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Inverno...in arte! PRESENTATION
Assunta Staffello
Created on December 30, 2023
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Transcript
PRESENTATION
Inverno...
in arte!
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Un primo sguardo...
GIUSEPPE ARCIMBOLDI INVERNO -1573-
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Giuseppe Arcimboldi, detto Arcimboldo -1527/1593 -
L'Inverno è rappresentato come un vecchio la cui pelle è un tronco nodoso, con escoriazioni naturali e rigonfiamenti del legno; tali deformazioni insistono nel rappresentare quindi le rughe e la pelle rovinata dall'età. La barba, rada e poco curata, è resa tramite radici o piccoli rami; la bocca è formata da due funghi. L'occhio visibile è una spaccatura nera del legno, così come l'orecchio è ciò che resta di un ramo spezzato; i capelli sono un groviglio di rami, accompagnato sul retro da una serie di piccole foglie. La spoglia figura è ravvivata solamente dai colori del limone e dell'arancia, pendenti da un ramo proveniente dal "petto" dell'uomo: l'inverno è infatti la stagione in cui la natura non è rigogliosa e non dà frutti, se non gli agrumi in Italia.
La veste dell'uomo è una semplice stuoia di paglia, su cui però è ricamato uno stemma che forse rimanda al committente dell'opera: nella versione originale del dipinto il vecchio indossa un mantello con sopra effigiata una M ed una corona, in questo caso certamente un richiamo a Massimiliano II. L'inverno, prima stagione dell'anno nel calendario imperiale romano e perciò la più importante tra le quattro, venne associata all'imperatore in maniera anche più diretta tra i contemporanei.
PIETER BRUEGEL Paesaggio con pattinatori -1566-
Pieter Bruegel il Vecchio
-1525/1569 -
Il Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli è un dipinto a olio su tavola (38x56 cm) di Pieter Bruegel il Vecchio, datato 1566 e conservato nel Museo reale delle belle arti del Belgio di Bruxelles.
PRESUNTO AUTORITRATTO
Un villaggio fiammingo in inverno è avvolto in un'atmosfera nebbiosa e giallastra, in una veduta da un punto di vista rialzato. Vi è descritto uno scorcio di quotidianità in una fredda giornata con al centro gli abitanti del villaggio ritratti mentre si divertono sulla distesa del fiume ghiacciato. A differenza dei Cacciatori nella neve, in quest'opera l'artista non mise dei protagonisti nella fascia in primo piano, ma inserì i personaggi nel paesaggio, senza farli prevalere. Un posto di risalto è comunque lasciato a destra dove in mezzo a una radura sta sistemata una rudimentale trappola per uccelli, fatta da un'asse sospesa su un bastoncino legato a una corda e sotto alla quale sono state messe delle esche che i volatili sembrano apprezzare. Tale dettaglio è stato a volte letto come una metafora moraleggiante con la vita umana, che trascorre nell'ignoranza e nella spensieratezza proprio come per gli uccelli. Grande spazio è riservato nella veduta, che si perde lontanissima fino a un villaggio appena visibile, avvolto dalla foschia.
CACCIATORI NELLA NEVE
FRANCISCO GOYA LA TEMPESTA DI NEVE -1786-
Francisco Goya
- 1746/1828 -
Francisco Goya, spesso considerato come “il padre della pittura moderna”, si è cimentato più volte nella riproduzione di scene di vita quotidiana. Il dipinto intitolato “La tempesta di neve” risale al 1786, con protagonista un paesaggio invernale immerso nel freddo e nella neve. Tre personaggi camminano faticosamente cercando di proteggersi dal vento, avvolti nelle loro candide coperte bianche.
