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SCHOPENHAUER e KIERKEGAARD

Gaia Ramoino

Created on December 20, 2023

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Transcript

Arthur Schopenhauer e Søren Kierkegaard

I due grandi oppositori di Hegel

Collegamenti esterni

https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&ved=2ahUKEwim65u1-5-DAxWtgP0HHUQGAgIQ3yx6BAglEAI&url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DWbN0nX61rIs&usg=AOvVaw3pdM_YyVxo7NQtgqv4gjYW&opi=89978449

Studio dal ritratto di Innocenzo X

Questo quadro di Francis Bacon del 1953, ci mostra il papa intrappolato in una tenda grigia, simbolo di angoscia e disperazione. La rappresentazione di sofferenza deriva dal confronto del pittore con la realtà spietata.

Arthur Schopenhauer

Nasce nel 1788 in una ricca famiglia, a Danzica, Polonia. Grazie alla sua posizione privilegiata, il filosofo conobbe culture diverse durante i suoi viaggi; tuttavia questa vita non lo indirizza nella giusta direzione, bensì ad alimentare la sua visione pessimista della vita, il suo isolamento e ad un disprezzo verso il mondo che lo circonda. Non per questo i temi che tratterà maggiormente durante la sua giovinezza sono la morte e la grandezza della natura. Crescendo, con la morte del padre e il trasferimento a Weimar con la madre, inizia a nutrire un sentimento di insofferenza verso tutta la realtà che lo circonda. Inizia il suo percorso come filosofo e si schiera in totale contrasto dagli ottimisti, in quanto fortemente deluso dalla vita.

-Per quanto riguarda l'influenza di Kant, è molto importante nella filosofia di Schopenhauer in quanto diventa il suo più grande punto di riferimento e si dedica alla semplificazione del pensiero kantiano

L'interesse per Platone e Kant

-Durante i suoi studi Schopenhauer avverte un forte bisogno di dare la sua spiegazione dell'esistenza, viene influenzato dai testi di Platone, che risponde al bisogno umano di evadere dalla prigione razionale per raggiungere le idee.

Il mondo è una mia rappresentazione

Schopenhauer divide la realtà sul mondo in due visioni con soluzioni differenti. Affermare che il mondo è una rappresentazione soggettiva, significa avere la consapevolezza che non possiamo conoscere la vera essenza delle cose, ma solamente come si manifestano nelle nostre esperienze. Il mondo esiste solo nel rapporto tra soggetto e oggetto, che coesistono e danno vita alla rappresentazione. Critica infatti l'idealismo, afferma Dio che tutte le cose sono "fenomeni" grazie alla coesistenza di soggetto e oggetto, nessuno può prevalere sull'altro. Secondo Kant ma anche nel pensiero di Schopenhauer l'unica realtà accessibile all'uomo è quella fenomenica, che si raggiunge attraverso le tre forme a priori di Kant: spazio, tempo e causalità. Solo attraverso queste forme possiamo conoscere la realtà degli oggetti. Il mondo fenomenico: lo pensa come una realtà ingannevole, riprendendo una dottrina induista ci spiega che il mondo è visto come sfaccettato e deformato dalle forme a priori. Per definire al meglio questo concetto si rifà al Velo di Maya; che si interpone nella vera conoscenza della realtà. Maya è il velo ingannevole che ci impedisce la vera visuale della realtà.

Causalità

Spazio-tempo

Tutte le cose ricevono ordine grazie al "principio di ragione sufficiente", cioè la realtà si risolve in una rete di fenomeni; può essere presentato in 4 principi differenti:1. Principio del divenire 2. Principio del conoscere 3. Principio dell'essere 4. Principio dell'agire Grazie a questo principio l'uomo organizza il mondo fenomenico secondo un nesso di causa-effetto

Attraverso le forme a priori di spazio e tempo, l'uomo può disporre le cose nel suo rispettivo rapporto spazio tempo, ben determinato. Non possiamo percepire nessun oggetto se non lo poniamo in uno spazio e in un tempo determinato. Nasce dunque il "principio di individuazione"-- grazie alle forme di spazio e tempo possiamo differenziare, individuare e isolare ogni oggetto

