L'amore nelle poesie
Beatrice, Sarah, Jael, Ludovica e Giada
go!
Secondo la scienza...
Per innamorarsi ci vogliono 6 millisecondi e 12 per rendersene conto. L'innamoramento è involontazio, ma una volta finito il primo periodo di una frequentazione tra due persone ci vuole impegno e volontà. Uno scienziato di nome Attili ha spiegato che l' attrazione è regolata dal cosidetto cervello retiliano, l'innamoramento da quello paleo mammiliano e l'amore progettuale dal cervello neo-mammaliano, sede del pensiero critico, logico e astratto. Essa è una teoria secondo cui l'essere umano ha sviluppato il cervello su una base di una gerarchia: il primo sarebbe il più antico e corrisponderebbe agli istinti primari, il secondo alle emozioni e il terzo alla ragione.
Ci sono più sfumature d'amore
L'amore in famiglia, che da origine a legami indissolubili, un esempio è il figlio di Neruda, dove l'amore diventa desiderio di condivisione di vita nuova. Anche Camillo Sbarbaro parla di amore tra padre e figlio, nella lirica Padre, se anche tu non fossi il mio, dove è presente una dichiarazione di amore al padre da parte del figlio.
L'amore in coppia, può dividersi in poesie che raccontano una passione spensierata e totalizzante come nella lirica di Jaques Prévert, I ragazzi che si amano, oppure possono raccantare un amore oltre la realtà, dove si percepisce il bisogno di un'unione significativa con una persona che gli corrisponda pienamente come nella lirica di Cesare Pavese, Incontro e in quella di Eugenio Montale, Ho sceso, dandoti il braccio.
I ragazzi che si amano
Incontro
Ho sceso, dandoti il braccio
Anche l'amore sofferto può dividersi, in desiderio frustrato, il desiderio di avere accanto la persona amata e la consapevolezza che esso non si realizzarà, come nella lirica di Mark Strand, Il mare nero, o nella separazione, quindi nella fine della storia d'amore, dove c'è un lucido distacco, come nella lirica di Wislawa Szymborska, Prospettiva
Il mare nero
Prospettiva
L'amore che apre il modo, l'amore diventa la manifestazione più alta dell'apprezzamento per una persona che viene legata a un ambito preciso e che rappresenta un ideale come nella poesia Io ti dirò dove André Velter esprime la sua ammirazione per l'alpinista Chantal Maudit. Può anche essere la cura e l'attenzione verso se ste e gli altri, l'apprezzamento verso una vita debole di cui potremo avere nostalgia quando non saremo più sulla terra. Mariangela Gualtieri in Sii dolce con me. Sii gentile, fa una riflessione sull'amore tra esseri viventi e l'importanza di considerare l'amore da diverse prospettive
I RAGAZZI CHE SI AMANO
JACQUES PREVERT
I RAGAZZI CHE SI AMANO SI BACIANO IN PIEDI CONTRO LE PORTE DELLA NOTTEE I PASSANTI CHE PASSANO LI SEGNANO A DITO MA I RAGAZZI CHE SI AMANO NON CI SONO PER NESSUNO ED È SOLTANTO LA LORO OMBRA CHE TREMA NEL BUIO SUSCITANDO LA RABBIA DEI PASSANTI LA LORO RABBIA IL LORO DISPREZZO IL LORO RISO LA LORO INVIDIA I RAGAZZI CHE SI AMANO NON CI SONO PER NESSUNO LORO SONO ALTROVE BEN PIÙ LONTANO DELLA NOTTE BEN PIÙ IN ALTO DEL GIORNO NELLA LUCE ACCECANTE DEL LORO PRIMO AMORE.
- la poesia esprime la libertà giovanile.
- versi liberi - libertà dell’amore
- commento personale
Queste dure colline che han fatto il mio corpo Se lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla. L’ho incontrata, una sera: una macchia più chiara sotto le stelle ambigue, nella foschia d’estate. Era intorno il sentore di queste colline più profondo dell’ombra, e d’un tratto suonò come uscisse da queste colline, una voce più netta e aspra insieme, una voce di tempi perduti. Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi definita, immutabile, come un ricordo. Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà ogni volta mi sfugge e mi porta lontano. Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane: mi sorprende, a pensarla, un ricordo remoto dell’infanzia vissuta tra queste colline, tanto è giovane. È come il mattino. Mi accenna negli occhi tutti i cieli lontani di quei mattini remoti. E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta che abbia avuto mai l’alba su queste colline. L’ho creata dal fondo di tutte le cose che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.
Incontro
Cesare Pavese
le immagini più fisiche legate a precise percezioni sensoriali, Si alternano a sensazioni più vaghe e sfumature della memoria, rendendo il testo intensamente poetico.
