l'architettura gotica
lez.1: introduzione, Parislez.2: Chartres, Barcellona, Canterbury, pag. 24 lez.3: intro Italia, Padova e Assisi, pag. 29 lez.4: Firenze, pag. 42 lez.5: Palazzi pubblici e Siena, pag. 58
l'architettura gotica
L'architettura gotica è quella fase dell'architettura europea caratterizzata da particolari forme strutturali ed espressive, in un periodo compreso fra la metà del XII secolo e, in alcune aree europee, i primi decenni del XVI secolo. L'architettura romanica viene definita policentrica, cioè senza una regione europea che ad essa si possa definire come più rappresentativa, mentre è possibile identificare una località e un "padre" dell'architettura gotica. Mi riferisco alla ricostruzione del coro dell'abbazia di Saint-Denis, a 20 km da Parigi, iniziata nel 1137 e terminata nell'anno 1144 per opera dell'abate Suger, generalmente considerata come l'inizio di questo stile, che da lì a poco si diffonderà prima nelle diocesi dell'Île-de-France e poi nel resto della Francia, in Inghilterra, nell'Impero e nel resto d'Europa, incontrando resistenze significative solo in Italia. Uno stile caratterizzato dall'uso intensivo di tecniche costruttive già usate (come l'arco a sesto acuto e la volta a crociera), ma in un sistema coerente e logico e con nuovi obiettivi estetici e simbolici. L'abate Suger decide di ricostruire il coro e la facciata di Saint-Denis, l'abbazia benedettina che conservava le reliquie del patrono di Parigi San Dionigi. L'abate, volle ricostruire la sua abbazia, progettando un nuovo coro con una serie di cappelle radiali a forma trapezoidale direttamente collegate ad un deambulatorio che permetteva ai fedeli di muoversi liberamente anche dietro il coro. Le cappelle radiali erano coperte da volte a crociera e sulle pareti si aprivano ampie finestre che davano una grande luminosità allo spazio interno.
coro di Saint-Denis
Le vetrate colorate alle aperture rendevano l'atmosfera interna soprannaturale. Il gotico vuole stupire, convincere e inibire ed è l'espressione del potere religioso dell'epoca. Il termine, gotico, venne coniato nel 1500 in riferimento a “barbaro”. Si acquisisce quindi in periodo rinascimentale e in senso dispregiativo, come appellativo per quelle architetture realizzate con principi privi di criteri di sintesi tra le parti. Tutta l'architettura gotica, era pertanto considerata espressione di un linguaggio poco raffinato e incurante dei fondamentali concetti di proporzionalità degli edifici, e risultava essere generatrice di organismi in genere poco armonici
navata centrale di Saint-Denis
innovazioni tecniche
La novità più originale dell'architettura gotica è la scomparsa degli spessi muri tipici del romanico: il peso della struttura non veniva più assorbito dalle pareti, ma veniva distribuito su pilastri all'interno e nel perimetro, coadiuvati da strutture secondarie come archi rampanti e contrafforti. Lo svuotamento della parete dai carichi permise la realizzazione di pareti coperte da magnifiche vetrate istoriate. La cattedrale più alta costruita è quella di Beauvais le cui volte raggiungono un'altezza di ben 48,5 metri, la Cattedrale di Notre-Dame di Parigi ne misura 33. Strumenti essenziali per questo sviluppo "aereo" furono: l'uso massiccio dell'arco a sesto acuto, che permette di scaricare il peso generando minori spinte laterali rispetto ad un arco a tutto sesto. Oltre alle minori spinte laterali, rispetto all'arco classico a tutto sesto quello acuto presenta una decisiva serie di vantaggi che gli architetti gotici hanno saputo sfruttare con grande senso pratico ed estetico e che gli derivano dal suo particolare schema geometrico. Esso, infatti, è costituito dall’intersezione di due archi di cerchio aventi lo stesso raggio, cosicché con la medesima curvatura è possibile realizzare archi con differenti ampiezze e altezze. Tutto ciò si rivela decisivo nell'adozione della volta a crociera ogivale. I pinnacoli (o guglie) collocati in posizioni strategiche sui contrafforti, elementi di cui, oltre all'indubbia valenza estetica, s’è riconosciuta una preziosa valenza strutturale in quanto riescono a ridurre le tensioni destate localmente dalle spinte del vento e delle volte, e a verticalizzare significativamente la direzione di queste ultime a vantaggio di statica.
Nomenclatura
Cattedrale di Beauvais
l'architettura gotica
Nell'immaginario collettivo architettura gotica è soprattutto quella che ci ha condotto alle maestose cattedrali, ricche di guglie e pinnacoli, arditi archi rampanti e contrafforti, gocciolatoi mostruosi che sporgono, invadenti, dalle superfici decorate e dalle ampie vetrate coloratissime. Ed in effetti, nessun altra manifestazione architettonica è più esplicita del gotico nel mostrare l'arditezza della tecnica, il virtuosismo costruttivo. Nell'architettura gotica si ha una spazialità dinamica che si sviluppa in una ascensionale verticalità delle forme, spinte fino all'inverosimile. Tale propensione si assocerà ad una volontà di tensione dell'anima a Dio e ciò costituirà la base del significato simbolico delle cattedrali gotiche. I caratteri generali del gotico d'oltralpe mostrano archi a sesto acuto e i pilastri esterni - detti contrafforti-, resi più forti per contrastare le spinte eccessive; sulla loro sommità si ergono archi rampanti, atti a sostenere la spinta laterale dell'arco a sesto acuto. L'arco rampante, diviene anche un elemento decorativo ricorrente dell'esterno delle cattedrali gotiche, come del resto i tipici elementi architettonici a cono, o piramide molto acuta, chiamati guglie o pinnacoli, posti sui contrafforti. Guglie e pinnacoli trovano posto anche lungo gli archi rampanti e sugli spioventi del tetto. Le volte a costoloni e il sistema degli archi rampanti, permise una progressiva riduzione delle masse murarie che non dovevano più assolvere al ruolo di struttura portante. Nelle cattedrali gotiche, il tiburio, posto all'incrocio fra navate e transetto, assume forma di torre, che spesso termina con una guglia. A volte, anche altre due torri svettano al di sopra le navate laterali. Un rosone molto ampio, è posto sopra l'imponente ingresso della navata centrale. Essendo infatti riusciti i costruttori gotici a realizzare adeguati pilastri sempre più sottili, liberano ampie superfici, da destinare alle vetrate istoriate dai colori che si accendono alla luce. Pare che la luce che filtra illuminando le immagini sacre ne denunci una origine divina, contribuendo in modo significativo all'indottrinamento dei fedeli
l'arco rampante
L'arco rampante è un elemento architettonico, usato per contenere e distribuire al suolo spinte laterali e verso l'esterno delle parti superiori dell'edificio. L'arco rampante controbilancia le spinte laterali di altre strutture spingenti (archi, volte), frazionando in modo graduale le spinte orizzontali fino ad annullarle. Si favorisce così l'elevazione dell'edificio contenendo l'energia di spinta, e si permette in tal modo alla costruzione di innalzarsi in uno slancio verticale altrimenti impossibile da realizzare in un edificio semplice in muratura. L'arco rampante partecipò prepotentemente alla definizione estetico formale dell'architettura gotica. La nuova immagine estetica che ne risulta, derivata dalla ricerca di puntare tutto sulla struttura portante, riducendo l'intera struttura al suo scheletro progettuale, divenne profondamente diversa dalla solida architettura romanica che l'aveva preceduta.
facciata a torri tronche
facciata a torri cuspidate
Cattedrale di Chartres
Cattedrale di Laon
Notre Dame di Parigi
Il 12 ottobre 1160, il teologo Maurice de Sully divenne vescovo di Parigi e promosse subito la costruzione di una nuova e più ampia cattedrale, la città, infatti, oltre ad essere diventata con Filippo I capitale del regno di Francia, era anche un importante centro economico e culturale. Il nuovo edificio sarebbe sorto in stile gotico, che si era già affermato in Francia con la costruzione della basilica di Saint-Denis e delle cattedrali di Sens, di Noyon e di Laon. La chiesa avrebbe avuto una pianta con cinque navate senza cappelle laterali ad eccezione di tre cappelle radiali. Il progetto non si limitava solo alla nuova chiesa, ma si estendeva anche sull'area circostante: infatti, prevedeva l'apertura di una grande piazza di fronte alla cattedrale raggiungibile da una nuova strada più larga per agevolare l'accesso dei fedeli, nonché la ricostruzione del palazzo vescovile. L'edificazione dell'edificio venne finanziata sia dalla Chiesa, sia dalla corona di Francia e lavorarono al cantiere molti cittadini prestando la loro opera come fabbri, muratori e carpentieri. La cattedrale di Notre-Dame o più semplicemente Notre-Dame, è il principale luogo di culto cattolico di Parigi, cattedrale dell'arcidiocesi di Parigi. La cattedrale, ubicata nella parte orientale dell'Île de la Cité, nel cuore della capitale francese, rappresenta una delle costruzioni gotiche più celebri del mondo ed è uno dei monumenti più visitati di Parigi.
In base alla Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, l'edificio è proprietà dello Stato francese, come tutte le altre cattedrali fatte costruire dal Regno di Francia, e il suo utilizzo è assegnato alla Chiesa cattolica. La cattedrale, basilica minore dal 27 febbraio 1805 e Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO dal 1991. La cattedrale parigina si presenta in uno stile non ancora del tutto maturo, ancora con elementi di derivazione romanica, tra cui soprattutto le colonne cilindriche: la sua navata, infatti, non risulta slanciata e luminosa come quella delle cattedrali del gotico maturo, in cui i pilastri polistili permettono la presenza di volte più alte e di grandi vetrate; Un elemento architettonico peculiare della cattedrale di Parigi sono gli archi rampanti, secondo alcuni autori qui sperimentati per la prima volta; secondo altri, invece, sarebbero stati utilizzati per la prima volta nella chiesa abbaziale di Saint-Germain-des-Prés, poco distante da Notre-Dame, il cui coro venne consacrato nel 1163 da papa Alessandro III.
foto scattata il 12 maggio 2019
Gargouille
le statue orripilanti poste nei vari angoli della cattedrale parigina, sono prevalentemente decorative e di certo non hanno alcun legame con esoterismi o misteri di alcun genere. Quello che colpisce è la fantasia creativa di chi ha realizzato queste figure così mostruose poste poi sulla sommità di Notre-Dame. Questi 54 mostri apparentemente a guardia lungo il perimetro della cattedrale, in realtà non solo altro che ornamenti decorativi delle grondaie, infatti, gargouille (al femminile francese) significa grondaia. Resta comunque il fascino di queste figure aggiunte alla fine dell’Ottocento dall’architetto Eugène Viollet-le-Duc. Queste figure demoniache, tradizionalmente prese dalle Sacre Scritture e dall’universo pagano e posizionate a guardia del tempio, assumono qui un altro interessante significato. Eugène Viollet-le-Duc, con queste figure ha voluto demonizzare le sue ossessioni in una Parigi probabilmente “grigia” dell’Ottocento. Di fatto furono fonte d’ispirazione anche per lo scrittore e poeta Victor Hugo, noto per le sue opere letterarie romanticamente malinconiche. Queste figure misteriose, altro non sono che, l’immaginario di una classe sociale vista come barbara dalla borghesia parigina. I mostri non sono altro che delle decorazioni, seppur spaventose, ma che non hanno nulla a che fare con la Cattedrale in senso simbolico, la bruttura che rappresentano è solo la caricatura dei quei francesi non integrati, o meglio non borghesi e alto locati. Nella Parigi dell’Ottocento c’era una certa distinzione tra classi, la borghesia era quella che dominava e si sentiva minacciata da questa barbara invasione. In effetti, Parigi vanta una delle maggiori espansioni urbanistiche proprio sul finire dell’Ottocento, è quindi lecito pensare che in migliaia arrivarono dalla provincia verso la città, per fare un parallelo possiamo paragonarlo alle ondate degli immigrati che arrivano oggi in Europa, con tutti i possibili sviluppi e problemi sociali.
Pianta Cattedrale di Notre Dame di Parigi
- aula longitudinale
- 5 navate voltate a crociera
- doppio deambulatorio
l'incendio del 15 aprile del 2019
nel tardo pomeriggio del 15 aprile 2019 un incendio colpì la cattedrale di Notre-Dame. L'evento ha provocato all'edificio danni significativi, tra cui il crollo della flèche e del tetto, e ha causato il ferimento di tre persone: due agenti di polizia e un vigile del fuoco, intervenuti per spegnere le fiamme. Furono lunghe ore di impotenza, durante le quali le fiamme divoravano le antiche e preziose strutture lignee della cattedrale che non sarà mai più quella di prima. Esclusi il movente criminale, l'atto vandalico o peggio ancora quello terroristico, stando ai vigili del fuoco le cause dell'incendio sarebbero legate ai lavori in corso e sarebbero quindi accidentali. Secondo i primi elementi dell’indagine le fiamme sono partite dall’impalcatura usata per i lavori di restauro partiti un anno prima e che dovevano andare avanti fino al 2022. La struttura è complessivamente salva anche se pesantemente danneggiata. Gli arredi sacri e le opere d’arte conservate all'interno della cattedrale si sono per la maggior parte salvate. Si sono salvate anche sedici statue del tetto che erano state rimosse per essere restaurate solo pochi giorni prima. Le strutture in pietra sono state risparmiate. Due oggetti estremamente importanti per i cattolici sono stati salvati: la tunica di San Luigi e la corona di spine di Cristo, quella che i soldati romani avrebbero posto sulla testa di Gesù prima della crocifissione. Riguardo le vetrate, alcune sono state danneggiate. Infine, è rimasto integro il rosone principale risalente al 1260 e considerato una delle opere più preziose della cattedrale. Tutto il mondo, e non solo la Francia, è rimasto per ore in apprensione e ha pianto per lo storico monumento.
riapertura - 8 Dicembre del 2024
La maestosa cattedrale di Notre-Dame a Parigi è stata riaperta ufficialmente al pubblico l'8 dicembre 2024, in occasione della Festa dell'Immacolata Concezione. Questo evento straordinario segna la conclusione di oltre cinque anni di intensi lavori di restauro, avviati dopo il devastante incendio del 15 aprile 2019.
