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Giovanni Giolitti
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Transcript
Creato da Christian Bellantuono
Giovanni Giolitti
politico di grande levatura,
Chi era?
Giovanni Giolitti è stato il Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d'Italia per cinque volte, dal 1892 al 1921.
+ Info
Primo governo Giolitti
Giovanni Giolitti iniziò come primo ministro dopo la caduta di Crispi, si dimise a causa dello scandalo bancario e tornò influente come Ministro degli Interni sotto Zanardelli.
+ Info
Timeline
La guerra in Libia
1910-1911
Luzzatti
1905
Tittoni
1903-1905
Giolitti II
1903
Zanardelli
1905-1905
Fortis I
1905-1906
Fortis II
!906-1906
Sonnino I
1906-1909
Giolitti III
1909-1910
Sonnino II
1911-1914
Giolitti IV
Giovanni Giolitti è diventato primo ministro dopo Crispi, si è dimesso a causa dello scandalo bancario e ha poi acquisito influenza come Ministro degli Interni sotto Zanardelli.
+ Info
V governo Giolitti - "Biennio rosso"
Durante il "biennio rosso", Giolitti cercò di modificare l'articolo 5 dello Statuto, affrontò le agitazioni sociali senza ricorrere alla forza e propose riforme fiscali innovative, ma il suo governo fu breve.
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Chi era?
In modo più approfondito
Giovanni Giolitti è stato un influente politico italiano, noto per essere stato cinque volte Presidente del Consiglio dei Ministri. È considerato uno dei politici più importanti della storia italiana, avendo dominato la scena politica durante l'età giolittiana, un periodo caratterizzato da riforme sociali e un notevole sviluppo economico. Giolitti era un maestro del trasformismo politico, unendo varie fazioni per formare coalizioni di governo flessibili. Durante il suo mandato, furono approvate numerose riforme a favore delle classi popolari e dell'industria nazionale.
Nonostante le critiche e le controversie, il suo impatto sulla politica italiana è innegabile.
Quinto governo Giolitti"Biennio rosso"
Approfondiamo un po'
Durante il suo breve mandato, Giolitti abolì il prezzo politico del pane e presentò una riforma fiscale che prevedeva la progressività delle imposte, un inasprimento della tassa di successione e la nominatività dei titoli. Per affrontare il passivo delle spese di guerra, aumentò le tasse sulle classi più abbienti, introducendo imposte straordinarie sui profitti di guerra e una legge sulla nominatività dei titoli azionari. Questi provvedimenti, rivolti alle classi agiate, inizialmente sorpresero tutti, portando alla ripresa della borsa e alla rivalutazione della lira. Tuttavia, l'entusiasmo svanì quando divenne chiaro che il governo sarebbe stato di breve durata e molte di queste misure non sarebbero state attuate.
Durante la permanenza di Giolitti al governo nel 1920 durante il "biennio rosso", annunciò l'intenzione di modificare l'articolo 5 dello Statuto per richiedere il consenso del Parlamento prima di dichiarare guerra. Affrontò le agitazioni sociali senza ricorrere alla forza, consapevole che un'azione coercitiva avrebbe peggiorato la situazione. La crisi economica e sociale post-bellica portò a contrasti radicalizzati tra socialisti e borghesia imprenditoriale. Giolitti era preoccupato per le condizioni finanziarie dello stato e propose una manovra finanziaria innovativa, ma il suo governo fu di breve durata.
Dopo la difesa dell'operato del governo sulla guerra in Libia, Giolitti chiese finanziamenti per la colonia e ottenne un altro trionfo in Parlamento, ma i radicali uscirono dalla maggioranza e Giolitti si dimise. Antonio Salandra formò un nuovo governo e, nonostante provenisse dalla maggioranza di Giolitti, coinvolse l'Italia nella prima guerra mondiale senza informare il Parlamento né la maggioranza.
La guerra in Libia
Approfondiamo meglio
Giolitti iniziò la conquista della Libia nel 1911 per riequilibrare il suffragio universale, ma la guerra si prolungò, alimentando correnti nazionaliste e destabilizzando l'equilibrio politico.
Le elezioni del 1913 videro una riduzione della maggioranza governativa di Giolitti, con i socialisti che raddoppiarono i seggi e i radicali che iniziarono a criticare il presidente del Consiglio.
Approfondiamo un po
L'inizio dell'esperienza di Giovanni Giolitti come primo ministro coincise con la caduta del governo di Crispi nel febbraio del 1891. Dopo un breve periodo durante il quale il paese fu guidato dal governo del marchese di Rudinì, Giolitti fu nominato primo ministro il 15 maggio 1892. Pur appartenendo al gruppo di Crispi, si allontanò da lui a causa del trasformismo e delle politiche finanziarie. Giolitti si dimise il 15 dicembre 1893 a causa dello scandalo della Banca Romana, che rivelò legami stretti tra politica e finanza. Era impopolare tra gli industriali e i proprietari terrieri per non reprimere con la forza le proteste diffuse, come i Fasci siciliani, e per l'ipotesi di un'impopolare imposta progressiva sul reddito. Questi fattori lo costrinsero a ritirarsi temporaneamente dalla vita politica. Dopo lo scandalo bancario, Giolitti rimase fuori dal governo per sette anni, mentre Crispi dominava la politica italiana con una politica estera aggressiva.
Giolitti divenne l'opposto di Crispi e contribuì alla caduta del Governo Saracco con un discorso alla Camera nel 1901. Come Ministro degli Interni nel governo Zanardelli, ebbe un'influenza considerevole.