Educazione Civica
Rapporto genitori-figli nel mondo antico
Come vivevano le famiglie nel mondo romano e greco.
Start
index
7. Il padre nella famiglia greca
8. La madre greca
9. Il mito di Edipo
10. Diritti e doveri dei genitori e dei figli
1. Il concetto di famiglia
2. La società patriarcale, il "pater familias"
11. Ringraziamenti
3. Il "Mos maiorum"
4. La "mater familias" romana
5. Giulio Cesare e Bruto
6. L'Educazione nell'antica Grecia
Il concetto di famiglia
Il concetto di famiglia emerge già dalle più antiche testimonianze. Quest'ultima è stata, ed è ancora tutt'oggi, il più importante nucleo di aggregazione sociale grazie al quale i genitori hanno potuto trasmettere ai figli i valori morali, religiosi, civici e di conoscenze. La famiglia può essere paragonata ad un teatro di emozioni e sentimenti, intesi ma anche contraddittori: infatti non mancano sentimenti come amore, affetto, sacrificio, dedizione e complicità, ma tra un genitore e un figlio possono nascere anche conflitti violenti che portano all'odio e che il tempo non elimina.
Info
La società patriarcale
A Roma vigeva la società patriarcale, un sistema in cui gli uomini predominano in ruoli politici, autorità morale, privilegio sociale e controllano la proprietà privata.A capo di essa c'era il "pater familias" (il padre di famiglia) che per "natura aut iure" esercitava il diritto di vita o di morte su tutti i membri della sua famiglia: poteva dunque uccidere la moglie o la figlia anche per una facezia. Ciò era possibile a causa della legislazione ateniese, da cui proviene quella romana, la quale era molto rigida, punitiva e che permetteva all'uomo di uccidere colui che sarebbe stato sopreso in atti sessuali con la moglie, sorella, figlia o madre.
Info
Il "mos maiorum" era l'insieme dei cinque valori principali che un buon romano doveva possedere: fides, pietas, majestas, virtus e gravitas. La "fides" era la fede, il poter confidare sulla parola data senza contratti o testimoni; la "pietas" era la devozione e il rispetto rivolto agli dèi, alla patria ecc.; la "majestas" era la dignità dello stato come rappresentante del popolo; la "gravitas" era il rispetto della tradizione, alla serietà, alla dignità e all'autocontrollo. L'ultimo valore era la "virtus", dal latino "vir" (uomo), comprendeva ciò che costituiva l'ideale del vero uomo romano. Questo valore era ereditario e i discendenti di uomini virtuosi avevano l'onore di seguire le orme paterne e di dimostrare di esserne degni. Il "mos maiorum" dunque, condivideva l'uccisione delle donne da parte degli uomini favorendo la società patriarcale e affermando sempre di più il valore di "pater familias".
Il "mos maiorum"
La "mater familias" romana
La "mater familias" romana (madre di famiglia) era colei che trasmetteva i "cives romanus" ai propri figli, avendo dunque il compito di educarli (dal latino "educo", letteralmente "tirare fuori il meglio di sè"). Era una figura subalterna ma le fu riconosciuto il valore di madre grazie all'educazione e, rispetto alla "madre greca", mostrava maggiore vicinanza affettiva ai propri figli. La "mater familias era una donna, ( termine provenieinte dal latino domina), che veniva vista, così come tutte le altre, solo come elemento riproduttivo. Nel VII secolo a. C. con la "liberazione della donna", quest'ultima ottenne maggiore libertà dato che prima viveva e godeva poco della vita sociale e pubblica.
