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erbario-i colori dell'arte

crescenzaba

Created on January 5, 2024

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Erbario i colori dell'arte

Caesalpina brasilensis

Papaver rhoeas L.

Anthemis tinctoria L.

Iris pseudacorus L.

fin dall'antichità i colori erano ottenuti dagli elementi presenti in natura appartenenti al mondo vegetale, animale e minerale

Rubia tinctorum L.

Genista tinctoria L.

Bixa orellana

Isatis tinctoria

Lawsonia inemis L.

Linum

Linum usitatissimum

Quella del lino è una pianta spontanea del bacino del Mediterraneo. Dalla lavorazione dei semi di questa pianta si ottiene l'olio di lino utilizzato, fin dall'antichità, per diluire i colori ottenuti mescolando polveri colorate ricavate da flora, fauna e minerali con proteine (tuorlo d'uovo o caseina).

caesalpina brasilensis

La caesalpina brasilensis o legno rosso del brasile è una pianta tintoria. Dal legno di questa pianta si ricava una nuance di rosso. Si tratta di una pianta leguminosa che comprende arbusti, piccoli alberi e suffrutici, diffusi nelle regioni tropicali del Nuovo Mondo. Alcune specie hanno importanza come piante ornamentali. Il nome del genere è un omaggio al botanico italiano Andrea Cesalpino.

Rubia tinctorumL.

Questa specie asiatica fu coltivata sin dai tempi antichi per essere utilizzata nella concia delle pelli e per colorare i tessuti. L’etimologia del nome dal latino ruber ricorda il caldo colore rosso che se ne ottiene. In Turchia veniva utilizzata per la tintura dei tipici fez ed il colore prese il nome di Rosso Turco. In Francia nel XIX secolo tinse i pantaloni rossi delle uniformi dei soldati. Il largo uso di questa pianta fece sì che se ne selezionarono numerose varietà ma la migliore restò quella italiana. La fortuna della robbia si interruppe nel 1868 quando due ricercatori tedeschi Groebe e Liebermann scoprirono la sintesi chimica del pigmento. La radice della pianta, ricca di alizarina, serve ancora oggi per usi locali d’artigianato asiatico ed africano e per la produzione di lacche e coloranti vegetali.

Bixa orellana

Bixa orellana noto come Annatto è un colorante dai toni giallo/rossicci ricavato dai semi della pianta. Questo estratto, viene utilizzato anche nelle formulazioni di cosmetici ad azione protettiva solare, ma possiede anche un’azione lenitiva e calmante. Viene inoltre utilizzato per colorare pomate, oli e saponi.

Anthemis tinctoria L.

Dal fiore giallo di questa pianta, detta camomilla per tintori, ricco di pigmenti appartenenti al gruppo dei flavonoidi si ottiene la colorazione giallo dorata. Questa tinta è particolarmente brillante e molto solida, come la si può ammirare largamente impiegata per tingere tessuti come gli antichi tappeti anatolici. Apprezzata e diffusamente coltivata anche in America del Nord e Gran Bretagna, questa pianta è stata poco utilizzata per la tintura dei tessili nel resto d’Europa, probabilmente per la presenza d’altri vegetali da cui ricavare gialli di pregio, quali Reseda luteola L. e Serratula tinctoria L.

Genista tinctoria L.

I rami giovani ed i fiori di Genista tinctoria L., pianta diffusa in tutta Europa nei boschi di querce, castagno e pino, forniscono una vivace e solida colorazione giallo chiaro, dovuta alla presenza di pigmenti del gruppo dei flavonoidi. La ginestra minore è stata largamente impiegata, soprattutto in Francia, nella colorazione di lana, seta e cotone sin dal Medioevo. La pianta viene usata anche per tingere in verde, grazie a bagni di rimonta con Isatis tinctoria L. (guado) su piede di ginestra. Ne sono testimonianza il suo nome volgare inglese “dyer’s greenweed” (erba-verde dei tintori), come pure i luminosi e solidi verdi dell’arazzo di Bayeux, uno fra i tessili medievali meglio conservati d’Europa.

