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Arte del '400

Chiara Scasserra

Created on November 28, 2023

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Transcript

L'arte nel quattrocento

Da Brunelleschi ai fiamminghi

1400

introduzione

Il termine "rinascimento" identifica l'arte sviluppatasi nei secoli XV e XVI. Caratteristica peculiare di questo periodo fu l'interesse per tutte le manifestazioni culturali del mondo antico, difatti l'arte rivolse il proprio sguardo al mondo classico, tuttavia non semplicemente per imitarlo, ma partendo da esso per creare qualcosa di nuovo. Inoltre, partendo dal presupposto che l'arte classica è un'arte naturalistica, lo scopo dell'arte era imitare la natura, perciò, in questo periodo, si intensificano gli studi sulla natura. Da questi studi ne consegue un diverso modo di indagare la realtà che circondava gli artisti, ne sono il frutto la scoperta della prospettiva e delle proporzioni.

INDICE

Jan Van Eyck

Brunelleschi

Ritratti fiamminghi

Ghiberti

Bosch

Masaccio

Leon Battista Alberti

Donatello

Michelozzo

Beato angelico

Palazzo De Medici

Paolo Uccello

Piero della Francesca

Fiamminghi

filippo brunelleschi

Una delle figure più emergenti del Rinascimento è Filippo Brunelleschi (Firenze 1377-1446). Egli inizia la sua carriera come orafo e, appena ventiduenne, si ipotizza che esegua i busti di due Profeti e le due figure intere di Sant'Agostino e di San Giovanni Evangelista in argento per l'altare di San Jacopo, nel duomo di Pistoia. In queste sue prime prove di scultura si vede già il superamento delle forme gotiche tradizionali: il modellato è energico e conciso, e le forme naturalistiche.

Tra il 1410 e il 1415, in una sorta di amichevole competizione con Donatello, realizza il Crocifisso ligneo di Santa Maria Novella, concreta risposta al "contadino" messo in croce dall'amico. Dal confronto tra le due opere si capisce quanto Brunelleschi preferisca rendere caratteristico della sua, un naturalismo idealizzato.

IL CONCORSO PER LA PORTA NORD e LA FORMELLA DI brunelleschi

la formella di Brunelleschi

il concorso

Nel 1401 i consoli dell’arte indicono a Firenze un concorso pubblico per affidare l’esecuzione in bronzo della porta Nord del battistero di San Giovanni. A contendere il titolo, tra i più importanti scultori ci furono Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi, di cui il primo fu il vincitore. La prova del concorso consisteva nella realizzazione di una formella sul tema biblico del sacrificio di Isacco.

La formella appare suddivisa orizzontalmente in tre registri. In quello inferiore, posti sul rilievo, vi sono due uomini e un asino, che non sembrano accorgersi del tragico evento: sulla sinistra appare un servo intento a cavarsi una spina dal piede. Invece, sulla destra vi è un altro servo.Nel registro di mezzo, avviene l'azione principale, resa con realismo crudo: il coltello di Abramo sta per penetrare nella gola di Isacco, che ha un’espressione terrorizzata in volto. Mentre, lo sguardo di Abramo, bloccato dalla salda presa dell'angelo, si fa espressivamente interrogativo.

Brunelleschi scultore

Brunelleschi va sempre più appassionandosi ai metodi architettonici degli antichi, e tutta l’architettura è governata da un sistema modulare e da una griglia geometrica. Nello Spedale degli Innocenti, egli propone l’idea del modulo, ossia di un’architettura generata dalla ripetizione di forme uguali a intervalli uguali. Architetto utilizza notevolmente gli archi a tutto sesto e le volte a vela, come in molti edifici classici. Nel portico la distanza tra le colonne corinzie è uguale alla profondità del portico, formando un modulo cubico nelle campate. Inoltre, l’uso della bicromia, consente a Brunelleschi di evidenziare tutti gli elementi architettonici.

