Selinunte
parco archeologico
Caterina Buttitta, Giulia Catania e Sara Sanfilippo III B
START
INDICE
7. FRUBILITÀ
8. DECLINO DELLA CITTÀ
9. MONUMENTI
10. MUSEO BAGLIO FLORIO
11. BENI RINVENUTI
1. LOCALIZZAZIONE
12. PERCHÈ FAMOSO?
2. ACCESSIBILITÀ
3. STATO DI CONSERVAZIONE
4. RESTAURI
5. SCAVI
6. PER OPERA DI CHI E QUANDO
LOCALIZZAZIONE
Il parco archeologico di Selinunte si trova sulla costa sud-occidentale della Sicilia, a pochi chilometri di distanza da Castelvetrano, situato nel territorio trapanese.
come arrivarci
accessibilitÀ
Gli ingressi al parco sono due. Uno dal lato est dalla frazione di Marinella di Selinunte, dalla collina orientale, e uno dal lato ovest dalla frazione di Triscina di Selinunte, dal santuario di Malophoros.
PERCHÈ È FAMOSO?
Oggi con i suoi 270 ettari il Parco di Selinunte è l’area archeologica più vasta d’Europa: un labirinto di strade, templi, case, botteghe, laboratori artigianali, cave di pietra si fonde con le dune e la macchia mediterranea per poi tuffarsi, dall’alto dell’Acropoli, nel blu del mare che guarda la Tunisia.
FRUIBILITÀ
Il parco di Selinunte, assieme a quello di Segesta rappresenta uno dei parchi maggiormente visitati della Sicilia: solo nel 2023 si contano esattamente 252.000 visitatori.
declino della cittÀ
VII sec. a.C.
Selinunte (in greco Σελινοῦς) è una delle colonie più occidentali facenti parte della Magna Grecia.
Fondazione di Selinunte
409 a.C.
Distrutta dai Cartaginesi e ricostruita sul promontorio meridionale
250 a.C.
Gli abitanti di Selinunte verranno trasferiti a Lilibeo
1551
Dopo essere stata sepolta dalla sabbia, la città viene riscoperta da T. Fazzello grazie alle indicazioni di Diodoro Siculo.
BENI RINVENUTI
Sono stati rinvenuti anche reperti storici di notevole importanza: come “l’Efebo di bronzo”, databile al 470 a.C. e di stile severo; rappresenta una delle poche opere in bronzo di grandi dimensioni di epoca greca ritrovate in Sicilia. Come metope, una delle più importanti è quella rinvenuta nel tempio E, raffigurante l’eroe greco Eracle nell’atto di combattere contro un' amazzone. Infine, troviamo anche numerose statuette di terracotta, tra cui maschere femminili e kouroi e korai nell’atto di offrire doni agli dei.
museo baglio florio
Il Museo è stato ricavato da una struttura ottocentesca della famiglia Florio, sede di una delle attività imprenditoriali più importanti della famiglia siciliana: la produzione del vino. I lavori di restauro erano ufficialmente iniziati nel 2007 e si sono conclusi ben 10 dopo.
Oggi sono esposti reperti recuperati in diversi anni durante le campagne di scavi condotte dall’Università di New York, tra cui le punte di lancia incrociate, antichi vasi corinzi, strumenti a fiato e cornici in terracotta.
monumenti con spiegazione
Il Tempio C a Selinunte è un tempio greco di ordine dorico. L'edificio presenta un peristilio intorno alla cella (periptero) con sei colonne sul fronte (esastilo) e diciassette sui lati lunghi dando luogo a proporzioni molto allungate in pianta, lontane dalle proporzioni canoniche di 2:1. Una rampa di otto gradini occupava tutta la larghezza della facciata.
Dalla parte del pronao presenta una doppia fila di colonne non in relazione con le dimensioni della cella. L'opistodomo era trasformato in un vano posteriore alla cella come divenne comune per i templi dorici della Magna Grecia..
monumenti con spiegazione
Il tempio E o di Era a Selinunte, in Sicilia, è un tempio greco di ordine dorico.
Fu realizzato verso la prima metà del V secolo a.C. sulle fondamenta di edifici più antichi. Il tempio, periptero, appartiene al periodo di transizione tra dorico arcaico e periodo classico e presenta un peristilio con sei colonne sul fronte (esastilo) e quindici sui lati lunghi, avendo per conseguenza una disposizione planimetrica insolitamente allungata.
La conformazione planimetrica comprende il naos, il pronao ed anche l'opistodomo.
