Iconoclastie Religiose
Fatto da: Aversa, De Vita, Varvella
Indice
-Cos'è l'iconoclastia -L'Iconoclastia Ebraica -L'Iconoclastia Musulmana -L'Iconoclastia Cristiana; .Età Bizantina .Savonarola .Martin Lutero
Cos'è l'iconoclastia?
L'iconoclastia (o iconoclasmo) è stato un movimento di carattere religioso sviluppatosi nell'impero bizantino intorno alla prima metà del secolo VIII. La base dottrinale di questo movimento fu l'affermazione che la venerazione delle icone spesso sfociasse in una forma di idolatria, detta "iconodulia". Questa convinzione provocò la distruzione materiale di un gran numero di rappresentazioni religiose. Sul piano politico l'iconoclastia ebbe per obiettivo di togliere ogni pretesto dottrinale ai predoni islamici e di riportare sotto il controllo imperiale i vasti territori posseduti dai monasteri, non soggetti alle leggi imperiali.
Il termine "iconoclastia" venne usato più in generale per indicare altre forme di lotta contro il culto di immagini in altre epoche e religioni o correnti religiose. In senso figurato, l'iconoclastia indica un'opposizione spregiudicata e violenta verso le convenzioni, le ideologie e i principi comunemente accettati dalla società.
L'Iconoclastia Ebraica
Le interpretazioni dei sacerdoti ebraici sul secondo comandamento variano, da restrizioni sull'adorazione di immagini a divieti più ampi. Si evidenzia l'impatto visivo potente nella società odierna, con esempi iconoclastici come la distruzione di monumenti. La riflessione sull'arte ebraica esplora il rapporto tra sacro e secolare, chiedendosi se l'arte figurativa possa integrarsi nel sistema che santifica l'ordinario. Il secondo comandamento ha influenzato la cultura occidentale, sollevando interrogativi sulla capacità della coscienza ebraica di sviluppare un'arte autonoma. Kant e Hegel hanno diffuso l'idea di un aniconismo ebraico, influenzando opinioni discriminatorie. La produzione artistica ebraica ha una lunga storia influenzata dalle limitazioni della halakhah. L'approccio rabbinico varia in base ai rapporti con la popolazione non ebraica. La tradizione artistica continua è oggetto di dibattito, con crescente interesse degli studiosi sull'importanza dell'espressione artistica nell'identità ebraica. Rabbini come il Profiat Duran evidenziano un approccio aperto, e la ritrattistica rabbinica moderna riflette un atteggiamento meno chiuso di quanto si potrebbe pensare.
L'Iconoclastia Ebraica
Nella Bibbia, i brani fondamentali sull'arte includono la costruzione del Mishkan e del Bet ha-miqdash, evidenziando l'ispirazione divina nella produzione artistica, come nel caso di Betzalel. Nella rivelazione ebraica, l'ascolto è privilegiato, conferendo vantaggio alla parola udita rispetto alla visione. In ebraico, ascoltare equivale a obbedire. Hermann Cohen influenzò il pensiero ebraico moderno, collegando il secondo comandamento alla razionalità e al lirismo verbale. Heinrich Graetz distinse la rivelazione greca come visiva e quella ebraica come verbale. Heschel e Martin Buber sottolinearono la centralità della santità nel tempo rispetto a quella nello spazio. La pratica di coprire gli occhi durante lo Shemà simboleggia il rifiuto della dimensione visiva. Questo potrebbe derivare da risposte a pregiudizi antisemiti, l'iconoclastia cristiana e il mito dell'aniconismo ebraico come fonte di astrazione artistica.
L'Iconoclastia Ebraica
Alcuni studiosi rivalutano questo punto di vista, riconoscendo la presenza dell'arte ebraica, respingendo l'idea di un'aniconismo totale come un mito moderno. L'idea che l'ebraismo respinga le raffigurazioni a causa del secondo comandamento ha una tradizione dal XVIII secolo. Opere halakhiche, come lo Shulchan 'Aurkh, affrontano i divieti concentrando la limitazione nella scultura di forme umane, corpi celesti e figure angeliche. Il capitolo 141 di Yoreh de'ah chiarisce le limitazioni, vietando la rappresentazione in rilievo di creature celesti e figure umane intere. La rappresentazione parziale è consentita, come la testa senza corpo. Il divieto si estende ai corpi celesti, ma la rappresentazione a scopo didattico è permessa. Le rappresentazioni del Santuario devono essere incomplete, riflettendo l'importanza di evitare la perfezione idolatrica.
