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Percorso interdisciplinare sul sogno_Diego Palmieri

Diego Palmieri

Created on December 21, 2023

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Transcript

Percorso interdisciplinare

Il Sogno

Alunno: Diego Palmieri Classe: 5L

23 dicembre 2023

Latino

Il sogno di Scipione

Somnium Scipionis costituisce la parte conclusiva del VI e ultimo libro del De re publica di Marco Tullio Cicerone.

Marcus Tullius CiceroSomnium Scipionis

Collegamenti

05. Fisica - Stephen Hawking, La teoria del tutto

03. Storia - Martin Luther King - "I have a dream"

01. Latino - Marco Tullio Cicerone, Il sogno di Scipione

02. Italiano - Italo Calvino, Le città invisibili

08. Inglese -Mary Shelley, Frankenstein

06. Arte -Salvador Dalì e il surrealismo

04. Filosofia -Arthur Schopenhauer, La vita e i sogni

07. Scienze -Sonno e metabolismo

01. Latino

Paorle chiave

Somnium Scipionis, il sogno di Scipione

Somnium Scipionis (Il sogno di Scipione) costituisce la parte conclusiva del VI e ultimo libro del De re publica di Marco Tullio Cicerone. Cicerone immagina un dialogo nella villa al Campo Marzio di Scipione Emiliano nel 129 a.C., ...

  1. sogno
  2. corpo, carcere terreno
  3. svalutazione dei beni mondani
  4. esaltazione vita ultraterrena
  5. bene della patria

Somnium Scipionis (Il sogno di Scipione) costituisce la parte conclusiva del VI e ultimo libro del De re publica di Marco Tullio Cicerone. Cicerone immagina una conversazione nella villa di Scipione Emiliano al Campo Marzio nel 129 a.C., in cui Scipione Emiliano racconta un sogno di vent’anni prima, quando si recò dal re di Numidia Massinissa, che era stato un grande amico di suo nonno adottivo, Scipione Africano, ai tempi della terza guerra punica.

Per quest'opera Cicerone si ispira a Platone e, nello specifico, a Il mito di Er, che chiude il libro della Repubblica di Platone. Er, un soldato morto in battaglia da dieci giorni, era tornato improvvisamente in vita rivelando quanto aveva visto nell’Oltretomba: la distribuzione delle anime, il sistema astrale e il complesso sistema di reincarnazione delle anime sia negli uomini che negli animali.

Se però Platone descrive il viaggio di Er come reale, Cicerone sceglie la via del sogno, originato dalla suggestione, in quanto Scipione l’Africano era stato al centro della conversazione. Tuttavia, una volta chiarito l'origine del sogno, la visione dell’Aldilà corrisponde perfettamente all’idea tipica del mondo antico che vedeva nel sogno uno strumento di rivelazione della verità.

Cicerone ha così modo di affrontare temi a lui cari:

  • il corpo come carcere terreno dell’anima immortale;
  • la svalutazione dei beni mondani destinati a rapida estinzione;
  • l’esaltazione della vita ultraterrena.

Cicerone prende le distanze dalle principali correnti filosofiche del tempo, sia dall’epicuireismo, che vede come fonte di minaccia per la morale romana, sia dallo stoicismo, in cui al contrario rileva eccessi di rigore.

Nell’opera Scipione l’Africano esorta Scipione Emiliano a rifuggire dalle vanità mondane, rivelandogli che la vita terrena è il percorso obbligato per la felicità ultraterrena, che sarà riservata a chi ha agito per il bene della patria.

02. Italiano

"Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra"

Italo Calvino - Le Città invisibili

Partendo dal concetto di sogno, ho pensato per italiano di collegarmi a un’opera di Italo Calvino pubblicata nel 1972, Le città invisibili. Le città sono costruite da palazzi e monumenti e i loro rovesci: solo osservando ciò che è visibile solo alla propria anima e non agli occhi, si capirà davvero l’essenza stessa della città.

Partendo dal concetto di sogno, ho pensato per italiano di collegarmi a un’opera di Italo Calvino pubblicata nel 1972, Le città invisibili.

Ho pensato di collegarmi a questo autore per diversi motivi. In primo luogo, perché quest'anno cade il centenario dalla sua nascita. Inoltre Italo Calvino, nato a Santiago de Las Vegas, a Cuba nel 1923 e morto a Siena nel 1985, ha frequentato anche gli Stati Uniti e nel 1985 è stato invitato a tenere una serie di conferenze dall'Università di Harvard, a Boston, città in cui ho vissuto il mio quarto anno di liceo. Purtroppo, Calvino non riuscì a partecipare alle sei conferenze in programma negli Stati Uniti, in quanto morì prima, ma riuscì comunque a esporre le sue proposte per il prossimo millennio in una raccolta dal titolo Lezioni americane.

Calvino è considerato uno degli scrittori più prolifici e poliedrici del Novecento, ma soprattutto un intellettuale a tutto tondo, che oltre alla letteratura si è interessato di arte, cinema, musica e teatro, diventando un personaggio molto noto anche all'estero.

Calvino aderisce inizialmente alla corrente letteraria del neorealismo, raccontando la guerra e la resistenza, per poi spostarsi sulla letteratura fantastica, che suggerisce un evidente collegamento con il tema del sogno.

Le Città Invisibili è un'opera costituita da 9 capitoli e ognuna delle 55 città è divisa in base a una categoria (sono 11 in totale), dalle “città e la memoria” alle “città nascoste”.

Il punto di partenza di ogni capitolo è il dialogo tra Marco Polo e l’imperatore dei Tartari Kublai Khan, che interroga l’esploratore sulle città del suo immenso impero. Marco Polo descrive città reali o immaginarie, che colpiscono sempre più il Gran Khan.

"Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra"

Le città sono sì fatte di palazzi e monumenti, ma per capirne la vera essenza si deve osservare ciò che è visibile solo all'anima e non agli occhi.

Le città descritte da Marco Polo diventano simbolo della complessità della realtà, e con le sue parole l’esploratore sembra cercare di dare un ordine al caos della realtà.

Come dichiarato dall'autore stesso alla fine del libro, Calvino vuole mostrare “l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme”, ma suggerire al contempo due percorsi per superare questa condizione di sofferenza.

“Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

In questo senso queste città sono anche sogni.

Con quest'opera Calvino tocca diversi temi: dal tema del ricordo e della memoria a quello del tempo, da quello del desiderio a quello della morte. Al lettore spetta il compito di cogliere il “discorso segreto” e le “prospettive ingannevoli” di queste storie.

Come affermato nel corso di in una conferenza del 1983 alla Columbia University a New York, non c’è una sola fine delle Città invisibili perché “questo libro è fatto a poliedro, e di conclusioni ne ha un po' dappertutto, scritte lungo tutti i suoi spigoli”.

03. Storia

Martin Luther King

"I have a dream..."

Il 28 agosto 1963, al Lincoln Memorial di Washington, il celebre discorso del pastore battista, leader dei diritti civili: “I have a dream”. Appello all’umanità che invoca giustizia e pace, libertà e democrazia.

Il 28 agosto 1963, al Lincoln Memorial di Washington, il reverendo e leader dei diritti civili Martin Luther King si rivolge a una folla di persone al termine di una marcia per i diritti civili, pronunciando le parole che sono diventate un simbolo della lotta dei diritti dei neri, un inno alla libertà e all’uguaglianza. Era la prima volta che una simile moltitudine di persone partecipava a un’iniziativa sui diritti civili negli Stati Uniti e, da notare, una buona parte dei presenti erano anche bianchi che sostenevano la causa.

Martin Luther King aveva organizzato la manifestazione, coordinandosi con il presidente John Fitzgerald Kennedy che tuttavia era scettico soprattutto per i rischi di tumulti e violenza. Martin Luther King voleva condividere un sogno di uguaglianza a libertà, e ricordare a tutto il Paese i diritti dei neri ignorati e di quanto si fosse rimangiato le parole scritte nella sua costituzione.

Non a caso il palco era proprio sotto la statua di Lincoln, colui che firmò il Proclama dell’emancipazione, che decretò la fine dalla schiavitù negli Stati Uniti, entrato in vigore, in teoria, un secolo prima di quel giorno, il primo gennaio 1863.

Il discorso di Martin Luther King è un discorso fortemente intriso di riferimenti biblici. L’anno scorso negli Stati Uniti ho seguito un corso di “oratoria” (Public Speaking) nel corso del quale in classe abbiamo analizzato anche le caratteristiche del discorso di Martin Luther King. Il discorso viene pronunciato come se fosse un salmo di Chiesa, che in questo caso diventa salmo politico.

Erano previsti 10 interventi. I primi 9 diventano un’introduzione all’ultimo, quello di Martin Luther King, condito da una sfilza di figure retoriche: l’anafora, la metafora, la similitudine, la sinestesia, la personalizzazione.

Ha alta la testa, tono da predicatore. Le mani poggiate sul podio e lo sguardo sulla folla è fisso.

La forza del dialogo e l’invito all’armonia sono il contrappeso della violenza fisica di una società lacerata dall’odio. Il registro stilistico, le frasi vincenti, la musicalità sono preferiti a slogan sguaiati, alle invettive gratuite.

Questo coraggioso discorso fu per molta parte improvvisato, e parla di un sogno di umanità, di libertà e uguaglianza.

Con voce chiara e ferma, Martin Luther King inneggia alla non violenza e prega per l’uguaglianza, un sogno, un’utopia che rimanda a Gandhi ma che sembrava anche l’unica via alla conciliazione per una nazione che aveva fatto conoscere a una fetta importante della sua popolazione esclusivamente la violenza e la sopraffazione.

Un cammino che purtroppo è ancora incompiuto visti i continui episodi di violenza razziale, non ultimo dei quali la morte di George Floyd. Il discorso del reverendo parte dalla realtà, una realtà caratterizzata da una forte ingiustizia. Le leggi avevano annullato anni prima le differenze razziali, eppure in Alabama, per esempio, episodi di segregazione razziale non solo erano vivi e vegeti ma erano addirittura inneggiati dal presidente dello stesso Stato federale, una vicenda che Martin Luther King ricorda.

Martin Luther King sa bene che il percorso che aspetta la nazione deve essere percorso non CONTRO ma INSIEME ai bianchi.

Il racconto del sogno di Martin Luther King è durato 17 minuti, ma il suo discorso è rimasto indelebile nella mente delle 250.000 persone presenti, di quelle che non erano presenti ma soprattutto delle generazioni future, americane e non, incoraggiandole a lottare per una rivoluzione non-violenta. A continuazione aggiungo il testo del discorso tradotto in italiano e anche la sua versione originale.

