Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

hobbes, spinoza, lock

chris

Created on November 30, 2023

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Modern Presentation

Terrazzo Presentation

Colorful Presentation

Modular Structure Presentation

Chromatic Presentation

City Presentation

News Presentation

Transcript

JOHN LOCKE

  • Il pensiero di Locke era fondato sul periodo storico (XVII secolo) durante il quale ha vissuto ed analizzato degenerazioni assolutistiche e le vicende della Gloriosa Rivoluzione. La sua teoria politica, che sosteneva la Gloriosa Rivoluzione, Locke la giustificherà con i suoi “Trattati del governo” dove rifiuterà ogni forma di assolutismo. John Locke sviluppa la sua teoria politica cercando di rispondere a delle domande: 1) quali sarebbero i rapporti fra gli uomini in uno stato di natura, ovvero in uno stato senza leggi 2)di quali diritti godrebbe l’uomo in una simile situazione . Locke affermerà che se il potere fosse nelle mani di Adamo per moglie e figlia quest’ultimo dovrebbe essere di tutti i padri di famiglia, non solo dei sovrani. Lui era d’accordo sulle idee fondamentali del contrattualismo, dei primi anni:
  • -il diritto di natura, che possiede ogni individuo che non deve sottostare a determinate leggi.
  • -il diritto di proprietà, tutti avevano diritto su ciò che era proprio.
  • -il diritto alla vita, perché il corpo è inviolabile
  • -il diritto alla libertà, perché ognuno è libero di prendere le proprie decisioni.
  • Alle leggi naturali subentrano quindi le leggi positive dello Stato: Locke dichiara la distinzione tra società civile e stato, per la quale l’uomo è cittadino libero e proprietario di fronte allo stato.

Questa situazione originaria sarà modificata, per la capacità dell’uomo di modificare la natura a suo piacimento e vantaggio, da cui riuscirà a trarre anche le cosiddette “proprietà private”, in particolare le terre. Per quanto riguarda lo sviluppo del lavoro e del commercio, fino a quel momento veniva utilizzato il metodo del baratto, ma non sempre un commerciante possedeva un oggetto interessate per il suo venditore, di conseguenza verrà creato il denaro, generato da materiali preziosi. Con l’arrivo del denaro, inizieranno anche le differenze sociali, tra i ricchi proprietari terrieri e i contadini, che per un piccolo salario oppure per protezione e sostegno, lavoravano le loro terre.

La creazione di uno stato

Per dare origine ad uno stato politico, di solito si utilizzava un contratto sociale, ma secondo Locke, questo patto non generava lo Stato, bensì stabiliva istituzioni pubbliche che ne garantivano il corretto funzionamento. Per Locke, infatti, il compito delle istituzioni politiche, era istituire leggi che garantissero il benessere degli uomini, dato che l’uomo deve sostenere tutti i suoi diritti tranne quello della forza e violenza. In poche parole il patto doveva essere tra i futuri sudditi e il futuro sovrano, cosicché che entrambi rispettassero ì proprio doveri: i sudditi rinunciavano alla forza e il sovrano prometteva benessere all’intera società, ma se questo non dovesse essere rispettato, egli in difesa proclamo il diritto alla rivoluzione. Garanzia della libertà civile è per Locke la divisione dei poteri dello Stato: lo stato ha il potere legislativo di fare le leggi e il potere esecutivo di imporle, il potere legislativo ha anche funzione giudiziaria e subordina il potere federativo di pace e guerra e lo stesso potere esecutivo. In particolare il potere legislativo si divideva tra: -il Parlamento (composta da rappresentanti dei ceti proprietari) -il governo (composto dal re e dai suoi ministri). I limiti dello Stato sono per Locke chiari sulla religione: la fede non può essere imposta ed occorre rispetto e tolleranza per le diverse fedi religiose. Ed inoltre il potere legislativo, quello esecutivo e federativo dovevano essere sempre in equilibrio tra loro. Questa teoria fonderà il liberalismo del XVIII secolo.

