IMMIGRAZIONE
Lavoro educazione civica di: Lolli, Farina, Tampieri
indice
RIFUGIATO-RICHIEDENTE ASILO
ASILO POLITICO PROTEZIONE INTERNAZIONALE
ROTTA BALCANICA
PAESI CHE ACCOLGONO
PAESI DA CUI ARRIVANO PIU' MIGRANTI
STORIE
DIRITTI
ITALIA
RIFUGIATO E RICHIEDENTE ASILO
I rifugiati sono le persone che hanno un timore fondato di essere
perseguitate nel loro Paese di origine per motivi di: - razza, - religione, - nazionalità, - opinione politica, - appartenenza ad un determinato gruppo
sociale - non possono ricevere protezione dal loro Paese di origine.
Info
I richiedenti asilo sono persone che presentano una richiesta formale di asilo in un altro paese perché temono per la propria vita nel proprio paese d'origine. Al momento i cittadini dei paesi terzi devono presentare domanda di protezione nel primo paese dell’UE in cui arrivano, diventando così dei richiedenti asilo. Ricevono poi lo status di rifugiati o una diversa forma di protezione internazionale solo dopo l’approvazione da parte delle autorità nazionali.
Info
ASILO POLITICO
1. Chi?
2. Dove?
3. Procedimento
La commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale dopo un colloquio con il richiedente può decidere:1. riconoscere lo status di rifugiato 2. concedere la protezione sussidiaria 3. dare un permesso di soggiorno per motivi umanitari 4. rigettare la domanda 1.
il richiedente di protezione internazionale è una persona, che fuori dal suo paese d'origine,richiede in un altro paese protezione internazionale
La domanda si può presentare o in questura o alla polizia di frontiera. Secondo il regolamento di Dublino si può richiedere asilo nel prmo paese in cui si entra.
Si può richiedere
NON si può richiedere
Se nel proprio Paese si è stati oggetto di persecuzioni dirette e personali per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a determinati gruppi sociali o per le proprie opinioni politiche (in base alla Convenzione di Ginevra) .
Se si è già stati riconosciuti in un altro paese, se si provine da uno stato, diverso da quello di appartenenza, che abbia aderito alla convenzione di Ginevra, dove nel quale avendo soggiornato per un certo priodo di tempo non si ha richiesto lo status di rifugiato e se in Italia si hanno ricevuto condanne per atti contro la legge.
PROTEZIONE TEMPORANEA E INTERNAZIONALE
La protezione internazionale è la categoria generale delle figure del diritto di asilo, che l'art. 10 Cost. riconosce allo straniero che nel suo Paese non può esercitare le libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana.
03
04
01
02
Manifestazione della volontà di chiedere protezione internazionale
Identificazione e formalizzazione della domanda
Colloquio presso la Comissione territoriale
Valutazione e decisione
La protezione internazionale è un insieme di diritti fondamentali
riconosciuti dall’Italia ai rifugiati ed ai titolari di protezione sussidiaria.
+info
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Lo straniero ha il diritto di presentare domanda protezione internazionale presso l'ufficio di polizia di frontiera all'atto dell'ingresso nel territorio nazionale o presso l'ufficio della questura competente in base al luogo di dimora.
PROTEZIONE TEMPORANEA E INTERNAZIONALE
La normativa europea ha introdotto l'istituto della protezione internazionale, in base al quale al richiedente asilo può essere riconosciuto, in considerazione della condizione personale, lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria.
L'istituto della protezione internazionale è stato introdotto dalla normativa europea e comprende due distinte categorie giuridiche:
- il riconoscimento dello status di rifugiato, disciplinato dalla Convenzione di Ginevra, è accordato a chi sia esposto nel proprio Paese ad atti di persecuzione individuale, configuranti una violazione grave dei suoi diritti fondamentali (Convenzione di Ginevra del 1951, D.Lgs. 251/2007, artt. 7-8);
- la protezione sussidiaria, di cui possono beneficiare i cittadini stranieri privi dei requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato, ossia che non sono in grado di dimostrare di essere oggetto di specifici atti di persecuzione, ma che, tuttavia, se ritornassero nel Paese di origine, correrebbero il rischio effettivo di subire un grave danno e che non possono o (proprio in ragione di tale rischio) non vogliono avvalersi della protezione del Paese di origine.
Info
I PAESI CHE ACCOLGONO
Turchia
La guerra in Siria e il deterioramento della situazione in Iraq e Afghanistan, hanno trasformato la Turchia nel Paese con il più alto numero di richiedenti asilo e rifugiati al mondo: sarebbero circa 4 milioni secondo le stime più recenti di UNHCR5 . Ed è dalla Turchia che sono transitati la maggior parte di coloro che poi hanno tentato di raggiungere l’Europa attraversando, spesso a piedi, i Balcani. Al fine di fermare tale flusso, nel marzo 2016 i Paesi membri dell’UE hanno raggiunto un accordo con la Turchia in base al quale chi arriva in Grecia, se non ritenuto idoneo a ricevere protezione internazionale, viene rimandato in Turchia. Allo stesso tempo si introduce uno schema di scambio 1:1 secondo il quale per ogni siriano rimandato in Turchia, un altro viene ricollocato in uno Stato membro Ue. Infine, l’Ue ha garantito alla Turchia ingenti finanziamenti per l’assistenza dei profughi su suolo turco.
I’m an awesome subtitle, ideal for giving more context about the topic at hand
La dichiarazione UE-Turchia è stata da sempre oggetto di accesi dibattiti. Ci si è chiesti, in primo luogo, se l’accordo sia conforme alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e se rispetti o meno il principio di non-refoulement alla luce delle condizioni in cui versano in Turchia i richiedenti asilo e i rifugiati.
Esto es un párrafo listo para contener creatividad, experiencias e historias geniales.