Oggi sono felice di essere con voi in quella che nella storia sarà ricordata come la più grande manifestazione per la libertà nella storia del nostro Paese. Un secolo fa, un grande americano, che oggi getta su di noi la sua ombra simbolica, firmò il Proclama dell’emancipazione. Si trattava di una legge epocale, che accese un grande faro di speranza per milioni di schiavi neri, marchiati dal fuoco di una bruciante ingiustizia. Il proclama giunse come un’aurora di gioia, che metteva fine alla lunga notte della loro cattività. Ma oggi, e sono passati cento anni, i neri non sono ancora liberi. Sono passati cento anni, e la vita dei neri è ancora paralizzata dalle pastoie della segregazione e dalle catene della discriminazione. Sono passati cento anni, e i neri vivono in un’isola solitaria di povertà, in mezzo a un immenso oceano di benessere materiale. Sono passati cento anni, e i neri ancora languiscono negli angoli della società americana, si ritrovano esuli nella propria terra. Quindi oggi siamo venuti qui per tratteggiare a tinte forti una situazione vergognosa. In un certo senso, siamo venuti nella capitale del nostro paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della nostra repubblica hanno scritto le magnifiche parole della Costituzione e della Dichiarazione d’indipendenza, hanno firmato un “pagherò” di cui ciascun americano era destinato a ereditare la titolarità. Il “pagherò” conteneva la promessa che a tutti gli uomini, sì, ai neri come ai bianchi, sarebbero stati garantiti questi diritti inalienabili: “Vita, libertà e ricerca della felicità”. Oggi appare evidente che per quanto riguarda i cittadini americani di colore, l’America ha mancato di onorare il suo impegno debitorio. Invece di adempiere a questo sacro dovere, l’America ha dato al popolo nero un assegno a vuoto, un assegno che é tornato indietro, con la scritta “copertura insufficiente”. Ma noi ci rifiutiamo di credere che la banca della giustizia sia in fallimento. Ci rifiutiamo di credere che nei grandi caveau di opportunità di questo paese non vi siano fondi sufficienti. E quindi siamo venuti a incassarlo, questo assegno, l’assegno che offre, a chi le richiede, la ricchezza della libertà e la garanzia della giustizia. Siamo venuti in questo luogo consacrato anche per ricordare all’America l’infuocata urgenza dell’oggi. Quest’ora non è fatta per abbandonarsi al lusso di prendersela calma o di assumere la droga tranquillante del gradualismo. Adesso è il momento di tradurre in realtà le promesse della democrazia. Adesso è il momento di risollevarci dalla valle buia e desolata della segregazione fino al sentiero soleggiato della giustizia razziale.
Adesso è il momento di sollevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale per collocarla sulla roccia compatta della fraternità. Adesso è il momento di tradurre la giustizia in una realtà per tutti i figli di Dio. Se la nazione non cogliesse l’urgenza del presente, le conseguenze sarebbero funeste.L’afosa estate della legittima insoddisfazione dei negri non finirà finché non saremo entrati nel frizzante autunno della libertà e dell’uguaglianza. Il 1963 non è una fine, è un principio. Se la nazione tornerà all’ordinaria amministrazione come se niente fosse accaduto, chi sperava che i neri avessero solo bisogno di sfogarsi un pò e poi se ne sarebbero rimasti tranquilli rischia di avere una brutta sorpresa. In America non ci sarà né riposo né pace finché i neri non vedranno garantiti i loro diritti di cittadinanza. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione finché non spunterà il giorno luminoso della giustizia. Ma c’è qualcosa che devo dire al mio popolo, fermo su una soglia rischiosa, alle porte del palazzo della giustizia: durante il processo che ci porterà a ottenere il posto che ci spetta di diritto, non dobbiamo commettere torti. Non cerchiamo di placare la sete di libertà bevendo alla coppa del rancore e dell’odio. Dobbiamo sempre condurre la nostra lotta su un piano elevato di dignità e disciplina. Non dobbiamo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Sempre, e ancora e ancora, dobbiamo innalzarci fino alle vette maestose in cui la forza fisica s’incontra con la forza dell’anima. Il nuovo e meraviglioso clima di combattività di cui oggi è impregnata l’intera comunità nera non deve indurci a diffidare di tutti i bianchi, perché molti nostri fratelli bianchi, come attesta oggi la loro presenza qui, hanno capito che il loro destino è legato al nostro. Hanno capito che la loro libertà si lega con un nodo inestricabile alla nostra. Non possiamo camminare da soli. E mentre camminiamo, dobbiamo impegnarci con un giuramento: di proseguire sempre avanti. Non possiamo voltarci indietro. C’è chi domanda ai seguaci dei diritti civili: “Quando sarete soddisfatti?”. Non potremo mai essere soddisfatti, finché i neri continueranno a subire gli indescrivibili orrori della brutalità poliziesca. Non potremo mai essere soddisfatti, finché non riusciremo a trovare alloggio nei motel delle autostrade e negli alberghi delle città, per dare riposo al nostro corpo affaticato dal viaggio. Non potremo mai essere soddisfatti, finché tutta la facoltà di movimento dei neri resterà limitata alla possibilità di trasferirsi da un piccolo ghetto a uno più grande. Non potremo mai essere soddisfatti, finché i nostri figli continueranno a essere spogliati dell’identità e derubati della dignità dai cartelli su cui sta scritto “Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti, finché i neri del Mississippi non potranno votare e i neri di New York crederanno di non avere niente per cui votare.
No, no, non siamo soddisfatti e non saremo mai soddisfatti, finché la giustizia non scorrerà come l’acqua, e la rettitudine come un fiume in piena. Io non dimentico che alcuni fra voi sono venuti qui dopo grandi prove e tribolazioni. Alcuni di voi hanno lasciato da poco anguste celle di prigione. Alcuni di voi sono venuti da zone dove ricercando la libertà sono stati colpiti dalle tempeste della persecuzione e travolti dai venti della brutalità poliziesca. Siete i reduci della sofferenza creativa. Continuate il vostro lavoro, nella fede che la sofferenza immeritata ha per frutto la redenzione. Tornate nel Mississippi, tornate nell’Alabama, tornate nella Carolina del Sud, tornate in Georgia, tornate in Louisiana, tornate alle baraccopoli e ai ghetti delle nostre città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare e cambierà. Non indugiamo nella valle della disperazione. Oggi, amici miei, vi dico: anche se dobbiamo affrontare le difficoltà di oggi e di domani, io continuo ad avere un sogno. E un sogno che ha radici profonde nel sogno americano. Ho un sogno, che un giorno questa nazione sorgerà e vivrà il significato vero del suo credo: noi riteniamo queste verità evidenti di per sé, che tutti gli uomini sono creati uguali. Ho un sogno, che un giorno sulle rosse montagne della Georgia i figli degli ex schiavi e i figli degli ex padroni di schiavi potranno sedersi insieme alla tavola della fraternità. Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, dove si patisce il caldo afoso dell’ingiustizia, il caldo afoso dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e di giustizia. Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro personalità. Oggi ho un sogno. Ho un sogno, che un giorno, laggiù nell’Alabama, dove i razzisti sono più che mai accaniti, dove il governatore non parla d’altro che di potere di compromesso interlocutorio e di nullification delle leggi federali, un giorno, proprio là nell’Alabama, i bambini neri e le bambine nere potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine bianche, come fratelli e sorelle. Oggi ho un sogno. Ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà innalzata, ogni monte e ogni collina saranno abbassati, i luoghi scoscesi diventeranno piani, e i luoghi tortuosi diventeranno diritti, e la gloria del Signore sarà rivelata, e tutte le creature la vedranno insieme.
Questa è la nostra speranza. Questa è la fede che porterò con me tornan­do nel Sud. Con questa fede potremo cavare dalla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede potremo trasformare le stridenti discordanze della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fraternità. Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in prigione insieme, schierarci insieme per la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quel giorno verrà, quel giorno verrà quando tutti i figli di Dio potranno cantare con un significato nuovo: “Patria mia, é di te, dolce terra di libertà, é di te che io canto. Terra dove sono morti i miei padri, terra dell’orgoglio dei Pellegrini, da ogni vetta riecheggi libertà”. E se l’America vuol essere una grande nazione, bisogna che questo diventi vero. E dunque, che la libertà riecheggi dalle straordinarie colline del New Hampshire. Che la libertà riecheggi dalle possenti montagne di New York. Che la libertà riecheggi dagli elevati Allegheny della Pennsylvania. Che la libertà riecheggi dalle innevate Montagne Rocciose del Colorado. Che la libertà riecheggi dai pendii sinuosi della California. Ma non soltanto. Che la libertà riecheggi dalla Stone Mountain della Georgia. Che la libertà riecheggi dalla Lookout Mountain del Tennessee. Che la libertà riecheggi da ogni collina e da ogni formicaio del Mississippi, da ogni vetta, che riecheggi la libertà. E quando questo avverrà, quando faremo riecheggiare la libertà, quando la lasceremo riecheggiare da ogni villaggio e da ogni Paese, da ogni stato e da ogni città, saremo riusciti ad avvicinare quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, protestanti e cattolici, potranno prendersi per mano e cantare le parole dell’antico inno: “Liberi finalmente, liberi finalmente. Grazie a Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.