Cattedrale di Chartres
nord
sud
La cattedrale Notre-Dame è una chiesa cattedrale consacrata alla Vergine (Notre-Dame), situata a Chartres nel nordovest della Francia (a 95 km a sud-ovest di Parigi). È il più celebre monumento della città ed è considerata uno degli edifici religiosi più importanti del mondo ed uno degli edifici gotici più affascinanti. Il fattore decisivo che la fa prevalere tra le altre cattedrali francesi è il suo buono stato di conservazione, specialmente delle sculture e delle vetrate. Quella che vediamo oggi è la quinta costruzione. Il penultimo edicio (romanico)costruito dal vescovo Fulberto, fu distrutto nel 1194 a causa di un incendio ed immediatamente si cominciarono i lavori di ricostruzione, che durarono circa 60 anni. L'interno, con una navata alta 37 m, si caratterizza per l'armonia e l'eleganza delle proporzioni. L'edificio si riconosce facilmente a causa della grande differenza tra le sue due torri: la torre sud è dotata di una base tipicamente gotica e sormontata da una guglia molto semplice; la torre nord, costruita in epoca più tarda e di architettura più complessa. Grande luogo di pellegrinaggi, questa cattedrale e le sue torri dominano la città di Chartres, risultando visibili da molte decine di chilometri di distanza. All'interno viene conservato il velo di Maria. Secondo la tradizione, questo velo è la camicia che portava Maria al momento dell'Annunciazione, quando concepì il Verbo. Questa importante reliquia fu meta di numerosi pellegrinaggi. Durante l'incendio della vecchia chiesa, nel 1194, si credette che la reliquia fosse andata perduta ma venne ritrovata intatta: questo fu interpretato come il fatto che la vergine Maria desiderava una chiesa più grande per la sua reliquia e così si spiegano l'entusiasmo e la rapidità con cui la nuova cattedrale fu costruita. Il velo è sempre esposto nel deambulatorio. Nel 1908 è stata insignita del titolo di Basilica minore;
Velo di Maria, reliquia della Cattedrale di Chartres
il labirinto di Chartres
Opera del XII secolo, è una figura geometrica circolare inscritta in larghezza sul pavimento della navata centrale. Rappresenta un percorso continuo lungo 261,5 m che va dall'esterno all'interno del cerchio, con una successione di curve e archi di cerchi concentrici. Una delle sue particolarità è che i percorsi, sia dal centro che dal perimetro, presentano la stessa successione di curve e archi. Alcuni pensano che il labirinto rappresenti un cammino simbolico che porta l'uomo dalla terra a Dio e il centro della figura rappresenta appunto la città di Dio. Il percorso del labirinto non consiste solo nell'andare verso il centro, ma anche nel ripartire da lì. Il labirinto ha un'area pari a quella del rosone centrale.
Pianta cattedrale di Chartres
- croce latina
- 3 navate voltate a crociera
- doppio deambulatorio
- 5 cappelle radiali
La pianta è a croce latina. Internamente la navata centrale si divide su tre livelli: arcate, triforio e parete superiore finestrata. Il primo livello, è caratterizzato da archi a sesto acuto che sostengono il triforio (secondo livello), e nella parte superiore si trova la parete sulla quale compaiono le finestre, con sopra un rosone, che forniscono luce all’interno. Tali finestre presentano dei vetri colorati piuttosto spessi, ma accentua la bellezza delle vetrate e delle luci colorate che filtrano da esse. All’interno della cattedrale è possibile visitare due cripte concentriche, una interna e una esterna ( ciò è dovuto al fatto che nel passato si sono succedute diverse costruzioni della cattedrale).
Cattedrale di Canterbury
La Cattedrale di Canterbury, situata nel Kent (Inghilterra sud-orientale), è uno dei luoghi di culto cristiani più importanti del Regno Unito e sede dell’Arcivescovo di Canterbury, guida spirituale della Chiesa anglicana e punto di riferimento storico per il cattolicesimo medievale. Fondata nel 597 d.C. da Sant’Agostino di Canterbury, inviato da Papa Gregorio Magno per evangelizzare l’Inghilterra.
Ricostruita in stile romanico dopo un incendio nel 1070, ad opera dei Normanni.
Tra il XII e il XIV secolo fu ampliata in stile gotico, con la costruzione del coro, del presbiterio e della famosa Torre Campanaria Centrale (Bell Harry Tower).
È celebre per l’assassinio di Thomas Becket (arcivescovo di Canterbury) avvenuto nel 1170 all’interno della cattedrale, evento che rese il luogo una delle mete di pellegrinaggio più importanti d’Europa (reso celebre anche dai Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer). La struttura unisce elementi romanici e gotici.
L’interno è imponente, con navate slanciate, archi a sesto acuto, vetrate istoriate medievali e un grande coro.
All’esterno si distinguono la facciata occidentale, la Porta dei Pellegrini, e la torre centrale gotica, alta circa 72 metri. La Cattedrale di Canterbury è il primo esempio importante di architettura gotica inglese. La cattedrale ha una pianta a croce latina che, durante le aggiunte è stata stravolta: nel coro absidato sono presenti 5 cappelle radiali, la principale delle quali, quella assiale, è nota come Cappella della Trinità. Per questo motivo l'architettura di questa cattedrale risulta poco unitaria; piuttosto la chiesa sembra essere costituita da ambienti distinti l'uno dall'altro, diversi anche nello stile. Le caratteristiche gotiche della chiesa sono individuabili nelle volte costolonate ad arco acuto, nei diversi ordini raccordati dai pilastri polistili delle navate e dal senso di verticalità emanato.
L'assassinio di Thomas Beckett
The Canterbury Tales
La cattedrale di Canterbury è famosa per un omicidio avvenuto all'interno di quell'edificio: Thomas Becket, l'arcivescovo, e l'ex cancelliere fu assassinato dagli uomini del re a causa di una cospirazione. Infatti, Becket ha rifiutato di accettare le Costituzioni di Calderon in cui il potere ecclesiastico era limitato. Inizialmente, Becket era un caro amico del re Enrico II prima di diventare arcivescovo. Fu esiliato in Francia per 6 anni dopo un conflitto con il sovrano. Al suo ritorno, nell'anno 1170, le tensioni sono riaffiorate e si dice che il Re abbia esclamato pubblicamente: «Nessuno mi libererà di questo prete turbolento?”. Quattro cavalieri decisero di sostenere il re e partirono per Canterbury. La sera del 29 dicembre, i cavalieri seguirono Becket all'interno della cattedrale e lo uccisero, in un luogo oggi chiamato "Il Martirio". Fino al 1220, i resti e la tomba di Becket erano sul lato est della cripta, e solo due giorni dopo la sua uccisione, i pellegrini cominciarono ad arrivare in gran numero alla Cattedrale, soprattutto quando si diffusero le leggende di vari miracoli. Tommaso fu canonizzato nel 1173. Nel 1220, la tomba del santo è stata trasferita nella nuova Cappella della Trinità, creato appositamente per Becket: vi rimase fino al 1538. L'assassinio dell'arcivescovo Thomas Becket ha reso la cattedrale una delle principali destinazioni di pellegrinaggio in Europa. L'assassinio è stato ricordato dal drammaturgo Thomas Stearns Eliot nel suo capolavoro teatrale Murder in the Cathedral
Si tratta di una raccolta di 24 racconti scritti in medio inglese da Geoffrey Chaucer nel XIV secolo.
Le storie sono contenute all'interno di una cornice narrativa, in cui un gruppo di pellegrini decide di indire una gara di racconti durante il loro pellegrinaggio da Southwark a Canterbury per visitare la tomba di san Tommaso Becket sita nella cattedrale di Canterbury. L'opera è considerabile un poema, in quanto sia la cornice sia quasi tutti i racconti sono scritti in versi.
Chaucer iniziò a scrivere l'opera intorno al 1386, con l'intenzione di far raccontare a ogni pellegrino quattro storie differenti: due sulla via per Canterbury e le rimanenti altre due sulla via del ritorno.
Cattedrale di Barcellona
La cattedrale della Santa Croce e Sant'Eulalia (in catalano: catedral de la Santa Creu i Santa Eulàlia), situata nel Barrio Gotico (quartiere gotico), è la cattedrale-sede dell'arcidiocesi di Barcellona. Insignita nel 1867 del titolo di basilica minore. La cattedrale è dedicata alla Santa Creu (la Santa Croce) e a santa Eulalia, la patrona di Barcellona (12 febbraio), la quale subì il martirio in epoca romana. La cattedrale fu costruita in stile gotico tra il XIII e il XV secolo sui resti di precedenti chiese. Il primo edificio fu una basilica paleocristiana (V-VII secolo) a tre navate, con battistero a pianta quadrata. Rimase intatta durante l'invasione dei Visigoti, forse fu trasformata in moschea durante l'occupazione musulmana della città (718-801). Ritrasformata in stile romanico, fu consacrata nel 1058. Più piccola dell'attuale, era anch'essa a tre navate con tre absidi sopraelevate, un portico nella facciata e campanile. La costruzione dell'attuale edificio, intesa come ristrutturazione e ampliamento della chiesa romanica, iniziò nel maggio del 1298 durante il regno di Giacomo II d'Aragona (1288-1300) per continuare fino alla seconda metà del XV secolo, senza che la chiesa venisse mai chiusa. Per questo motivo mantenne lo stesso asse della chiesa romanica. Nella prima fase (1338) si costruì, attorno all'abside romanico, il deambulatorio, la nuova abside con le cappelle radiali e la cripta del presbiterio ad opera dell'architetto Jaime Fabre.
dettagli dell'interno
NAVATA CENTRALE CORO E DEAMBULATORIO PILASTRO A FASCIO
il martirio di Sant'Eulalia
Nel cortile centrale del monastero sono sempre presenti 13 oche. Ogni oca rappresenta un anno di vita della martire Santa Eulalia, una giovane ragazza che fu torturata a morte dai Romani nel IV secolo a causa della sua religione. Le oche sono lì a guardia della patrona della città. Il numero delle oche: ricorda i tredici anni della martire, ma anche le 13 torture a cui fu sottoposta dai romani. La giovine fu dapprima esposta nuda al pubblico fino a che la neve non la congelò, poi fu chiusa in una botte piena di chiodi e vetro e fatta rotolare per la strada che ancor oggi porta il suo nome, discesa di sant’Eulalia, in seguito fu martoriata nel corpo con amputazioni varie, dopodichè crocifissa e infine decapitata. A quel punto la storia racconta che una colomba le volò sopra a simboleggiare la sua anima che volava in cielo (alcune leggende dicono che la colomba le uscì dalla bocca). Il sarcofago con il corpo della giovane martire fu nascosto nei secoli ai diversi invasori e infine su collocato nella cripta della Basilica che porta il suo nome. Le oche fanno la guardia al sarcofago pronte a starnazzare al minimo segno di pericolo. La cripta con il laghetto è meta continua di pellegrinaggio di fedeli e visita di turisti incuriositi. I festeggiamenti in onore della santa patrona della città si tengono nella settimana in cui cade il 12 febbraio.
Pianta della cattedrale di Barcellona
- aula longitudinale
- 3 navate voltate a crociera
- deambulatorio
- 9 cappelle radiali
fontana delle oche
CHIOSTRO
l'architettura gotica in Italia
Il gotico in Italia (gotico "temperato") ha caratteristiche che lo distinguono notevolmente da quello del luogo d'origine dell'architettura gotica, cioè la Francia, e dagli altri paesi europei in cui questo linguaggio si è diffuso (cioè l'Inghilterra e la Germania). In particolare non viene recepita l'innovazione tecnica e l'arditezza strutturale delle cattedrali francesi, preferendo mantenere la tradizione costruttiva consolidata nei secoli precedenti, e anche dal punto di vista estetico e formale non trova un grande sviluppo lo slancio verticale quasi estatico dell'architettura d'oltralpe. Se da un lato quindi c'era stata un'applicazione precoce di elementi gotici in epoca romanica (i rosoni e le volte a costoloni nel nord-Italia, gli archi a sesto acuto di retaggio arabo in Italia meridionale), dall'altro la tradizione romanica, influenzata dai modelli bizantini, paleocristiani e classici, resistette al principio dell'annullamento delle pareti. Ciò fu dovuto probabilmente anche a questioni puramente pratiche: il clima italiano avrebbe fatto negli edifici coperti di vetrate un "effetto serra" nei mesi estivi, per cui la soluzione preferita fu quella di mantenere strutture in massiccia muratura, più fresche, sulle quali si stendevano preziose decorazioni ad affresco. Si ebbe quindi in Italia un compromesso tra romanico e gotico, senza eccessivi slanci in altezza e riduzioni scheletriche delle masse murarie. I primi esempi di abbazie gotiche in Italia sono il complesso di Fossanova nel Lazio (1187-1206), l'Abbazia di Casamari, terminata nel 1217, o l'Abbazia di San Galgano, vicino Siena. Gli ordini mendicanti, come francescani, domenicani, e agostiniani, sono stati fondamentali nella cospicua fase di inurbamento dei relativi insediamenti in Italia fra la metà del Duecento e la metà del secolo seguente. Fra le note distintive di questi ordini vi era infatti una certa enfasi sulla decorosa povertà e semplicità degli edifici sacri e la necessità di avere ampie navate coperte con tetto a vista, in modo tale che i fedeli potessero ascoltare le prediche e seguire i riti senza ingombri visivi, come invece avveniva nelle cattedrali di assetto basilicale.
l'architettura gotica
Abbazia di San Galgano, provincia di Siena
Abbazia di Fossanova, provincia di Latina
Basilica di Sant'Antonio a Padova
La Basilica di Sant'Antonio di Padova è uno dei principali luoghi di culto cattolici della città di Padova. Conosciuta dai padovani semplicemente come la Basilica del Santo, è una delle più grandi chiese del mondo ed è visitata annualmente da oltre 6,5 milioni di pellegrini, che ne fanno uno dei santuari più venerati del mondo cristiano. Non è comunque la cattedrale della città, titolo che spetta al duomo. In essa sono custodite le reliquie di sant'Antonio di Padova e la sua tomba. La piazza del Santo, antistante, ospita il monumento equestre al Gattamelata di Donatello. Donatello realizzò anche le sculture bronzee (Crocifisso della basilica del Santo, statue e formelle di varie dimensioni). La basilica è retta dai francescani dell'Ordine dei frati minori conventuali.
La cappella contiene il tesoro della basilica, composto da numerose reliquie, tra cui sono degni di nota, per la devozione di cui sono oggetto e per la bellezza dei reliquiari, la reliquia del mento di sant'Antonio, e la reliquia della lingua incorrotta del Santo. Sono presenti inoltre numerose preziose suppellettili liturgiche (calici, pissidi, patene, messali). In apposite teche di vetro sono esposti i resti della ricognizione del corpo del santo effettuata nel gennaio 1981 (frammenti della tonaca del santo, le casse in legno contenenti le ossa - poi ricomposte nella tomba in un'urna di vetro, i drappi avvolgenti le casse, un'iscrizione del 1263 attestante la prima traslazione del corpo).
collegamenti stilistici
Cupole>>stile bizantino
facciata a capanna>>stile Romanico
archi a sesto acuto>>stile Gotico
le reliquie
La cappella contiene il tesoro della basilica, composto da numerose reliquie, tra cui sono degni di nota, la reliquia del mento di sant'Antonio, e la reliquia della lingua incorrotta del Santo. Sono presenti inoltre numerose preziose suppellettili liturgiche (calici, messali). In apposite teche di vetro sono esposti i resti della ricognizione del corpo del santo effettuata nel gennaio 1981 (frammenti della tonaca del santo, le casse in legno contenenti le ossa - poi ricomposte nella tomba in un'urna di vetro, i drappi avvolgenti le casse, un'iscrizione del 1263 attestante la prima della traslazione del corpo
il monumento equestre al Gattamelata
La statua del Gattamelata di Donatello, fu il primo monumento equestre celebrativo su modello classico dopo gli esempi romani.
