Basilica di San Miniato al Monte, Firenze
Duomo di Pisa
L'arte romanica
fatto da Maria Rosaria D'Ostuni e Alice Trimarco
Piazza del Duomo, Pisa
06/10/18
Basilica di Sant'Ambrogio, 1098 Milano
ARTE ROMANICA: CARATTERISTICHE
A utilizzare per la prima volta l’espressione arte romanica sono due medievalisti del XIX secolo, De Gerville e De Caumont. La utilizzarono per definire l’arte dei secoli XI e XII in Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna settentrionale e Italia. L'arte romanica è essenzialmente un’arte cristiana in quanto si sviluppò lungo le vie di pellegrinaggio che conducevano a Roma e alle città di imbarco per la Terra Santa, oppure ai grandi santuari di Francia e Spagna. Ogni via di pellegrinaggio era quindi segnata da una serie di tappe con altrettante chiese da visitare. Si creava, così, un intenso traffico sia di fedeli sia di artisti di ogni provenienza, che viaggiavano da un cantiere di una chiesa all’altro, scambiandosi esperienze e favorendo la nascita di un linguaggio artistico con caratteri tecnici e stilistici comuni anche in aree lontane tra loro. Tuttavia, l’arte romanica mantiene una grande varietà espressiva da luogo a luogo, a seconda delle tradizioni locali.
ARCHITETTURA ROMANICA
La cattedrale è sicuramente l’elemento più rappresentativo dell’arte romanica, non solo perché si tratta di una chiesa molto più grande delle altre, ma anche perché era il simbolo di una fede cristiana condivisa da tutti e l’orgoglio dell’intera cittadinanza che vi si riuniva per pregare e, in caso di pericolo, per essere protetta dal vescovo.
STRUTTURA DELLA CATTEDRALE
La facciata è a salienti, ovvero presenta spioventi lungo i contorni del tetto. In alto nella facciata si apre un rosone circolare.L’ingresso principale delle chiese romaniche è preceduto da un protiro, cioè un piccolo atrio coperto, sorretto da colonne poggianti su leoni detti stilofori, cioè portatori di colonne. Prevale l’uso dell’arco a tutto sesto, anche se compare a volte l’arco acuto, di origine araba. Per le coperture si adottano soffitti a capriate lignee, volte a botte oppure volte a crociera (derivanti dall’incrocio di due volte a botte). La pianta più diffusa è quella a croce latina, a tre o cinque navate, con deambulatorio (corridoio che corre dietro il coro) e cappelle a raggiera o con tre o più absidi parallele.
All’incrocio fra navata e transetto (il “braccio corto” della croce latina) si innalza la cupola o la torre di crociera. Sopra le navate laterali corrono spesso i matronei (dove prendevano posto le donne durante le cerimonie religiose), a volte sostituiti da trifori (finestre) ciechi. Al di sopra si innalza in alcuni casi il claristorio con finestre. Nella parte terminale del “braccio lungo” vi sono: il presbiterio (dove si trova l’altare) a volte sopraelevato; il coro (lo spazio intorno all’altare riservato al clero); la cripta (una zona sotterranea destinata a conservare le reliquie dei santi). L'9 conostasi è invece la struttura divisoria che separa il presbiterio dalla navata centrale e serve per l’esposizione delle icone. È costituita in genere da una transenna di marmo (ma anche in legno) su cui poggiano colonne sormontate da un architrave. Sulla parete di fondo si aprono uno o più absidi di pianta semicircolare. Determinante per lo sviluppo dell’architettura romanica fu la grande crescita degli ordini monastici (benedettini e cluniacensi, in particolare) e la loro consuetudine di edificare accanto alla chiesa gli ambienti dedicati alla preghiera e alla vita quotidiana (monasteri).
LA SCULTURA E LA PITTURA ROMANICA
La scultura assume un ruolo centrale nell’architettura romanica. Sulle facciate delle chiese, sulle lunette dei portali, sui capitelli delle colonne i maestri scolpivano (generalmente con la pietra locale) creature mostruose o fantastiche, quali sfingi, draghi, grifoni che fungono da ammonimento e descrivono l’eterna lotta tra il Bene e il Male. Ma in genere erano scolpite “storie di pietra” che raccontavano ai fedeli episodi del Vecchio e del nuovo Testamento, le vite e la morte dei martiri, per illustrare al popolo analfabeta i precetti religiosi e invitarli a percorrere un cammino di fede. Oltre ai soggetti religiosi, sono trattati temi legati allo scorrere del tempo e al lavoro dell’uomo. I maggiori esponenti della scultura romanica in Italia sono Wiligelmo, attivo a Modena; Nicholaus, che lascia opere in vari centri dell’Italia settentrionale; Benedetto Antelami, noto soprattutto per le sculture realizzate a Parma.
