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Nicoletta Di Pasqua

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Il Sudafrica, il Paese arcobaleno: le cause della segregazione razziale e l'uomo che ha abolito la schiavitù

Il Sudafrica, un Paese sconfinato (vasto come Italia, Germania e Francia messe insieme) che sembra racchiudere in sé le magie e gli splendori dell’intera Africa, consentendo di spaziare dalle scogliere di Boulders Beach popolate dai pinguini del Capo alle praterie senza fine del Kruger National Park regno di leoni, leopardi, bufali, elefanti e rinoceronti (i cosiddetti Big Five). Dal 1994, il Sudafrica si definisce Raimbow nation non tanto e non solo per la varietà dei suoi paessaggi quanto per la moltitudine di etnie, religioni e diverse culture che abitano in pace sotto un'unica bandiera. Non è stato sempre così, fino al 1994 in Sudafrica la popolazione nera non aveva diritti ed era segregata. Quali le cause? Cosa accadde? Chi ha posto fine alla schiavitù? Vediamolo insieme in questo viaggio tra storia, economia e uomini coraggiosi.

L'origine della segregrazione
Un po' di storia
L'apartheid
Un uomo di coraggio

Testo poesia

Biko: l'orgoglio nero
Frasi per pensare
Invictus: gli ideali di Mandela
L'importanza della lotta

Nelson Mandela nacque il 18 luglio 1918 a Mvezo, nel Sud-Est del Sudafrica. Studente brillante di legge, nel 1942 si laureò e aprì uno studio in cui assisteva chi oppresso per ragioni raziali ed entrò a far parte dell'ANC (African National Congress), un'organizzazione pacifica che chiedeva uguaglianza e maggiori diritti per i neri. In pochi anni divenne uno dei leader di spicco del movimento per i diritti dei sudafricani di colore. All'inizio degli anni '60, dopo un decennio passato dentro e fuori dal carcere, Mandela fu tra i fondatori dell’Umkonto we Siswe (“Lancia della nazione”), un'organizzazione clandestina che abbandonò la via pacifica per combattere con armi e guerriglia la crescente oppressione bianca. Nel 1963, Mandela venne catturato, processato per alto tradimento e condannato all'ergastolo. La sua detenzione durò 27 anni, passati tra Robben Island (dove fu costretto ai lavori forzati) e altre carceri. Anche dal carcere Mandela continuò a rimanere un punto di riferimento per i neri del Sudafrica, che ormai lo chiamavano con il titolo onorifico del suo clan d'origine, "Madiba". Grazie alle pressioni internazionali (embargo e sanzioni) fu finalmente rilasciato nel 1990. Una volta liberato continuò la sua campagna per porre fine all'apartheid. Nel 1994 Mandela ricevette il Premio Nobel e nello stesso anno vinse le elezioni e divenne il primo presidente nero del Sud Africa. Morì nella sua casa di Johannesburg il 5 dicembre 2013, all'età di 95 anni.

Le leggi segregazioniste dell'apartheid Nel 1912 fu creato l'ANC, il Congresso Nazionale Africano, il movimento dei neri sudafricani, nello stesso momento in cui furono emanate le prime leggi segregazioniste. Nel 1914, il Partito Nazionale fu fondato dagli ufficiali anziani Boeri e dal generale James Barry Hertzog che, nel 1924, diresse il primo governo nazionalista afrikaner. Nel 1936, fu soppressa la concessione di voto per le popolazioni nere della provincia del Capo. La Lega giovanile dell'ANC fu fondata da Nelson Mandela, Walter Sisulu e Oliver Tambo. Nel 1948, il Partito Nazionale vinse le elezioni, il governo era formato esclusivamente da Afrikaners. Le leggi d'apartheid furono emanate tra il 1949 e il 1954. I matrimoni tra neri e bianchi erano vietati, le relazioni sessuali tra bianchi e non-bianchi punibili: la popolazione è classificata secondo la razza. Nel 1960, i vari movimenti nazionalisti africani furono vietati, tra cui l'ANC che aveva condotto una campagna di disobbedienza a partire dal 1952, con lo scopo di protestare contro l'apartheid. La lotta armata dell'ANC iniziò nel 1961 e, due anni dopo, Nelson Mandela venne condannato all'ergastolo.