La sagrestia della basilica di San Lorenzo

Dopo la edificazione dell’Ospedale degli innocenti, a Brunelleschi viene offerta la possibilità di edificare la sagrestia della basilica di San Lorenzo. L’architetto inizia a disegnare con un progetto inteso come uno spazio unitario basato sulla gabbia geometrica. La pianta è rettangolare ma è divisa in due zone, zone maggiore con base quadrata e zone minore con base rettangolare. Brunelleschi utilizza uno spazio unico poiché ricerca nella purezza dei tratti geometrici il valore della costruzione. La cupola è divisa in dodici spicchi e alla sommità viene tenuta in sede da una lanterna. Sulle pareti ci sono degli archi a tutto sesto affiancati a dei pennacchi sferici, dove sono posti i medaglioni in stucco di Donatello. Sul lato sul della sagrestia si apre la scarsella, dove è situato l’altare.

La basilica di santo spirito

La chiesa di Santo Spirito, i cui lavori risalgono al 1430, somiglia a quella di San Lorenzo per l’impianto a croce latina con tre navate divise da colonne, mentre la differenza principale consiste nel fatto che il colonnato prosegue anche lungo tutti i lati del transetto e nel coro, formando un deambulatorio ininterrotto. Inoltre, mentre in San Lorenzo le arcate delle cappelle laterali sono più piccole degli archi della navata centrale, in Santo Spirito hanno la stessa grandezza. Lungo tutto il perimetro della chiesa, si aprono quaranta cappelle semicircolari, simili a nicchie, la cui larghezza è identica a quella delle campate.

LA CuPOLA DI SANTA MARIA DEL FIORE

Per realizzare la cupola di Santa Maria del Fiore, il progetto di Arnolfo di Cambio, prevedeva già la costruzione di una cupola simile a quella del battistero, ma in scala colossale.Tra il 1410 e il 1413 era stato costruito il tamburo ottagonale sul quale essa doveva poggiare. Il problema derivava dal fatto che, per sostenere la muratura durante l'asciugatura della malta era necessario utilizzare delle particolari travi, difficilissime da realizzare. Per ovviare al problema, Brunelleschi impostò otto costoloni maggiori e sedici minori, due per ogni lato dell'ottagono, collegati tra loro da anelli orizzontali. In questo modo creò una griglia di contenimento, in cui agganciare i filari di mattoni, che presentavano un andamento a spina di pesce. Questo prevedeva che ai mattoni posati in orizzontale si intervallavano mattoni posti in verticale, che servivano da punto di ancoraggio per il filare successivo.

LA LANTERNA E LE "TRIBUNE MORTE"

Per chiudere la cupola, viene scelta la lanterna, ossia un prisma di otto facce e copertura a cono rovesciato.Questa svolge anche una fondamentale funzione statica, contrastando, le potenti spinte verso l'interno dei costoloni di sostegno. Invece, all'enorme pressione esercitata dall'intera cupola sulla base del tamburo, Brunelleschi oppone le cosiddette tribune morte, ossia le quattro costruzioni semicircolari, che intervallano le tribune delle absidi.

BRUNELLESCHI E IL METODO DELLA PROSPETTIVA

Brunelleschi a Firenze sviluppa delle ricerche giungendo a dare la risposta definitiva al problema della rappresentazione della tridimensionalità. Il metodo brunelleschiano noto come prospettiva lineare fornisce un’immagine pittorica corrispondente a quella della realtà percepita all’occhio umano, segnando il distacco dell’arte del Rinascimento dal Gotico internazionale. Le linee ortogonali della composizione, sono fatte convergere verso un unico punto di fuga, posto in corrispondenza dal punto di vista dell’osservatore. Inoltre, l’utilizzo della gabbia prospettica, pur generando un effetto di profondità molto realistico, crea un senso di ordine tale da far apparire la scena irreale.

GHIBERTI

Un’altra figura emergente del Rinascimento fu Lorenzo Ghiberti (Firenze, 1378-1455). Egli partecipò contro Brunelleschi al concorso pubblico per affidare l’esecuzione in bronzo della porta Nord del battistero di San Giovanni, di cui fu vincitore.

LA PORTA DEL PARADISO

LA FORMELLA DI GHIBERTI

La fama che ebbe lo scultore, gli valse la commissione di quella che fu poi definita la Porta del Paradiso. In quest’ultima, la doratura del bronzo si estende fino a comprendere tutta la superficie. Inoltre, le Storie dell'Antico Testamento sono composte in sole 10 formelle di taglio quadrato, in cui sono rappresentati più episodi. Nella formella dedicata alle Storie di Giacobbe è evidente la rappresentazione prospettica ideata da Brunelleschi. Nello scalare in profondità il racconto, Ghiberti si avvale anche dello stiacciato donatelliano per rappresentare le cose più lontane

La scena appare suddivisa verticalmente in due parti: a sinistra due servi vicini a un asino, che conversano tranquillamente; a destra Abramo e Isacco; l'angelo appare come una presenza simbolica del volere divino. A differenza di quanto avviene nella formella del rivale, in quest'opera non c'è vero dramma, e nemmeno azione.Inoltre, Ghiberti getta la sua formella in un unico pezzo, tranne che per la figura di Isacco e per il braccio di Abramo, che realizza separatamente e poi pone sul rilevo.