La poesia di Cesare Pavese si concentra su 3 elementi essenziali che si intrecciano indissolubilmente fra loro: la donna, che emerge da un paesaggio noto e caro agli io lirico, la natura, che coincide con le colline delle Langhe e il ricordo dell'infanzia felice.
Il paesaggio collinare non viene rappresentato come un luogo dell'immaginazione, ma come luogo fisico, vicino al cuore del poeta, come emerge nell'uso insistito degli aggettivi dimostrativi. Il lirismo del testo è evidente quando, da questi luoghi così chiaramente connotati, emerge una figura femminile che pare modellata dall'io lirico (v.21) il quale non può prescindere da un radicato ricordo infantile. Il paesaggio dunque sembra aver generato l'io lirico stesso e anche la figura femminile. Di questi luoghi vengono messi in evidenza sia l'asperità (v.1 dure colline) sia la dolcezza, legata alla dimensione del ricordo (v.9 ricordo remoto, 15,18), all'indefinitezza del paesaggio (v. 5stelle ambigue), e alla presenza femminile. METRICA:La produzione poetica di Pavese è basata sul cosiddetto verso lungo, un verso che supera le lunghezze tradizionali della poesia e produce l'effetto di una poesia racconto. Un uso sapiente della cesura, che cade con frequenza metaverso determinando un ritmo cadenzato e incalzante, simile a quello di una ballata popolare, l'effetto ritmico è rafforzato dai numerosi enjembemet.
Cesare Pavese
Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo 1908-Torino 1950) nasce nelle Langhe piemontesi dove la sua famiglia possiede un podere, in cui ritorna ogni estate, ma trascorre quasi tutta la sua vita a Torino.
Dopo la laurea in lettere insegna per breve tempo. Scrive poesie e racconti e traduce per la casa Einaudi autori americani ancora poco conosciuti in Italia, favorendo la diffusione della letteratura statunitense. Arrestato nel 1935 con l’accusa di attività antifascista viene mandato al confino a Brancaleone Calabro dove soggiorna per un anno.
Negli anni del dopoguerra si dedica a un’intensa attività letteraria pubblicando romanzi e saggi sul rapporto tra letteratura e società e ottenendo un ampio apprezzamento di pubblico e di critica.
Al culmine del successo, in seguito a una grave crisi esistenziale, si toglie la vita in un albergo a Torino.
Ho sceso, dandoti il braccio
Eugenio Montale
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scalee ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.
Ripercorre a ritroso la propria esperienza amorosa con la moglie, individuando in lei, che a lui si appoggia, la sua guida. Una dimostrazione del fatto che l’amore segna in maniera indelebile l’esperienza di ognuno e continua a vivere, nell’ immaginario poetico, anche dopo la morte. È quindi una poesia che rivela un grande dolore per la perdita della moglie. La poesia è contenuta in Xenia II.
Xenia II.
Eugenio montale
Eugenio montale nasce a Genova nel 1896 da una famiglia di agiati commercianti. Nel 1919 si lega ai circoli culturali della sua città, stringendo amicizia con Camillo Sbarbaro. Le sue prime poesie vengono pubblicate sulla rivista torinese “Primo Tempo”. Nel 1927 si trasferisce a firenze dove lavora come editore e fa parte del gruppo di rivista “Solaria” e frequenta il caffè dove si ritrovano i poeti dell’Ermetismo. Qui conoscerà Drusilla Tanzi, che in seguito sposerà. Nel 1938 perde il posto di lavoro e si guarda da vivere con le traduzioni di narratori stranieri. Intanto pubblica una serie di raccolte:
- Le occasioni
- Finisterre
- La bufera e altro
- Accordi e pastelli
- Auto da fé
- Lettere
- Fuori di casa
Nel mentre diventa redattore del corriere della sera e gli muore la moglie nel 1963. Successivamente alla morte pubblica Satura.
Nel 1975 riceve il premio nobel per la letteratura. Muore nel 1981 a Milano.
Satura
Xenia II fa parte dellla raccolta di poesie Satura. La raccolta comprende poesie di argomento diverso. La prima parte è composta dalle sezioni Xenia I e II. Si tratta di ventotto brevi componimenti (scritti tra il 1964 e il 1966), doni memoriali per la moglie Drusilla Tanzi, affettuosamente soprannominata Mosca.
La seconda parte è composta di altre due sezioni, Satura I e Satura II, dalle quali deriva il nome della raccolta e che comprende poesie scritte tra il 1968 e il 1971. I componimenti sono giocati sul filo della memoria di momenti di vita familiare semplici ma toccanti, in una continua antitesi vita-morte, tempo-eternità.
