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Il paradiso dantesco

s.h.r.n

Created on December 10, 2023

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Transcript

divina commedia

paradiso

Ortore Sharon A.

INDEX

paradiso

canto XI

canto i

canto XV

CANTO XVII

canto iiI

canto VI

CANTO XXXIII

paradiso

il paradiso e i beati

La Terra e una sfera situata nel mondo sublunare, ed è circondata da 2 elementi, aria e fuoco. Superato il limite della sfera del fuoco inizia il paradiso dantesco, constituito da 9 cieli che splendono in misura maggiore e ruotano con velocità crescente dal primo al nono, e dall'Empireo. I primi 7 cieli prendono nome dal pianeta dominante contenuto in ciascuno e sono: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno. L'ottavo è il cielo delle Stelle fisse che formano le costellazioni mentre il nono si chiama cielo cristallino. Oltre il nono cielo, il più alto, c'è l'Empireo, la sede della candida rosa dove si dispongono i beati. Gli scanni più alti della rosa sono occupati dalla Vergine Maria e da san Giovanni Battista. Intorno a Dio, descritto come un punto ruotano 9 cori angelici. Nei 9 cori si dispongono 9 ordini angelici. I cori angelici hanno nomi diversi e, come i cieli, sono disposti in ordine gerarchico perché splendono, in misura maggiore o minore a seconda della loro vicinanza a Dio. Il coro più vicino a Dio è quello dei serafini, quello più lontano è quello degli angeli. I beati ricevono luce e amore da Dio e ne godono in modo diverso in rapporto ai loro meriti. La sede reale di tutti i beati è l'Empireo ma, per volontà divina, essi vanno incontro a Dante di cielo in cielo per mostrargli il loro diverso grado di beatitudine e per rafforzare le sue capacità visive. In tal modo, alla fine del suo viaggio ultraterreno, il poeta potrà sostenere la visione di Dio.

canto i

Personaggi e Beati: Dante e Beatrice

riassunto del canto i

Anche il Paradiso si apre con un proemio in cui viene presentata la materia della cantica: Dante è salito fino all'Empireo e ha visto cose che non è in grado di riferire compiutamente; tenterà dunque di raccontare ciò che la sua memoria ha conservato di quell'esperienza. Per riuscire in questa difficile impresa, Dante invoca l'aiuto di Apollo, dio della poesia, e lo prega di farlo degno di ricevere un giorno la corona d'alloro, simbolo della gloria poetica. Dante rivolge il suo sguardo verso Beatrice e guardandola si sente «trasumanar», cioè passare da una condizione umana a una divina. Egli è colpito da una dolcissima armonia e da una straordinaria luminosità che lo spingono a chiedersi in quale luogo si trovi e Beatrice, prevenendo la sua domanda, gli risponde che stanno salendo verso il cielo.

O buono Appollo, a l'ultimo lavoro fammi del tuo valor sì fatto vaso, come dimandi a dar l'amato alloro...

Trasumanar significar 'per verba' non si poria; però l'essemplo basti a cui esperienza grazia serba....

"...Non dei più ammirar, se bene stimo, lo tuo salir, se non come d'un rivo se d'alto monte scende giuso ad imo..."

Analisi + figure retoriche

- Protasi e invocazione alle Muse (vv. 1-36)- L'ascesa al primo cielo (vv.37-81) - I dubbi di Dante (vv.82-99) -L'ordine dell'universo (vv. 100-142)

canto iii

Personaggi e Beati: Piccarda Donati e L'imperatrice Costanza

riassunto canto iii

Dante è attratto da una visione: egli ha visto una serie di volti così evanescenti da sembrare immagini riflesse e si volta per scoprire da dove provengano, ma non c'è nulla. Beatrice gli spiega che non si tratta di riflessi, ma di veri spiriti: sono le anime del cielo della Luna che si trovano in questo cielo, per non aver adempiuto ai voti fatti in vita. Dante si rivolge a un'anima e scopre che si tratta di Piccarda Donati. Il poeta le domanda quale fu il voto che ella non ha adempiuto. Piccarda racconta che da giovane si fece suora nell'ordine delle Clarisse, ma uomini malvagi la trassero con la violenza dal chiostro per farla sposare contro la sua volontà, Piccarda indica un'anima vicina splendente di luce, che fu anch'essa strappata al convento: è l'imperatrice Costanza

Sùbito sì com'io di lor m'accorsi, quelle stimando specchiati sembianti, per veder di cui fosser, li occhi torsi...