Masaccio

Nel corso della sua esistenza svolge un ruolo centrale nel rinnovamento delle arti. La prima opera nota di Masaccio è la Madonna in trono e i santi, in cui l'aspetto più nuovo è la soluzione prospettica del trono. La modanatura dello schienale, la profondità del sedile e la curvatura dei bracciali, creano un potente effetto illusionistico. Altrettanto significativa è la tavola che raffigura Sant'Anna con la Madonna, il bambino e gli angeli, dipinta con Masolino da Panicale, dove è raffigurato una composizione piramidale. Nella Madonna con il bambino da coerenza unitaria a tutti gli scomparti del polittico attraverso la prospettiva e la luce, creando una realtà tridimensionale. Insieme a Masolino affresca la Cappella Brancacci con le storie di San Pietro, fino alla sua morte. Sarà poi Filippino Lippi a completarle. Dipinge il lato sinistro della cappella e il lato destro della parete in fondo.

La Cappella Brancacci

Il pagamento del tributo

La cacciata di Adamo ed’Eva di Masaccio

Il peccato originale di Masolino

Questo è l’affresco dove sono rappresentate tutte le novità della pittura di Masaccio. Tratto dal Vangelo di Matteo, narra l’episodio del pagamento del pedaggio richiesto da gesu agli apostoli all’ingresso a Cafarnao e della fede di Pietro, che seguendo le parole del maestro, trova in un pesce il denaro per pagare il tributo. Le novità che possiamo notare in questo dipinto sono il realismo accentuato, l’ambientazione contemporanea e un impianto prospettico che unifica anche i momenti successivi alla vicenda

Adamo ed’Eva sono appena usciti dall’Eden, guidati dall’angelo vestito in rosso. Notiamo nei loro corpi un forte uso del chiaroscuro. La vergogna per quello che hanno fatto li porta a non guardare davanti, Adamo abbassa il capo per la vergogna, mentre Eva si copre le parti intime. Masaccio si rivela così un maestro del linguaggio del corpo e delle emozioni e da all’opera un formidabile naturalmismo.

L’affresco mostra Adamo ed’Eva nudi che si guardano con gesti pacati. La scena raffigura nello specifico Eva che sta per addentare il frutto proibito, notiamo sulla destra anche il serpente che è raffigurato con una testa umana.Masolino va alla ricerca di eleganza e intende rappresentare un canone di bellezza classica con i corpi nudi.

La Cappella Brancacci

La Trinità di Masaccio

La guarigione dello storpio e la resurrezione di Tabita

La Trinità di Masaccio è stata prodotta tra il 1426 e il 1428 ed’è considerata tra le massime espressioni della cultura umanistica. Masaccio finge una cappella rettangolare coperta da una volta a botte. Nella parte culminante dell’opera Dio mostra il figlio, e tra le loro teste notiamo anche la colomba bianca, simbolo dello spirito santo. Spostandoci sotto la croce, vengono raffigurati Maria e San Giovanni Evangelista. L’elemento più importante è la costruzione piramidale incentrata sul significato simbolico del numero 3. Inoltre ha anche il ruolo di collegare le figure umane a quelle divine. Le proporzioni dei due committenti sono uguali a quelle delle figure sacre, elemento che ci fa notare il superamento totale del concetto di proporzione gerarchica medievale.

