la mafia come fenomeno economico
alessia magrì, alice circo, elisa pappalardo
INTRODUZIONE
La mafia è un’organizzazione criminale con radici in Sicilia, Calabria e Campania sviluppata poi anche nel Nord Italia, in Europa e nel mondo. Ciò che interessa ai mafiosi è il potere economico, e cioè i soldi che riescono a ottenere grazie al traffico di armi, di uomini, di droga. I mafiosi fanno anche affari con i politici in modo da ottenere favori in cambio di voti e protezione. O ancora, la mafia può arricchirsi e diventare sempre più potente col cosiddetto “pizzo”, una sorta di “tassa” che i mafiosi chiedono ai commercianti in cambio di protezione. Chi non paga il pizzo, per esempio, può subire anche danni gravi alla propria attività.
cosa è la costituzione?
La Costituzione Italiana è definita innanzi tutto come la legge fondamentale del nostro Stato, che sancisce le regole della vita sociale e le norme dell'ordinamento dello Stato. La Costituzione Italiana è composta di 139 articoli, divisi in quattro sezioni: I Principi Fondamentali
in particolare l'art. 18 afferma che:
I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
CHE COS'è L'AGENDA 2030?
L'Agenda 2030 è il tentativo più ambizioso mai compiuto a livello globale per affrontare le crescenti emergenze economiche, sociali e ambientali. Firmata il 25 settembre del 2015 da 193 Paesi delle Nazioni Unite, inclusa l'Italia, questo documento delinea una strategia da qui al 2030 per la risoluzione di problematiche che trascendono dai confini nazionali e per questo risulta sempre più necessario il potenziamento di una governance che sappia pensare in termini di bene comune, risorse naturali limitate, e molto altro.
Conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine.
Mira a proteggere, ripristinare e promuovere l'uso sostenibile degli ecosistemi.
LO SMALTIMENTO DI RIFIUTI
Negli ultimi anni lo smaltimento di rifiuti tossici ha rappresentato una delle fonti di maggiore ricchezza per le associazioni mafiose che, invece di seguire le norme stabilite per eliminare gli scarti industriali in regime di sicurezza ambientale e sanitaria, hanno creato discariche abusive in giro per l’Italia dove hanno nascosto, senza curarsi dei danni provocati all’ambiente e del pericolo per la salute di coloro che vivevano nelle zone circostanti, sostanze tossiche. Attività di questo tipo fruttano alle associazioni mafiose decine di milioni di euro l’anno e sono rese possibili grazie alla connivenza di imprese che per risparmiare hanno deciso di affidare lo smaltimento dei loro rifiuti a società che operano chiaramente in maniera illegale.
EVASIONE FISCALE
L'evasione fiscale rappresenta un problema per il Paese dal punto di vista sia economico che morale. In particolare l'Italia fa registrare un'evasione pari a 109 miliardi di euro, in termini assoluti la più alta d'Europa. Nonostante le volontà iniziali dei Governi che si sono succeduti negli anni di voler combattere l'evasione fiscale, nessuno di questi è riuscito a garantire al Paese norme adeguate ad una lotta all'evasione tale da sopprimere il fenomeno stesso e regalare al Paese un sistema fiscale più equo e legale. L'evasione fiscale infatti crea disuguaglianza tra i cittadini/contribuenti e difficoltà economiche per il Paese. A causa del minor gettito derivante dall'evasione, le casse dello Stato non sono in grado di offrire servizi pubblici, come sanità, trasporti o giustizia, adeguati alle esigenze dei contribuenti. Da ormai qualche anno, tutti i commercianti in Italia sono obbligati ad emettere lo scontrino elettronico per tutte le transazioni commerciali, a prescindere dal loro importo. La misura è stata introdotta per combattere l'evasione fiscale e per garantire una maggiore tracciabilità delle operazioni commerciali. Tuttavia, ancora oggi ci sono commercianti che non rispettano tale obbligo, esponendosi a pesanti sanzioni. Tra le principali violazioni contestate a artigiani e commercianti sono quelle connesse alla mancata emissione dello scontrino fiscale, e alla connessa omessa certificazione dei corrispettivi. La mancata emissione dello scontrino elettronico comporta una sanzione pari al 90% dell'Iva evasa e un minimo di 500 euro.
