la bellezza della
filosofia
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è L' amore per la sapienza e nasce dalla meraviglia
La filosofia nasce nelle colonie greche della Ionia, poi nella magna grecia (in campania, ad elea, l'attuale ascea), per poi diffondersi ad atene.
La filosofia sta alla ragione come la religione alla chiesa
Tutti possono filosofare perchè la filosofia è ricerca e conoscienza.
indice
7. Zenone
8. Melisso
9. FISICI PLURASTI:
1. SCUOLA IOICA:
10. Empedocle
11. Anassagora
2. La scuola di Mileto
12. Democrito
3. La scuola Pitagorica
13. SOFISTICA
4. La scuola di Eraclito
14. Protagora
5. SCUOLA ELEATICA:
15. Gorgia
6. Parmenide
LA SCUOLA DI MILETO
I primi a poter essere considerati filosofi sono alcuni pensatori vissuti nelle colonie greche della lonia, e più precisamente a Mileto, dove nasce una scuola concentrata sullo studio della natura. La parola greca per indicare la natura era "physis". I pensatori ionici intendevano quindi tutto ciò che è soggetto a nascita, cioè l'insieme di tutto ciò che esiste o che accade, l'intrinseco principio di vita e di movimento.
Il principale impegno teorico dei primi filosofi è proprio questo: la ricerca del principio che consente di spiegare l'origine e le manifestazioni di tutta la realtà esistente. A tale principio essi danno il nome di arché parola che sembra sia stata introdotta in filosofia dal pensatore ionico ANASSIMANDRO per indicare l'elemento da cui tutto prende origine e in virtu' del quale tutto si mantiene in vita.
TALETE
Il fondatore della scuola di Mileto è Talete. Egli individua l'arché nell'acqua, alla quale attribuisce il ruolo di sostanza letteralmente, "ciò che sta sotto". L'acqua, per Talete, è "sostanza" di tutte le cose sia perché costituisce il principio della vita e del mondo, sia perché è l'elemento fisico che sostiene la Terra.
anassimandro
Anassimandro Allievo di Talete, per il quale l'arché è invece una sorta di materia primordiale indistinta, a cui egli dà il nome di ápeiron termine che significa sia "infinito" sia "indeterminato". Anassimandro lo usa per indicare il principio di tutte le cose, intendendolo non come una miscela di elementi corporei diversi, ma come una materia in cui tali elementi non sono ancora distinti l'uno dall'altro, e che perciò, oltre che infinita, illimitata, è anche indefinita, o indeterminata. Dall'ápeiron, gli elementi che danno vita al mondo emergono mediante un processo di differenziazione dei contrari.
ANASSIMENE
Il terzo grande pensatore della scuola di Mileto è Anassimene, il quale individua l'arché nell'aria, forza infinita e in perenne movimento che anima il mondo e che determina la nascita e la trasformazione di tutte le cose attraverso il doppio processo della rarefazione e della condensazione.
la scuola pitagorica
Fondata da Pitagora a Crotone
Qui si perviene a un'idea completamente diversa da quella elaborata dai pensatori ionici: osservando che ogni cosa è misurabile, e che il cosmo rivela un ordine matematico, i pitagorici identificano il principio della realtà con il numero, che per loro indicava qualcosa di concreto, che essi ponevano alla base della costituzione di tutti i corpi fisici. A ogni numero facevano corrispondere una figura ge-ometrica: all'1 il punto, al 2 la linea, al 3 il triangolo, al 4 il tetraedro. Al di là di questa identificazione, affermando che il numero è il principio di tutte le cose, e quindi che il mondo è "fatto di numeri", i pitagorici intendevano sostenere che la natura autentica e profonda del mondo consiste in un ordinamento geometrico esprimibile numericamente, cioè nel suo essere misurabile.
LA SCUOLA PITAGORICA
dualismo
Non a caso, al centro degli studi della scuola di Crotone si trova la matematica, che proprio grazie ai pitagorici si configura per la prima volta come disciplina scientifica. Ma, al di là delle teorie matematiche, la dottrina pitagorica del numero è una forma di dualismo termine usato per la prima volta nel 700, ovvero una teoria che vede nella realtà il risultato dell'azione di due principi opposti e irriducibili l'uno all'altro. Nel caso dei pitagorici, tali principi sono il dispari e il pari, corrispondenti al limite (compito, e quindi buono) e all'illimitato (incompleto, e quindi cattivo).
L' ARMONIA
Alla matematica è collegata la musica, a cui i pitagorici, studiando i rapporti numerici che devono sussistere tra le note di una melodia perché questa risulti piacevole, danno una notevole scossa. A tale accadimento, derivante da un insieme "ordinato" di suoni, essi danno il nome di armonia, che corrisponde all'idea di un ordine, che non esclude le opposizioni, anzi le implica, configurandosi come la loro superiore mediazione o conciliazione.