I am happy to join with you today in what will go down in history as the greatest demonstration for freedom in the history of our nation. Five score years ago, a great American, in whose symbolic shadow we stand today, signed the Emancipation Proclamation. This momentous decree came as a great beacon light of hope to millions of Negro slaves who had been seared in the flames of withering injustice. It came as a joyous daybreak to end the long night of their captivity. But one hundred years later, the Negro still is not free. One hundred years later, the life of the Negro is still sadly crippled by the manacles of segregation and the chains of discrimination. One hundred years later, the Negro lives on a lonely island of poverty in the midst of a vast ocean of material prosperity. One hundred years later, the Negro is still languished in the corners of American society and finds himself an exile in his own land. And so we've come here today to dramatize a shameful condition. In a sense we've come to our nation's capital to cash a check. When the architects of our republic wrote the magnificent words of the Constitution and the Declaration of Independence, they were signing a promissory note to which every American was to fall heir. This note was a promise that all men, yes, black men as well as white men, would be guaranteed the "unalienable Rights" of "Life, Liberty and the pursuit of Happiness." It is obvious today that America has defaulted on this promissory note, insofar as her citizens of color are concerned. Instead of honoring this sacred obligation, America has given the Negro people a bad check, a check which has come back marked "insufficient funds." But we refuse to believe that the bank of justice is bankrupt. We refuse to believe that there are insufficient funds in the great vaults of opportunity of this nation. And so, we've come to cash this check, a check that will give us upon demand the riches of freedom and the security of justice. We have also come to this hallowed spot to remind America of the fierce urgency of Now. This is no time to engage in the luxury of cooling off or to take the tranquilizing drug of gradualism. Now is the time to make real the promises of democracy. Now is the time to rise from the dark and desolate valley of segregation to the sunlit path of racial justice. Now is the time to lift our nation from the quicksands of racial injustice to the solid rock of brotherhood. Now is the time to make justice a reality for all of God's children.
It would be fatal for the nation to overlook the urgency of the moment. This sweltering summer of the Negro's legitimate discontent will not pass until there is an invigorating autumn of freedom and equality. Nineteen sixty-three is not an end, but a beginning. And those who hope that the Negro needed to blow off steam and will now be content will have a rude awakening if the nation returns to business as usual. And there will be neither rest nor tranquility in America until the Negro is granted his citizenship rights. The whirlwinds of revolt will continue to shake the foundations of our nation until the bright day of justice emerges. But there is something that I must say to my people, who stand on the warm threshold which leads into the palace of justice: In the process of gaining our rightful place, we must not be guilty of wrongful deeds. Let us not seek to satisfy our thirst for freedom by drinking from the cup of bitterness and hatred. We must forever conduct our struggle on the high plane of dignity and discipline. We must not allow our creative protest to degenerate into physical violence. Again and again, we must rise to the majestic heights of meeting physical force with soul force. The marvelous new militancy which has engulfed the Negro community must not lead us to a distrust of all white people, for many of our white brothers, as evidenced by their presence here today, have come to realize that their destiny is tied up with our destiny. And they have come to realize that their freedom is inextricably bound to our freedom. We cannot walk alone. And as we walk, we must make the pledge that we shall always march ahead. We cannot turn back. There are those who are asking the devotees of civil rights, "When will you be satisfied?" We can never be satisfied as long as the Negro is the victim of the unspeakable horrors of police brutality. We can never be satisfied as long as our bodies, heavy with the fatigue of travel, cannot gain lodging in the motels of the highways and the hotels of the cities. **We cannot be satisfied as long as the negro's basic mobility is from a smaller ghetto to a larger one. We can never be satisfied as long as our children are stripped of their self-hood and robbed of their dignity by signs stating: "For Whites Only."** We cannot be satisfied as long as a Negro in Mississippi cannot vote and a Negro in New York believes he has nothing for which to vote. No, no, we are not satisfied, and we will not be satisfied until "justice rolls down like waters, and righteousness like a mighty stream.
I am not unmindful that some of you have come here out of great trials and tribulations. Some of you have come fresh from narrow jail cells. And some of you have come from areas where your quest -- quest for freedom left you battered by the storms of persecution and staggered by the winds of police brutality. You have been the veterans of creative suffering. Continue to work with the faith that unearned suffering is redemptive. Go back to Mississippi, go back to Alabama, go back to South Carolina, go back to Georgia, go back to Louisiana, go back to the slums and ghettos of our northern cities, knowing that somehow this situation can and will be changed. Let us not wallow in the valley of despair, I say to you today, my friends. And so even though we face the difficulties of today and tomorrow, I still have a dream. It is a dream deeply rooted in the American dream. I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal." I have a dream that one day on the red hills of Georgia, the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at the table of brotherhood. I have a dream that one day even the state of Mississippi, a state sweltering with the heat of injustice, sweltering with the heat of oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice. I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character. I have a dream today! I have a dream that one day, down in Alabama, with its vicious racists, with its governor having his lips dripping with the words of "interposition" and "nullification" -- one day right there in Alabama little black boys and black girls will be able to join hands with little white boys and white girls as sisters and brothers. I have a dream today! I have a dream that one day every valley shall be exalted, and every hill and mountain shall be made low, the rough places will be made plain, and the crooked places will be made straight; "and the glory of the Lord shall be revealed and all flesh shall see it together."
This is our hope, and this is the faith that I go back to the South with. With this faith, we will be able to hew out of the mountain of despair a stone of hope. With this faith, we will be able to transform the jangling discords of our nation into a beautiful symphony of brotherhood. With this faith, we will be able to work together, to pray together, to struggle together, to go to jail together, to stand up for freedom together, knowing that we will be free one day. And this will be the day -- this will be the day when all of God's children will be able to sing with new meaning: My country 'tis of thee, sweet land of liberty, of thee I sing. Land where my fathers died, land of the Pilgrim's pride, From every mountainside, let freedom ring! And if America is to be a great nation, this must become true. And so let freedom ring from the prodigious hilltops of New Hampshire. Let freedom ring from the mighty mountains of New York. Let freedom ring from the heightening Alleghenies of Pennsylvania. Let freedom ring from the snow-capped Rockies of Colorado. Let freedom ring from the curvaceous slopes of California. But not only that: Let freedom ring from Stone Mountain of Georgia. Let freedom ring from Lookout Mountain of Tennessee. Let freedom ring from every hill and molehill of Mississippi. From every mountainside, let freedom ring.And when this happens, and when we allow freedom ring, when we let it ring from every village and every hamlet, from every state and every city, we will be able to speed up that day when all of God's children, black men and white men, Jews and Gentiles, Protestants and Catholics, will be able to join hands and sing in the words of the old Negro spiritual: Free at last! Free at last! Thank God Almighty, we are free at last!