La funzione fondamentale della pittura era quella di istruire gli analfabeti: era infatti definita la «Bibbia degli illetterati».
Le pareti, e a volte le coperture delle chiese, erano ricoperte dalle immagini delle storie sacre. Esse raccontavano, come in un fumetto, le torture subite dai martiri e il coraggio dimostrato per affermare le verità della Chiesa cristiana.
I dipinti riprendono in linea di massima lo stile bizantino: le immagini sono essenziali, i corpi e i volti sono piatti, contornati da linee scure.
Purtroppo molti affreschi del periodo romanico sono andati perduti e pochi cicli importanti si sono conservati sino a noi.
Anche la pittura su tavola ha subito gravi perdite e alterazioni.
La miniatura era molto diffusa. I libri erano generalmente prodotti negli scriptoria dei monasteri. Il più importante scriptorium era quello di Montecassino.
Mosaico del catino absidaleCristo Pantocrate, prima metà del XII secolo Cattedrale di Cefalù
Storia della genesi di Wiligelmo
IL ROMANICO PISANO
Il Romanico toscano, forse meglio di altri stili, riesce a raccontare la storia e le peculiarità di un territorio che tra XI e XIII secolo ha caratteristiche politiche, commerciali e sociali tutte sue. Non è un caso quindi che all’epoca diverse zone della Toscana abbiano dato vita ad architetture stilisticamente diversissime tra loro, in particolar modo il romanico toscano segna il diverso ‘passo’ di due città profondamente differenti e a tratti contrapposte: Pisa e Firenze. Il romanico pisano si sviluppa nel momento di massimo splendore della città: Pisa è una delle Repubbliche Marinare, è ricca, sostanzialmente autonoma dal punto di vista politico, ha una flotta di straordinaria potenza, e commercia con tutti i Paesi del Mediterraneo. La sua vivacissima vita commerciale, economica e politica la rendono luogo privilegiato di scambi, di contatti, di acquisizioni di nuove competenze, nessuna meraviglia dunque che proprio su queste basi la città dia vita ad uno stile architettonico tutto suo. Articolato e luminoso, arricchito dalla contaminazione con altre culture, il romanico pisano è ricco di particolari, gioca sui volumi delle decorazioni, e sulla contrapposizione cromatica, incide, riveste, scandisce. Il risultato è un’architettura nella quale l’influenza bizantina è evidentissima, ma è altrettanto evidente la ‘memoria’ di un romanico lombardo che le fa da spunto e da guida.
Questa convivenza tra elementi stilistici diversi trova nel Duomo di Pisa il proprio massimo compimento. Sono le innumerevoli loggette, le grandi arcate cieche, le losanghe, le alternanze di fasce di marmi a colori differenti, gli archi a profilo acuto, le file ininterrotte di colonnine, gli intarsi policromi, a dare all’esterno di questa chiesa una potenza emotiva straordinaria, che riesce ad accompagnarsi ad una insospettabile sensazione di leggerezza. Anche l’interno ha un potere evocativo senza eguali. Ne percorriamo le 5 navate e quasi ci confondiamo nella contrapposizione tra semplicità dello spazio di marca paleocristiana e ricchezza decorativa, tra i bianchi e neri dei rivestimenti e i colori dei mosaici, tra le convivenze insospettabili di capitelli corinzi, marmi e granito.
IL ROMANICO FIORENTINO
Pisa e Firenze seppur vicine sono lontanissime dal punto di vista stilistico, perché il romanico fiorentino è soprattutto incentrato sul recupero dell’architettura classica e - ancor più di quello pisano - è ordinato e geometrico, con facciate ‘precise’, sulle quali la contrapposizione bianco-verde dei marmi ha la funzione di disegnare le diverse parti della struttura, e presta un’attenzione particolare all’equilibrio e all’armonia. Come ha sostenuto G. C. Argan: “L’Arte Romanica aveva stabilito l’identità di infinito spaziale e valore cromatico (...).” Il romanico fiorentino non è uno stile che possa essere paragonato a quello pisano, né per diffusione, né per rilevanza, ma ha un’importanza fondamentale per la successiva architettura rinascimentale, con Leon battista Alberti e Filippo Brunelleschi che a tutti gli effetti l’hanno considerato il fondamento concettuale per la creazione dei propri progetti.