I versi sono liberi, alcuni dei quali endecasillabi. Sono presenti poche rime come la rima dei versi 6 e 7, «crede-vede», sottolinea il fatto che l’uomo si convinca che la realtà sia in tutto e per tutto quella che egli osserva; mentre, la rima dei vv. 10 e 12, «due-tue», stringe il rapporto tra l'io lirico e la moglie, poiché egli poteva vedere con gli occhi, miopi, di lei. Sono presenti delle assonanze («scale-offuscate», «viaggio-braccio»). In questa poesia viene rappresentata la vita come un viaggio, concluso per la moglie e ancora in corso per Eugenio Montale. I verbi sono al presente e al passato. La prima strofa, infatti, si apre sul ricordo del tempo trascorso («Ho sceso», v. 1), che lascia il posto a una considerazione sulla vita presente («Il mio dura tuttora», v. 4). La seconda strofa torna al passato e la poesia si conclude sull'immagine delle pupille offuscate della moglie («erano le tue», v. 12). Lo scontro tra passato e presente rivela un'opposizione tra due percezioni della realtà. Esiste un livello di percezione superficiale, che si risolve nell'osservazione e nella programmazione («le coincidenze, le prenotazioni», v. 5), nella possibilità o nella difficoltà di aggirare gli ostacoli, e il livello più profondo della saggezza; utilizzando la metafora di Montale, potremmo parlare della capacità di comprendere senza bisogno di concentrare l'attenzione sui gradini. La moglie del poeta "vedeva", aveva cioè un livello di comprensione profonda della realtà, pur senza "vedere" fisicamente in maniera definita (era affetta da una pesante miopia). La scala rappresenta la discesa verso la morte. Il vero senso della vita sta, da un lato, nella comprensione che l'intera esistenza umana si conclude nel nulla, dall'altro nel lato che l'amore è l'unica forza che riscatta questa visione pessimistica; e procedere insieme, pur nella consapevolezza che il viaggio finirà, rappresenta una salvezza preziosa.
Il mare nero
Mark Strand
Una notte serena mentre gli altri dormivano, ho salito
le scale fin sul tetto di casa e sotto un cielo
cosparso di stelle ho guardato il mare, la sua distesa,
le creste mobili spazzate dal vento che divenivano
lacerti di trina lanciati nell'aria. Ristetti nel sussurro
protratto della notte, in attesa di qualcosa, un segno, l'approssimarsi
di una luce distante, e immaginai che ti facevi vicina,
le onde buie dei capelli che si fondevano con il mare,
e il buio si fece desiderio, e il desiderio la luce incipiente.
La prossimità, il calore momentaneo di te mentre stavo
lassù da solo a contemplare le ondate lente del mare
frangersi sulla riva e farsi per un poco vetro e scomparire...
Perché credetti che saresti uscita dal nulla? Perché con tutto
quello che il mondo offre saresti dovuta venire solo perché io ero qui?
L'io lirico sale sul tetto della propria casa di notte e, sotto le stelle, osserva il mare cupo. Le sensazioni che questa visione produce in lui sono molto suggestive. Dal mare egli sembra attendere qualcosa. Il suono e la vista di quella buia distesa d'acqua promettono un evento straordinario.Ecco che, infatti, l'io lirico immagina una donna, con un tale coinvolgimento emotivo che gli sembra sia viva che presente accanto a lui, mentre egli continua a contemplare quel mare nero e spumoso nella notte stellata. Infine, tuttavia, la realtà prevale sull'immaginazione, ed egli si ritrova, solo a domandarsi perché mai una donna così desiderata e meravigliosa avrebbe scelto di stare li con lui, con tutto quello che di meglio il mondo avrebbe potuto offrirle.
Xenia II.
Xenia II.
Xenia II.
Mark Strand
L’autore dell’opera è Mark Strand,nasce in canada nel 1934. La sua prima raccolta di poesie risale al 1964. I temi ricorrenti della sua poesia sono la riflessione sulla morte e sull’apparente incoscienza della vita umana,l’ansia dell’uomo di realizzarsi e la difficoltà di trovare e raggiungere un obbiettivo importante nea vita.
Tra il 1964 e il 2014 pubblicò oltre una ventina di raccolta di poesie, una dozzina di saggi e cinque volumi di traduzioni dal portoghese, lo spagnolo e l'italiano. All'attività poetica, Strand affiancò quella accademica e per oltre cinquant'anni insegno in prestigiosi atenei statunitensi, tra cui l'Università Columbia, l'Università di Chicago e l'Università di Princeton, oltre ad essere visiting professor a Yale ed Harvard; inoltre insegnò anche all'Università dell'Iowa e Università federale di Rio de Janeiro. Nel 1982 fu elettro membro dell'American Academy of Arts and Letters, mentre nel 1990 fu il poeta laureato degli Stati Uniti. Nel 1993 vinse il Premio Bollingen per la poesia, mentre nel 1999 vinse il Premio Pulitzer per la poesia per la raccolta Blizzard of One.