03. Filosofia

Arthur Schopenhauer

Il mondo come volontà e rappresentazione

La vita e i sogni sono pagine di uno stesso libro

“La lettura continuata viene chiamata vita reale. Ma quando la giornata finisce e smettiamo di leggere, allora ci diamo a sfogliare svogliatamente e disordinatamente ora una pagina ora l’altra: spesso è una pagina già letta, a volte è una pagina sconosciuta, ma sempre dello stesso libro. Così si dica del rapporto fra la vita vera e i sogni: a questi ultimi manca l’ordine, la connessione dei fatti, mentre la vita vera è più ordinata; ma si tratta pur sempre della medesima esperienza, come identico era il libro prima letto ordinatamente , poi sfogliato caso. La vita, come la sperimentiamo attraverso la rappresentazione è, dunque, illusoria e falsa.”

Tra gli autori che hanno affrontato il concetto di sogno troviamo Arthur Schopenhauer, che in particolare affronta la questione nella sua opera, Il mondo come volontà e rappresentazione (1819). Schopenhauer ci pone di fronte a una domanda:

"Non potrebbe essere tutta la vita un sogno?"

Influenzato dalla filosofia di Platone, dal Romanticismo, Kant e la filosofia buddista, Schopenhauer riflette sulla vita dell’uomo e sulle menzogne che la costellano, che lo portano a sviluppare un forte pessimismo e un pensiero critico verso tutto ciò che consideriamo “certezze”.

Schopenhauer contesta la visione di Kant sul sogno, che il filosofo tedesco riteneva meno autentico perché regolato dalla casualità, ma anche la visione empiristica di Hobbes, secondo cui il sogno differisce dalla vita in virtù della rottura al risveglio. Sorge quindi in Schopenhauer un’altra ipotesi:

"Non sarà che non c’è rottura tra le due dimensioni?"

Per Schopenhauer fondamentalmente il mondo è ciò che ciascuna persona vede (“relativismo”) tramite la sua volontà. Conseguenza della sua visione pessimistica, Schopenhauer ritiene che i desideri emotivi, fisici e sessuali, che perdono ogni piacere una volta che sono appagati, sono insufficienti per raggiungere una piena felicità, non potranno mai essere pienamente soddisfatti e quindi andrebbero limitati, se si vuole vivere sereni.