Il modello al quale si ispirò Donatello per il monumento al Gattamelata fu con molta probabilità la statua di Marco Aurelio che si trova a Roma. La statua del Gattamelata fu progettata come cenotafio, cioè un monumento funerario privo dei resti.
Erasmo Stefano da Narni, detto il Gattamelata, è stato un condottiero e capitano di ventura italiano (il comandante in capo di truppe militari di soldati di ventura mercenari dette compagnie di ventura.), signore di Valmareno. Fu al servizio prima della Repubblica di Firenze, poi dello Stato Pontificio ed infine della Repubblica di Venezia, da cui ottenne la carica di capitano generale, morì a Padova nel 1143
Donatello, Monumento equestre al Gattamelata, 1447-1453, fusione in bronzo, 340×390 cm Padova, Piazza del Santo
collegamenti
prima
dopo
Monumento equestre a Marco Aurelio Musei capitolini - Roma
Giambologna, Statua equestre di Ferdinando I de' MediciFirenze
San Francesco d'Assisi
Francesco morì ad Assisi il 3 ottobre del 1226 e venne proclamato santo da papa Gregorio IX, Il 16 luglio del 1228, a soli due anni dalla morte, il giorno dopo, 17 luglio, lo stesso pontefice e il rappresentante dell'Ordine minoritico, frate Elia da Cortona, posero la prima pietra per la costruzione di quella imponente basilica. Fu ben presto chiaro che la nuova basilica sarebbe stata una specialis ecclesia, ovvero sia il santuario ospitante le spoglie del santo, sia la chiesa madre del nuovo Ordine. Secondo la tradizione fu lo stesso Francesco ad indicare il luogo in cui voleva essere sepolto. Si tratta della collina inferiore della città dove, abitualmente, venivano sepolti i "senza legge", i condannati dalla giustizia (forse anche per questo era chiamata Collis inferni). Quel colle, fu ribattezzato Collis paradisi e su di esso fu edificata la nuova basilica, al margine nord-occidentale della città murata. La chiesa, che fu uno dei capisaldi della diffusione del gotico in Italia, aveva molteplici finalità. Prima di tutto era il luogo di sepoltura del fondatore dell'ordine, che già dopo due anni dalla sua morte veniva considerato una delle figure più significative della storia del Cristianesimo: per questo si predispose una dimensione adeguata ad una meta di pellegrinaggio e devozione popolare. Un secondo ordine di interessi era più strettamente legato al papato, che vedeva ormai nei francescani, dopo la diffidenza iniziale, gli alleati per rinsaldare i legami con i ceti più umili e popolari. Per questo nella basilica si fusero esigenze legate ai flussi di pellegrini (ampiezza, corredo di rappresentazioni didascaliche) con lo schema di una cappella palatina (la basilica era infatti Cappella pontificia)
L’edificio rappresentò una deroga alla regola della povertà raccomandata in vita dal poverello di Assisi, perché la tomba del santo era destinata a diventare meta di pellegrinaggio. Per questo si scelse una soluzione architettonica ardita, quella di due chiese ad aula unica sovrapposte. A queste fu aggiunta, nel XIX secolo, la cripta, dove fu traslato il corpo del santo assieme a quelli dei suoi amici, e confratelli. La Basilica inferiore è destinata alle celebrazioni liturgiche, la Basilica superiore è lo spazio per la predicazione, la preghiera comunitaria e le riunioni ufficiali dell’ordine. Sia la Basilica inferiore sia quella superiore presentano piante cruciformi commisse a una navata, di grandi dimensioni; le campate quadrate sono coperte da volte a crociera con archi a sesto acuto. Ne risulta, a entrambi i livelli, un grande spazio unico, diviso in cinque parti uguali chiaramente leggibili. La costruzione della Basilica inferiore iniziò nel 1228, sotto la sovrintendenza di Frate Elia, uno dei primi seguaci di Francesco e ministro generale dell’ordine. Vi si accede dalla piazza inferiore di San Francesco, attraverso un elegante portale gotico con rosone, che immette nel lato sinistro della navata. Il protiro sporgente, che oggi incornicia e copre l’ingresso, è di età rinascimentale. La Basilica superiore presenta, all’esterno, una semplice facciata a capanna, piuttosto slanciata, con un grande portale archiacuto bipartito (a ricordare la doppia natura di Cristo, che è Dio e uomo), un bellissimo rosone affiancato dai simboli degli evangelisti in rilievo e, quasi al centro del coronamento triangolare, un semplice oculo circolare. Il campanile, largo ed essenziale, è ingentilito da lesene verticali. In origine era concluso da un’alta copertura piramidale, poi sostituita nel XVI secolo da quella attuale, più bassa.
sezione e pianta
gli affreschi
Per quanto riguarda la decorazione ad affresco essa dovette iniziare nella basilica inferiore con le scene nel transetto (non esistevano ancora le cappelle laterali) ad opera del Maestro di San Francesco (1253 circa). Seguì probabilmente Cimabue che dipinse la Maestà nel transetto destro della basilica inferiore (e forse altri affreschi perduti, nel 1278 circa), la cui buona riuscita spinse i committenti ad affidargli la decorazione del coro e del transetto della basilica superiore. Tra gli artisti impegnati in queste Storie dell'Antico e del Nuovo Testamento spiccò presto un maestro innovatore, tradizionalmente identificato col giovane Giotto. Lo stesso maestro si vide poi affidato il ciclo più importante, quello delle 28 Storie di san Francesco: anche in questo caso è tradizionale il riferimento a Giotto, molto probabilmente autore effettivo del ciclo.
affreschi della Basilica
inferiore di San Francesco
affreschi della Basilica superiore di San Francesco
il terremoto del 1997
Era il 26 settembre 1997, due scosse - una nel cuore della notte, alle 2 e 33 di magnitudo 5,6 e l'altra alle 11 e 40 di 5,8 - fecero piombare nel dramma le popolazioni a ridosso dell'Appennino a cavallo delle due regioni, con un bilancio nella sola Umbria di 33 mila edifici danneggiati, tra cui la Basilica di San Francesco ad Assisi e 22.604 persone evacuate.
quella delle 02.33, nel cuore della notte, raggiunse la magnitudo 5.7 sulla scala richter con epicentro a Cesi (poco a nord di Terni). Questa scossa provocò molti danni tra Foligno, Nocera Umbra e Terni e una coppia di anziani perse la vita. Il sottosegretario alla Protezione Civile Franco Barberi, intervistato da Unomattina, dichiarò inverosimile l’eventualità di una scossa più forte. Infatti....
alle 11.42 arrivò la seconda scossa, molto più forte della precedente. Essa raggiunse la magnitudo 6.0 sulla scala richter. Il sisma provocò 9 vittime e il crollo di numerose abitazioni. A causa di questa seconda scossa crollò anche una volta della Basilica di San Francesco ad Assisi, dopo che questa fu lesionata dalla scossa notturna. Quattro persone morirono all’interno della Basilica mentre ne controllavano le condizioni strutturali.
https://www.youtube.com/watch?v=F8bbufGyUs0&t=18s
Santa Maria Novella a Firenze
La basilica di Santa Maria Novella è una delle più importanti chiese di Firenze e sorge sull'omonima piazza. Santa Maria Novella era per Firenze il punto di riferimento per un altro importante ordine mendicante, i domenicani. Nel 1219, dodici domenicani arrivarono a Firenze da Bologna, ottennero la piccola chiesa di Santa Maria delle Vigne, così chiamata per i terreni agricoli che la circondavano (all'epoca fuori dalle mura). Nel 1242 la comunità domenicana fiorentina decise di iniziare i lavori per un nuovo e più ampio edificio, ottenendo dal papa la concessione di indulgenze per chi avesse contribuito economicamente ai lavori già a partire dal 1246. Il progetto, secondo fonti documentarie molto controverse, si deve a due frati domenicani, fra' Sisto e fra' Ristoro. La chiesa, sebbene già conclusa verso la metà del Trecento con la costruzione dell'adiacente convento, fu tuttavia ufficialmente consacrata solo nel 1420 da papa Martino V che risiedeva in città. La chiesa fu la prima basilica dove vennero usati elementi dell'architettura gotica a Firenze. L'interpretazione del nuovo stile fu molto originale e fece da esempio ad un gran numero di edifici religiosi successivi. È lunga 99,20 metri, larga 28,20, mentre il transetto misura al massimo 61,54 m. Presenta una pianta a croce commissa (cioè a T), suddivisa in tre navate con sei ampie campate che si rimpiccioliscono verso l'altare (11,50 m verso l'altare contro i 15 verso la facciata), dando la sensazione di una lunghezza maggiore di quella reale.
La copertura è affidata alle volte a crociera a costoloni con archi a sesto acuto, decorati da pitture parietali bicrome bianco-verdi, sostenute da pilastri polistili, cioè a sezione mista. L'ampiezza della navata centrale e la sua altezza al limite delle possibilità statiche per un edificio del genere fanno sì che le navate laterali sembrino ariosamente fuse in un'unica amplissima aula.
Tesori di Santa Maria Novella
Crocifisso di Giotto
Trinità di Masaccio
la facciata
Sull'architrave superiore campeggia un'iscrizione che ricorda il benefattore e un simbolico anno di completamento, il 1470: IOHA(N) NES ORICELLARIUS PAV(LI) F(ILIUS) AN(NO) SAL(VTIS) MCCCCLXX (Giovanni Rucellai, figlio di Paolo, anno 1470).
S. Croce a Firenze
La basilica di Santa Croce è una delle più grandi chiese francescane e una delle massime realizzazioni del gotico in Italia, e possiede il rango di basilica minore. Essa è il luogo di sepoltura di alcuni dei più illustri personaggi italiani, come Michelangelo Buonarroti, Galileo Galilei, Niccolò Machiavelli, Vittorio Alfieri, Ugo Foscolo, Gioacchino Rossini, ed è per questo nota come il Tempio dell'Itale Glorie; la definizione risale al carme Dei Sepolcri di Foscolo. I lavori della basilica provocarono vivaci controversie tra i frati, tra chi voleva un edificio essenziale e povero, in linea con la Regola, e chi un'architettura più ampia. In ogni caso la nuova chiesa si rese presto inequivocabilmente insufficiente, per cui nel 1294 si decise di ricostruire ex-novo l'edificio, con un grandioso progetto elaborato da Arnolfo di Cambio, l'architetto impegnato in quegli anni nei più grandiosi progetti della città. La facciata odierna fu progettata dal 1837 e messa in opera circa trentanni dopo su progetto dell'architetto Niccolò Matas Nel 1966 l'alluvione di Firenze inflisse gravissimi danni al complesso della basilica e del convento, situati nella parte più bassa di Firenze, tanto da diventare tristemente nota come simbolo delle perdite artistiche subite dalla città (soprattutto con la quasi distruzione del Crocifisso di Cimabue), ma anche della sua rinascita dal fango, attraverso la capillare opera di restauro e di conservazione.
l'interno
L'interno di Santa Croce è apparentemente semplice e altamente monumentale al tempo stesso, con tre navate divise da due file di grandi pilastri a base ottagonale. L'interno, ampio e solenne, ha una forma di croce commissa cioè a "T", tipico di altre grandi chiese conventuali, con un transetto particolarmente esteso (73,74 m) che taglia la chiesa all'altezza dell'abside poligonale. La grandiosa navata centrale (115,43 x 38,23 m) segna una tappa fondamentale nel percorso artistico e ingegneristico che condurrà alla navata di Santa Maria del Fiore. I muri sottilissimi, sostenuti da archi a sesto acuto su pilastri ottagonali, richiamano le basiliche paleocristiane di Roma dove Arnolfo lavorò a lungo, ma la scala è infinitamente più grande e i problemi strutturali costituirono una vera e propria sfida alle capacità tecniche del tempo. La risoluzione di questi problemi costituì un precedente importante per la grande sfida della costruzione del corpo basilicale della cattedrale cittadina. In particolare il ballatoio che corona le arcate e cinge la navata centrale non è solo un espediente stilistico per accentuare l'andamento orizzontale della costruzione e frenare il goticismo allora poco gradito a Firenze, ma costituisce un legamento strutturale per tenere assieme le esili membrature e i vasti specchi murari. Il soffitto a capriate, dal gusto "francescano", richiese un complicato congegno strutturale data l'enorme luce libera e il peso che rischiava di soverchiare le sottili murature. Arnolfo rispettò in qualche modo lo spirito francescano e disegnò un edificio dall’aspetto apparentemente sobrio e spoglio.
F. Brunellesschi, Cappella Pazzi, 1443
La sindrome di Stendhal
Le proporzioni grandiose e, soprattutto, la straordinaria ricchezza dei tesori d’arte ospitati al suo interno ne fanno l’espressione della magnificenza - più che della modestia. All’interno della Basilica di Santa Croce, è davvero sorprendente il numero delle cappelle: ve ne sono addirittura dodici. Nella cappella maggiore troviamo espresso il gotico nelle sue forme più autentiche: le finestre strette e altissime, la volta a ombrello dal profilo acuto, il forte slancio verticale. La luce delle vetrate istoriate inonda lo spazio con una vera e propria fantasmagoria di colori, che si aggiungono a quelli magnifici, e ancora brillanti, delle pitture.
La Sindrome di Stendhal, utilizzato per indicare affezioni psicosomatiche che si scatenano quando si osservano opere d'arte di particolare bellezza, deriva dall'esperienza descritta dall'omonimo scrittore francese durante la sua visita alla Basilica di Santa Croce a Firenze nel 1817. “Uscendo da Santa Croce ebbi un battito del cuore, camminavo temendo di cadere…” : Da allora, sono in molti i visitatori che provano lo stesso stordimento, di fronte a tanta straordinaria bellezza.
