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in viaggio per l'Italia

paolabrazzabeni

Created on January 3, 2024

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Di crema, di limone o di vaniglia, il gelato, che meraviglia! In vetta al delicato cono vede il bambino dapprima un iridato massiccio alpino: e la panna è la neve del Cervino, la fragola, tra burroni di cioccolato, è il Monte Rosa, certo. Poi le dentate scintillanti vette si sciolgono in delizia, non sono più che lisce collinette o le dune ondulate d’un deserto… E anche il deserto te lo mangi tu scoprendo che la sabbia, o meraviglia, è di crema e limone, e di vaniglia.

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Una volta un accento per distrazione cascò sulla città di Como mutandola in comò. Figuratevi i cittadini comaschi, poveretti: detto e fatto si trovarono rinchiusi nei cassetti. Per fortuna uno scolaro rilesse il componimento e liberò i prigionieri cancellando l’accento. Ora ai giardini pubblici han dedicato un busto “A colui che sa mettere gli accenti al posto giusto”.

ORA E' IL TUO TURNO: leggi con attenzione e fai un questionario con Panquiz

Tutti conosciamo La leggenda del mostro di Loch Ness ma in pochi sanno che anche in Lario il lago di Como vanta il proprio mostro una creatura fantastica e leggendaria. La leggenda nasce nel 1946 a Colico nella riserva naturale Pian di Spagna, due cacciatori che si trovano sulle rive del Lago sostengono di essersi imbattuti in un animale lungo 10-12 metri ricoperto di squame rossastre e dotato di una bocca spaventosa. Un secondo avvistamento è datato 1954 ad Argegno sul ramo Comasco del Lario. Padre e figlio passeggiano sulle sponde del Lago e notano una strana creatura lunga circa un metro con muso arrotondato e piedi palmati. Nel 1957 a Dongo dopo alcune segnalazioni un gruppo di ricercatori si cala in acqua con un batiscafo e osserva un animale dalla testa allungata come quella di coccodrillo. Dopo un silenzio di quasi 50 anni l'ultimo avvistamento risale al 2003 nel lecchese. Un gruppo di pescatori sostiene di avere visto nelle acque del lago una sorta di anguilla gigante. Naturalmente si tratta di potenti suggestioni amplificate nel corso del tempo dai titoli di giornale o dal passaparola. Tutti questi avvistamenti possono essere spiegati infatti in maniera molto razionale ed estremamente facile una lontra dalle dimensioni ragguardevoli oppure un branco di pesci che nuota compatto. Ma da dove nascono le suggestioni di questa creatura? Il Lario Sauro, un rettile acquatico estinto, un carnivoro predatore, vissuto nel triassico medio circa 240 milioni di anni fa che poteva avere lunghezza fino a un metro e trenta, viveva proprio nel lago di Como.

Il Semaforo Blu Una volta il semaforo che sta a Milano in piazza Duomo fece una stranezza. Tutte le sue luci, ad un tratto, si tinsero di blu, e la gente non sapeva più come regolarsi. – Attraversiamo o non attraversiamo? Stiamo o non stiamo? Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il semaforo diffondeva l’insolito segnale blu, di un blu che così blu il cielo di Milano non era stato mai. In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano, i motociclisti facevano ruggire lo scappamento e i pedoni più grassi gridavano: – Lei non sa chi sono io! Gli spiritosi lanciavano frizzi: – Il verde se lo sarà mangiato il commendatore, per farci una villetta in campagna. – Il rosso lo hanno adoperato per tingere i pesci ai Giardini. – Col giallo sapete che ci fanno? Allungano l’olio d’oliva. Finalmente arrivò un vigile e si mise lui in mezzo all’incrocio a districare il traffico. Un altro vigile cercò la cassetta dei comandi per riparare il guasto, e tolse la corrente. Prima di spegnersi il semaforo blu fece in tempo a pensare: “Poveretti! Io avevo dato il segnale “via libera” per il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato il coraggio”.

A Venezia un signore è diventato un pesce. Un altro signore prova, però non gli riesce.

Torino Sotto i portici di Torino ho incontrato uno scolaretto. Garrone? Nobis? Il muratorino che della lepre rifà il musetto? Come le pagine vecchie e care del vecchio Cuore, sempre belle, le vecchie strade diritte e chiare si somigliano come sorelle. Torino, Torino il Po e il Valentino le colline incantate per farci le passeggiate di fine settimana, e la Mole Antonelliana in mezzo alle cartoline illustrate. (Gianni Rodari)