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CANTO I

gatti fabrizio

Created on December 6, 2023

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Transcript

divina commedia inferno-canto I

Dante Alighieri

INIZIO

Situazione del canto I dell'inferno
E' l'inizio dell'opera di Dante da lui intitolata Commedia (Boccaccio la chiamerà poi 'Divina Commedia'). Dante si trova in una 'selva oscura' che colloca fuori Gerusalemme, città santa, dove, secondo Dante, si troverebbe la porta del'Inferno, uno dei tre mondi ultraterreni in cui l'autore suddivide l'opera e che visiterà (gli altri due sono il Purgatorio e il Paradiso). All'inferno incontrerà i peccatori e gli angeli che si sono schierati a favore di Lucifero durante la rivolta da lui innescata in paradiso. Nel suo viaggio sarà accompagnato da Virgilio nel'inferno e nel purgatorio, da Beatrice nel paradiso e da San Bernardo alla visone di Dio. L'opera è ricca di allegorie e figure retorico, come quelle delle tre fiere che incontreremo in questo primo canto, ed è scritto secondo la mentalità dell'epoca che è influenzata totalmente dalla religione, con richiami a Dio in numeri (3 e 1), figure retoriche, azioni, peccati... La data di inizio di questo viaggio, che vuole essere di insegnamento per l'umanità, è la notte-mattina tra il 7 e l'8 aprile (venerdì santo) del 1300, anno del primo giubileo. Dante dopo essere uscito dalla 'selva oscura' , figura allegorica, si ritrova davanti a un colle, ma tre fiere gli impediscono di salire. Inizia così il suo viaggio per raggiungere la cima facendo un altro percorso.

PARAFRASI

INFERNO- CANTO I

Nel mezzo del cammin di nostra vita

3 6 9 12

mi ritrovai per una selva oscura,

ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinova la paura! Tant’è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte. Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, tant’era pien di sonno a quel punto che la verace via abbandonai.

PARAFRASI

Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto, là dove terminava quella valle che m'avevadi paura il cor computo, guardai in alto e vidi le sue spalle vestite già de'ragi del

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pianeta che mena dritto per ogne calle
Allor fu la paura un poco queta, che nel lago del cor m’era durata la notte ch’i’ passai con tanta pieta.
E come quei che con lena affannata, uscito fuor del pelago a la riva, si volge a l’acqua perigliosa e guata,

PARAFRASI

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così l’animo mio, ch’ancor fuggiva, si volse a retro a rimirar lo passo che non lasciò già mai persona viva.
Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso, ripresi via per la piaggia diserta, Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta, una leggera e presta molto, che di pel macolato era coverta; e non mi si partia dinanzi al volto, anzi ’mpediva tanto il mio cammino, ch’i’ fui per ritornar più
sì che ’l piè fermo sempre era ’l più basso
lonza
volte vòlto.

PARAFRASI

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Temp’era dal principio del mattino, e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle ch’eran con lui quando l’amor divino
mosse di prima quelle cose belle; sì ch’a bene sperar m’era cagione di quella fiera a la gaetta pelle l’ora del tempo e la dolce stagione; ma non sì che paura non mi desse la vista che m’apparve d’un
leone

parea che contra me venisse con la test’alta e con rabbiosa fame, sì che parea che l’aere ne tremesse.

Questi

PARAFRASI

Ed una , che di tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza, e molte genti fé già viver grame, questa mi porse tanto di gravezza con la paura ch’uscia di sua vista, ch’io perdei la speranza de l’altezza. che, venendomi ’ncontro, a poco a poco mi ripigneva là dove

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lupa
E qual è quei che volontieri acquista, e giugne ’l tempo che perder lo face, fa che ’n tutti suoi pensier piange e s’attrista;
'l sol tace
tal mi fece la bestia sanza pace,

PARAFRASI

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Mentre ch’i’ rovinava in basso loco, dinanzi a li occhi mi si fu offerto chi per lungo silenzio parea fioco.Quando vidi costui nel gran diserto, gridai a lui, "qual che tu sii, od ombra od omo certo!".

"Miserere di me"

Rispuosemi: "Non omo, omo già fui,e li parenti miei furon lombardi, mantoani per patrïa ambedui.

Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi, e vissi a Roma sotto ’l buono Augusto nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.

PARAFRASI

Virgilio:

Poeta fui, e cantai di quel giusto che venne di Troia, poi che ’l superbo Ilïón fu combusto.

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figliuol d’Anchise

Ma tu perché ritorni a tanta noia? perché non sali il dilettoso monte ch’è principio e cagion di tutta gioia?"

rispuos’io lui con vergognosa fronte. "O de li altri poeti onore e lume, vagliami ’l lungo studio e ’l grande amore che m’ ha fatto cercar lo tuo volume.

Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume?"

PARAFRASI

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Tu se’ lo mio maestro e ’l mio autore, tu se’ solo colui da cu’ io tolsi lo bello stilo che m’ ha fatto onore Vedi la bestia per cu’ io mi volsi; aiutami da lei, famoso saggio, ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi".