Nel 2009, il compleanno di Mandela (18 luglio) è stato dichiarato "Mandela Day" per promuovere la pace globale. L’oppressione subita durante i 27 anni trascorsi in carcere a causa del suo attivismo politico a difesa dei diritti delle persone di colore e contro l’apartheid, fa del Nelson Mandela Day l’occasione per ricordare le difficili condizioni di vita dei detenuti e riconoscere l’importanza di chi lavora nelle strutture detentive. Ma il messaggio più forte di questa giornata è l’invito ad una grande rivoluzione culturale e sociale: tutti hanno la capacità e la responsabilità di cambiare il mondo, in meglio. Il Mandela Day è un’importante ispirazione al cambiamento, al coraggio, all’amore per l’umanità. E' un giorno importante perché negli anni sono stati raggiunti - in Sudafrica e nel mondo - traguardi sui diritti civili, così come nella lotta al razzismo, ma c’è ancora molto da fare e, soprattutto, è essenziale non dimenticarsi mai che certi obiettivi sono stati raggiunti da figure che ancora oggi possono essere d’esempio per noi tutti e tutte.

Stephen Biko è stato, insieme a Nelson Mandela Desmon Tutu, il simbolo della lotta all’apartheid in Sudafrica. Nacque il 18 dicembre del 1946, a Tylden, in Sudafrica, nell’odierna provincia del Capo orientale. All’università Biko fondò la South African Students Organisation, un’associazione per studenti nata per appoggiare la protesta dei neri che subivano la segregazione razziale, che poi sfociò nel “Black Consciousness Movement”, uno dei più importanti movimenti anti-apartheid. Biko non entrò mai a far parte del più antico movimento di liberazione dei neri in Sudafrica, l'”African National Congress”: nonostante questo diventò popolarissimo anche per via della sua morte, avvenuta nel 1977 dopo che era stato arrestato e torturato dalla polizia. La morte di Stephen Biko sconvolse il Sudafrica e il mondo intero. Fu Donald Woods, un giornalista bianco anti-apartheid e amico di Biko, a rendere pubblica la vera entità della morte dell'attivista. Il giornalista riuscì a entrare all'obitorio con la sua macchina fotografica e scattò decine di foto del cadavere di Biko, smascherando un governo che aveva sempre negato che fosse stato torturato. Rispetto ad altri attivisti come Nelson Mandela e Desmond Tutu, l'eredità di Stephen Biko è relativamente più ridotta. Biko però rimane ancora un eroe e un modello per generazioni di attivisti nella lotta per l'uguaglianza razziale in tutto il mondo. Le sue parole «Se siamo liberi nei nostri cuori, non ci saranno catene create dall'uomo abbastanza forti da tenerci fermi» e la sua morte furono determinanti per far avanzare la lotta contro l'apartheid in Sudafrica e raggiungere un successo che fino ad allora sembrava impossibile.

Vasco de Gama scoprì il Sudafrica nel 1497. Nel 1652, la Compagnia delle Indie Orientali olandese iniziò la colonizzazione del paese e fece importare degli schiavi dalla Batavia o dal Madagascar per sopperire alla mancanza di manodopera. Nel 1691, fu ufficializzata la « colonia del Capo ». Nel 1691, fu ufficializzata la « colonia del Capo ».Nel 1795, gli Inglesi occuparono il Capo e, nel 1820, fondarono Port Elizabeth. La schiavitù fu abolita nel 1835 e cominciò l'esodo dei Boeri (europei di origine franco-olandese) verso l'entroterra delle terre sudafricane. Nel 1852, il Transvaal ottenne l'indipendenza. Nel 1854, la colonia del Capo ottenne una Costituzione ed un governo rappresentativo. Nel 1855, Pretoria fu fondata dai Boeri. Essa divenne la capitale della Repubblica Sudafricana del Transvaal.Nel 1877, il Transvaal fu annesso dai Britannici. Nel 1880, ebbe luogo la Prima guerra dei Boeri, persa dai Britannici. La Seconda guerra dei Boeri iniziò nel 1889: la dominazione britannica si estese su tutto il Sudafrica. Oltre ventiseimila civili Boeri morirono nei campi di concentramento, istituiti in quell'epoca. Soltanto nel 1906, la colonia di Transvaal ottenne la propria autonomia politica.

