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Chiara Galiero

Created on December 18, 2023

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Transcript

L'arte del Rinascimento

Museo

gli albori del rinascimento

ART MUSEUM

la prospettiva

brunelleschi

contesto storico

la maddalena

formella

donatello

ghiberti

dal barocco al rinascimento

MENU

le corporazioni

Ci sono almeno tre cose di cui noi italiani possiamo andare fieri: la perfetta organizzazione dell’impero romano, la tensione drammatica del Barocco e l’eleganza leggiadra del Rinascimento che inizia nel 15 secolo. Basta andare a Firenze per rimanere estasiati di fronte alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Furono almeno tre gli elementi essenziali del nuovo stile:

  • Formulazione delle regole della prospettiva lineare centrica, che organizzava lo spazio unitariamente
  • Attenzione all'uomo come individuo, sia nella fisionomia e anatomia sia nella rappresentazione delle emozioni
  • Ripudio degli elementi decorativi e ritorno all'essenzialità.
L’artista prima era considerato un artigiano che imparava le tecniche del maestro. Ora è un intellettuale, perché oltre a imparare una tecnica, studia l’anatomia, le scienze, la matematica, la geometria. Di fatti l'arte del Rinascimento vede lo studio e la riscoperta dei modelli antichi, sia in architettura sia in scultura. Vengono riscoperti e riutilizzati elementi architettonici dell'arte classica e lo studio architettonico si concentra prevalentemente sull' armonia e le proporzioni, come accade per l'ospedale degli innocenti, e riflette la nuova concezione che l'uomo ha trovato nel rapporto con la natura e con Dio, un rapporto ormai non più caratterizzato dalla vertiginosa altezza della chiesa gotica poichè si passa da una mentalià teocentrica ad una antropocentrica.

RINASCIMENTO

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Le corporazioni

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Nella Firenze del Quattrocento esistevano le così dette Corporazioni delle Arti e Mestieri. Erano delle associazioni create a partire dal XII secolo in molte città europee per cercare di regolamentare e tutelare le attività degli appartenenti ad una stessa categoria professionale. Il compito primario di ogni corporazione era la difesa del monopolio dell’esercizio del proprio mestiere e chi lo praticava pur non essendovi iscritto veniva considerato, dalla corporazione, un lavoratore che costituiva un potenziale pericolo verso gli iscritti. Le Arti, infatti, erano associazioni laiche che nascevano per la difesa e il perseguimento di scopi comuni, e che riunivano gli appartenenti a una stessa categoria professionale promuovendone i mestieri e accordando loro protezione esterna.

Il reale peso politico raggiunto dalle corporazioni nei governi cittadini variò molto a seconda delle città e all'interno del medesimo contesto urbano; le associazioni artigianali infatti si costituirono in un secondo momento e furono relegate a un ruolo subalterno rispetto a quelle mercantili. Sala dell'Udienza del collegio della mercanzia di Perugia Così ad esempio, le Arti fiorentine vennero suddivise, rispettando il reddito possibile che i praticanti potevano ottenere, in Maggiori, Mediane e Minori tant'è vero che sia a Firenze che a Bologna la loro avanzata sociale si concluse con la piena affermazione in ambito politico, a tal punto che le istituzioni governative ricalcarono le strutture corporative.

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FORMELLE

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Il concorso

Lorenzo Ghiberti nacque a Firenze nel 1378 e nel 1401 partecipò al concorso indetto per la realizzazione della porta nord del Battistero di Firenze e quello per la realizzazione della cupola. Il concorso per la realizzazione della porta nord fu indetto con la richiesta di precise condizioni che disciplinano i concorsi anche oggi. Agli artisti, infatti, venne chiesto di rispettare determinate dimensioni, un preciso formato, una tempistica per la consegna e un budget di spesa. La commissione stabilì il soggetto del prototipo: il Sacrificio di Isacco e nel rilievo dovevano comparire anche Abramo, Isacco, i servitori con l’asino e l’angelo. A tale concorso partecipò anche Brunelleschi ma tra i 2 fu scelta l'opera di Ghiberti

Lorenzoghiberti

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Provengono dal concorso del 1401 per la porta nord del Battistero di Firenze.