Il concetto di "armonia" è alla base di ogni ambito dell'indagine pitagorica: dalla COSMOLOGIA (l'universo è un tutto armonicamente ordinato, ma anche un insieme di sfere celesti che si muovono producendo una meravigliosa melodia), all'ETICA (la giustizia coincide con un'equa o armonica distribuzione di compensi o punizioni a seconda dei meriti o delle colpe), all'ANTROPOLOGIA (l'anima umana è la risultante della composizione armonica degli elementi che formano il corpo).
Il termine METAMPISICOSI indica la dottrina della "trasmigrazione delle anime", secondo cui nel momento della morte l'anima lascia il proprio corpo per trasferirsi in un altro, fino a quando non si sia del tutto purificata e affrancata dalla materia.I pitagorici vantano importanti intuizioni anche nel campo dell'astronomia: si pensi all'idea della sfericità dei corpi celesti e alla teoria secondo cui i pianeti ruotano attorno a un "fuoco" centrale.
I pitagorici ritengono che, a causa di un'ingiustizia cosmica, l'anima si trovi "imprigionata" nella materia del corpo, dalla quale può "purificarsi" con una condotta di vita ascetica, nell'attesa di liberarsene definitivamente nel momento della morte.
ERACLITO
Una soluzione ancora diversa al problema dell'arché è offerta da Eraclito di Efeso. Egli distingue tra l'opinione comune, che è fonte di errore, e la filosofia, che è l'unica via che porta a scorgere la verità al di là delle ap-parenze, e a riconoscere il lógos, termine che indica sia il discorso (che "unisce" tra loro parole e concetti) sia la legge che presiede ai diversi aspetti del reale ("tenendoli uniti" nonostante le loro differenze).
Più precisamente, per Eraclito la legge profonda che governa la realtà coincide con il divenire l'essenza del mondo, la legge immutabile che regge tutte le cose, le quali incessantemente e ciclicamente sono soggette a mutamento, come le acque di un fiume. Osservando il divenire del mondo, Eraclito vi riconosce i tratti del conflitto e dell'opposizione fra contrari (giorno e notte, luce e ombra, salute e malattia ecc.),
i quali non possono esistere l'uno senza l'altro e, pur restando sempre in lotta tra loro, si armonizzano senza "appiattirsi" nella reciproca conciliazione. Questa è dunque la legge del mondo, che permane sempre identica, celata dal perenne trasformarsi delle cose e talvolta identificata da Eraclito con il fuoco, elemento mobile e distruttore per eccellenza.
parmenide
I temi dell'eleatismo si presentano in modo completo e articolato nella dottrina del fondatore della scuola, Parmenide, il quale evidenzia il contrasto esistente fra verità e opinione, l'opposizione tra la verità, che letteralmente significa "svelamento", e l'opinione, ovvero le due possibili vie che si aprono alla conoscenza umana. La via della verità si basa sulla ragione e porta a conoscere l'essere vero che si cela dietro il velo di ciò che appare ai sensi. La via dell'opinione si basa sui sensi e consente di conoscere soltanto l'essere apparente, nella sua illusorietà.
"l'essere" o "l'essente", diventa oggetto specifico di una nuova disciplina, detta ONTOLOGIA, termine usato per indicare lo studio filosofico dell essere in generale, ovvero il nuovo ambito di ricerca aperto da Parmenide in virtù della "creazione" del concetto astratto di "essere".
Legge fondamentale dell'ontologia parmenidea è l'affermazione che L'ESSERE E' E NON PUO' NON ESSERE, E IL NON ESSERE E' E NON PUO' ESSERE. Questo significa che soltanto l'essere esiste, mentre il nulla non esiste, e nemmeno può essere pensato o "detto".
In Parmenide, infatti, le sfere ontologica, logica e linguistica si corrispondono reciprocamente, tanto che una cosa è vera ed esprimibile, soltanto quando è reale e, simmetricamente, una cosa è reale soltanto quando è pensabile e dicibile. Dalla necessaria esistenza dell'essere, e dalla corrispondente non esistenza del nulla, Parmenide deduce logicamente una serie di "connotati" o "attributi" fondamentali dell' essere; Parmenide lo concepisce come ingenerato e imperituro, e di conseguenza come eterno, immobile, immutabile, unico, omogeneo e finito.
Questi attributi configurano un essere ontologicamente perfetto e necessario, cioè che non può non essere, né essere diverso da com'è. A questa realtà necessaria Parmenide contrappone la realtà in cui viviamo, il mondo, nella riflessione di Parmenide, però, la via dell'opinione sembra a un certo punto biforcarsi: accanto al sentiero dell'opinione ingannevole si profila quello dell'opinione plausibile, fondata sui sensi. Corretti dall'intervento della ragione, questi ultimi offrono della realtà sensibile una spiegazione "verosimile", nella quale gli opposti, anziché richiamare il non essere in quanto l'uno non è l'altro, vengono ricompresi nella superiore unità dell'essere.