"Magari gli uomoni fossero capaci di riprodursi da soli"
Il 15 marzo 44 a. C., Cesare, il fondatore dell'Impero Romano e uno dei massimi protagonisti della storia, è assassinato con 23 colpi di pugnale. Un gruppo di congiurati, tra cui fa parte Bruto, suo figlio adottivo, lo assale in Senato sotto la statua di Pompeo. Cesare muore a 56 anni, quando è all'apice del suo potere e stanno per eleggerlo imperatore. Bruto uccise Cesare perchè temeva che quest'ultimo volesse farsi re di Roma e insieme ad altri senatori congiurò per ucciderlo. Si deduce quindi che
giulio cesare e bruto
Il rapporto genitori-figli nell'antica Roma
Il rapporto genitori-figli nell'antica Roma nella maggio parte dei casi era violento. Una delle vicende più famose è quella dell'uccisione di Gaio Giulio Cesare da parte di un gruppo di congiurati in cui è presente anche suo figlio Bruto. Questo rappresenta un pratico esempio del rapporto genitore-figlio in quel periodo storico, dovuto anche a causa di quest'ultimo.
il rapporto fra i due non fosse del tutto sano, nonostante Cesare avesse offerto il massimo a Bruto e lo avesse trattato come suo figlio naturale.
Info
L'educazione nell'antica grecia
Nell'antica Grecia il figlio maschio era preferito alla figlia femmina poichè si pensava che avrebbe potuto aiutare l'economia familiare in modo più incisivo rispetto a una femmina, oltre che per avere un erede.A distanza di alcuni giorni dal parto, le levatrici giravano attorno al focolare tenendo il bambino in braccio e presentandolo agli dèi della casa e alla famiglia e poi lo affidavano al padre perchè gli impartisse il nome, che in genere era quello portato dal nonno.
Info
Quindi nell’antica Grecia padre e figlio erano legati da un rapporto di reciproca cura : il padre si doveva prendeva cura dell’educazione del piccolo e il figlio una volta divenuto adulto si sarebbe preso cura del padre durante la vecchiaia di quest’ultimo. Il rapporto genitore-figlio però migliorò in età ellenistica con Filippo di Macedonia.
Il padre nella famiglia greca
Il padre greco incarna il principio di autorità domestica e pubblica: nell'òikos, (casa) moglie, figli e schiavi sono sottomessi al dettame paterno, e il padre, una volta nell'"agorà", (piazza principale) dibatte tra pari.
Mentre alla madre spettava l’allevamento e la cura del figlio , il padre interveniva verso i sette anni di età per occuparsi della sua educazione, anche se spesso questa veniva affidata ad un precettore. Una volta divenuto adulto il figlio aveva l’obbligo di occuparsi del padre prendendosene cura e mantenendolo. Perciò il rispetto, l’ubbidienza e la sottomissione da parte dei figli non erano solo un dovere morale ma anche un obbligo sociale e giuridico. Infatti la trascuratezza nei confronti dei genitori veniva punita con conseguenze anche politiche.
La madre greca
Il mondo greco rispetto a quello romano possedeva maggiori restrizioni.Il rapporto genitori-figli dunque non posseveva così tanta confidenza come oggi e tra i due genitori, la madre era la figura più vicina al figlio. Le donne vivevano nel "gineceo", la zona della casa riservata a quest'ultime che, essendo la più protetta, garantiva maggiore intimità. Era il luogo in cui le donne partorivano e dove i bambini trascorrevano i primi anni di vita per essere educati, ma nel mondo greco, l'eduazione dei figli non spettava alla madre, (a differenza di quello romano), ma ad altre figure come il pedagogo.
La storia narra che Laio, padre di Edipo e re di Tebe, aveva saputo dall’oracolo che, se avesse avuto un figlio, questi un giorno lo avrebbe ucciso, avrebbe sposato la madre e avrebbe provocato la rovina della sua casa.
Laio, tuttavia, generò Edipo e per evitare l’avverarsi della profezia, ordinò a un servo di abbandonare su un monte il neonato. Il servo eseguì l’ordine ma poco dopo un viandante che passava di là per caso udì piangere il bambino. Mosso a pietà, lo raccolse e lo portò al re di Corinto. Questi, non avendo figli ed essendo desideroso di averne uno, lo allevò come proprio.