Lo scrittore francese Marie-Henri Beyle, meglio conosciuto come Stendhal
alcuni monumenti di Glorie italiane
Monumento funebre di Michelangelo
Santa Croce, ricostruita per l'ordine francescano nel 1294 da Arnolfo di Cambio, è il luogo di sepoltura dei grandi e potenti di Firenze: Rossini, Macchiavelli ed il pisano Galileo Galilei, che fu condannato dall'Inquisizione e che, quindi, non poté avere una sepoltura cristiana fino al 1737, ovvero 95 anni dopo la sua morte. Vi è anche un monumento commemorativo a Dante, ma il suo sarcofago è vuoto (è stato sepolto a Ravenna, dopo il suo esilio da Firenze). Tra le numerose tombe ospitate a Santa Croce, quella di Michelangelo è sicuramente la più famosa. Fu progettata dal Vasari nella seconda metà del Cinquecento, dopo che le spoglie del grande artista tornarono a Firenze da Roma. Si tratta di un’opera totale, un tributo alla personalità geniale ed eclettica dell’artista: davanti al sepolcro, le personificazioni della pittura, della scultura e dell’architettura sembrano rattristarsi per la sua morte. Santa Croce ospita letteralmente un immenso patrimonio artistico: gli affreschi di Agnolo Gaddi nella Cappella Maggiore raccontano la storia della "santa croce", mentre i bellissimi affreschi di Giotto nelle cappelle dei Bardi e Peruzzi illustrano scene della vita di San Francesco e San Giovanni l'Evangelista. Un insolito rilievo, l'Annunciazione, in pietra serena dorata e il crocifisso di Donatello, arricchiscono la basilica.
la statua della libertà fiorentina
Pio Fedi viene incaricato nel 1870 di omaggiare la tomba del drammaturgo Giovanni Battista Niccolini (1782 - Firenze, 1861) con un’allegoria della poesia. Realizza, quindi, una figura femminile con una corona di otto raggi, il braccio destro sollevato e nella mano una catena spezzata. Il braccio sinistro, abbassato, culmina con una ghirlanda d’alloro, simbolo della poesia. La Statua della Libertà fiorentina è stata inaugurata nel 1883, quella newyorkese nel 1886. Quando Pio Fedi inizia il bozzetto nel 1870, Bartholdi è in Italia a combattere a fianco di Garibaldi nelle file dei franchi-tiratori durante la guerra franco-prussiana. È impensabile che non abbia visto i progetti o il bozzetto stesso della Libertà.regalata dai francesi in segno di amicizia tra i due popoli e per commemorare il centenario della dichiarazione d'Indipendenza americana
l'alluvione del 1966
L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 fa parte di una serie di straripamenti del fiume Arno che hanno mutato, nel corso dei secoli, il volto della città di Firenze. Avvenuta nelle prime ore di venerdì 4 novembre 1966 a seguito di un'eccezionale ondata di maltempo, fu uno dei più gravi eventi alluvionali accaduti in Italia, e causò forti danni non solo a Firenze, ma anche a Pisa, in gran parte della Toscana e, più in generale, in tutto il paese. La forza delle acque, solo in Firenze furono apportati dalla piena circa seicentomila metri cubi di fango, aveva distrutto una innumerevole serie di ponti, reso inagibili molte strade, rendendo assai difficoltosa l'opera di primo soccorso. L'alluvione fu uno dei primi episodi in Italia in cui si evidenziò l'assoluta mancanza di una struttura centrale con compiti di protezione civile: i cittadini non furono avvertiti dell'imminente fuoriuscita del fiume, tranne alcuni orafi di Ponte Vecchio che ricevettero una telefonata di una guardia notturna che li invitava a vuotare le loro botteghe; le notizie furono date in grande ritardo e i Media tentarono di sottacere l'entità del disastro; per i primi giorni gli aiuti provennero quasi esclusivamente dal volontariato, per vedere uno sforzo organizzato dal governo bisognò attendere sei giorni dopo la catastrofe.
il simbolo dell'alluvione
dopo
prima
I funerali di Astori, 8 marzo 2018
Davide Astori
(7 gennaio 1987 - 4 marzo 2018)
Il capitano della Fiorentina, Davide Astori, deceduto a 31 anni per un arresto cardiaco. Il cadavere del calciatore trovato in albergo, prima della partita dei Viola con l'Udinese.
La Cattedrale di S. Maria del Fiore
La cattedrale di Santa Maria del Fiore, conosciuta comunemente come duomo di Firenze, è la principale chiesa fiorentina, simbolo della città ed uno dei più famosi d'Italia; quando fu completata, nel Quattrocento, era la più grande chiesa al mondo, mentre oggi è la quarta in Europa dopo San Pietro a Roma, il Duomo di Milano e Saint Paul a Londra. Essa sorge sulle fondazioni dell'antica cattedrale di Firenze, la chiesa di Santa Reparata, in un punto della città che ha ospitato edifici di culto sin dall'epoca romana. La costruzione del Duomo, ordinata dalla Signoria fiorentina, inizia nel 1296 e termina dal punto di vista strutturale soltanto nel 1436. I lavori iniziali furono affidati all'architetto Arnolfo di Cambio per poi essere interrotti e ripresi numerose volte nel corso dei decenni (da Giotto, Francesco Talenti e Giovanni di Lapo Ghini). Al completamento della cupola del Brunelleschi seguì la consacrazione da parte di papa Eugenio IV il 24 marzo del 1436. La dedica a Santa Maria del Fiore avvenne in corso d'opera, nel 1412, la pianta ricorda un fiore e il giglio è un simbolo della città. La pianta del Duomo è composta da un corpo di basilica a tre navate saldato ad un'enorme rotonda triconica che sorregge l'immensa cupola del Brunelleschi, la più grande cupola in muratura mai costruita. Al suo interno è visibile la più grande superficie mai decorata ad affresco: 3600 m², eseguiti tra il 1572-1579 da Giorgio Vasari e Federico Zuccari. Alla base della lanterna in marmo, è presente una terrazza panoramica sulla città posta a 91 metri da terra. La facciata del Duomo in marmi policromi è di epoca moderna, risale infatti al 1887 ad opera di Emilio de Fabris ed è un importante esempio di stile neogotico in Italia.
il cantiere della cattedrale
Dopo la morte di Arnolfo di Cambio (1310 c.) i lavori si arrestarono a tempo indeterminato. Nel 1330 il ritrovamento sotto Santa Reparata delle reliquie del venerato vescovo di Firenze, san Zanobi, diede nuovo impeto alla costruzione. L'arte della lana, nel 1334 affidò la direzione dei lavori a Giotto, assistito da Andrea Pisano. Giotto si concentrò soprattutto sul Campanile che tutt'ora conserva il suo nome. Nel 1349 il progetto passò a Francesco Talenti, al quale si deve il completamento del campanile e, dal 1356, la ripresa dei lavori alla basilica.
Dettagli
la facciata
La facciata di Santa Maria del Fiore fu uno degli elementi più tormentati nella storia della costruzione della cattedrale fiorentina. Avviata al tempo di Arnolfo di Cambio e decorata, venne demolita nel 1887 e, nonostante i numerosi progetti, mai rifatta fino all'Ottocento, quando fu messo in opera il progetto di Emilio De Fabris, che si vede ancora oggi. Oggetto di polemiche mai spente, l'opera è oggi un importante esempio di stile neogotico in Italia
il Palazzo vecchio
Palazzo Vecchio si trova in piazza della Signoria a Firenze ed è la sede del Comune. Rappresenta la migliore sintesi dell'architettura civile trecentesca cittadina ed è uno dei palazzi civici più conosciuti nel mondo. Chiamato in origine "Palazzo dei Priori", divenne nel XV secolo "Palazzo della Signoria", dal nome dell'organismo principale della Repubblica di Firenze; nel 1540 divenne Palazzo Ducale, quando il duca Cosimo I de' Medici ne fece la sua residenza; infine il nome Vecchio lo assunse dopo il 1565 quando la corte del Duca Cosimo si spostò nel "nuovo" Palazzo Pitti. Dal 1865 al 1871 fu sede del Parlamento del Regno d'Italia, mentre oggi ospita il Sindaco di Firenze e vari uffici comunali. L'edificio si è gradualmente ingrandito verso est, arrivando ad occupare un isolato intero e allungando l'iniziale parallelepipedo trecentesco fino a quadruplicarne le dimensioni, con una pianta che ricorda un trapezio del quale la facciata è solo il lato più corto. Sulla facciata principale a bugnato, la Torre di Arnolfo è uno degli emblemi della città.
La facciata principale dà l'impressione di solidità anche grazie alla finitura esterna di bugnato rustico in pietraforte. È divisa in tre piani principali da cornici marcapiano, che sottolineano due file di bifore marmoree neogotiche. La parte antica è coronata da un ballatoio aggettante sostenuto da beccatelli su archi a tutto sesto e caratterizzato da una merlatura di tipo guelfo (con la sommità squadrata), mentre la torre ha una merlatura ghibellina ("a coda di rondine"). Alcuni di questi archi sono dotati di caditoie che potevano essere utilizzate, a scopo difensivo, per gettare su eventuali invasori olio bollente o pietre.
Arnolfo di Cambio, 1299 -1310
dettagli
MERLATURA
GUELFA
beccatelli
con archi
a tutto sesto con caditoie
MERLATURA
GHIBELLINA
TORRE DI ARNOLFO94 m di altezza
sezione dell'edificio
Camerino di Bianca Cappello
Salone dei Cinquecento
cortile del Michelozzo
gli stemmi sulla facciata
Sotto gli archi del ballatoio nel 1353 vennero dipinti una serie di stemmi che simboleggiano alcuni particolari aspetti della Repubblica fiorentina e ancora oggi testimoniano la situazione politica trecentesca. La serie di nove stemmi si ripete due volte sulla facciata e due stemmi si ritrovano anche sul lato sinistro.
L'ultimo stemma, partito a fasce nero/oro e gigli d'oro in campo azzurro è l'arma di Ludovico d'Angiò, Re d'Ungheria.
I gigli d'oro in campo azzurro, stemma del Re di Francia, di Carlo e Roberto d'Angiò, primi podestà stranieri della città
L'aquila rossa in campo bianco che stringe un drago verde è lo stemma della Parte Guelfa.
La scritta Libertas d'oro in campo azzurro, simbolo che rappresenta la Signoria, con motto della libertà e indipendenza cittadina.
Il giglio bianco in campo rosso, antico simbolo ghibellino della città
Il giglio fiorentino rosso in campo bianco, attuale simbolo cittadino, adottato dai guelfi ai tempi della cacciata dei ghibellini nel 1266.
Lo scudo bipartito in bianco e rosso rappresenta l’alleanza ed unione di Firenze con Fiesole, avvenuta dopo la conquista di questa città realizzata dai fiorentini nel 1010.
la croce rossa in campo bianco, che rappresenta le insegne del popolo fiorentino e segnala le cose pubbliche a Firenze
Le chiavi d'oro in campo rosso rappresenta la fedeltà verso il papato.
altri esempi in Toscana
PALAZZO DEI PRIORI - VOLTERRA
1208-1257
PALAZZO COMUNALE - MONTEPULCIANO
1393 - 1440
il Palazzo pubblico di Siena
Il Palazzo Pubblico di Siena (detto anche Palazzo Comunale) è un edificio fatto costruire approssimativamente tra il 1297 e il 1310 dal Governo dei Nove della Repubblica di Siena, come propria sede. Tale funzione si riflette anche oggi, come sede dell'amministrazione comunale, oltre che del Museo civico. Sorge sulla piazza del Campo ed è affiancato dalla snella Torre del Mangia. All'interno conserva capolavori del periodo d'oro dell'arte senese, tra cui il celeberrimo affresco dell'Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, tra le rappresentazioni profane più significative del Trecento europeo, ed altre celebri opere di Simone Martini come "Guidoriccio da Fogliano" e la Maestà.
La facciata è composta di quattro ordini nel corpo centrale e tre ordini nelle due ali laterali. Nell'ordine inferiore si aprono una serie di arcate, alcune inquadrano i portali e le altre inquadrano grandi finestroni. In corrispondenza all'ingresso della torre troviamo una struttura a edicola. L'ampia facciata del palazzo riflette i vari periodi di costruzione: fino al primo ordine di trifore fu usata la pietra, poi il laterizio. Le finestre, nel tipico stile senese, hanno tre archetti gotici affiancati appoggiati su colonnine, mentre al centro di ciascuna ghiera, tra gli archetti e l'arco acuto principale di ciascuna finestra, è stata inserita la balzana bianca e nera, simbolo di Siena. Il corpo centrale è rialzato di un piano rispetto alle due ali laterali. Sulla sommità, retto da una cornice di archetti pensili a pieno centro, si presenta un coronamento merlato di tipo guelfo, cioè senza l'estremità a coda di rondine. Nel corpo di sinistra, accanto alla Torre del Mangia, si trova il Cortile del podestà, decorato da antichi stemmi, che fa anche da ingresso al palazzo e alla scalinata della torre.
la Cattedrale di Siena
La facciata, tutta in marmo bianco con qualche decorazione in rosso di Siena e serpentino di Prato, è divisibile in due metà, inferiore e superiore, riferibili a due distinte fasi costruttive. La ricchezza della decorazione, prevalentemente scultorea, nasconde irregolarità e asimmetrie derivate dalla lunga fase costruttiva a cui misero mano molteplici progettisti.
La facciata inferiore fu realizzata da Giovanni Pisano ed è riferibile a uno stile romanico-gotico di transizione. Questi vi lavorò tra il 1284 e il 1297, prima di allontanarsi improvvisamente da Siena, probabilmente per le critiche mossegli dal comune per gli sprechi e la disorganizzazione. Il portale centrale ha un arco a tutto sesto, quelli laterali leggermente ogivali; Tre ghimberghe sormontano gli archi. Esse sono decorate da foglie rampanti e al centro recano dei busti, aggiunti però solo nel XVII secolo. Sulla sommità sono presenti delle statue, rappresentanti Angeli (ghimberghe laterali) e una statua della Vergine (ghimberga centrale), alla quale il grande oculo sembra fare da aureola. I torrioni laterali esterni sono tozzi e robusti, alleggeriti solo da slanciate finestre.
Giovanni Pisano curò anche la decorazione scultorea e rappresenta un unicum nella scultura gotica italiana in quanto hanno un programma iconografico preciso dove tutte le figure, volontariamente o involontariamente, annunciano la Venuta di Cristo. Tutte le statue sono copie di originali conservati al Museo dell'Opera del Duomo.
la facciata
l'Incoronazione della Vergine
La parte superiore della facciata è opera di Camaino di Crescentino, che vi lavorò tra il 1299 circa e il 1317. Camaino di Crescentino dette alla facciata l'odierno aspetto tricuspidale. Un bellissimo oculo si apre al centro, incorniciato da nicchie gotiche contenenti i busti di Apostoli e Profeti che rendono omaggio alla Madonna col Bambino, identificabile nella nicchia centrale superiore (gli originali sono nel Museo dell'Opera del Duomo). Ai lati due pilastri incorniciano questa struttura e terminano in pinnacoli e quindi in sottilissime guglie, accentuando lo slancio verso l'alto dell'edificio. Lateralmente sono presenti due ordini di loggette, mentre il tutto è sormontato da tre cuspidi dorate. I tre mosaici dorati, che raffigurano da sinistra a destra la Presentazione di Maria al Tempio, l'Incoronazione della Vergine e La Natività di Gesù. L'oculo reca invece una vetrata di Pastorino dei Pastorini (metà del XVI secolo), raffigurante l'Ultima Cena e visibile dall'interno. Nel complesso la facciata superiore è in stile gotico fiorito. Intorno ai primi anni del Trecento, l'architetto senese Lorenzo Maitani iniziò i lavori per la facciata del Duomo di Orvieto, visibilmente influenzata dalla facciata superiore senese. In ogni caso è evidente a Siena un difetto architettonico, con i pilastri ai lati del rosone che non coincidono con quelli ai lati del portale mediano, nella metà inferiore.
