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Presentazione interattiva basica

EMMA GRISETTI

Created on December 15, 2023

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Transcript

Futurismo

Emma Grisetti 5^G1

Cos'è il Futurismo?

E' un movimento artistico nato a Milano agli inizi del XX secolo, ed è considerato il più importante, se non l’unico, movimento d’avanguardia italiano del primo Novecento. Venne Ideato e fondato dallo scrittore e poeta Filippo Tommaso Marinetti, che individuò in una serie di dettami da seguire nella cultura, nell’arte e anche nella vita un modo per raggiungere il rinnovamento negli uomini e nella società, evitando e spesso rinnegando tutto ciò che era avvenuto nel passato. Il Futurismo partì dalla letteratura per diffondersi in svariati campi, ovvero arte, musica, architettura, teatro, danza, cinema e persino moda e gastronomia.

Tematiche del Futurismo

  • Lotta contro ogni forma di passatismo, visto come un nemico di tutte le novità e che deve essere eliminato: si deve guardare solo verso il futuro e verso nuove invenzioni.
  • Ammirazione per la velocità e per la dinamicità, che devono essere percepite da ogni uomo come un nuovo stile di vita che sempre più moderno, gli permette di comunicare e costruire con mezzi sempre più semplici e rapidi grazie alle nuove invenzioni tecnologiche.
  • Ammirazione per la continuità perché il futurismo non deve mai fermarsi, ma deve avanzare all’infinito.
  • Esaltazione della guerra, vista come un modo positivo di scatenare le energie primordiali, di promuovere le nuove macchine per un futuro nuovo.
  • Raggiungimento di un’arte totale dove tutti in temi futuristi aderiscono ad ogni aspetto della vita umana.

Boccioni

Marinetti

Russolo

Severini

Carrà

Luigi Russolo: biografia

Nato a Portogruaro nel 1885, fin da ragazzo entrò nel mondo della musica studiando per diventare violinista, avvicinandosi solo successivamente alla pittura. Nel 1901 si stabilì a Milano, dove frequentò l'ambiente che ruotava intorno alla rivista futurista Poesia e entrò nell'Accademia di belle arti di Brera, partecipando in quel periodo al restauro dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Nel 1913 scrisse in una lettera all'amico Francesco Balilla Pratella quello che tre anni più tardi verra pubblicato col nome di L'arte dei rumori. La sua musica veniva eseguita con una famiglia di strumenti ideati da lui stesso e da suo fratello Antonio, anch'egli compositore futurista, gli intonarumori, apparecchi meccanici capaci di sviluppare suoni disarmonici e d'avanguardia. Nel 1922 costruì il rumorarmonio, che riuniva vari intonarumori insieme, pilotati da tastiere e pedaliere simili ad armonium, che servivano ad amplificare gli effetti musicali creati dagli intonarumori. Egli inventò tra l'altro l'arco e il piano enarmonico. Partecipò inoltre alla prima guerra mondiale, dal quale ne uscì mutilato e scosso nell'equilibrio mentale.Dal 1918 fino al 1930 visse a Parigi, dove nel 1927 tenne al Théâtre de la Madeleine gli spettacoli della pantomima futurista. La partitura di Risveglio di una città è tuttavia andata quasi del tutto perduta. Una volta a Parigi si interessò alle filosofie orientali, allo yoga e, insieme a Guido Torre, al magnetismo e allo spiritismo. Durante gli ultimi anni della sua vita si dedicò a esperimenti di parapsicologia e nel 1938 pubblicò il volume Al di là della materia. Riprese a dipingere tra il 1941 e il 1942, in uno stile vagamente naïf che egli stesso definì "classico moderno". Tomba di Luigi Russolo nel cimitero di Laveno-Mombello Morì nel 1947 a Cerro, frazione di Laveno-Mombello I dipinti di Russolo spaziano inizialmente tra il simbolismo e il divisionismo, per poi assimilare i dettami futuristi della scomposizione e della compenetrazione di piani. Inoltre, Russolo studiò il movimento di persone e macchine, in affinità con le ricerche di Giacomo Balla e di Umberto Boccioni, con il quale instaurò un rapporto confidenziale. Nell’ultima fase della sua pittura, approdò a rappresentazioni paesaggistiche con evidenti influenze filosofiche e spirituali, che aveva abbracciato nella sua vita

