Giovanni Bellini
ORAZIONE NELL'ORTO
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Donna con bambino e santi
In pianta, questo portico crea quindi una sorta di serliana tridimensionale. Dalla campata centrale si apre un’abside semicilindrica coperta in alto da un catino a quarto di sfera. Questa struttura è sostenuta da dei pilastri a fascio che sostengono la trabeazione. Il semicilindro è rivestito di un drappo rosso di damasco, mentre - in onore alla tradizione veneziana- il catino è come se fosse rivestito da un mosaico dorato, sul quale è scritta un’invocazione alla Vergine.
Nelle campate laterali a occupare quasi l’intero spazio ci sono le quattro figure dei santi che riportano gli stessi nomi dei figli di Pesaro, ovvero san Nicola e san Pietro nella campata di sinistra e San Marco e san Benedetto a destra. Fra di loro solo san Benedetto guarda all’esterno, mentre tiene in mano un libro aperto che tratta dell’Immacolata Concezione. Alle estremità esterne delle campate laterali ci sono due strisce che ritraggono un paesaggio.
Questo trittico è stato commissionato dai figli di Pietro Pesaro per la Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia. Questo trittico è circondato da una cornice in legno dorato e questa cornice architettonica è effettivamente parte dell’architettura del dipinto, che grazie alla prospettiva, riesce a unificare il portico a tre campate.
L’architettura è costituita da portico di tre campate, dove quelle laterali hanno una copertura piana, mentre quella centrale, che è anche la più ampia, con una volta a botte.
La luce viene da sinistra, in alto e illumina San Nicola, San Pietro e il libro che ha in mano San Benedetto. La luminosità del corpo del Bambino, del viso della Vergine e dei due angeli in basso costituiscono gli angoli di un triangolo che comprende i personaggi celesti, facendoli emergere nella campata centrale, caratterizzata da colori caldi.
Al centro, sotto la volta a botte, è seduta la Vergine con il Bambino, che guardano entrambi a sinistra e si trovano sopra un ripiano a pianta ottagonale preceduto da tre gradini, dove sono presenti due angeli che suonano.
IL RITRATTO DEL DOGE
Il Ritratto del doge Leonardo Loredan è un dipinto a olio su tavola (62x45 cm) di Giovanni Bellini, databile al 1501-1502 circa e conservato nella National Gallery di Londra.
Il dipinto viene datato al 1501 o poco dopo, quando il Doge di Venezia Leonardo Loredan entrò in carica. L'età di circa sessantacinque anni
PALA DELL'INCONORAZIONE
La pala dell'inconorazione, realizzata a Venezia nel 1475, rappresenta una delle opere più importanti del Rinascimento. Fu dipinta per la chiesa di San Francesco e fin da subito divenne oggetto di devozione da parte dei fedeli.
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Il quadro raffigura Gesù inginocchiato in preghiera su uno sperone rialzato del monte degli Ulivi, che assomiglia a un altare, mentre sotto di lui stanno tre discepoli addormentati (Pietro, Giacomo e Giovanni). Gesù si rivolge in cielo a un angelo che gli appare reggendo il calice eucaristico, prefigurazione della Passione.
Vita
Giovanni Bellini è stato un pittore originario di Venezia, fin da giovane lavorò nella bottega del padre assieme al fratello. Ebbe un gran rapporto dal punto di vista lavorativo con Andrea Mantegna, che gli permise una rapida crescita dal punto di vista artistico, così come si servì del trattato della prospettiva di Piero della Francesca per approfondire i suoi studi; si servì anche della pittura ad olio, il cui primo vero utilizzatore era stato Antonello da Messina. Fu il primo pittore italiano ad introdurre la Prospettiva Cromatica, ossia la realizzazione degli oggetti in primo piano con colori caldi, mentre quelli in secondo piano con colori più freddi, per dare senso di profondità.
Giovanni Bellini raffigura lo stesso tema dell’opera di Mantegna. La differenza fondamentale la fa il paesaggio. In Mantegna si vede la città di Roma, mentre Bellini rappresenta il paesaggio veneto, ma in chiave moderna. Cristo prega di fronte ad un angelo. Per Mantegna tutto è reale, compresi gli angeli, mentre per Bellini è tutto reale fuorchè gli angeli, che sono un’apparizione improvvisa. In Bellini i soldati stanno giungendo per catturare cristo, ma sono meno definiti, quasi trasparenti, come se si trattasse di una scena secondaria. In entrambi i dipinti c’è un albero, in Mantegna è in primo piano a destra, mentre in Bellini è in secondo piano e a sinistra. Questa diversa posizione determina anche significati diversi: in Mantegna ha un significato escatologico, mentre in Bellini il significato non è diretto, ci si può ragionare. Bellini prende spunto, non imita Mantegna, e traduce tutto nella propria concezione artistica.