"La condizione umana è del tutto insoddisfacente, quindi estremamente dolorosa"

Se una vita "normale" consiste nel distinguere la realtà dalla fantasia, solo mischiando la vita e i sogni è possibile realizzare i propri desideri e vedere avverate le proprie fantasie.

Nella vita c’è più rigore che nel sogno e ci sembra che le due realtà siano distinte per via del risveglio, che segna il passaggio da una vita mnemonica ad una mondana. Ma se guardiamo più da vicino, possiamo cogliere l’illusione nella realtà così come scorgiamo un senso anche nell’incubo più assurdo. Nella realtà una pagina più ordinata e rigorosa è comunque velata dal gioco delle apparenze; nei sogni una pagina che sembra caotica di fatto è scritta in un contesto di disordine ordinato; nella realtà la vita trova il suo epilogo al momento della morte; nei sogni tutto comincia e finisce nell’arco di una notte.

Centrale nella sua filosofia infatti, è il velo di Maya, illusione della realtà. Ciò che ci circonda è qualcosa di completamente soggettivo.

Da Platone fino a Shakespeare (La tempesta) sono molti gli intellettuali e gli autori che hanno sostenuto nei secoli che il mondo reale sia avvolto come un sogno da un Velo di Maya, e che noi stessi non siamo altro che "il sogno di un’ombra".

Il ricordo del sogno è meno nitido della realtà, ma non per questo il sogno è meno concreto.

Presa coscienza dell'inevitabile dolore nelle nostre vite, sappiamo pero' che esistono tre vie di liberazione:

l'ARTE, l'ETICA e l'ASCESI

04. Fisica

Stephen Hawking

La Teoria del tutto

H2

Come ha avuto origine il cosmo? Qual è il destino che ci attende?

H1

Albert Enstein aveva un sogno: riuscire a spiegare tutti i fenomeni dell’universo con una sola teoria. Una sola legge che racchiudesse, in pratica, i segreti della materia e quelli dei pianeti. Una sola legge che spiegasse in maniera definitiva come è nato il nostro universo, dal Big Bang ad oggi, e, per i credenti, una legge capace di illustrare il “pensiero di Dio”.

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Albert Enstein aveva un sogno: riuscire a spiegare tutti i fenomeni dell’universo con una sola teoria. Una sola legge che racchiudesse, in pratica, i segreti della materia e quelli dei pianeti. Una sola legge che spiegasse in maniera definitiva come è nato il nostro universo, dal Big Bang ad oggi, e, per i credenti, una legge capace di illustrare il “pensiero di Dio”.

Albert Einstein aveva già rivoluzionato la fisica classica dando un’interpretazione nuova alla forza di gravità, visto che la formulazione di Newton si dimostrava insufficiente a spiegare alcuni fenomeni del cosmo.

Per Newton lo spazio ed il tempo erano assoluti e non variabili, Einstein spiega invece che lo spazio ed il tempo possono variare, che il tempo, ad esempio, non scorre allo stesso modo sulla terra come scorre nello spazio vuoto.

Con la sua teoria della relatività, Einstein formula una teoria che riesce a spiegare fenomeni complessi come i buchi neri, ovvero masse infinite concentrate in volumi piccolissimi, in cui spazio e tempo si contraggono così tanto da assorbire tutta la materia attorno, compresa la luce.

Il passo successivo sarebbe stato quello di trovare una legge che riuscisse a mettere in relazione la forza di gravità (G) e la forza elettromagnetica (EM). Questione complicata in quanto, la forza di gravità è estremamente più debole di quella elettromagnetica, infatti G si avverte perché agisce su masse non indifferenti come il nostro corpo o i pianeti, mentre ha pochissima influenza sugli atomi sui quali prevale la ben più forte EM che li tiene assieme.

Stephen Hawking

Stephen Hawking è uno degli scienziati più importanti del secolo scorso, scomparso nel 2018.

Hawking è stato uno degli scienziati più brillanti, colui che è riuscito a spiegare i buchi neri e come è nato l’Universo. Docente di fisica e cosmologia all’Università di Oxford, a Hawking si devono importanti scoperte come la radiazione di Hawking che ha rivelato la natura dei buchi neri.

Hawking è diventato noto al grande pubblico, e non solo alla comunità scientifica, anche per la sua vicenda umana. A ventuno anni, gli fu diagnosticata una malattia del motoneurone che lo portò alla quasi completa immobilità.

Ho conosciuto la sua figura leggendo il suo libro "La teoria del tutto", regalo di mio nonno, che mi ha incuriosito e spinto a guardare alcuni video delle sue conferenze, con la sua speciale sedia motorizzata e uno speciale sintetizzatore vocale appositamente progettato per lui per trasformare in suono ciò che Hawking scriveva su una sorta di computer.

Con l’aneddoto "familiare", raccontatomi da mio nonno, che quando frequentava per lavoro l’Università di Cambridge, lo vedeva attraversare il campus dell'università a bordo della sua inconfondibile sedia.

La teoria del tutto

“Sono nato l’8 gennaio 1942, esattamente trecento anni dopo la morte di Galileo” Come è nato l’Universo, e come funziona?

Il senso della teoria del tutto sta tutto in questa domanda, che ha attraversato l’umanità, da Aristotele a Copernico, passando per le scoperte di Newton e le teorie di Einstein.

Stephen Hawking si poneva con forza domande che l'uomo si chiede da sempre:

Qual è la natura dell’universo? Qual è il nostro posto in esso? Da che cosa ha avuto origine l’universo e da dove veniamo noi?”