Zenone Discepolo di Parmenide, difende le teorie del maestro con due ordini di argomenti, indirizzati rispettivamente contro la pluralità e contro il movimento dell'essere. A questo scopo egli utilizza la dimostrazione "per assurdo", detta anche "riduzione all'assurdo" (tipo di ragionamento in cui si assume come vera una certa affermazione, per poi dimostrare che le conseguenze che se ne ricavano sono contraddittorie, tali da imporre il rifiuto dell'affermazione di partenza). L'intento di Zenone è quello di mostrare che, parlando di molteplicità e di movimento dell'essere, si scambia l'apparenza per la realtà, finendo per ritrovarsi imprigionati in difficoltà logiche insormontabili. Gli argomenti più famosi di Zenone sono quelli contro il movimento, detti "dello stadio", "di Achille e della tartaruga", "della freccia" e "delle masse nello stadio", tutti casi esemplari di paradosso, termine che indica un fatto o un'affermazione che contraddice l'opinione comune.
zeno ne
MELISSO
Un altro celebre discepolo di Parmenide è Melisso di Samo, il quale, come il maestro, nega il divenire, ritenendolo "compromesso" con il non essere. Diversamente dal maestro, però, Melisso non condanna, almeno sul piano logico, la molteplicità, nella convinzione che non essere una certa cosa non significhi non esistere, ma soltanto essere diverso da quella cosa. Quindi si può ipotizzare l'esistenza di più realtà, tra loro diverse e tutte esistenti, senza violare la legge che vieta il non essere, a condizione che nessuna di queste realtà sia soggetta al divenire. Un altro aspetto che differenzia Melisso dal suo maestro è la concezione dell'eternità dell'essere, che Parmenide interpreta come eterno presente al di là del tempo, mentre Melisso come infinita estensione nel tempo.
I FISICI PLURALISTI
L'indagine naturalistica dei filosofi ionici viene ripresa dai cosiddetti "fisici pluralisti", espressione che deriva dalla dottrina filosofica che, spiega la realtà ricorrendo a una pluralita di principi originari, nessuno dei quali risulta ontologicamente privilegiato rispetto agli altri. I fisici pluralisti tentano di realizzare una sintesi tra il pensiero di Eraclito (che aveva sottolineato il divenire incessante della realtà) e quello degli eleati (che avevano affermano l immutabilità dell'essere vero). A questo fine, essi elaborano una geniale distinzione tra elementi e composti, rispettivamente, i molteplici principi immutabili della realtà, e gli aggregati mutevoli a cui gli elementi danno luogo combinandosi variamente tra loro. In realtà, a usare per la prima volta il termine "elemento", sarà Platone ma i fisici pluralisti sono i primi a concepire la realtà come il risultato di un multiforme aggregarsi di elementi.
empedocle
Empedocle individua quattro radici, i quattro elementi fondamentali (fuoco, aria, acqua e terra) che, combinandosi e dividendosi tra loro, compongono tutte le cose. Sulle quattro radici agiscono due forze cosmiche opposte: l'amore, che tende a unirle, e l'odio, che tende a separarle. L'azione di queste due
forze determina l'eterna ripetizione di un ciclo cosmico di cui il regno dell'amore, costituisce la fase culminante, in cui tutti gli elementi sono legati in una perfetta armonia. Quando predomina l'odio si ha invece il regno del caos, nel quale gli elementi sono tutti separati. La vita si ha soltanto nelle fasi intermedie, in cui gli elementi non sono né completamente uniti, né completamente separati. Le quattro radici e le due forze che le muovono spiegano anche come avviene la conoscenza, che è resa possibile dall'incontro tra un elemento che si trova nell'uomo e lo stesso elemento che si trova al di fuori di lui, in base al principio secondo cui il simile conosce il simile.
anassagora
I costituenti ultimi della realtà, per Anassagora, sono i semi, particelle piccolissime di materia che compongono tutte le cose. Sono infinitamente divisibil, qualitativamente diverse tra loro e presenti in tutti i corpi, sebbene in quantità differenti. Aristotele le chiamerà «omeomerie». I semi anassagorei sono sottoposti all'azione del "nous" letteralmente " intelletto". Per Anassagora è l'intelligenza divina che genera e ordina l'universo, ossia la forza che separa e organizza i semi dando forma al nostro mondo. Per quanto riguarda la conoscenza, Anassagora sostiene (a differenza di Empedocle) che il simile conosce il diverso, ovvero che le nostre sensazioni sono prodotte da qualità che sono presenti nelle cose ma non in noi.
Originario di Abdera e allievo di Leucippo, Democrito ritiene che la realtà sia formata esclusivamente da materia e da vuoto (lo spazio in cui la materia si muove). La materia, a sua volta, si compone di atomi letteralmente, "non divisibili"; per Democrito sono i costituenti ultimi della realtà, particelle di materia invisibili agli occhi
non ulteriormente divisibili, tra loro qualitativamente identiche ma differenti per aspetti quantitativi come la forma, le dimensioni e la posizione
democrito
Poiché per Democrito tutto ciò che esiste è materia, il suo atomismo è una forma di materialismo. Il materialismo di Democrito, in particolare, è di tipo metafisico o cosmologico, perché individua nella materia sia la sostanza sia la causa ultima di tutte le cose.