L'Iconoclastia Musulmana
L'iconoclastia musulmana si riferisce a periodi storici in cui si è manifestata l'opposizione all'uso delle immagini e alle rappresentazioni figurative, in particolare nel contesto dell'arte e della cultura islamica. Questa avversione era basata su interpretazioni dell'Islam che proibivano la creazione di immagini che potessero essere venerate come idoli.
L'Iconoclastia Musulmana
Un notevole periodo di iconoclastia si verificò nell'VIII e IX secolo durante il califfato abbaside, noto come la "crisi delle immagini" o "fitna delle immagini". Alcuni governanti, come il califfo Yazid II, emisero decreti contro la rappresentazione di esseri viventi. Tuttavia, questa tendenza non fu uniforme e vari governanti ebbero atteggiamenti diversi verso le immagini.
L'Iconoclastia Musulmana
Nonostante ciò, l'arte islamica sviluppò stili decorativi distintivi, come la calligrafia e i motivi geometrici, per evitare rappresentazioni figurative. Nel corso dei secoli, l'atteggiamento nei confronti delle immagini e delle rappresentazioni varia nelle diverse correnti dell'Islam e nelle diverse epoche storiche.
L'iconoclastia Cristiana
Una delle prime apparizioni dell’iconoclastia risale al VII secolo, nella parte orientale dell’impero romano, per conto dell’imperatore bizantino Leone III. L’imperatore aderiva al movimento pauliciano, movimento eretico sorto in Armenia e in Siria nel VII secolo. I pauliciani erano sensibili alle accuse di idolatria mosse al cristianesimo da parte dei fedeli dell'Islam, quindi mossero guerra al culto delle immagini. Si ritiene che Leone III abbia emanato una serie di editti per eliminare il culto delle immagini sacre ormai molto diffuso nell'Impero. Si dice che però, Leone appoggiò gli iconoclasti per diversi motivi: il primo erano delle pressioni di vescovi iconoclasti dell’Asia minore, anche se secondo diversi studiosi, “non vi sono prove di contatti tra Leone e questi riformisti iconoclasti, o di ogni loro influenza nella sua tarda politica.”; e il secondo erano una serie di disastri naturali che convinsero l'Imperatore che essi fossero dovuti all'ira divina contro la venerazione delle icone.
L'iconoclastia Cristiana
Un’altra figura importante nella storia dell’iconoclastia cristiana è Girolamo Savonarola. Nato da una famiglia di origini nobili il 21 settembre 1452, era un predicatore appartenente all'ordine domenicano. Nel 1482 conquistò i fiorentini con le sue prediche appassionate. I suoi seguaci si organizzarono nella setta penitenziale dei "piagnoni". Predicava la penitenza come sola via di salvezza.
Contrario a ogni lusso, che riteneva fonte di depravazione, faceva processare chi giudicava dissoluto, organizzando "roghi delle vanità", cioè di opere d'arte, libri e strumenti musicali, nella Chiesa e nella società. Nel 1498 venne arrestato e processato per eresia e venne condannato a essere bruciato in piazza della Signoria a Firenze
L'iconoclastia Cristiana
Martin Lutero, riformatore religioso del XVI secolo, ha influenzato il modo in cui le immagini religiose venivano percepite e trattate. Il periodo in cui Martin Lutero ha vissuto è stato caratterizzato da una profonda venerazione delle immagini sacre nella Chiesa cattolica. Lutero, pur riconoscendo il valore educativo delle immagini per i fedeli analfabeti, ha respinto l'adorazione delle immagini come un'interferenza tra Dio e l'umanità. Credeva che le immagini non dovessero diventare oggetto di adorazione, sottolineando l'importanza di un legame spirituale diretto tra il fedele e Dio, senza l'intermediazione delle immagini. L'atteggiamento iconoclasta di Lutero ha avuto un impatto significativo sull'iconografia e sulla pratica religiosa. Le chiese riformate hanno ridotto l'uso delle immagini sacre nei luoghi di culto, concentrandosi invece sull'ascolto della parola e sulla predicazione come principali mezzi di adorazione. Questo cambiamento ha portato alla rimozione di molte immagini e opere d'arte religiosa all'interno delle chiese riformate.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE!!
marta
giulia
davide
iconoclastia religiosa
MARTA DE VITA
Created on November 30, 2023
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Fatto da: Aversa, De Vita, Varvella
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-Cos'è l'iconoclastia -L'Iconoclastia Ebraica -L'Iconoclastia Musulmana -L'Iconoclastia Cristiana; .Età Bizantina .Savonarola .Martin Lutero
Cos'è l'iconoclastia?