IRAN
Sono quasi 3 milioni i rifugiati afghani che vivono stabilmente in Iran, di cui solo 860 mila hanno i documenti in regola. Lavorano soprattutto come operai nei cantieri edili della capitale. Eppure, secondo decine di ong iraniane per la difesa dei diritti umani, gravi sono le discriminazioni a cui sono sottoposte queste popolazioni rifugiate. Nei luoghi di lavoro non dispongono di diritti assicurativi e contributivi, mentre centinaia sono i bambini non ammessi nelle scuole pubbliche perché non hanno i documenti in regola. Da anni, gli afghani iraniani, soprattutto se residenti nei campi profughi, allestiti dopo lo scoppio della guerra nella poverissima regione del Sistan, hanno denunciato episodi di rimpatrio forzato.
L’Iran è uno dei primi paesi che accolgono i rifugiati nel mondo, la maggior parte provenienti dall’Afghanistan. Si stima infatti che in Iran gli immigrati afghani clandestini siano circa 1,400.000-2.000.000. Queste cifre unite al numero della popolazione di rifugiati ufficialmente registrati sale complessivamente a 2.400.000 – 3.000.000. Di questi almeno 800.000 sono bambini. Al momento circa 350.000 scolari afghani frequentano legalmente la scuola in Iran, mentre circa 500.000 non sono a scuola ma spesso si vedono per le città a chiedere elemosina.
LA ROTTA BALCANICA
Si tratta di un percorso variabile che dalla Turchia e dalla Grecia giunge fino ai confini orientali dell’Unione europea. Viene percorsa da molte persone provenienti da paesi instabili del medio oriente (come la Siria e l’Iraq) e dell’Asia centrale (tra cui l’Afghanistan), ma anche da molti migranti dall’Africa settentrionale (che passano dal Sinai per poi risalire) e dall’Asia meridionale, soprattutto dal Pakistan, dal Bangladesh e dall’India. La rotta collega questi paesi con quelli che costituiscono l’estremo margine dell’Ue, come Croazia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Dei punti di transito fondamentali per entrare nell’Unione. L’obiettivo finale del percorso sono solitamente gli stati dell’Europa nord-occidentale e in particolare la Germania.
Negli ultimi anni la rotta balcanica è diventata teatro di una vera e propria tragedia umanitaria. L'Ue non ha elaborato nessuna strategia di gestione dei flussi migratori in questa zona e l'unica soluzione concreta a cui si è ricorso è quella dei respingimenti, ampiamente documentati. I quali sono però illegali.
I regolamenti europei, in primis quello di Dublino, riconoscono infatti il diritto di ognuno di presentare una domanda di asilo.
Gli Stati membri esaminano qualsiasi domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide sul territorio di qualunque Stato membro, compreso alla frontiera e nelle zone di transito.
ITALIA
Il governo italiano non mette a disposizione dati sugli arrivi via terra. Il ministero dell'interno cura infatti un cruscotto statistico giornaliero sull'immigrazione che però conteggia solo gli arrivi via mare. Nemmeno l'Unhcr dispone di questo tipo di dati per l'Italia, che invece esistono per gli arrivi via terra in Grecia e in Spagna. Considerando che gli attraversamenti via terra in Europa e in Italia stanno sensibilmente aumentando, questa mancanza di trasparenza da parte delle istituzioni impedisce un monitoraggio completo e indipendente del fenomeno, a svantaggio sia dei migranti che delle comunità ospitanti.
+124,8% i tentativi di attraversamento delle frontiere nella zona dei Balcani occidentali registrati da Frontex nel passaggio dal 2020 al 2021.Dal 2019 ad oggi il numero di tentativi è andato gradualmente aumentando. Nel 2020 rispetto al 2019 l’aumento è stato pari al 92%, passando da 14mila a circa 27mila. Mentre nel 2021 rispetto al 2020 ha toccato il 125%, arrivando a oltre 60mila tentativi registrati. Il 2022 sembra registrare un incremento ulteriore (circa 55mila tentativi solo nei primi sette mesi).
PAESI DA CUI ARRIVANO PIU' MIGRANTI
PAESI DA CUI ARRIVANO PIU' MIGRANTI
NIGER
Le principali cause di migrazione sono la pressione demografica, l’instabilità politica, la cattiva amministrazione, lo scarso sviluppo economico e gli alti livelli di povertà. La disoccupazione è la spinta maggiore a emigrare, e riguarda in modo particolare i giovani, sia maschi che femmine,delle aree urbane. Inizialmente diffusa in particolare tra chi abbandonava le scuole secondarie, la disoccupazione ha gradualmente finito per estendersi anche tra i laureati. La sottoccupazione, specialmente nel settore dell’economia sommersa, e la mancanza di qualificazione tra i giovani in cerca di lavoro rappresentano anche il riflesso del deterioramento del settore dell’istruzione, che soffre di carenza di strutture e attrezzature moderne e di mancanza di motivazione tra gli insegnanti. Gli scioperi sono frequenti, le chiusure di scuole dilagano, e col tempo la qualità della preparazione degli studenti è andata peggiorando. I giovani sono accomunati dalla percezione di un futuro cupo e pieno d’incertezza. Gli studenti hanno cominciato a cercare di entrare in università e istituti di studi superiori in altre zone dell’Africa o nei paesi occidentali, anche per migliorare le loro possibilità sul mercato del lavoro. In seguito, questi studenti emigrati rimangono nei paesi di destinazione o vi trovano impiego, privando così la Nigeria delle loro capacità e del loro sapere.
EGITTO
Dove emigrano gli egiziani?