Masolino riunisce due miracoli evangelici di San Pietro, la guarigione dello storpio a sinistra e la resurrezione di Tabita a destra. Sembra che Masolino abbia voluto applicare gli insegnamenti di Masaccio. La cosa che più risalta è la ammirabile scena urbana dipinta sullo sfondo, che raffigura una tipica piazza fiorentina.

il beato angelico

Nella sua arte la lezione di Masaccio, convive armonicamente con gli stili e le forme dell'arte gotica, di cui l'elemento principale è una luce purissima e chiara. Uno esempio del quale è l'incoronazione della vergine. In quest'opera l'uso del fondo oro, solitamente usato con l'intenzione di eliminare riferimenti spaziali, qui invece è incastonato in una griglia prospettica precisa. Tale immediatezza si ritrova anche nell'imposizione del nome al battista, dove la scena è un prodigio di rappresentazione spaziale con un effetto di spazio articolato. Il suo più grande capolavoro è l'esecuzione di 50 affreschi nel convento di San Marco, dove affianca l'opera di Michelozzo, ispirandosi alle stesse idee di purezza e armonia. Nella trasfigurazione di Cristo la simmetria è alla base della composizione, generando una perfetta armonia tra la maestosità del Cristo, la luminosità e il colore. Nel Cristo deriso sceglie di non ritrarre i soldati, ma di isolare solo i loro gesti di disprezzo. Il tema caro al pittore è l'Annunciazione, tema molto caro agli artisti di questo periodo. L'annunciazione di Beato Angelico è un capolavoro di armonia compositiva , bellezza formale e correttezza del messaggio dottrinale. Attraverso l'essenzialità dello spazio, la luce svolge il suo ruolo di protagonista. È una luce naturale che crea ombre portate e si concentra nel vuoto della parete di fondo, che allude misticamente alla presenza divina.

donatello

Donato di Niccolò de Bardi detto Donatello nasce a Firenze nel 1386 e sarà uno dei più celebrati scultori di tutti i tempi. Con la sua lunghissima carriera Donatello dà un contributo decisivo all'abbandono dello stile tardo gotico, rifacendosi all'arte antica. Considerato uno dei tre "padri" del Rinascimento, assieme a Filippo Brunelleschi e Masaccio, il suo speciale contributo all'arte del Rinascimento è la capacità di trasporre in scultura il pathos, infondendo umanità e introspezione psicologica ai personaggi. Nel 1402 e 1404 si trova a Roma con Brunelleschi, dove scava e dissotterra sculture antiche. Al ritorno a Firenze le sue opere appaiono profondamente segnate da questo contatto diretto con l'antico, come dimostra la sua prima opera documentata, il David in marmo del 1408-09: la statua, che nel volto delicato e nella posa elegante rivela un legame profondo con la tradizione della scultura gotica cortese, mostra già un attento studio della posa di contrapposto, con il calcolo preciso dei pesi e delle tensioni muscolari.

Sculture di Donatello

San Giovanni evangelista

Il Crocifisso ligneo

Il Crocifisso ligneo è scolpito per la chiesa di Santa Croce. È famosa anche per l'aneddoto raccontato da Vasari, secondo il quale Brunelleschi avrebbe rimproverato all'amico di aver messo in croce un contadino, per le forme del corpo poco aggraziate. È un'opera di sconvolgente naturalismo,completamente diversa dal gusto dell’epoca, ma esemplare per comprendere l’attenzione al realismo dello scultore.

Durante l’affiancamento a Ghiberti realizza la scultura di San Giovanni Evangelista: è rappresentato seduto, in una posa fiera e solenne, panneggiato all'antica come fosse una statua classica, mentre volge lo sguardo a destra, forse per sorvegliare l'accesso alla chiesa. Ci sono nella sua posa un dinamismo tutto nuovo e un equilibrio molto realistico e l’opera fornirà da ispirazione anche a Michelangelo per il suo Mosè. Donatello sta già cercando di raggiungere una delle massime conquiste della sua arte, ovvero la perfetta integrazione tra i movimenti del corpo e il sentimento del personaggio, che troverà la sua massima espressione nella statua di San Giorgio (1415-1417).