Chiesa di Santo Stefano al Monte, Firenze
LA BASILICA DI SAN MINIATO AL MONTE
La basilica di San Miniato al Monte è considerata uno dei suoi esempi più belli: con una facciata interamente giocata su geometrie contrapposte, ordinate e ripetute, incanta l’osservatore per il rigore dettato dalla precisione del disegno. Stesso rigore, stessa precisione, stesso incanto delle ripetizioni si colgono percorrendone le 3 navate, che sono luminose e ‘grafiche’, di nuovo giocate sul contrapporsi del bianco e del verde, di nuovo scandite da quella che sembra una sequenza infinita di colonne. La costruzione di San Miniato viene considerata come il primo segnale della rinascita di Firenze, per lungo tempo messa in ombra dalla dominante, vicina, Lucca. Sarà anche per quello che il progetto di San Miniato prevede una anomalia: il presbiterio (che ospita l’altare) e il coro sono poggiati su una piattaforma e appaiono molto rialzati rispetto al piano della chiesa, quasi a voler sottolineare un concetto di potenza, di superiorità, quasi forse a voler introdurre nella sacralità del luogo un riferimento ad un desiderio di rivalsa di sapore squisitamente politico.
IL BATTISTERO DI SAN GIOVANNI
Il Battistero di San Giovanni sorge di fronte alla Cattedrale ed è l’antico centro religioso e civile della città, nonché un capolavoro del romanico italiano. Il monumento che vediamo oggi fu consacrato nel 1059 da papa Niccolò II ed è forse frutto dell'ampliamento di un primitivo Battistero del IV-V secolo, ma dal medioevo al passato recente si è creduto che fosse un antico tempio pagano dedicato al dio Marte, convertito in chiesa in epoca cristiana. Il “bel San Giovanni” (come lo chiamò Dante), è un edificio a pianta ottagonale largo 25,6 metri, su cui s’innesta un corpo absidale a ovest, ordinato su tre livelli verticali e concluso da una doppia volta, costituita da otto vele interne su cui insiste un tetto a prisma di altrettanti lati. Le pareti sono rivestite in marmi bianchi e verdi a disegni geometrici e si aprono su tre portali e ventiquattro finestre. All’interno, ciascun lato è scandito da trabeazioni tra coppie di semi pilastri e sostenute da colonne antiche, mentre al secondo livello c’è un matroneo.
L'arte romanica
marudost99
Created on December 12, 2023
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Basilica di San Miniato al Monte, Firenze
Duomo di Pisa
L'arte romanica
fatto da Maria Rosaria D'Ostuni e Alice Trimarco
Piazza del Duomo, Pisa
06/10/18
Basilica di Sant'Ambrogio, 1098 Milano
ARTE ROMANICA: CARATTERISTICHE
A utilizzare per la prima volta l’espressione arte romanica sono due medievalisti del XIX secolo, De Gerville e De Caumont. La utilizzarono per definire l’arte dei secoli XI e XII in Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna settentrionale e Italia. L'arte romanica è essenzialmente un’arte cristiana in quanto si sviluppò lungo le vie di pellegrinaggio che conducevano a Roma e alle città di imbarco per la Terra Santa, oppure ai grandi santuari di Francia e Spagna. Ogni via di pellegrinaggio era quindi segnata da una serie di tappe con altrettante chiese da visitare. Si creava, così, un intenso traffico sia di fedeli sia di artisti di ogni provenienza, che viaggiavano da un cantiere di una chiesa all’altro, scambiandosi esperienze e favorendo la nascita di un linguaggio artistico con caratteri tecnici e stilistici comuni anche in aree lontane tra loro. Tuttavia, l’arte romanica mantiene una grande varietà espressiva da luogo a luogo, a seconda delle tradizioni locali.
ARCHITETTURA ROMANICA
La cattedrale è sicuramente l’elemento più rappresentativo dell’arte romanica, non solo perché si tratta di una chiesa molto più grande delle altre, ma anche perché era il simbolo di una fede cristiana condivisa da tutti e l’orgoglio dell’intera cittadinanza che vi si riuniva per pregare e, in caso di pericolo, per essere protetta dal vescovo.
STRUTTURA DELLA CATTEDRALE
La facciata è a salienti, ovvero presenta spioventi lungo i contorni del tetto. In alto nella facciata si apre un rosone circolare.L’ingresso principale delle chiese romaniche è preceduto da un protiro, cioè un piccolo atrio coperto, sorretto da colonne poggianti su leoni detti stilofori, cioè portatori di colonne. Prevale l’uso dell’arco a tutto sesto, anche se compare a volte l’arco acuto, di origine araba. Per le coperture si adottano soffitti a capriate lignee, volte a botte oppure volte a crociera (derivanti dall’incrocio di due volte a botte). La pianta più diffusa è quella a croce latina, a tre o cinque navate, con deambulatorio (corridoio che corre dietro il coro) e cappelle a raggiera o con tre o più absidi parallele.