L’Egitto è un paese purtroppo ben conosciuto in Italia per le vicende dell’assassinio di Giulio Regeni e della lunga prigionia solo recentemente interrotta di Patrick Zaki.È un paese da cui proviene anche un crescente numero di persone: nel 2021 sono sbarcati in Italia 7.800 egiziani, che lo rendono il secondo flusso migratorio nazionale dopo quello originato dalla vicina Tunisia. Come mai questo flusso? Perché gli egiziani scappano dall’Egitto?Da cosa scappano gli egiziani?Le egiziane e gli egiziani che sono emigrati dal loro paese nel 2021 scappano dall’oppressione politica del regime militare, ma anche dal basso livello di vita e dalle incerte prospettive di sviluppo economico. Secondo il rapporto 2020-2021 di Amnesty International, sono migliaia le persone egiziane arbitrariamente detenute sulla base di procedimenti giudiziari gravemente iniqui e sono centinaia gli episodi di sparizione forzata e tortura.
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L’Italia è il terzo paese occidentale, dopo USA e Canada, per numero di egiziani ospitati e colpisce il fatto che l’Egitto è la seconda nazione di provenienza dei minori stranieri non accompagnati in Italia, dopo l’Albania.
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percorso migratorio e condizioni di vita dei minori non accompagnati egiziani in Italia
SUDAN
Disoccupazione, povertà, e il diffuso clima di impunità in cui avvengono intimidazioni, arresti, torture e discriminazioni verso particolari gruppi etnici hanno contribuito a generare una forte sfiducia verso il futuro, accrescendo i flussi migratori in uscita.
Il lungo conflitto tra il nord e il sud del Sudan, e poi la nuova guerra civile seguita all’indipendenza del Sud Sudan (2011), hanno spinto milioni di sudsudanesi a migrare. Tra i paesi che ospitano il maggior numero di migranti sudsudanesi, Uganda, Etiopia, Kenya e Repubblica Democratica del Congo. In Sudan, i sudsudanesi vivono in campi profughi gestiti dal governo di Khartoum nelle regioni di White Nile e Kordofan, al confine tra i due stati. Il sistema di accoglienza ugandese punta, invece, a garantire l’integrazione dei rifugiati nel paese e la loro autosufficienza economica. Il permanere di una situazione con diffusi scontri violenti costringe periodicamente parti della popolazione a spostarsi all’interno del paese, e ha attualmente portato il numero di sfollati a quasi due milioni. Sin dalla sua nascita, il Sud Sudan è rimasto collocato tra i paesi con il più basso indice di sviluppo umano: nel 2018 è stato classificato al 187° posto su 189 paesi nella graduatoria di UNDP.
DIRITTI DEI MIGRANTI
LIBERTA' DI MOVIMENTO
LAVORO
ALTRI
Diritto umano alla libertà di movimento. Il diritto a lasciare qualsiasi paese, compreso il proprio, e a far ritorno al proprio paese d'origine, è enunciato con chiarezza sia dall'art.13 della Dichiarazione universale dei Diritti Umani che dall'art.12 del Patto sui diritti civili e politici.
Il lavoratore straniero è equiparato al cittadino italiano nel godimento degli specifici diritti legati al lavoro, e dunque: salute e sicurezza sul lavoro; pari opportunità tra uomo e donna; tutela contro ogni forma di discriminazione; diritto ad un compenso equo e proporzionato; diritto a conciliare la vita lavorativa.
Tutti gli immigrati godono dei diritti di libertà e dei diritti sociali previsti dall'ordinamento italiano. È garantito il diritto alla vita, all'istruzione e alla salute con particolari attenzioni alla maternità e all'infanzia.
STORIE DI VITA
IL VIAGGIO PER ARRIVARE A TRIESTE
Nadir, 16enne afghano: “Voglio diventare informatico, mi piacerebbe
arrivare in Inghilterra dove ho un cugino. Mi piacerebbe
avere i miei genitori vicini ma in Afghanistan non si può
vivere bene e non è possibile studiare. Va tutto male là a
causa della guerra. Ai miei fratelli però dico di non fare
il viaggio che ho fatto, perché in Bulgaria sono rimasto
in prigione tre mesi, sono stato picchiato. Se dici che sei
un minorenne, non ascoltano. Quando sono arrabbiati,
picchiano e basta”E' arrivato in Italia nel 2023 dopo aver percorso Afghanistan, Iran, Turchia, Bulgaria, Romania, Serbia, Bosnia Erzegovina, Croazia, Slovenia.
DENUNCIA
“Sogno spesso le
violenze della polizia nei boschi della Croazia. Una volta
ci hanno fatto camminare senza sosta in salita per ore,
continuando a darci percosse, un poliziotto si divertiva a
farlo, gli altri gli dicevano di smetterla ma lui andava avanti.
Un’altra volta ci hanno denudato e gettato in un fiume gelato,
con le rocce che spuntavano dall’acqua. Una volta invece
la polizia è arrivata, i piedi erano feriti e non siamo riusciti
a scappare, avevano i cani. Quando abbiamo riprovato di
nuovo a scappare, uno di noi è stato bastonato dalla polizia alla
testa ed è morto sul colpo. È morto e l’hanno preso e buttato
nel fiume, l’hanno buttato nel fiume, la polizia, il suo corpo non
l’abbiamo ritrovato neanche noi ”.
Percorso migratorio e condizioni di vita dei minori non accompagnati egiziani
Save the Children ha condotto una ricerca partecipata ed ha prodotto un rapporto di
ricerca che conteneva anche una desk review riguardante la presenza di minori Egiziani in Italia
L’obiettivo generale del progetto consiste nella riduzione del numero di minori non accompagnati egiziani
che sono a rischio di sfruttamento a causa della migrazione irregolare verso il Sud Europa.
In particolare, il progetto mira a rafforzare le capacità delle autorità competenti e della società civile in Egitto
ed a fornire un’adeguata informazione sui rischi della migrazione irregolare, al fine di ridurre questo fenomeno.
L’ALLOGGIO IN ITALIA All’arrivo in Italia il minore straniero non accompagnato ha il diritto di non essere espulso e di essere
collocato in un luogo sicuro.