&

Il mondo come volontà

La domanda che ci poniamo a questo punto è: ma allora esiste un modo per cogliere la realtà, superando il velo di Maya? Schopenhauer afferma che l'uomo è dotato di corpo e dunque può andare oltre, è proprio nel corpo che si trova la forza che attinge all'essenza: la volontà. Attraverso pulsioni, sofferenze e gioie il nostro corpo sente l'essenza, che è formata dalla volontà di vivere che ci spinge ad agire. Questa forza ci permette di superare il velo di Maya. Il filosofo afferma che sono i bisogni individuali e intimi a tenerci in vita

La metafora del pendolo

Sappiamo che la vita è un meccanismo cieco fatto da impulsi, di conseguenza porta dunque dolore. L'essere umano è definito "carente" perché destinato a non raggiungere mai la quiete definitiva, è in continua ricerca della felicità. È in oscillazione tra piacere noia e dolore. PIACERE: soddisfazione di breve durata , è solo un momento di intervallo tra due dolori, è comunque negativo perché è visto come cessazione del dolore e non come momento di felicità NOIA: condizione di vuoto, che entra in gioco quando l'ansia cessa DOLORE: è la cosa che più prevale nel mondo

Dolore

Noia

Piacere

Vie per liberarsi dal dolore

ARTE

ASCESI

MORALE

È il culmine della liberazione. È detta Noluntas, ovvero la completa negazione della volontà di vita attraverso il sacrificio, il digiuno e l'umiltà

Ci permette di oltrepassare la visione fenomenica compiendo buone azioni pr il prossimo. È compassione, dunque ci fa uscire dal nostro fascio di bisogni avvicinandosi a quelli altrui.

Ci permette di uscire dalla vita fenomenica e di sollevarsi ad un atteggiamento contemplativo e disinteressato. La volontà di vita in questo momento si ferma e lascia il posto ad altre attività. L'unico limite dell'arte è la sua rapsodicità

Info

Info

Info

Affinità con Giacomo Leopardi

  • Ne "a se stesso" di Leopardi possiamo notare come la vita è un susseguirsi di noia e dolore
  • La vita dunque è qualcosa che fa soffrire l'uomo
  • Possiamo collegarci alla metafora del pendolo di Schopenhauer
  • La concezione come natura infinita che non ne può niente delle sue "azioni".
  • Lo vediamo ne "il dialogo della natura e di un islandese" dove il poeta si rende conto di quanto l'uomo sia piccolo e insignificante di fronte alla forza della natura.

Søren Kierkegaard

è considerato il precursore dell’esistenzialismo in quanto per primo ripone la sua concentrazione sul problema della concentrazione umana, ove l’esistenza è concepita come una possibilità avente come scelta molteplici alternative inconciliabili. Ma per capire meglio il pensiero del nostro filosofo dovremmo avventarci nella sua vita privata.La vita di Kierkegaard si concentra in un’ambiente dove prevale una cupa religiosità in cui era forte il senso del peccato. Tale senso del peccato era fortemente radicato nella sua famiglia a causa del padre, il quale avrebbe commesso un grave peccato che marcò indelebilmente la famiglia di Kierkegaard, portandogli via la madre e 5 dei suoi 6 fratelli. Questi avvenimenti macabri segnarono permanentemente la visione della vita di Søren Kierkegaard, il quale cominciò a sviluppare una concezione negativa dei rapporti umani e dell’uomo in sé. Chiarissimo esempio fu il fidanzamento con Regina Olsen, interrotto dopo qualche mese in quanto egli fu convinto di essere un’eccezione e di non appartenere dunque alla normalità. Questa circostanza comportò un fortissimo dolore per Regina, la quale minacciò il suicidio, ma anche Kierkegaard non fu una scelta facile, egli era innamorato di lei ma secondo il suo parere Dio aveva la precedenza su tutto.

