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Presentazione Marcovaldo
OLGA (Alunno) MISCEO
Created on December 12, 2023
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Transcript
Italo Calvino
L'industrializzazione del 1900 vista dalla prospettiva di chi ne subisce le conseguenze
A cura di:Martellotta Sophia Misceo Olga Muserra Gaia Nicoletti Francesca
ITALO CALVINO
1923-1985
Italo Calvino è stato uno tra i maggiori scrittori del secondo Novecento. Conosciuto e tradotto in tutto il mondo, Calvino ha finito per rappresentare lo scrittore italiano per antonomasia. La sua opera spazia dai romanzi e i racconti in cui racconta la guerra e la Resistenza, fino allo sperimentalismo a cui lo scrittore approda negli ultimi decenni.
Il decennio 1950-1960 fu per Italo Calvino un vero e proprio laboratorio letterario.In seguito alla sua fase neorealistica, l'avventurarsi sul terreno della fiaba e del fantastico aveva già dato allo scrittore l'opportunità per riflettere su un tema fondamentale: il rapporto dell'uomo con il mondo contemporaneo.
Creando personaggi dimezzati, in bilico tra azione solitaria e partecipazione alle cose del mondo, Calvino si era interrogato sui tanti modi con cui si poteva "realizzarsi esseri umani" in una società che cambiava sempre più velocemente, tra la lezione del dopoguerra e la modernizzazione spinta.Il disegno di Calvino aveva una sua unità progettuale: l'autore aveva infatti in mente di creare un ciclo di storie degli anni '50 da intitolarsi A metà del secolo, nel quale raccontare il trapasso storico dell'epoca che stava vivendo.
Marcovaldo è stato pubblicato nel 1963. In questo periodo l’Italia deve fare i conti con una breve crisi economica.Probabilmente Calvino è stimolato a scrivere questi racconti perché aveva ben chiara la percezione che il “Miracolo economico” non era per tutti. La società borghese del “Boom economico”è sotto accusa; le città sono diventate contenitori artificiali dove la gente vive una vita innaturale. Marcovaldo vive male il suo tempo non tanto per la modestia della sua condizione sociale quanto invece perché si trova a disagio nella “giungla d’asfalto” in cui vive.
Calvino scrivendo Marcovaldo riflette i problemi del suo tempo nella storia di un uomo fuori posto come tanti in quel periodo. Il cambiamento non sempre è accettato da tutti e lui, che con la sua scrittura dà spesso voce alle minoranze, fa di Marcovaldo una chiave per leggere la vita che passavano gli umili a quei tempi.
MARCOVALDO
Marcovaldo è una raccolta di venti racconti pubblicata nel 1963 da Italo Calvino. Protagonista dell'opera è Marcovaldo che, insieme alla moglie Domitilla e ai figli, abbandona la campagna per recarsi in una grande città industriale in cerca di lavoro. In città trova impiego come manovale nella ditta Sbav e vive il disagio di una condizione economica precaria e, soprattutto, quello di sentirsi sradicato dal proprio ambiente d'origine: la campagna.
“Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l’attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto. Invece, una foglia che ingiallisse su un ramo, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai.
Italo Calvino
MARCOVALDO E LA CITTÀ
Il costante desiderio di Marcovaldo di vivere nella dimensione contadina delle sue origini non gli consente di adattarsi alla vita di una moderna città e tutte le sue disavventure nascono proprio dall'irrefrenabile desiderio di un contatto
con la natura in un luogo altamente antropizzato, che ormai non ha più nulla di naturale. Quando si tratta di rapportarsi a un evento naturale che per caso gli capita di trovare nel suo contesto sociale e cittadino, è preso alla sprovvista e per la sua enfasi finisce per combinare, nella maggior parte dei casi, guai. Ma lui la natura la ama e dopo ogni sconfitta riprova sempre a portare un po’ di natura in mezzo alla grigia monotonia cittadina.