I tre vengono scortati da un uomo con il mantello e il cappello, insieme ad un secondo uomo che imbraccia un fucile. Tutto il gruppo è seguito da un mulo, un maiale, e poi da un cane, in una marcia silenziosa e invisibile destinata a sparire nel freddo della notte. Il quadro, oggi esposto al museo del Prado di Madrid, è stato realizzato per entrare a far parte di un arazzo dedicato alle stagioni commissionato da re Carlo IV, con l’obiettivo di ottenere un’opera unica e di grandi dimensioni. Non è chiaro quale sia il significato nascosto dietro l’uso delle “coperte bianche”, che più di tutto attirano l’attenzione dell’osservatore. Potrebbero essere rappresentative dello stesso inverno, che copre con un manto di neve tutto quello che attraversa. In alternativa, le tre figure potrebbero rappresentare il trascorrere del tempo, che prosegue indisturbato anche quando il vento minaccia di allontanarci dalla retta via. Nel quadro, uomini e animali si trovano ad affrontare un destino comune e superare le difficoltà legate all’inverno, dimostrando ancora una volta l’importanza di questa stagione e la sua capacità di mettere tutti esattamente sullo stesso piano – a prescindere dalla natura e dall’estrazione sociale.
CASPAR DAVID FRIEDRICH IL VIANDANTE SUL MARE DI NEBBIA - 1818 -
Caspar David Friedrich
-1818 -
Al centro della composizione, in primo piano, un viandante solitario si staglia in controluce su un precipizio roccioso, dando la schiena all'osservatore: ha i capelli rossi e scompigliati al vento, è avvolto in un soprabito verde scuro e nella mano destra, appoggiata al fianco, impugna un bastone da passeggio. È lui il vero centro focale e spirituale del dipinto (è al centro dell'opera): ciò malgrado, ben poco si sa su quest'uomo, a parte la sua natura errabonda. Secondo alcune testimonianze, sotto le vesti del pellegrino vi sarebbe il colonnello della fanteria sassone Friedrich Gotthard von den Brinken, defunto amico di Friedrich che con questa tela ne volle conservare vivo il ricordo. Il viandante è proteso sull'orlo di uno sperone roccioso freddo e inospitale, lontano da ogni vegetazione, ma collocato in una posizione rialzata, che gli consente di contemplare il panorama che gli si apre davanti. Si tratta di una valle arcaica dal fascino primordiale, avvolta dalla foschia, come se fosse mare (da cui il titolo dell'opera): dal «mare di nebbia» sporgono audaci diverse cime, sulle quali si può notare la presenza di alberi e vegetazione. In lontananza, a sinistra si ergono sbiadite montagne che digradano verso destra. Oltre, la nebbia si espande in modo indefinito arrivando a mescolarsi con l'orizzonte e a diventare indistinguibile dal cielo nuvoloso.
La tavolozza di Friedrich in quest'opera è composta da toni insolitamente luminosi, e comprende una mescolanza luminescente di blu, grigi, rosa e gialli per il mare di nebbia, contrapposta alle tonalità opache e fangose per le rocce: questo forte stacco cromatico tra le tonalità chiare e quelle scure esalta la contrapposizione tra gli elementi reali (l'uomo e le rocce), realizzati con una precisione analitica, e quelli indefiniti (il mare di nubi), caratterizzati da una pennellata molto liquida, quasi vaporosa. La luce, infine, sembra nascere da una fonte collocata al di sotto delle rocce in primo piano, inondando la scena e rischiarando in qualche modo l'abisso nebbioso
https://it.wikipedia.org/wiki/Viandante_sul_mare_di_nebbia
CLAUDE MONET LA GAZZA -1868/9-
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Claude Monet
-1840/1926 -
La gazza (La pie) è un dipinto del pittore francese Claude Monet, realizzato nel 1868–1869 e conservato al Musée d'Orsay di Parigi.
