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Lezione - Modelli di progettazione didattica speciale

Dario Lombardi

Created on January 6, 2024

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Transcript

Modelli di progettazione per la didattica speciale

Il sopraccelestiale luogo non lo inneggiò alcun de' poeti di qua mai, e mai non lo inneggerà degnamente. Ecco: e si ha a dir vero, parlando specialmente della verità. La verace essenza, che né colore ha, né figura, e non può essere toccata; che può esser contemplata solo dalla mente, reggitrice dell'anima; che è obbiettivo della verace scienza, ha questo luogo. Platone, Fedro, (Socrate, seconda orazione: 1988, XXVII)

Introduzione

  • La scuola si trova ad affrontare una molteplicità di sfide derivanti dalla complessità che oggi caratterizza il mondo.
  • Gli insegnanti sentono l'esigenza di acquisire competenze atte a gestire le problematicità riconducibili a questa grande eterogeneità di bisogni educativi riscontrabili nella popolazione studentesca.
  • Per gestire al meglio le classi e per garantire loro la fornitura di appropriati servizi educativi, occorre che gli insegnanti siano in grado di realizzare interventi didattici inclusivi, guidati da modelli progettuali consolidati e aggiornati.
  • Per tali ragioni, di seguito verranno esaminati i modelli di progettazione didattica dell'Instructional Design (ID), adattati secondo gli accorgimenti della pedagogia e della didattica speciale.

Archetipi e modelli di progettazione

  • La parola archetipo deriva dal greco Archetypon, compoato da archè, ossia principio, e typos, ovvero forma. Da qui il suo significato di "primo modello".
  • Nella paideia greca l'archetipo della formazione dell'uomo definì questo nella sua complessa totalità, distinguendo la physis (natura), thimos (animo), psyché (soffio vitale), nous (intelletto), eros (amore), pathos (passione), logos (ragione) ed ethos (norma di vita).
  • Il motivo di tale modello è la ricerca di un'idea ordinata che possa racchiudere tutta la complessità dell'essere umano.
  • Lo stesso principio ha mosso negli anni 70 l'Instructional Design all'individuazione del modello ADDIE, al fine di individuare una prassi metodologica in grado di racchiudere la complessità dell'insegnamento per la progettazione di interventi didattici efficaci ed efficienti.

ADDIE & UDL

  • Per venire incontro alle esigenze dell'inclusività, si è ritenuto opportuno integrare il modello ADDIE ai principi dell'Universal Design for Learning (UDL), ossia:
  1. la promozione di molteplici forme di rappresentazione dei contenuti;
  2. l'utilizzo di metodologie diversificate e coinvolgenti, utili per motivare l'apprendimento degli studenti, consentendogli di partecipare attivamente alle lezioni.
  • L'ADDIE consta di 5 fasi: Analysis (analisi), Design (progettazione), Development (allestimento), Implementation (attuazione) ed Evaluation (valutazione).

Analysis

  • Durante la fase di analisi si procede con la ricognizione e l'individuazione: delle esigenze formative interne alla classe; degli scopi perseguiti con l'attività didattica; del profilo dell'utenza e delle competenze già detenute da questa; dei vincoli infrastrutturali, tecnologici ed economici che potrebbero vincolare la progettazione.
  • Prima di progettare l'intervento educativo, è necessario conoscere la situazione di partenza della classe, tramite una valutazione diagnostica delle conoscenze detenute dagli studenti, tramite test di verifica e, per gli studenti disabili, prove personalizzate alle loro capacità e abilità, come sancito dal D.Lgs 66/2017 e dall'O.M. 172/2020.
  • Secondo il principio di individualizzazione, gli alunni disabili dovranno contare su obiettivi di apprendimento adeguati alle loro esigenze e abilità individuali e in linea, per quanto possibile, a quelli di tutta la classe.
  • Il principio di personalizzazione prevede per lo studente disabile l'individuazione di obiettivi simili o del tutto differenti da quelli della classe.

Metodi e prassi per un'organizzazione inclusiva della classe

  • John Dewey, in "Esperienza ed educazione", riporta come l'organizzazione dello spazio interno all'aula incida sul modo di pensare, concepire e percepire l'insegnamento e sulla buona riuscita dell'azione educativa da parte del docente.
  • In un'aula con i banchi disposti in fila, verrà prediletta una lezione erogativa frontale. In quella con i banchi posizionati a ferro di cavallo sarà incentivata la discussione tra docenti e studenti, nonché la lezione di stampo socratico. Nelle classi con banchi disposti a isole sarà possibile applicare una didattica attiva, caratterizzata dal peer teachin e tutoring.
  • Anche Maria Montessori sostiene che "gli spazi d'aula dovrebbero essere polifunzionali, nel senso di consentire lo studio individuale e di gruppo, la comunicazione interpersonale, il momento corale e di isolamento, la sperimentazione del nuovo e l'approfondimento specializzato del già acquisito".