"A te convien rispuose, poi che lagrimar mi vide, "se vuo’ campar d’esto loco selvaggio; ché questa bestia, per la qual tu gride, non lascia altrui passar per la sua via, ma tanto lo ’mpedisce che l’uccide;

tenere altro vïaggio",

PARAFRASI

e ha natura sì che mai non empie la bramosa voglia, e dopo ’l pasto ha più fame che pria. Molti son li animali a cui s’ammoglia, e più saranno ancora, infin che ’l verrà, che la farà morir con doglia. Questi non ciberà né ma sapïenza, amore e virtute, Di quella umile Italia fia salute per cui morì la vergine di ferute.

malvagia e ria,

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veltro

102

peltro

terra

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e sua nazion sarà tra feltro e feltro.

Cammilla

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Eurialo e Turno e Niso

Questi la caccerà per ogne villa, fin che l’avrà rimessa ne lo ’nferno, là onde dipartilla. Ond’io per lo tuo ’ penso e discerno che tu mi segui, e io sarò tua guida, e trarrotti di qui per loco etterno;

PARAFRASI

111

’nvidia prima

me

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ove udirai le disperate strida, vedrai li antichi spiriti dolenti, ch’a la seconda morte ciascun grida; e vederai , perché speran di venire quando che sia a le beate genti.

117

color che son contentinel foco

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A le quai poi se tu vorrai salire, anima fia a ciò più di me degna: nel mio partire; ché quello perch’i’ fu’ ribellante a la sua legge, non vuol che ’n sua città per me si vegna. In tutte parti impera e quivi regge; quivi è la sua città e l’alto seggio: oh felice colui cu’ ivi elegge!". E io a lui: "Poeta, io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti, acciò ch’io fugga questo male e peggio, che tu mi là dov’or dicesti, sì ch’io veggia la e color cui tu fai cotanto mesti". Allor si mosse, e io li tenni dietro.

PARAFRASI

con lei ti lascerò

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imperador che là sù regna,

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132

meni

porta di san Pietro

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Dante sta tornando verso la selva, quando intravede una figura nella penombra, appena visibile nella luce dell'alba.Intimorito, supplica lo sconosciuto di avere pietà di lui e gli chiede se sia un uomo in carne ed ossa oppure l’anima di un defunto. Lo sconosciuto risponde di non essere più un uomo in vita, ma di avere avuto i genitori lombardi e di essere originario di Mantova. Quell'uomo è Virgilio che accompagnerà Dante nel suo viaggio per inferno e purgatorio.Per Dante Virgilio era uno dei più grandi poeti del passato tanté che durante il viaggio lo chiamera guida, maestro, duca...

Virgilio

Nato del 70 d.C. vicino a Mantova, Virgilio fu uno dei più grandi poeti dell'antica Roma. Divenne famoso per la composizione dell'Enedie. Morì a Brindisi, nel 19 a.C, quindi prima della venuta di gesù; per questo Dante lo colloca nel limbo dell'inferno, dove risiedono le anime dei non battezzatie dei virtuosi vissuti prima di Cristo. In questa fase della Commedia però Virgilio è fuori dal limbo poiché Dio lo ha scelto come accompagnatore di Dante nel suo viaggio

Profezia del veltro

(vv. 100-111)

Virgilio gli spiega che per vincere la lupa e ricacciarla nell’Inferno occorrerà un veltro, cioè un cane da caccia ben addestrato e veloce. Il veltro è allegoricamente un riformatore immune dal peccato di avidità, che rinnoverà gli istituti ecclesiastici e civili e ristabilirà fra gli uomini la purezza dei costumi evangelici, la giustizia e la pace.

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la lupa

La lupa è interpretata come l'allegoria dell'avarizia, come suggerito dalla sua magrezza.L'avariza è uno dei 7 peccati capitali ed è la pù grave delle disposizioni peccaminose delle fiere.L'avaro è colui che accumula ricchezze non per soddisfare i propri bisogni, ma per godere del loro possesso.Alcuni studiosi hanno dato un'interpretazione politica oltre che morale.Secondo loro Dante con l'avarizia della lupa di riferiva alla curia Romana di Bonifacio VII

il leone

il leone è la seconda fiera che Dante incontra durante la sua salita al colle. Esso è allegoria della superbia e della violenza

la lonza

La lonza, grosso felino maculato (oggi potremmo assimilarlo a un leopardo), è la prima fiera che Dante incontra ed è allegoria della lussuria (eccesso di passione e vizio sessuale), già presente anche nei bestiari medievali.I lussuriosi vengono collocati da Dante nel V cerchio dell'inferno.

La figura di Virgilio

Si presenta come Virgilio, il poeta latino vissuto al tempo di Cesare e Augusto, ovvero durante il paganesimo, e che ha cantato le gesta di Enea nel poema a lui dedicato.

Il viaggio nell’oltretomba

(vv. 112-136)

Ma ora Virgilio condurrà Dante attraverso i due regni della dannazione (Inferno) e della penitenza (Purgatorio), per affidarlo poi a un’anima beata (Beatrice) che lo guiderà in Paradiso (Virgilio essendo vissuto prima del cristianesimo è pagano e non gli è permesso entrarvi). Solo conoscendo il mondo ultraterreno Dante potrà purificarsi e salvarsi. I due poeti iniziano così il loro viaggio.