La scienza della gentilezza
La parola gentilezza è bellissima, è un sentimento interiore.
SECTION 1
La gentilezza ci rende persone migliori, più belle. Nel film Wonder abbiamo sentito questo
precetto: "Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile,
scegli di essere gentile"
"Gentilezza è cortesia, buona educazione, prestare qualcosa a qualcuno, condividere la
propria merenda, donare un sorriso, salutare, ringraziare, non lasciare nessuno nella
solitudine, rendere felici gli altri."
"Per me la gentilezza è tante cose: affetto, generosità, gratitudine, prendersi cura di cose,
animali e persone, essere amorevole con il prossimo, è rispetto, disponibilità, apertura e
premura verso l'altro. È qualcosa che ti fa stare bene solamente perché hai fatto qualcosa di
bello a qualcuno ed inoltre fa stare bene anche gli altri."
"Secondo me, la gentilezza è un sorriso, una parola dolce, un semplice gesto inaspettato, è
far agire il cuore."
"Gentilezza è aiuto gratuito, presenza e non assenza, altruismo e non indifferenza, mitezza
e non prepotenza, è apertura agli altri, è coraggio. Sì, perché nella nostra società serve
coraggio per essere gentili."
Significato ed etimologia della parola
Ultimamente si sente molto parlare di gentilezza e di "ritorno alla gentilezza".
Nella società di oggi urge abbandonare l'egocentrismo, l'egoismo a favore del noi, di
relazioni positive, autenticamente sociali.
Gentilezza non significa dire sempre sì, non vuol dire essere una persona al completo
servizio dell'altro, non è solo cortesia, buona educazione, ma è cura dell'altro.
Significato
Gentilézza [der. di gentile]. 1.- ant. Nobiltà, sia ereditaria sia (secondo l'interpretazione degli
stilnovisti) acquisita con l'esercizio della virtù e con l'elevatezza dei sentimenti, nobiltà di
animo. 2.- La qualità propria di chi è gentile, nei vari sign. dell'aggettivo: g. d'aspetto, g. di
modi; e in senso morale: g. d'animo, di costumi, di sentimenti. Più comunemente amabilità,
garbo, cortesia nel trattare con altri.
Etimologia
Nella prima accezione, traduzione del greco: ethnikos, da ethnos razza, gente; nella
seconda dal latino: gentilis della stessa famiglia, da gens formazione famigliare allargata, il
fondamento della società romana.
Gentili, erano i cittadini migliori che trasmettevano alla città i propri valori di solidarietà e
generosità e lo facevano con l'esempio.
Secondo i due grandi linguisti De Mauro e Devoto la gentilezza è collegata alla nobiltà, alla
cortesia all'interno di un gruppo di persone.
La gentilezza come dimensione necessaria alla socialità.
La gentilezza è bontà d'animo, nobile sentimento interiore, è cortesia che si manifesta con le
parole, con i gesti esteriori e con le buone maniere.La gentilezza non è un'emozione forte
come l'amore, l'odio, ma è un'emozione mite, silenziosa, ha però in sé una forza tale da
creare ponti solidi tra le persone.
Si nasce gentili o si impara ad esserlo?
Nella nostra breve vita abbiamo incontrato e incontriamo ogni giorno adulti e compagni di
viaggio che spontaneamente sono gentili che trovano le parole che ti fanno stare bene, che
non ti feriscono, persone pronte all'aiuto e all'ascolto gratuito. Abbiamo anche incontrato
adulti e bambini- ragazzi opportunisti, egoisti, indifferenti, sordi alle grida di aiuto e ciechi agli
inciampi quotidiani, pronti a criticare gli atti di gentilezza del prossimo, sono persone che si
dimostrano arroganti, prevaricatori, bulli, pensano di mostrare così la loro forza.
In una società che premia il più bello, il più bravo," il migliore"; la competitività è l'arma
vincente, ciò provoca aggressività, si diviene maleducati e offensivi.
Che sofferenza per noi non essere ascoltati, essere ignorati, mortificati eppure basterebbe
un po' di gentilezza.
Nessuno nasce gentile o arrogante.
Ai bambini viene insegnato ad essere sempre educati e gentili con il prossimo. I bambini,
seguendo l'esempio e i comportamenti di chi gli sta accanto, imparano ad essere gentili. Il
rispetto, la cura, lo stare bene insieme, la cortesia s'imparano fin da piccoli. Sicuramente, se
abbiamo avuto la fortuna di vivere in un ambiente gentile e di venir allenati alle buone
maniere, in automatico i nostri comportamenti saranno gentili, ma anche chi non è stato così
fortunato può diventarlo.