Sono presenti diversi accorgimenti ottici, tipici dell'ordine dorico: Il fregio presenta metope figurate databili intorno al 470 a.C. che mostrano l'evoluzione verso lo stile classico, in particolare quelle che rappresentano Zeus ed Era e Artemide ed Atteone
scavi effettuati.
A riscoprire l'antica Selinunte fu Tommaso Fazello di Sciacca che nel 1551 percorse tutta l'isola alla ricerca di antiche città da illustrare nella sua opera "De Rebus Siculis".Al tempo, Selinunte veniva chiamata "Terra di Pulichi" che potrebbe significare Terra delle pulci, per le pulci che infestavano la zona. Il luogo fin dal Medioevo veniva utilizzato come cava di materiali da costruzione; nel 1756 alcuni blocchi dei templi orientali furono utilizzati per ristrutturare il fatiscente ponte sul fiume Belice. Nel 1779 Re Ferdinando Il di Borbone, con un decreto vietò il prelievo delle pietre della città antica, ciò nonostante le spoliazioni continuarono.
Già dalla seconda metà del secolo XVIII le rovine di Selinunte cominciarono ad essere visitate da viaggiatori francesi, primi fra tutti: D'Orville, Saint-Non e Houelche descrissero ed illustrarono i templi portandoli a conoscenza di un vasto pubblico di studiosi.
restauri effettuati.
Il tempio “C” si presentava nel suo stato di rudere con molti processi di degrado tali da richiedere un urgente intervento per la conservazione delle superfici lapidee originarie e la messa in sicurezza delle parti strutturali, riguardanti in particolare la stabilità delle colonne e degli architravi.Il progetto, per quanto riguarda il tempio “C”, è stato basato principalmente sulla valutazione dei processi di degrado superficiale riscontrabili sulla porzione di peristasi settentrionale del tempio e dei relativi materiali di cui esso è composto.
Gli interventi individuati per il tempio “E” dai progettisti sono stati i seguenti:
Restauro delle integrazioni in calcestruzzo e in corrispondenza dei fenomeni di perdita di materia, esteso sulla totalità delle superfici del tempio;
Intervento “pilota” localizzato in un’area campione sulla quale è previsto si portino a compimento tutte le fasi di restauro
stato di conservazione
Attualmente, il tempio "C" in Selinunte, si presenta nel suo stato di rudere con molti processi di degrado in atto che non consentono di rinviare ulteriormente un progetto di intervento, per la conservazione delle superfici lapidee rimaste e la messa in sicurezza delle sue parti strutturali.Le lesioni sono dovute principalmente a fenomeni di ossidazione delle barre metalliche, che hanno provocato il rigonfiamento delle parti esterne degli elementi ferrosi con aumento del volume complessivo e innesco di sollecitazioni di trazione nel materiale lapideo.
Altre lesioni sono dovute alle eccessive sollecitazioni di taglio sviluppatesi nella struttura dopo il progressivo assottigliamento della sezione resistente.Il continuo distacco di materiale originale e le lacune rimaste dalla rimozione degli interventi di consolidamento ettettuati in passato, permettono di valutare quanto profondo e pericoloso sia il processo di riduzione delle sezioni resistenti degli elementi strutturali.
stato di conservazione
I diffusi fenomeni di erosione dei blocchi di calcarenite con la creazione di cavità molto profonde spesso raggiungono livelli tale da rappresentare un pericolo per la stabilità delle parti superstiti.
Nella valutazione delle problematiche di tipo strutturale si deve anche tener presente che gran parte della trabeazione esistente in sommità delle colonne del fronte settentrionale grava sulle colonne molto degradate. Infine permane la necessità di messa in sicurezza delle colonne, in particolare quelle isolate, nei confronti delle azioni orizzontali generate dalla pressione eolica e/o da eventi sismici anche di modesta entità.