Vi è raffigurato un angolo di campagna della cittadina normanna di Étretat immerso nell'imperturbabile silenzio di un mattino invernale. Il soggetto è una gazza nera di piccole dimensioni appollaiata su una staccionata di legno, quasi come se fosse una nota su un pentagramma musicale. Tutto il paesaggio è sepolto sotto una delicata coltre di neve candida e cristallina: in questo contesto dormiente, quasi surreale, dove tutto è pacato, tranquillo, privo di teatralità, la gazza è l'unico essere vivente. Il gelo, infatti, ha con tutta probabilità spaventato e intirizzito gli umani, i quali per rifuggire le temperature fredde si sono quasi certamente rinchiusi nella casa a destra sullo sfondo, magari davanti al bel fuoco di un caminetto. Il candore ovattato e madreperlaceo di questo paesaggio è frutto di un'accorta condotta en plein air, finalizzata a cogliere la brillantezza del soggetto da rappresentare, impossibile da intendere nel chiuso degli atelier, comodi ma anonimi.
La neve con il suo bianco – in realtà inesistente – è resa da un’integrazione e sovrapposizione di numerosissime tinte. Sono le celebri «ombre colorate» utilizzate dagli Impressionisti, e da Monet in particolare, per trascrivere la realtà con vibrante verità. Alcune ombre, infatti, sono tinte di un piacevole azzurro perlaceo, a suggerire la compressione dovuta al calpestio, mentre le zone nelle quali più si concentra la luce mattutina sono individuate da ombre leggermente aranciate. Le ombre di destra, invece, mirano verso una miscela di rossi, grigi e blu sapientemente calibrata, in grado di rendere la profondità spaziale ed il carattere soffice e materico della neve.
CLAUDE MONET BRINA - 1880-
Claude Monet
-1840/1926 -
Il dipinto fa parte di un gruppo piuttosto numeroso di opere realizzate da Monet negli anni Ottanta che hanno per soggetto la Senna in piena o paesaggi coperti di ghiaccio. In questo dipinto è ritratta una vasta distesa pianeggiante coperta di brina al tramonto, disposta per piani orizzontali, spezzati solo dalla presenza di qualche cespuglio o di qualche albero. All’orizzonte bagliori rosseggianti del sole irrompono con violenza in quell’uniformità cromatica che avvolge cielo e terra. Tutto il paesaggio è avvolto da una grande luminosità creata grazie all’uso sapiente del colore, il bianco, che attutisce l’effetto cromatico delle altre tonalità. Rispetto alle opere precedenti il tocco è sicuro, reso a tratti più larghi con picchiettamenti leggeri e separati. Per Monet le impressioni trasferite sulla tela non sono mai le stesse perché variano rispetto alle emozioni che l`artista prova di fronte al paesaggio: poiché sono proprio le sensazioni che guidano la mano dell’artista, le pennellate non sono mai le stesse e gli accostamenti cromatici si rinnovano continuamente.
GUSTAVE CAILLEBOT Veduta di tetti - 1878-
Gustave Caillebot
-1848/1894 -
Siamo ancora nel periodo Impressionista e con quest'opera ci tuffiamo nell’atmosfera invernale di un paesaggio cittadino. La rappresentazione dei tetti con la neve è qui protagonista: il paesaggio urbano che vediamo è Parigi. Nel 1879, Caillebotte partecipa alla 4° Mostra Impressionista e tra le opere da lui presentati c’è la veduta dei tetti della capitale Francese. Il dipinto passò inosservato – per poi essere rivalutato in seguito. Quest’opera è una rappresentazione fotografica interpretata in chiave impressionista, che ci regala tutte le suggestioni invernali urbane, tra neve e fumi di camino.
Sotto un cielo ingombro di nuvole plumbee si rincorrono pareti, facciate, timpani, abbaini, comignoli fumanti, oltre che gli scheletri degli alberi, spogli per via dei rigori dell'inverno.