In altre parole, la materia ha per Democrito un carattere originario o inderivabile; essa, inoltre, è dotata di una forza intrinseca che la fa muovere, secondo l'equazione "materia = movimento". Gli atomi democritei sono pieni, immutabili, ingenerati, eterni e infiniti di numero, e volteggiano in modo caotico nel vuoto, aggregandosi e disgregandosi ripetutamente, e generando in tal modo infiniti mondi. Dal momento che la formazione dell'universo viene così ricondotta a cause puramente "meccaniche", il sistema democriteo si configura come un esempio di meccanicismo, teoria che spiega la realtà esclusivamente sulla base del movimento di corpi nello spazio, concependo l'universo come una sorta di grande "macchina".
Il "meccanicismo" è l'opposto del finalismo, teoria secondo cui l'universo è ordinato in base a un insieme di fini o scopi, tanto che ogni fenomeno può essere spiegato sulla base delle sue cause "finali", ovvero della rappresentazione del fine o dello scopo a cui è rivolto. In quanto spiegazione meccanicistica, l'atomismo democriteo esclude dunque l'esistenza di un qualsiasi "fine" o "progetto" del mondo, così come nega l'intervento di una "mente ordinatrice", o comunque di un principio divino che impronti di sé, o governi, la materia, si paarla perciò di: ateismo, dottrina che nega l'esistenza degli dei.
causalismo o determinismo, l'idea che in natura nulla avvenga a caso, ma tutto accada secondo ragione e neceseità, determinato da una o più cause.
In realtà Democrito ammette che esista delle divinita, ma non attribuisce loro alcun ruolo fondamentate nella genesi e uis governo del mondo. Questo non significa che l'universo democriteo, sia una costruzione casuale; nel meccanicismo atomistico, infatti, si concretizza una visione detta
la sofistica
Nell'Atene democratica del V secolo a.C. emerge una nuova figura di intellettuale, ovvero il sofista, un particolare tipo di filosofo che comincia a impartire insegnamenti a pagamento. Il termine acquisterà in seguito un'accezione spregiativa, finendo per designare un "mercenario" del sapere, più che un autentico sapiente. Al centro dell'interesse filosofico dei sofisti non si trova più la natura, ma l'essere umano: anziché cercare il principio del cosmo, i sofisti si concentrano sulla politica, sulle leggi, sulle credenze religiose, sull'educazione, sul linguaggio, diventando filosofi dell'essere umano e della città. Il loro fine è rendere il cittadino adatto a vivere all'interno di una collettività e capace di difendersi nelle competizioni civili. Più precisamente, i sofisti fanno un uso libero e spregiudicato della ragione; affermano il valore formativo del sapere; difendono istanze panelleniche e cosmopolitiche.
protagora
Il primo e il più importante tra i sofisti è Protagora di Abdera, al quale si deve il celebre principio che riassume lo spirito dell'intero movimento: «L'uomo è misura di tutte le cose».
Questa tesi spiega perché, in riferimento alla dottrina di Protagora, si parli di umanismo. sistema di pensiero che vede nell'essere umano il "centro" e la "misura" delle cose, cioè il criterio per giudicare tutto ciò che si afferma o si nega intorno alla realtà;
Il fenomenismo, termine coniato in età moderna per indicare quelle teorie secondo cui gli esseri umani non hanno mai a che fare con la realtà così com'è in sé stessa, ma soltanto con "fenomeni", cioè con la realtà quale "appare" ai diversi soggetti; Il relativismo è la concezione secondo cui non esistono verità teoretiche, né principi morali, che possano essere considerati "assoluti", cioè "slegati" da una particolare angolatura di pensiero; ogni credenza è dunque "relativa" a un determinato punto di vista.
L'altro grande esponente della sofistica è Gorgia di Lentini, il quale si mostra più negativo di Protagora riguardo alle possibilità conoscitive e pratiche dell'essere umano. Le sue tesi fondamentali sono tre: - nulla esiste; - se anche qualcosa esistesse, non sarebbe umanamente conoscibile; - se anche fosse conoscibile, sarebbe incomunicabile. Queste tesi configurano una posizione di radicale scetticismo, in generale, la posizione di chi mette in dubbio o nega la possibilità di accedere al vero (comunque inteso). In particolare, lo scetticismo metafisico o ontologico consiste nel porre in discussione la possibilità di conoscere l'essere o la realtà globalmente intesa, mentre lo scetticismo teologico o religioso consiste nel dubitare di potersi pronunciare con sicurezza su Dio.
GORGIA
Lo scetticismo di Gorgia è anche una forma di agnosticismo, in generale, la posizione di colui che afferma di non avere strumenti mentali sufficienti per pronunciarsi intorno a un certo argomento. In filosofia si parla soprattutto di agnosticismo metafisico, oppure di agnosticismo teologico o religioso (per alludere alla convinzione che l'uomo non possieda mezzi adeguati né per ammettere né per escludere l'esistenza di Dio). Esclusi da certezze metafisiche o religiose, gli esseri umani possiedono tuttavia un potentissimo strumento: la parola, che può ammaliare e dominare l'ascoltatore, orientandone il comportamento.
serena petrella iiia classico
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Presentazione filosofia
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Created on December 28, 2023
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la bellezza della
filosofia
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è L' amore per la sapienza e nasce dalla meraviglia
La filosofia nasce nelle colonie greche della Ionia, poi nella magna grecia (in campania, ad elea, l'attuale ascea), per poi diffondersi ad atene.
