ottimo strumento filosofico nelle mani jaina, si trasforma con Haribhadra nell’arma principale per attaccare Hinduismo e Buddhismo, additate come interpretazioni dogmatiche e inadeguate della realtà.

Lo stesso Haribhadra che ha argomentato in maniera completa e dettagliata la supremazia del Jainismo di fronte alle altre religioni, sostiene inaspettatamente la necessità di considerare come ugualmente valide tutti i sistemi filosofici. Nelle sue maggiori opere, infatti, si occupa di contestualizzare il Jainismo nel panorama intellettuale indiano, per poi mostrare un atteggiamento liberale verso qualsiasi tentativo non-jaina di intraprendere un cammino spirituale. Afferma di valutare la validità di un sistema sull'unica base della sua validità logica, attribuendo le differenze filosofiche esclusivamente a differenze di nomenclatura. Arriva a sostenere che chiunque aderisca ad una qualsiasi religione debba essere onorato, così come ognuna delle differenti tradizioni spirituali.

HARIBHADRA

VS

Critica agli dèi hindu

Critica ai Veda

Risposta jaina all'Hinduismo

Critica ai sacrifici animali

Śiva e Viṣṇu

Veda e divinità hindu

Mentre le scritture jaina vengono attribuite a maestri onniscienti di origine umana, i Veda sono considerati rivelazioni, che finiscono per diventare strumenti potenti e misteriosi nelle mani della sola classe brahmanica.A sostegno della diffidenza verso i Veda, inoltre, vi è la presenza in essi di sacrifici animali, intesi dai jaina come prova inequivocabile di una dottrina malvagia.La critica prosegue analizzando la descrizione degli dèi hindu, continuamente paragonati agli uomini nelle loro attività e nei loro vizi ed esposti, in questo modo, ad inevitabile scherno.

Come già anticipato, è difficile se non impossibile individuare in maniera univoca l’atteggiamento jaina verso le altre religioni, e lo stesso vale nel caso specifico dell’Hinduismo. Sono noti numerosi contatti tra le due religioni, che hanno finito per influenzarsi a tal punto, da indurre nel corso del X secolo il digambara Somadeva a riconoscere una sorta di sincretismo tra Jainismo e Hinduismo. Non a caso, infatti, esistono diversi esempi di epiteti hindu assegnati alle divinità jaina e viceversa.Al tempo stesso, tuttavia, sono documentati anche costanti attacchi jaina verso i punti cardine dell’Hinduismo, a partire proprio dai Veda.

Divinità e satira

Śiva è di scherno, quello nei confronti di Viṣṇu - altra divinità centrale nel pantheon hindu - è più sfaccettato. Se da un lato viene criticata la caratteristica onnipresenza di Viṣṇu, dall'altro viene rappresentato comunque come una figura potente e degna di rispetto. Complessivamente, perciò, nonostante le reciproche influenze, si riscontra negli autori jaina (e in particolare nel già citato Haribhadra) una concezione quantomeno critica nei confronti dell'Hinduismo, che tuttavia non ha inficiato il rapporto tra i due "popoli", che ad oggi mantengono relazioni generalmente amichevoli.

Entrando poi nel dettaglio della teologia hindu, incontriamo il bersaglio principale dell’iconoclastia jaina, Śiva. Ciò che lo rende tanto fragile davanti alle critiche è il suo ruolo contraddittorio di sostenitore e al contempo distruttore dell’universo, insieme al curioso culto fallico a lui associato. Le testimonianze di satira jaina nei confronti del dio sono innumerevoli, oltre che pungenti e infamanti. Molto popolari, ad esempio, la diverse beffarde versioni della biografia di Śiva, individuato talvolta come figlio di monaci jaina che avevano rotto il giuramento di castità, o ancora come vittima di morti in circostanze a dir poco ironiche.Mentre, dunque, l'atteggiamento generale verso

Critica alla regola monastica

Considerazione del Buddha

Risposta jaina al Buddhismo

Una voce fuori dal coro: Haribhadra

Approccio illusionistico

Critica al Buddhismo

preferendo liquidarli facilmente come illogiche derivazioni di un culto “rivale”.Come altrettanto illogica viene additata l’autorità del Buddha, sconosciuto ai testi jaina e ritenuto poco più di un seguace degenere di dottrine precedenti, sostenitore di un approccio alla realtà troppo mentale e quasi illusionistico.Aspramente criticata è anche la regola monastica buddhista, ritenuta troppo liberale su temi come alimentazione e pratiche ascetiche, tanto da essere utilizzata come dimostrazione della condotta poco seria e corrotta dei suoi seguaci.

