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La scuola franco-fiamminga

Andrea Schirinzi

Created on December 28, 2023

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La musica Fiamminga

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Storia della musica franco-fiamminga

Nel '400, l'estendersi dei traffici commerciali che interessavano in Nord Europa e la nascita, nelle Fiandre (una regione che occupava all'incirca il territorio degli attuali Belgio, Paesi Bassi e Francia settentrionale), di importanti centri manifatturieri (in particolare nel tessile) creò in queste regioni una situazione di prosperità che favoriva lo sviluppo delle arti in generale e della musica in particolare. Allo stesso tempo, lo scatenarsi della guerra dei cent'anni tra Inghilterra e Francia sottrasse risorse umane ed economiche a quest'ultimo paese, che vide perciò scemare la posizione centrale che aveva occupato nella cultura europea dei secoli precedenti.Alcuni tra i più importanti contributi dati alla polifonia del ‘400 vennero quindi dalle Fiandre e dalla regione francese della Borgogna (che non fu coinvolta nella guerra dei cent'anni) nella quale era fiorita la scuola musicale borgognona. Nel corso di due secoli, il centro geografico di riferimento di questo stile si spostò più volte (e alla fine del XVI secolo avrebbe traslocato in Italia): comunque la maggior parte degli artisti erano originari dell'Hainaut, delle Fiandre e del Brabante. Il centro dello sviluppo della scuola polifonica fiamminga (o fiammingo-borgognona) era spesso la cappella della cattedrale della città, di solito finanziata dalla borghesia benestante. Gli allievi, inizialmente ammessi come cantori, avevano l'opportunità di seguire un percorso di apprendimento musicale completo, in maniera simile a quello che accadeva altrove negli studium di arti liberali, in quello che fu uno dei primi esempi di scuola compositiva nella storia della musica occidentale. I musicisti fiamminghi erano viaggiatori ed emigrarono in Italia, Spagna, Francia e Germania, facendo conoscere il loro stile che, anche grazie all'invenzione della stampa si diffuse rapidamente, dando vita al primo vero stile internazionale dai tempi del canto gregoriano nel IX secolo.

Le canzoni della scuola fiamminga

I fiamminghi praticarono in maniera innovativa le forme del passato ed in particolar modo la messa (costruita sulle varie parti dell'ordinarium: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei). Il primo e forse il più grande compositore della scuola fiamminga, Guillaume Dufay (1397-1474), in coerenza con la ricerca di una nuova omogeneità e razionalità della composizione, introduce la messa ciclica, in cui ogni parte dell'ordinarium missae ha lo stesso tenor. Anche in questo campo prevalse una spinta alla classificazione che distingueva diversi tipi di missae, generalmente fondate sulla linea del tenor, che a volte veniva preso da altre composizioni e addirittura da canzoni profane (famoso il tenor de l'homme armé). Un'altra forma che affascinò i compositori fiamminghi fu il mottetto che divenne il luogo privilegiato della sperimentazione contrappuntistica, sviluppandosi fino a composizioni di incredibile complessità del mottetto "Deo Gratias" di Johannes Ockeghem, a 36 voci a parti reali (cioè senza alcun raddoppio di voci): un vero e proprio grattacielo sonoro, che qualcuno ha paragonato alle guglie delle cattedrali gotiche. Proprio a causa della loro monumentale complessità, i mottetti fiamminghi (specie i più tardi) vennero considerate composizioni aride e artificiose (e i musicisti italiani non le amarono). L'ultima tra le forme più frequenti della musica fiamminga del '400 fu la chanson profana, di derivazione francese e per lo più a carattere amoroso, a 3 voci e caratterizzata da una polifonia molto semplice.

I viaggi e le regole dei musicisti

I musicisti fiamminghi erano viaggiatori ed emigrarono in Italia, Spagna, Francia e Germania, facendo conoscere il loro stile che, anche grazie all'invenzione della stampa si diffuse rapidamente, dando vita al primo vero stile internazionale dai tempi del canto gregoriano nel IX secolo.Alcune delle moderne regole compositive vedono la luce in quest'epoca, e tra le più note possiamo citare: Divieto di creare quinte e ottave parallele, per evitare il sapore arcaico che ne derivava; L'obbligo che la sovrapposizione di voci formasse sempre triadi consonanti, ammettendo dissonanze solo sotto forma di note di passaggio nei tempi deboli e sotto forma di ritardo sul tempo forte. Quest'ansia di classificazione normativa finì per sfociare in un formalismo fine a se stesso che avrebbe segnato l'esaurimento dell'esperienza fiamminga