La filosofia sta alla ragione come la religione alla chiesa
Tutti possono filosofare perchè la filosofia è ricerca e conoscienza.
indice
7. Zenone
8. Melisso
9. FISICI PLURASTI:
1. SCUOLA IOICA:
10. Empedocle
11. Anassagora
2. La scuola di Mileto
12. Democrito
3. La scuola Pitagorica
13. SOFISTICA
4. La scuola di Eraclito
14. Protagora
5. SCUOLA ELEATICA:
15. Gorgia
6. Parmenide
LA SCUOLA DI MILETO
I primi a poter essere considerati filosofi sono alcuni pensatori vissuti nelle colonie greche della lonia, e più precisamente a Mileto, dove nasce una scuola concentrata sullo studio della natura. La parola greca per indicare la natura era "physis". I pensatori ionici intendevano quindi tutto ciò che è soggetto a nascita, cioè l'insieme di tutto ciò che esiste o che accade, l'intrinseco principio di vita e di movimento.
Il principale impegno teorico dei primi filosofi è proprio questo: la ricerca del principio che consente di spiegare l'origine e le manifestazioni di tutta la realtà esistente. A tale principio essi danno il nome di arché parola che sembra sia stata introdotta in filosofia dal pensatore ionico ANASSIMANDRO per indicare l'elemento da cui tutto prende origine e in virtu' del quale tutto si mantiene in vita.
TALETE
Il fondatore della scuola di Mileto è Talete. Egli individua l'arché nell'acqua, alla quale attribuisce il ruolo di sostanza letteralmente, "ciò che sta sotto". L'acqua, per Talete, è "sostanza" di tutte le cose sia perché costituisce il principio della vita e del mondo, sia perché è l'elemento fisico che sostiene la Terra.
anassimandro
Anassimandro Allievo di Talete, per il quale l'arché è invece una sorta di materia primordiale indistinta, a cui egli dà il nome di ápeiron termine che significa sia "infinito" sia "indeterminato". Anassimandro lo usa per indicare il principio di tutte le cose, intendendolo non come una miscela di elementi corporei diversi, ma come una materia in cui tali elementi non sono ancora distinti l'uno dall'altro, e che perciò, oltre che infinita, illimitata, è anche indefinita, o indeterminata. Dall'ápeiron, gli elementi che danno vita al mondo emergono mediante un processo di differenziazione dei contrari.
ANASSIMENE
Il terzo grande pensatore della scuola di Mileto è Anassimene, il quale individua l'arché nell'aria, forza infinita e in perenne movimento che anima il mondo e che determina la nascita e la trasformazione di tutte le cose attraverso il doppio processo della rarefazione e della condensazione.
la scuola pitagorica
Fondata da Pitagora a Crotone
Qui si perviene a un'idea completamente diversa da quella elaborata dai pensatori ionici: osservando che ogni cosa è misurabile, e che il cosmo rivela un ordine matematico, i pitagorici identificano il principio della realtà con il numero, che per loro indicava qualcosa di concreto, che essi ponevano alla base della costituzione di tutti i corpi fisici. A ogni numero facevano corrispondere una figura ge-ometrica: all'1 il punto, al 2 la linea, al 3 il triangolo, al 4 il tetraedro. Al di là di questa identificazione, affermando che il numero è il principio di tutte le cose, e quindi che il mondo è "fatto di numeri", i pitagorici intendevano sostenere che la natura autentica e profonda del mondo consiste in un ordinamento geometrico esprimibile numericamente, cioè nel suo essere misurabile.
LA SCUOLA PITAGORICA
dualismo
Non a caso, al centro degli studi della scuola di Crotone si trova la matematica, che proprio grazie ai pitagorici si configura per la prima volta come disciplina scientifica. Ma, al di là delle teorie matematiche, la dottrina pitagorica del numero è una forma di dualismo termine usato per la prima volta nel 700, ovvero una teoria che vede nella realtà il risultato dell'azione di due principi opposti e irriducibili l'uno all'altro. Nel caso dei pitagorici, tali principi sono il dispari e il pari, corrispondenti al limite (compito, e quindi buono) e all'illimitato (incompleto, e quindi cattivo).
L' ARMONIA
Alla matematica è collegata la musica, a cui i pitagorici, studiando i rapporti numerici che devono sussistere tra le note di una melodia perché questa risulti piacevole, danno una notevole scossa. A tale accadimento, derivante da un insieme "ordinato" di suoni, essi danno il nome di armonia, che corrisponde all'idea di un ordine, che non esclude le opposizioni, anzi le implica, configurandosi come la loro superiore mediazione o conciliazione.