La rivolta

  • 1911
  • olio su tela
  • 150,8 x 230,7 cm
  • L’Aia, Kunstmuseum

L’artista rappresenta l’impatto di una manifestazione tra i caseggiati di una metropoli: un angolo acuto rosso, formato da sagome umane, è il punto di forza che sfonda la resistenza del blu, le forme oscure dell’ordine e della tradizione. Nell’opera pittorica che propongo oggi si vede un angolo acuto rosso, formato da sagome umane, che sfonda la resistenza del blu, la forma oscura dell’ordine e della tradizione. L’energia sprigionata dalla folla vociante che partecipa ad una manifestazione, si propaga così per tutta la città in forma di linee geometriche che ricordano delle frecce, segno di potenza, velocità, rumore ed energia. Il quadro venne scelto da Marinetti come icona del futurismo per la mostra di Parigi del 1912.

Dinamismo di un'automobile

  • 1913
  • olio su tela
  • 139 cm × 184 cm
  • Museo Nazionale d’Arte Moderna, Parigi

Il motivo dell’automobile era molto comune nella pittura futurista. I futuristi hanno esaltato la tecnologia e il suo ruolo nella trasformazione sociale. Era l’auto che si distingueva come simbolo della velocità e del progresso che il processo di modernizzazione apre. Luigi Russolo ha utilizzato metodi cubisti per presentare un’automobile aerodinamica. Russolo divide l’immagine in sei campi diseguali a forma di freccia. Questi campi orizzontali avevano lo scopo di creare l’illusione dell’alta velocità a cui si muove l’auto raffigurata. La frammentazione così concepita aveva anche lo scopo di indicare la direzione in cui la macchina si muove. Per ottenere l’effetto di velocità pulsante, Luigi Russolo ha utilizzato un approccio divisionista al colore. Separando nettamente i campi di diverse tonalità di blu da quelli di rosso, Russolo ha composto l’autentica vivacità della macchina ad alta velocità

Umberto Boccioni: biografia

Trascorre infanzia e giovinezza in varie città italiane a causa dei ripetuti trasferimenti del padre, impiegato di prefettura. Nel 1901 è a Roma dove apprende il mestiere di disegnatore e illustratore frequentando lo studio di un pittore di affiches. Giacomo Balla è il suo grande maestro: è Balla a introdurre Umberto Boccioni e Gino Severini, allora giovani pittori, alla tecnica divisionista e allo studio sulla luce. Nel 1906 Boccioni è a Parigi dove ha modo di studiare dal vero la pittura impressionista e di entrare in diretto contatto con la lezione di Cézanne. Negli anni parigini, Boccioni frequenta la colta signora russa Augusta Petrovna Popoff, moglie di Berdnicoff. Ospite dei coniugi Berdnicoff, Boccioni intraprende un viaggio in Russia che dura cinque mesi. E’ durante questo periodo che l’artista esegue il celebre Ritratto di Sophie Popoff.Poi rientra in Italia, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 1907 compie un breve viaggio a Parigi per vedere la mostra I pittori divisionisti italiani a Parigi. Alla fine dello stesso anno si trasferisce a Milano: qui studia da vicino la lezione pittorica di Giuseppe Pellizza da Volpedo e l’opera di Gaetano Previati. Nel 1909 rimane molto colpito dal Manifesto del Futurismo, pubblicato da Filippo Marinetti il 20 Febbraio 1090 sul quotidiano parigino “Figaro”. Nel Febbraio del 1910 insieme agli amici pittori Carlo Carrà e Luigi Russolo fa visita al poeta Filippo Tommaso Marinetti. Nello stesso anno sottoscrive il Manifesto dei Pittori Futuristi, firmato insieme a Balla, Russolo, Carrà e Severini, ed elabora il Manifesto Tecnico della Pittura Futurista. Dal 1911 Boccioni aderisce al movimento futurista e si fa promotore di tutte le iniziative, contribuendo personalmente con testi e interventi.Inoltre va a Parigi con Carrà per organizzare la mostra dei pittori futuristi. E’ durante questo viaggio che l’amico Severini lo mette in contatto con Picasso e Apollinaire. Nel 1912 è di nuovo a Parigi per l’inaugurazione della mostra Les Peintres Futuristes Italines alla Galleria Bernheim-Jeune. Nell’aprile dello stesso anno pubblica il Manifesto tecnico della Scultura futurista. Due anni dopo pubblica il libro Pittura Scultura futuriste in cui teorizza alcuni concetti chiave come la visione simultanea, il dinamismo plastico, le linee forza, la forma luce. Infine nel 1915, con l’ingresso dell’Italia in guerra, si arruola nel Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti e Automobilisti. Muore nel 1916 a seguito di una caduta da cavallo.