La poesia presenta una forte componente descrittiva che potremmo definire pittorica. La profonda conoscenza della storia dell'arte e la passione che Strand coltivava per la pittura emergono con chiarezza dal testo. L'immagine del mare è dettagliata e dinamica e la notte stellata viene descritta con pochi versi nitidi e suggestivi.
La figura femminile, invece, proprio perché solo immaginata, viene affidata a pochissimi tocchi che ne accennano appena la presenza. Così facendo, il poeta fonde la figura nel paesaggio e trasforma l'intera poesia in una visione continua che procede parallelamente allo stato d'animo dell'io lirico.
La poesia contiene molti dei temi cari al poeta, come quelli dell'attesa e dell'assenza. Il mare, nonostante la sua bellezza delicata , risulta un'entità oscura e misteriosa che produce anche inquietudine e può causare dolore.
Dunque, se il mare con la sua oscurità è simbolo dell'ignoto, la «luce distante» con la quale l'io lirico identifica la donna è invece meta simbolica delle sue speranze, che resteranno però irrealizzate. La visione dell'amore che emerge dalla lirica è ammantata di amarezza. Questo sentimento di condivisione sembra non essere concesso all'uomo, destinato alla solitudine e alla frustrazione del desiderio, di fronte a una natura indifferente.
La traduzione italiana della lirica rispetta scrupolosamente, anche nella struttura retorica, l'originale inglese: l'allitterazione della s e il suono sordo della z suggeriscono abilmente il fruscio delle onde. I suoni aperti del primo verso sembrano simulare sul piano fonico l'idea di immensità dello spazio. La continuità della ricerca, l'aspettativa mai soddisfatta sono espresse, a livello retorico, dall'uso insistito degli enjambement.
Prospettiva
Wistawa Szymborska
La poesia racconta l’incontro casuale di un uomo e di una donna,che si sono innamorati perdutamente l’una dell’altro e che poco dopo sembrano essersi dimenticati di questo loro sentimento, fino a nell'incontrarsi e non salutarsi nemmeno ( “come estranei, senza un gesto o una parola” ).
Si sono incrociati come estranei, senza un gesto o una parola, lei diretta al negozio, lui alla sua auto. Forse smarriti O distratti O immemori Di essersi, per un breve attimo, amati per sempre. D’altronde nessuna garanzia Che fossero loro. Sì, forse, da lontano, ma da vicino niente affatto.
Li ho visti dalla finestraE chi guarda dall’alto Sbaglia più facilmente. Lei è sparita dietro la porta a vetri, lui si è messo al volante ed è partito in fretta. Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto. E io, solo per un istante Certa di quel che ho visto, cerco di persuadere Voi, Lettori, con qualche verso occasionale quanto triste è stato.
Xenia II.
Xenia II.
Xenia II.
L’io lirico osserva tutto dall’alto di una finestra ( “li ho visti dalla finestra“ ), guarda e ne dichiara la propria attendibilità :
osservandoli da lontano non può essere sicuro che si tratti di loro ( “nessuna garanzia che fossero loro” ), ma solo con una certezza momentanea ( “solo per un istante certa di quel che ho visto” ), e ne esprime la tristezza della separazione di due persone che si erano giurati amore eterno ( “essersi, per un breve attimo, amati per sempre” ).
Wistawa Szymborska
L'autrice dell'opera è Wistawa Szymborska, nasce a Kornik in Polonia nel 1923, studia sociologia a Cracovia nel 1945 ma non termina gi studi. Nel 1960 si distacca dal partito comunista Polacco, nel 1989 fonda l’Associazione e nel 1996 vince il premio nobel per la letteretura. Muore nel 2012 a Cracovia Le sue raccolte poetiche più importanti e tradotte in italaino sono:
- Gente sul ponte (1986)
- La fine e l’inizio (1993)
- Attimo (2002)
- Due punti (2005) ; parlano dell’amore e della morte in modo ironico e del fatto che l’universo è indifferente alle sfortune umane.
Le due persone protagoniste nella poesia, vivono una condizione di precarietà ( avevano dichiarato di amarsi per sempre, mentre ora sembrano disinteressati l’una dell’altro) e compiono gesti automatici ( entrare in un negozio e salire in auto).
Due persone che credono realmente di amarsi in un momento della loro vita, possono facilmente accorgersi che questa loro eternità che hanno sentito come necessaria, in realtà, non esiste.
la prospettiva di chi osserva la scena dall’alto può solo pensare che essi trasmettono “tristezza”.