Il concetto di "armonia" è alla base di ogni ambito dell'indagine pitagorica: dalla COSMOLOGIA (l'universo è un tutto armonicamente ordinato, ma anche un insieme di sfere celesti che si muovono producendo una meravigliosa melodia), all'ETICA (la giustizia coincide con un'equa o armonica distribuzione di compensi o punizioni a seconda dei meriti o delle colpe), all'ANTROPOLOGIA (l'anima umana è la risultante della composizione armonica degli elementi che formano il corpo).
Il termine METAMPISICOSI indica la dottrina della "trasmigrazione delle anime", secondo cui nel momento della morte l'anima lascia il proprio corpo per trasferirsi in un altro, fino a quando non si sia del tutto purificata e affrancata dalla materia.I pitagorici vantano importanti intuizioni anche nel campo dell'astronomia: si pensi all'idea della sfericità dei corpi celesti e alla teoria secondo cui i pianeti ruotano attorno a un "fuoco" centrale.
I pitagorici ritengono che, a causa di un'ingiustizia cosmica, l'anima si trovi "imprigionata" nella materia del corpo, dalla quale può "purificarsi" con una condotta di vita ascetica, nell'attesa di liberarsene definitivamente nel momento della morte.
ERACLITO
Una soluzione ancora diversa al problema dell'arché è offerta da Eraclito di Efeso. Egli distingue tra l'opinione comune, che è fonte di errore, e la filosofia, che è l'unica via che porta a scorgere la verità al di là delle ap-parenze, e a riconoscere il lógos, termine che indica sia il discorso (che "unisce" tra loro parole e concetti) sia la legge che presiede ai diversi aspetti del reale ("tenendoli uniti" nonostante le loro differenze).
Più precisamente, per Eraclito la legge profonda che governa la realtà coincide con il divenire l'essenza del mondo, la legge immutabile che regge tutte le cose, le quali incessantemente e ciclicamente sono soggette a mutamento, come le acque di un fiume. Osservando il divenire del mondo, Eraclito vi riconosce i tratti del conflitto e dell'opposizione fra contrari (giorno e notte, luce e ombra, salute e malattia ecc.),
i quali non possono esistere l'uno senza l'altro e, pur restando sempre in lotta tra loro, si armonizzano senza "appiattirsi" nella reciproca conciliazione. Questa è dunque la legge del mondo, che permane sempre identica, celata dal perenne trasformarsi delle cose e talvolta identificata da Eraclito con il fuoco, elemento mobile e distruttore per eccellenza.
parmenide
I temi dell'eleatismo si presentano in modo completo e articolato nella dottrina del fondatore della scuola, Parmenide, il quale evidenzia il contrasto esistente fra verità e opinione, l'opposizione tra la verità, che letteralmente significa "svelamento", e l'opinione, ovvero le due possibili vie che si aprono alla conoscenza umana. La via della verità si basa sulla ragione e porta a conoscere l'essere vero che si cela dietro il velo di ciò che appare ai sensi. La via dell'opinione si basa sui sensi e consente di conoscere soltanto l'essere apparente, nella sua illusorietà.
"l'essere" o "l'essente", diventa oggetto specifico di una nuova disciplina, detta ONTOLOGIA, termine usato per indicare lo studio filosofico dell essere in generale, ovvero il nuovo ambito di ricerca aperto da Parmenide in virtù della "creazione" del concetto astratto di "essere".
Legge fondamentale dell'ontologia parmenidea è l'affermazione che L'ESSERE E' E NON PUO' NON ESSERE, E IL NON ESSERE E' E NON PUO' ESSERE. Questo significa che soltanto l'essere esiste, mentre il nulla non esiste, e nemmeno può essere pensato o "detto".
In Parmenide, infatti, le sfere ontologica, logica e linguistica si corrispondono reciprocamente, tanto che una cosa è vera ed esprimibile, soltanto quando è reale e, simmetricamente, una cosa è reale soltanto quando è pensabile e dicibile. Dalla necessaria esistenza dell'essere, e dalla corrispondente non esistenza del nulla, Parmenide deduce logicamente una serie di "connotati" o "attributi" fondamentali dell' essere; Parmenide lo concepisce come ingenerato e imperituro, e di conseguenza come eterno, immobile, immutabile, unico, omogeneo e finito.
Questi attributi configurano un essere ontologicamente perfetto e necessario, cioè che non può non essere, né essere diverso da com'è. A questa realtà necessaria Parmenide contrappone la realtà in cui viviamo, il mondo, nella riflessione di Parmenide, però, la via dell'opinione sembra a un certo punto biforcarsi: accanto al sentiero dell'opinione ingannevole si profila quello dell'opinione plausibile, fondata sui sensi. Corretti dall'intervento della ragione, questi ultimi offrono della realtà sensibile una spiegazione "verosimile", nella quale gli opposti, anziché richiamare il non essere in quanto l'uno non è l'altro, vengono ricompresi nella superiore unità dell'essere.