Divenuto adulto, Edipo, andò a Delfi per chiedere notizie sul prorpio futuro all'oracolo. Quest'ultimo gli predisse che un giorno avrebbe ucciso suo padre e sposato la stessa madre. Edipo quindi decise di non tornare mai più a Corinto.
Un giorno, mentre si trovava a un bivio incrociò la carrozza su cui viaggiava Laio. Il cocchiere prese così male la curva, che una ruota passò sopra a un piede di Edipo.
Ne nacque un grave litigio e il giovane, per difendersi da Laio che, trafisse proprio quel padre che non aveva mai conosciuto.
Tempo dopo, mentre continuava il suo viaggio, Edipo incontrò la Sfinge e risolse il suo enigma. Spezzato il sortilegio, la Sfinge, rabbiosa, si gettò dalla rupe e morì.
Avendo liberato Tebe da quel mostro sanguinario, Edipo fu accolto dalla città come un trionfatore tanto da riceverne in moglie la regina Giocasta, sua stessa madre da cui nacquero poi quattro figli.
Il mito di edipo
Il rapporto genitori-figli nell'antica Grecia
Il mito di Edipo è uno di quei miti in cui si evince il complesso rapporto genitore-figlio della Grecia Antica. Successivamente venne ripreso anche da Sigmund Freud, genio della psicoanalisi, il quale, dal mito, costituì "il complesso di Edipo". Quest'ultimo si basa sull'allontanamento del padre e la netta preferenza sulla madre di un bambino di tre-cinque anni, generando un rapporto non del tutto stabile e tendendo ad eliminare quello con il padre.
quali sono i diritti e i doveri dei genitoiri e dei figli?
Dal mondo antico fino ad oggi, anche la legge ha puntato a raggiungere un ottimo, se non perfetto, rapporto tra genitori e figli, esplicitando i reciproci diritti e doveri. I principali sono due: -Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue incinazioni naturali e delle sue aspirazioni. -Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tute le questioni e le procedure che lo riguardano.
Il figlio ovviamente deve garantire massimo rispetto ai genitori e contribuire anche al mantenimento della famiglia finchè convive con essa.
Grazie per l'attenzione!
Anna CapogrossoIA Classico
Nel mondo greco erano particolarmente apprezzati – poiché venivano considerati un dono divino – anche i figli unici, i primogeniti o quelli nati da genitori anziani, poiché essi sarebbero stati in questo modo accuditi da un familiare diretto durante gli anni della vecchiaia.
L'etimologia della parola "famiglia" deriva dal latino "familia" che a sua volta proviene da "famulus", l'insieme degli schiavi e dei servi che vivevano nella casa del padrone e solo successivamente il termone acquisì il significato che tutt'oggi intendiamo come "famiglia". Quest'ultima è considerata la struttura fondante di ogni società, rappresentata sia dai suoi componenti ma anche da persone che, seppur non legate da un vincolo di parentela, si stimano molto tanto da considerarsi parenti.
Ad Atene e nelle comunità ioniche, aveva luogo la presentazione in società del neonato in occasione della festività delle "Apaturie", che si celebrava ogni anno in ottobre o novembre. Tutti i cittadini maschi si riunivano in un gruppo parentelare chiamato "fratría" e, durante la terza giornata delle Apaturie, i maschi nati durante l’ultimo anno venivano registrati ufficialmente in presenza dei membri della fratría. Non si sa con certezza se anche le bambine fossero registrate allo stesso modo.
Did you know...
Do we retain 42% more information when the content moves? It is perhaps the most effective resource to capture the attention of your students.
Did you know that...
We retain 42% more information when the content moves? It is perhaps the most effective resource to capture the attention of your students.
Do you have an idea?
With Genially templates, you can include visual resources to leave your audience amazed. You can also highlight a specific sentence or fact that will be etched in your audience's memory, and even embed surprising external content: videos, photos, audios... Whatever you want!
Tip:
Interactivity is the key element to capture the interest and attention of your students. A genially is interactive because your group explores and interacts with it.