La poesia è scritta in versi liberi e sembra un racconto, viene utilizzato un lessico quotidiano per descrivere una scena banale, questo viene evidenziato dal procedimento dello straniamento ( l’io lirico è l’osservatore e prende in causa i lettori).
amore nella poesia
COSTA Ludovica
Created on December 4, 2023
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L'amore nelle poesie
Beatrice, Sarah, Jael, Ludovica e Giada
go!
Secondo la scienza...
Per innamorarsi ci vogliono 6 millisecondi e 12 per rendersene conto. L'innamoramento è involontazio, ma una volta finito il primo periodo di una frequentazione tra due persone ci vuole impegno e volontà. Uno scienziato di nome Attili ha spiegato che l' attrazione è regolata dal cosidetto cervello retiliano, l'innamoramento da quello paleo mammiliano e l'amore progettuale dal cervello neo-mammaliano, sede del pensiero critico, logico e astratto. Essa è una teoria secondo cui l'essere umano ha sviluppato il cervello su una base di una gerarchia: il primo sarebbe il più antico e corrisponderebbe agli istinti primari, il secondo alle emozioni e il terzo alla ragione.
Ci sono più sfumature d'amore
L'amore in famiglia, che da origine a legami indissolubili, un esempio è il figlio di Neruda, dove l'amore diventa desiderio di condivisione di vita nuova. Anche Camillo Sbarbaro parla di amore tra padre e figlio, nella lirica Padre, se anche tu non fossi il mio, dove è presente una dichiarazione di amore al padre da parte del figlio.
L'amore in coppia, può dividersi in poesie che raccontano una passione spensierata e totalizzante come nella lirica di Jaques Prévert, I ragazzi che si amano, oppure possono raccantare un amore oltre la realtà, dove si percepisce il bisogno di un'unione significativa con una persona che gli corrisponda pienamente come nella lirica di Cesare Pavese, Incontro e in quella di Eugenio Montale, Ho sceso, dandoti il braccio.
I ragazzi che si amano
Incontro
Ho sceso, dandoti il braccio
Anche l'amore sofferto può dividersi, in desiderio frustrato, il desiderio di avere accanto la persona amata e la consapevolezza che esso non si realizzarà, come nella lirica di Mark Strand, Il mare nero, o nella separazione, quindi nella fine della storia d'amore, dove c'è un lucido distacco, come nella lirica di Wislawa Szymborska, Prospettiva
Il mare nero
Prospettiva
L'amore che apre il modo, l'amore diventa la manifestazione più alta dell'apprezzamento per una persona che viene legata a un ambito preciso e che rappresenta un ideale come nella poesia Io ti dirò dove André Velter esprime la sua ammirazione per l'alpinista Chantal Maudit. Può anche essere la cura e l'attenzione verso se ste e gli altri, l'apprezzamento verso una vita debole di cui potremo avere nostalgia quando non saremo più sulla terra. Mariangela Gualtieri in Sii dolce con me. Sii gentile, fa una riflessione sull'amore tra esseri viventi e l'importanza di considerare l'amore da diverse prospettive
I RAGAZZI CHE SI AMANO
JACQUES PREVERT
I RAGAZZI CHE SI AMANO SI BACIANO IN PIEDI CONTRO LE PORTE DELLA NOTTEE I PASSANTI CHE PASSANO LI SEGNANO A DITO MA I RAGAZZI CHE SI AMANO NON CI SONO PER NESSUNO ED È SOLTANTO LA LORO OMBRA CHE TREMA NEL BUIO SUSCITANDO LA RABBIA DEI PASSANTI LA LORO RABBIA IL LORO DISPREZZO IL LORO RISO LA LORO INVIDIA I RAGAZZI CHE SI AMANO NON CI SONO PER NESSUNO LORO SONO ALTROVE BEN PIÙ LONTANO DELLA NOTTE BEN PIÙ IN ALTO DEL GIORNO NELLA LUCE ACCECANTE DEL LORO PRIMO AMORE.
Queste dure colline che han fatto il mio corpo Se lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla. L’ho incontrata, una sera: una macchia più chiara sotto le stelle ambigue, nella foschia d’estate. Era intorno il sentore di queste colline più profondo dell’ombra, e d’un tratto suonò come uscisse da queste colline, una voce più netta e aspra insieme, una voce di tempi perduti. Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi definita, immutabile, come un ricordo. Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà ogni volta mi sfugge e mi porta lontano. Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane: mi sorprende, a pensarla, un ricordo remoto dell’infanzia vissuta tra queste colline, tanto è giovane. È come il mattino. Mi accenna negli occhi tutti i cieli lontani di quei mattini remoti. E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta che abbia avuto mai l’alba su queste colline. L’ho creata dal fondo di tutte le cose che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.
Incontro
Cesare Pavese
le immagini più fisiche legate a precise percezioni sensoriali, Si alternano a sensazioni più vaghe e sfumature della memoria, rendendo il testo intensamente poetico.