All'inizio basta poco: sorridiamo e salutiamo chi incontriamo, anche se non abbiamo voglia di
farlo e poi chiediamoci in che modo possiamo essere gentili a scuola coi compagni, con gli
insegnanti, coi bidelli, a casa con mamma, papà e i fratelli... Senza grande fatica, a poco a
poco gli atti di gentilezza aumenteranno, faremo felici le persone e noi lo saremo il doppio.
"Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla.
Sii gentile, sempre" diceva Platone, un filosofo greco.
L'etimologia della parola incontro trae origine dal latino popolare incontra, composto dal
prefisso in- (rafforzativo) e da contra =contro, dirimpetto, di fronte Quando mi trovo di fronte
a qualcuno, mi impegno ad essere gentile, sempre.
Il colore della gentilezza
É stata fatta un’indagine su che colore avesse la gentilezza e…… A differenza degli adulti che vedono la gentilezza come un colore chiaro, tenue nelle tonalità pastello perché è un sentimento mite, non appariscente, per noi bambini la gentilezza ha un colore forte, vivace perché capace di sconvolgere le persone. Molti ragazzi hanno scelto il giallo, il colore più "allegro" della ruota dei colori, il colore del sole, della felicità, dell'ottimismo perché è così che ci si sente dopo aver compiuto o ricevuto atti di gentilezza. Il giallo, come la gentilezza, crea un flusso di energia positiva tra le persone ed esprime sensazioni positive e rassicuranti. Alcuni hanno scelto il rosso, colore dell'amore e dell'audacia perché la gentilezza è un dono d'amore e serve forza e coraggio per praticarla perché non è una scelta facile. Parecchi hanno scelto il verde, colore tranquillo, rilassante che dona pace, armonia e speranza proprio come la gentilezza. Solo una bambina ha scelto il blu nella tonalità tenue, colore estremamente rilassante e positivo, che esprime una sensazione di benessere, di tranquillità e di pace come si avverte nei luoghi abitati da persone gentili. Infine, alcune bambine credono che la gentilezza nella sua bellezza non possa avere un solo colore, è un arcobaleno di colori. Come l'arcobaleno abbellisce il cielo, incanta e crea meraviglia così la gentilezza rende belle e meravigliose le persone. La gentilezza come l'arcobaleno possiede il rosso, colore del coraggio e dell'amore, l'arancione, colore della positività e dell'ottimismo, il giallo, colore dell'allegria, il blu e l'indaco, colori dell'armonia, della calma, il verde della speranza, e il viola, colore della benevolenza. Inoltre, la gentilezza come l'arcobaleno è simbolo di speranza, dona sollievo, fa respirare un soffio di pace e serenità e aiuta ad aprirsi al futuro, è il passaggio da un mondo temporalesco ad un nuovo mondo di serenità. La gentilezza, come l'arcobaleno è un ponte perché mette in relazione le persone, abbatte i muri, fa uscire dalla gabbia del nostro io e apre al noi.
La scienza della genitlezza
La cosa bella della gentilezza è che è l’unica cosa al mondo che, quando la condividi, raddoppia. I neuroscienziati hanno utilizzato le neuroimmagini per dimostrare che i “neuroni specchio” del cervello si mettono in movimento quando notano qualcuno che mostra le proprie emozioni oppure fa un gesto, e riproducono la stessa emozione o lo stesso gesto nella medesima zona del cervello di chi osserva. Se ci si trova di fronte una persona che prova dolore, vengono attivate le stesse parti del cervello che si attivano quando noi stessi proviamo dolore. Allo stesso modo, ci viene da sbadigliare quando vediamo qualcun altro che sbadiglia. Concludendo, se assistiamo a un atto di gentilezza di un’altra persona, questo ci motiverà a replicarlo.