Zenone Discepolo di Parmenide, difende le teorie del maestro con due ordini di argomenti, indirizzati rispettivamente contro la pluralità e contro il movimento dell'essere. A questo scopo egli utilizza la dimostrazione "per assurdo", detta anche "riduzione all'assurdo" (tipo di ragionamento in cui si assume come vera una certa affermazione, per poi dimostrare che le conseguenze che se ne ricavano sono contraddittorie, tali da imporre il rifiuto dell'affermazione di partenza). L'intento di Zenone è quello di mostrare che, parlando di molteplicità e di movimento dell'essere, si scambia l'apparenza per la realtà, finendo per ritrovarsi imprigionati in difficoltà logiche insormontabili. Gli argomenti più famosi di Zenone sono quelli contro il movimento, detti "dello stadio", "di Achille e della tartaruga", "della freccia" e "delle masse nello stadio", tutti casi esemplari di paradosso, termine che indica un fatto o un'affermazione che contraddice l'opinione comune.
zeno ne
MELISSO
Un altro celebre discepolo di Parmenide è Melisso di Samo, il quale, come il maestro, nega il divenire, ritenendolo "compromesso" con il non essere. Diversamente dal maestro, però, Melisso non condanna, almeno sul piano logico, la molteplicità, nella convinzione che non essere una certa cosa non significhi non esistere, ma soltanto essere diverso da quella cosa. Quindi si può ipotizzare l'esistenza di più realtà, tra loro diverse e tutte esistenti, senza violare la legge che vieta il non essere, a condizione che nessuna di queste realtà sia soggetta al divenire. Un altro aspetto che differenzia Melisso dal suo maestro è la concezione dell'eternità dell'essere, che Parmenide interpreta come eterno presente al di là del tempo, mentre Melisso come infinita estensione nel tempo.
I FISICI PLURALISTI
L'indagine naturalistica dei filosofi ionici viene ripresa dai cosiddetti "fisici pluralisti", espressione che deriva dalla dottrina filosofica che, spiega la realtà ricorrendo a una pluralita di principi originari, nessuno dei quali risulta ontologicamente privilegiato rispetto agli altri. I fisici pluralisti tentano di realizzare una sintesi tra il pensiero di Eraclito (che aveva sottolineato il divenire incessante della realtà) e quello degli eleati (che avevano affermano l immutabilità dell'essere vero). A questo fine, essi elaborano una geniale distinzione tra elementi e composti, rispettivamente, i molteplici principi immutabili della realtà, e gli aggregati mutevoli a cui gli elementi danno luogo combinandosi variamente tra loro. In realtà, a usare per la prima volta il termine "elemento", sarà Platone ma i fisici pluralisti sono i primi a concepire la realtà come il risultato di un multiforme aggregarsi di elementi.
empedocle
Empedocle individua quattro radici, i quattro elementi fondamentali (fuoco, aria, acqua e terra) che, combinandosi e dividendosi tra loro, compongono tutte le cose. Sulle quattro radici agiscono due forze cosmiche opposte: l'amore, che tende a unirle, e l'odio, che tende a separarle. L'azione di queste due forze determina l'eterna ripetizione di un ciclo cosmico di cui il regno dell'amore, costituisce la fase culminante, in cui tutti gli elementi sono legati in una perfetta armonia. Quando predomina l'odio si ha invece il regno del caos, nel quale gli elementi sono tutti separati. La vita si ha soltanto nelle fasi intermedie, in cui gli elementi non sono né completamente uniti, né completamente separati. Le quattro radici e le due forze che le muovono spiegano anche come avviene la conoscenza, che è resa possibile dall'incontro tra un elemento che si trova nell'uomo e lo stesso elemento che si trova al di fuori di lui, in base al principio secondo cui il simile conosce il simile.
anassagora
I costituenti ultimi della realtà, per Anassagora, sono i semi, particelle piccolissime di materia che compongono tutte le cose. Sono infinitamente divisibil, qualitativamente diverse tra loro e presenti in tutti i corpi, sebbene in quantità differenti. Aristotele le chiamerà «omeomerie». I semi anassagorei sono sottoposti all'azione del "nous" letteralmente " intelletto". Per Anassagora è l'intelligenza divina che genera e ordina l'universo, ossia la forza che separa e organizza i semi dando forma al nostro mondo. Per quanto riguarda la conoscenza, Anassagora sostiene (a differenza di Empedocle) che il simile conosce il diverso, ovvero che le nostre sensazioni sono prodotte da qualità che sono presenti nelle cose ma non in noi.
Originario di Abdera e allievo di Leucippo, Democrito ritiene che la realtà sia formata esclusivamente da materia e da vuoto (lo spazio in cui la materia si muove). La materia, a sua volta, si compone di atomi letteralmente, "non divisibili"; per Democrito sono i costituenti ultimi della realtà, particelle di materia invisibili agli occhi non ulteriormente divisibili, tra loro qualitativamente identiche ma differenti per aspetti quantitativi come la forma, le dimensioni e la posizione
democrito
Poiché per Democrito tutto ciò che esiste è materia, il suo atomismo è una forma di materialismo. Il materialismo di Democrito, in particolare, è di tipo metafisico o cosmologico, perché individua nella materia sia la sostanza sia la causa ultima di tutte le cose.