La Natività di Gesù
la Presentazione di Maria al Tempio
L'ARCHITETTURA GOTICA
Raffaele Cimino
Created on December 29, 2023
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Transcript
l'architettura gotica
lez.1: introduzione, Parislez.2: Chartres, Barcellona, Canterbury, pag. 24 lez.3: intro Italia, Padova e Assisi, pag. 29 lez.4: Firenze, pag. 42 lez.5: Palazzi pubblici e Siena, pag. 58
l'architettura gotica
L'architettura gotica è quella fase dell'architettura europea caratterizzata da particolari forme strutturali ed espressive, in un periodo compreso fra la metà del XII secolo e, in alcune aree europee, i primi decenni del XVI secolo. L'architettura romanica viene definita policentrica, cioè senza una regione europea che ad essa si possa definire come più rappresentativa, mentre è possibile identificare una località e un "padre" dell'architettura gotica. Mi riferisco alla ricostruzione del coro dell'abbazia di Saint-Denis, a 20 km da Parigi, iniziata nel 1137 e terminata nell'anno 1144 per opera dell'abate Suger, generalmente considerata come l'inizio di questo stile, che da lì a poco si diffonderà prima nelle diocesi dell'Île-de-France e poi nel resto della Francia, in Inghilterra, nell'Impero e nel resto d'Europa, incontrando resistenze significative solo in Italia. Uno stile caratterizzato dall'uso intensivo di tecniche costruttive già usate (come l'arco a sesto acuto e la volta a crociera), ma in un sistema coerente e logico e con nuovi obiettivi estetici e simbolici. L'abate Suger decide di ricostruire il coro e la facciata di Saint-Denis, l'abbazia benedettina che conservava le reliquie del patrono di Parigi San Dionigi. L'abate, volle ricostruire la sua abbazia, progettando un nuovo coro con una serie di cappelle radiali a forma trapezoidale direttamente collegate ad un deambulatorio che permetteva ai fedeli di muoversi liberamente anche dietro il coro. Le cappelle radiali erano coperte da volte a crociera e sulle pareti si aprivano ampie finestre che davano una grande luminosità allo spazio interno.
coro di Saint-Denis
Le vetrate colorate alle aperture rendevano l'atmosfera interna soprannaturale. Il gotico vuole stupire, convincere e inibire ed è l'espressione del potere religioso dell'epoca. Il termine, gotico, venne coniato nel 1500 in riferimento a “barbaro”. Si acquisisce quindi in periodo rinascimentale e in senso dispregiativo, come appellativo per quelle architetture realizzate con principi privi di criteri di sintesi tra le parti. Tutta l'architettura gotica, era pertanto considerata espressione di un linguaggio poco raffinato e incurante dei fondamentali concetti di proporzionalità degli edifici, e risultava essere generatrice di organismi in genere poco armonici
navata centrale di Saint-Denis
innovazioni tecniche
La novità più originale dell'architettura gotica è la scomparsa degli spessi muri tipici del romanico: il peso della struttura non veniva più assorbito dalle pareti, ma veniva distribuito su pilastri all'interno e nel perimetro, coadiuvati da strutture secondarie come archi rampanti e contrafforti. Lo svuotamento della parete dai carichi permise la realizzazione di pareti coperte da magnifiche vetrate istoriate. La cattedrale più alta costruita è quella di Beauvais le cui volte raggiungono un'altezza di ben 48,5 metri, la Cattedrale di Notre-Dame di Parigi ne misura 33. Strumenti essenziali per questo sviluppo "aereo" furono: l'uso massiccio dell'arco a sesto acuto, che permette di scaricare il peso generando minori spinte laterali rispetto ad un arco a tutto sesto. Oltre alle minori spinte laterali, rispetto all'arco classico a tutto sesto quello acuto presenta una decisiva serie di vantaggi che gli architetti gotici hanno saputo sfruttare con grande senso pratico ed estetico e che gli derivano dal suo particolare schema geometrico. Esso, infatti, è costituito dall’intersezione di due archi di cerchio aventi lo stesso raggio, cosicché con la medesima curvatura è possibile realizzare archi con differenti ampiezze e altezze. Tutto ciò si rivela decisivo nell'adozione della volta a crociera ogivale. I pinnacoli (o guglie) collocati in posizioni strategiche sui contrafforti, elementi di cui, oltre all'indubbia valenza estetica, s’è riconosciuta una preziosa valenza strutturale in quanto riescono a ridurre le tensioni destate localmente dalle spinte del vento e delle volte, e a verticalizzare significativamente la direzione di queste ultime a vantaggio di statica.
Nomenclatura
Cattedrale di Beauvais
l'architettura gotica
Nell'immaginario collettivo architettura gotica è soprattutto quella che ci ha condotto alle maestose cattedrali, ricche di guglie e pinnacoli, arditi archi rampanti e contrafforti, gocciolatoi mostruosi che sporgono, invadenti, dalle superfici decorate e dalle ampie vetrate coloratissime. Ed in effetti, nessun altra manifestazione architettonica è più esplicita del gotico nel mostrare l'arditezza della tecnica, il virtuosismo costruttivo. Nell'architettura gotica si ha una spazialità dinamica che si sviluppa in una ascensionale verticalità delle forme, spinte fino all'inverosimile. Tale propensione si assocerà ad una volontà di tensione dell'anima a Dio e ciò costituirà la base del significato simbolico delle cattedrali gotiche. I caratteri generali del gotico d'oltralpe mostrano archi a sesto acuto e i pilastri esterni - detti contrafforti-, resi più forti per contrastare le spinte eccessive; sulla loro sommità si ergono archi rampanti, atti a sostenere la spinta laterale dell'arco a sesto acuto. L'arco rampante, diviene anche un elemento decorativo ricorrente dell'esterno delle cattedrali gotiche, come del resto i tipici elementi architettonici a cono, o piramide molto acuta, chiamati guglie o pinnacoli, posti sui contrafforti. Guglie e pinnacoli trovano posto anche lungo gli archi rampanti e sugli spioventi del tetto. Le volte a costoloni e il sistema degli archi rampanti, permise una progressiva riduzione delle masse murarie che non dovevano più assolvere al ruolo di struttura portante. Nelle cattedrali gotiche, il tiburio, posto all'incrocio fra navate e transetto, assume forma di torre, che spesso termina con una guglia. A volte, anche altre due torri svettano al di sopra le navate laterali. Un rosone molto ampio, è posto sopra l'imponente ingresso della navata centrale. Essendo infatti riusciti i costruttori gotici a realizzare adeguati pilastri sempre più sottili, liberano ampie superfici, da destinare alle vetrate istoriate dai colori che si accendono alla luce. Pare che la luce che filtra illuminando le immagini sacre ne denunci una origine divina, contribuendo in modo significativo all'indottrinamento dei fedeli
l'arco rampante
L'arco rampante è un elemento architettonico, usato per contenere e distribuire al suolo spinte laterali e verso l'esterno delle parti superiori dell'edificio. L'arco rampante controbilancia le spinte laterali di altre strutture spingenti (archi, volte), frazionando in modo graduale le spinte orizzontali fino ad annullarle. Si favorisce così l'elevazione dell'edificio contenendo l'energia di spinta, e si permette in tal modo alla costruzione di innalzarsi in uno slancio verticale altrimenti impossibile da realizzare in un edificio semplice in muratura. L'arco rampante partecipò prepotentemente alla definizione estetico formale dell'architettura gotica. La nuova immagine estetica che ne risulta, derivata dalla ricerca di puntare tutto sulla struttura portante, riducendo l'intera struttura al suo scheletro progettuale, divenne profondamente diversa dalla solida architettura romanica che l'aveva preceduta.
facciata a torri tronche
facciata a torri cuspidate
Cattedrale di Chartres
Cattedrale di Laon
Notre Dame di Parigi
Il 12 ottobre 1160, il teologo Maurice de Sully divenne vescovo di Parigi e promosse subito la costruzione di una nuova e più ampia cattedrale, la città, infatti, oltre ad essere diventata con Filippo I capitale del regno di Francia, era anche un importante centro economico e culturale. Il nuovo edificio sarebbe sorto in stile gotico, che si era già affermato in Francia con la costruzione della basilica di Saint-Denis e delle cattedrali di Sens, di Noyon e di Laon. La chiesa avrebbe avuto una pianta con cinque navate senza cappelle laterali ad eccezione di tre cappelle radiali. Il progetto non si limitava solo alla nuova chiesa, ma si estendeva anche sull'area circostante: infatti, prevedeva l'apertura di una grande piazza di fronte alla cattedrale raggiungibile da una nuova strada più larga per agevolare l'accesso dei fedeli, nonché la ricostruzione del palazzo vescovile. L'edificazione dell'edificio venne finanziata sia dalla Chiesa, sia dalla corona di Francia e lavorarono al cantiere molti cittadini prestando la loro opera come fabbri, muratori e carpentieri. La cattedrale di Notre-Dame o più semplicemente Notre-Dame, è il principale luogo di culto cattolico di Parigi, cattedrale dell'arcidiocesi di Parigi. La cattedrale, ubicata nella parte orientale dell'Île de la Cité, nel cuore della capitale francese, rappresenta una delle costruzioni gotiche più celebri del mondo ed è uno dei monumenti più visitati di Parigi.
In base alla Legge francese sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905, l'edificio è proprietà dello Stato francese, come tutte le altre cattedrali fatte costruire dal Regno di Francia, e il suo utilizzo è assegnato alla Chiesa cattolica. La cattedrale, basilica minore dal 27 febbraio 1805 e Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO dal 1991. La cattedrale parigina si presenta in uno stile non ancora del tutto maturo, ancora con elementi di derivazione romanica, tra cui soprattutto le colonne cilindriche: la sua navata, infatti, non risulta slanciata e luminosa come quella delle cattedrali del gotico maturo, in cui i pilastri polistili permettono la presenza di volte più alte e di grandi vetrate; Un elemento architettonico peculiare della cattedrale di Parigi sono gli archi rampanti, secondo alcuni autori qui sperimentati per la prima volta; secondo altri, invece, sarebbero stati utilizzati per la prima volta nella chiesa abbaziale di Saint-Germain-des-Prés, poco distante da Notre-Dame, il cui coro venne consacrato nel 1163 da papa Alessandro III.
foto scattata il 12 maggio 2019
Gargouille
le statue orripilanti poste nei vari angoli della cattedrale parigina, sono prevalentemente decorative e di certo non hanno alcun legame con esoterismi o misteri di alcun genere. Quello che colpisce è la fantasia creativa di chi ha realizzato queste figure così mostruose poste poi sulla sommità di Notre-Dame. Questi 54 mostri apparentemente a guardia lungo il perimetro della cattedrale, in realtà non solo altro che ornamenti decorativi delle grondaie, infatti, gargouille (al femminile francese) significa grondaia. Resta comunque il fascino di queste figure aggiunte alla fine dell’Ottocento dall’architetto Eugène Viollet-le-Duc. Queste figure demoniache, tradizionalmente prese dalle Sacre Scritture e dall’universo pagano e posizionate a guardia del tempio, assumono qui un altro interessante significato. Eugène Viollet-le-Duc, con queste figure ha voluto demonizzare le sue ossessioni in una Parigi probabilmente “grigia” dell’Ottocento. Di fatto furono fonte d’ispirazione anche per lo scrittore e poeta Victor Hugo, noto per le sue opere letterarie romanticamente malinconiche. Queste figure misteriose, altro non sono che, l’immaginario di una classe sociale vista come barbara dalla borghesia parigina. I mostri non sono altro che delle decorazioni, seppur spaventose, ma che non hanno nulla a che fare con la Cattedrale in senso simbolico, la bruttura che rappresentano è solo la caricatura dei quei francesi non integrati, o meglio non borghesi e alto locati. Nella Parigi dell’Ottocento c’era una certa distinzione tra classi, la borghesia era quella che dominava e si sentiva minacciata da questa barbara invasione. In effetti, Parigi vanta una delle maggiori espansioni urbanistiche proprio sul finire dell’Ottocento, è quindi lecito pensare che in migliaia arrivarono dalla provincia verso la città, per fare un parallelo possiamo paragonarlo alle ondate degli immigrati che arrivano oggi in Europa, con tutti i possibili sviluppi e problemi sociali.
Pianta Cattedrale di Notre Dame di Parigi
l'incendio del 15 aprile del 2019
nel tardo pomeriggio del 15 aprile 2019 un incendio colpì la cattedrale di Notre-Dame. L'evento ha provocato all'edificio danni significativi, tra cui il crollo della flèche e del tetto, e ha causato il ferimento di tre persone: due agenti di polizia e un vigile del fuoco, intervenuti per spegnere le fiamme. Furono lunghe ore di impotenza, durante le quali le fiamme divoravano le antiche e preziose strutture lignee della cattedrale che non sarà mai più quella di prima. Esclusi il movente criminale, l'atto vandalico o peggio ancora quello terroristico, stando ai vigili del fuoco le cause dell'incendio sarebbero legate ai lavori in corso e sarebbero quindi accidentali. Secondo i primi elementi dell’indagine le fiamme sono partite dall’impalcatura usata per i lavori di restauro partiti un anno prima e che dovevano andare avanti fino al 2022. La struttura è complessivamente salva anche se pesantemente danneggiata. Gli arredi sacri e le opere d’arte conservate all'interno della cattedrale si sono per la maggior parte salvate. Si sono salvate anche sedici statue del tetto che erano state rimosse per essere restaurate solo pochi giorni prima. Le strutture in pietra sono state risparmiate. Due oggetti estremamente importanti per i cattolici sono stati salvati: la tunica di San Luigi e la corona di spine di Cristo, quella che i soldati romani avrebbero posto sulla testa di Gesù prima della crocifissione. Riguardo le vetrate, alcune sono state danneggiate. Infine, è rimasto integro il rosone principale risalente al 1260 e considerato una delle opere più preziose della cattedrale. Tutto il mondo, e non solo la Francia, è rimasto per ore in apprensione e ha pianto per lo storico monumento.
riapertura - 8 Dicembre del 2024
La maestosa cattedrale di Notre-Dame a Parigi è stata riaperta ufficialmente al pubblico l'8 dicembre 2024, in occasione della Festa dell'Immacolata Concezione. Questo evento straordinario segna la conclusione di oltre cinque anni di intensi lavori di restauro, avviati dopo il devastante incendio del 15 aprile 2019.