L'iconoclastia (o iconoclasmo) è stato un movimento di carattere religioso sviluppatosi nell'impero bizantino intorno alla prima metà del secolo VIII. La base dottrinale di questo movimento fu l'affermazione che la venerazione delle icone spesso sfociasse in una forma di idolatria, detta "iconodulia". Questa convinzione provocò la distruzione materiale di un gran numero di rappresentazioni religiose. Sul piano politico l'iconoclastia ebbe per obiettivo di togliere ogni pretesto dottrinale ai predoni islamici e di riportare sotto il controllo imperiale i vasti territori posseduti dai monasteri, non soggetti alle leggi imperiali. Il termine "iconoclastia" venne usato più in generale per indicare altre forme di lotta contro il culto di immagini in altre epoche e religioni o correnti religiose. In senso figurato, l'iconoclastia indica un'opposizione spregiudicata e violenta verso le convenzioni, le ideologie e i principi comunemente accettati dalla società.
L'Iconoclastia Ebraica
Le interpretazioni dei sacerdoti ebraici sul secondo comandamento variano, da restrizioni sull'adorazione di immagini a divieti più ampi. Si evidenzia l'impatto visivo potente nella società odierna, con esempi iconoclastici come la distruzione di monumenti. La riflessione sull'arte ebraica esplora il rapporto tra sacro e secolare, chiedendosi se l'arte figurativa possa integrarsi nel sistema che santifica l'ordinario. Il secondo comandamento ha influenzato la cultura occidentale, sollevando interrogativi sulla capacità della coscienza ebraica di sviluppare un'arte autonoma. Kant e Hegel hanno diffuso l'idea di un aniconismo ebraico, influenzando opinioni discriminatorie. La produzione artistica ebraica ha una lunga storia influenzata dalle limitazioni della halakhah. L'approccio rabbinico varia in base ai rapporti con la popolazione non ebraica. La tradizione artistica continua è oggetto di dibattito, con crescente interesse degli studiosi sull'importanza dell'espressione artistica nell'identità ebraica. Rabbini come il Profiat Duran evidenziano un approccio aperto, e la ritrattistica rabbinica moderna riflette un atteggiamento meno chiuso di quanto si potrebbe pensare.
L'Iconoclastia Ebraica
Nella Bibbia, i brani fondamentali sull'arte includono la costruzione del Mishkan e del Bet ha-miqdash, evidenziando l'ispirazione divina nella produzione artistica, come nel caso di Betzalel. Nella rivelazione ebraica, l'ascolto è privilegiato, conferendo vantaggio alla parola udita rispetto alla visione. In ebraico, ascoltare equivale a obbedire. Hermann Cohen influenzò il pensiero ebraico moderno, collegando il secondo comandamento alla razionalità e al lirismo verbale. Heinrich Graetz distinse la rivelazione greca come visiva e quella ebraica come verbale. Heschel e Martin Buber sottolinearono la centralità della santità nel tempo rispetto a quella nello spazio. La pratica di coprire gli occhi durante lo Shemà simboleggia il rifiuto della dimensione visiva. Questo potrebbe derivare da risposte a pregiudizi antisemiti, l'iconoclastia cristiana e il mito dell'aniconismo ebraico come fonte di astrazione artistica.
L'Iconoclastia Ebraica
Alcuni studiosi rivalutano questo punto di vista, riconoscendo la presenza dell'arte ebraica, respingendo l'idea di un'aniconismo totale come un mito moderno. L'idea che l'ebraismo respinga le raffigurazioni a causa del secondo comandamento ha una tradizione dal XVIII secolo. Opere halakhiche, come lo Shulchan 'Aurkh, affrontano i divieti concentrando la limitazione nella scultura di forme umane, corpi celesti e figure angeliche. Il capitolo 141 di Yoreh de'ah chiarisce le limitazioni, vietando la rappresentazione in rilievo di creature celesti e figure umane intere. La rappresentazione parziale è consentita, come la testa senza corpo. Il divieto si estende ai corpi celesti, ma la rappresentazione a scopo didattico è permessa. Le rappresentazioni del Santuario devono essere incomplete, riflettendo l'importanza di evitare la perfezione idolatrica.