In altre parole, la materia ha per Democrito un carattere originario o inderivabile; essa, inoltre, è dotata di una forza intrinseca che la fa muovere, secondo l'equazione "materia = movimento". Gli atomi democritei sono pieni, immutabili, ingenerati, eterni e infiniti di numero, e volteggiano in modo caotico nel vuoto, aggregandosi e disgregandosi ripetutamente, e generando in tal modo infiniti mondi. Dal momento che la formazione dell'universo viene così ricondotta a cause puramente "meccaniche", il sistema democriteo si configura come un esempio di meccanicismo, teoria che spiega la realtà esclusivamente sulla base del movimento di corpi nello spazio, concependo l'universo come una sorta di grande "macchina".
Il "meccanicismo" è l'opposto del finalismo, teoria secondo cui l'universo è ordinato in base a un insieme di fini o scopi, tanto che ogni fenomeno può essere spiegato sulla base delle sue cause "finali", ovvero della rappresentazione del fine o dello scopo a cui è rivolto. In quanto spiegazione meccanicistica, l'atomismo democriteo esclude dunque l'esistenza di un qualsiasi "fine" o "progetto" del mondo, così come nega l'intervento di una "mente ordinatrice", o comunque di un principio divino che impronti di sé, o governi, la materia, si paarla perciò di: ateismo, dottrina che nega l'esistenza degli dei.
causalismo o determinismo, l'idea che in natura nulla avvenga a caso, ma tutto accada secondo ragione e neceseità, determinato da una o più cause.
In realtà Democrito ammette che esista delle divinita, ma non attribuisce loro alcun ruolo fondamentate nella genesi e uis governo del mondo. Questo non significa che l'universo democriteo, sia una costruzione casuale; nel meccanicismo atomistico, infatti, si concretizza una visione detta
la sofistica
Nell'Atene democratica del V secolo a.C. emerge una nuova figura di intellettuale, ovvero il sofista, un particolare tipo di filosofo che comincia a impartire insegnamenti a pagamento. Il termine acquisterà in seguito un'accezione spregiativa, finendo per designare un "mercenario" del sapere, più che un autentico sapiente. Al centro dell'interesse filosofico dei sofisti non si trova più la natura, ma l'essere umano: anziché cercare il principio del cosmo, i sofisti si concentrano sulla politica, sulle leggi, sulle credenze religiose, sull'educazione, sul linguaggio, diventando filosofi dell'essere umano e della città. Il loro fine è rendere il cittadino adatto a vivere all'interno di una collettività e capace di difendersi nelle competizioni civili. Più precisamente, i sofisti fanno un uso libero e spregiudicato della ragione; affermano il valore formativo del sapere; difendono istanze panelleniche e cosmopolitiche.
protagora
Il primo e il più importante tra i sofisti è Protagora di Abdera, al quale si deve il celebre principio che riassume lo spirito dell'intero movimento: «L'uomo è misura di tutte le cose». Questa tesi spiega perché, in riferimento alla dottrina di Protagora, si parli di umanismo. sistema di pensiero che vede nell'essere umano il "centro" e la "misura" delle cose, cioè il criterio per giudicare tutto ciò che si afferma o si nega intorno alla realtà;
Il fenomenismo, termine coniato in età moderna per indicare quelle teorie secondo cui gli esseri umani non hanno mai a che fare con la realtà così com'è in sé stessa, ma soltanto con "fenomeni", cioè con la realtà quale "appare" ai diversi soggetti; Il relativismo è la concezione secondo cui non esistono verità teoretiche, né principi morali, che possano essere considerati "assoluti", cioè "slegati" da una particolare angolatura di pensiero; ogni credenza è dunque "relativa" a un determinato punto di vista.
L'altro grande esponente della sofistica è Gorgia di Lentini, il quale si mostra più negativo di Protagora riguardo alle possibilità conoscitive e pratiche dell'essere umano. Le sue tesi fondamentali sono tre: - nulla esiste; - se anche qualcosa esistesse, non sarebbe umanamente conoscibile; - se anche fosse conoscibile, sarebbe incomunicabile. Queste tesi configurano una posizione di radicale scetticismo, in generale, la posizione di chi mette in dubbio o nega la possibilità di accedere al vero (comunque inteso). In particolare, lo scetticismo metafisico o ontologico consiste nel porre in discussione la possibilità di conoscere l'essere o la realtà globalmente intesa, mentre lo scetticismo teologico o religioso consiste nel dubitare di potersi pronunciare con sicurezza su Dio.
GORGIA
Lo scetticismo di Gorgia è anche una forma di agnosticismo, in generale, la posizione di colui che afferma di non avere strumenti mentali sufficienti per pronunciarsi intorno a un certo argomento. In filosofia si parla soprattutto di agnosticismo metafisico, oppure di agnosticismo teologico o religioso (per alludere alla convinzione che l'uomo non possieda mezzi adeguati né per ammettere né per escludere l'esistenza di Dio). Esclusi da certezze metafisiche o religiose, gli esseri umani possiedono tuttavia un potentissimo strumento: la parola, che può ammaliare e dominare l'ascoltatore, orientandone il comportamento.
serena petrella iiia classico
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