LINK IMPORTANTI
https://www.youtube.com/watch?v=JYY9muotcTk
Parco archeologico di Selinunte Camper 18/07/2022
https://www.youtube.com/watch?v=fQlg_4Qb52A
Visione paronamica di Selinunte con drone 4k
https://trapani.gds.it/articoli/cultura/2022/02/22/il-restauro-filologico-del-parco-archeologico-di-selinunte-apre-ai-bambini-b7d735d6-b397-4ac7-bfa6-7389a6077bd1/
Articolo operazioni di restauro parco archeologico Selinunte
grazie
dell'attenzione
PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE
Giulia
Created on December 30, 2023
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Selinunte
parco archeologico
Caterina Buttitta, Giulia Catania e Sara Sanfilippo III B
START
INDICE
7. FRUBILITÀ
8. DECLINO DELLA CITTÀ
9. MONUMENTI
10. MUSEO BAGLIO FLORIO
11. BENI RINVENUTI
1. LOCALIZZAZIONE
12. PERCHÈ FAMOSO?
2. ACCESSIBILITÀ
3. STATO DI CONSERVAZIONE
4. RESTAURI
5. SCAVI
6. PER OPERA DI CHI E QUANDO
LOCALIZZAZIONE
Il parco archeologico di Selinunte si trova sulla costa sud-occidentale della Sicilia, a pochi chilometri di distanza da Castelvetrano, situato nel territorio trapanese.
come arrivarci
accessibilitÀ
Gli ingressi al parco sono due. Uno dal lato est dalla frazione di Marinella di Selinunte, dalla collina orientale, e uno dal lato ovest dalla frazione di Triscina di Selinunte, dal santuario di Malophoros.
PERCHÈ È FAMOSO?
Oggi con i suoi 270 ettari il Parco di Selinunte è l’area archeologica più vasta d’Europa: un labirinto di strade, templi, case, botteghe, laboratori artigianali, cave di pietra si fonde con le dune e la macchia mediterranea per poi tuffarsi, dall’alto dell’Acropoli, nel blu del mare che guarda la Tunisia.
FRUIBILITÀ
Il parco di Selinunte, assieme a quello di Segesta rappresenta uno dei parchi maggiormente visitati della Sicilia: solo nel 2023 si contano esattamente 252.000 visitatori.
declino della cittÀ
VII sec. a.C.
Selinunte (in greco Σελινοῦς) è una delle colonie più occidentali facenti parte della Magna Grecia.
Fondazione di Selinunte
409 a.C.
Distrutta dai Cartaginesi e ricostruita sul promontorio meridionale
250 a.C.
Gli abitanti di Selinunte verranno trasferiti a Lilibeo
1551
Dopo essere stata sepolta dalla sabbia, la città viene riscoperta da T. Fazzello grazie alle indicazioni di Diodoro Siculo.
BENI RINVENUTI
Sono stati rinvenuti anche reperti storici di notevole importanza: come “l’Efebo di bronzo”, databile al 470 a.C. e di stile severo; rappresenta una delle poche opere in bronzo di grandi dimensioni di epoca greca ritrovate in Sicilia. Come metope, una delle più importanti è quella rinvenuta nel tempio E, raffigurante l’eroe greco Eracle nell’atto di combattere contro un' amazzone. Infine, troviamo anche numerose statuette di terracotta, tra cui maschere femminili e kouroi e korai nell’atto di offrire doni agli dei.
museo baglio florio
Il Museo è stato ricavato da una struttura ottocentesca della famiglia Florio, sede di una delle attività imprenditoriali più importanti della famiglia siciliana: la produzione del vino. I lavori di restauro erano ufficialmente iniziati nel 2007 e si sono conclusi ben 10 dopo. Oggi sono esposti reperti recuperati in diversi anni durante le campagne di scavi condotte dall’Università di New York, tra cui le punte di lancia incrociate, antichi vasi corinzi, strumenti a fiato e cornici in terracotta.
monumenti con spiegazione
Il Tempio C a Selinunte è un tempio greco di ordine dorico. L'edificio presenta un peristilio intorno alla cella (periptero) con sei colonne sul fronte (esastilo) e diciassette sui lati lunghi dando luogo a proporzioni molto allungate in pianta, lontane dalle proporzioni canoniche di 2:1. Una rampa di otto gradini occupava tutta la larghezza della facciata.
Dalla parte del pronao presenta una doppia fila di colonne non in relazione con le dimensioni della cella. L'opistodomo era trasformato in un vano posteriore alla cella come divenne comune per i templi dorici della Magna Grecia..
monumenti con spiegazione
Il tempio E o di Era a Selinunte, in Sicilia, è un tempio greco di ordine dorico. Fu realizzato verso la prima metà del V secolo a.C. sulle fondamenta di edifici più antichi. Il tempio, periptero, appartiene al periodo di transizione tra dorico arcaico e periodo classico e presenta un peristilio con sei colonne sul fronte (esastilo) e quindici sui lati lunghi, avendo per conseguenza una disposizione planimetrica insolitamente allungata.