L’industrializzazione ha modificato la vita di tutti i giorni di molte persone; un esempio è quella di Marcovaldo, che non si riesce ad abituare alla nuova condizione in cui è costretto a vivere e quindi cerca di ritrovare sia le stagioni che sono state soppresse dalla routine e dalla frenesia della vita di tutti i giorni, sia la natura, che ormai non è più presente in un mondo dominato
dall'ambiente urbano e dall’industria tecnologica. La costruzione di strade e
palazzi ha posto un limite all'immaginazione e alla creatività dell'uomo che si ritrova chiuso in questi vincoli che non gli permettono una libera espressione, come si può notare nel quarto capitolo del libro, la città smarrita nella neve.
“Marcovaldo sentiva la neve come amica, come un elemento che annullava la gabbia di muri in cui era imprigionata la sua vita”
Italo Calvino
Marcovaldo cercava in tutti i modi di uscire dagli schemi che gli venivano imposti dalla società del tempo; infatti oltre a cercare di guardare al di là della materialità delle cose, come descritto nel quarto capitolo, Marcovaldo cerca di ricongiungersi alla natura e all’essenza delle cose cercando di stare più a contatto possibile con gli elementi naturali.
Ad esempio nel secondo capitolo, nel quale Marcovaldo racconta la sua difficoltà nell’addormentarsi su una panchina all’aperto, Calvino fa capire come l’uomo, inventando sempre nuovi
apparecchi elettronici, abbia offuscato la tranquillità della notte e come, invece, Marcovaldo cerchi di tornare ad una condizione di pace e armonia con la natura che gli è stata sottratta.
La natura però non è stata rimossa solo dalla vita di tutti i giorni; infatti le poche oasi che sono rimaste sono state intaccate dall’attività dell’uomo. La natura dunque è stata rovinata dallo sviluppo industriale e dalle azioni dell'uomo; ciò possiamo evincerlo anche dalla descrizione di Marcovaldo nel sesto capitolo, che permette di immaginare un fiume oramai inagibile a causa dei vortici e dei mulinelli, completamente circondato da catene, draghe e gru. La natura stessa è diventata irriconoscibile agli occhi di chi l'ha vista in passato nel suo splendore.
Con il tempo l’urbanizzazione in Italia ha portato grandi cambiamenti nel rapporto tra uomo e natura, tanto da risultare quasi una sconosciuta agli occhi dei bambini cresciuti in una città industrializzata. Un esempio sono i figli di Marcovaldo, cresciuti fin da piccoli in questo ambiente, che confondono il palo di un cartello stradale per un albero, tagliandolo e portandolo a casa pensando di utilizzarlo come legna per il camino, convinti e soddisfatti del loro lavoro. La caratteristica che fa riflettere di più
è il fatto che i bambini in vita loro non abbiano mai visto un albero a causa dell’ambiente in cui sono cresciuti.
CONCLUSIONE
Secondo Calvino è necessaria una capacità di guardare alla città vedendo non solo palazzi, strade, piazze, automobili; per l’uomo è fondamentale riconoscere e apprezzare la natura, cercando di valorizzarla. Ed è proprio in questo che un’opera come Marcovaldo, pur con i suoi cinquant’anni di età, può essere d’aiuto.Il messaggio di Calvino però non vuole affatto essere rassicurante: la critica alla “civiltà industriale” non si accompagna all’idealizzazione della vita in campagna o della natura e, dunque, non offre quella prospettiva come via salvifica. La “salvezza” dell’uomo di città non sta dunque nella fuga dalla città. Non esistono strade facili per recuperare un nuovo rapporto con la natura, ma farlo è necessario. Anche se i racconti di Marcovaldo sembrano di poca importanza e scritti al solo scopo umoristico in realtà contengono una critica che è valida sia per la società del periodo in cui Calvino ha scritto questa raccolta di novelle, sia per la società attuale che con il suo elevato sviluppo industriale sta sopprimendo la realtà e l’unicità che la natura ha donato all’uomo.