Se ci si sente fuori forma, un metodo infallibile di migliorare il proprio umore è essere gentili nei confronti del prossimo. La generosità attiva una parte del cervello chiamata striato, che risponde alle cose che troviamo gratificanti, come l’ottimo cibo o una bella risata. Analogamente, quella sensazione di felicità che proviamo, viene prodotta anche quando aiutiamo qualcuno: si tratta del cosiddetto concetto dell’helper’s high. Ricerche sul sistema cardiocircolatorio dimostrano che gli atti di gentilezza fanno bene alla salute e possono persino rallentare il processo di invecchiamento del corpo. Permettono il rilascio di ossitocina, che a sua volta riduce l’infiammazione, abbassa la pressione sanguigna Inoltre, la gentilezza fa abbassare lo stress. Le persone gentili hanno il 23% in meno di cortisolo (l’ormone dello stress) in circolo nel corpo.
Vi è anche la riprova che praticare atti di gentilezza aiuta le persone a vedere la propria vita sotto una prospettiva diversa, con maggiore significato, senso di direzione e obiettivi, cioè piena realizzazione, cosa che le rende più propense a prendersi cura di sé, seguendo uno stile di vita più sano, facendo regolarmente esercizio e mangiando sano.La gentilezza è come un muscolo bisogna allenarla: magari, facendo ogni giorno tre esercizi di attenzione gentile verso un individuo, un animale e un vegetale
Quando Charles Darwin scrisse la teoria dell’evoluzione, nel 1859, rivelò che tutti gli organismi, compreso l’uomo, hanno origine da forme di vita più antiche. Ogni specie discende da altre: tutti gli esseri viventi hanno un antenato comune. E l’evoluzione è avvenuta per adattamento all’habitat. Ma le critiche agli scritti di Darwin nel mondo scientifico furono tali che un filosofo come Herbert Spencer vi aggiunse il concetto di “sopravvivenza del più forte”. Invece non è così, oggi il più adatto alla sopravvivenza in questo pianeta è invece il più gentile.
Nel complesso e affascinante mondo della neuroscienza, alcuni fattori principali emergono come veri protagonisti delle nostre emozioni e del nostro benessere: la serotonina, il cortisolo, l'ossitocina, la dopamina ed le endorfine. Questi neurotrasmettitori svolgono un ruolo chiave nel modellare il nostro stato d'animo e influenzare la nostra percezione del mondo.
La serotonina, spesso chiamata il "neurotrasmettitore della felicità", contribuisce a regolare l'umore, il sonno e l'appetito. La gentilezza, atto altruistico che coinvolge empatia e preoccupazione per gli altri, è stato dimostrato che aumenta i livelli di serotonina, portando ad una sensazione di benessere e soddisfazione.
Il cortisolo, noto come l'ormone dello stress, può essere tenuto a bada dalla gentilezza. Gesti gentili riducono i livelli di cortisolo, svolgendo un ruolo cruciale nel mitigare gli effetti negativi dello stress sulla salute mentale e fisica.
L'ossitocina, spesso chiamata l' "ormone dell'amore", è coinvolta nella creazione di legami sociali e nell'aumento della fiducia. La gentilezza libera ossitocina nel nostro sistema, creando connessioni più profonde e un senso di appartenenza.
La dopamina, il neurotrasmettitore della ricompensa, gioca un ruolo fondamentale nelle sensazioni di gratificazione. Gesti gentili attivano il sistema di ricompensa nel cervello, aumentando i livelli di dopamina e creando una sensazione di gioia e appagamento.
Infine, le endorfine, le "molecole della felicità", vengono rilasciate durante l'esercizio fisico e situazioni piacevoli. La gentilezza, essendo un atto positivo, può anche stimolare la produzione di endorfine, contribuendo al nostro benessere generale.
Abbracciare la gentilezza non solo migliora la vita degli altri, ma anche la nostra.
L’etimologia della parola specifica il significato profondo di questo sentimento. Odio deriva dal verbo latino ODESSE che significa odiare. La radice indoeuropea della parola che i filologi fanno risalire a vad o uad significa stringere, premere e si ritrova nel sanscrito avadhit, cioè respingere, allontanare. Vad è anche espressione dell’antico persiano e significa battere, ribattere che avrebbe echi anche nel greco antico otheo, spingo, allontano, scaccio, da cui espressioni come ostile e ostico. L’ipotesi di questa origine, rimanda dunque a repulsione, rifiuto, ripugnanza.E’ proprio quel genere di ostilità e di rifiuto che si manifestano non solo in casi come quello delle minacce ma anche in tutti quelli che popolano il linguaggio e le cosiddette conversazioni sui social network. L’odio è chiuso e infelice per definizione e queste comunità relativamente chiuse che formano un intreccio globale tra le persone che può essere generatore di comportamenti e reazioni violente e del famigerato hate speech appunto, il linguaggio dell’odio. Ogni comunità chiusa è per forza di cose violenta. Lo dimostrano gli ultrà che esprimono il loro odio verso altre squadre, o persone che arrivano anche ad uccidere perché l’altra persona ha opinioni, credenze religiose, orientamento sessuale diversi.