Autoritratto - 1892 -
VINCENT VAN GOGH Il giardino della canonica a Neunen in inverno - 1884-
Vincent Van Gogh
-1884 -
Il giardino della canonica a Nuenen in inverno è un disegno elaborato nel 1884, in un periodo in cui Van Gogh era tornato a vivere con i suoi genitori e si stava impegnando seriamente nello studio della pittura. Il paesaggio osservato fu molto amato dall'artista, che lo ritrasse più volte, specie durante la stagione primaverile. Uno dei quadri di questa serie si è imposto alle cronaca, poiché è stato rubato ( e poi restituito) al museo che lo ospitava, nel 2020, in piena pandemia, durante il periodo di chiusura dovuto al lockdown. L'attenzione si concentra nella resa dettagliata degli intrichi dei rami, spogli e secchi a causa del freddo invernale. Tutta la scena, in cui non compare nessuna figura umana, è intrisa di malinconia e comunica un senso di tristezza e di solitudine.
https://artsandculture.google.com/asset/the-parsonage-garden-at-nuenen-in-winter/AAF2Q8Mzv9EfPw?hl=it
MARC CHAGALL SU VITEBSK - 1914-
Marc Chagall
- 1887/1985 -
Non poteva che sorprendere il soggetto scelto da Marc Chagall per rappresentare l’inverno: un vecchio signore che vola sui tetti di una città addormentata, con un bastone e un sacco dietro la schiena.
“Sopra Vitebsk” è un dipinto di Marc Chagall realizzato nel 1914. Chagall ci porta come sempre in una dimensione parallela, tra fiaba e sogno. In quest’opera vediamo rappresentata la città natale russa Vitebsk, dove Chagall era nato nel 1887. Ci ritroviamo in una suggestiva atmosfera invernale con una figura in alto che vola, forse il profeta Elia che portava regali ai meritevoli secondo un’antica tradizione ebraica, una specie di Babbo Natale ebraico. Il tema del “volo” è molto ricorrente nella pittura di Chagall: ci riporta nel mondo onirico, e rimanda all’idea dell’uomo errante – senza radici – ma ancorato alla sua tradizione. I colori vivaci degli edifici e del recinto vanno a contrapporsi con il bianco della neve. “Sopra Vitebsk” è oggi conservato nell’Art Gallery of Ontario di Toronto.
Come in molte delle sue opere, anche in questa Chagall racconta le sue radici, legate alla religione, raccontata in modo semplice e con grande delicatezza, e alla sua patria, la piccola città di Vitebsk.
TAMARA DE LEMPICKA ST. MORITZ - 1929-
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Tamara de Lempicka
-1898/1980-
Artista polacca, a Parigi affinò il suo stile personale, fortemente influenzato delle istanze artistiche dell'Art Decò, ma al contempo assai originale. In breve tempo divenne famosa come ritrattista, portando sulla tela personaggi della sua quotidianità, aristocratici ed esponenti dell'alta borghesia parigina, adornati da eleganti abiti all’ultima moda e gioielli dispendiosi. I dipinti di Tamara de Lempicka sono profondamente connessi con il suo stile di vita, restituendo un’immagine sfavillante degli anni Venti a Parigi. Non mancano gli status symbol più in voga all’epoca, come automobili, mete lussuose come Saint Moritz e lo skyline di New York. Per lo più, nei dipinti compaiono come protagoniste donne dall’aria malinconica ed irraggiungibile. Le scene venivano costruite con linee pulite e colori vividi stesi con pennellate compatte, che andavano ad accentuare la plasticità delle forme. De Lempicka non usava molte tonalità cromatiche, nelle sue opere ricorrono infatti più o meno gli stessi colori. Più di tutto, la particolarità dei suoi dipinti risiede nell’unione di questi elementi moderni con una plasticità delle figure che richiama sia la scultura classica. Imponenti figure ieratiche occupano quasi tutto lo spazio della tela e sono poste davanti a fondali neutri, sui toni del grigio, così da risaltare ulteriormente. Oggi le opere di De Lempicka sono ammirate ed apprezzate per la loro modernità ed eleganza e il suo personaggio si impone come simbolo di indipendenza ed emancipazione femminile. Una sua grande estimatrice è la cantante Madonna, che spesso si è ispirata alle opere di de Lempicka per i suoi look e le ha mostrate nei tour.