San Giorgio

Donatello raffigura un San Giorgio, fiero e armato, come un giovane santo guerriero, in cui si nota l’imitazione delle sculture dell’Antichità. L'asse della figura parte dalla testa e corrisponde alla linea verticale dello scudo crociato, conferendo un senso di fermezza, stabilità, ma non rigidità: il lieve contrapposto tra la rotazione del corpo e del capo, sembrano infatti preludere al momento dell'azione. Anche la parte inferiore del corpo suggerisce un'energia trattenuta da cui sta per scaturire il movimento: le gambe sono disposte a compasso, rispetto al corpo che fa da perno, e "misurano" perfettamente tutta la profondità della nicchia. La figura risulta impostata secondo uno schema geometrico di due triangoli sovrapposti: un triangolo con il vertice nella testa e la base sull'addome; un altro triangolo che poggia sul lato formato dai piedi divaricati. Con il San Giorgio sembra giungere a piena consapevolezza l’ideale etico: il santo rappresenta la prima realizzazione artistica dell'ideale eroico del Rinascimento, e può pertanto considerarsi l'antenato diretto del David di Michelangelo.

abacuc

Dopo il San Giorgio, ormai l'ispirazione che guida Donatello è interamente classica con accenti di realismo. Insieme dei due temi di realismo e classicismo sono le due statue dei profeti Geremia e Abacuc (noto anche con il soprannome fiorentino lo Zuccone) scolpite intorno al 1425. Patriarchi e re d'Israele sono assimilati a due oratori dell'Antichità, con la veste togata. Donatello si rifà nel metodo alla ritrattistica romana e assegna ai suoi personaggi biblici volti di uomini veri con caratteristiche lontane dalla tradizione classica. Lo studio dell'antico traspare nella postura dei corpi, e ricorda la statuaria greco-ellenistica. Le profonde pieghe dei panneggi creano un effetto di chiaroscuro e conferiscono al personaggio gravità e solennità in grado di esprimerne la dignità morale.

il ii David

Nel 1440, Cosimo de' Medici commissiona a Donatello un David in bronzo. A differenza del precedente David, scolpito in marmo in età giovanile, questa figura è completamente nuda, segno del mutato clima culturale: all'ispirazione classica, infatti, sembra aggiungersi qui una considerazione nuova e idealizzata del corpo umano: il corpo dell'eroe, presenta un andamento a serpentina. Con il braccio destro, il giovane tiene la spada, inclinata e puntata a terra, con chiara funzione statica. Il braccio sinistro è invece piegato sul fianco e culmina nella mano che regge la pietra. La gamba destra tesa ha funzione portante, mentre la sinistra è sollevata, per permettere al piede di poggiare, trionfalmente, sulla testa recisa di Golia. Pur commissionata dalla famiglia Medici, la statua di David ha una sorte singolare: David era figura cara al Comune fiorentino perché simbolo della lotta alla tirannide; così, quando i Medici vengono cacciati dalla città nel 1494, la statua è prelevata dalla collocazione originaria per essere sistemata in Palazzo Vecchio, a celebrare la riconquistata libertà.

le cantorie

Luca della Robbia

cosa sono?

Da un punto di vista stilistico questa cantoria trasmette un senso di equilibrio, ordine e simmetria in quanto Luca della Robbia sembra ispirarsi al naturalismo idealizzato della scultura romana del I d.C., portando le sue figure al massimo livello di finitura. Un'idea del tutto nuova e originale è quella di collegare il tema del canto con il salmo 150 che invita a lodare l'Altissimo con strumenti musicali per evocare una suggestiva commistione tra le arti per celebrare Dio. Il tono solenne è smorzato dall'inserimento di due "spiritelli" in bronzo, simili ad angioletti, in posa naturalistica.

Le cantorie erano balconate rialzate situate all'interno delle chiese in prossimità del presbiterio per ospitare i cantori e i coristi che intonavano inni sacri durante la liturgia. Agli inizi degli anni Trenta del Quattrocento, Luca della Robbia e Donatello sono incaricati di realizzare due cantorie del duomo: dovevano essere collocate rispettivamente sopra le porte della sagrestia delle Messe (Donatello) e della sagrestia dei Canonici (Luca della Robbia).

cantoria di donatello

Donatello sceglie di rappresentare, nella sua cantoria, una danza festosa e piena di energia, ideando una libera variazione tra balli, canti e gloria di Dio. Per fare questo, egli crea un originalissima commistione di elementi tardoantichi, ellenistici e perfino di derivazione etrusca. La balconata presenta un parapetto scandito da colonne a tutto tondo. Esse costituiscono l'ambientazione architettonica senza, tuttavia, dividere lo spazio, che resta unitario e continuo. Le figure sono abbozzate ma non rifinite e per rendere il tutto ancor più dinamico vi è l’utilizzo di chiaroscuro e ombre. Tutto è mobile e vitale, gli angioletti si divincolano nel ballo, la superficie del fondo vibra di luce grazie al luccichio delle tessere musive di vetro e foglia d'oro, di gusto bizantino. Lo scultore tenne conto del fatto che, proprio al di sotto, era prevista una recinzione illuminata con candele. La luce delle candele avrebbe generato i riflessi sulle tessere d'oro, accentuando ulteriormente il senso di movimento che Donatello dà alle sue figure.