La gentilezza e il linguaggio dell'odio nella vita reale e nei social
Le persone raramente sono cattive. Molto più spesso sono: ignoranti, stanche, superficiali, immature; oppure stanno facendo uno scherzo terribile, hanno l’erronea convinzione di un equivoco, soffrono per una disabilità sociale e così via. Tutti noi abbiamo avuto una giornata storta e postato qualcosa di poco saggio in un momento di frustrazione. Concedete agli altri il beneficio del dubbio che vorreste loro concedessero a voi.
Di gentilezza c’è sempre bisogno e ciononostante quotidianamente ci imbattiamo in una serie di eventi e atteggiamenti sgarbati, presuntuosi, addirittura offensivi. E in particolare c’è un non-luogo dove la maleducazione e l’aggressività hanno trovato un habitat ideale: il web.
L’odio in rete scorre inesorabilmente. Nella foto di una persona che riteniamo grottesca postata sul nostro profilo Facebook. In un post che prende di mira un comportamento che non riteniamo conforme alla nostra visione del mondo. Nei commenti al vetriolo di una discussione online.
<< I social network sono ricchi di espressioni di ostilità. Dai dati delle nostre indagini, la percentuale di messaggi d’odio si attesta tra il 15 e il 20%»
il linguaggio dell’odio è diventato un’emergenza sociale.
«La comunità europea ha definito un codice di condotta che prevede l’impegno da parte di piattaforme come Facebook a rimuovere i contenuti caratterizzati dal linguaggio dell’odio»
Il team dell’Università di Torino, insieme all’associazione Acmos, è entrato anche nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi su questi temi. E ne è emerso qualcosa di sorprendente a questo proposito. «I ragazzi sono perfettamente consapevoli di ciò che scrivono quando compongono un messaggio d’odio. Lo fanno comunque pensando che questo comportamento non abbia un impatto forte come nella comunicazione di persona».
End!
Educazione civica
Anna Padovani
Created on December 13, 2023
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La scienza della gentilezza
La parola gentilezza è bellissima, è un sentimento interiore.
SECTION 1
La gentilezza ci rende persone migliori, più belle. Nel film Wonder abbiamo sentito questo precetto: "Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile"
"Gentilezza è cortesia, buona educazione, prestare qualcosa a qualcuno, condividere la propria merenda, donare un sorriso, salutare, ringraziare, non lasciare nessuno nella solitudine, rendere felici gli altri."
"Per me la gentilezza è tante cose: affetto, generosità, gratitudine, prendersi cura di cose, animali e persone, essere amorevole con il prossimo, è rispetto, disponibilità, apertura e premura verso l'altro. È qualcosa che ti fa stare bene solamente perché hai fatto qualcosa di bello a qualcuno ed inoltre fa stare bene anche gli altri."
"Secondo me, la gentilezza è un sorriso, una parola dolce, un semplice gesto inaspettato, è far agire il cuore."
"Gentilezza è aiuto gratuito, presenza e non assenza, altruismo e non indifferenza, mitezza e non prepotenza, è apertura agli altri, è coraggio. Sì, perché nella nostra società serve coraggio per essere gentili."
Significato ed etimologia della parola
Ultimamente si sente molto parlare di gentilezza e di "ritorno alla gentilezza". Nella società di oggi urge abbandonare l'egocentrismo, l'egoismo a favore del noi, di relazioni positive, autenticamente sociali. Gentilezza non significa dire sempre sì, non vuol dire essere una persona al completo servizio dell'altro, non è solo cortesia, buona educazione, ma è cura dell'altro.
Significato Gentilézza [der. di gentile]. 1.- ant. Nobiltà, sia ereditaria sia (secondo l'interpretazione degli stilnovisti) acquisita con l'esercizio della virtù e con l'elevatezza dei sentimenti, nobiltà di animo. 2.- La qualità propria di chi è gentile, nei vari sign. dell'aggettivo: g. d'aspetto, g. di modi; e in senso morale: g. d'animo, di costumi, di sentimenti. Più comunemente amabilità, garbo, cortesia nel trattare con altri.