La poesia di Cesare Pavese si concentra su 3 elementi essenziali che si intrecciano indissolubilmente fra loro: la donna, che emerge da un paesaggio noto e caro agli io lirico, la natura, che coincide con le colline delle Langhe e il ricordo dell'infanzia felice.
Il paesaggio collinare non viene rappresentato come un luogo dell'immaginazione, ma come luogo fisico, vicino al cuore del poeta, come emerge nell'uso insistito degli aggettivi dimostrativi. Il lirismo del testo è evidente quando, da questi luoghi così chiaramente connotati, emerge una figura femminile che pare modellata dall'io lirico (v.21) il quale non può prescindere da un radicato ricordo infantile. Il paesaggio dunque sembra aver generato l'io lirico stesso e anche la figura femminile. Di questi luoghi vengono messi in evidenza sia l'asperità (v.1 dure colline) sia la dolcezza, legata alla dimensione del ricordo (v.9 ricordo remoto, 15,18), all'indefinitezza del paesaggio (v. 5stelle ambigue), e alla presenza femminile. METRICA:La produzione poetica di Pavese è basata sul cosiddetto verso lungo, un verso che supera le lunghezze tradizionali della poesia e produce l'effetto di una poesia racconto. Un uso sapiente della cesura, che cade con frequenza metaverso determinando un ritmo cadenzato e incalzante, simile a quello di una ballata popolare, l'effetto ritmico è rafforzato dai numerosi enjembemet.
Cesare Pavese
Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo 1908-Torino 1950) nasce nelle Langhe piemontesi dove la sua famiglia possiede un podere, in cui ritorna ogni estate, ma trascorre quasi tutta la sua vita a Torino. Dopo la laurea in lettere insegna per breve tempo. Scrive poesie e racconti e traduce per la casa Einaudi autori americani ancora poco conosciuti in Italia, favorendo la diffusione della letteratura statunitense. Arrestato nel 1935 con l’accusa di attività antifascista viene mandato al confino a Brancaleone Calabro dove soggiorna per un anno. Negli anni del dopoguerra si dedica a un’intensa attività letteraria pubblicando romanzi e saggi sul rapporto tra letteratura e società e ottenendo un ampio apprezzamento di pubblico e di critica. Al culmine del successo, in seguito a una grave crisi esistenziale, si toglie la vita in un albergo a Torino.
Ho sceso, dandoti il braccio
Eugenio Montale
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scalee ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.
Ripercorre a ritroso la propria esperienza amorosa con la moglie, individuando in lei, che a lui si appoggia, la sua guida. Una dimostrazione del fatto che l’amore segna in maniera indelebile l’esperienza di ognuno e continua a vivere, nell’ immaginario poetico, anche dopo la morte. È quindi una poesia che rivela un grande dolore per la perdita della moglie. La poesia è contenuta in Xenia II.
Xenia II.
Eugenio montale
Eugenio montale nasce a Genova nel 1896 da una famiglia di agiati commercianti. Nel 1919 si lega ai circoli culturali della sua città, stringendo amicizia con Camillo Sbarbaro. Le sue prime poesie vengono pubblicate sulla rivista torinese “Primo Tempo”. Nel 1927 si trasferisce a firenze dove lavora come editore e fa parte del gruppo di rivista “Solaria” e frequenta il caffè dove si ritrovano i poeti dell’Ermetismo. Qui conoscerà Drusilla Tanzi, che in seguito sposerà. Nel 1938 perde il posto di lavoro e si guarda da vivere con le traduzioni di narratori stranieri. Intanto pubblica una serie di raccolte:
- Le occasioni
- Finisterre
- La bufera e altro
- Accordi e pastelli
- Auto da fé
- Lettere
- Fuori di casa
Nel mentre diventa redattore del corriere della sera e gli muore la moglie nel 1963. Successivamente alla morte pubblica Satura. Nel 1975 riceve il premio nobel per la letteratura. Muore nel 1981 a Milano.Satura
Xenia II fa parte dellla raccolta di poesie Satura. La raccolta comprende poesie di argomento diverso. La prima parte è composta dalle sezioni Xenia I e II. Si tratta di ventotto brevi componimenti (scritti tra il 1964 e il 1966), doni memoriali per la moglie Drusilla Tanzi, affettuosamente soprannominata Mosca. La seconda parte è composta di altre due sezioni, Satura I e Satura II, dalle quali deriva il nome della raccolta e che comprende poesie scritte tra il 1968 e il 1971. I componimenti sono giocati sul filo della memoria di momenti di vita familiare semplici ma toccanti, in una continua antitesi vita-morte, tempo-eternità.