Brunelleschi

Ghiberti

Nella formella di Ghiberti, i personaggi sono ben bilanciati all'interno dell'opera dove la roccia divide geometricamente la scena, evidenziando i due diversi momenti della narrazione. I due protagonisti sono realizzati con grande abilità, tecnica e attenzione ai particolari.

La formella di Brunelleschi si anima di accenti più drammatici, poichè divino ed umano entrano drammaticamente in contatto, e la scena è concentrata nel perimetro di un triangolo isoscele orientato verso l'alto.

confronto tra le fomelle di ghiberti e brunelleschi

Vita di Brunelleschi

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Prospettiva

Uno degli esponenti più importanti del Rinascimento è sicuramente Filippo Brunelleschi. Egli nasce a Firenze nel 1377, figlio del notaio ser Brunellesco Lippi, sin da giovanissimo è formato alle lettere e alle scienze matematiche in cui si mostra molto versato. Ben presto esplode però la passione del disegno e il padre, a malincuore, accetta di sostenere il suo apprendistato di orafo. La formazione è veloce perché nel giro di poco tempo Filippo Brunelleschi supera in abilità il suo maestro, padroneggia la tecnica dell’incastonatura delle pietre così come il niello e il cesello e a vent’anni è già un maestro affermato. A Firenze la concorrenza è spietata ma il giovane Brunelleschi ha presto la sua occasione con la cupola di santa Maria del fiore.

(Firenze, 1377 – Firenze,1446)

Ospedale

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INNOCENTI

l'ospedale degli innocenti

Nel 1419, il grande architetto Filippo Brunelleschi (1377-1446), progettò a Firenze il primo orfanotrofio d’Europa per bambini abbandonati: l’Ospedale degli Innocenti, inaugurato il 25 gennaio 1445. L’innocente veniva collocato dentro la cosiddetta “ruota”, un meccanismo girevole a forma di cilindro diviso al suo interno da una paretina verticale. L’edificio si affaccia sull’antistante Piazza della Santissima Annunziata, con il suo elegantissimo portico a colonne, apparve subito come un vero e proprio miracolo artistico.

OSPEDALE DEGLI

Curiosità

la struttura

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BAROQUE

About the work

xx/xx/xxxx-xxxx

About the author

NEXT

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La cupola di Santa maria del fiore

Nel 1410 Filippo partecipò al concorso per la realizzazione della cupola, al quale partecipò anche Lorenzo Ghiberti. Inizialmente i 2 collaborarono ma succesesivamente Ghiberti non ebbe più una parte di rilievo nella costruzione della cupola. È una struttura in pietra e mattoni a base ottagonale – con diametro esterno di metri 54,8 ed interno di metri 45,5 -, composta da due cupole, una interna e una esterna, ciascuna costituita da otto “vele”, delle quali la prima ha un angolo maggiore dell’altra e la sostiene. Le calotte sono rese tra loro solidali da ventiquattro nervature meridiane e dieci parallele e nell’intercapedine tra i due gusci si svolge il percorso di salita alla lanterna. Le parti in laterizio sono realizzate a spina-pesce, mentre la cupola esterna è rivestita in tegole di cotto ed è segnata da otto costoloni di marmo bianco. Per erigere questa struttura Brunelleschi progettò straordinarie macchine da costruzione e diede vita al primo cantiere dell’era moderna: aereo (cioè in forma di piattaforma fissata in quota) e progettato in ogni minimo dettaglio per garantire sicurezza agli operai ed efficienza nel lavoro. Per conferire stabilità alla cupola, Brunelleschi provvide anche a potenziare le strutture e i pilastri di sostegno.