Etimologia Nella prima accezione, traduzione del greco: ethnikos, da ethnos razza, gente; nella seconda dal latino: gentilis della stessa famiglia, da gens formazione famigliare allargata, il fondamento della società romana. Gentili, erano i cittadini migliori che trasmettevano alla città i propri valori di solidarietà e generosità e lo facevano con l'esempio. Secondo i due grandi linguisti De Mauro e Devoto la gentilezza è collegata alla nobiltà, alla cortesia all'interno di un gruppo di persone. La gentilezza come dimensione necessaria alla socialità. La gentilezza è bontà d'animo, nobile sentimento interiore, è cortesia che si manifesta con le parole, con i gesti esteriori e con le buone maniere.La gentilezza non è un'emozione forte come l'amore, l'odio, ma è un'emozione mite, silenziosa, ha però in sé una forza tale da creare ponti solidi tra le persone.
Si nasce gentili o si impara ad esserlo?
Nella nostra breve vita abbiamo incontrato e incontriamo ogni giorno adulti e compagni di viaggio che spontaneamente sono gentili che trovano le parole che ti fanno stare bene, che non ti feriscono, persone pronte all'aiuto e all'ascolto gratuito. Abbiamo anche incontrato adulti e bambini- ragazzi opportunisti, egoisti, indifferenti, sordi alle grida di aiuto e ciechi agli inciampi quotidiani, pronti a criticare gli atti di gentilezza del prossimo, sono persone che si dimostrano arroganti, prevaricatori, bulli, pensano di mostrare così la loro forza. In una società che premia il più bello, il più bravo," il migliore"; la competitività è l'arma vincente, ciò provoca aggressività, si diviene maleducati e offensivi. Che sofferenza per noi non essere ascoltati, essere ignorati, mortificati eppure basterebbe un po' di gentilezza. Nessuno nasce gentile o arrogante. Ai bambini viene insegnato ad essere sempre educati e gentili con il prossimo. I bambini, seguendo l'esempio e i comportamenti di chi gli sta accanto, imparano ad essere gentili. Il rispetto, la cura, lo stare bene insieme, la cortesia s'imparano fin da piccoli. Sicuramente, se abbiamo avuto la fortuna di vivere in un ambiente gentile e di venir allenati alle buone maniere, in automatico i nostri comportamenti saranno gentili, ma anche chi non è stato così fortunato può diventarlo. All'inizio basta poco: sorridiamo e salutiamo chi incontriamo, anche se non abbiamo voglia di farlo e poi chiediamoci in che modo possiamo essere gentili a scuola coi compagni, con gli insegnanti, coi bidelli, a casa con mamma, papà e i fratelli... Senza grande fatica, a poco a poco gli atti di gentilezza aumenteranno, faremo felici le persone e noi lo saremo il doppio. "Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre" diceva Platone, un filosofo greco. L'etimologia della parola incontro trae origine dal latino popolare incontra, composto dal prefisso in- (rafforzativo) e da contra =contro, dirimpetto, di fronte Quando mi trovo di fronte a qualcuno, mi impegno ad essere gentile, sempre.
Il colore della gentilezza
É stata fatta un’indagine su che colore avesse la gentilezza e…… A differenza degli adulti che vedono la gentilezza come un colore chiaro, tenue nelle tonalità pastello perché è un sentimento mite, non appariscente, per noi bambini la gentilezza ha un colore forte, vivace perché capace di sconvolgere le persone. Molti ragazzi hanno scelto il giallo, il colore più "allegro" della ruota dei colori, il colore del sole, della felicità, dell'ottimismo perché è così che ci si sente dopo aver compiuto o ricevuto atti di gentilezza. Il giallo, come la gentilezza, crea un flusso di energia positiva tra le persone ed esprime sensazioni positive e rassicuranti. Alcuni hanno scelto il rosso, colore dell'amore e dell'audacia perché la gentilezza è un dono d'amore e serve forza e coraggio per praticarla perché non è una scelta facile. Parecchi hanno scelto il verde, colore tranquillo, rilassante che dona pace, armonia e speranza proprio come la gentilezza. Solo una bambina ha scelto il blu nella tonalità tenue, colore estremamente rilassante e positivo, che esprime una sensazione di benessere, di tranquillità e di pace come si avverte nei luoghi abitati da persone gentili. Infine, alcune bambine credono che la gentilezza nella sua bellezza non possa avere un solo colore, è un arcobaleno di colori. Come l'arcobaleno abbellisce il cielo, incanta e crea meraviglia così la gentilezza rende belle e meravigliose le persone. La gentilezza come l'arcobaleno possiede il rosso, colore del coraggio e dell'amore, l'arancione, colore della positività e dell'ottimismo, il giallo, colore dell'allegria, il blu e l'indaco, colori dell'armonia, della calma, il verde della speranza, e il viola, colore della benevolenza. Inoltre, la gentilezza come l'arcobaleno è simbolo di speranza, dona sollievo, fa respirare un soffio di pace e serenità e aiuta ad aprirsi al futuro, è il passaggio da un mondo temporalesco ad un nuovo mondo di serenità. La gentilezza, come l'arcobaleno è un ponte perché mette in relazione le persone, abbatte i muri, fa uscire dalla gabbia del nostro io e apre al noi.