Il termine familia a Roma indicava un insieme di persone poste "sub unius potestate", «sotto la potestà di uno solo», ovvero sottomesse all'autorità del pater familias, aut natura aut iure: sono soggetti alla "patria potestas", all'autorità del pater familias, i figli (maschi e femmine) e i nipoti (figli dei figli maschi), tutti allo stesso modo filii familias, per vincolo di sangue (natura); la moglie e le mogli dei figli, i servi e la loro prole, per vincolo sancito dal diritto (iure).
In alcune località come Sparta, a soli sei anni i bambini erano allontanati dalle proprie famiglie per vivere in delle comunità che li preparavano alla vita militare. Ogni madre, prima dell'allontanamento, raccomandava al proprio figlio di non separarsi mai dallo scudo poichè era quest'ultimo ad affermare l'identità di uomo e di soldato.
Svetonio riferisce che quando Giulio Cesare si accorse che tra quelli che avevano congiurato contro di lui e che lo stavano assassinando c’era anche Marco Giunio Bruto, suo amato figlio adottivo, esclamò "Tu quoque Brute, fili mi!" (Anche tu Bruto figlio mio!).
In realtà, Svetonio riporta la frase in greco:“καὶ σύ, τέκνον;” (Anche tu figlio), ma la citazione divenne famosa con la dicitura latina.
Sempre secondo la tradizione, Bruto pare abbia pronunciato nell’occasione la famosa frase "Sic semper tyrannis!" (Così sempre ai tiranni!). La frase, anche nella forma abbreviata "Tu quoque", è pronunciata ai nostri giorni, ancora in latino, proprio per esprimere amara sorpresa nei confronti di chi, da noi beneficiato, ci ripaga con l’ingratitudine.
You can use this function...
To highlight super-relevant data. 90% of the information we assimilate comes through our sight.
RAPPORTO GENITORI-FIGLI
Anna Capogrosso
Created on December 16, 2023
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Vaporwave presentation
View
Animated Sketch Presentation
View
Memories Presentation
View
Pechakucha Presentation
View
Decades Presentation
View
Color and Shapes Presentation
View
Historical Presentation
Explore all templates
Transcript
Educazione Civica
Rapporto genitori-figli nel mondo antico
Come vivevano le famiglie nel mondo romano e greco.
Start
index
7. Il padre nella famiglia greca
8. La madre greca
9. Il mito di Edipo
10. Diritti e doveri dei genitori e dei figli
1. Il concetto di famiglia
2. La società patriarcale, il "pater familias"
11. Ringraziamenti
3. Il "Mos maiorum"
4. La "mater familias" romana
5. Giulio Cesare e Bruto
6. L'Educazione nell'antica Grecia
Il concetto di famiglia
Il concetto di famiglia emerge già dalle più antiche testimonianze. Quest'ultima è stata, ed è ancora tutt'oggi, il più importante nucleo di aggregazione sociale grazie al quale i genitori hanno potuto trasmettere ai figli i valori morali, religiosi, civici e di conoscenze. La famiglia può essere paragonata ad un teatro di emozioni e sentimenti, intesi ma anche contraddittori: infatti non mancano sentimenti come amore, affetto, sacrificio, dedizione e complicità, ma tra un genitore e un figlio possono nascere anche conflitti violenti che portano all'odio e che il tempo non elimina.
Info
La società patriarcale
A Roma vigeva la società patriarcale, un sistema in cui gli uomini predominano in ruoli politici, autorità morale, privilegio sociale e controllano la proprietà privata.A capo di essa c'era il "pater familias" (il padre di famiglia) che per "natura aut iure" esercitava il diritto di vita o di morte su tutti i membri della sua famiglia: poteva dunque uccidere la moglie o la figlia anche per una facezia. Ciò era possibile a causa della legislazione ateniese, da cui proviene quella romana, la quale era molto rigida, punitiva e che permetteva all'uomo di uccidere colui che sarebbe stato sopreso in atti sessuali con la moglie, sorella, figlia o madre.