Cattedrale di Chartres
nord
sud
La cattedrale Notre-Dame è una chiesa cattedrale consacrata alla Vergine (Notre-Dame), situata a Chartres nel nordovest della Francia (a 95 km a sud-ovest di Parigi). È il più celebre monumento della città ed è considerata uno degli edifici religiosi più importanti del mondo ed uno degli edifici gotici più affascinanti. Il fattore decisivo che la fa prevalere tra le altre cattedrali francesi è il suo buono stato di conservazione, specialmente delle sculture e delle vetrate. Quella che vediamo oggi è la quinta costruzione. Il penultimo edicio (romanico)costruito dal vescovo Fulberto, fu distrutto nel 1194 a causa di un incendio ed immediatamente si cominciarono i lavori di ricostruzione, che durarono circa 60 anni. L'interno, con una navata alta 37 m, si caratterizza per l'armonia e l'eleganza delle proporzioni. L'edificio si riconosce facilmente a causa della grande differenza tra le sue due torri: la torre sud è dotata di una base tipicamente gotica e sormontata da una guglia molto semplice; la torre nord, costruita in epoca più tarda e di architettura più complessa. Grande luogo di pellegrinaggi, questa cattedrale e le sue torri dominano la città di Chartres, risultando visibili da molte decine di chilometri di distanza. All'interno viene conservato il velo di Maria. Secondo la tradizione, questo velo è la camicia che portava Maria al momento dell'Annunciazione, quando concepì il Verbo. Questa importante reliquia fu meta di numerosi pellegrinaggi. Durante l'incendio della vecchia chiesa, nel 1194, si credette che la reliquia fosse andata perduta ma venne ritrovata intatta: questo fu interpretato come il fatto che la vergine Maria desiderava una chiesa più grande per la sua reliquia e così si spiegano l'entusiasmo e la rapidità con cui la nuova cattedrale fu costruita. Il velo è sempre esposto nel deambulatorio. Nel 1908 è stata insignita del titolo di Basilica minore;
Velo di Maria, reliquia della Cattedrale di Chartres
il labirinto di Chartres
Opera del XII secolo, è una figura geometrica circolare inscritta in larghezza sul pavimento della navata centrale. Rappresenta un percorso continuo lungo 261,5 m che va dall'esterno all'interno del cerchio, con una successione di curve e archi di cerchi concentrici. Una delle sue particolarità è che i percorsi, sia dal centro che dal perimetro, presentano la stessa successione di curve e archi. Alcuni pensano che il labirinto rappresenti un cammino simbolico che porta l'uomo dalla terra a Dio e il centro della figura rappresenta appunto la città di Dio. Il percorso del labirinto non consiste solo nell'andare verso il centro, ma anche nel ripartire da lì. Il labirinto ha un'area pari a quella del rosone centrale.
Pianta cattedrale di Chartres
La pianta è a croce latina. Internamente la navata centrale si divide su tre livelli: arcate, triforio e parete superiore finestrata. Il primo livello, è caratterizzato da archi a sesto acuto che sostengono il triforio (secondo livello), e nella parte superiore si trova la parete sulla quale compaiono le finestre, con sopra un rosone, che forniscono luce all’interno. Tali finestre presentano dei vetri colorati piuttosto spessi, ma accentua la bellezza delle vetrate e delle luci colorate che filtrano da esse. All’interno della cattedrale è possibile visitare due cripte concentriche, una interna e una esterna ( ciò è dovuto al fatto che nel passato si sono succedute diverse costruzioni della cattedrale).
Cattedrale di Canterbury
La Cattedrale di Canterbury, situata nel Kent (Inghilterra sud-orientale), è uno dei luoghi di culto cristiani più importanti del Regno Unito e sede dell’Arcivescovo di Canterbury, guida spirituale della Chiesa anglicana e punto di riferimento storico per il cattolicesimo medievale. Fondata nel 597 d.C. da Sant’Agostino di Canterbury, inviato da Papa Gregorio Magno per evangelizzare l’Inghilterra. Ricostruita in stile romanico dopo un incendio nel 1070, ad opera dei Normanni. Tra il XII e il XIV secolo fu ampliata in stile gotico, con la costruzione del coro, del presbiterio e della famosa Torre Campanaria Centrale (Bell Harry Tower). È celebre per l’assassinio di Thomas Becket (arcivescovo di Canterbury) avvenuto nel 1170 all’interno della cattedrale, evento che rese il luogo una delle mete di pellegrinaggio più importanti d’Europa (reso celebre anche dai Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer). La struttura unisce elementi romanici e gotici. L’interno è imponente, con navate slanciate, archi a sesto acuto, vetrate istoriate medievali e un grande coro. All’esterno si distinguono la facciata occidentale, la Porta dei Pellegrini, e la torre centrale gotica, alta circa 72 metri. La Cattedrale di Canterbury è il primo esempio importante di architettura gotica inglese. La cattedrale ha una pianta a croce latina che, durante le aggiunte è stata stravolta: nel coro absidato sono presenti 5 cappelle radiali, la principale delle quali, quella assiale, è nota come Cappella della Trinità. Per questo motivo l'architettura di questa cattedrale risulta poco unitaria; piuttosto la chiesa sembra essere costituita da ambienti distinti l'uno dall'altro, diversi anche nello stile. Le caratteristiche gotiche della chiesa sono individuabili nelle volte costolonate ad arco acuto, nei diversi ordini raccordati dai pilastri polistili delle navate e dal senso di verticalità emanato.
L'assassinio di Thomas Beckett
The Canterbury Tales
La cattedrale di Canterbury è famosa per un omicidio avvenuto all'interno di quell'edificio: Thomas Becket, l'arcivescovo, e l'ex cancelliere fu assassinato dagli uomini del re a causa di una cospirazione. Infatti, Becket ha rifiutato di accettare le Costituzioni di Calderon in cui il potere ecclesiastico era limitato. Inizialmente, Becket era un caro amico del re Enrico II prima di diventare arcivescovo. Fu esiliato in Francia per 6 anni dopo un conflitto con il sovrano. Al suo ritorno, nell'anno 1170, le tensioni sono riaffiorate e si dice che il Re abbia esclamato pubblicamente: «Nessuno mi libererà di questo prete turbolento?”. Quattro cavalieri decisero di sostenere il re e partirono per Canterbury. La sera del 29 dicembre, i cavalieri seguirono Becket all'interno della cattedrale e lo uccisero, in un luogo oggi chiamato "Il Martirio". Fino al 1220, i resti e la tomba di Becket erano sul lato est della cripta, e solo due giorni dopo la sua uccisione, i pellegrini cominciarono ad arrivare in gran numero alla Cattedrale, soprattutto quando si diffusero le leggende di vari miracoli. Tommaso fu canonizzato nel 1173. Nel 1220, la tomba del santo è stata trasferita nella nuova Cappella della Trinità, creato appositamente per Becket: vi rimase fino al 1538. L'assassinio dell'arcivescovo Thomas Becket ha reso la cattedrale una delle principali destinazioni di pellegrinaggio in Europa. L'assassinio è stato ricordato dal drammaturgo Thomas Stearns Eliot nel suo capolavoro teatrale Murder in the Cathedral
Si tratta di una raccolta di 24 racconti scritti in medio inglese da Geoffrey Chaucer nel XIV secolo. Le storie sono contenute all'interno di una cornice narrativa, in cui un gruppo di pellegrini decide di indire una gara di racconti durante il loro pellegrinaggio da Southwark a Canterbury per visitare la tomba di san Tommaso Becket sita nella cattedrale di Canterbury. L'opera è considerabile un poema, in quanto sia la cornice sia quasi tutti i racconti sono scritti in versi. Chaucer iniziò a scrivere l'opera intorno al 1386, con l'intenzione di far raccontare a ogni pellegrino quattro storie differenti: due sulla via per Canterbury e le rimanenti altre due sulla via del ritorno.
Cattedrale di Barcellona
La cattedrale della Santa Croce e Sant'Eulalia (in catalano: catedral de la Santa Creu i Santa Eulàlia), situata nel Barrio Gotico (quartiere gotico), è la cattedrale-sede dell'arcidiocesi di Barcellona. Insignita nel 1867 del titolo di basilica minore. La cattedrale è dedicata alla Santa Creu (la Santa Croce) e a santa Eulalia, la patrona di Barcellona (12 febbraio), la quale subì il martirio in epoca romana. La cattedrale fu costruita in stile gotico tra il XIII e il XV secolo sui resti di precedenti chiese. Il primo edificio fu una basilica paleocristiana (V-VII secolo) a tre navate, con battistero a pianta quadrata. Rimase intatta durante l'invasione dei Visigoti, forse fu trasformata in moschea durante l'occupazione musulmana della città (718-801). Ritrasformata in stile romanico, fu consacrata nel 1058. Più piccola dell'attuale, era anch'essa a tre navate con tre absidi sopraelevate, un portico nella facciata e campanile. La costruzione dell'attuale edificio, intesa come ristrutturazione e ampliamento della chiesa romanica, iniziò nel maggio del 1298 durante il regno di Giacomo II d'Aragona (1288-1300) per continuare fino alla seconda metà del XV secolo, senza che la chiesa venisse mai chiusa. Per questo motivo mantenne lo stesso asse della chiesa romanica. Nella prima fase (1338) si costruì, attorno all'abside romanico, il deambulatorio, la nuova abside con le cappelle radiali e la cripta del presbiterio ad opera dell'architetto Jaime Fabre.
dettagli dell'interno
NAVATA CENTRALE CORO E DEAMBULATORIO PILASTRO A FASCIO
il martirio di Sant'Eulalia
Nel cortile centrale del monastero sono sempre presenti 13 oche. Ogni oca rappresenta un anno di vita della martire Santa Eulalia, una giovane ragazza che fu torturata a morte dai Romani nel IV secolo a causa della sua religione. Le oche sono lì a guardia della patrona della città. Il numero delle oche: ricorda i tredici anni della martire, ma anche le 13 torture a cui fu sottoposta dai romani. La giovine fu dapprima esposta nuda al pubblico fino a che la neve non la congelò, poi fu chiusa in una botte piena di chiodi e vetro e fatta rotolare per la strada che ancor oggi porta il suo nome, discesa di sant’Eulalia, in seguito fu martoriata nel corpo con amputazioni varie, dopodichè crocifissa e infine decapitata. A quel punto la storia racconta che una colomba le volò sopra a simboleggiare la sua anima che volava in cielo (alcune leggende dicono che la colomba le uscì dalla bocca). Il sarcofago con il corpo della giovane martire fu nascosto nei secoli ai diversi invasori e infine su collocato nella cripta della Basilica che porta il suo nome. Le oche fanno la guardia al sarcofago pronte a starnazzare al minimo segno di pericolo. La cripta con il laghetto è meta continua di pellegrinaggio di fedeli e visita di turisti incuriositi. I festeggiamenti in onore della santa patrona della città si tengono nella settimana in cui cade il 12 febbraio.
Pianta della cattedrale di Barcellona
fontana delle oche
CHIOSTRO
l'architettura gotica in Italia
Il gotico in Italia (gotico "temperato") ha caratteristiche che lo distinguono notevolmente da quello del luogo d'origine dell'architettura gotica, cioè la Francia, e dagli altri paesi europei in cui questo linguaggio si è diffuso (cioè l'Inghilterra e la Germania). In particolare non viene recepita l'innovazione tecnica e l'arditezza strutturale delle cattedrali francesi, preferendo mantenere la tradizione costruttiva consolidata nei secoli precedenti, e anche dal punto di vista estetico e formale non trova un grande sviluppo lo slancio verticale quasi estatico dell'architettura d'oltralpe. Se da un lato quindi c'era stata un'applicazione precoce di elementi gotici in epoca romanica (i rosoni e le volte a costoloni nel nord-Italia, gli archi a sesto acuto di retaggio arabo in Italia meridionale), dall'altro la tradizione romanica, influenzata dai modelli bizantini, paleocristiani e classici, resistette al principio dell'annullamento delle pareti. Ciò fu dovuto probabilmente anche a questioni puramente pratiche: il clima italiano avrebbe fatto negli edifici coperti di vetrate un "effetto serra" nei mesi estivi, per cui la soluzione preferita fu quella di mantenere strutture in massiccia muratura, più fresche, sulle quali si stendevano preziose decorazioni ad affresco. Si ebbe quindi in Italia un compromesso tra romanico e gotico, senza eccessivi slanci in altezza e riduzioni scheletriche delle masse murarie. I primi esempi di abbazie gotiche in Italia sono il complesso di Fossanova nel Lazio (1187-1206), l'Abbazia di Casamari, terminata nel 1217, o l'Abbazia di San Galgano, vicino Siena. Gli ordini mendicanti, come francescani, domenicani, e agostiniani, sono stati fondamentali nella cospicua fase di inurbamento dei relativi insediamenti in Italia fra la metà del Duecento e la metà del secolo seguente. Fra le note distintive di questi ordini vi era infatti una certa enfasi sulla decorosa povertà e semplicità degli edifici sacri e la necessità di avere ampie navate coperte con tetto a vista, in modo tale che i fedeli potessero ascoltare le prediche e seguire i riti senza ingombri visivi, come invece avveniva nelle cattedrali di assetto basilicale.
l'architettura gotica
Abbazia di San Galgano, provincia di Siena
Abbazia di Fossanova, provincia di Latina
Basilica di Sant'Antonio a Padova
La Basilica di Sant'Antonio di Padova è uno dei principali luoghi di culto cattolici della città di Padova. Conosciuta dai padovani semplicemente come la Basilica del Santo, è una delle più grandi chiese del mondo ed è visitata annualmente da oltre 6,5 milioni di pellegrini, che ne fanno uno dei santuari più venerati del mondo cristiano. Non è comunque la cattedrale della città, titolo che spetta al duomo. In essa sono custodite le reliquie di sant'Antonio di Padova e la sua tomba. La piazza del Santo, antistante, ospita il monumento equestre al Gattamelata di Donatello. Donatello realizzò anche le sculture bronzee (Crocifisso della basilica del Santo, statue e formelle di varie dimensioni). La basilica è retta dai francescani dell'Ordine dei frati minori conventuali. La cappella contiene il tesoro della basilica, composto da numerose reliquie, tra cui sono degni di nota, per la devozione di cui sono oggetto e per la bellezza dei reliquiari, la reliquia del mento di sant'Antonio, e la reliquia della lingua incorrotta del Santo. Sono presenti inoltre numerose preziose suppellettili liturgiche (calici, pissidi, patene, messali). In apposite teche di vetro sono esposti i resti della ricognizione del corpo del santo effettuata nel gennaio 1981 (frammenti della tonaca del santo, le casse in legno contenenti le ossa - poi ricomposte nella tomba in un'urna di vetro, i drappi avvolgenti le casse, un'iscrizione del 1263 attestante la prima traslazione del corpo).