La scienza della genitlezza
La cosa bella della gentilezza è che è l’unica cosa al mondo che, quando la condividi, raddoppia. I neuroscienziati hanno utilizzato le neuroimmagini per dimostrare che i “neuroni specchio” del cervello si mettono in movimento quando notano qualcuno che mostra le proprie emozioni oppure fa un gesto, e riproducono la stessa emozione o lo stesso gesto nella medesima zona del cervello di chi osserva. Se ci si trova di fronte una persona che prova dolore, vengono attivate le stesse parti del cervello che si attivano quando noi stessi proviamo dolore. Allo stesso modo, ci viene da sbadigliare quando vediamo qualcun altro che sbadiglia. Concludendo, se assistiamo a un atto di gentilezza di un’altra persona, questo ci motiverà a replicarlo.
Se ci si sente fuori forma, un metodo infallibile di migliorare il proprio umore è essere gentili nei confronti del prossimo. La generosità attiva una parte del cervello chiamata striato, che risponde alle cose che troviamo gratificanti, come l’ottimo cibo o una bella risata. Analogamente, quella sensazione di felicità che proviamo, viene prodotta anche quando aiutiamo qualcuno: si tratta del cosiddetto concetto dell’helper’s high. Ricerche sul sistema cardiocircolatorio dimostrano che gli atti di gentilezza fanno bene alla salute e possono persino rallentare il processo di invecchiamento del corpo. Permettono il rilascio di ossitocina, che a sua volta riduce l’infiammazione, abbassa la pressione sanguigna Inoltre, la gentilezza fa abbassare lo stress. Le persone gentili hanno il 23% in meno di cortisolo (l’ormone dello stress) in circolo nel corpo.
Vi è anche la riprova che praticare atti di gentilezza aiuta le persone a vedere la propria vita sotto una prospettiva diversa, con maggiore significato, senso di direzione e obiettivi, cioè piena realizzazione, cosa che le rende più propense a prendersi cura di sé, seguendo uno stile di vita più sano, facendo regolarmente esercizio e mangiando sano.La gentilezza è come un muscolo bisogna allenarla: magari, facendo ogni giorno tre esercizi di attenzione gentile verso un individuo, un animale e un vegetale
Quando Charles Darwin scrisse la teoria dell’evoluzione, nel 1859, rivelò che tutti gli organismi, compreso l’uomo, hanno origine da forme di vita più antiche. Ogni specie discende da altre: tutti gli esseri viventi hanno un antenato comune. E l’evoluzione è avvenuta per adattamento all’habitat. Ma le critiche agli scritti di Darwin nel mondo scientifico furono tali che un filosofo come Herbert Spencer vi aggiunse il concetto di “sopravvivenza del più forte”. Invece non è così, oggi il più adatto alla sopravvivenza in questo pianeta è invece il più gentile.
Nel complesso e affascinante mondo della neuroscienza, alcuni fattori principali emergono come veri protagonisti delle nostre emozioni e del nostro benessere: la serotonina, il cortisolo, l'ossitocina, la dopamina ed le endorfine. Questi neurotrasmettitori svolgono un ruolo chiave nel modellare il nostro stato d'animo e influenzare la nostra percezione del mondo.
La serotonina, spesso chiamata il "neurotrasmettitore della felicità", contribuisce a regolare l'umore, il sonno e l'appetito. La gentilezza, atto altruistico che coinvolge empatia e preoccupazione per gli altri, è stato dimostrato che aumenta i livelli di serotonina, portando ad una sensazione di benessere e soddisfazione.
