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Marsilio Ficino

MANUEL FUOCO

Created on December 9, 2023

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Transcript

Marsilioficino

Filosofo, Umanista e astrologo italiano

06/10/18

Umanesimo

Opere

Biografia

Biografia

01

Marsilio Ficino (nato a Figline Valdarno il 20 ottobre 1433)è il principale rappresentante del platonismo rinascimentale italiano. Medico e filosofo fiorentino, tradusse in latino i dialoghi di Platone e fondò a Firenze l’Accademia platonica. Il padre di Ficino era il medico personale di Cosimo de’ Medici e avviò suo figlio allo studio della medicina. Marsilio studiò a Firenze, a Pisa e a Bologna fino circa ai trent’anni, quando Cosimo gli donò la villa di Careggi a Firenze, perché potesse portarvi avanti i suoi studi platonici e ridare lustro alla vita filosofica della città.

Il suo primo maestro di filosofia è Niccolò Tignosi. Conseguenza di questi insegnamenti è la sua Summa philosophiae, gruppo di scritti in latino dedicati a Michele Mercati intorno al 1454, dove in cui il Ficino tratta di fisica, di logica e di teologia. Nella dedica all'amico scrive di volerlo introdurre «a quegli studi che devono impegnare la nostra età, secondo la regola del nostro Platone». Studia Epicuro e Lucrezio, scrivendo intorno al 1457 i Commentariola in Lucretium, il De voluptate ad Antonium Calisianum, il De virtutibus moralibus dove tratta di questioni morali e dell'anima riportando opinioni platoniche, aristoteliche ed epicuree.

Nel 1456 scrive vari libri di Institutionum ad platonicam disciplinam, perduti, tratti da fonti latine e per questo motivo trascurati per la sentita esigenza di "abbeverarsi" alla diretta fonte greca. Sembra che il suo interesse al platonismo abbia indotto l'arcivescovo fiorentino Antonino Pierozzi, preoccupato di possibili deviazioni del Ficino verso eresie platoniche, a consigliargli di studiare sia medicina a Bologna sia l'opera di Tommaso d'Aquino. Da lì Ficino è destinato a diventare uno dei principali filosofi rinascimentali italiani, e lo vedremo successivamente, focalizzandoci su due delle sue opere. Egli muore nel 1499 dopo la caduta di Savonarola, e di lì a poco, i principali paesi europei avranno modo di conoscere la sua mentalità geniale, affidato alle varie stampe nazionali.

Umanesimo

02

L'Umanesimo fu un movimento culturale, ispirato da Francesco Petrarca e in parte da Giovanni Boccaccio, volto alla riscoperta dei classici latini e greci nella loro storicità e non più nella loro interpretazione allegorica, inserendo quindi anche usanze e credenze dell’antichità nella loro quotidianità tramite i quali poter avviare una "rinascita" della cultura europea dopo i cosiddetti "secoli bui" del Medioevo. L'umanesimo petrarchesco, fortemente intriso di neoplatonismo e tendente alla conoscenza dell'anima umana, si diffuse in ogni area della penisola (con l'eccezione del Piemonte sabaudo), determinando di conseguenza l'accentuazione di un aspetto della classicità a seconda delle necessità dei "protettori" degli umanisti stessi, vale a dire dei vari governanti. Nel giro del XV secolo, gli umanisti dei vari Stati italiani incominciarono a mantenere forti legami epistolari fra di loro, aggiornandosi riguardo alle scoperte compiute nelle varie biblioteche capitolari o claustrali d'Europa permettendo alla cultura occidentale la riscoperta di autori e opere fino ad allora sconosciuti.

Per avvalorare l'autenticità e la natura dei manoscritti ritrovati, gli umanisti, sempre sulla scia di Petrarca, favorirono la nascita della moderna filologia, scienza intesa a verificare la natura dei codici contenenti le opere degli antichi e determinarne la natura (cioè l'epoca in cui quel codice fu trascritto, la provenienza, gli errori contenuti con cui poter effettuare comparazioni in base alle varianti). Dal punto di vista delle aree d'interesse in cui alcuni umanisti si concentrarono maggiormente rispetto ad altre, poi, si possono ricordare le varie "ramificazioni" dell'umanesimo, passando dall'umanesimo filologico all'umanesimo filosofico. L'umanesimo, che trovò le sue basi nelle riflessioni dei filosofi greci sull'esistenza umana e in alcune opere tratte anche dal teatro ellenico, si avvalse anche dell'apporto della letteratura filosofica romana, in primis Cicerone e poi Seneca. Benché l'umanesimo propriamente detto sia stato quello italiano e poi europeo che si diffuse nel XV e in buona parte del XVI secolo (fino alla Controriforma), alcuni storici della filosofia utilizzarono questo termine anche per esprimere certe manifestazioni del pensiero all'interno del XIX e del XX secolo.