Hawking credeva che dare una risposta a queste domande, formulando in questo modo una Teoria del tutto, avrebbe consentito all’umanità di comprendere l’Universo e la posizione che occupiamo al suo interno.

In termini scientifici, l’espressione Teoria del tutto si riferisce all’idea di unificare le 2 teorie fisiche fondamentali, e cioè la relatività generale e la meccanica quantistica, da sempre inconciliabili.

Oggi si cerca di giungere a una Teoria del tutto attraverso modelli fisici incompleti: la teoria delle stringhe, la teoria della supergravità, la cosiddetta teoria M, che è una sorta di sintesi tra le prime due.

Arte

05.

Salvador Dalí e il surrealismo

Il Surrealismo è una corrente artistica che nasce in Francia a cavallo tra le due guerre mondiali, ispirata ai movimenti che si opponevano alla guerra, alla società borghese, al capitalismo come il Dadaismo.

Il surrealismo è una corrente artistica che nasce in Francia a cavallo tra le due guerre mondiali, ispirata ai movimenti che si opponevano alla guerra, alla società borghese, al capitalismo come il Dadaismo. Presupposti di questa nuova corrente sono le associazioni illogiche e il senso di alienazione della pittura metafisica, così come il capovolgimento di senso di molte opere.

A partire da gesti di rifiuto e rottura, i surrealisti cercano di indicare una nuova strada, per il singolo, per la società e per artisti, all'insegna della più completa libertà spirituale.

Il movimento multidisciplinare del Surrealismo si sviluppa intorno alla figura del poeta e teorico francese André Breton, che nel 1922 assume la direzione di quella che diventerà il principale strumento di propaganda del movimento, la rivista Littérature.

Due sono i fari culturali del movimento: Marx e Freud.

Con la rivoluzione proletaria Marx, identifica lo strumento della liberazione sociale; Freud, con lo studio sull’inconscio indica la strada per la liberazione dell’individuo.

Ispirandosi a Freud, Breton afferma che

il sogno rappresenta una parte essenziale dell’esistenza umana, poiché è nella dimensione onirica che l’uomo soddisfa pienamente tutto ciò che gli accade.

Nel sogno si liberano le forze dell’inconscio, spezzando le catene della razionalità.

Nel sogno l'uomo si trova in uno stato di veggenza, dove l’immaginazione si può esprimere pienamente ed è proprio la condizione che deve costantemente cercare il poeta, il pittore, l’artista.

Il Surrealismo è costantemente alla ricerca di un punto d’incontro tra sogno e realtà, per costruire una realtà superiore, assoluta, libera.

L’arte figurativa partecipa alla rivoluzione surrealista e, come la scrittura, si appropria dei mezzi della dimensione del sogno.

Il surrealismo altro non è che un mezzo di liberazione totale dello spirito.

Se in letteratura il punto di partenza è la parola, in pittura è l’immagine, e si procede per associazioni spontanee e opposizione. L’accostamento assurdo e illogico spezza il vincolo della realtà e accompagna lo spettatore nella dimensione della surrealtà.

Salvador Dalí.

Nella corrente del surrealismo rientra la figura di Salvador Dalì, marchese di Púbol, all'anagrafe Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí i Domènech, pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer, sceneggiatore e mistico spagnolo, nato nel 1904 a Figueres, in Spagna, e morto nella stessa città nel 1989.

L’arte di Dalì parla della parte irrazionale dell’uomo, delle sue fantasie, dei suoi desideri, dei suoi sogni, in quanto, secondo l’artista spagnolo è l’inconscio lo strumento per conoscere a fondo l’animo dell’individuo.

Un esempio manifesto della sua poetica è l'opera "La persistenza della memoria".

07. Scienze

Sonno e metabolismo

È noto che il consumo energetico è strettamente legato al fabbisogno di muscoli e cervello. Tuttavia, poco spesso ci domandiamo quanta energia consumiamo mentre dormiamo?

Per scienze il mio percorso tocca il momento deputato a sognare, vale a dire quando dormiamo.

È noto che il consumo energetico è strettamente legato alle attività svolte con muscoli o cervello. Tuttavia, non sempre ci chiediamo:

quanta energia consumiamo mentre dormiamo?

Sicuramente meno di quella che serve quando siamo svegli.

Per metabolismo basale s’intende il fabbisogno energetico dell’organismo quando non è in movimento, in altre parole l’energia che serve per far funzionare tutti gli organi, cuore, polmoni, come succede quando si dorme. Come ormai è stato dimostrato,

dormire poco fa aumentare di peso.

Dormire almeno 7 ore a notte è importante per la nostra salute, così come dormire meno ore ha effetti negativi per il cervello e per il corpo.

Le alterazioni dell’attività metabolica aumentano il rischio di diabete e obesità.

Da una ricerca del reparto Malattie del Metabolismo e Dietetica del Policlinico Sant’Orsola dell’Università di Bologna, emerge come dormire 5 ore per notte anziché 9 porta ad un aumento del dispendio energetico di circa il 5%.

La riduzione delle ore di sonno favorisce l’aumento del peso.

Gli studiosi ritengono che l’aumento di peso sia dovuto all’adattamento del nostro organismo per fornire l’energia necessaria al periodo di veglia supplementare.

Se quando dormiamo 8 ore il metabolismo rallenta, riducendo il numero di ore di sonno a 5 (-3) il metabolismo rallenta in misura più accentuata e il risultato è che si risparmia più energia di quanta se ne consumi nelle 3 ore di attività.

Quando riduciamo le ore di sonno si abbassa il livello di leptina (che riduce l’appetito) e si alza quello di grelina l’ormone che stimola l’appetito. .

Chi dorme poco ha più fame, quindi mangia di più, e introduce più cibo di quanto ne consuma

Non solo dormire poco può fare ingrassare, ma anche cenare in misura eccessiva (più del 25-30% delle Kcal dell’intera giornata) e andare a dormire prima di 3 ore, il tempo necessario per completare la digestione.

