Canto XPurgatorio
Dante Alighieri
Indice
Introduzione
Purgatorio
Il canto
Conclusioni
Canto X,
dove si tratta del primo girone del proprio purgatorio, il quale luogo discrive l'auttore sotto certi intagli d'antiche imagini; e qui si purga la colpa de la superbia
Purgatorio
Canto X
Primo girone del purgatorio:superbia
Dopo aver varcato la soglia della porta che l'amore sbagliato delle anime fa aprire poco spesso, perché fa sembrare giusto il comportamento sbagliato, sentii dal suono che si richiuse e se io mi fossi voltato a guardarla, quale scusa sarebbe stata degna di un tale errore? Noi salivamo lungo una via scavata nella roccia, che procedeva tortuosa dall'una e dall'altra parte, come un'onda che si avvicina e si allontana. Il mio maestro disse: «Qui dobbiamo usare un po' di attenzione nell'avvicinarci di qua e di là al lato che rientra».
Poi fummo dentro al soglio de la portache ’l mal amor de l’anime disusa, perché fa parer dritta la via torta, sonando la senti’ esser richiusa; e s’io avesse li occhi vòlti ad essa, qual fora stata al fallo degna scusa? Noi salavam per una pietra fessa, che si moveva e d’una e d’altra parte, sì come l’onda che fugge e s’appressa. "Qui si conviene usare un poco d’arte", cominciò ’l duca mio, "in accostarsi or quinci, or quindi al lato che si parte".
10
E questo fece i nostri passi scarsi, tanto che pria lo scemo de la luna rigiunse al letto suo per ricorcarsi, che noi fossimo fuor di quella cruna; ma quando fummo liberi e aperti sù dove il monte in dietro si rauna, ïo stancato e amendue incerti di nostra via, restammo in su un piano solingo più che strade per diserti. Da la sua sponda, ove confina il vano, al piè de l’alta ripa che pur sale, misurrebbe in tre volte un corpo umano; e quanto l'occhio mio potea trar d'ale, or dal sinistro e or dal destro fianco, questa cornice mi parea cotale
E questo rallentò tanto i nostri passi, che la parte in ombra della luna toccò l'orizzonte per tramontare, prima che noi fossimo fuori da quella via; ma quando ci trovammo liberi all'aperto, là dove il monte si restringe verso l'alto, io stanco ed entrambi incerti sul cammino da intraprendere, restammo su un piano più solitario delle strade nei deserti. Dalla sua sponda, dove c'è il vuoto, fino ai piedi dell'alta parete che continua a salire, sarebbe contenuto tre volte un corpo umano; e per quanto io gettassi lo sguardo a destra e a sinistra, fin dove esso arrivava, questa cornice mi sembrava così (identica).
15
20
25
Là sù non eran mossi i piè nostri anco, quand’io conobbi quella ripa intorno che dritto di salita aveva manco, esser di marmo candido e addorno d’intagli sì, che non pur Policleto, ma la natura lì avrebbe scorno. L’angel che venne in terra col decreto de la molt’anni lagrimata pace, ch’aperse il ciel del suo lungo divieto, dinanzi a noi pareva sì verace quivi intagliato in un atto soave, che non sembiava imagine che tace. Giurato si saria ch’el dicesse ’Ave!’; perché iv’era imaginata quella ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave; e avea in atto impressa esta favella ’Ecce ancilla Deï’, propriamente come figura in cera si suggella.
30
Noi non avevamo ancora mosso i piedi lassù, quando mi accorsi che tutt'intorno alla parete, che non dava modo di salire, era di marmo candido e tanto adorno di rilievi che non solo Policleto, ma la stessa natura sarebbe da meno. L'angelo (Gabriele) che venne in Terra con l'annuncio della pace (tra Dio e l'uomo) sospirata per tanti anni, e che aprì il Cielo dopo un lungo divieto, sembrava così reale davanti a noi, scolpito in un gesto soave, che non sembrava un'immagine silenziosa. Si sarebbe giurato che egli dicesse "Ave!", perché era raffigurata anche colei (Maria) che girò la chiave per aprire l'alto amore di Dio; e nel suo atteggiamento sembrava che dicesse "Ecce ancilla Dei", in modo così veritiero come una figura impressa sulla cera.
35
40
45
"Non tener pur ad un loco la mente", disse ’l dolce maestro, che m’avea da quella parte onde ’l cuore ha la gente. Per ch’i’ mi mossi col viso, e vedea di retro da Maria, da quella costa onde m’era colui che mi movea, un’altra storia ne la roccia imposta; per ch’io varcai Virgilio, e fe’ mi presso, acciò che fosse a li occhi miei disposta. Era intagliato lì nel marmo stesso lo carro e ’ buoi, traendo l’arca santa, per che si teme officio non commesso. Dinanzi parea gente; e tutta quanta, partita in sette cori, a’ due mie’ sensi faceva dir l’un ’No’, l’altro ’Sì, canta’. Similemente al fummo de li ’ncensi che v’era imaginato, li occhi e ’l naso e al sì e al no discordi fensi.