Info
Il "mos maiorum" era l'insieme dei cinque valori principali che un buon romano doveva possedere: fides, pietas, majestas, virtus e gravitas. La "fides" era la fede, il poter confidare sulla parola data senza contratti o testimoni; la "pietas" era la devozione e il rispetto rivolto agli dèi, alla patria ecc.; la "majestas" era la dignità dello stato come rappresentante del popolo; la "gravitas" era il rispetto della tradizione, alla serietà, alla dignità e all'autocontrollo. L'ultimo valore era la "virtus", dal latino "vir" (uomo), comprendeva ciò che costituiva l'ideale del vero uomo romano. Questo valore era ereditario e i discendenti di uomini virtuosi avevano l'onore di seguire le orme paterne e di dimostrare di esserne degni. Il "mos maiorum" dunque, condivideva l'uccisione delle donne da parte degli uomini favorendo la società patriarcale e affermando sempre di più il valore di "pater familias".
Il "mos maiorum"
La "mater familias" romana
La "mater familias" romana (madre di famiglia) era colei che trasmetteva i "cives romanus" ai propri figli, avendo dunque il compito di educarli (dal latino "educo", letteralmente "tirare fuori il meglio di sè"). Era una figura subalterna ma le fu riconosciuto il valore di madre grazie all'educazione e, rispetto alla "madre greca", mostrava maggiore vicinanza affettiva ai propri figli. La "mater familias era una donna, ( termine provenieinte dal latino domina), che veniva vista, così come tutte le altre, solo come elemento riproduttivo. Nel VII secolo a. C. con la "liberazione della donna", quest'ultima ottenne maggiore libertà dato che prima viveva e godeva poco della vita sociale e pubblica.
"Magari gli uomoni fossero capaci di riprodursi da soli"
Il 15 marzo 44 a. C., Cesare, il fondatore dell'Impero Romano e uno dei massimi protagonisti della storia, è assassinato con 23 colpi di pugnale. Un gruppo di congiurati, tra cui fa parte Bruto, suo figlio adottivo, lo assale in Senato sotto la statua di Pompeo. Cesare muore a 56 anni, quando è all'apice del suo potere e stanno per eleggerlo imperatore. Bruto uccise Cesare perchè temeva che quest'ultimo volesse farsi re di Roma e insieme ad altri senatori congiurò per ucciderlo. Si deduce quindi che
giulio cesare e bruto
Il rapporto genitori-figli nell'antica Roma
Il rapporto genitori-figli nell'antica Roma nella maggio parte dei casi era violento. Una delle vicende più famose è quella dell'uccisione di Gaio Giulio Cesare da parte di un gruppo di congiurati in cui è presente anche suo figlio Bruto. Questo rappresenta un pratico esempio del rapporto genitore-figlio in quel periodo storico, dovuto anche a causa di quest'ultimo.
il rapporto fra i due non fosse del tutto sano, nonostante Cesare avesse offerto il massimo a Bruto e lo avesse trattato come suo figlio naturale.
Info
L'educazione nell'antica grecia
Nell'antica Grecia il figlio maschio era preferito alla figlia femmina poichè si pensava che avrebbe potuto aiutare l'economia familiare in modo più incisivo rispetto a una femmina, oltre che per avere un erede.A distanza di alcuni giorni dal parto, le levatrici giravano attorno al focolare tenendo il bambino in braccio e presentandolo agli dèi della casa e alla famiglia e poi lo affidavano al padre perchè gli impartisse il nome, che in genere era quello portato dal nonno.
Info
Quindi nell’antica Grecia padre e figlio erano legati da un rapporto di reciproca cura : il padre si doveva prendeva cura dell’educazione del piccolo e il figlio una volta divenuto adulto si sarebbe preso cura del padre durante la vecchiaia di quest’ultimo. Il rapporto genitore-figlio però migliorò in età ellenistica con Filippo di Macedonia.