Paolo uccello

Paolo di Dono è un contemporaneo dell'Angelico, ma, concentrandosi di più sulla ricerca estetica, può essere considerato una figura isolata del panorama artistico della metà del Quattrocento. Giorgio Vasari gli attribuisce un "ingegno sofistico e sottile". Esegue nel duomo l'affresco del monumento equestre a Giovanni Acuto, in cui dà prova delle sue sperimentazioni prospettiche, dato che l'artista ha fatto uso di una duplice prospettiva. Lo stile di Paolo Uccello manterrà il suo legame con la cultura del Gotico Internazionale: come San Giorgio e il drago dove, nonostante la perfetta inquadratura prospettica, permane un clima sospeso. Un altro esempio è la battaglia di San Romsno, dove è raffigurata la vittoria dell'esercito fiorentino su quello senese, il cui tema fa parte della pittura di historia raccomandata da Leon Battista Alberti. Qui usa la perspectiva naturalis, caratterizzata dia più punti di fuga, come si vede bene dalla duplicità delle vedute che separa la battaglia in primo piano dalla scena di caccia sullo sfondo

le fiandre

Per Fiandre s'intende l'ampio territorio che agli inizi del Quattrocento comprende a nord i Paesi Bassi settentrionali e a sud i Paesi Bassi meridionali, con la Fiandra e il Brabante. Nel 1384 le fiandre vengono annesse dal duca Filippo II al Ducato di Borgogna e ciò determina l'ampliarsi del raggio d'azione delle vitali città fiamminghe, che si trovano a intensificare i loro scambi commerciali con nuove regioni d'Europa arricchendosi. Le Fiandre diventano un importante polo di produzione e promozione culturale e artistica. Grazie a questo le Fiandre, come Firenze, diventano il principale luogo da cui sfocia una nuova visione artistica, caratterizzata dal realismo. I pittori fiamminghi, rispetto agli artisti fiorentini dei medesimi anni, operano nel solco della tradizione, si concentrano su un realismo analitico e descrittivo, soffermandosi maggiormente sull’esplorazione dei fenomeni ottici e luministici. Il naturalismo delle loro opere è visto come l’evoluzione del carattere già presente nel gotico. Nelle scelte espressive, i toscani hanno uno stile più geometrizzato razionale e astratto, i fiamminghi hanno una concezione mutevole, una realtà dinamica. Anche nella resa dei soggetti prevale un realismo meticoloso, grazie alla pittura a olio.

influenza sulla pittura

Alla posa di profilo, come si ritrovava nelle monete coniate in epoca romana, subentrano una maggior libertà compositiva e la posa di tre quarti, in cui tratti del volto, abbigliamento e postura denunciano apertamente condizione sociale e psicologia del soggetto ritratto. La luce scaturisce fluida da più origini, mentre le velature trasparenti dell'olio permettono continui passaggi di sfumature che sottraggono alla vista il confine netto delle cose. Si inizia a studiare i dati di contesto, che ribalterà l’interesse tra soggetto e sfondo. Dalle diverse caratteristiche dei dipinti fiamminghi prenderanno spunto diversi pittori lungo tutto il 400.

Pittori fiamminghi

ROBERT CAMPIN

ROGIER VAN DER WEYDEN

Il primo pittore fiammingo è Robert Campin. La sua opera stilisticamente più compiuta è il trittico con l'Annunciazione con san Giuseppe e due donatori. La principale novità consiste nell'avere inserito il tema religioso negli interni di una casa borghese, accuratamente descritti e molto dettagliati. La luce è avvolgente e chiara, si posa sugli oggetti e definisce lo spazio, reso in maniera molto semplice. Sul tavolo i gigli bianchi nella brocca alludono simbolicamente alla purezza di Maria e le rose rosse nel giardino alla passione di Cristo. A destra, san Giuseppe è raffigurato come un artigiano dell'epoca un falegname nella sua bottega, mentre la luce diurna filtra dalla finestra.