La scoperta, alla fine dell'ottocento, di enormi giacimenti di oro e diamanti, oro, platino e altri metalli prezioni aprì le porte a grandi masse di migranti e ai grandi capitali europei che permisero l’organizzazione su scala industriale dell’estrazione mineraria. Una nuova organizzazione economica, basata su industria mineraria e manifatturiera e commercio estero portò da una fase di difesa da scorrerie e nomadismo alla necessità di assoldare manodopera a bassissimo costo. Dato che il problema della mano d’opera era legato a quello della proprietà terriera indigena, il democratico Partito Laburista dette inizio alla politica dell’apartheid, rivelandone da subito il carattere economico. Le riserve create nel 1913 con il Nactives Land Act, dove potevano vivere solo i cittadini africani, divennero magazzini di forza lavoro a basso costo in zone lontane dai centri minerari, non collegate alla rete ferroviaria, terre di scarto, paludose o desertiche da cui prelevare manodopera da sfruttare. Nel 1923, viene approvato il Native Urban areas act che prevede la separazione degli spazi urbani residenziali ai neri e ne regola l’afflusso alle città, nel 1924 viene vietata la rappresentanza sindacale ai neri, nel 1925 viene stabilito un minimo contrattuale per i lavoratori non qualificati solo se bianchi. Ben prima delle leggi che hanno introdotto criteri più aspri di segregazione razziale (1937 viene impedito l’accesso alle città ai neri se non hanno lavoro, 1949 vengono proibiti i matrimoni misti), tutti i provvedimenti evidenziano come il razzismo sudafricano ha precisi fondamenti economici tesi unicamente a mantenere al più basso possibile il valore della forza lavoro e a far rimanere il benessere nelle mani dei bianchi

Un vincitore è un sognatore che non si è arreso.

Sembra sempre impossibile finché non viene realizzato.

Tutti possono migliorare a dispetto delle circostanze e raggiungere il successo se si dedicano con passione a ciò che fanno.

Esseri liberi non significa semplicemente rompere le catene ma vivere in modo tale da rispettare e accentuare la libertà altrui.

Non giudicatemi per i miei successi, ma per tutte le volte che sono caduto e sono riuscito a rialzarmi.

L'odio annebbia la mente. Si interpone nel percorso strategico. I leader non possono permettersi di odiare.

Credo che essere gentili e premurosi sia la vera base di un cambiamento reale.

Non compromettere i tuoi principi, ma non umiliare i tuoi avversari. Nessuno è più pericoloso di chi viene umiliato.

La gente coraggiosa non teme di perdonare per il bene della pace.

Mandela rifiutò il veleno del risentimento non per un credo religioso o morale, ma perché sapeva che demonizzare l’avversario non aiuta a vincerlo ma distrugge la propria identità. Per questo lottò per non cadere nella trappola dell’odio nonostante l’oppressione, le umiliazioni, l’ingiustizia. Da avvocato, combatté con tutte le sue forze le istituzioni che imponevano la segregazione razziale ma non era un pacifista bensì un uomo di pace. Per questo adottò la strategia della non violenza, ma non in maniera esclusiva. Quando in cambio della sua liberazione gli fu chiesto di obbligare l’African National Congress ad abbandonare la violenza lui rispose di no. Non era possibile fin quando non fosse stato riconosciuto il suffragio universale. Da partigiano sapeva che in quella situazione in cui una minoranza bianca vessava e sfruttava la maggioranza nera bisognava reagire e difendersi, fino a quando non fossero state abolite le leggi razziali. Mandela aveva chiaro che l’obiettivo più grande era la liberazione ma sapeva anche che sconfitto l'Apartheid la strada era ancora lunga. Ha scritto nella sua autobiografia “Essere liberi non significa semplicemente liberarsi dalle catene, ma vivere in modo da rispettare e promuovere la libertà degli altri”. Negli anni di carcere, il suo pensiero e la sua filosofia si consolidarono grazie a molte letture tra le quali, come dichiarò lui stesso, quella che lo accompagnò invitandolo a non perdere la speranza fu la poesia "Invictus" scritta, nel 1875, dal poeta e giornalista inglese William Henley mentre si trovava ricoverato in ospedale per l'amputazione di una gamba. Henley trovò in sè stesso la forza per attrversare una notte di ospedale che sembrava non finire mai, Mandela leggendo le sue parole trovò la forza per resistere e continuare a lottare, capì che c’era una forza di cui nessuno avrebbe potuto privarlo neppure nel fondo di una prigione: la sua anima indomabile.

Invictus

William Ernest Henley

Dal profondo della notte che mi avvolge, Nera come un pozzo da un estremo all’altro, Ringrazio qualunque dio ci sia Per la mia anima invincibile. Nella stretta morsa delle avversità Non mi sono tirato indietro né ho gridato. Sotto i colpi avversi della sorte Il mio capo sanguina, ma non si china. Oltre questo luogo di rabbia e lacrime Incombe solo l’orrore della fine. Eppure la minaccia degli anni Mi trova, e mi troverà, impavido. Non importa quanto stretta sia la porta, Quanto impietoso sia lo scorrere della vita, Io sono il padrone del mio destino: Io sono il capitano della mia anima.