"Frate, la nostra volontà quieta virtù di carità, che fa volerne sol quel ch'avemo, e d'altro non ci asseta..."

"...Uomini poi, a mal più ch'a bene usi, fuor mi rapiron de la dolce chiostra: Iddio si sa qual poi mia vita fusi..."

analisi + figure retoriche

  • Il cielo della Luna (vv. 1-33)
  • Piccarda Donati (vv. 34-57)
  • Il grado della beatitudine (vv. 58-108)
  • Costanza d'Altavilla (vv. 109-130)

canto VI

Personaggi e Beati: Giustiniano e Romeo di Villanova

riassunto canto vi

La luce che si è avvicinata a Dante alla fine del canto V è l'anima di Giustiniano, imperatore dell'Impero romano d'Oriente. Egli spiega che il cielo di Mercurio è la sede degli spiriti che in vita si adoperarono per il bene degli altri, spinti però dal desiderio di gloria terrena, e per questo ricompensati con un grado di beatitudine ancora basso. Nella parte conclusiva del canto conosciamo l'anima di Romeo di Villanova, ministro del conte di Provenza ingiustamente condannato e costretto a trascorrere i suoi ultimi anni in esilio, con un destino che lo accomuna a quello dello stesso Dante.

"...Cesare fui e son Iustiniano, che, per voler del primo amor ch'i' sento, d'entro le leggi trassi il troppo e 'l vano..."

"...L'uno al pubblico segno i gigli gialli oppone, e l'altro appropria quello a parte, sì ch'è forte a veder chi più si falli..."

"...E dentro la presente margarita luce la luce di Romeo, di cui fu l'ovra grande e bella mal gradita..."

ANALISI + FIGURE RETORICHE

- Giustiniano (vv.1-33)v. 4 "uccel di Dio", significa aquilav. 10 "Cesare fui e son Iustiniano", chiasmo - Storia e funzione dell'Impero (vv. 34-111) - Gli spiriti del cielo di Mercurio (vv. 112-126) - Romeo di Villanova (vv. 127-142)

canto Xi

Personaggi e Beati: Tommaso d'Aquino e Francesco d'Assisi

RIASSUNTO CANTO XI

"...Ma 'l suo pecuglio di nova vivanda è fatto ghiotto, sì ch'esser non puote che per diversi salti non si spanda..."

Il canto si apre con un'apostrofe contro la vanita dei beni terreni, che si riallaccia a quanto detto da Tommaso d'Aquino. Egli spiega che la divina Provvidenza, per soccorrere la Chiesa, mandò in Terra due campioni, san Francesco e san Domenico, e che parlerà del primo perché lodare l'uno, significa lodare anche l'altro. Tommaso comincia quindi a narrare la vita di Francesco d'Assisi. Una volta terminato il racconto, Tommaso riprende il discorso iniziale e chiarisce il primo dubbio di Dante, biasimando la degenerazione dell'Ordine domenicano, i cui membri sono attratti dai beni terreni più che da quelli spirituali.

"...Di questa costa, là dov'ella frange più sua rattezza, nacque al mondo un sole, come fa questo talvolta di Gange..."

"...nel crudo sasso intra Tevero e Arno da Cristo prese l'ultimo sigillo, che le sue membra due anni portarno..."

ANALISI + FIGURE RETORICHE

- L'inutilità dei beni terreni (vv. 1-12)- I dubbi di Dante (vv. 13-27) - La vita di Francesco d'Assisi (vv. 28-117) v. 50 "sole", allegoria e metafora v. 55 "orto", latinismo v. 61 "et coram patre", latinismo v. 64 "questa", personificazione e si riferisce alla povertà v. 67 e v. 70 "ne valse", anafora v. 74 "Povertà", personificazione vv. 80-84 "Ma ciò..... lui soggiace", chiasmo v. 88 "le ciglia", sineddoche - Decadenza dell'Ordine domenicano (vv. 118-139)

canto XV

Personaggi e Beati: Dante e Cacciaguida

riassunto canto xv

Dopo che Dante e Beatrice sono giunti nel cielo di Marte, le anime si sono disposte in forma di croce e hanno intonato una lode a Cristo. Dal braccio destro della croce una luce si avvicina a lui e gli rivolge parole solenni in latino; lo spirito afferma di essere un suo antenato e di avere atteso a lungo questo momento. L'anima narra la storia della propria vita. Nacque al tempo in cui Firenze viveva semplice e serena, abitata da cittadini laboriosi e da donne pudiche. Il suo nome è Cacciaguida e fu il capostipite del casato degli Alighieri. Morì in Terrasanta e per questo martirio è salito qui nel cielo di Marte.