collegamenti stilistici
Cupole>>stile bizantino
facciata a capanna>>stile Romanico
archi a sesto acuto>>stile Gotico
le reliquie
La cappella contiene il tesoro della basilica, composto da numerose reliquie, tra cui sono degni di nota, la reliquia del mento di sant'Antonio, e la reliquia della lingua incorrotta del Santo. Sono presenti inoltre numerose preziose suppellettili liturgiche (calici, messali). In apposite teche di vetro sono esposti i resti della ricognizione del corpo del santo effettuata nel gennaio 1981 (frammenti della tonaca del santo, le casse in legno contenenti le ossa - poi ricomposte nella tomba in un'urna di vetro, i drappi avvolgenti le casse, un'iscrizione del 1263 attestante la prima della traslazione del corpo
il monumento equestre al Gattamelata
La statua del Gattamelata di Donatello, fu il primo monumento equestre celebrativo su modello classico dopo gli esempi romani. Il modello al quale si ispirò Donatello per il monumento al Gattamelata fu con molta probabilità la statua di Marco Aurelio che si trova a Roma. La statua del Gattamelata fu progettata come cenotafio, cioè un monumento funerario privo dei resti. Erasmo Stefano da Narni, detto il Gattamelata, è stato un condottiero e capitano di ventura italiano (il comandante in capo di truppe militari di soldati di ventura mercenari dette compagnie di ventura.), signore di Valmareno. Fu al servizio prima della Repubblica di Firenze, poi dello Stato Pontificio ed infine della Repubblica di Venezia, da cui ottenne la carica di capitano generale, morì a Padova nel 1143
Donatello, Monumento equestre al Gattamelata, 1447-1453, fusione in bronzo, 340×390 cm Padova, Piazza del Santo
collegamenti
prima
dopo
Monumento equestre a Marco Aurelio Musei capitolini - Roma
Giambologna, Statua equestre di Ferdinando I de' MediciFirenze
San Francesco d'Assisi
Francesco morì ad Assisi il 3 ottobre del 1226 e venne proclamato santo da papa Gregorio IX, Il 16 luglio del 1228, a soli due anni dalla morte, il giorno dopo, 17 luglio, lo stesso pontefice e il rappresentante dell'Ordine minoritico, frate Elia da Cortona, posero la prima pietra per la costruzione di quella imponente basilica. Fu ben presto chiaro che la nuova basilica sarebbe stata una specialis ecclesia, ovvero sia il santuario ospitante le spoglie del santo, sia la chiesa madre del nuovo Ordine. Secondo la tradizione fu lo stesso Francesco ad indicare il luogo in cui voleva essere sepolto. Si tratta della collina inferiore della città dove, abitualmente, venivano sepolti i "senza legge", i condannati dalla giustizia (forse anche per questo era chiamata Collis inferni). Quel colle, fu ribattezzato Collis paradisi e su di esso fu edificata la nuova basilica, al margine nord-occidentale della città murata. La chiesa, che fu uno dei capisaldi della diffusione del gotico in Italia, aveva molteplici finalità. Prima di tutto era il luogo di sepoltura del fondatore dell'ordine, che già dopo due anni dalla sua morte veniva considerato una delle figure più significative della storia del Cristianesimo: per questo si predispose una dimensione adeguata ad una meta di pellegrinaggio e devozione popolare. Un secondo ordine di interessi era più strettamente legato al papato, che vedeva ormai nei francescani, dopo la diffidenza iniziale, gli alleati per rinsaldare i legami con i ceti più umili e popolari. Per questo nella basilica si fusero esigenze legate ai flussi di pellegrini (ampiezza, corredo di rappresentazioni didascaliche) con lo schema di una cappella palatina (la basilica era infatti Cappella pontificia)
L’edificio rappresentò una deroga alla regola della povertà raccomandata in vita dal poverello di Assisi, perché la tomba del santo era destinata a diventare meta di pellegrinaggio. Per questo si scelse una soluzione architettonica ardita, quella di due chiese ad aula unica sovrapposte. A queste fu aggiunta, nel XIX secolo, la cripta, dove fu traslato il corpo del santo assieme a quelli dei suoi amici, e confratelli. La Basilica inferiore è destinata alle celebrazioni liturgiche, la Basilica superiore è lo spazio per la predicazione, la preghiera comunitaria e le riunioni ufficiali dell’ordine. Sia la Basilica inferiore sia quella superiore presentano piante cruciformi commisse a una navata, di grandi dimensioni; le campate quadrate sono coperte da volte a crociera con archi a sesto acuto. Ne risulta, a entrambi i livelli, un grande spazio unico, diviso in cinque parti uguali chiaramente leggibili. La costruzione della Basilica inferiore iniziò nel 1228, sotto la sovrintendenza di Frate Elia, uno dei primi seguaci di Francesco e ministro generale dell’ordine. Vi si accede dalla piazza inferiore di San Francesco, attraverso un elegante portale gotico con rosone, che immette nel lato sinistro della navata. Il protiro sporgente, che oggi incornicia e copre l’ingresso, è di età rinascimentale. La Basilica superiore presenta, all’esterno, una semplice facciata a capanna, piuttosto slanciata, con un grande portale archiacuto bipartito (a ricordare la doppia natura di Cristo, che è Dio e uomo), un bellissimo rosone affiancato dai simboli degli evangelisti in rilievo e, quasi al centro del coronamento triangolare, un semplice oculo circolare. Il campanile, largo ed essenziale, è ingentilito da lesene verticali. In origine era concluso da un’alta copertura piramidale, poi sostituita nel XVI secolo da quella attuale, più bassa.
sezione e pianta
gli affreschi
Per quanto riguarda la decorazione ad affresco essa dovette iniziare nella basilica inferiore con le scene nel transetto (non esistevano ancora le cappelle laterali) ad opera del Maestro di San Francesco (1253 circa). Seguì probabilmente Cimabue che dipinse la Maestà nel transetto destro della basilica inferiore (e forse altri affreschi perduti, nel 1278 circa), la cui buona riuscita spinse i committenti ad affidargli la decorazione del coro e del transetto della basilica superiore. Tra gli artisti impegnati in queste Storie dell'Antico e del Nuovo Testamento spiccò presto un maestro innovatore, tradizionalmente identificato col giovane Giotto. Lo stesso maestro si vide poi affidato il ciclo più importante, quello delle 28 Storie di san Francesco: anche in questo caso è tradizionale il riferimento a Giotto, molto probabilmente autore effettivo del ciclo.
affreschi della Basilica inferiore di San Francesco
affreschi della Basilica superiore di San Francesco
il terremoto del 1997
Era il 26 settembre 1997, due scosse - una nel cuore della notte, alle 2 e 33 di magnitudo 5,6 e l'altra alle 11 e 40 di 5,8 - fecero piombare nel dramma le popolazioni a ridosso dell'Appennino a cavallo delle due regioni, con un bilancio nella sola Umbria di 33 mila edifici danneggiati, tra cui la Basilica di San Francesco ad Assisi e 22.604 persone evacuate. quella delle 02.33, nel cuore della notte, raggiunse la magnitudo 5.7 sulla scala richter con epicentro a Cesi (poco a nord di Terni). Questa scossa provocò molti danni tra Foligno, Nocera Umbra e Terni e una coppia di anziani perse la vita. Il sottosegretario alla Protezione Civile Franco Barberi, intervistato da Unomattina, dichiarò inverosimile l’eventualità di una scossa più forte. Infatti.... alle 11.42 arrivò la seconda scossa, molto più forte della precedente. Essa raggiunse la magnitudo 6.0 sulla scala richter. Il sisma provocò 9 vittime e il crollo di numerose abitazioni. A causa di questa seconda scossa crollò anche una volta della Basilica di San Francesco ad Assisi, dopo che questa fu lesionata dalla scossa notturna. Quattro persone morirono all’interno della Basilica mentre ne controllavano le condizioni strutturali.
https://www.youtube.com/watch?v=F8bbufGyUs0&t=18s
Santa Maria Novella a Firenze
La basilica di Santa Maria Novella è una delle più importanti chiese di Firenze e sorge sull'omonima piazza. Santa Maria Novella era per Firenze il punto di riferimento per un altro importante ordine mendicante, i domenicani. Nel 1219, dodici domenicani arrivarono a Firenze da Bologna, ottennero la piccola chiesa di Santa Maria delle Vigne, così chiamata per i terreni agricoli che la circondavano (all'epoca fuori dalle mura). Nel 1242 la comunità domenicana fiorentina decise di iniziare i lavori per un nuovo e più ampio edificio, ottenendo dal papa la concessione di indulgenze per chi avesse contribuito economicamente ai lavori già a partire dal 1246. Il progetto, secondo fonti documentarie molto controverse, si deve a due frati domenicani, fra' Sisto e fra' Ristoro. La chiesa, sebbene già conclusa verso la metà del Trecento con la costruzione dell'adiacente convento, fu tuttavia ufficialmente consacrata solo nel 1420 da papa Martino V che risiedeva in città. La chiesa fu la prima basilica dove vennero usati elementi dell'architettura gotica a Firenze. L'interpretazione del nuovo stile fu molto originale e fece da esempio ad un gran numero di edifici religiosi successivi. È lunga 99,20 metri, larga 28,20, mentre il transetto misura al massimo 61,54 m. Presenta una pianta a croce commissa (cioè a T), suddivisa in tre navate con sei ampie campate che si rimpiccioliscono verso l'altare (11,50 m verso l'altare contro i 15 verso la facciata), dando la sensazione di una lunghezza maggiore di quella reale.
La copertura è affidata alle volte a crociera a costoloni con archi a sesto acuto, decorati da pitture parietali bicrome bianco-verdi, sostenute da pilastri polistili, cioè a sezione mista. L'ampiezza della navata centrale e la sua altezza al limite delle possibilità statiche per un edificio del genere fanno sì che le navate laterali sembrino ariosamente fuse in un'unica amplissima aula.
Tesori di Santa Maria Novella
Crocifisso di Giotto
Trinità di Masaccio
la facciata
Sull'architrave superiore campeggia un'iscrizione che ricorda il benefattore e un simbolico anno di completamento, il 1470: IOHA(N) NES ORICELLARIUS PAV(LI) F(ILIUS) AN(NO) SAL(VTIS) MCCCCLXX (Giovanni Rucellai, figlio di Paolo, anno 1470).
S. Croce a Firenze
La basilica di Santa Croce è una delle più grandi chiese francescane e una delle massime realizzazioni del gotico in Italia, e possiede il rango di basilica minore. Essa è il luogo di sepoltura di alcuni dei più illustri personaggi italiani, come Michelangelo Buonarroti, Galileo Galilei, Niccolò Machiavelli, Vittorio Alfieri, Ugo Foscolo, Gioacchino Rossini, ed è per questo nota come il Tempio dell'Itale Glorie; la definizione risale al carme Dei Sepolcri di Foscolo. I lavori della basilica provocarono vivaci controversie tra i frati, tra chi voleva un edificio essenziale e povero, in linea con la Regola, e chi un'architettura più ampia. In ogni caso la nuova chiesa si rese presto inequivocabilmente insufficiente, per cui nel 1294 si decise di ricostruire ex-novo l'edificio, con un grandioso progetto elaborato da Arnolfo di Cambio, l'architetto impegnato in quegli anni nei più grandiosi progetti della città. La facciata odierna fu progettata dal 1837 e messa in opera circa trentanni dopo su progetto dell'architetto Niccolò Matas Nel 1966 l'alluvione di Firenze inflisse gravissimi danni al complesso della basilica e del convento, situati nella parte più bassa di Firenze, tanto da diventare tristemente nota come simbolo delle perdite artistiche subite dalla città (soprattutto con la quasi distruzione del Crocifisso di Cimabue), ma anche della sua rinascita dal fango, attraverso la capillare opera di restauro e di conservazione.
l'interno
L'interno di Santa Croce è apparentemente semplice e altamente monumentale al tempo stesso, con tre navate divise da due file di grandi pilastri a base ottagonale. L'interno, ampio e solenne, ha una forma di croce commissa cioè a "T", tipico di altre grandi chiese conventuali, con un transetto particolarmente esteso (73,74 m) che taglia la chiesa all'altezza dell'abside poligonale. La grandiosa navata centrale (115,43 x 38,23 m) segna una tappa fondamentale nel percorso artistico e ingegneristico che condurrà alla navata di Santa Maria del Fiore. I muri sottilissimi, sostenuti da archi a sesto acuto su pilastri ottagonali, richiamano le basiliche paleocristiane di Roma dove Arnolfo lavorò a lungo, ma la scala è infinitamente più grande e i problemi strutturali costituirono una vera e propria sfida alle capacità tecniche del tempo. La risoluzione di questi problemi costituì un precedente importante per la grande sfida della costruzione del corpo basilicale della cattedrale cittadina. In particolare il ballatoio che corona le arcate e cinge la navata centrale non è solo un espediente stilistico per accentuare l'andamento orizzontale della costruzione e frenare il goticismo allora poco gradito a Firenze, ma costituisce un legamento strutturale per tenere assieme le esili membrature e i vasti specchi murari. Il soffitto a capriate, dal gusto "francescano", richiese un complicato congegno strutturale data l'enorme luce libera e il peso che rischiava di soverchiare le sottili murature. Arnolfo rispettò in qualche modo lo spirito francescano e disegnò un edificio dall’aspetto apparentemente sobrio e spoglio.
F. Brunellesschi, Cappella Pazzi, 1443
La sindrome di Stendhal
Le proporzioni grandiose e, soprattutto, la straordinaria ricchezza dei tesori d’arte ospitati al suo interno ne fanno l’espressione della magnificenza - più che della modestia. All’interno della Basilica di Santa Croce, è davvero sorprendente il numero delle cappelle: ve ne sono addirittura dodici. Nella cappella maggiore troviamo espresso il gotico nelle sue forme più autentiche: le finestre strette e altissime, la volta a ombrello dal profilo acuto, il forte slancio verticale. La luce delle vetrate istoriate inonda lo spazio con una vera e propria fantasmagoria di colori, che si aggiungono a quelli magnifici, e ancora brillanti, delle pitture.
La Sindrome di Stendhal, utilizzato per indicare affezioni psicosomatiche che si scatenano quando si osservano opere d'arte di particolare bellezza, deriva dall'esperienza descritta dall'omonimo scrittore francese durante la sua visita alla Basilica di Santa Croce a Firenze nel 1817. “Uscendo da Santa Croce ebbi un battito del cuore, camminavo temendo di cadere…” : Da allora, sono in molti i visitatori che provano lo stesso stordimento, di fronte a tanta straordinaria bellezza.