All’incrocio fra navata e transetto (il “braccio corto” della croce latina) si innalza la cupola o la torre di crociera. Sopra le navate laterali corrono spesso i matronei (dove prendevano posto le donne durante le cerimonie religiose), a volte sostituiti da trifori (finestre) ciechi. Al di sopra si innalza in alcuni casi il claristorio con finestre. Nella parte terminale del “braccio lungo” vi sono: il presbiterio (dove si trova l’altare) a volte sopraelevato; il coro (lo spazio intorno all’altare riservato al clero); la cripta (una zona sotterranea destinata a conservare le reliquie dei santi). L'9 conostasi è invece la struttura divisoria che separa il presbiterio dalla navata centrale e serve per l’esposizione delle icone. È costituita in genere da una transenna di marmo (ma anche in legno) su cui poggiano colonne sormontate da un architrave. Sulla parete di fondo si aprono uno o più absidi di pianta semicircolare. Determinante per lo sviluppo dell’architettura romanica fu la grande crescita degli ordini monastici (benedettini e cluniacensi, in particolare) e la loro consuetudine di edificare accanto alla chiesa gli ambienti dedicati alla preghiera e alla vita quotidiana (monasteri).
LA SCULTURA E LA PITTURA ROMANICA
La scultura assume un ruolo centrale nell’architettura romanica. Sulle facciate delle chiese, sulle lunette dei portali, sui capitelli delle colonne i maestri scolpivano (generalmente con la pietra locale) creature mostruose o fantastiche, quali sfingi, draghi, grifoni che fungono da ammonimento e descrivono l’eterna lotta tra il Bene e il Male. Ma in genere erano scolpite “storie di pietra” che raccontavano ai fedeli episodi del Vecchio e del nuovo Testamento, le vite e la morte dei martiri, per illustrare al popolo analfabeta i precetti religiosi e invitarli a percorrere un cammino di fede. Oltre ai soggetti religiosi, sono trattati temi legati allo scorrere del tempo e al lavoro dell’uomo. I maggiori esponenti della scultura romanica in Italia sono Wiligelmo, attivo a Modena; Nicholaus, che lascia opere in vari centri dell’Italia settentrionale; Benedetto Antelami, noto soprattutto per le sculture realizzate a Parma.
La funzione fondamentale della pittura era quella di istruire gli analfabeti: era infatti definita la «Bibbia degli illetterati». Le pareti, e a volte le coperture delle chiese, erano ricoperte dalle immagini delle storie sacre. Esse raccontavano, come in un fumetto, le torture subite dai martiri e il coraggio dimostrato per affermare le verità della Chiesa cristiana. I dipinti riprendono in linea di massima lo stile bizantino: le immagini sono essenziali, i corpi e i volti sono piatti, contornati da linee scure. Purtroppo molti affreschi del periodo romanico sono andati perduti e pochi cicli importanti si sono conservati sino a noi. Anche la pittura su tavola ha subito gravi perdite e alterazioni. La miniatura era molto diffusa. I libri erano generalmente prodotti negli scriptoria dei monasteri. Il più importante scriptorium era quello di Montecassino.
Mosaico del catino absidaleCristo Pantocrate, prima metà del XII secolo Cattedrale di Cefalù
Storia della genesi di Wiligelmo
IL ROMANICO PISANO
Il Romanico toscano, forse meglio di altri stili, riesce a raccontare la storia e le peculiarità di un territorio che tra XI e XIII secolo ha caratteristiche politiche, commerciali e sociali tutte sue. Non è un caso quindi che all’epoca diverse zone della Toscana abbiano dato vita ad architetture stilisticamente diversissime tra loro, in particolar modo il romanico toscano segna il diverso ‘passo’ di due città profondamente differenti e a tratti contrapposte: Pisa e Firenze. Il romanico pisano si sviluppa nel momento di massimo splendore della città: Pisa è una delle Repubbliche Marinare, è ricca, sostanzialmente autonoma dal punto di vista politico, ha una flotta di straordinaria potenza, e commercia con tutti i Paesi del Mediterraneo. La sua vivacissima vita commerciale, economica e politica la rendono luogo privilegiato di scambi, di contatti, di acquisizioni di nuove competenze, nessuna meraviglia dunque che proprio su queste basi la città dia vita ad uno stile architettonico tutto suo. Articolato e luminoso, arricchito dalla contaminazione con altre culture, il romanico pisano è ricco di particolari, gioca sui volumi delle decorazioni, e sulla contrapposizione cromatica, incide, riveste, scandisce. Il risultato è un’architettura nella quale l’influenza bizantina è evidentissima, ma è altrettanto evidente la ‘memoria’ di un romanico lombardo che le fa da spunto e da guida.