TRAFFICO DROGA
Il traffico di droga è considerata una delle principali fonti di entrate di tutte le organizzazioni criminali. L’Italia rappresenta un importante crocevia del narcotraffico internazionale. Attraverso complesse e
articolate rotte in continua evoluzione, le multinazionali della droga, radicate in tutto
il mondo, trasferiscono le sostanze illecite dai luoghi di produzione a quelli di
consumo. Il nostro paese, nel quale operano organizzazioni criminali fra le più
agguerrite (Cosa Nostra, Camorra, 'Ndrangheta, Sacra Corona Unita) si colloca fra i principali poli europei sia come area di
transito sia di consumo. Il traffico di droga in Italia ha una storia antica e tra i casi più eclatanti possiamo
ricordare l’operazione americana “Pizza Connection” con la quale furono riconosciuti legami internazionali
di traffico che avevano origine in Sicilia. Il fenomeno non si è mai esaurito e continua ad assicurare affari
milionari alle associazioni malavitose.
IL PIZZO
Il pizzo, nel gergo della criminalità mafiosa italiana, è una forma di estorsione praticata da Cosa nostra che consiste nel pretendere il versamento di una percentuale o di una parte dell’incasso, dei guadagni o di una quota fissa dei proventi, da parte di esercenti di attività commerciali ed imprenditoriali, in cambio di una supposta protezione dell’attività. I soggetti presi di mira sono costretti al pagamento attraverso intimidazione e minaccia di danni fisici, economici e anche morali, che vengono effettivamente cagionati in caso di mancato o ritardato pagamento, e che possono, in alcuni casi, arrivare alla distruzione fisica dell’attività o addirittura all’uccisione dell’imprenditore o di uno dei suoi familiari. A palermo l’80% delle attività commerciali o imprenditoriali paga il pizzo. Secondo dati della fondazione Rocco Chinnici, in Sicilia il pizzo ha un gioco d’affari che supera il miliardo di euro, pari cioè a 1,3 punti percentuali del PIL regionale.
LA MAFIA CHE "NON SI VEDE"
Ad oggi si parla poco di quello che è il modo in cui la mafia si insedia anche nelle nostre città; infatti, studiando la geografia antropica e i vari settori che operano in una città, non abbiamo tenuto conto di ciò che sta dietro a quella che è la gestione di essi.
Ad esempio, era il 2013 quando la magistratura confiscò definitivamente a Giuseppe Grigoli, prestanome del boss mafioso Matteo Messina Denaro, un patrimonio da 700 milioni di euro; esso gestiva, oltre al centro di distribuzione, 43 punti vendita tra Trapani e Agrigento nonché altri 40 supermercati in regime di affiliazione al marchio Despar. Si stima che del patrimonio sequestrato ai prestanome del boss, una parte consistente sia arrivata inoltre dall’energia eolica. Secondo investigatori e magistrati, è considerato vicino a Messina Denaro l’imprenditore trapanese Vito Nicastri, pioniere del green in Sicilia e non a caso definito “il Re del vento”, oggetto del più grande sequestro effettuato in Italia pari a 1,3 miliardi di euro realizzati proprio con le rinnovabili.
PAOLO BORSELLINO
Paolo Borsellino nasce nel 1940 a Palermo nel quartiere popolare La Kalsa. In quelle stesse vie crescevano lo stesso Giovanni Falcone ma anche mafiosi come Tommaso Buscetta. Sia Falcone sia Borsellino decisero, però, di scegliere la via della lotta alla criminalità studiando legge con il sogno di diventare magistrati. Nel 1963, infatti, Borsellino realizzò il suo sogno e divenne il più giovane magistrato d’Italia. Da quel momento in poi, tutta la sua vita fu dedicata alla lotta alla mafia. Negli anni ’80, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone furono gli istitutori di quello che passerà alla storia come il maxi-processo di Palermo. Forti delle dichiarazioni del pentito Tommaso Buscetta, ex-pezzo da novanta di Cosa Nostra, i giudici riuscirono infatti ad ottenere ben 342 condanne (ecco perché “maxi"), molte delle quali però ricadevano su personaggi ancora latitanti come Totò Riina e Bernardo Provenzano. Il 19 luglio 1992, alle ore 16.58, un’auto imbottita di tritolo che era parcheggiata in Via D’Amelio (Palermo), sotto l’abitazione della madre e della sorella del giudice, uccideva Paolo Borsellino e gli agenti della scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
RIFLESSIONE
In merito a quanto detto sulla mafia come fenomeno economico, crediamo che anche noi possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo per limitare la presenza mafiosa nella vita quotidiana. Infatti possiamo:• Richiedere sempre lo scontrino quando facciamo acquisti (anche quelli più banali) per limitare i fenomeni di evasione fiscale • Denunciare quando assistiamo a fenomeni mafiosi come l’omertà (spesso generata dalla richiesta di un pizzo da parte di mafiosi nei confronti di negozianti) • Stare attenti a non assumere comportamenti di tipo mafioso (cosa che spesso può capitare senza che ce ne rendiamo conto)
GRAZIE PER L'ASCOLTO