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L'inferno di Dante

Simone Loseto

Created on December 7, 2023

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la divina commedia

L'Inferno di Dante

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L'inferno di Dante

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L'inferno di Dante

La Selva Oscura

Dante si è perso nella foresta del peccato dove non sa neanche lui come vi è entrato. Quando riesce a vedere il colle divino viene fermato da una Lonza che rappresenta la lussuria. Ma l'ora del giorno e il periodo lo rassicurano e gli permettono di andare avanti. Successivamente compaiono un Leone e una Lupa molto magra. Essi rappresentano l'orgoglio e l'ingordigia. Tramite queste figure allegoriche il poeta illustra i suoi tre peccati principali. Dante è costretto purtroppo a tornare nella selva, dove incontrerà Virgilio

l'Inferno di Dante

La Porta dell'Inferno

Dante una volta superate le tre fiere, arriva alla porta dell'inferno con Virgilio. Egli legge una scritta di colore oscuro incisa vicino alla porta. Questa non è una normale porta. Infatti è proprio la porta che divide l'ant'inferno dall'inferno. Il linguaggio della porta è complesso, Dante confuso e spaventato si rivolge a Virgilio, maestro di poesia e sapienza. Virgilio gli spiega che stanno per entrare nell'inferno.

L'inferno di Dante

GLI IGNAVI

Superata la soglia, si sentono urla in varie lingue: sono gli Ignavi, coloro che non hanno preso posizione nella vita. Nemmeno l'inferno li vuole. Infatti ci troviamo nel Vestibolo. Essi stanno assieme ad angeli che non si sono schierati con nessuno nella battaglia contro Lucifero. Per la legge del contrappasso, in questo caso di contrasto, sono destinati a seguire un'insegna che gira su sé stessa per l'eternità, tormentati da vespe e altri insetti. Tra gli ignavi Dante riconosce"colui che per viltà fece il gran rifiuto", ovvero Celestino V che dopo 4 mesi rinunciò al ruolo di papa.

L'inferno di Dante

CARONTE

Dante, attravrsato il vestibolo, arriva sulle rive del fiume Acheronte, dove vede arrivare Caronte, il traghettatore infernale. Il demone con il remo colpisce le anime e le porta nell'inferno. Caronte non vuole traghettare Dante, perché si tratta di un vivo e perché non è destinato alla dannazione. Virgilio risponde che Dio gli ha detto di accompagnare Dante verso l'inferno e di farlo uscire. Alla fine del canto si racconta che avviene un terremoto, cade un grande fulmine sulla quella zona infernale e Dante sviene.
approfondimento

CARONTE

Virgilio descrive Caronte nel libro VI dell'Eneide, durante la discesa agli Inferi di Enea: è un vecchio dall'aspetto squallido, che fa salire sulla sua barca le anime dei defunti ma lascia sulla riva gli insepolti, come Palinuro. Dante nel racconto si rifà strettamente all'episodio dell'"Eneide", accentuando i tratti demoniaci del traghettatore e facendone uno strumento della giustizia divina. Inoltre il Caronte dantesco traghetta solo le anime dannate, infatti il demone afferma con una profezia che Dante non è destinato all'inferno.

L'inferno di Dante

IL LIMBO

Dante si risveglia sull'altra sponda e si accorge di essere nel primo dei nove cerchi: il limbo. Egli chiede al suo maestro perché i dannati sospirino e Virgilio gli spiega che essi sono costretti per l'eternità a sospirare per l'eternità perché non potranno vedere la luce di Dio dato che non sono mai stati battezzati. Dante sa che ci sono grandi menti straordinarie tra cui Omero. Essi si trovano in un castello circondato da 7 giri di mura. Troviamo anche eroi straordinari tra cui Ettore ed Enea. Dante fu condotto dal suo saggio maestro per un'altra strada, fuori dell'aria quieta e in quella che è burrascosa. E giungo in una parte dove non c'è nulla che sia illuminato.

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MINOSSE

Usciti dal limbo Dante e Virgilio entrano nel secondo cerchio. Sulla soglia c'è il demone Minosse che ascolta le confessioni delle anime dannate e attorciglia la propria coda al proprio corpo tante volte quanti i cerchi che i dannati devono discendere. Ma perché Minosse? Perché fu un sovrano giusto , perciò ha l'onore di giudicare le anime dannate e spedirle in base alla loro pena in un determinato girone. Quando si accorge che Dante è vivo lo rampogna ma per fortuna arriva Virgilio che gli permette di passare.