Il padre nella famiglia greca
Il padre greco incarna il principio di autorità domestica e pubblica: nell'òikos, (casa) moglie, figli e schiavi sono sottomessi al dettame paterno, e il padre, una volta nell'"agorà", (piazza principale) dibatte tra pari.
Mentre alla madre spettava l’allevamento e la cura del figlio , il padre interveniva verso i sette anni di età per occuparsi della sua educazione, anche se spesso questa veniva affidata ad un precettore. Una volta divenuto adulto il figlio aveva l’obbligo di occuparsi del padre prendendosene cura e mantenendolo. Perciò il rispetto, l’ubbidienza e la sottomissione da parte dei figli non erano solo un dovere morale ma anche un obbligo sociale e giuridico. Infatti la trascuratezza nei confronti dei genitori veniva punita con conseguenze anche politiche.
La madre greca
Il mondo greco rispetto a quello romano possedeva maggiori restrizioni.Il rapporto genitori-figli dunque non posseveva così tanta confidenza come oggi e tra i due genitori, la madre era la figura più vicina al figlio. Le donne vivevano nel "gineceo", la zona della casa riservata a quest'ultime che, essendo la più protetta, garantiva maggiore intimità. Era il luogo in cui le donne partorivano e dove i bambini trascorrevano i primi anni di vita per essere educati, ma nel mondo greco, l'eduazione dei figli non spettava alla madre, (a differenza di quello romano), ma ad altre figure come il pedagogo.
La storia narra che Laio, padre di Edipo e re di Tebe, aveva saputo dall’oracolo che, se avesse avuto un figlio, questi un giorno lo avrebbe ucciso, avrebbe sposato la madre e avrebbe provocato la rovina della sua casa. Laio, tuttavia, generò Edipo e per evitare l’avverarsi della profezia, ordinò a un servo di abbandonare su un monte il neonato. Il servo eseguì l’ordine ma poco dopo un viandante che passava di là per caso udì piangere il bambino. Mosso a pietà, lo raccolse e lo portò al re di Corinto. Questi, non avendo figli ed essendo desideroso di averne uno, lo allevò come proprio. Divenuto adulto, Edipo, andò a Delfi per chiedere notizie sul prorpio futuro all'oracolo. Quest'ultimo gli predisse che un giorno avrebbe ucciso suo padre e sposato la stessa madre. Edipo quindi decise di non tornare mai più a Corinto. Un giorno, mentre si trovava a un bivio incrociò la carrozza su cui viaggiava Laio. Il cocchiere prese così male la curva, che una ruota passò sopra a un piede di Edipo. Ne nacque un grave litigio e il giovane, per difendersi da Laio che, trafisse proprio quel padre che non aveva mai conosciuto. Tempo dopo, mentre continuava il suo viaggio, Edipo incontrò la Sfinge e risolse il suo enigma. Spezzato il sortilegio, la Sfinge, rabbiosa, si gettò dalla rupe e morì. Avendo liberato Tebe da quel mostro sanguinario, Edipo fu accolto dalla città come un trionfatore tanto da riceverne in moglie la regina Giocasta, sua stessa madre da cui nacquero poi quattro figli.
Il mito di edipo
Il rapporto genitori-figli nell'antica Grecia
Il mito di Edipo è uno di quei miti in cui si evince il complesso rapporto genitore-figlio della Grecia Antica. Successivamente venne ripreso anche da Sigmund Freud, genio della psicoanalisi, il quale, dal mito, costituì "il complesso di Edipo". Quest'ultimo si basa sull'allontanamento del padre e la netta preferenza sulla madre di un bambino di tre-cinque anni, generando un rapporto non del tutto stabile e tendendo ad eliminare quello con il padre.
quali sono i diritti e i doveri dei genitoiri e dei figli?
Dal mondo antico fino ad oggi, anche la legge ha puntato a raggiungere un ottimo, se non perfetto, rapporto tra genitori e figli, esplicitando i reciproci diritti e doveri. I principali sono due: -Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue incinazioni naturali e delle sue aspirazioni. -Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tute le questioni e le procedure che lo riguardano.