Questo suggerisce come il sonno sia strettamente associato all'alimentazione, e spiega perché mangiare molto la sera e dormire poco aumenta significativamente il rischio di obesità.

Mary Shelley può essere considerata a buon diritto la fondatrice del genere letterario di fantascienza. Il romanzo Frankenstein or the Modern Prometheus ha anche un’origine assai curiosa, in quanto nasce da una competizione letteraria tra amici.

07.

Inglese

Mary Shelley can be considered the founder of the science fiction literary genre. The novel Frankenstein or the Modern Prometheus also has a very curious origin, as it was motivated by a literary contest among friends.

Mary Shelley

Frankenstein or the Modern Prometheus

I have decided to end my journey on dreams with a connection to a special type of dream, the nightmare; this is why I imagined a connection to the figure of the English writer Mary Shelley and her famous novel, Frankenstein or the Modern Prometheus. Mary Shelley can rightly be rightfully considered a pioneer of the science fiction literary genre. The novel Frankenstein or the Modern Prometheus has a curious origin, as it was born from a literary contest among friends. At just nineteen years old, Mary Shelley deals with complex and deep themes that she filters through her own experience, accepting a challenge launched by Lord Byron on a rainy Swiss afternoon. It was June 1816, a particularly cold year due to the eruption of the Indonesian volcano Tambora, which had shielded the sun, preventing the star of the solar system from heating our planet. It was called the year without summer. Mary Shelley was in Switzerland together with her half-sister Claire Clairmont, Percy Bysshe Shelley, George Gordon Byron and his doctor John Polidori. "Frankenstein or the Modern Prometheus" was born from the challenge to write a gothic story, and i was initially published as an anonymous work in 1818 (including a preface by the husband and a dedication to his father), then with a second edition in 1823 in France, this time bearing the author's name. Mary's father, William Godwin (1756-1836), was a prominent political philosopher, and her mother, Mary Wollstonecraft (1759-1797), an early English feminist thinker.

Ho pensato di concludere il mio percorso sul sogno con un riferimento a una forma speciale di sogno, l'incubo; per questo ho immaginato un collegamento alla figura della scrittrice inglese Mary Shelley e del suo celebre romanzo, Frankenstein or the Modern Prometheus. Mary Shelley può essere considerata a buon diritto pioniera del genere letterario di fantascienza. Il romanzo Frankenstein or the Modern Prometheus ha un’origine curiosa, in quanto nasce da una competizione letteraria tra amici. A soli diciannove anni, Mary Shelley accetta di cimentarsi con temi complessi e profondi che filtra con il proprio vissuto, accettando una sfida lanciata da Lord Byron, in un piovoso pomeriggio svizzero. Era il giugno del 1816, un anno particolarmente freddo a causa dell'eruzione del vulcano indonesiano Tambora che aveva schermato il sole, impedendo alla stella del sistema solare di riscaldare il nostro pianeta. Lo definirono l'anno senza estate. Mary Shelley si trovava in Svizzera in compagnia di sua sorellastra Claire Clairmont, Percy Bysshe Shelley, George Gordon Byron e il medico John Polidori. Dalla sfida a scrivere un racconto gotico nacque “Frankenstein o il Moderno Prometeo” (Frankenstein or the Modern Prometheus) pubblicato inizialmente come opera anonima nel 1818 (con una prefazione del marito e una dedica al padre), quindi nel 1823 in Francia con una seconda edizione, questa volta con il nome dell’autrice. Il padre di Mary, William Godwin (1756-1836), è un importante filosofo politico e la madre, Mary Wollstonecraft (1759-1797), una delle prime pensatrici femministe inglesi.

The subtitle of the novel, "or the modern Prometheus", is a crucial element in understanding the meaning of the work. Prometheus is a character from classical mythology, a Titan who returns to men the fire that Zeus, out of revenge, had stolen from them. Because of this disobedience, Prometheus finds himself suffering the wrath of the father of gods, being chained to a cliff. Furthermore, in the version of the myth proposed by Plato, Prometheus is also the creator of men. It is this variant of the myth that inspires Mary Shelley to imagine the figure of Victor Frankenstein, a creator and, at the same time, an individual who disobeys a divine command. The novel is crossed by the theme of the "double, which connects the destinies of Frankenstein and his abominable creature". In a gothic atmosphere, Victor's aspiration to create a perfect being and his desire to be recognized as a human being collide, despite his terrifying appearance.

Il sottotitolo del romanzo, "o il Prometeo moderno" è un elemento cruciale per capire il significato dell’opera. Prometeo è un personaggio della mitologia classica, un Titano che restituisce agli uomini il fuoco che Zeus, per vendetta, aveva sottratto loro. A causa di questa disubbidienza, Prometeo si trova a subire l’ira del padre degli dei, e viene incatenato a una rupe. Nella versione del mito raccontata da Platone, inoltre, Prometeo è anche il creatore degli uomini. È questa versione del mito che ispira Mary Shelley per la creazione della figura di Victor Frankenstein, un creatore e, al tempo stesso, un individuo che disobbedisce a un comando divino. Il romanzo è attraversato dal tema del “doppio, che lega tra loro i destini di Frankenstein e della sua abominevole creatura". In un'atmosfera gotica, si scontrano l’aspirazione di Victor di creare un essere perfetto e il desiderio di quest’ultimo di essere riconosciuto come un essere umano nonostante un aspetto terrificante.

09. Conclusioni

Percorso sul sogno

Partendo da una riflessione sull'opera di Cicerone proposta ho immaginato un percorso intorno al tema del sogno in tutte le materie.

Emerge evidente l'importanza di questo tema, che forse assume una rilevanza particolare oggi, in un mondo, il nostro, in cui non sempre è facile sognare.

Fine