Pertanto, laddove non vi siano sul territorio italiano parenti regolarmente soggiornanti a cui il minore può essere
legalmente affidato, lo stesso avrà diritto ad essere collocato presso una struttura di accoglienza per minori.
Colombia
2,5 milioni di Venezuelani
Quella dal Venezuela alla Colombia rappresenta la seconda più ampia migrazione di massa al mondo, ma la comunità internazionale continua ad ignorare la situazione disperata di migranti e richiedenti asilo nel paese. La risposta umanitaria resta ampiamente limitata, in particolare nelle aree rurali colpite dal conflitto armato e dalle violenze della criminalità. Negli ultimi anni più di 2,5 milioni di venezuelani ha attraversato il confine colombiano, fuggendo da una crisi politica ed economica che impedisce l’accesso ai mezzi fondamentali di sopravvivenza.
La maggior parte dei migranti ha lasciato una situazione difficile nel Paese d’origine, ma una volta attraversato il confine non ha trovato un luogo sicuro, soprattutto se si sono stabiliti in aree periferiche e remote del Paese. Rischiano di essere reclutati da gruppi armati o di finire a lavorare nelle coltivazioni illegali, subiscono discriminazioni, violenze sessuali e prostituzione forzata.
LA ROTTA BALCANICA
6.489 le presenze registrate nel sistema di accoglienza a Trieste (2021), secondo i dati del consorzio italiano di solidarietà (Ics).
Il 40% dei migranti che arriva dalla rotta balcanica è pakistano
Nonostante le difficoltà, molte persone riescono a giungere al termine di questo ostico percorso. Quando arrivano a presentare una domanda di asilo nei paesi di confine stessi, in molti casi le loro richieste vengono però processate con tempi molto lunghi. Tra quelle su cui è presa immediatamente una decisione, è il rifiuto a prevalere.
LA ROTTA BALCANICA
“Volevo venire in Italia per essere
curato, ho viaggiato per un anno
e la parte più dura è stata la rotta
balcanica, dalla Croazia sono
stato respinto 12 volte,
in alcuni casi picchiato
e derubato dalla polizia di
frontiera. Ho camminato tanto
a piedi, un mese e sei giorni dalla
Bosnia, arrivando senza avere
nulla da mangiare”.
"NON POSSO FERMARMI"
Gyasi ha 17 anni, è nato in Ciad e indossa un pantalone viola
troppo corto per il suo metro e 90 di altezza. Ma è quello che è
riuscito a recuperare dal guardaroba della Caritas Intemelia, che
con Diaconia Valdese, WeWorld e Save the Children21 a Ventimiglia
ogni giorno offre assistenza sanitaria, legale e un pasto fuori dalla
sua sede accanto ai binari, a metà strada tra la stazione e il mare.
Gyasi ha lo sguardo apparentemente
tranquillo per essere uno che ha
appena passato la notte,12 ore
in tutto, in un container con altre
decine di persone migranti, adulti
e bambini, al posto di polizia di
frontiera francese di Mentone, al
confine con l’Italia.
È un ragazzo come tanti, pieno di
sogni (vivere a Parigi, e diventare
un affermato giocatore di basket,
ci spiega facendoci vedere il suo
profilo Facebook). Il suo sguardo è
lo stesso di mille altri sguardi di minori non accompagnati che
stanno viaggiando in questi anni lungo le rotte migratorie che
portano in Europa: è quello di chi non ha più nulla da perdere, di
chi, una caduta dopo l’altra, si è sempre rialzato. “Ho una ferita
nella gamba di una pallottola che mi ha sparato un poliziotto
libico quando sono scappato dal centro di detenzione”, ci
indica. Un mese prima era sopravvissuto dopo tre giorni in mare
su un gommone con il motore in panne, ma era stato recuperato
dalla Guardia costiera libica e ricondotto nel centro di detenzione
in cui aveva passato i precedenti 20 mesi. Una volta ripartito e
arrivato in Sicilia, dopo la quarantena Gyasi è fuggito. È diventato
uno delle migliaia di minori ‘scomparsi’: ragazzini che diventano
fantasmi consapevolmente, perché hanno una meta altrove.
"CAVALCANDO L'OCCASIONE"
Mohamed decide di partire dal Pakistan quando è ancora
minorenne (16 anni). Ha in testa l’idea di raggiungere la Turchia,
perché ha sentito dire che in quel Paese molti suoi
connazionali hanno trovato lavoro e hanno potuto costruirsi
un futuro migliore di quello che attendeva loro a casa.
Tuttavia, che sia la Turchia o un altro paese non fa davvero
molta differenza per Mohamed, che è semplicemente alla
ricerca delle condizioni favorevoli per raggiungere
l’autonomia. È così che nel suo lungo viaggio, dopo aver
attraversato l’Iran e non aver trovato possibilità di stabilirsi
in Turchia, prosegue il suo percorso con destinazione Italia,
lasciandosi alle spalle Grecia, Macedonia, Serbia, Bosnia,
Croazia e Slovenia. Anche dell’Italia aveva sentito parlare
bene, e poi sapeva di avere in questo Paese alcuni amici
che avevano compiuto prima di lui lo stesso viaggio dal
Pakistan. Quando arriva in Italia, nel 2021, Hussnain ha
ventuno anni.
La storia di Mohamed Louadi
L'INTERVENTO DI SAVE THE CHILDREN E UNICEF A VENTIMIGLIA PER I MINORI MIGRANTI E LE FAMIGLIE IN TRANSITO
Save the Children è presente con un team a Ventimiglia fin dal 2018 per garantire supporto,
protezione e assistenza immediata a minori soli e famiglie in transito nella città.