Rogier van der Weyden si rifà ai modelli pittorici di Jan van Eyck e Robert Campin. La Deposizione dalla croce è una delle due opere. L’effetto drammatico è affidato alla compressione dei molti personaggi in uno spazio simile a quello di un basso-rilievo. L'intensità espressiva dei gesti e dei volti è studiata per suggerire una "verità" rimarcata anche dalla precisione analitica dei dettagli, come le stoffe dalle pieghe spigolose e le due cornici lignee intagliate. L'aspetto quasi teatrale della scena è ottenuto con una sapiente disposizione dei personaggi, in gran parte affidata alla corrispondenza simmetrica delle figure, evidente nella curva del corpo della Madonna svenuta che ripete la posa trasversale del corpo di Cristo, con un forte effetto di assonanza simbolica.

Jan Van Eyck e L'agnello mistico

Tra i più importanti esponenti dell’arte fiamminga vi è Jan van Eyck. Egli riceve una formazione che gli consente di imparare una tecnica pittorica raffinatissima e di sviluppare l'amore per i dettagli minuti. Quest’ultima corrisponde alla pittura a olio, nota fin dall'antichità ma che egli perfeziona e contribuisce a diffondere in tutta Europa. Concepito in modo tale da poter essere richiudibile, il Polittico fu realizzato da Jan van Eyck e suo fratello Hubert. E’ composto di 12 pannelli di legno di quercia, 8 dei quali sono dipinti anche sul lato esterno per essere visibili anche con gli sportelli chiusi. Quando è chiuso, nel registro superiore si vedono alle estremità l'angelo Annunziante e la Vergine annunziata, mentre nel registro inferiore, si collocano due finte statue di san Giovanni Evangelista e san Giovanni Battista. Il contributo di Jan van Eyck, è invece visibile all’interno del polittico, poiché è eseguito esclusivamente attraverso il suo mezzo pittorico, e svolge un complesso programma teologico mostrando come l'umanità abbia superato il peccato originale grazie all'incarnazione del figlio di Dio. Nella parte superiore si ha la rappresentazione della Deesis, ovvero Cristo re con la corona. Nel registro inferiore, l'incarnazione è simboleggiata dall'Agnello mistico, che allude a Gesù e al suo sacrificio.

LA MADONNA DEL CANCELLIERE ROLIN

Divenuto l'artista più famoso in città, a lui si rivolge il ricco mercante di Lucca Giovanni Arnolfini. Nella Madonna del cancelliere Rolin del 1435 circa, il committente Nicolas Rolin, prega inginocchiato di fronte all'immagine sacra del Bambino Gesù che lo benedice e della Madonna che viene incoronata da un angelo, fisicamente presenti come se si trattasse di un'apparizione. Ciò significa che il tema sacro è qui trasferito in una dimensione terrena. Inoltre la composizione è perfettamente simmetrica e lo sguardo dello spettatore è attratto dalla luminosità del paesaggio sullo sfondo, dove si colloca il punto di fuga della costruzione prospettica evidenziata dal pavimento a scacchi.

Ritratto dei coniugi arnolfini

I due sposi, Giovanni Arnolfini e la moglie si tengono per mano, per alludere al loro matrimonio. All'epoca, infatti, nelle Fiandre, per stringere il contratto matrimoniale bastava la semplice giunzione delle mani alla presenza di due testimoni. I tratti dei volti sono individuati con impareggiabile acutezza nell'espressione assorta di lui e nell'ingenua fissità di lei. Con la stessa accuratezza il pittore descrive gli oggetti di uso quotidiano e gli arredi della stanza, ognuno dei quali carica il dipinto di contenuti allusivi e significati simbolici. Simboli matrimoniali sono il letto e anche il piccolo cane, metafora della fedeltà coniugale e lo specchio sul fondo, che attesta la sincerità dell'unione. L'attenzione per la realtà immerge l'osservatore in una dimensione privata e lo porta a gustare i dettagli prova del benessere della coppia, come i mobili intagliati, le assi di legno del pavimento. La descrizione degli oggetti e la resa della luce affascinano gli artisti italiani che vengono colpiti non tanto dal simbolismo quanto dal naturalismo. Dettaglio particolare è l'immagine riflessa dei due testimoni che stanno entrando in camera per assistere al matrimonio: uno di essi è lo stesso pittore ("jan van Eyck è stato qui 1434").