Questa convivenza tra elementi stilistici diversi trova nel Duomo di Pisa il proprio massimo compimento. Sono le innumerevoli loggette, le grandi arcate cieche, le losanghe, le alternanze di fasce di marmi a colori differenti, gli archi a profilo acuto, le file ininterrotte di colonnine, gli intarsi policromi, a dare all’esterno di questa chiesa una potenza emotiva straordinaria, che riesce ad accompagnarsi ad una insospettabile sensazione di leggerezza. Anche l’interno ha un potere evocativo senza eguali. Ne percorriamo le 5 navate e quasi ci confondiamo nella contrapposizione tra semplicità dello spazio di marca paleocristiana e ricchezza decorativa, tra i bianchi e neri dei rivestimenti e i colori dei mosaici, tra le convivenze insospettabili di capitelli corinzi, marmi e granito.
IL ROMANICO FIORENTINO
Pisa e Firenze seppur vicine sono lontanissime dal punto di vista stilistico, perché il romanico fiorentino è soprattutto incentrato sul recupero dell’architettura classica e - ancor più di quello pisano - è ordinato e geometrico, con facciate ‘precise’, sulle quali la contrapposizione bianco-verde dei marmi ha la funzione di disegnare le diverse parti della struttura, e presta un’attenzione particolare all’equilibrio e all’armonia. Come ha sostenuto G. C. Argan: “L’Arte Romanica aveva stabilito l’identità di infinito spaziale e valore cromatico (...).” Il romanico fiorentino non è uno stile che possa essere paragonato a quello pisano, né per diffusione, né per rilevanza, ma ha un’importanza fondamentale per la successiva architettura rinascimentale, con Leon battista Alberti e Filippo Brunelleschi che a tutti gli effetti l’hanno considerato il fondamento concettuale per la creazione dei propri progetti.
Chiesa di Santo Stefano al Monte, Firenze
LA BASILICA DI SAN MINIATO AL MONTE
La basilica di San Miniato al Monte è considerata uno dei suoi esempi più belli: con una facciata interamente giocata su geometrie contrapposte, ordinate e ripetute, incanta l’osservatore per il rigore dettato dalla precisione del disegno. Stesso rigore, stessa precisione, stesso incanto delle ripetizioni si colgono percorrendone le 3 navate, che sono luminose e ‘grafiche’, di nuovo giocate sul contrapporsi del bianco e del verde, di nuovo scandite da quella che sembra una sequenza infinita di colonne. La costruzione di San Miniato viene considerata come il primo segnale della rinascita di Firenze, per lungo tempo messa in ombra dalla dominante, vicina, Lucca. Sarà anche per quello che il progetto di San Miniato prevede una anomalia: il presbiterio (che ospita l’altare) e il coro sono poggiati su una piattaforma e appaiono molto rialzati rispetto al piano della chiesa, quasi a voler sottolineare un concetto di potenza, di superiorità, quasi forse a voler introdurre nella sacralità del luogo un riferimento ad un desiderio di rivalsa di sapore squisitamente politico.
IL BATTISTERO DI SAN GIOVANNI
Il Battistero di San Giovanni sorge di fronte alla Cattedrale ed è l’antico centro religioso e civile della città, nonché un capolavoro del romanico italiano. Il monumento che vediamo oggi fu consacrato nel 1059 da papa Niccolò II ed è forse frutto dell'ampliamento di un primitivo Battistero del IV-V secolo, ma dal medioevo al passato recente si è creduto che fosse un antico tempio pagano dedicato al dio Marte, convertito in chiesa in epoca cristiana. Il “bel San Giovanni” (come lo chiamò Dante), è un edificio a pianta ottagonale largo 25,6 metri, su cui s’innesta un corpo absidale a ovest, ordinato su tre livelli verticali e concluso da una doppia volta, costituita da otto vele interne su cui insiste un tetto a prisma di altrettanti lati. Le pareti sono rivestite in marmi bianchi e verdi a disegni geometrici e si aprono su tre portali e ventiquattro finestre. All’interno, ciascun lato è scandito da trabeazioni tra coppie di semi pilastri e sostenute da colonne antiche, mentre al secondo livello c’è un matroneo.