THOMAS HOBBES

La riflessione politica di Hobbes è condizionata da una concezione misantropica e pessimistica secondo la quale ogni uomo è condizionato dai meccanismi dei propri istinti egoistici. Ma la natura umana non è malvagia in assoluto ma lo diventa se lo stato non riesce ad incanalarla e indirizzarla produttivamente. Su queste premesse Hobbes delinea l’idea di uno stato puramente naturale o “stato di natura”, e in questo stato dominano gli egoismi e gli istinti di tutti. Se è vero, afferma Hobbes, che l’uomo è per natura in conflitto con gli altri, è anche vero che l’uomo è dotato di ragione. E la ragione impone all’uomo una serie di leggi, prima delle quali è che occorre cercare la pace. Attraverso la pace è infatti possibile garantirsi quella vita che nello stato di natura è sempre in pericolo. La seconda regola che la natura impone all’uomo è che la condizione per assicurarsi la pace è che occorre rinunciare al proprio diritto su tutto. Se infatti il conflitto fra gli uomini è determinato dal diritto a possedere ogni cosa, la precondizione per assicurare la pace è proprio la rinuncia a questo diritto. A questo punto si sono poste le basi per l’uscita dallo stato di natura e per la nascita dello Stato politico. Se infatti si rinuncia al proprio diritto su tutto, occorre qualcuno/qualcosa che custodisca i diritti a cui gli uomini hanno rinunciato e che garantisca che nessuno violi il patto. Lo Stato nasce quindi, secondo Hobbes, attraverso un contratto con cui allo stesso tempo, gli uomini: 1. Rinunciano al proprio diritto su tutto 2. Trasferiscono questi diritti integralmente a un sovrano

Il sovrano – che rappresenta lo Stato – riceve i diritti degli altri ma non cede nessun diritto a sua volta: questo gli permette di avere il potere sempre assicurato.Il patto con cui nasce lo Stato è irreversibile = una volta sottoscritto non è più possibile tornare indietro. Allo stesso tempo il potere con cui nasce lo stato è indivisibile = il suo potere è la somma di tutti i diritti ceduti col patto e non può essere diviso fra più parti perché altrimenti queste sarebbero in conflitto fra di loro e la pace, per la quale il patto viene sottoscritto, non sarebbe più assicurata. In questo senso dunque il potere dello Stato è assoluto e al di sopra della stessa legge in quanto è lo Stato, in virtù del patto, a fondare la legge. Per rappresentare l’assolutezza del potere, Hobbes paragona lo Stato al Leviatano, ovvero a un gigantesco mostro biblico: la metafora nasce proprio dal voler mostrare come il potere dello Stato sia enorme. L’unico limite che ha lo Stato è quello di non poter attentare alla vita dei propri sudditi. L’uomo esce infatti dallo stato di natura e si sottomette alla rinuncia dei propri diritti proprio per garantirsi la vita: se il sovrano gli imponesse di rinunciare alla vita, si cadrebbe nel controsenso.

Analizzate le basi della riflessione politica di Hobbes, andiamo a concludere sottolineando le tematiche di fondo del suo pensiero, attraverso tre parole chiave:

Giusnaturalismo = Hobbes è un filosofo giusnaturalista. Giusnaturalismo significa che la legge dello Stato (ovvero la legge positiva) deriva dalla legge di natura. Hobbes non è affatto il primo giusnaturalista della storia, ma nel suo pensiero c’è una grande novità. Se infatti, tradizionalmente, la legge di natura è intesa come un qualcosa che riflette l’ordine naturale del mondo, in Hobbes questa legge trova fondamento nella ragione stessa dell’uomo, che è la facoltà che detta all’uomo le condizioni per uscire dallo stato di natura. Contrattualismo = l’altra grande novità introdotta da Hobbes, e che di fatto è alla base della concezione moderna dello Stato, è che lo Stato non nasca naturalmente ma attraverso un contratto fra gli uomini, i quali sottoscrivono un patto per garantirsi dei diritti, nel caso di Hobbes il diritto alla vita. Assolutismo = Hobbes è il più importante teorico dell’assolutismo, ovvero di un modello politico che è dominante nell’Europa che va dal ‘500 al ‘700. Il potere dello Stato è infatti, nella teoria di Hobbes, assoluto, ovvero indivisibile e al di sopra della legge. Allo stesso tempo, secondo il filosofo, il miglior modo per garantire il successo del patto con cui nasce lo Stato è che il sovrano sia effettivamente un unico monarca. Se il potere fosse infatti gestito da più persone o da un organismo vi sarebbero le condizioni per la contesa del potere e dunque per la disgregazione per lo Stato: concentrare le il potere nelle mani di una sola persona garantirebbe invece l’unità dello Stato.