L'Iconoclastia Musulmana
L'iconoclastia musulmana si riferisce a periodi storici in cui si è manifestata l'opposizione all'uso delle immagini e alle rappresentazioni figurative, in particolare nel contesto dell'arte e della cultura islamica. Questa avversione era basata su interpretazioni dell'Islam che proibivano la creazione di immagini che potessero essere venerate come idoli.
L'Iconoclastia Musulmana
Un notevole periodo di iconoclastia si verificò nell'VIII e IX secolo durante il califfato abbaside, noto come la "crisi delle immagini" o "fitna delle immagini". Alcuni governanti, come il califfo Yazid II, emisero decreti contro la rappresentazione di esseri viventi. Tuttavia, questa tendenza non fu uniforme e vari governanti ebbero atteggiamenti diversi verso le immagini.
L'Iconoclastia Musulmana
Nonostante ciò, l'arte islamica sviluppò stili decorativi distintivi, come la calligrafia e i motivi geometrici, per evitare rappresentazioni figurative. Nel corso dei secoli, l'atteggiamento nei confronti delle immagini e delle rappresentazioni varia nelle diverse correnti dell'Islam e nelle diverse epoche storiche.
L'iconoclastia Cristiana
Una delle prime apparizioni dell’iconoclastia risale al VII secolo, nella parte orientale dell’impero romano, per conto dell’imperatore bizantino Leone III. L’imperatore aderiva al movimento pauliciano, movimento eretico sorto in Armenia e in Siria nel VII secolo. I pauliciani erano sensibili alle accuse di idolatria mosse al cristianesimo da parte dei fedeli dell'Islam, quindi mossero guerra al culto delle immagini. Si ritiene che Leone III abbia emanato una serie di editti per eliminare il culto delle immagini sacre ormai molto diffuso nell'Impero. Si dice che però, Leone appoggiò gli iconoclasti per diversi motivi: il primo erano delle pressioni di vescovi iconoclasti dell’Asia minore, anche se secondo diversi studiosi, “non vi sono prove di contatti tra Leone e questi riformisti iconoclasti, o di ogni loro influenza nella sua tarda politica.”; e il secondo erano una serie di disastri naturali che convinsero l'Imperatore che essi fossero dovuti all'ira divina contro la venerazione delle icone.
L'iconoclastia Cristiana
Un’altra figura importante nella storia dell’iconoclastia cristiana è Girolamo Savonarola. Nato da una famiglia di origini nobili il 21 settembre 1452, era un predicatore appartenente all'ordine domenicano. Nel 1482 conquistò i fiorentini con le sue prediche appassionate. I suoi seguaci si organizzarono nella setta penitenziale dei "piagnoni". Predicava la penitenza come sola via di salvezza. Contrario a ogni lusso, che riteneva fonte di depravazione, faceva processare chi giudicava dissoluto, organizzando "roghi delle vanità", cioè di opere d'arte, libri e strumenti musicali, nella Chiesa e nella società. Nel 1498 venne arrestato e processato per eresia e venne condannato a essere bruciato in piazza della Signoria a Firenze
L'iconoclastia Cristiana
Martin Lutero, riformatore religioso del XVI secolo, ha influenzato il modo in cui le immagini religiose venivano percepite e trattate. Il periodo in cui Martin Lutero ha vissuto è stato caratterizzato da una profonda venerazione delle immagini sacre nella Chiesa cattolica. Lutero, pur riconoscendo il valore educativo delle immagini per i fedeli analfabeti, ha respinto l'adorazione delle immagini come un'interferenza tra Dio e l'umanità. Credeva che le immagini non dovessero diventare oggetto di adorazione, sottolineando l'importanza di un legame spirituale diretto tra il fedele e Dio, senza l'intermediazione delle immagini. L'atteggiamento iconoclasta di Lutero ha avuto un impatto significativo sull'iconografia e sulla pratica religiosa. Le chiese riformate hanno ridotto l'uso delle immagini sacre nei luoghi di culto, concentrandosi invece sull'ascolto della parola e sulla predicazione come principali mezzi di adorazione. Questo cambiamento ha portato alla rimozione di molte immagini e opere d'arte religiosa all'interno delle chiese riformate.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE!!
marta
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davide