Lo scrittore francese Marie-Henri Beyle, meglio conosciuto come Stendhal
alcuni monumenti di Glorie italiane
Monumento funebre di Michelangelo
Santa Croce, ricostruita per l'ordine francescano nel 1294 da Arnolfo di Cambio, è il luogo di sepoltura dei grandi e potenti di Firenze: Rossini, Macchiavelli ed il pisano Galileo Galilei, che fu condannato dall'Inquisizione e che, quindi, non poté avere una sepoltura cristiana fino al 1737, ovvero 95 anni dopo la sua morte. Vi è anche un monumento commemorativo a Dante, ma il suo sarcofago è vuoto (è stato sepolto a Ravenna, dopo il suo esilio da Firenze). Tra le numerose tombe ospitate a Santa Croce, quella di Michelangelo è sicuramente la più famosa. Fu progettata dal Vasari nella seconda metà del Cinquecento, dopo che le spoglie del grande artista tornarono a Firenze da Roma. Si tratta di un’opera totale, un tributo alla personalità geniale ed eclettica dell’artista: davanti al sepolcro, le personificazioni della pittura, della scultura e dell’architettura sembrano rattristarsi per la sua morte. Santa Croce ospita letteralmente un immenso patrimonio artistico: gli affreschi di Agnolo Gaddi nella Cappella Maggiore raccontano la storia della "santa croce", mentre i bellissimi affreschi di Giotto nelle cappelle dei Bardi e Peruzzi illustrano scene della vita di San Francesco e San Giovanni l'Evangelista. Un insolito rilievo, l'Annunciazione, in pietra serena dorata e il crocifisso di Donatello, arricchiscono la basilica.
la statua della libertà fiorentina
Pio Fedi viene incaricato nel 1870 di omaggiare la tomba del drammaturgo Giovanni Battista Niccolini (1782 - Firenze, 1861) con un’allegoria della poesia. Realizza, quindi, una figura femminile con una corona di otto raggi, il braccio destro sollevato e nella mano una catena spezzata. Il braccio sinistro, abbassato, culmina con una ghirlanda d’alloro, simbolo della poesia. La Statua della Libertà fiorentina è stata inaugurata nel 1883, quella newyorkese nel 1886. Quando Pio Fedi inizia il bozzetto nel 1870, Bartholdi è in Italia a combattere a fianco di Garibaldi nelle file dei franchi-tiratori durante la guerra franco-prussiana. È impensabile che non abbia visto i progetti o il bozzetto stesso della Libertà.regalata dai francesi in segno di amicizia tra i due popoli e per commemorare il centenario della dichiarazione d'Indipendenza americana
l'alluvione del 1966
L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 fa parte di una serie di straripamenti del fiume Arno che hanno mutato, nel corso dei secoli, il volto della città di Firenze. Avvenuta nelle prime ore di venerdì 4 novembre 1966 a seguito di un'eccezionale ondata di maltempo, fu uno dei più gravi eventi alluvionali accaduti in Italia, e causò forti danni non solo a Firenze, ma anche a Pisa, in gran parte della Toscana e, più in generale, in tutto il paese. La forza delle acque, solo in Firenze furono apportati dalla piena circa seicentomila metri cubi di fango, aveva distrutto una innumerevole serie di ponti, reso inagibili molte strade, rendendo assai difficoltosa l'opera di primo soccorso. L'alluvione fu uno dei primi episodi in Italia in cui si evidenziò l'assoluta mancanza di una struttura centrale con compiti di protezione civile: i cittadini non furono avvertiti dell'imminente fuoriuscita del fiume, tranne alcuni orafi di Ponte Vecchio che ricevettero una telefonata di una guardia notturna che li invitava a vuotare le loro botteghe; le notizie furono date in grande ritardo e i Media tentarono di sottacere l'entità del disastro; per i primi giorni gli aiuti provennero quasi esclusivamente dal volontariato, per vedere uno sforzo organizzato dal governo bisognò attendere sei giorni dopo la catastrofe.
il simbolo dell'alluvione
dopo
prima
I funerali di Astori, 8 marzo 2018
Davide Astori (7 gennaio 1987 - 4 marzo 2018)
Il capitano della Fiorentina, Davide Astori, deceduto a 31 anni per un arresto cardiaco. Il cadavere del calciatore trovato in albergo, prima della partita dei Viola con l'Udinese.
La Cattedrale di S. Maria del Fiore
La cattedrale di Santa Maria del Fiore, conosciuta comunemente come duomo di Firenze, è la principale chiesa fiorentina, simbolo della città ed uno dei più famosi d'Italia; quando fu completata, nel Quattrocento, era la più grande chiesa al mondo, mentre oggi è la quarta in Europa dopo San Pietro a Roma, il Duomo di Milano e Saint Paul a Londra. Essa sorge sulle fondazioni dell'antica cattedrale di Firenze, la chiesa di Santa Reparata, in un punto della città che ha ospitato edifici di culto sin dall'epoca romana. La costruzione del Duomo, ordinata dalla Signoria fiorentina, inizia nel 1296 e termina dal punto di vista strutturale soltanto nel 1436. I lavori iniziali furono affidati all'architetto Arnolfo di Cambio per poi essere interrotti e ripresi numerose volte nel corso dei decenni (da Giotto, Francesco Talenti e Giovanni di Lapo Ghini). Al completamento della cupola del Brunelleschi seguì la consacrazione da parte di papa Eugenio IV il 24 marzo del 1436. La dedica a Santa Maria del Fiore avvenne in corso d'opera, nel 1412, la pianta ricorda un fiore e il giglio è un simbolo della città. La pianta del Duomo è composta da un corpo di basilica a tre navate saldato ad un'enorme rotonda triconica che sorregge l'immensa cupola del Brunelleschi, la più grande cupola in muratura mai costruita. Al suo interno è visibile la più grande superficie mai decorata ad affresco: 3600 m², eseguiti tra il 1572-1579 da Giorgio Vasari e Federico Zuccari. Alla base della lanterna in marmo, è presente una terrazza panoramica sulla città posta a 91 metri da terra. La facciata del Duomo in marmi policromi è di epoca moderna, risale infatti al 1887 ad opera di Emilio de Fabris ed è un importante esempio di stile neogotico in Italia.
il cantiere della cattedrale
Dopo la morte di Arnolfo di Cambio (1310 c.) i lavori si arrestarono a tempo indeterminato. Nel 1330 il ritrovamento sotto Santa Reparata delle reliquie del venerato vescovo di Firenze, san Zanobi, diede nuovo impeto alla costruzione. L'arte della lana, nel 1334 affidò la direzione dei lavori a Giotto, assistito da Andrea Pisano. Giotto si concentrò soprattutto sul Campanile che tutt'ora conserva il suo nome. Nel 1349 il progetto passò a Francesco Talenti, al quale si deve il completamento del campanile e, dal 1356, la ripresa dei lavori alla basilica.
Dettagli
la facciata
La facciata di Santa Maria del Fiore fu uno degli elementi più tormentati nella storia della costruzione della cattedrale fiorentina. Avviata al tempo di Arnolfo di Cambio e decorata, venne demolita nel 1887 e, nonostante i numerosi progetti, mai rifatta fino all'Ottocento, quando fu messo in opera il progetto di Emilio De Fabris, che si vede ancora oggi. Oggetto di polemiche mai spente, l'opera è oggi un importante esempio di stile neogotico in Italia
il Palazzo vecchio
Palazzo Vecchio si trova in piazza della Signoria a Firenze ed è la sede del Comune. Rappresenta la migliore sintesi dell'architettura civile trecentesca cittadina ed è uno dei palazzi civici più conosciuti nel mondo. Chiamato in origine "Palazzo dei Priori", divenne nel XV secolo "Palazzo della Signoria", dal nome dell'organismo principale della Repubblica di Firenze; nel 1540 divenne Palazzo Ducale, quando il duca Cosimo I de' Medici ne fece la sua residenza; infine il nome Vecchio lo assunse dopo il 1565 quando la corte del Duca Cosimo si spostò nel "nuovo" Palazzo Pitti. Dal 1865 al 1871 fu sede del Parlamento del Regno d'Italia, mentre oggi ospita il Sindaco di Firenze e vari uffici comunali. L'edificio si è gradualmente ingrandito verso est, arrivando ad occupare un isolato intero e allungando l'iniziale parallelepipedo trecentesco fino a quadruplicarne le dimensioni, con una pianta che ricorda un trapezio del quale la facciata è solo il lato più corto. Sulla facciata principale a bugnato, la Torre di Arnolfo è uno degli emblemi della città. La facciata principale dà l'impressione di solidità anche grazie alla finitura esterna di bugnato rustico in pietraforte. È divisa in tre piani principali da cornici marcapiano, che sottolineano due file di bifore marmoree neogotiche. La parte antica è coronata da un ballatoio aggettante sostenuto da beccatelli su archi a tutto sesto e caratterizzato da una merlatura di tipo guelfo (con la sommità squadrata), mentre la torre ha una merlatura ghibellina ("a coda di rondine"). Alcuni di questi archi sono dotati di caditoie che potevano essere utilizzate, a scopo difensivo, per gettare su eventuali invasori olio bollente o pietre.
Arnolfo di Cambio, 1299 -1310
dettagli
MERLATURA GUELFA
beccatelli con archi a tutto sesto con caditoie
MERLATURA GHIBELLINA
TORRE DI ARNOLFO94 m di altezza
sezione dell'edificio
Camerino di Bianca Cappello
Salone dei Cinquecento
cortile del Michelozzo
gli stemmi sulla facciata
Sotto gli archi del ballatoio nel 1353 vennero dipinti una serie di stemmi che simboleggiano alcuni particolari aspetti della Repubblica fiorentina e ancora oggi testimoniano la situazione politica trecentesca. La serie di nove stemmi si ripete due volte sulla facciata e due stemmi si ritrovano anche sul lato sinistro.
L'ultimo stemma, partito a fasce nero/oro e gigli d'oro in campo azzurro è l'arma di Ludovico d'Angiò, Re d'Ungheria.
I gigli d'oro in campo azzurro, stemma del Re di Francia, di Carlo e Roberto d'Angiò, primi podestà stranieri della città
L'aquila rossa in campo bianco che stringe un drago verde è lo stemma della Parte Guelfa.
La scritta Libertas d'oro in campo azzurro, simbolo che rappresenta la Signoria, con motto della libertà e indipendenza cittadina.
Il giglio bianco in campo rosso, antico simbolo ghibellino della città
Il giglio fiorentino rosso in campo bianco, attuale simbolo cittadino, adottato dai guelfi ai tempi della cacciata dei ghibellini nel 1266.
Lo scudo bipartito in bianco e rosso rappresenta l’alleanza ed unione di Firenze con Fiesole, avvenuta dopo la conquista di questa città realizzata dai fiorentini nel 1010.
la croce rossa in campo bianco, che rappresenta le insegne del popolo fiorentino e segnala le cose pubbliche a Firenze
Le chiavi d'oro in campo rosso rappresenta la fedeltà verso il papato.
altri esempi in Toscana
PALAZZO DEI PRIORI - VOLTERRA 1208-1257
PALAZZO COMUNALE - MONTEPULCIANO 1393 - 1440
il Palazzo pubblico di Siena
Il Palazzo Pubblico di Siena (detto anche Palazzo Comunale) è un edificio fatto costruire approssimativamente tra il 1297 e il 1310 dal Governo dei Nove della Repubblica di Siena, come propria sede. Tale funzione si riflette anche oggi, come sede dell'amministrazione comunale, oltre che del Museo civico. Sorge sulla piazza del Campo ed è affiancato dalla snella Torre del Mangia. All'interno conserva capolavori del periodo d'oro dell'arte senese, tra cui il celeberrimo affresco dell'Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, tra le rappresentazioni profane più significative del Trecento europeo, ed altre celebri opere di Simone Martini come "Guidoriccio da Fogliano" e la Maestà. La facciata è composta di quattro ordini nel corpo centrale e tre ordini nelle due ali laterali. Nell'ordine inferiore si aprono una serie di arcate, alcune inquadrano i portali e le altre inquadrano grandi finestroni. In corrispondenza all'ingresso della torre troviamo una struttura a edicola. L'ampia facciata del palazzo riflette i vari periodi di costruzione: fino al primo ordine di trifore fu usata la pietra, poi il laterizio. Le finestre, nel tipico stile senese, hanno tre archetti gotici affiancati appoggiati su colonnine, mentre al centro di ciascuna ghiera, tra gli archetti e l'arco acuto principale di ciascuna finestra, è stata inserita la balzana bianca e nera, simbolo di Siena. Il corpo centrale è rialzato di un piano rispetto alle due ali laterali. Sulla sommità, retto da una cornice di archetti pensili a pieno centro, si presenta un coronamento merlato di tipo guelfo, cioè senza l'estremità a coda di rondine. Nel corpo di sinistra, accanto alla Torre del Mangia, si trova il Cortile del podestà, decorato da antichi stemmi, che fa anche da ingresso al palazzo e alla scalinata della torre.
la Cattedrale di Siena
La facciata, tutta in marmo bianco con qualche decorazione in rosso di Siena e serpentino di Prato, è divisibile in due metà, inferiore e superiore, riferibili a due distinte fasi costruttive. La ricchezza della decorazione, prevalentemente scultorea, nasconde irregolarità e asimmetrie derivate dalla lunga fase costruttiva a cui misero mano molteplici progettisti. La facciata inferiore fu realizzata da Giovanni Pisano ed è riferibile a uno stile romanico-gotico di transizione. Questi vi lavorò tra il 1284 e il 1297, prima di allontanarsi improvvisamente da Siena, probabilmente per le critiche mossegli dal comune per gli sprechi e la disorganizzazione. Il portale centrale ha un arco a tutto sesto, quelli laterali leggermente ogivali; Tre ghimberghe sormontano gli archi. Esse sono decorate da foglie rampanti e al centro recano dei busti, aggiunti però solo nel XVII secolo. Sulla sommità sono presenti delle statue, rappresentanti Angeli (ghimberghe laterali) e una statua della Vergine (ghimberga centrale), alla quale il grande oculo sembra fare da aureola. I torrioni laterali esterni sono tozzi e robusti, alleggeriti solo da slanciate finestre. Giovanni Pisano curò anche la decorazione scultorea e rappresenta un unicum nella scultura gotica italiana in quanto hanno un programma iconografico preciso dove tutte le figure, volontariamente o involontariamente, annunciano la Venuta di Cristo. Tutte le statue sono copie di originali conservati al Museo dell'Opera del Duomo.
la facciata
l'Incoronazione della Vergine
La parte superiore della facciata è opera di Camaino di Crescentino, che vi lavorò tra il 1299 circa e il 1317. Camaino di Crescentino dette alla facciata l'odierno aspetto tricuspidale. Un bellissimo oculo si apre al centro, incorniciato da nicchie gotiche contenenti i busti di Apostoli e Profeti che rendono omaggio alla Madonna col Bambino, identificabile nella nicchia centrale superiore (gli originali sono nel Museo dell'Opera del Duomo). Ai lati due pilastri incorniciano questa struttura e terminano in pinnacoli e quindi in sottilissime guglie, accentuando lo slancio verso l'alto dell'edificio. Lateralmente sono presenti due ordini di loggette, mentre il tutto è sormontato da tre cuspidi dorate. I tre mosaici dorati, che raffigurano da sinistra a destra la Presentazione di Maria al Tempio, l'Incoronazione della Vergine e La Natività di Gesù. L'oculo reca invece una vetrata di Pastorino dei Pastorini (metà del XVI secolo), raffigurante l'Ultima Cena e visibile dall'interno. Nel complesso la facciata superiore è in stile gotico fiorito. Intorno ai primi anni del Trecento, l'architetto senese Lorenzo Maitani iniziò i lavori per la facciata del Duomo di Orvieto, visibilmente influenzata dalla facciata superiore senese. In ogni caso è evidente a Siena un difetto architettonico, con i pilastri ai lati del rosone che non coincidono con quelli ai lati del portale mediano, nella metà inferiore.
La Natività di Gesù
la Presentazione di Maria al Tempio