La conformazione planimetrica comprende il naos, il pronao ed anche l'opistodomo. Sono presenti diversi accorgimenti ottici, tipici dell'ordine dorico: Il fregio presenta metope figurate databili intorno al 470 a.C. che mostrano l'evoluzione verso lo stile classico, in particolare quelle che rappresentano Zeus ed Era e Artemide ed Atteone
scavi effettuati.
A riscoprire l'antica Selinunte fu Tommaso Fazello di Sciacca che nel 1551 percorse tutta l'isola alla ricerca di antiche città da illustrare nella sua opera "De Rebus Siculis".Al tempo, Selinunte veniva chiamata "Terra di Pulichi" che potrebbe significare Terra delle pulci, per le pulci che infestavano la zona. Il luogo fin dal Medioevo veniva utilizzato come cava di materiali da costruzione; nel 1756 alcuni blocchi dei templi orientali furono utilizzati per ristrutturare il fatiscente ponte sul fiume Belice. Nel 1779 Re Ferdinando Il di Borbone, con un decreto vietò il prelievo delle pietre della città antica, ciò nonostante le spoliazioni continuarono.
Già dalla seconda metà del secolo XVIII le rovine di Selinunte cominciarono ad essere visitate da viaggiatori francesi, primi fra tutti: D'Orville, Saint-Non e Houelche descrissero ed illustrarono i templi portandoli a conoscenza di un vasto pubblico di studiosi.
restauri effettuati.
Il tempio “C” si presentava nel suo stato di rudere con molti processi di degrado tali da richiedere un urgente intervento per la conservazione delle superfici lapidee originarie e la messa in sicurezza delle parti strutturali, riguardanti in particolare la stabilità delle colonne e degli architravi.Il progetto, per quanto riguarda il tempio “C”, è stato basato principalmente sulla valutazione dei processi di degrado superficiale riscontrabili sulla porzione di peristasi settentrionale del tempio e dei relativi materiali di cui esso è composto.
Gli interventi individuati per il tempio “E” dai progettisti sono stati i seguenti: Restauro delle integrazioni in calcestruzzo e in corrispondenza dei fenomeni di perdita di materia, esteso sulla totalità delle superfici del tempio; Intervento “pilota” localizzato in un’area campione sulla quale è previsto si portino a compimento tutte le fasi di restauro
stato di conservazione
Attualmente, il tempio "C" in Selinunte, si presenta nel suo stato di rudere con molti processi di degrado in atto che non consentono di rinviare ulteriormente un progetto di intervento, per la conservazione delle superfici lapidee rimaste e la messa in sicurezza delle sue parti strutturali.Le lesioni sono dovute principalmente a fenomeni di ossidazione delle barre metalliche, che hanno provocato il rigonfiamento delle parti esterne degli elementi ferrosi con aumento del volume complessivo e innesco di sollecitazioni di trazione nel materiale lapideo.
Altre lesioni sono dovute alle eccessive sollecitazioni di taglio sviluppatesi nella struttura dopo il progressivo assottigliamento della sezione resistente.Il continuo distacco di materiale originale e le lacune rimaste dalla rimozione degli interventi di consolidamento ettettuati in passato, permettono di valutare quanto profondo e pericoloso sia il processo di riduzione delle sezioni resistenti degli elementi strutturali.
stato di conservazione
I diffusi fenomeni di erosione dei blocchi di calcarenite con la creazione di cavità molto profonde spesso raggiungono livelli tale da rappresentare un pericolo per la stabilità delle parti superstiti. Nella valutazione delle problematiche di tipo strutturale si deve anche tener presente che gran parte della trabeazione esistente in sommità delle colonne del fronte settentrionale grava sulle colonne molto degradate. Infine permane la necessità di messa in sicurezza delle colonne, in particolare quelle isolate, nei confronti delle azioni orizzontali generate dalla pressione eolica e/o da eventi sismici anche di modesta entità.
LINK IMPORTANTI
https://www.youtube.com/watch?v=JYY9muotcTk
Parco archeologico di Selinunte Camper 18/07/2022
https://www.youtube.com/watch?v=fQlg_4Qb52A
Visione paronamica di Selinunte con drone 4k
https://trapani.gds.it/articoli/cultura/2022/02/22/il-restauro-filologico-del-parco-archeologico-di-selinunte-apre-ai-bambini-b7d735d6-b397-4ac7-bfa6-7389a6077bd1/
Articolo operazioni di restauro parco archeologico Selinunte
grazie
dell'attenzione