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salvatore

Created on December 20, 2023

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IL CASO DI CAROLINA PICCHIO

Vittima riconosciuta di cyberbullismo

Carolina Picchio è vittima riconosciuta di cyberbullismo e la sua storia è diventata un simbolo per tutta la società. Carolina Picchio nacque a Novara; lei era una campionessa di atletica, bravissima a scuola e descritta dal padre come una ragazza molto allegra e felice. Lei aveva un bellissimo rapporto con suo padre, al contrario con la madre aveva un legame meno forte. Carolina infatti, inizialmente viveva con la madre brasiliana, Leite Colla ad Oleggio e successivamente si trasferì nel quartiere di Sant’Agabio, il Bronx di Novara, con il padre Paolo Picchio che aveva vissuto una vita sofferte, assistendo già alla morte di un figlio, e al tempo era il dirigente della De Agostini. Una volta trasferita, a giugno, conosce un ragazzo, col quale ha una breve relazione; questo ragazzo non accetta il fatto di essere lasciato. Carolina si spegne nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013, lasciando spazio alle riflessioni nel mondo intero e un vuoto incolmabile nelle vite di molti.

La vita

La serata

La sera del 12 novembre, insieme a degli amici, si recò ad una festa. Nella casa, si trovavano 5 amici, di cui uno maggiorenne, escluso l’ex fidanzato. A questa vi era molto molto alcool e Carolina ne fece un uno sproporzionato, tanto che si sentì molto male e andò in bagno, si accasciò e perse in sensi. Alcuni dei ragazzi, sottovalutando la situazione, iniziarono a mimare atti sessuali e a riprenderla con i telefonini con l’intento di screditarla. Gli amici, preoccupati dallo stato di Carolina, chiamarono urgentemente il padre Paolo, il quale appena si recò alla festa e vide la figlia incosciente, iniziò a tirarle degli schiaffi con l’intento di rianimarla e chiese chi avesse ridotto la figlia così, ma nessuno, spaventato dalla rabbia del padre, disse la verità. Poche ore dopo dalla fine della festa, il video venne condiviso in chat tra i presenti e successivamente postato su Facebook. Questo video venne visto da molte persone suscitando commenti denigratori nei confronti di Carolina. Questo video, per l’adolescente, divenne un vero e proprio incubo, poiché rovinava la sua reputazione. Tutto questo odio, questi insulti, queste critiche e questa vergogna portarono la povera Carolina a compiere il gesto estremo: il suicidio. Nella la notte tra il 4 e 5 gennaio, Carolina si getta dal terzo piano, ponendo fine a una giovane vita di 14 anni, piena di insulti e vergogna, vittima del cyberbullismo.

Novara dopo la morte

A Novara venne aperta un'inchiesta su Facebook per diffusione di materiale pedopornografico e a Torino i sei ragazzi di 15,14 e 13 anni compreso l'ex fidanzato di Carolina vennero iscritti nel registro degli indagati con accuse pesantissime. l'ex venne accusato di reato di "morte come conseguenza di altro reato" gli altri cinque di violenza sessuale di gruppo e di materiale pedopornografico. il magistrato sequestrò i loro telefoni e li diede agli esperti del politecnico di Torino con il compito di ritrovare il filmato della ragazza postato su facebook e cancellato subito dopo la morte. l'inchiesta prende inizio quando la mattina dopo il suicidio vennero postati diversi tweet riguardo le umilazioni dette dal gruppo di "amici’’. "guardate che carolina si è suicidata per colpa vostra" scrive il 6 gennaio un'account chiamato Djstrought. seguono 2600 messaggi che confermano quell'accusa.gli investigatori trovarono dei biglietti nella sua camera, uno indirizzato alla sua sorella Talita "mi dispiace, non è colpa di papà ma non ce la faccio più a sopportare". l'altro all'ex fidanzato "non ti basta quello che mi hai fatto? me l'hai già fatto pagare troppe volte".da qui viene costruita la loro storia d'amore e rabbia, un'amore tossico non maturo.

La fondazione di Carolina

Poche ore dopo,su Twitter,viene lanciato un hastag :#RIPCarolina questo è il modo per ricordare la giovane vita spezzata.numerosi utenti riportano sul social ricordi da parte di amici,accuse e saluti per Carolina.Sua sorella Talita decide di scrivere ai sei colpevoli: "Spero che la vostra coscienza, se ne avete una, non vi lasci in pace". Naturalmente su Twitter. In seguito si scoprirà che pochi minuti primo di compiere l’atto Carolina avesse scattato un selfie e mandato a una sua amica come addio. con enorme forza decide inoltre di scrivere una lettera come messaggio d’addio verso i suoi genitori e come denuncia che rompe il silenzio.in queste righe scrive i nomi dei sei colpevoli e spiega come il rapporto tra i social e gli adolescenti stesse cambiando fino a causare gravi ferite tra i suoi coetanei.le lettera iniziacon una frase diretta contro chi le ha fatto male:” Le parole fanno più male delle botte. Cavolo se fanno male. Io mi chiedo: a voi non fanno male? Siete così insensibili? Spero che adesso siate tutti più sensibili sulle parole.”Queste parole suo papà Paolo Picchio le rende sue,creando un percorso al servizio dei ragazzi,perché il dolore di sua figlia non debba più riprovarlo nessuno.Decide di fondare un’associazione: Fondazione Carolina,infatti,il sorriso di carolina diventa l’icona della lotta contro il cyberbullismo e alla gioia di vivere in modo sano la rete.

Powerpoint di:

Sitografia

https://torino.repubblica.it

www.fondazionecarolina.org

heavy.com

www.corriere.it

Piro Alessandra

Sassi Maria

De marco Jennifer

Pandolfo Salvatore