I versi sono liberi, alcuni dei quali endecasillabi. Sono presenti poche rime come la rima dei versi 6 e 7, «crede-vede», sottolinea il fatto che l’uomo si convinca che la realtà sia in tutto e per tutto quella che egli osserva; mentre, la rima dei vv. 10 e 12, «due-tue», stringe il rapporto tra l'io lirico e la moglie, poiché egli poteva vedere con gli occhi, miopi, di lei. Sono presenti delle assonanze («scale-offuscate», «viaggio-braccio»). In questa poesia viene rappresentata la vita come un viaggio, concluso per la moglie e ancora in corso per Eugenio Montale. I verbi sono al presente e al passato. La prima strofa, infatti, si apre sul ricordo del tempo trascorso («Ho sceso», v. 1), che lascia il posto a una considerazione sulla vita presente («Il mio dura tuttora», v. 4). La seconda strofa torna al passato e la poesia si conclude sull'immagine delle pupille offuscate della moglie («erano le tue», v. 12). Lo scontro tra passato e presente rivela un'opposizione tra due percezioni della realtà. Esiste un livello di percezione superficiale, che si risolve nell'osservazione e nella programmazione («le coincidenze, le prenotazioni», v. 5), nella possibilità o nella difficoltà di aggirare gli ostacoli, e il livello più profondo della saggezza; utilizzando la metafora di Montale, potremmo parlare della capacità di comprendere senza bisogno di concentrare l'attenzione sui gradini. La moglie del poeta "vedeva", aveva cioè un livello di comprensione profonda della realtà, pur senza "vedere" fisicamente in maniera definita (era affetta da una pesante miopia). La scala rappresenta la discesa verso la morte. Il vero senso della vita sta, da un lato, nella comprensione che l'intera esistenza umana si conclude nel nulla, dall'altro nel lato che l'amore è l'unica forza che riscatta questa visione pessimistica; e procedere insieme, pur nella consapevolezza che il viaggio finirà, rappresenta una salvezza preziosa.
Il mare nero
Mark Strand
Una notte serena mentre gli altri dormivano, ho salito le scale fin sul tetto di casa e sotto un cielo cosparso di stelle ho guardato il mare, la sua distesa, le creste mobili spazzate dal vento che divenivano lacerti di trina lanciati nell'aria. Ristetti nel sussurro protratto della notte, in attesa di qualcosa, un segno, l'approssimarsi di una luce distante, e immaginai che ti facevi vicina, le onde buie dei capelli che si fondevano con il mare, e il buio si fece desiderio, e il desiderio la luce incipiente. La prossimità, il calore momentaneo di te mentre stavo lassù da solo a contemplare le ondate lente del mare frangersi sulla riva e farsi per un poco vetro e scomparire... Perché credetti che saresti uscita dal nulla? Perché con tutto quello che il mondo offre saresti dovuta venire solo perché io ero qui?
L'io lirico sale sul tetto della propria casa di notte e, sotto le stelle, osserva il mare cupo. Le sensazioni che questa visione produce in lui sono molto suggestive. Dal mare egli sembra attendere qualcosa. Il suono e la vista di quella buia distesa d'acqua promettono un evento straordinario.Ecco che, infatti, l'io lirico immagina una donna, con un tale coinvolgimento emotivo che gli sembra sia viva che presente accanto a lui, mentre egli continua a contemplare quel mare nero e spumoso nella notte stellata. Infine, tuttavia, la realtà prevale sull'immaginazione, ed egli si ritrova, solo a domandarsi perché mai una donna così desiderata e meravigliosa avrebbe scelto di stare li con lui, con tutto quello che di meglio il mondo avrebbe potuto offrirle.
Xenia II.
Xenia II.
Xenia II.
Mark Strand
L’autore dell’opera è Mark Strand,nasce in canada nel 1934. La sua prima raccolta di poesie risale al 1964. I temi ricorrenti della sua poesia sono la riflessione sulla morte e sull’apparente incoscienza della vita umana,l’ansia dell’uomo di realizzarsi e la difficoltà di trovare e raggiungere un obbiettivo importante nea vita. Tra il 1964 e il 2014 pubblicò oltre una ventina di raccolta di poesie, una dozzina di saggi e cinque volumi di traduzioni dal portoghese, lo spagnolo e l'italiano. All'attività poetica, Strand affiancò quella accademica e per oltre cinquant'anni insegno in prestigiosi atenei statunitensi, tra cui l'Università Columbia, l'Università di Chicago e l'Università di Princeton, oltre ad essere visiting professor a Yale ed Harvard; inoltre insegnò anche all'Università dell'Iowa e Università federale di Rio de Janeiro. Nel 1982 fu elettro membro dell'American Academy of Arts and Letters, mentre nel 1990 fu il poeta laureato degli Stati Uniti. Nel 1993 vinse il Premio Bollingen per la poesia, mentre nel 1999 vinse il Premio Pulitzer per la poesia per la raccolta Blizzard of One.
