Want to create interactive content? It’s easy in Genially!
Alda Merini presentazione
Petiti Morgana
Created on December 16, 2023
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Animated Chalkboard Presentation
View
Genial Storytale Presentation
View
Blackboard Presentation
View
Psychedelic Presentation
View
Chalkboard Presentation
View
Witchcraft Presentation
View
Sketchbook Presentation
Transcript
Alda Merini (1931-2009)
PICCOLA APE FURIBONDA
Una poeta, non una poetessa
Lavoro a cura di Morgana Petiti
LA VITA DI ALDA MERINI
Nasce a Milano il 21 marzo 1931, durante la Seconda Guerra Mondiale la sua casa viene distrutta dalle bombe
Ha aiutato sua madre a partorire nel momento della guerra a soli 12 anni. Dopo aver perso tutto scappa con la sua famiglia a Vercelli; si nascondono nelle risaie perchè nell'acqua le bombe non potevano scoppiare. Non frequenta la scuola, come poteva andarci? Anzi, va a mondare il riso e a cercare le uova per il suo fratellino, aiutando la madre in casa. Torna a Milano a piedi da Vercelli quando finisce la guerra e va a vivere in un locale vuoto praticamente rubato, di uno straccivendolo. In questo stanzone vivono accampati e dormono con le reti per terra. Per togliersi da questa situazione decide di sposare un'operaio sindacalista: Ettore Carniti, un uomo che non condivide la passione per la poesia della moglie.
Una vita contro il mondo
Inizia anche il periodo degli internamenti; tutto comincia quando una notte la Merini scaraventa una sedia contro il marito perchè rientra a casa dopo essere andato in giro con gli amici e aver speso tutti i soldi. Soffre molto perchè viene picchiata quando lui è ubriaco, ma lei lo ama e si consola nell'illusione che possa cambiare. Dopo questo episodio inizia un periodo buio, dovuto all'internamento manicomiale, presso l'Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano, in cui la poetessa smette di scrivere. Fino al 1979, anno in cui torna definitivamente a casa e inizia di nuovo a scrivere raccontando la sua esperienza, gli orrori e le torture dell'internamento.
Nel 1983, dopo una lunga malattia, viene a mancare il marito della poetessa e nello stesso periodo nasce una forte legame con il poeta Michele Pierri, che decide di sposare e trasferirsi a Taranto.
Viene allontanata da quest'ultimo grazie ai figli che usano come scusa la malattia del padre. Questo le provoca un profondo stato depressivo che la riporta a vivere le brutte esperienze dell’ospedale psichiatrico, questa volta di Taranto.
GLI ANNI DEL SUCCESSO
Nel 1986, ritorna a Milano, sui Navigli, dove finalmente riprende a scrivere. Sono anni in cui la poetessa rilascia molte pubblicazioni ed interventi pubblici, inoltre riceve molteplici premi letterari e una laurea honoris causa dall’Università di Messina. Ma soprattutto anni in cui trova pace dalla sua indomabile lotta interiore, dalle sua forte fragilità emotiva, dovuta ai lunghi periodi passati in manicomio a soffrire torture come l'elettroshok (ne subì una cinquantina).
Diventa un personaggio di successo, ma non cambia il suo stile: continua a vivere come una clochard nella casa dei Navigli, dove tiene ogni ricordo del passato accumulando oggetti come libri, fotografie e quadri; le pareti della casa diventano un insieme di numeri telefonici, ed il pavimento ricoperto da una distesa di sigarette spente. Definito da lei stessa come un "rifugio", non solo per lei, ma anche per i passanti e i barboni che la vanno a trovare. Ottiene anche il premio Montale Guggenheim; con i soldi ricavati lascia la sua amata casa e si trasferisce all’hotel Certosa, dove vi rimane fino a quando non finisce tutti i soldi, per la maggior parte donati ai barboni che incontra per strada.
Quando ci mettevano il cappio al collo e ci buttavano sulle brandine nude insieme a cocci immondi di bottiglie per favorire l'autoannientamento, allora sulle fronti madide compariva il sudore degli orti sacri, degli orti maledetti degli ulivi. Quando gli infermieri bastardi ci sollevavano le gonne putride e ghignavano, ghignavano verde, era in quel momento preciso che volevamo la lapidazione. Quando venivamo inchiodati in un cesso per esser sottoposti alla Cerletti, era in quel momento che la Gestapo vinceva e i nostri maledettissimi corpi non osavano sferrare pugni a destra e a manca per la resurrezione degli uomini…
Le poesie più belle non sono quelle pubblicate, bensì quelle riposte nei cassetti dei vari amici della Merini, proprio perchè era solita regalare i suoi manoscritti
LA MERINI Una ANTI-IGNAVO
La vita e le opere della poetessa sono la testimonianza di come la creatività e l'arte possano superare le difficoltà; dopo la sua morte lascia una valorosa eredità: le sue parole, che commuovono e ispirano i lettori.
"Si può essere qualcuno semplicemente pensando"
Alda Merini è stata una donna troppo progressista per il suo tempo, a tal punto da essere considerata matta e rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Vive la sua solitudine, i traumi, l'essere donna in un mondo maschile e poco disposto a riconoscere il valore femminile.
Il suo contributo più importante, a mio parere, va oltre l'arte: Alda Merini è stata una fautrice nella lotta contro il pregiudizio e la discriminazione legati alla salute mentale. Ha aperto la strada ad una maggiore comprensione e accettazione su questa tematica, oggi, molto attuale.
"Gli uomini mi piacciono finché non mi spingono al pianto"
SITOGRAFIA DELLE FONTI
- aldamerini.it
- Treccani
- Ilmessaggero.it