A partire da dicembre 2020, Save the Children e UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per
l’Infanzia, hanno unito le proprie forze per dare una risposta immediata ai bisogni essenziali
di bambini e adolescenti, delle loro famiglie e delle donne sole in arrivo e in transito. Tra
gli interventi: primo soccorso psicologico, informazioni sui loro diritti, nonché sui servizi
e sulle opportunità disponibili, una valutazione tempestiva delle potenziali vulnerabilità
e problemi di protezione specifici, tra cui quelli connessi alla violenza di genere, e con la
distribuzione di kit contenenti materiali utili per il viaggio e l’igiene personale.
IMMIGRAZIONE-educazione civica italiano
Giulia Farina
Created on December 30, 2023
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IMMIGRAZIONE
Lavoro educazione civica di: Lolli, Farina, Tampieri
indice
RIFUGIATO-RICHIEDENTE ASILO
ASILO POLITICO PROTEZIONE INTERNAZIONALE
ROTTA BALCANICA
PAESI CHE ACCOLGONO
PAESI DA CUI ARRIVANO PIU' MIGRANTI
STORIE
DIRITTI
ITALIA
RIFUGIATO E RICHIEDENTE ASILO
I rifugiati sono le persone che hanno un timore fondato di essere perseguitate nel loro Paese di origine per motivi di: - razza, - religione, - nazionalità, - opinione politica, - appartenenza ad un determinato gruppo sociale - non possono ricevere protezione dal loro Paese di origine.
Info
I richiedenti asilo sono persone che presentano una richiesta formale di asilo in un altro paese perché temono per la propria vita nel proprio paese d'origine. Al momento i cittadini dei paesi terzi devono presentare domanda di protezione nel primo paese dell’UE in cui arrivano, diventando così dei richiedenti asilo. Ricevono poi lo status di rifugiati o una diversa forma di protezione internazionale solo dopo l’approvazione da parte delle autorità nazionali.
Info
ASILO POLITICO
1. Chi?
2. Dove?
3. Procedimento
La commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale dopo un colloquio con il richiedente può decidere:1. riconoscere lo status di rifugiato 2. concedere la protezione sussidiaria 3. dare un permesso di soggiorno per motivi umanitari 4. rigettare la domanda 1.
il richiedente di protezione internazionale è una persona, che fuori dal suo paese d'origine,richiede in un altro paese protezione internazionale
La domanda si può presentare o in questura o alla polizia di frontiera. Secondo il regolamento di Dublino si può richiedere asilo nel prmo paese in cui si entra.
Si può richiedere
NON si può richiedere
Se nel proprio Paese si è stati oggetto di persecuzioni dirette e personali per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a determinati gruppi sociali o per le proprie opinioni politiche (in base alla Convenzione di Ginevra) .
Se si è già stati riconosciuti in un altro paese, se si provine da uno stato, diverso da quello di appartenenza, che abbia aderito alla convenzione di Ginevra, dove nel quale avendo soggiornato per un certo priodo di tempo non si ha richiesto lo status di rifugiato e se in Italia si hanno ricevuto condanne per atti contro la legge.
PROTEZIONE TEMPORANEA E INTERNAZIONALE
La protezione internazionale è la categoria generale delle figure del diritto di asilo, che l'art. 10 Cost. riconosce allo straniero che nel suo Paese non può esercitare le libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana.
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Manifestazione della volontà di chiedere protezione internazionale
Identificazione e formalizzazione della domanda
Colloquio presso la Comissione territoriale
Valutazione e decisione
La protezione internazionale è un insieme di diritti fondamentali riconosciuti dall’Italia ai rifugiati ed ai titolari di protezione sussidiaria.
+info
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Lo straniero ha il diritto di presentare domanda protezione internazionale presso l'ufficio di polizia di frontiera all'atto dell'ingresso nel territorio nazionale o presso l'ufficio della questura competente in base al luogo di dimora.
PROTEZIONE TEMPORANEA E INTERNAZIONALE
La normativa europea ha introdotto l'istituto della protezione internazionale, in base al quale al richiedente asilo può essere riconosciuto, in considerazione della condizione personale, lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria.
L'istituto della protezione internazionale è stato introdotto dalla normativa europea e comprende due distinte categorie giuridiche:
Info
I PAESI CHE ACCOLGONO
Turchia
La guerra in Siria e il deterioramento della situazione in Iraq e Afghanistan, hanno trasformato la Turchia nel Paese con il più alto numero di richiedenti asilo e rifugiati al mondo: sarebbero circa 4 milioni secondo le stime più recenti di UNHCR5 . Ed è dalla Turchia che sono transitati la maggior parte di coloro che poi hanno tentato di raggiungere l’Europa attraversando, spesso a piedi, i Balcani. Al fine di fermare tale flusso, nel marzo 2016 i Paesi membri dell’UE hanno raggiunto un accordo con la Turchia in base al quale chi arriva in Grecia, se non ritenuto idoneo a ricevere protezione internazionale, viene rimandato in Turchia. Allo stesso tempo si introduce uno schema di scambio 1:1 secondo il quale per ogni siriano rimandato in Turchia, un altro viene ricollocato in uno Stato membro Ue. Infine, l’Ue ha garantito alla Turchia ingenti finanziamenti per l’assistenza dei profughi su suolo turco.
I’m an awesome subtitle, ideal for giving more context about the topic at hand
La dichiarazione UE-Turchia è stata da sempre oggetto di accesi dibattiti. Ci si è chiesti, in primo luogo, se l’accordo sia conforme alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e se rispetti o meno il principio di non-refoulement alla luce delle condizioni in cui versano in Turchia i richiedenti asilo e i rifugiati.
Esto es un párrafo listo para contener creatividad, experiencias e historias geniales.