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I LUSSURIOSI

Dante racconta nel canto V della divina commedia del girone dei lussuriosi coloro i quali si sono macchiati di adulterio e infedltà. I Dannati sono avvolti da una tempesta infernale perchè nell vita si sono fatti travolgere dalla passione. Dante riconosce nel ciclne eroi, re e ragine tra cui Didone, Cleopatra,Elena,Achille Patroclo tristano e Isotta eroi della letteratra brettone che conduce Dante, e altri poeti, al dolce stilnovo. Nella Divina Commedia che èil vertice non solo della poesia ma anche del pensiero medievale è chiaro il primato della ragione sulla passione, del dovere sul piacere

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PAOLO E FRANCESCA

Francesca era figlia di Guido il Vecchio da Polenta, signore di Ravenna, che dopo il 1275 aveva sposato Gianciotto Malatesta, il figlio deforme del signore di Rimini. Paolo era il fratello di Gianciotto e fu capitano del popolo a Firenze nel 1282-83. Francesca spiega la causa del loro peccato, ovvero la lettura del romanzo di Lancillotto e Ginevra. Infatti alla fine del libro c'era un'immagine dove il Cavaliere e la principessa si baciavano. Allora Paolo non esitò non un attimo e con passione la baciò. Essi furono scoperti dal marito di Francesca, Gianciotto che li uccise. Oltretutto la povera Francesca pensava di sposare Paolo, ma in realtà doveva sposare Gianciotto. Perciò essi si trovano nel ciclone dei lussuriosi, coloro che in vita hanno tradito il marito o la moglie.

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I GOLOSI

Nel 3° cerchio Dante e Virgilio si imbattono nei golosi. All'interno vi era una delle beste infernali peggiori: il Cane Demoniaco, Cerbero. Dante era spaventato e il cane si stava avvicinando a più non poso. Perciò l'autore dell'Eneide, scagliò all'interno della bocca del cane una palla di fango. Il cane si calmò. Passarono e Dante riconobbe uno dei fiorentini: Ciacco. Ciacco raccontò intato quello che avvenne a Firenze durante il priodo dell'assenza di Dante. Alla fine del canto passarono e contnuarono il cammino

Approfondimento

CERBERO

Che fame! Continuo sempre ad avere fame ma per fortuna c'è tanta carne da mangiare. Avendo tre teste posso cibarmi più in fretta, sono contento che satana mi abbia mandato in questo posto. Sono Cerbero, cane demoniaco. Tempo fa sono sconfitto da un certo "Ercole", poi sono stato ingannato da una Sibilla e un eroe troiano di nome Enea. Essi diedero da mangiare una focaccia soporifera per cui mi addormentai. Fui battuto un'altra volta! L'8 aprile 1300, una notte vennero 2 uomini. Non vedevo l'ora di divorare anche loro. Ma fui fermato da uno di essi lanciandomi una palla di fango dritta in bocca. Io la ingurgitai e capì che non dovevo attaccarli. Con passo svelto mi superarono e io, come al solito continuai a graffiare, scuoiare e fare a pezzi i dannati e continuo ancora oggi.

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AVARI E PRODIGHI

Nel 4° cerchio dell'inferno, Dante e Virgilio si imbattono negli avari e prodighi. I primi sono coloro i quali hanno accumulato tanto inutile denaro. I secondi invece sono coloro i quali spendevano in cose inutili il denaro. Essi sono costretti a trasportare dei grandi macigni per una montagna e poi ritrasportali giù. Quando si scontravano si besteemmiavano a vicenda e poi continuavano la loro pena. Una grande caratteristica che serve per identificarli viene mostrata attraverso il modo in cui trasportano il macigno: gli avari portano il macigno stringendolo al petto mentre i prodighi lo spingono da sotto. Dante riconosce anche alcuni uomini di chiesa perché essi avevano il cappello da cardinale

Approfondimento

PLUTO

Pape Satàn pape Satàn aleppe! Son proprio io il lupo di cui Dante racconta nel suo più grande poema. Sono Pluto, il mostro che fa da guardia al 4 cerchio dell'inferno. Nel luogo in cui mi ritrovo ci sono gli avari e prodighi. Ho ricevuto questo ruolo proprio perché il mio nome significa ricco. La sera dell'8 aprile vidi due uomini: il sommo poeta latino Virgilio e il Poeta contemporaneo fiorentino Dante. Io correndo verso di loro urlavo parole che ancora oggi sono incomprensibili: Pape Satàn pape Satàn Aleppe. Solo il grande Poeta Virgilio capì le mie parole e perciò mi tacque. E non solo. Mi pietrificò ricordandomi di quando il superbo demone Lucifero perse la guerra contro il padre di tutto l'universo. Essi passarono e continuarono il cammino. Ancora oggi io rimango davanti a queste porte a fare da guardiano in attesa di altri dannati.