BELLINI E MANTEGNA
L'Orazione nell'orto è un dipinto di Giovanni Bellini, realizzato nel 1459 e conservato nella National Gallery di Londra. Non si conoscono le circostanze della creazione del dipinto, che derivò da una composizione di Andrea Mantegna.
Il quadro ritrae il doge Loredan in abiti da cerimonia su sfondo azzurro, con il consueto parapetto marmoreo in primo piano, dove l'artista dipinse un cartiglio con la sua firma. Sul suo capo figura il cosiddetto "corno", copricapo tipico dei dogi, sopra la camaura dotata di lacci. Indossa un abito chiuso in broccato bianco e oro, col motivo della melagrana
La dignità del personaggio e della sua carica è data dalla fissità e il solenne distacco, dato dal mancato contatto visivo con lo spettatore
La tavola raffigura la Vergina seduta sul trono, incoronata da Gesù assistito dai Santi Pietro e Paolo a sinistra, e Gerolamo e Francesco a destra. Alle spalle è presente una finestra che lascia intravedere un paesaggio molto realistico.
Nel 1797 l'opera venne portata a Parigi, come bottino di guerra, e poi restituita al governo pontificio grazie ad Antonio Canova. Venne privata del pannello in alto raffigurante l'imbalsamazione di Cristo, trattenuta per la collezione della neo-istituita Pinacoteca Vaticana.
Rispetto al modello di Mantegna, l'opera di Bellini è tutta giocata sullo sviluppo coloristico e su toni più tenui e morbidi. Le rocce sono più levigate, il paesaggio si perde in dolci colline digradanti all'orizzonte, perdendo ogni artificiosità e attenendosi maggiormente al vero. La luce dell'aurora, che illuminando le nubi si fa strada nel lontano orizzonte, non è la sola fonte luminosa del dipinto: è presente un'altra calda luce dorata che investe dal dorso il Cristo. Sapiente è l'uso dei colori caldi per i primi piani e dei colori freddi per i piani successivi, che sfondano in lontananza lo spazio dipinto.
Giovanni Bellini
Bernadette Labanca
Created on November 27, 2023
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Giovanni Bellini
ORAZIONE NELL'ORTO
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Donna con bambino e santi
In pianta, questo portico crea quindi una sorta di serliana tridimensionale. Dalla campata centrale si apre un’abside semicilindrica coperta in alto da un catino a quarto di sfera. Questa struttura è sostenuta da dei pilastri a fascio che sostengono la trabeazione. Il semicilindro è rivestito di un drappo rosso di damasco, mentre - in onore alla tradizione veneziana- il catino è come se fosse rivestito da un mosaico dorato, sul quale è scritta un’invocazione alla Vergine.
Nelle campate laterali a occupare quasi l’intero spazio ci sono le quattro figure dei santi che riportano gli stessi nomi dei figli di Pesaro, ovvero san Nicola e san Pietro nella campata di sinistra e San Marco e san Benedetto a destra. Fra di loro solo san Benedetto guarda all’esterno, mentre tiene in mano un libro aperto che tratta dell’Immacolata Concezione. Alle estremità esterne delle campate laterali ci sono due strisce che ritraggono un paesaggio.
Questo trittico è stato commissionato dai figli di Pietro Pesaro per la Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia. Questo trittico è circondato da una cornice in legno dorato e questa cornice architettonica è effettivamente parte dell’architettura del dipinto, che grazie alla prospettiva, riesce a unificare il portico a tre campate. L’architettura è costituita da portico di tre campate, dove quelle laterali hanno una copertura piana, mentre quella centrale, che è anche la più ampia, con una volta a botte.
La luce viene da sinistra, in alto e illumina San Nicola, San Pietro e il libro che ha in mano San Benedetto. La luminosità del corpo del Bambino, del viso della Vergine e dei due angeli in basso costituiscono gli angoli di un triangolo che comprende i personaggi celesti, facendoli emergere nella campata centrale, caratterizzata da colori caldi.
Al centro, sotto la volta a botte, è seduta la Vergine con il Bambino, che guardano entrambi a sinistra e si trovano sopra un ripiano a pianta ottagonale preceduto da tre gradini, dove sono presenti due angeli che suonano.
IL RITRATTO DEL DOGE
Il Ritratto del doge Leonardo Loredan è un dipinto a olio su tavola (62x45 cm) di Giovanni Bellini, databile al 1501-1502 circa e conservato nella National Gallery di Londra.