IRAN
Sono quasi 3 milioni i rifugiati afghani che vivono stabilmente in Iran, di cui solo 860 mila hanno i documenti in regola. Lavorano soprattutto come operai nei cantieri edili della capitale. Eppure, secondo decine di ong iraniane per la difesa dei diritti umani, gravi sono le discriminazioni a cui sono sottoposte queste popolazioni rifugiate. Nei luoghi di lavoro non dispongono di diritti assicurativi e contributivi, mentre centinaia sono i bambini non ammessi nelle scuole pubbliche perché non hanno i documenti in regola. Da anni, gli afghani iraniani, soprattutto se residenti nei campi profughi, allestiti dopo lo scoppio della guerra nella poverissima regione del Sistan, hanno denunciato episodi di rimpatrio forzato.
L’Iran è uno dei primi paesi che accolgono i rifugiati nel mondo, la maggior parte provenienti dall’Afghanistan. Si stima infatti che in Iran gli immigrati afghani clandestini siano circa 1,400.000-2.000.000. Queste cifre unite al numero della popolazione di rifugiati ufficialmente registrati sale complessivamente a 2.400.000 – 3.000.000. Di questi almeno 800.000 sono bambini. Al momento circa 350.000 scolari afghani frequentano legalmente la scuola in Iran, mentre circa 500.000 non sono a scuola ma spesso si vedono per le città a chiedere elemosina.
LA ROTTA BALCANICA
Si tratta di un percorso variabile che dalla Turchia e dalla Grecia giunge fino ai confini orientali dell’Unione europea. Viene percorsa da molte persone provenienti da paesi instabili del medio oriente (come la Siria e l’Iraq) e dell’Asia centrale (tra cui l’Afghanistan), ma anche da molti migranti dall’Africa settentrionale (che passano dal Sinai per poi risalire) e dall’Asia meridionale, soprattutto dal Pakistan, dal Bangladesh e dall’India. La rotta collega questi paesi con quelli che costituiscono l’estremo margine dell’Ue, come Croazia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Dei punti di transito fondamentali per entrare nell’Unione. L’obiettivo finale del percorso sono solitamente gli stati dell’Europa nord-occidentale e in particolare la Germania.
Negli ultimi anni la rotta balcanica è diventata teatro di una vera e propria tragedia umanitaria. L'Ue non ha elaborato nessuna strategia di gestione dei flussi migratori in questa zona e l'unica soluzione concreta a cui si è ricorso è quella dei respingimenti, ampiamente documentati. I quali sono però illegali. I regolamenti europei, in primis quello di Dublino, riconoscono infatti il diritto di ognuno di presentare una domanda di asilo. Gli Stati membri esaminano qualsiasi domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide sul territorio di qualunque Stato membro, compreso alla frontiera e nelle zone di transito.
ITALIA
Il governo italiano non mette a disposizione dati sugli arrivi via terra. Il ministero dell'interno cura infatti un cruscotto statistico giornaliero sull'immigrazione che però conteggia solo gli arrivi via mare. Nemmeno l'Unhcr dispone di questo tipo di dati per l'Italia, che invece esistono per gli arrivi via terra in Grecia e in Spagna. Considerando che gli attraversamenti via terra in Europa e in Italia stanno sensibilmente aumentando, questa mancanza di trasparenza da parte delle istituzioni impedisce un monitoraggio completo e indipendente del fenomeno, a svantaggio sia dei migranti che delle comunità ospitanti.
+124,8% i tentativi di attraversamento delle frontiere nella zona dei Balcani occidentali registrati da Frontex nel passaggio dal 2020 al 2021.Dal 2019 ad oggi il numero di tentativi è andato gradualmente aumentando. Nel 2020 rispetto al 2019 l’aumento è stato pari al 92%, passando da 14mila a circa 27mila. Mentre nel 2021 rispetto al 2020 ha toccato il 125%, arrivando a oltre 60mila tentativi registrati. Il 2022 sembra registrare un incremento ulteriore (circa 55mila tentativi solo nei primi sette mesi).
PAESI DA CUI ARRIVANO PIU' MIGRANTI
PAESI DA CUI ARRIVANO PIU' MIGRANTI
NIGER
Le principali cause di migrazione sono la pressione demografica, l’instabilità politica, la cattiva amministrazione, lo scarso sviluppo economico e gli alti livelli di povertà. La disoccupazione è la spinta maggiore a emigrare, e riguarda in modo particolare i giovani, sia maschi che femmine,delle aree urbane. Inizialmente diffusa in particolare tra chi abbandonava le scuole secondarie, la disoccupazione ha gradualmente finito per estendersi anche tra i laureati. La sottoccupazione, specialmente nel settore dell’economia sommersa, e la mancanza di qualificazione tra i giovani in cerca di lavoro rappresentano anche il riflesso del deterioramento del settore dell’istruzione, che soffre di carenza di strutture e attrezzature moderne e di mancanza di motivazione tra gli insegnanti. Gli scioperi sono frequenti, le chiusure di scuole dilagano, e col tempo la qualità della preparazione degli studenti è andata peggiorando. I giovani sono accomunati dalla percezione di un futuro cupo e pieno d’incertezza. Gli studenti hanno cominciato a cercare di entrare in università e istituti di studi superiori in altre zone dell’Africa o nei paesi occidentali, anche per migliorare le loro possibilità sul mercato del lavoro. In seguito, questi studenti emigrati rimangono nei paesi di destinazione o vi trovano impiego, privando così la Nigeria delle loro capacità e del loro sapere.
EGITTO
Dove emigrano gli egiziani?
L’Egitto è un paese purtroppo ben conosciuto in Italia per le vicende dell’assassinio di Giulio Regeni e della lunga prigionia solo recentemente interrotta di Patrick Zaki.È un paese da cui proviene anche un crescente numero di persone: nel 2021 sono sbarcati in Italia 7.800 egiziani, che lo rendono il secondo flusso migratorio nazionale dopo quello originato dalla vicina Tunisia. Come mai questo flusso? Perché gli egiziani scappano dall’Egitto?Da cosa scappano gli egiziani?Le egiziane e gli egiziani che sono emigrati dal loro paese nel 2021 scappano dall’oppressione politica del regime militare, ma anche dal basso livello di vita e dalle incerte prospettive di sviluppo economico. Secondo il rapporto 2020-2021 di Amnesty International, sono migliaia le persone egiziane arbitrariamente detenute sulla base di procedimenti giudiziari gravemente iniqui e sono centinaia gli episodi di sparizione forzata e tortura.
