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LAUDATO SI' III CAPITOLO

marudost99

Created on December 3, 2023

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Transcript

LAUDATO SI' capitolo iii

fatto da Maria Rosaria D'Ostuni, Giorgia La Regina e Alice Trimarco

INTRODUZIONE

Papa Francesco nel terzo capitolo del Laudato Si’ approfondisce le ragioni socioeconomiche ed antropologiche che si celano dietro la crisi ecologica, designandole come reale causa di tale fenomeno. In particolare, invita il lettore a soffermarsi sulla concezione che l’essere umano ha della vita e il suo modo di agire relativamente al paradigma tecnocratico ( visione di ogni aspetto della realtà come oggetto infinitamente disponibile alla manipolazione da parte dell’essere umano).

LA TECNOLOGIA: CREATIVITA’ E POTERE

Il progresso tecnoscientifico ha caratterizzato l’umanità già a partire dal 800’ con la nascita delle macchine a vapore, delle ferrovie, del telegrafo, dell’elettricità, dell’automobile e dell’areo; mentre più recentemente è stato dato maggior impulso alla medicina, alla chimica e all’informatica portando all’avvento di una rivoluzione digitale. Papa Francesco non fornisce un quadro puramente pessimistico della scienza e della tecnologia designandole come prodotto meraviglioso della creatività umana e quindi dono di Dio. L’essere umano ha sempre cercato di superare certi limiti trasformando la natura ed è giusto celebrare i conseguenti successi in ambito medico, ingegneristico e delle comunicazioni soprattutto esaltando gli sforzi di molti scienziati e tecnici che si impegnano per trovare alternative a favore dello sviluppo sostenibile. La tecnoscienza però, non è esclusivamente in grado di migliorare la qualità della vita degli essere umani attraverso la produzione di oggetti utili quali utensili di uso domestico, mezzi di trasporto, ponti ed edifici, ma è anche capace di creare e diffondere la bellezza semplicemente attraverso un aereo o un grattacielo o con opere pittoriche e musicali realizzate con i nuovi strumenti tecnici.

Tuttavia la tecnologia, specialmente quella nucleare e informatica e genetica ci offrono un potere potenzialmente molto pericoloso. L’essere umano non aveva mai avuto così tanto potere su se stesso e non c’è alcuna garanzia che lo utilizzi bene: basti pensare alle tecnologie sfruttate dai regimi totalitari e alle bombe atomiche. Il pensiero comune che l’acquisizione di potenza grazie allo sviluppo economico e tecnologico sia arbitrariamente un progresso è erroneo perché l’uomo non è stato adeguatamente educato all’uso di tale potere perché gli manca un’etica solida. La probabilità che l’uomo usi male la sua potenza è estremamente alto considerando che questo non si possa dire pienamente autonomo e che la sua libertà si svilisce quando si abbandona agli istinti e bisogni immediati, all’egoismo e alla violenza; meccanismi che non è pienamente in grado di controllare.

LA GLOBALIZZAZIONE DEL PARADIGMA TECNOCRATICO

All’interno del secondo paragrafo Papa Francesco esalta il problema del paradigma tecnocratico, che porta l’uomo a valutare la natura le sue risorse come inesauribili, considerandole quindi elementi da sfruttare e manipolare in tutti i modi per ottenere i propri scopi; invece di ricevere e apprezzare ciò che la realtà naturale offre. La natura viene costantemente usurpata a favore di una crescita infinita o illimitata che è di fatto una menzogna degli economisti nonché tentativo di nascondere che l’essere umano spreme il suo pianeta oltre il limite. Gli effetti di tale atteggiamento prevaricatore si riscontrano non solo nel degrado ambientale ma influenzano anche le scelte sociali e gli stili di vita. Il paradigma tecnocratico, quindi non è un mero strumento di cui l’essere umano ha pieno controllo ma è entrato a far parte della vita di ognuno di noi ed influenza anche l’economia e la politica. La prima chiaramente ne trae profitto ignorando le conseguenze negative per l’essere umano e illudendosi che con lo sviluppo economico e tecnologico si possano risolvere i problemi ambientali, la fame e la miseria. Il mercato però, non si occupa di una migliore distribuzione della ricchezza, di una cura responsabile dell’ambiente o di una maggiore inclusione sociale.