Il cortisolo, noto come l'ormone dello stress, può essere tenuto a bada dalla gentilezza. Gesti gentili riducono i livelli di cortisolo, svolgendo un ruolo cruciale nel mitigare gli effetti negativi dello stress sulla salute mentale e fisica.
L'ossitocina, spesso chiamata l' "ormone dell'amore", è coinvolta nella creazione di legami sociali e nell'aumento della fiducia. La gentilezza libera ossitocina nel nostro sistema, creando connessioni più profonde e un senso di appartenenza.
La dopamina, il neurotrasmettitore della ricompensa, gioca un ruolo fondamentale nelle sensazioni di gratificazione. Gesti gentili attivano il sistema di ricompensa nel cervello, aumentando i livelli di dopamina e creando una sensazione di gioia e appagamento.
Infine, le endorfine, le "molecole della felicità", vengono rilasciate durante l'esercizio fisico e situazioni piacevoli. La gentilezza, essendo un atto positivo, può anche stimolare la produzione di endorfine, contribuendo al nostro benessere generale.
Abbracciare la gentilezza non solo migliora la vita degli altri, ma anche la nostra.
L’etimologia della parola specifica il significato profondo di questo sentimento. Odio deriva dal verbo latino ODESSE che significa odiare. La radice indoeuropea della parola che i filologi fanno risalire a vad o uad significa stringere, premere e si ritrova nel sanscrito avadhit, cioè respingere, allontanare. Vad è anche espressione dell’antico persiano e significa battere, ribattere che avrebbe echi anche nel greco antico otheo, spingo, allontano, scaccio, da cui espressioni come ostile e ostico. L’ipotesi di questa origine, rimanda dunque a repulsione, rifiuto, ripugnanza.E’ proprio quel genere di ostilità e di rifiuto che si manifestano non solo in casi come quello delle minacce ma anche in tutti quelli che popolano il linguaggio e le cosiddette conversazioni sui social network. L’odio è chiuso e infelice per definizione e queste comunità relativamente chiuse che formano un intreccio globale tra le persone che può essere generatore di comportamenti e reazioni violente e del famigerato hate speech appunto, il linguaggio dell’odio. Ogni comunità chiusa è per forza di cose violenta. Lo dimostrano gli ultrà che esprimono il loro odio verso altre squadre, o persone che arrivano anche ad uccidere perché l’altra persona ha opinioni, credenze religiose, orientamento sessuale diversi.
La gentilezza e il linguaggio dell'odio nella vita reale e nei social
Le persone raramente sono cattive. Molto più spesso sono: ignoranti, stanche, superficiali, immature; oppure stanno facendo uno scherzo terribile, hanno l’erronea convinzione di un equivoco, soffrono per una disabilità sociale e così via. Tutti noi abbiamo avuto una giornata storta e postato qualcosa di poco saggio in un momento di frustrazione. Concedete agli altri il beneficio del dubbio che vorreste loro concedessero a voi. Di gentilezza c’è sempre bisogno e ciononostante quotidianamente ci imbattiamo in una serie di eventi e atteggiamenti sgarbati, presuntuosi, addirittura offensivi. E in particolare c’è un non-luogo dove la maleducazione e l’aggressività hanno trovato un habitat ideale: il web.
L’odio in rete scorre inesorabilmente. Nella foto di una persona che riteniamo grottesca postata sul nostro profilo Facebook. In un post che prende di mira un comportamento che non riteniamo conforme alla nostra visione del mondo. Nei commenti al vetriolo di una discussione online.
<< I social network sono ricchi di espressioni di ostilità. Dai dati delle nostre indagini, la percentuale di messaggi d’odio si attesta tra il 15 e il 20%»
il linguaggio dell’odio è diventato un’emergenza sociale.
«La comunità europea ha definito un codice di condotta che prevede l’impegno da parte di piattaforme come Facebook a rimuovere i contenuti caratterizzati dal linguaggio dell’odio»
Il team dell’Università di Torino, insieme all’associazione Acmos, è entrato anche nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi su questi temi. E ne è emerso qualcosa di sorprendente a questo proposito. «I ragazzi sono perfettamente consapevoli di ciò che scrivono quando compongono un messaggio d’odio. Lo fanno comunque pensando che questo comportamento non abbia un impatto forte come nella comunicazione di persona».
End!