Isatis tinctoria

Reperti di tessuti di lino e canapa colorati di blu e risalenti al Neolitico documentano l’antico uso del guado dal Mar Nero all’Europa, all’India, all’Africa del Nord. Plinio riporta che gli antichi Britanni, con l’intenzione di incutere terrore ai nemici, usavano questa pianta per dipingere i loro corpi. Conosciuta ed apprezzata come pianta medicinale (astringente) e tintoria già nell’antica Roma, Isatis tinctoria L. ebbe la sua massima diffusione nel Medioevo. Fu coltivata nel tempo in molte regioni italiane, successivamente abbandonata con l’importazione dell’indaco indiano (Indigofera tinctoria L.), di maggior resa tintoria. La sua coltivazione è stata oggi ripresa e valorizzata sia in Francia che in Italia con ottimi risultati. Le foglie vengono utilizzate per l’estrazione dell’indaco, termine che probabilmente deriva da indicum e si riferisce al paese d’origine, l’India. Attraverso processi di macerazione e fermentazione in acqua, si ottiene una colorazione gialla verdastra; la soluzione, agitata ed ossidata, fa precipitare i fiocchi d’indaco (indigotina) di colore blu.

Papaver rhoeas L.

Dai petali si ricavava una tintura rossa (antociani) usata anche nella cosmesi femminile. Il nome generico deriva dall'arabo 'papámbele' a sua volta derivato dal sanscrito 'papavira' o 'papavara' (succo nocivo); l'ipotesi di derivazione dal celtico 'papa' (pappa per bambini per conciliarne il sonno) sembra insostenibile; il nome specifico potrebbe derivare dal greco 'rheo' (scorrere via), per i petali presto caduchi, o da 'róia' (melograno) per il colore rosso dei fiori. Forma biologica: terofita scaposa.

Iris pseudacorus

Il giaggiolo acquatico o Iris d’acqua (Iris pseudacorus) è una pianta acquatica presente in quasi tutta Italia in fossi, paludi, risaie, ed altre zone umide o spesso allagate. Questo Iris acquatico produce degli splendidi fiori giallo brillante raccolti in gruppo in un’infiorescenza che termina con un fiore apicale, occasionalmente hanno venature marrone/viola alla base dei petali. Le foglie di colore grigio-verdastro, sono spadiformi, erette, acuminate e lunghe. La pianta rimane verde durante gli inverni miti. Le foglie più lunghe si seccano nei mesi più freddi ma le piante restano vive e ricominciano a crescere appena la temperatura lo permette. Dall'essiccazione delle parti vitali della pianta si ottiene il colore verde.

Iris pseudacorus L.

Lawsonia inermisL.

La Lawsonia inermis è una pianta originaria delle regioni subtropicali del bacino del Mediterraneo oggi è diffusa e coltivata in tutti i paesi arabi, in Nordafrica dal Marocco, all’Egitto, alla Tunisia, in Asia minore, Iran, fino all’India occidentale; ma la coltivazione si è estesa fino alla Cina e alla Florida. La Lawsonia intermis, anche se di origine tropicale e sub-tropicale, grazie alla sua facile adattabilità può essere coltivata quasi ovunque nelle zone a clima mite. La pianta di Lawsonia intermis è conosciuta sin dall’antichità, soprattutto nella sua zona d’origine, il Medio Oriente (Mesopotamia e antico Egitto), ma i termini italiani henna e alcanna come anche il prestito linguistico francese henné sono più recenti, infatti derivano tutti dall’arabo al hanna, di origine persiana, nome entrato nella lingua italiana nel XVI secolo. Questa pianta, dall'alto potere tintorio, è utilizzata anche per tingere fibre vegetali, legno, e pelli animali (cuoio).

Iris pseudacorus L.