Design: progettazione e UDL

  • Il termine progetto deriva dal latino proiectus, letteralmente "gettato in avanti". Il progetto rappresenta una proiezione, un'anticipazione che la mente compie circa azioni (praxis) ed eventi che si attueranno al fine di conseguire l'obiettivo didattico (telos).
  • La fase di Design è frutto di una riflessione del corpo docente, che individua obiettivi, tempistiche di intervento, materiali, strategie e strumenti didattici.
  • Durante la fase di operazionalizzazione occorre descrivere l'obiettivo e il sistema di verifica che verrà adottato. Sono indicate le schede Obiettivo-Verifica (O-V), ove indicate conoscenze di base, strumenti di valutazione, condizioni di intervento, condizioni di intervento, soglia per ritenere raggiunto l'obiettivo.
  • Per l'adattamento dell'obiettivo alle esigenze degli studenti si applica l'UDL, in cui riscontriamo l'applicazione di 3 principi fondamentali:
  1. Fornire molteplici forme di presentazione dei contenuti (What of learning);
  2. Proporre agli studenti diverse forme di azione (How of learning);
  3. Applicare diversi strumenti per coinvolgere gli studenti (Why of learning).

Development: sviluppo del materiale didattico

  • In questa fase occorre procedere con la selezione e la preparazione dei materiali didattici.
  • Vi sono 3 tipologie di materiali didattici inclusivi, ovvero: quelli che fungono da guida; quelli di supporto e arricchimento per gli studenti; quelli per il consolidamento delle basi teoriche degli insegnanti.
  • Vogt e Krenig hanno riconosciuto 6 criteri che caratterizzano il medium didattico inclusivo:
  1. adattabilità - i materiali devono essere flessibili e applicabili alla realtà quotidiana;
  2. attività in autonomia - devono sostenere il processo di autodeterminazione dello studente;
  3. apprendimento sociale - devono agevolare l'interazione tra gli studenti;
  4. basi concettuali e teoriche - devono avere una buona base teorica e concettuale e devono essere sperimentati in classe;
  5. caratteristiche del materiale - deve essere facile da usare e deve permettere diverse modalità di rappresentazione;
  6. feedback immediato - occorre valutare frequentemente e costantemente gli studenti, dando loro le giuste attenzioni.

Implementation - La dimensione attuativa

  • La fase attuativa contempla il complesso delle mediazioni simboliche e negoziali da mettere in atto quando il dispositivo formativo è stato allestito.
  • La comunicazione riveste un ruolo centrale in questa fase, d'altronde l'insegnamento stesso è da considerarsi un atto comunicativo intercorrente tra soggetto erogatore (docente) e almeno un soggetto acquisitore (discente), coinvolti in una negoziazione di significati e di una serie di mediazioni simboliche, aventi ad oggetto una molteplicità di conoscenze.
  • Il linguaggio verbale del docente deve essere facilmente comprensibile, il ritmo dell'eloquio fluido e regolare e il parlato ben scandito.
  • La prossemica del docente non dovrà suscitare soggezione negli studenti, dovrà altresì esprimere vicinanza e premura, dando l'impressione di poterli supportare, nel breve termine, in ogni momento della lezione.
  • Occorrerà applicare regole chiare e condivise da tutti e ciascuno dovrà essere consapevole delle conseguenze positive e negative dei propri comportamenti.

Evaluation - Valutazione

  • La fase finale deve essere caratterizzata da un evento valutativo. D'altronde la stessa mente umana non può che valutare costantemente i fatti, gli eventi e i fenomeni esperiti, a seguito di un'interazione con qualsiasi ecosistema.
  • La valutazione si colloca in un continuum tra misurazione, intesa come quantificazione, previa applicazione di una scala, e l'interpretazione, ossia l'atto di attribuire un significato a ciò che si evince dal dato simbolico attribuito alla performance educativa. Tra la misurazione e l'interpretazione vi sono le stime, ossia le valutazioni approssimate dei valori numerici di una grandezza.
  • Occorrerà applicare la valutazione diagnostica, formativa e sommativa.
  • Per la valutazione formativa e sommativa è bene applicare la Tassonomia di Bloom, o la più aggiornata tassonomia di Krathwohl.
  • Nella tassonomia di Krathwohl individuiamo due dimensioni, ovvero quella afferente al processo psicologico-cognitivo (ricordare, comprendere, applicare, analizzare, valutare e creare), e quella attinente la natura stessa della conoscenza (fattuale, concettuale, procedurale, metacognitiva).