BARUCH SPINOZA

Per il filosofo prima delle leggi dei singoli stati, esiste il diritto naturale che ha il fondamento nella natura umana ed è valida per tutti. Secondo Spinoza il diritto di un uomo con la sua potenza. Infatti, Dio ha diritto su tutte le cose, quindi il diritto di dio non è altro che la sua potenza, così ogni singolo individuo è una manifestazione particolare dell’unica sostanza divina. Ogni individuo ha una potenza assai limitata ed è per questo che senza l’aiuto dei propri simili, si trova in una condizione di estremo pericolo. Per questo motivo nasce l’esigenza di mettere in comune l’esigenza di mettere in comune la potenza di molti individui. Per questo motivo nasce l’esigenza di unirsi all’interno di società e con la nascita di quest’ultima nascono anche gli stati. All’interno degli stati, acquistono senso anche i concetti di bene e male, secondo il diritto di natura non vi è nulla che l’individuo non possa compiere.

Mentre per quanto riguarda la società civile, bisogna stabile ciò che è bene o male, andando a definire ciò che è giusto o ingiusto per tutti gli individui. Il passaggio alla società civile rappresenta un incremento di potenza e quindi di diritti e libertà. Affinché ciò possa realizzarsi, per Spinoza, è necessario che ognuno abbia la possibilità di di contribuire alle scelte collettive. Per questo motivo Spinoza esprime la propria preferenza per il regime democratico. Ma Spinoza molto probabilmente esprimeva la propria preferenza, per un’aristocrazia che non sfiorasse in oligarchia. Secondo Spinoza lo stato non deve mettere in discussione la libertà personale, per questo motivo si schiera a favore della tolleranza religiosa. La religione, secondo le sue convinzioni, riguarda le convinzioni interiori di ognuno e le credenze personali non posssono essere ne imposte né vietate. L’imposizione di un unico credo religioso religioso non gararantisce affatto la pace, ma tende al fondamento disordini.

Confronto tra i tre

  • LOCKE E HOBBES
John Locke sviluppa la sua teoria politi a partire dalle idee ed affermazioni di Hobbes , per poi giungere a conclusioni completamente opposte. Locke si pone infatti le stesso domande di Hobbes. Secondo Thomas Hobbes l’origine delle autorità dei sovrani derivava dall’attribuzione ad Adamo della moglie e della figlia, mentre per Locke sarà in disaccordo con tale ipotesi. Locke seguirà anche le stesse leggi di Hobbes sul contrattualismo . Per Hobbes l’uomo è cittadino solo nello stato, mentre Locke afferma che l’uomo è cittadino libero di fronte allo Stato.
  • SPINOZA E LOCKE
Locke è un accanito sostenitore dello stato laico e divide in modo drastico le due entitá di Stato e Chiesa, il cui rapporto secondo lui deve essere un rapporto di tolleranza limitato alle due sfere religiosa e civile: nessuna delle due ha il diritto di interferire nell’ operato dell’altra ma nello stesso tempo lo deve garantire.L’idea di Spinoza della religione è invece molto più negativa di quella di Locke, tanto che nella sua “Etica” sostiene che essa sia come una prigione che opprime i popoli, un mezzo per raggirare gli uomini di fronte alla natura. Egli scrive inoltre della Bibbia che rappresenta per lui un semplice testo letterario educativo dal messaggio molto semplice al quale sostiene ci si possa arrivare anche solo con la ragione in modo totalmente indipendente. Egli dunque elimina dal Testo Sacro ogni elemento innaturale, tra cui i miracoli, che vede come una contraddizione della natura stessa, e quindi di Dio. Lo Stato assume dunque il ruolo di educatore alla razionalità e alla criticità dei cittadini senza le quali la religione rischierebbe di diventare pericolosa.
  • HOBBES E SPINOZA
Hobbes indagava sui meccanismi che conducono li uomini ad uscire dallo stato di natura per dare vita alla società civile. Spinoza condivide con Hobbes la convinzione che lo scopo dello Stato consiste nel garantire la pace e l’ incolumità personale, diversamente dal filosofo inglese; la nascita dello stato non debba mettere in discussione la libertà degli individui.