Il termine "umanesimo" fu coniato nel 1808 dal pedagogista tedesco Friedrich Immanuel Niethammer (1766-1848),[1] col fine di valorizzare gli studi di greco e latino all'interno del curriculum studiorum[2]. Da quel momento in avanti, il vocabolo humanismus cominciò a essere utilizzato nei circoli tedeschi degli specialisti di filologia e filosofia per tutto il corso del XIX secolo, tra i quali si ricordano il basilese Jacob Burckhardt, autore de Il rinascimento in Italia del 1860, e Georg Voigt, autore del Die Wiederbelebung des classischen Alterthums, oder das erste Jahrhundert des Humanismus, la cui seconda edizione ampliata (1880-81), tradotta da Diego Valbusa (Il Risorgimento dell'antichità classica ovvero il primo secolo dell'umanismo, 1888-90), rese familiare in Italia il termine[3]. I contributi sulla storiografia umanista giunsero a piena maturazione però nel corso del XX secolo, grazie agli studiosi tedeschi naturalizzati americani Hans Baron (coniatore dell'umanesimo civile fiorentino) e Paul Oskar Kristeller, specializzato negli studi su Giovanni Pico della Mirandola e Marsilio Ficino. In terra italiana, dopo la ripresa avviata da Francesco de Sanctis nell'Ottocento, il magistero di filosofi quali Eugenio Garin da un lato, e gli studi compiuti da filologi come Giuseppe Billanovich e di Carlo Dionisotti dall'altro, permisero la nascita e il radicamento in terra italiana di una solida scuola di stu

03

Opere

Dal 1469 al 1474 Ficino crea l'opera più importante, i diciotto libri della Theologia platonica de immortalitate animarum, dedicata a Lorenzo de' Medici.

El libro dell'amore è invece un'opera scritta sempre nel 1469, che vedremo essere una delle fortunate traduzioni in volgare dell'autore.

Theologia platonica de immortalitate animorum
El libro dell'amore

Theologia platonica de immortalitate animorum

In quest'opera, Ficino espone un sistema metafisico-teologico, che data la sua impostazione platonica, si differenzia radicalmente dalla prevalente tradizione aristotelica delle teologie scolastiche. Ficino, restauratore del pensiero platonico antico e tardo antico,

struttura il proprio sistema armonizzando dottrine di Platone, di Plotino, di Proclo e anche del Corpus hermeticum, con dottrine aristoteliche e tomistiche.

Ne risulta una struttura metafisica della realtà suddivisa in gradi, ove all’anima umana, con la sua vicenda spirituale e conoscitiva, è riconosciuto un ruolo centrale. Concordemente con la teoria platonica, l’anima è considerata come ‘prigioniera’ nel carcere del corpo, da cui essa si può elevare (ascensus) mediante il distacco dalla corporeità e dai gradi inferiori e terreni della realtà. Tale risalita conoscitiva può assumere anche le forme dell’estasi, ossia della ‘fuoriuscita mistico-speculativa della mente dal corpo; l’anima, che rappresenta il punto di raccordo, il nexus, fra il piano materiale e quello spirituale, può assurgere, al di sopra della materia e delle qualità corporee (i gradi inferiori del reale) alle intelligenze spirituali – gerarchicamente ordinate dalle intelligenze demoniche più basse, che interagiscono con il piano sublunare, fino ai livelli più elevati e angelici della realtà celeste – e pervenire fino alle idee trascendentali e all’unione con Dio.

L’anima assurgendo a tali livelli del reale si riconosce come simile alle intelligenze e a Dio, da cui si lascia liberamente condurre, connotandosi appunto come libera, e, in tal senso, come ‘centro’ della creazione (copula mundi), in connessione con l’anima del mondo e con le anime delle diverse sfere celesti. In tale visione Ficino realizza una convergenza e una concordia fra Aristotele, Platone e Tommaso d’Aquino, ma utilizza anche teorie di Plotino, Proclo e della tradizione ermetica. Ciò in base alla convinzione che al di sotto delle diverse ispirazioni filosofiche operi una comune ‘perenne’ matrice di dottrine fondamentali, una philosophia perennis, che si connota come intrinsecamente religiosa (pia philosophia), realizzando la convergenza di religione e filosofia in una docta religio.

El libro dell'amore

Il testo rappresenta la prima delle quattro traduzioni in volgare di opere proprie realizzate da Ficino, che volse dal latino anche il De christiana religione, il De raptu Pauli e il primo libro delle Epistolae, sempre a distanza temporale ravvicinata dalla stesura originaria. Mentre la fortuna del testo latino è documentata dalla consistente tradizione manoscritta risalente al xv secolo, il volgarizzamento troverà notevole diffusione soprattutto nel secolo a seguire, quando il volgare inizierà ad affermarsi prepotentemente sulla lingua latina, facendo in modo che il Libro dell’Amore – di cui sopravvive un nutrito numero di manoscritti risalenti a questo periodo – venga finalmente dato alle stampe, nel 1544.

Il testo diede avvio alla considerevole trattatistica sull’amore che da lì fino al primo Seicento, si sarebbe trasformata in una vera e propria moda culturale, ma che riconosce, nell’opera di Marsilio Ficino, la sua origine e, al tempo stesso, uno dei suoi momenti più alti.

in quest opera : Ficino interpreta l'amore come un potente mezzo di elevazione spirituale. L'amore romantico è visto come un riflesso di quello divino e, sempre attraverso l'amore tra gli esseri umani, l'anima può risalire verso la contemplazione delle idee eterne. Egli concepisce l'amore come un mediatore tra il mondo sensibile e l'assoluto. L'amore romantico, secondo lui, agisce come un legame tra il mondo materiale e la sfera divina. Integrò, per giunta, anche elementi di astrologia, e credeva che le influenze astrali potessero influenzare le disposizioni amorose delle persone.

Realizzato da:

  1. Lorenzo Verrillo
  2. Alessio Valerio
  3. Manuel Fuoco
  4. Federico Pacitti