Nella filosofia Socratica, Kierkegaard riscontra i temi a lui più vicini: 1. Necessità della scelta (fuga o pena di morte), 2. L’indagine filosofica come impegno personale che arriva a mettere a rischio la vita del filosofo. Kierkegaard predilige la ricerca della verità, una verità per la quale o si vive o si muore. Il suo pensiero filosofico si basa dunque sulla riflessione dell’esistenza mettendo in luce la problematicità, l’irrazionalità e le contraddizioni della stessa – critica all’idealismo di Schelling e Hegel.

La ricerca filosofica come impegno morale

Per risolvere l’angoscia che tanto lo tormentava, il nostro filosofo si dedicò alla filosofia e alla letteratura. Essi scrisse perfino la sua tesi universitaria sull’ironia socratica, l’unica maniera attraverso la quale l’uomo può essere condotto alla consapevolezza della drammaticità della vita. Contrariamente ai romantici che si prendevano gioco del finto, i socratici basavano la loro ideologia sull’affermazione del ‘sapere di non sapere’.

Lo sfondo religioso del pensiero

Il tema della scelta rappresenta il cardine attorno al quale si consolida la filosofia ‘’pre-esistenzialista’’. Come accennato poc’anzi Kierkegaard interrompe la relazione con Regina Olsen a causa di una scelta in particolare, la decisione di porre Dio al di sopra di qualsiasi cosa senza alcun tipo di riguardo. Il Cristianesimo appoggiato dal nostro filosofo però non è quello della Chiesa ufficiale, accusata dal filosofo del cosiddetto ‘’ateismo cristiano ‘’, ovvero il trascuramento della spiritualità autentica e la riduzione del messaggio di Cristo a una semplice dottrina, tralasciando la parte più importante, l’imitazione dell’esempio di Cristo, l’ascesa e il sacrificio. La cristianità di Kierkegaard invece, non ammette compromessi, si presenta come un’alternativa secca tra Dio e il mondo, che pone l’individuo di fronte a una scelta tra due estremi contraddittori e inconciliabili. Il valore dell’uomo è constatato dall’assunzione della responsabilità della propria vita.

Le tre possibilità esistenziali dell'uomo

Kierkegaard individua 3 stadi che rappresentano le possibilità esistenziali dell’uomo nel mondo, 3 alternative inconciliabili, quali: lo stato estetico, lo stadio etico e lo stadio religioso...

LO STADIO ESTETICO
LO STADIO ETICO
LA VITA RELIGIOSA

L'uomo come progettualità e possibilità

Secondo Kierkegaard l’uomo è ex-sistenza, un uomo che può trascendere la propria condizione proiettandosi nel futuro, egli rappresenta la possibilità di decidere quello che diventare. La possibilità, composta da scelte equivalenti ma radicalmente opposte, è un qualcosa di indefinito che porta un senso di angoscia e disperazione nell’individuo, in quanto non possiede alcuna indicazione. L’uomo è solo con sé stesso, circondato dal vuoto e dal nulla.

La fede come rimedio alla disperazione

La disperazione di cui tanto parla Kierkegaard è dunque dettata dalla necessità e dall’impossibilità della scelta, viene così introdotta la ‘malattia mortale’ dell’io, tormentato da una insanabile lacerazione tra finito ed infinito. La fede come antidoto però non è del tutto rassicurante, sconvolge bensì la ragione. Per esempio, il dogma sulla trascendenza di Dio è contraddetto nella figura di Cristo, il quale lega finito ed infinito. La fede quindi si deve solamente vivere, non vi è alcun senso seguire una qualsivoglia dottrina. La filosofia di Kierkegaard come possiamo notare è veramente impegnativa, difficile da accettare ma di grande suggestione, in quanto si occupa di argomenti che riguardano da vicino gli uomini di ogni tempo.

L’uomo trova nella fede in Cristo una via d’uscita dal dramma che lo affligge. Ma oltre a dover superare il senso di angoscia deve superare anche il senso di disperazione. Fra i due vi è una netta differenza: il primo si riferisce alla condizione umana nei confronti dell’uomo, mentre la disperazione è strettamente legata alla soggettività. Questa disperazione è interpretabile in un duplice senso: quando l’uomo non riesce ad accettarsi per quello che è.

Grazie!

Bara Lidia, Bernardo Beatrice, Ramoino Gaia