Palazzo de medici e palazzo rucellai

palazzo de medici

La facciata di palazzo de medici è divisa da cornici marcapiano in tre livelli, sottolinea il passaggio verticale da un piano all’altro attraverso la progressiva diminuzione di spessore del bugnato. Per via della sua posizione è decisamente valorizzata la visione d’angolo, tanto che propio in angolo è collocato lo stemma di famiglia. All’interno un cortile decorato con colonne e capitelli compositi..

PALAZZO RUCELLAI

Palazzo rucellai: La sistemazione di palazzo rucellai sembra quasi una evoluzione di palazzo medici in chiave più classica. L’opera è una straordinaria composizione all’antica poiché rappresenta il primo coerente tentativo di utilizzare gli ordini classici. Alberti divide la facciata in tre registri sovrapposti: tuscanio al piano terra, ionico al primo e corinzio al secondo. Elementi caratteristici delle reminescenze romane sono il bugnato che imita l opus reticulatum, esso però si accompagna sempre all’intenzione di servirsi degli elementi del passato dando loro un senso nuovo.

Bosch

Bosch nasce nel 1453 a San Hertogenbosch. È considerato uno dei maggiori pittori del rinascimento fiammingo ed uno degli artisti più stravaganti e originali della storia dell’arte. Sono poche le notizie sulla sua vita, anche se si conosce la fortuna sia professionale sia finanziaria. Nella sua produzione Bosch si dedica prevalentemente a dipinti di soggetto allegorico. Il contesto storico in cui si trova è quello dei Paesi Bassi tra la fine del quattrocento e l’inizio del cinquecento, in cui si diffondono idee di riformismo spirituale, mentre magia nera e alchimia sono pratiche molto diffuse, infatti le autorità religiose cercano di incutere timore scatenando vere e proprie campagne di condanna mortale. È difficile stabilire una cronologia per le opere di Bosch, poiché poche di esse riportano una datazione. Di queste poche opere che ci sono note importante è Il giardino delle delizie, considerato uno dei suoi vertici espressivi, malgrado il suo significato oscuro ed incerto, in cui Bosch dà vita a una raffigurazione popolata da creature fantastiche che fanno riferimento alle sacre scritture. Qui sono raffigurate le più terribili punizioni che si possano immaginare. Mai fino a questo punto la fantasia umana era riuscita a dare forma visibile alle paure e alle angoscie dell’uomo.

LEON BATTISTA ALBERTI, IL MALATESTIANO

Intorno al 1450, Leon Battista Alberti (Genova, 1404 – Roma, 1472) realizza la trasformazione della vecchia chiesa gotica di San Francesco a Rimini in Tempio Malatestiano, per la quale si ispira a modelli romani. Il basamento su cui l'edificio si innalza richiama il podio di un tempio antico, mentre la facciata del tempio ricorda lo schema dell'arco trionfale romano a tre fornici. Invece, nel fianco destro Alberti adotta il motivo delle profonde arcate a tutto sesto sorrette da pilastri, collocando all'interno, le tombe dei letterati della corte malatestiana. Inoltre, la composizione, basata su moduli quadrati, dona alla facciata un profondo equilibrio visivo

SANTA MARIA NOVELLA

Giovanni Rucellai, incarica Leon Battista Alberti di sistemare il palazzo di famiglia e completare la facciata di Santa Maria Novella. In quest’ultima, Alberti decide di conservare gli elementi preesistenti nel registro inferiore, distinguendo la zona inferiore da quella superiore per mezzo di un'alta fascia orizzontale continua. Inoltre, le due cartelle laterali curvilinee sono separate e indipendenti della facciata ma sono comunque correlate per via del loro stile.

LA CHIESA DI SANT'ANDREA A MANTOVA

Alberti viene incaricato dal duca Ludovico Gonzaga di progettare le chiese di San Sebastiano e Sant'Andrea, la cui edificazione è poi curata dall'architetto di corte Luca Fancelli.Nella chiesa di Sant’Andrea la facciata fonde il modello dell'arco trionfale romano con quello della facciata del tempio. L’edificio aveva una pianta a croce latina a navata unica con tre cappelle per lato. L'armonia dell'edificio, sia nella facciata che nel suo interno, dipende da un gioco di proporzioni fondato sull'elemento modulare del quadrato.

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