La strada entra nelle case

  • 1911
  • olio su tela
  • 100 x 100 cm.
  • Hannover, Kunstmuseum

La scena dipinta da Boccioni, ambientata negli anni Dieci del Novecento, rappresenta una donna che si affaccia dal balcone di una casa in Via Adige a Milano in zona Porta Vigentina. In basso, ai lati della donna, si colgono alcune figure di cavalli che nel primo Novecento rappresentavano ancora una importante forza lavoro nei cantieri urbani. Invece i pali verticali e obliqui che si alzano al centro del dipinto sono quelli delle impalcature montate dagli operai per costruire edifici e infrastrutture che caratterizzano lo sviluppo della moderna Metropoli. È ancora una rappresentazione del lavoro tradizionale. Infatti al centro gli uomini lavorano nel cantiere mentre le donne, impegnate nei lavori domestici, li osservano dall’alto dei balconi. La struttura complessa e la compenetrazione delle figure intende raffigurare l’operosità e il lavoro intenso e frenetico che si svolge nel cantiere urbano. Boccioni con questa composizione vuole evocare anche i rumori che dal cantiere salgono verso l’alto ed entrano nelle case che si affacciano sulla piazza. Boccioni rappresentò il frenetico lavoro della città in costruzione anche nel dipinto intitolato La città che sale.

Elasticità

  • dopo il 1912
  • olio su tela
  • 100 x 100 cm
  • Milano, Museo del Novecento

Nel dipinto intitolato Elasticità si osserva un uomo a cavallo lanciato al galoppo. Intorno si percepisce un ambiente metropolitano. Fu Umberto Boccioni a spiegare l’importanza dell’Elasticità in un testo del 1914 intitolato “Pittura Scultura Futuriste”. Boccioni indicò come caratteri generali di un corpo la porosità, l’impermeabilità, la rigidità e l’elasticità. Tutti derivanti dalla sua natura organica. In Elasticità, Umberto Boccioni cercò di rappresentare la sua visione teorica. L’artista infatti fu impegnato nel giungere a raffigurare il “dinamismo universale”. Come gli altri futuristi anche Boccioni metteva alla base del suo lavoro la convinzione che l’arte deve rappresentare il movimento. Anzi il reale stesso, secondo i futuristi, è comprensibile solo in stato di moto. Il maestro di Boccioni, Giacomo Balla, si preoccupò invece di trovare il modo di rappresentare il movimento organico e quello meccanico. Boccioni, insieme a Severini, elaborò così il concetto di “plasticismo simultaneo”. Si trattava di creare immagini e sculture in grado di visualizzare un dinamismo che integrasse figura e sfondo. La velocità fu una condizione che tutti i futuristi misero alla base del loro lavoro creativo. Non era però concepita solamente in senso fisico. Il dinamismo doveva investire la vita quotidiana e quella culturale. Oltre al concetto di velocità e di dinamismo fu utilizzato anche quello di simultaneità.