Autoritratto Tamara sulla Bugatti verde -1929 -
ALFRED SISLEY NEVE A LOUVECIENNES - 1878 -
Alfred Sisley
- 1839/1899 -
Silenzioso, solitario e riservato: l’inverno di Sisley rispecchia la personalità di questo pittore impressionista, che a Louveciennes, paesino nei dintorni di Parigi, visse dal 1872 al 1874. A differenza del suo collega Renoir, che adorava i paesaggi assolati e mediterranei, Sisley preferiva le tinte candide della neve, che ritrae in una serie di bellissimi dipinti con le sue pennellate leggere dai toni delicati.
Pierre August Renoir Ritratto di Alfred Sisley -1868-
EDVARD MUNCH NOTTE D'INVERNO - 1900 -
Edvard Munch
- 1863/1944 -
Edvard Munch è uno di quegli artisti che arriva dritto al cuore e in genere lo fa con pugno; tuttavia non è il caso della sua Notte d’inverno, che ha una delicatezza e una magia tutta particolare, trasportandoci in un paesaggio nordico che pare fiabesco.
Munch dipinse questo quadro nel 1900, ma nel corso della sua vita dedicò molto tempo a ritrarre delle vedute tipiche del Nord Europa. L’immagine che questo dipinto ci regala è del tutto suggestiva. Le pennellate permettono di immergerci completamente all’interno di un paesaggio nordico innevato. Il tema è quello di una notte sommersa nella solitudine e nel buio. Osservando l’opera ci si può lasciare trasportare da quell’atmosfera di calma crescente. I colori utilizzati ci permettono quasi di percepire il freddo rappresentato direttamente sulla nostra pelle. La magia del dipinto sta tutta in questa sua capacità di coinvolgere l’osservatore, il quale si sentirà parte integrante del quadro. Pur mantenendo un marcato alone di malinconia, l’opera emana un forte senso di tranquillità.
Edvard Munch nel 1912
Alfons Mucha
Alfons Mucha
- 1860/1939 -
Alfons Mucha rappresenta le stagioni attraverso i colori, in questo caso il candido bianco. “L’Inverno” di Mucha è personificato da una bellissima ninfa dai freddi toni – appunto – del bianco. Alfons Mucha (1860-1939) è stato un grande artista poliedrico, esponente dell’Art Nouveau. Con le sue opere – dai manifesti pubblicitari alla scultura – ha sperimento l’arte a 360°, ma rimanendo sempre fedele al suo stile. E il suo è uno stile raffinato fatto di linee sinuose ma marcate. L’Inverno di Mucha è tanto elegante quanto freddo: la sua figura si copre corpo e capo avvolta nella sua gelida bellezza. Quest’opera è uno dei pannelli decorativi dedicati alle quattro stagioni (Mucha Museum Praga).
ALFONS MUCHA L'INVERNO - 1900 -
VASILIJ KANDINSKIJ PAESAGGIO INVERNALE - 1909 -
Vasilij Kandinskij
- 1866/1944 -
Terminiamo questo viaggio con l’inverno secondo Vasilij Kandinskij, assolutamente unico e pieno di colori. Si tratta di Winter Landescape e pare più un arcobaleno: il giallo, il verde e il blu predominano e rendono tutto più vivo e magico. Perfino la neve non ha il suo normale colore bianco, ma è colorata. Kandisky, come sempre, è capace di sorprenderci e di capovolgere le consuetudini.
Vasilij Kandinskij nel 1913
E ora???
Eccoci giunti al termine di questo splendido viaggio nella stagione invernale, tra nebbia, ghiaccio e brina. Qual è il quadro che hai preferito? Disegnalo sul folio che ti darà la maestra o inventa una tua interpretazione di questa meravigliosa stagione. Il tuo capolavoro verrà esposto nella grande mostra di fine anno soclastico che si terrà nella tua scuola, così da poter essere ammirato da tutte le persone che verranno in visita.
Immagina, disegna, colora, dipingi, divertiti, crea!