La specializzazione propria della tecnologia ostacola la possibilità di avere uno sguardo d’insieme ma promuove la frammentazione complicando la possibilità di risolvere i problemi. Non c’è lavoro di collaborazione né si tiene conto di principi etici e filosofici per trovare una soluzione perché si è perso il senso della vita e del vivere insieme. La cultura ecologica non può limitarsi a una serie di risposte immediate ed irrisorie riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento ma dovrebbe svilupparsi una forma di resistenza all’avanzamento tecnocratico attraverso la spiritualità.

LE CRISI E LE CONSEGUENZE DELL'ANTROPOCENTRISMO MODERNO

Una terza area di preoccupazione riguarda la crisi e gli effetti del moderno antropocentrismo. Il Papa Francesco spiega come Dio ci ha dato la terra e noi dovremmo usarla con rispetto e per il suo scopo originale, infatti non siamo chiamati a essere padroni del mondo e a sostituire Dio ma a esserne custodi responsabili. Noi siamo anche dono che Dio ci ha fatto, gli uni per gli altri. Poi parla di come quando non accogliamo come parte della realtà il valore di una persona povera, di un embrione umano, di una persona disabile, è difficile che sentiremo il grido della natura stessa e che non possiamo sottostimare l’importanza del nostro rapporto con l’ambiente, con gli altri e con Dio. Papa Francesco invita poi a sviluppare una nuova sintesi capace di sorpassare le false dialettiche degli ultimi secoli. Egli afferma: “Non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c’è ecologia senza un'adeguata antropologia”; per sentirsi responsabili del mondo gli uomini devono dapprima comprendere veramente chi sono. Quindi se la crisi ecologica è una manifestazione esterna della crisi etica non possiamo illuderci di risanare la relazione con la natura se non risaniamo tutte le relazioni umane fondamentali.

Dopo di che parla di diversi fattori: 1. Il relativismo pratico: Questo si manifesta quando l’uomo si pone al centro di tutto e finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti, ritenendo tutto il resto relativo, infatti tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati. Tutto ciò può portare al degrado ambientale e alla decadenza sociale e a promuovere la cultura dell’ “usa e getta”. Questa cultura la definisce come la stessa patologia che spinge una persona ad approfittare di un’altra e a trattarla come un mero oggetto, obbligandola a lavori forzati o riducendola in schiavitù a causa di un debito. Tra gli altri esempi a sostegno di questa decadenza, Papa Francesco cita la tratta di esseri umani, il crimine organizzato, il narcotraffico, il commercio di diamanti insanguinati, l’eliminazione dei bambini, il commercio di organi e di pelli di animali in via di estinzione. Non si può pensare che programmi politici o la forza della legge possano bastare da soli a portare dei cambiamenti perchè quando è a cultura che si corrompe e non si riconoscono più i principi veramente importanti, le leggi verranno intese solo come ostacoli da evitare.

2. La necessità di difendere il lavoro: In Genesi, all’uomo e alla donna viene affidato il giardino perché lo custodiscano e lo lavorino, affinché produca frutti. Prendendo spunto da questo esempio, Papa Francesco suggerisce che ciò che valorizza e dà significato alle attività umane è il lavoro inteso in relazione con gli altri. Insieme a questa percezione vi è lo stupore contemplativo per le creature ed per il creato, che troviamo in S. Francesco d’Assisi. Papa Francesco asserisce che quando nell’essere umano si perde la capacità di contemplare e di rispettare si creano le condizioni perché il senso del lavoro venga stravolto. Egli invece incoraggia a far sì che il lavoro diventi un mezzo per esprimere la dignità umana e, in quanto tale, sia l’ambito di uno sviluppo personale, dove si mettano in gioco molte dimensioni della vita: la creatività, la proiezione nel futuro, lo sviluppo delle capacità, l’esercizio dei valori, la comunicazione con gli altri, un atteggiamento di adorazione verso Dio. Le nostre vite richiedono un equilibrio tra riflessione e lavoro. In questo senso, aiutare i poveri con il denaro deve essere sempre considerato un rimedio provvisorio; occorre consentire loro una vita degna mediante il lavoro. Il Papa, inoltre, fa notare come non sia 7 progresso tecnologico quello mediante il quale si riducono i costi di produzione licenziando i lavoratori e sostituendoli con le macchine. Al contrario la creazione di posti di lavoro è un servizio essenziale al bene comune. Per questa ragione “è indispensabile promuovere un'economia che favorisca la diversificazione produttiva e la creatività imprenditoriale”, e “le autorità civili hanno il diritto e la responsabilità di adottare misure di chiaro e fermo appoggio ai piccoli produttori e alla diversificazione della produzione”.