Così come accaduto per l’Hinduismo, anche in relazione al Buddhismo possono essere osservate influenze e punti di contatto con il Jainismo, specialmente alla luce della quasi esatta coincidenza temporale e geografica. In questo caso, però, alle differenze dottrinali si sommano rapporti molto tesi, con un atteggiamento di totale disprezzo degli uni verso gli altri. Ne è la dimostrazione il fatto che né buddhisti né jaina abbiano mai desiderato rispondere alle reciproche critiche e accuse. I jaina non mostrano mai l’intenzione di comprendere a fondo temi centrali per il Buddhismo come la questione del karma,

Il fascino del Buddhismo

propria tendenza a evidenziare tanto gli aspetti negativi quanto la necessità di un rispetto di fondo verso tutte le dottrine, mostra di essere in disaccordo con i compagni jaina. Si occupa, quindi, delle affinità tra Jainismo e Buddhismo, sottolineando il fine comune di perseguire il bene altrui. Insieme alle aspre critiche verso il Buddhismo, perciò, abbiamo anche la testimonianza del fascino che esso ha esercitato persino su alcuni jaina.

Interessante sottolineare come, nonostante la ferocia con cui tali critiche vengono sollevate, non si tratti di novità per il mondo buddhista, che nel tempo si era già diviso su molte delle citate questioni. Mentre, quindi, la quasi totalità dei pensatori jaina vede il Buddhismo (insieme all’Hinduismo) come due credenze ugualmente erronee, in questo caso c’è una voce fuori dal coro. Haribhadra infatti, coerentemente con la

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

  • Paul Dundas, Il Jainismo, l'antica religione indiana della non-violenza, Castelvecchi, 2005.
  • Jainismo (https://liceoberchet.edu.it/ricerche/jainismo/jainismo.html)
  • Il Jainismo (https://www.meer.com/it/6204-il-jainismo).
  • Leonardo Vittorio Arena, La filosofia Indiana, Newton Comption, Roma, 1995.
  • Introduzione - Jainismo (http://www.jainismo.it/introduzione.html).

Fine!

Queste regole sono:

  • Non nuocere
  • Non mentire
  • Non rubare
  • Non avere rapporti sessuali
  • Non possedere nulla

Per esempio, i mammiferi. Gli animali hanno rispetto alle piante un vantaggio ovvio perché, oltre ad avere i cinque sensi e un certo discernimento, sono in grado di ricordare le esistenze precedenti e di modificare i loro normali schemi di comportamento tanto da ottenere una rinascita in un paradiso.

Il modo in cui erano state organizzate le comunità fu fondamentalmente il motivo principale per cui il Jainismo sopravvisse per millenni. Monaci e laici erano in stretto contatto e questi ultimi sostenevano economicamente le guide spirituali.

Oggi il Jainismo è ancora presente in India ma fu messo a dura prova durante l'invasione mussulmana che distrusse moltissimi templi è obbligo i jainisti a convertirsi all'Islam

Anche il Buddhismo è un scuola nastika e nascono entrambe nello stesso periodo

I monaci si distinguono tra loro in base a come si vestono mentre i laici sono perlopiù mercanti

La pratica della non violenza è intesa sia come azione che come pensiero e viene applicata con rigore estremo

Per esempio terra, aria, acqua, fuoco e mondo vegeratle. Tra tutte le più umili categorie le piante sono le uniche a condividere, secondo i jaina, alcune caratteristiche con gli esseri umani. Ovviamente crescono e muoiono come le forme di vita più alte, ma il Jainismo ritiene che le piante posseggano addirittura una forma di coscienza e consapevolezza dell’ambiente che le circonda affini a quelle di animali ed esseri umani. Si presume che si possa intuire ciò dalla germinazione in momenti precisi dell’anno, mentre la loro natura rivela aspetti quasi umani come il desiderio di nutrirsi, la riproduzione sessuale e un senso sia di paura sia di possesso.

Il mondo ha un’esistenza concreta, per cui le cose si trovano al di fuori della mente. La conoscenza che ne abbiamo può essere turbata dalle interferenze delle passioni e delle emozioni, è attraverso queste vie che l’elemento spirituale si mescola con quello materiale. Le anime quindi iniziano ad essere condizionate dal ciclo samsarico e diventano soggette al debito karmico. Quindi, L’anima prende influssi dalla realtà, è legata, si difende, estirpa il debito e si libera.

A 43 anni ottenne la conoscenza assoluta e iniziò a predicare fino alla morte; fu lui che fece conoscere maggiormente il Jainsmo rivolgendosi alle masse nella loro lingua e apportò diverse modifiche. Fu lui a inserire la 5° regola, del non possedere nulla, poi obbligò alla confessione e raccomandò la nudità

I Tirthamikara, i "costruttori del guado", sono 24 uomini che portarono avanti questa dottrina prima che prendesse il nome di Jainismo

Cosa conta davvero?

Ciò che conta nel comportamento dei laici non è tanto la totale conformità al modello di religiosità canonica (oltretutto è molto raro al giorno d’oggi che qualcuno prenda formalmente i voti minori), quanto piuttosto la dimostrazione concreta di intenzioni pie e disposizioni etiche corrette, attraverso la partecipazione pubblica alle cerimonie religiose, il dono ai monaci e l’impegno sociale, la correttezza nella gestione degli affari e dei propri legami familiari.