La prospettiva

RINASCIMENTO

L'OSPEDALE

bruneleschi e la prospettiva

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Masaccio

Con il termine prospettiva si indica quella costruzione geometrica elaborata nel Quattrocento, in ambiente fiorentino, atta a rappresentare oggetti tridimensionali su un piano bidimensionale.

L'enorme fortuna della prospettiva rinascimentale fu dovuta al fatto che essa, permettendo una rappresentazione al tempo stesso aderente alla visione reale e organizzata in uno schema geometrico, costituiva una perfetta fusione tra scienza e arte, fra oggettività matematica e libertà espressiva, e corrispondeva in pieno alla volontà unificatrice e razionalizzatrice del Rinascimento.

Essa si fonda sulle leggi elementari dell'ottica, e in particolare sul fatto che gli oggetti distanti sembrano più piccoli e meno definiti rispetto a quelli vicini. La prospettiva lineare di matrice quattrocentesca traduce graficamente l'effetto di riduzione scalare degli oggetti determinato dalla distanza

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CARAVAGGIO - Prado Museum

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masaccio

xv

Non esiste una documentazione sicura sulla formazione di Masaccio. Tuttavia alcune tracce del suo percorso formativo sono rintracciabili attraverso alcune opere, in particolare è molto utile lo studio del Trittico di San Giovenale. Nell'opera si rivelano anche le basi culturali di Masaccio, rappresentate soprattutto dagli insegnamenti che ha saputo trarre osservando l'opera di Giotto, e da quelli ricevuti direttamente da Brunelleschi e Donatello.

lo stile

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Lo stile di Masaccio è inconfondibile e molto innovativo.E' caratterizzato da un forte realismo inteso come presenza fisica, materiale, essenzialità di forme, sviluppo plastico, e resa drammatica.Tema dominante è l'umanità, le figure di Masaccio sono sempre piene di dignità e concretezza umane, hanno espressioni vaghe, malinconiche e intense, sono solenni e isolate

lo stile di masaccio

Masaccio fu molto sensibile alla rappresentazione del mondo dell'infanzia. I suoi bambini sono sempre irrequieti e agitati e I personaggi delle sue opere hanno i volti delle persone che lo circondano e fanno parte della sua vita. Gli ambienti in cui Masaccio collocò i suoi personaggi rendono sempre un senso di realtà e verità, ci sono riferimenti continui a un mondo vissuto, trasmettono una forte coscienza della concretezza dell'esistere.

trinità

La madre è uno dei personaggi più rappresentati

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TRINITA' DI MASACCIO

PADRE E SPIRITO SANTO

IL FIGLIO

LA VERGINE E S. GIOVANNI

lo Spirito Santo si trova sotto forma di colomba bianca. E il padre, che sarebbe Dio si trova alle spalle del figlio

si trova in una posizione con i muscoli tesi e ha la stessa grandezza del padre e quindi di Dio

lo sguardo di Maria è rivolto verso di noi ed ha la mano alzata mentre il volto di Giovanni è segnato dal dolore a causa della morte di Cristo..

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Donatello

(Donato di Niccolò di Betto Bardi; Firenze, 1386 - 1466)

Donatello è considerato l’artista che ha dato il via al Rinascimento in scultura. Fiorentino, formatosi presso la bottega di Lorenzo Ghiberti, amico di Filippo Brunelleschi e grande appassionato di arte classica, propose opere d’arte rivoluzionarie, dotate di una espressività senza precedenti, sempre originali e sempre diverse. Donatello ha saputo studiare l’uomo sia nel suo aspetto fisico che nel suo aspetto interiore, cogliendo in pieno l’essenza del Rinascimento. Lo scultore fiorentino ebbe una vita molto lunga, così che la sua arte poté attraversare diverse fasi, sempre all’insegna della continua innovazione, della sperimentazione di nuove forme, della riscoperta della natura e dell’antico, con opere il cui stile conosce spesso mutazioni. Per quasi tutta la sua carriera lavorò a Firenze, ma il suo soggiorno a Padova, dal 1443 al 1454, fu decisivo in quanto permise alle novità rinascimentali di diffondersi anche nell’Italia del nord. Il grande storiografo Giorgio Vasari, nelle sue Vite, riconobbe il valore di Donatello, definendolo “scultore rarissimo e statuario maraviglioso”.