L’uomo è responsabile degli sviluppi economici-sociali, ma quando inizia a mancare il senso di rispetto, tale sviluppo viene meno il lavoro in realtà dovrebbe mirare a uno sviluppo personale in cui di fondamentale importanza sono aspetti come la creatività, la proiezione nel futuro, lo sviluppo delle capacità, l’esercizio dei valori, la comunicazione con gli altri e per questo motivo la società deve perseguire l'obiettivo dell’accesso di lavoro a tutti. Il lavoro è necessario in quanto rappresenta per l’uomo una via di maturazione, sviluppo personale e di realizzazione. Dare soldi ai poveri è solo un modo per rinviare il problema; proprio per questo motivo il reale bisogno della società risiede nel dare loro una possibilità di lavoro. La riduzione dei posti di lavoro ha anche un impatto negativo a livello economico e quindi rinunciare ad investire sulle persone per trarre a sua volta profitti è un pessimo affare per la società. Perché continui ad essere possibile offrire un lavoro, è indispensabile promuovere un’economia che favorisca la diversificazione produttiva e la creatività imprenditoriale. Ad esempio l’economia su scala ha danneggiato i piccoli produttori ,come nel caso dei piccoli proprietari terrieri che si trovano a dover vendere i loro terreni. Le autorità dovrebbero mostrare, infatti, nei confronti di questi un atteggiamento di appoggio. Perché vi sia una libertà economica della quale tutti possono godere, a volte può essere necessario porre dei limiti a coloro che posseggono più grandi risorse e potere finanziario.

L’uomo può intervenire sul mondo animale e vegetale quando è necessario per la sua vita: come quando si sperimenta sugli animali, lo si può fare solo se tale azione è necessaria al poter salvare un essere umano.Importanti sono inoltre gli sviluppi tecnologici e i progressi scientifici, molto apprezzati dalla Chiesa. Infatti non è possibile frenare la creatività umana. Nello stesso tempo, non si può fare a meno di riconsiderare gli obiettivi, gli effetti, il contesto e i limiti etici di tale attività umana che è una forma di potere con grandi rischi. la Chiesa chiede di fare attenzione agli sviluppi della biologia genetica che va a modificare le combinazioni genetiche animali e vegetali.E’ difficile dare un giudizio generale sullo sviluppo di organismi geneticamente modificati, vegetali o animali, per fini medici o in agricoltura, dal momento che possono essere molto diversi tra loro e richiedere distinte considerazioni. D’altra parte, i rischi non vanno sempre attribuiti alla tecnica stessa, ma alla sua inadeguata o eccessiva applicazione. In realtà, le mutazioni genetiche sono prodotte molte volte dalla natura stessa. Tuttavia in natura questi processi hanno un ritmo lento, che non è paragonabile alla velocità imposta dai progressi tecnologici attuali.

Sebbene non disponiamo di prove definitive circa il danno che potrebbero causare i cereali transgenici agli esseri umani, e in alcune regioni il loro utilizzo ha prodotto una crescita economica che ha contribuito a risolvere alcuni problemi, si riscontrano significative difficoltà che non devono essere minimizzate. In molte zone si constata una concentrazione di terre produttive nelle mani di pochi, dovuta alla progressiva scomparsa dei piccoli produttori si sono visti obbligati a ritirarsi dalla produzione diretta. Molti tra questi diventano lavoratori precari e molti salariati agricoli finiscono per migrare in miserabili insediamenti urbani. L’estendersi di queste coltivazioni distrugge gli ecosistemi, diminuisce la diversità nella produzione e colpisce le economie regionali. Bisogna assicurare un dibattito scientifico e sociale che sia in grado di considerare tutta l’informazione, che invece spesso si seleziona secondo i propri interessi, siano essi politici, economici o ideologici. Questo rende difficile elaborare un giudizio equilibrato sulle diverse questioni. E’ necessario disporre di luoghi di dibattito in cui tutti quelli che in qualche modo si potrebbero vedere direttamente o indirettamente coinvolti possano esporre le loro problematiche. D’altro canto è importante considerare che alcuni movimenti ecologisti difendono l’ambiente richiamando dei limiti alla ricerca scientifica, mentre a volte non applicano questi stessi alla vita umana. Quando la tecnica non riconosce principi etici, finisce per considerare legittima qualsiasi pratica.