La poesia presenta una forte componente descrittiva che potremmo definire pittorica. La profonda conoscenza della storia dell'arte e la passione che Strand coltivava per la pittura emergono con chiarezza dal testo. L'immagine del mare è dettagliata e dinamica e la notte stellata viene descritta con pochi versi nitidi e suggestivi. La figura femminile, invece, proprio perché solo immaginata, viene affidata a pochissimi tocchi che ne accennano appena la presenza. Così facendo, il poeta fonde la figura nel paesaggio e trasforma l'intera poesia in una visione continua che procede parallelamente allo stato d'animo dell'io lirico. La poesia contiene molti dei temi cari al poeta, come quelli dell'attesa e dell'assenza. Il mare, nonostante la sua bellezza delicata , risulta un'entità oscura e misteriosa che produce anche inquietudine e può causare dolore. Dunque, se il mare con la sua oscurità è simbolo dell'ignoto, la «luce distante» con la quale l'io lirico identifica la donna è invece meta simbolica delle sue speranze, che resteranno però irrealizzate. La visione dell'amore che emerge dalla lirica è ammantata di amarezza. Questo sentimento di condivisione sembra non essere concesso all'uomo, destinato alla solitudine e alla frustrazione del desiderio, di fronte a una natura indifferente. La traduzione italiana della lirica rispetta scrupolosamente, anche nella struttura retorica, l'originale inglese: l'allitterazione della s e il suono sordo della z suggeriscono abilmente il fruscio delle onde. I suoni aperti del primo verso sembrano simulare sul piano fonico l'idea di immensità dello spazio. La continuità della ricerca, l'aspettativa mai soddisfatta sono espresse, a livello retorico, dall'uso insistito degli enjambement.
Prospettiva
Wistawa Szymborska
La poesia racconta l’incontro casuale di un uomo e di una donna,che si sono innamorati perdutamente l’una dell’altro e che poco dopo sembrano essersi dimenticati di questo loro sentimento, fino a nell'incontrarsi e non salutarsi nemmeno ( “come estranei, senza un gesto o una parola” ).
Si sono incrociati come estranei, senza un gesto o una parola, lei diretta al negozio, lui alla sua auto. Forse smarriti O distratti O immemori Di essersi, per un breve attimo, amati per sempre. D’altronde nessuna garanzia Che fossero loro. Sì, forse, da lontano, ma da vicino niente affatto.
Li ho visti dalla finestraE chi guarda dall’alto Sbaglia più facilmente. Lei è sparita dietro la porta a vetri, lui si è messo al volante ed è partito in fretta. Cioè, come se nulla fosse accaduto, anche se è accaduto. E io, solo per un istante Certa di quel che ho visto, cerco di persuadere Voi, Lettori, con qualche verso occasionale quanto triste è stato.
Xenia II.
Xenia II.
Xenia II.
L’io lirico osserva tutto dall’alto di una finestra ( “li ho visti dalla finestra“ ), guarda e ne dichiara la propria attendibilità : osservandoli da lontano non può essere sicuro che si tratti di loro ( “nessuna garanzia che fossero loro” ), ma solo con una certezza momentanea ( “solo per un istante certa di quel che ho visto” ), e ne esprime la tristezza della separazione di due persone che si erano giurati amore eterno ( “essersi, per un breve attimo, amati per sempre” ).
Wistawa Szymborska
L'autrice dell'opera è Wistawa Szymborska, nasce a Kornik in Polonia nel 1923, studia sociologia a Cracovia nel 1945 ma non termina gi studi. Nel 1960 si distacca dal partito comunista Polacco, nel 1989 fonda l’Associazione e nel 1996 vince il premio nobel per la letteretura. Muore nel 2012 a Cracovia Le sue raccolte poetiche più importanti e tradotte in italaino sono:
Le due persone protagoniste nella poesia, vivono una condizione di precarietà ( avevano dichiarato di amarsi per sempre, mentre ora sembrano disinteressati l’una dell’altro) e compiono gesti automatici ( entrare in un negozio e salire in auto).
Due persone che credono realmente di amarsi in un momento della loro vita, possono facilmente accorgersi che questa loro eternità che hanno sentito come necessaria, in realtà, non esiste. la prospettiva di chi osserva la scena dall’alto può solo pensare che essi trasmettono “tristezza”.
La poesia è scritta in versi liberi e sembra un racconto, viene utilizzato un lessico quotidiano per descrivere una scena banale, questo viene evidenziato dal procedimento dello straniamento ( l’io lirico è l’osservatore e prende in causa i lettori).