Il figlio ovviamente deve garantire massimo rispetto ai genitori e contribuire anche al mantenimento della famiglia finchè convive con essa.
Grazie per l'attenzione!
Anna CapogrossoIA Classico
Nel mondo greco erano particolarmente apprezzati – poiché venivano considerati un dono divino – anche i figli unici, i primogeniti o quelli nati da genitori anziani, poiché essi sarebbero stati in questo modo accuditi da un familiare diretto durante gli anni della vecchiaia.
L'etimologia della parola "famiglia" deriva dal latino "familia" che a sua volta proviene da "famulus", l'insieme degli schiavi e dei servi che vivevano nella casa del padrone e solo successivamente il termone acquisì il significato che tutt'oggi intendiamo come "famiglia". Quest'ultima è considerata la struttura fondante di ogni società, rappresentata sia dai suoi componenti ma anche da persone che, seppur non legate da un vincolo di parentela, si stimano molto tanto da considerarsi parenti.
Ad Atene e nelle comunità ioniche, aveva luogo la presentazione in società del neonato in occasione della festività delle "Apaturie", che si celebrava ogni anno in ottobre o novembre. Tutti i cittadini maschi si riunivano in un gruppo parentelare chiamato "fratría" e, durante la terza giornata delle Apaturie, i maschi nati durante l’ultimo anno venivano registrati ufficialmente in presenza dei membri della fratría. Non si sa con certezza se anche le bambine fossero registrate allo stesso modo.
Did you know...
Do we retain 42% more information when the content moves? It is perhaps the most effective resource to capture the attention of your students.
Did you know that...
We retain 42% more information when the content moves? It is perhaps the most effective resource to capture the attention of your students.
Do you have an idea?
With Genially templates, you can include visual resources to leave your audience amazed. You can also highlight a specific sentence or fact that will be etched in your audience's memory, and even embed surprising external content: videos, photos, audios... Whatever you want!
Tip:
Interactivity is the key element to capture the interest and attention of your students. A genially is interactive because your group explores and interacts with it.
Il termine familia a Roma indicava un insieme di persone poste "sub unius potestate", «sotto la potestà di uno solo», ovvero sottomesse all'autorità del pater familias, aut natura aut iure: sono soggetti alla "patria potestas", all'autorità del pater familias, i figli (maschi e femmine) e i nipoti (figli dei figli maschi), tutti allo stesso modo filii familias, per vincolo di sangue (natura); la moglie e le mogli dei figli, i servi e la loro prole, per vincolo sancito dal diritto (iure).
In alcune località come Sparta, a soli sei anni i bambini erano allontanati dalle proprie famiglie per vivere in delle comunità che li preparavano alla vita militare. Ogni madre, prima dell'allontanamento, raccomandava al proprio figlio di non separarsi mai dallo scudo poichè era quest'ultimo ad affermare l'identità di uomo e di soldato.
Svetonio riferisce che quando Giulio Cesare si accorse che tra quelli che avevano congiurato contro di lui e che lo stavano assassinando c’era anche Marco Giunio Bruto, suo amato figlio adottivo, esclamò "Tu quoque Brute, fili mi!" (Anche tu Bruto figlio mio!).
In realtà, Svetonio riporta la frase in greco:“καὶ σύ, τέκνον;” (Anche tu figlio), ma la citazione divenne famosa con la dicitura latina.
Sempre secondo la tradizione, Bruto pare abbia pronunciato nell’occasione la famosa frase "Sic semper tyrannis!" (Così sempre ai tiranni!). La frase, anche nella forma abbreviata "Tu quoque", è pronunciata ai nostri giorni, ancora in latino, proprio per esprimere amara sorpresa nei confronti di chi, da noi beneficiato, ci ripaga con l’ingratitudine.
You can use this function...
To highlight super-relevant data. 90% of the information we assimilate comes through our sight.