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il david di donatello

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Il fisico piuttosto minuto di questo David è simbolo delle sue qualità morali, perché trasmette l’idea di un ragazzo giovane che vince l’avversario con l’intelligenza e con la ragione, doti che quindi prevalgono sulla forza. Si tratta inoltre di una statua che mostra anche una grande vitalità, superando così il David giovanile in marmo.

Conservato al Museo Nazionale del Bargello di Firenze.

viene realizzato nel 1430 probabilmente per il cortile di palazzo Medici ed è un opera originale dell'autore poichè non si ispira a nessun'altra opera.

Con questo David, Donatello offre una prova di grande realismo, perché non solo le fattezze del personaggio denotano una grande cura per lo studio dell’anatomia, ma i dettagli delle decorazioni, per esempio quelle dell’elmo, mostrano come l’artista abbia dedicato una particolare attenzione anche ai dettagli

giorgio vasari

La prospettiva

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(Arezzo, 1511 - Firenze, 1574)

L’artista è dunque già ben introdotto presso la cerchia dei Medici, tanto che nel 1534, a soli ventitré anni, dipinge il ritratto del duca di Firenze, Alessandro de’ Medici. Nell’ottobre del 1540, l’importante banchiere Bindo Altoviti gli commissiona quella che è forse la sua opera pittorica più nota, l’Immacolata Concezione, di cui agli Uffizi si conserva una replica, e nel 1541, Vasari si trasferisce a Venezia. Tra il 1570 e il 1572, per Francesco I de’ Medici, esegue il Perseo e Andromeda, e nel 1572 riceve l’incarico di realizzare gli affreschi per decorare l’interno della cupola di Brunelleschi del Duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze. Tuttavia, a causa della sua scomparsa avvenuta due anni più tardi, Vasari non riesce a completare il lavoro e l’incarico sarà quindi assunto da Federico Zuccari. L’artista si spegne infatti a Firenze il 27 giugno del 1574.

Chi studia storia dell’arte lo incontrerà sicuramente prima o poi: Giorgio Vasari, in quanto autore delle Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti., trattato che raccoglie le biografie di molti importanti artisti dal Medioevo fino al primo Cinquecento, è una fonte imprescindibile per studiare la storia dell’arte dal Duecento al Cinquecento. Vasari non fu però solo un importante scrittore d’arte, ma anche architetto (si deve a lui l’edificio degli Uffizi di Firenze) nonché pittore tra i maggiori e più prolifici del suo tempo. Giorgio Vasari nasce ad Arezzo il 30 luglio del 1511. Si forma nella città natale e nel 1524 si trasferisce, giovanissimo, a Firenze su consiglio di Alessandro de’ Medici. Poco dopo, nel 1531, compie un viaggio a Roma per studiare le opere dell’antichità classica.

La prospettiva

Giorgio Vasari, Immacolata Concezione (1541; tempera su tavola; Firenze, Santi Apostoli).

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Come abbiamo detto, il trattato è composto dalle biografie di artisti contemporanei e non, riportando anche dei giudizi abbastanza oggettivi. Ma ci sono dei gravi problemi. In alcuni casi il Vasari è entrato troppo nel dettaglio aggiungendo note di scandali e pettegolezzi. In altri casi, la sua curiosità è stata fenomenale. È arrivato a consultare altre importanti fonti storiche e, quando ha potuto, è andato a conoscere le persone più vicine ai soggetti trattati nel libro.Ma le dicerie non sono l’unico problema del libro. Leggendo Le Vite si nota che l’autore dà troppa importanza agli artisti toscani (soprattutto i fiorentini) nella storia dell’arte. Certe volte esagera arrivando ad attribuire l’invenzione di alcune tecniche artistiche ad artisti di Firenze. E nel caso di importanti artisti non fiorentini, inventa dei rapporti falsi dicendo ad esempio che “tale artista è stato allievo di questo maestro di Firenze”.