Il dipinto viene datato al 1501 o poco dopo, quando il Doge di Venezia Leonardo Loredan entrò in carica. L'età di circa sessantacinque anni
PALA DELL'INCONORAZIONE
La pala dell'inconorazione, realizzata a Venezia nel 1475, rappresenta una delle opere più importanti del Rinascimento. Fu dipinta per la chiesa di San Francesco e fin da subito divenne oggetto di devozione da parte dei fedeli.
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Il quadro raffigura Gesù inginocchiato in preghiera su uno sperone rialzato del monte degli Ulivi, che assomiglia a un altare, mentre sotto di lui stanno tre discepoli addormentati (Pietro, Giacomo e Giovanni). Gesù si rivolge in cielo a un angelo che gli appare reggendo il calice eucaristico, prefigurazione della Passione.
Vita
Giovanni Bellini è stato un pittore originario di Venezia, fin da giovane lavorò nella bottega del padre assieme al fratello. Ebbe un gran rapporto dal punto di vista lavorativo con Andrea Mantegna, che gli permise una rapida crescita dal punto di vista artistico, così come si servì del trattato della prospettiva di Piero della Francesca per approfondire i suoi studi; si servì anche della pittura ad olio, il cui primo vero utilizzatore era stato Antonello da Messina. Fu il primo pittore italiano ad introdurre la Prospettiva Cromatica, ossia la realizzazione degli oggetti in primo piano con colori caldi, mentre quelli in secondo piano con colori più freddi, per dare senso di profondità.
Giovanni Bellini raffigura lo stesso tema dell’opera di Mantegna. La differenza fondamentale la fa il paesaggio. In Mantegna si vede la città di Roma, mentre Bellini rappresenta il paesaggio veneto, ma in chiave moderna. Cristo prega di fronte ad un angelo. Per Mantegna tutto è reale, compresi gli angeli, mentre per Bellini è tutto reale fuorchè gli angeli, che sono un’apparizione improvvisa. In Bellini i soldati stanno giungendo per catturare cristo, ma sono meno definiti, quasi trasparenti, come se si trattasse di una scena secondaria. In entrambi i dipinti c’è un albero, in Mantegna è in primo piano a destra, mentre in Bellini è in secondo piano e a sinistra. Questa diversa posizione determina anche significati diversi: in Mantegna ha un significato escatologico, mentre in Bellini il significato non è diretto, ci si può ragionare. Bellini prende spunto, non imita Mantegna, e traduce tutto nella propria concezione artistica.
BELLINI E MANTEGNA
L'Orazione nell'orto è un dipinto di Giovanni Bellini, realizzato nel 1459 e conservato nella National Gallery di Londra. Non si conoscono le circostanze della creazione del dipinto, che derivò da una composizione di Andrea Mantegna.
Il quadro ritrae il doge Loredan in abiti da cerimonia su sfondo azzurro, con il consueto parapetto marmoreo in primo piano, dove l'artista dipinse un cartiglio con la sua firma. Sul suo capo figura il cosiddetto "corno", copricapo tipico dei dogi, sopra la camaura dotata di lacci. Indossa un abito chiuso in broccato bianco e oro, col motivo della melagrana
La dignità del personaggio e della sua carica è data dalla fissità e il solenne distacco, dato dal mancato contatto visivo con lo spettatore
La tavola raffigura la Vergina seduta sul trono, incoronata da Gesù assistito dai Santi Pietro e Paolo a sinistra, e Gerolamo e Francesco a destra. Alle spalle è presente una finestra che lascia intravedere un paesaggio molto realistico.
Nel 1797 l'opera venne portata a Parigi, come bottino di guerra, e poi restituita al governo pontificio grazie ad Antonio Canova. Venne privata del pannello in alto raffigurante l'imbalsamazione di Cristo, trattenuta per la collezione della neo-istituita Pinacoteca Vaticana.
Rispetto al modello di Mantegna, l'opera di Bellini è tutta giocata sullo sviluppo coloristico e su toni più tenui e morbidi. Le rocce sono più levigate, il paesaggio si perde in dolci colline digradanti all'orizzonte, perdendo ogni artificiosità e attenendosi maggiormente al vero. La luce dell'aurora, che illuminando le nubi si fa strada nel lontano orizzonte, non è la sola fonte luminosa del dipinto: è presente un'altra calda luce dorata che investe dal dorso il Cristo. Sapiente è l'uso dei colori caldi per i primi piani e dei colori freddi per i piani successivi, che sfondano in lontananza lo spazio dipinto.