«O sanguis meus, o superinfusa gratia Dei, sicut tibi cui bis unquam celi ianua reclusa?».

"...Fiorenza dentro da la cerchia antica, ond'ella toglie ancora e terza e nona, si stava in pace, sobria e pudica..."

"...Poi seguitai lo 'mperador Currado; ed el mi cinse de la sua milizia, tanto per bene ovrar li venni in grado..."

analisi + figure retoriche

- Il silenzio dei beati (vv. 1-12)- Cacciaguida (vv. 13-69) - Ringraziamento di Dante (vv. 70-87) -Elogio della Firenze antica (vv. 88-129) v.99 "sobria e pudica", attributi che cacciaguida da a Firenze vv. 100-102 " non" , ripetizione - Vita di Cacciaguida (vv. 130-148)

canto XVIi

Personaggi e Beati: Dante e Cacciaguida

riassunto canto xvii

In questo canto si conclude il colloquio tra Dante e Cacciaguida. Dopo aver ripercorso la storia del suo antenato e aver analizzato le cause che hanno portato Firenze alla rovina, Dante affronta il tema del proprio destino. Il trisavolo profetizza infatti che, pur innocente, egli dovrà lasciare Firenze per le trame di papa Bonifacio VIII, e sarà costretto all'umiliazione di chiedere ospitalità. Tuttavia, pur nel dolore dell'esilio, egli troverà ospitalità presso Bartolomeo della Scala, a Verona, dove potrà conoscere Cangrande, Dante chiede poi al trisavolo se dovrà riferire ciò che ha visto nell'aldilà, rischiando di inimicarsi molte persone, o tacere, rinunciando alla gloria presso i posteri. Cacciaguida lo invita a dire il vero, anche se le sue parole risulteranno sgradite a molti,

"...Qual si partio Ipolito d'Atene per la spietata e perfida noverca, tal di Fiorenza partir ti convene..."

"...Le sue magnificenze conosciute saranno ancora, sì che' suoi nemici non ne potran tener le lingue mute..."

"...Ma nondimen, rimossa ogne menzogna, tutta tua vision fa manifesta; e lascia pur grattar dov'è la rogna..."

analisi + figure retoriche

- Le domande di Dante (vv. 1-30)- Profezia dell'esilio di Dante (vv. 31-99) v. 56 "strale", metafora "dolore" - La missione di Dante (vv. 100-142)

canto xxxIII

Personaggi e Beati: Dante e San Bernardo

riassunto canto xxxiii

"...Vinca tua guardia i movimenti umani: vedi Beatrice con quanti beati per li miei preghi ti chiudon le mani!"...

II viaggio ultraterreno di Dante giunge in questo canto, a compimento. Siamo nell'Empireo: qui i beati contemplano Dio in eterno. Beatrice ha ormai ripreso il proprio posto, Dante è ora insieme a san Bernardo: quest'ultimo, ora rivolge la propria preghiera a Maria, affinché acconsenta a intercedere per Dante, a liberarlo da ogni legame terreno. Grazie all'intercessione di Maria, di fronte agli occhi di Dante si palesano così Dio, la Trinità e l'Incarnazione, sotto forma di 3 sfere delle stesse dimensioni ma di colore diverso.

Nel suo profondo vidi che s'interna, legato con amore in un volume, ciò che per l'universo si squaderna...

...ma non eran da ciò le proprie penne: se non che la mia mente fu percossa da un fulgore in che sua voglia venne...

ANALISI + FIGURE RETORICHE

- Preghiera di san Bernardo alla Vergine (1-12)v.1 "Vergine madre", ossimoro v.5-6 "fattore, fattura", creatore/creatura di Dio - La visione di Dio (vv.142-145)

THANKS!

CACCIAGUIDA (TRISAVOLO)

ALIGHIERO I (BISNONNO)

BELLINCIONE (NONNO)

ALIGHIERO II (PADRE)

DANTE