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EDUCAZIONE CIVICA\

Pino Ricciardulli

Created on January 6, 2024

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DONNA ANGELO O DEMONE?

ANGELO O DEMONE?

La rappresentazione della figura femminile come "donna angelo" o "donna demone-vampiro" durante l'800 e il 900 riflette una dualità culturale e simbolica. La "donna angelo" incarna ideali di purezza, virtù e spiritualità, spesso influenzati da norme sociali e religiose dell'epoca. Dall'altra parte, la "donna demone-vampiro" rappresenta un lato oscuro e seducente, connotato da elementi misteriosi e sensuali. L'arte e la cultura visiva di quel tempo spesso esploravano queste dualità attraverso le rappresentazioni della donna, offrendo riflessioni sulle complesse dinamiche sociali e culturali del momento. Infatti Anche Verga nella novella la "Lupa" contrappone la figura della protagonista una vera e propria femme fatale che lavora con gli uomini nei campi,con la figura della figlia che rappresenta la donna angelo poiché si occupa della casa.

INTRODUCTION HERE

Esempi:

cinema

arte

letteratura

Nel mondo cinematografico, vi è lo stereotipo dell’ “angelo del focolare”, dal titolo del film muto di Dreyer del 1925, in cui vi è il personaggio di una moglie maltrattata e sottomessa, domestica, nutrice timorata di Dio interpretata dall’indimenticabile Mathilde Nielsen, Che incarna la figura femminile dell’epoca;

Solitamente le donne rappresentate nei film o sono dolci, innocenti e totalmente sottomesse, o al contrario molto aggressive e intraprendenti, come La Lara Croft di Angelina Jolie, coraggiosa saccheggiatrice di tombe che non ci pensa due volte a lanciarsi in una missione pericolosissima ma essendo sexy viene considerata forte e indipendente.

Tra la fine dell’ Ottocento e gli inizi del Novecento, prese forma il mito della femme fatale, ossia di una donna che sotto parvenze ammalianti recava con sé distruzione e sconvolgimento. Bella e crudele, bramata e odiata, la femme fatale aleggiava nei sogni e negli incubi di ogni uomo; ossessione dominante di una società che riversava nella donna le incertezze di un’epoca. A livello rappresentativo la femme fatale non corrispondeva ad un tipo univoco, molte e diverse erano le sue interpretazioni: esotica, bruna e beffarda, come nelle incarnazioni di Franz von Stuck, oppure fiammata nei capelli e dalla carnagione esangue, come le nordiche sfingi di Fernand Khnoppf o le angoscianti “donne vampiro” di Edvard Munch.

Venere, in piedi sopra una valva di conchiglia (simbolo di fecondità), è mostrata nuda, in parte coperta dai fluenti capelli biondi, nell’atteggiamento della Venus pudica – una mano al seno e l’altra al pube – tipico delle sculture ellenistiche e ben noto agli artisti già dal Medioevo.

il nudo di Venere hanno un carattere spirituale e non sensuale e intendono celebrare la “vera bellezza”, quella cioè prodotta dall’unione della materia (natura) con lo spirito (idea).

Il concetto di “femme fatale” è stato ampiamente trattato in vari ambiti artistici, tra cui la letteratura, il cinema e la pittura. Nella letteratura, autori come Gustave Flaubert con “Madame Bovary” e Raymond Chandler con i suoi romanzi noir hanno esplorato il personaggio della femme fatale. Il termine stesso è spesso associato al genere del film noir, dove donne enigmatiche e pericolose incarnano il pericolo e la tentazione. Icone come Mata Hari e Salomè sono esempi di figure storicamente legate al concetto di femme fatale.

L’archetipo della “donna angelo” è stato spesso trattato nella letteratura romantica e in opere che esplorano idealizzazioni dell’amore e della purezza. Poeti come Dante Alighieri, con la figura di Beatrice nella “Divina Commedia”, hanno contribuito a plasmare l’immagine della donna angelica. Altri esempi includono le figure ideali e virtuose nelle opere di autori romantici come Lord Byron e John Keats. Questo archetipo è spesso utilizzato per rappresentare l’innocenza e la perfezione femminile, fungendo da contrasto alla figura della femme fatale