Grazie per l'attenzione

lavoro di:Chiara Galiero Simona Carboni

Isacco di Lorenzo

Isacco è nudo, il suo corpo è robusto, con la muscolatura in tensione, per via delle mani legate dietro la schiena, si trova in ginocchio con il volto rivolso verso il padre, su un’ara scolpita con girali vegetali. Non sembra spaventato, anzi pare offrire il petto al sacrificio, in segno di accettazione.

l'angelo

L'angelo si materializza come una presenza puramente simbolica, come il gesto che compie per fermare la mano omicida di Abramo. Egli, fuoriuscendo dal piano della formella, ci restituisce un grande effetto di profondità spaziale.

Abramo di Filippo

Abramo è scolpito dettagliatamente nell'atto in cui sta per uccidere suo figlio. Dalla espressione facciale s può capire che egli è sorpreso dall'intervento angelico e allo stesso tempo anche sollevato poichè non è più costretto a dover uccidere Isacco.

Abramo di lorenzo

Abramo, lo troviamo con una lunga barba e anch’esso panneggiato,cioè con l'effetto delle pieghe di un drappo o di una veste. è modellato in un eleganteL'hanchement si può tradurre in italiano come "ancheggiamento", ed è il tipico movimento che compiono le statue colonna o le statue a tutto tondo del gotico, risultando così più naturali ed espressive di quelle romaniche., il braccio destro è sollevato ad affettare il pugnale

l'asino

L’animale si trova in posizione centrale e occupa la maggior parte della scena, si sta abbeverando in un corso d’acqua, un'operazione umile e banale.

i servitori

I due servitori attendono a breve distanza, parlano tra loro e forse si interrogano su cosa sta accadendo, uno è di spalle, l’altro in posizione frontale,

tra di loro si trova l'asino, anch'esso ignaro di quello che sta succedendo

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Isacco di Filippo

Isacco, inginocchiato sull'altare e anche qui totalmente nudo, cerca di svincolarsi dalla presa del padre che gli si avventa contro con la forza della disperazione. Fortunatamente, però, grazie all'angelo, posizionato nell'angolo sinistro della formella, non ci sarà alcun sacrificio in quanto la mano divina dell'angelo blocca quella di Abramo il quale impugna un pugnale.

i due servitori

i due uomini sono raffigurati in posizioni complesse.

  • Il ragazzo a sinistra è impegnato nel togliersi una spina dal piede, sulla scorta del celebre modello ellenistico dello spinario,
  • quello a destra, anch’esso seduto e piegato in avanti, è intento a pulirsi i calzari.
Entrambe sono ispirate al modello classico, la loro descrizione è nettamente naturalistica, tanto che l'artista, per assecondare la forma della cornice, li fa fuoriuscire da essa.

Piccola curiosità su Francesco de Luna

quando Francesco de Luna realizzò, completando il progetto dell'ospedale, il cortile delle Donne e quello degli Uomini, ricevette diverse critiche da Brunelleschi per non solo le diverse digressioni al disegno originale ma anche per errori architettonici come l'errore nell'architrave nel cortile degli uomini che non rispecchiava, addiritura, il modello classico su cui si basava la struttura architettonica dell'ospedale.

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l'angelo

Abramo è scolpito dettagliatamente nell'atto in cui sta per uccidere suo figlio. Dalla espressione facciale s può capire che egli è sorpreso dall'intervento angelico e allo stesso tempo anche sollevato poichè non è più costretto a dover uccidere Isacco.