La diffusione della musica fiamminga

Già nei primi anni del ‘500 questo nuovo linguaggio musicale riscontrava successo in tutta la Francia, ma anche in paesi stranieri quali Germania, Inghilterra, Spagna, Italia.I musicisti fiamminghi iniziarono così a essere richiesti dalle principali corti europee, grazie soprattutto alle loro abilità nella composizione polifonica. I numerosi viaggi e soggiorni all’estero di questi compositori favorirono la contaminazione culturale, promuovendo così la nascita di nuove e innovative forme musicali.

L’influenza italiana: le nuove forme compositive Come detto, la scuola franco-fiamminga fu influenzata dalla cultura italiana, non solo poetica, ma anche musicale. Nascono così nuove forme di polifonia – non più a carattere sacro bensì profano – strutturate in strofe: •Frottola: composizione per un coro a 4 voci, con tema sentimentale e amoroso; •Villotta: di origine friulana, poteva essere suonata con strumenti o cantata da 3 o 4 voci; •Strambotto: simile alla frottola, era strutturata in endecasillabi; •Canti carnascialeschi: come si può intuire, erano composizioni dedicate al Carnevale e alle feste in maschera.

L'influenza Inglese:Triade e polifonia Per quel che riguarda la polifonia, forte in tal senso è l’influenza della scuola inglese, che utilizzava molto le triadi, ossia le sovrapposizioni di terze, soprattutto nella tecnica di armonizzazione del falsobordone. I musicisti fiamminghi attinsero quindi da quelli inglesi facendo proprie le sovrapposizioni di terza e sesta, allontanandosi dalle successioni di quarta, quinta e ottava, che vennero “vietate”, perché riproducevano suoni considerati arcaici. I compositori fiamminghi diedero maggiore attenzione allo sviluppo verticale della polifonia, che può essere considerato una prima forma originaria del successivo fondamento dell’armonia.

Le generazioni della scuola franco-fiamminga

Nella produzione fiamminga quattrocentesca si è soliti distinguere 6 periodi, o generazioni, distanziate di circa vent'anni e ognuna associata al nome di uno o più compositori significativi. Si tratta naturalmente di una classificazione di comodo: l'evoluzione del linguaggio musicale fu (come sempre) continua attraverso tutto il periodo. I generazione (1420-1450): fu dominata, come s'è detto, da Dufay e da Gilles Binchois; II generazione (1450-1485): avente come massimo esponente il già citato Johannes Ockeghem e Antoine Busnois; III generazione (1480-1520): massimi esponenti Josquin Des Prez - da molti considerato il massimo compositore fiammingo, che trascorse diversi periodi in Italia - Jacob Obrecht, Heinrich Isaac e Pierre de La Rue; IV generazione (1520-1560): Adrian Willaert e Jacob Clemens non Papa; V generazione (1560-1600): Orlando di Lasso (Orlande de Lassus). VI generazione (1630) : Jan Pieterszoon Sweelinck Anteriormente alla prima generazione, si può considerare una "generazione zero", formata da compositori quali Johannes Ciconia, Johannes de Limburgia, Hugo de Lantins e altri.

Il "creatore" della scuola franco-fiamminga : Dufay

Dufay fu il più influente musicista del XV secolo. Era ricercato da sovrani di varie nazionalità (Francia, Fiandre, Italia), papi, principi e nobili. La sua musica venne copiata, distribuita e cantata in ogni nazione ove la polifonia avesse messo radici e quasi tutti i compositori della successiva generazione assorbirono alcuni elementi del suo stile.A sua volta, Dufay operò una straordinaria sintesi fra gli stili dei maggiori compositori della sua generazione e di quella immediatamente precedente, in particolare Johannes Ciconia e John Dunstable. Si può dire che la transizione fra lo stile del primo Quattrocento, erede diretto dell'Ars nova, e lo stile rinascimentale è avvenuta quasi interamente nell'opera di Dufay, che copre un arco temporale di oltre mezzo secolo, al punto che i primi sessant'anni del Quattrocento sono indicati da taluni studiosi come l'età di Dufay.