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L’Italia è il terzo paese occidentale, dopo USA e Canada, per numero di egiziani ospitati e colpisce il fatto che l’Egitto è la seconda nazione di provenienza dei minori stranieri non accompagnati in Italia, dopo l’Albania.
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percorso migratorio e condizioni di vita dei minori non accompagnati egiziani in Italia
SUDAN
Disoccupazione, povertà, e il diffuso clima di impunità in cui avvengono intimidazioni, arresti, torture e discriminazioni verso particolari gruppi etnici hanno contribuito a generare una forte sfiducia verso il futuro, accrescendo i flussi migratori in uscita. Il lungo conflitto tra il nord e il sud del Sudan, e poi la nuova guerra civile seguita all’indipendenza del Sud Sudan (2011), hanno spinto milioni di sudsudanesi a migrare. Tra i paesi che ospitano il maggior numero di migranti sudsudanesi, Uganda, Etiopia, Kenya e Repubblica Democratica del Congo. In Sudan, i sudsudanesi vivono in campi profughi gestiti dal governo di Khartoum nelle regioni di White Nile e Kordofan, al confine tra i due stati. Il sistema di accoglienza ugandese punta, invece, a garantire l’integrazione dei rifugiati nel paese e la loro autosufficienza economica. Il permanere di una situazione con diffusi scontri violenti costringe periodicamente parti della popolazione a spostarsi all’interno del paese, e ha attualmente portato il numero di sfollati a quasi due milioni. Sin dalla sua nascita, il Sud Sudan è rimasto collocato tra i paesi con il più basso indice di sviluppo umano: nel 2018 è stato classificato al 187° posto su 189 paesi nella graduatoria di UNDP.
DIRITTI DEI MIGRANTI
LIBERTA' DI MOVIMENTO
LAVORO
ALTRI
Diritto umano alla libertà di movimento. Il diritto a lasciare qualsiasi paese, compreso il proprio, e a far ritorno al proprio paese d'origine, è enunciato con chiarezza sia dall'art.13 della Dichiarazione universale dei Diritti Umani che dall'art.12 del Patto sui diritti civili e politici.
Il lavoratore straniero è equiparato al cittadino italiano nel godimento degli specifici diritti legati al lavoro, e dunque: salute e sicurezza sul lavoro; pari opportunità tra uomo e donna; tutela contro ogni forma di discriminazione; diritto ad un compenso equo e proporzionato; diritto a conciliare la vita lavorativa.
Tutti gli immigrati godono dei diritti di libertà e dei diritti sociali previsti dall'ordinamento italiano. È garantito il diritto alla vita, all'istruzione e alla salute con particolari attenzioni alla maternità e all'infanzia.
STORIE DI VITA
IL VIAGGIO PER ARRIVARE A TRIESTE
Nadir, 16enne afghano: “Voglio diventare informatico, mi piacerebbe arrivare in Inghilterra dove ho un cugino. Mi piacerebbe avere i miei genitori vicini ma in Afghanistan non si può vivere bene e non è possibile studiare. Va tutto male là a causa della guerra. Ai miei fratelli però dico di non fare il viaggio che ho fatto, perché in Bulgaria sono rimasto in prigione tre mesi, sono stato picchiato. Se dici che sei un minorenne, non ascoltano. Quando sono arrabbiati, picchiano e basta”E' arrivato in Italia nel 2023 dopo aver percorso Afghanistan, Iran, Turchia, Bulgaria, Romania, Serbia, Bosnia Erzegovina, Croazia, Slovenia.
DENUNCIA
“Sogno spesso le violenze della polizia nei boschi della Croazia. Una volta ci hanno fatto camminare senza sosta in salita per ore, continuando a darci percosse, un poliziotto si divertiva a farlo, gli altri gli dicevano di smetterla ma lui andava avanti. Un’altra volta ci hanno denudato e gettato in un fiume gelato, con le rocce che spuntavano dall’acqua. Una volta invece la polizia è arrivata, i piedi erano feriti e non siamo riusciti a scappare, avevano i cani. Quando abbiamo riprovato di nuovo a scappare, uno di noi è stato bastonato dalla polizia alla testa ed è morto sul colpo. È morto e l’hanno preso e buttato nel fiume, l’hanno buttato nel fiume, la polizia, il suo corpo non l’abbiamo ritrovato neanche noi ”.
Percorso migratorio e condizioni di vita dei minori non accompagnati egiziani
Save the Children ha condotto una ricerca partecipata ed ha prodotto un rapporto di ricerca che conteneva anche una desk review riguardante la presenza di minori Egiziani in Italia
L’obiettivo generale del progetto consiste nella riduzione del numero di minori non accompagnati egiziani che sono a rischio di sfruttamento a causa della migrazione irregolare verso il Sud Europa. In particolare, il progetto mira a rafforzare le capacità delle autorità competenti e della società civile in Egitto ed a fornire un’adeguata informazione sui rischi della migrazione irregolare, al fine di ridurre questo fenomeno.
L’ALLOGGIO IN ITALIA All’arrivo in Italia il minore straniero non accompagnato ha il diritto di non essere espulso e di essere collocato in un luogo sicuro. Pertanto, laddove non vi siano sul territorio italiano parenti regolarmente soggiornanti a cui il minore può essere legalmente affidato, lo stesso avrà diritto ad essere collocato presso una struttura di accoglienza per minori.