Gino Severini: biografia

Nasce a Cortona nel 1883. Dopo avervi trascorso l’infanzia, nel 1901 si trasferisce a Roma, dove incontra il pittore futurista Giacomo Balla, che gli fa conoscere la pittura divisionista e lo mette in contatto, a sua volta, con Umberto Boccioni. Per cercare il successo nel 1906, Severini si sposta a Parigi, dove studia i dipinti degli impressionisti e conosce numerosi esponenti di spicco delle avanguardie del Novecento, come Paul Signac, Georges Braque, Amedeo Modigliani, Pablo Picasso e i poeti Guillaume Apollinaire e Paul Fort, di cui nel 1913 sposa la figlia. In questo periodo si avvicina alla tecnica del puntinismo e alle opere di Seurat, e nel 1909 realizza uno dei suoi primi dipinti celebri, Printemps à Montmartre. Nonostante il suo trasferimento a Parigi, Gino Severini mantiene i contatti con gli artisti italiani, infatti nel 1910 firma il Manifesto del Futurismo di Marinetti e diventa un punto di contatto fondamentale tra gli artisti italiani e quelli francesi. Nel 1912 Carlo Carrà e Umberto Boccioni lo raggiungono a Parigi, dove organizza la prima mostra dei futuristi presso la Galleria Bernheim-Jeune. A partire dal 1916 Severini abbandona il futurismo e si avvicina alla pittura cubista. Si dedica in particolare alle nature morte e alla scomposizione e ricomposizione dei quadri, in cui lo spazio e il tempo, i dettagli e l’opera intera si fondono grazie all’utilizzo del colore e della luce. È in questo momento che Severini elabora la teoria del cubismo sintetico, che il critico d'arte Theo van Doesburg ha definito Cubismo psichico. Dopo un primo approccio al futurismo nel 1910, negli anni ‘50 Gino Severini torna a dedicarsi alla pittura futurista. Rispetto agli artisti futuristi Severini, sia nel 1910 che nel 1950 si è sempre distinto, perché non è particolarmente interessato ai temi della tecnologia, delle macchine e della velocità, ma preferisce trattare il futurismo con una sua personale visione, dipingendo tele legate alla danza e alle ballerine. La maggior parte dei suoi dipinti hanno come protagoniste le ballerine, come il famoso quadro di Gino Severini Blue Dancer, La ballerina in blu, perché il pittore considera le movenze delle danzatrici un simbolo della dinamicità e del movimento universale Negli anni ’50 Severini raggiunge l’apice della sua carriera, ricevendo il Gran premio della Biennale di Venezia, e in questo periodo si trasferisce definitivamente a Parigi. Muore nel 1966, a ottantaquattro anni, e le sue spoglie vengono subito trasferite da Parigi a Cortona..

Mare = ballerina

  • 1914
  • olio su tela
  • 105,3 x 85,9 cm
  • Venezia, Collezione Peggy Guggenheim

La forma della ballerina nel dipinto di Gino Severini è, ormai, scomparsa. Si intuiscono, infatti, grazie al suggerimento del titolo, delle parti di colore rosa che possono rimandare agli arti della donna. In centro, all’incrocio delle diagonali, si trova un semicerchio, di colore bianco e giallo molto chiaro. Intorno a questa figura, parzialmente invasa da uno spigolo di colore rosa, ruotano le varie parti della composizione. Si trovano semicerchi blu di varia intensità. Poi, un’ampia zona, a sinistra e a destra, di colore arancio e giallo di diverse intensità, rosso nelle parti più intense. Infine, verso sinistra, in alto delle zone più fredde di colore segnano gli spigoli. In centro e sulla parte destra, in alto, si trovano delle campiture verdi. Il movimento nel dipinto è di tipo cromatico. Sono, infatti, i contrasti tra complementari, arancio e blu, viola e giallo, rosso e verde, a creare il dinamismo. Le campiture si incontrano creando contrasti di chiarezza. Si formano, quindi, delle linee rette o circolari che suggeriscono il movimento astratto, che deriva da quello fisico della ballerina che danza nello spazio. La forma umana, quindi, si dissolve e si frantuma in schegge di colore incastrate con lo sfondo colorato. La superficie del dipinto sembra, infatti, un piano bidimensionale di cunei colorati che si incastrano e formano linee curve e rette. Si intravede, in questa composizione, un’influenza del frazionamento spaziale che deriva dalle ricerche cubiste. I colori vengono, inoltre, frantumati e disposti sulla tela con pennellate pure e affiancate come nella pittura divisionista.