Colombia
2,5 milioni di Venezuelani
Quella dal Venezuela alla Colombia rappresenta la seconda più ampia migrazione di massa al mondo, ma la comunità internazionale continua ad ignorare la situazione disperata di migranti e richiedenti asilo nel paese. La risposta umanitaria resta ampiamente limitata, in particolare nelle aree rurali colpite dal conflitto armato e dalle violenze della criminalità. Negli ultimi anni più di 2,5 milioni di venezuelani ha attraversato il confine colombiano, fuggendo da una crisi politica ed economica che impedisce l’accesso ai mezzi fondamentali di sopravvivenza.
La maggior parte dei migranti ha lasciato una situazione difficile nel Paese d’origine, ma una volta attraversato il confine non ha trovato un luogo sicuro, soprattutto se si sono stabiliti in aree periferiche e remote del Paese. Rischiano di essere reclutati da gruppi armati o di finire a lavorare nelle coltivazioni illegali, subiscono discriminazioni, violenze sessuali e prostituzione forzata.
LA ROTTA BALCANICA
6.489 le presenze registrate nel sistema di accoglienza a Trieste (2021), secondo i dati del consorzio italiano di solidarietà (Ics). Il 40% dei migranti che arriva dalla rotta balcanica è pakistano
Nonostante le difficoltà, molte persone riescono a giungere al termine di questo ostico percorso. Quando arrivano a presentare una domanda di asilo nei paesi di confine stessi, in molti casi le loro richieste vengono però processate con tempi molto lunghi. Tra quelle su cui è presa immediatamente una decisione, è il rifiuto a prevalere.
LA ROTTA BALCANICA
“Volevo venire in Italia per essere curato, ho viaggiato per un anno e la parte più dura è stata la rotta balcanica, dalla Croazia sono stato respinto 12 volte, in alcuni casi picchiato e derubato dalla polizia di frontiera. Ho camminato tanto a piedi, un mese e sei giorni dalla Bosnia, arrivando senza avere nulla da mangiare”.
"NON POSSO FERMARMI"
Gyasi ha 17 anni, è nato in Ciad e indossa un pantalone viola troppo corto per il suo metro e 90 di altezza. Ma è quello che è riuscito a recuperare dal guardaroba della Caritas Intemelia, che con Diaconia Valdese, WeWorld e Save the Children21 a Ventimiglia ogni giorno offre assistenza sanitaria, legale e un pasto fuori dalla sua sede accanto ai binari, a metà strada tra la stazione e il mare. Gyasi ha lo sguardo apparentemente tranquillo per essere uno che ha appena passato la notte,12 ore in tutto, in un container con altre decine di persone migranti, adulti e bambini, al posto di polizia di frontiera francese di Mentone, al confine con l’Italia. È un ragazzo come tanti, pieno di sogni (vivere a Parigi, e diventare un affermato giocatore di basket, ci spiega facendoci vedere il suo profilo Facebook). Il suo sguardo è lo stesso di mille altri sguardi di minori non accompagnati che stanno viaggiando in questi anni lungo le rotte migratorie che portano in Europa: è quello di chi non ha più nulla da perdere, di chi, una caduta dopo l’altra, si è sempre rialzato. “Ho una ferita nella gamba di una pallottola che mi ha sparato un poliziotto libico quando sono scappato dal centro di detenzione”, ci indica. Un mese prima era sopravvissuto dopo tre giorni in mare su un gommone con il motore in panne, ma era stato recuperato dalla Guardia costiera libica e ricondotto nel centro di detenzione in cui aveva passato i precedenti 20 mesi. Una volta ripartito e arrivato in Sicilia, dopo la quarantena Gyasi è fuggito. È diventato uno delle migliaia di minori ‘scomparsi’: ragazzini che diventano fantasmi consapevolmente, perché hanno una meta altrove.
"CAVALCANDO L'OCCASIONE"
Mohamed decide di partire dal Pakistan quando è ancora minorenne (16 anni). Ha in testa l’idea di raggiungere la Turchia, perché ha sentito dire che in quel Paese molti suoi connazionali hanno trovato lavoro e hanno potuto costruirsi un futuro migliore di quello che attendeva loro a casa. Tuttavia, che sia la Turchia o un altro paese non fa davvero molta differenza per Mohamed, che è semplicemente alla ricerca delle condizioni favorevoli per raggiungere l’autonomia. È così che nel suo lungo viaggio, dopo aver attraversato l’Iran e non aver trovato possibilità di stabilirsi in Turchia, prosegue il suo percorso con destinazione Italia, lasciandosi alle spalle Grecia, Macedonia, Serbia, Bosnia, Croazia e Slovenia. Anche dell’Italia aveva sentito parlare bene, e poi sapeva di avere in questo Paese alcuni amici che avevano compiuto prima di lui lo stesso viaggio dal Pakistan. Quando arriva in Italia, nel 2021, Hussnain ha ventuno anni.
La storia di Mohamed Louadi
L'INTERVENTO DI SAVE THE CHILDREN E UNICEF A VENTIMIGLIA PER I MINORI MIGRANTI E LE FAMIGLIE IN TRANSITO
Save the Children è presente con un team a Ventimiglia fin dal 2018 per garantire supporto, protezione e assistenza immediata a minori soli e famiglie in transito nella città. A partire da dicembre 2020, Save the Children e UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, hanno unito le proprie forze per dare una risposta immediata ai bisogni essenziali di bambini e adolescenti, delle loro famiglie e delle donne sole in arrivo e in transito. Tra gli interventi: primo soccorso psicologico, informazioni sui loro diritti, nonché sui servizi e sulle opportunità disponibili, una valutazione tempestiva delle potenziali vulnerabilità e problemi di protezione specifici, tra cui quelli connessi alla violenza di genere, e con la distribuzione di kit contenenti materiali utili per il viaggio e l’igiene personale.