Carlo Carrà:biografia

Carrà trascorse la sua infanzia in un ambiente piuttosto umile e paesano. Da bambino venne colpito da una malattia che lo costrinse a stare a letto per circa un mese, quindi per tenere occupate le giornate cominciò a disegnare e scoprì la sua passione per l’arte. Nel 1895 il pittore piemontese si traferì a Milano per lavorare come decoratore di palazzi. La città offrì a Carrà la possibilità di vedere i musei e di deliziare il suo sguardo trascorrendo le domenica alla Pinacoteca di Brera e alla Galleria d’arte Moderna del Castello Sforzesco. Nel 1889 andò per la prima volta a Parigi dove ebbe modo di vedere Delacroix, Gericault e gli impressionisti. Nel 1909 divenne studente del pittore Cesare Tallone presso l’Accademia di Brera in cui poté sviluppare un’esperienza figurativa di tipo divisionista e fu qui che strinse amicizia con alcuni artisti, tra questi il futurista Umberto Boccioni. Nel 1910 incontrò Marinetti e con lui, Boccioni e Russolo decise di elaborare un manifesto per rinnovare il linguaggio artistico italiano. Aderirono al nuovo movimento anche Giacomo Balla e Gino Severini dando vita a una delle avanguardie più importanti che segnarono il corso della storia dell’arte: il futurismo. Nel 1911 Carrà ritornò per la seconda volta a Parigi dove avviò i primi contatti con il cubismo, che si intensificarono con il terzo viaggio parigino, nel 1912, in occasione dell’Esposizione futurista presso la Galleria Bernheim Jeune. Durante il terzo viaggio a Parigi del 1912 Carrà conobbe molti artisti e intellettuali illustri come gli artisti Pablo Picasso, Amedeo Modigliani, Medardo Rosso e il poeta Guillaume Apollinaire. Fino al 1919 si dedicò assiduamente all’arte, disegnò, dipinse e proseguì gli studi sui maestri del Quattrocento. Dopo il matrimonio seguì un periodo di crisi interiore e di grande meditazione: il pittore dipinse poco ma disegnò molto realizzando una serie di fogli che i critici chiamarono “fase purista”. In questo periodo il suo linguaggio artistico fu più scarno ed essenziale, anticipando alcuni elementi che caratterizzarono il suo nuovo linguaggio artistico a partire dal 1921 circa. Nell’estate del 1965, l’ultima che passò a Forte dei Marmi, eseguì un gran numero di disegni, rielaborando, talvolta anche a distanza di anni, alcuni motivi che gli furono particolarmente cari. A seguito di una malattia Carlo Carrà morì a Milano il 13 aprile 1966.

I funerali dell'anarchico Galli

  • 1910–1911
  • colori ad olio
  • 1,99 m x 2,59 m
  • Museum of Modern Art, New York

Il funerale dell’anarchico Galli presenta uno scontro tra polizia e anarchici a Milano. Carrà ha presentato l’escalation di violenza al funerale affrontando i gendarmi a cavallo nella parte sinistra dell’immagine, mentre gli anarchici in difesa occupano il segmento destro. La parte centrale del dipinto è occupata dalla bara con il corpo dell’anarchico ucciso, coperto da un drappo rosso. Carrà ha evocato l’energia eruttiva della violenza con un tratto libero del pennello e la moltiplicazione di linee orizzontali e verticali che seguono i movimenti delle persone nella folla. I portatori del conflitto, i gendarmi e gli anarchici, sono rappresentati in tenui tonalità di marrone, formando così una massa omogenea di individui inferociti. L’assenza dell’atteso silenzio dignitoso e della marcia ritmica che le immagini dei cortei funebri emanano è un fattore chiave del disagio e dell’orrore che questa immagine deliberatamente provoca. L’elemento centrale, cioè la bara con il cadavere, è stata trasportata da persone circondate dalla polizia in un conflitto con i loro compagni. La possibilità che il cadavere di un anarchico ucciso finisca a terra e quindi venga simbolicamente ucciso di nuovo costituisce l’apice dell’inquietudine che questa composizione provoca. Oltre alle linee orizzontali e verticali che seguono ripetutamente i movimenti delle persone in conflitto, anche le relazioni di linee orizzontali, verticali e diagonali generate da striscioni, lance, pennoni e gru sono significative per il dinamismo della scena.

Grazie

Emma Grisetti 5^G1

Manifesto Futurismo