"Non guardare solo in un punto", mi disse il dolce maestro che mi teneva là dove le persone hanno il cuore. Allora io spostai con lo sguardo e vidi dietro a Maria,dal lato dove stava colui che mi guardava (Virgilio), era scolpita un'altra storia; allora io superai Virgilio e mi accostai, in modo che fosse ben visibile ai miei occhi. Lì nel marmo erano intagliati anche il carro e i buoi che portavano l'Arca Santa, per la quale si teme un compito non affidato. Davanti c'era della gente e tutta quanta, divisa in sette cori, faceva dire a uno dei miei due sensi (l'udito) «Non canta», e all'altro (la vista) «Sì, canta».
Allo stesso modo, il fumo dell'incenso lì raffigurato rendeva discordi i miei occhi (che credevano fosse vero) e il mio naso (che non sentiva nulla).
50
55
60
Lì avanzava prima del recipiente benedetto (l'arca santa), l'umile salmista (re David), danzando con la veste alzata, e in quel caso era al tempo stesso più e meno che un re.Di fronte a lui, affacciata alla finestra di un gran palazzo, Micol guardava come una donna indispettita e corrucciata. Io mi mossi dal punto in cui mi trovavo, per guardare da vicino un'altra storia che oltre Micol biancheggiava nel marmo. Qui era raffigurata l'alta gloria dell'imperatore romano, la cui virtù spinse Gregorio a ottenere la grande vittoria; mi riferisco all'imperatore Traiano; e una vedova era accanto al suo cavallo, in lacrime e addolorata nel suo aspetto.
Lì precedeva al benedetto vaso, trescando alzato, l’umile salmista, e più e men che re era in quel caso. Di contra, effigïata ad una vista d’un gran palazzo, Micòl ammirava sì come donna dispettosa e trista. I’ mossi i piè del loco dov’io stava, per avvisar da presso un’altra istoria, che di dietro a Micòl mi biancheggiava. Quiv’era storïata l’alta gloria del roman principato, il cui valore mosse Gregorio a la sua gran vittoria; i’ dico di Traiano imperadore; e una vedovella li era al freno, di lagrime atteggiata e di dolore.
65
70
75
Intorno a lui sembrava affollato e pieno di cavalieri, e le aquile d'oro, a vederle, si muovevano sopra di loro al vento. Fra tutti costoro, la povera donna sembrava dire: «Signore, rendimi giustizia per mio figlio che è morto, per cui soffro»; e lui pareva rispondere: «Aspetta fin tanto che sarò tornato»; e quella, come una persona in cui il dolore non può attendere: «Mio signore, e se tu non dovessi tornare?»; e lui: «Chi sarà al mio posto, te la renderà»; e lei: «Il bene fatto da un altro che gioverà a te, se dimentichi la tua?»; allora lui: «Ora stai tranquilla; infatti, è necessario che io faccia il mio dovere prima di partire; lo vuole la giustizia e la pietà mi trattiene qui».
Intorno a lui parea calcato e pieno di cavalieri, e l’aguglie ne l’oro sovr’essi in vista al vento si movieno. La miserella intra tutti costoro pareva dir: "Segnor, fammi vendetta di mio figliuol ch’è morto, ond’io m’accoro"; ed elli a lei rispondere: "Or aspetta tanto ch’i’ torni"; e quella: "Segnor mio", come persona in cui dolor s’affretta, "se tu non torni?"; ed ei: "Chi fia dov’io, la ti farà"; ed ella: "L’altrui bene a te che fia, se ’l tuo metti in oblio?"; ond’elli: "Or ti conforta; ch’ei convene ch’i’ solva il mio dovere anzi ch’i’ mova: giustizia vuole e pietà mi ritene".
80
85
90
Colui che non ha mai vistonulla di nuovo produsse questo suono visibile, a noi sconosciuto perchè qui nel mondo noi esiste.Mentre io traevo piacere ad osservare le immagini di tanti esempi di umiltà, per di più preziose a causa del loro artefice, il poeta mormorava: «Ecco da questa parte molte anime, che però camminano a passi lenti: queste ci guideranno verso le cornici più alte». I miei occhi, che erano contenti di osservare per vedere cose nuove di cui erano desiderosi, non furono lenti a volgersi verso di lui. Non voglio però, o lettore, che tu ti distolga dal tuo buon proposito se senti in che modo Dio vuole che si sconti la colpa.
Colui che mai non vide cosa nova produsse esto visibile parlare, novello a noi perché qui non si trova. Mentr’io mi dilettava di guardare l’imagini di tante umilitadi, e per lo fabbro loro a veder care, "Ecco di qua, ma fanno i passi radi", mormorava il poeta, "molte genti: questi ne ’nvïeranno a li alti gradi". Li occhi miei, ch’a mirare eran contenti per veder novitadi ond’e’ son vaghi, volgendosi ver’ lui non furon lenti. Non vo’ però, lettor, che tu ti smaghi di buon proponimento per udire come Dio vuol che ’l debito si paghi.
95
100
105
Non attender la forma del martìre: pensa la succession; pensa ch’al peggio oltre la gran sentenza non può ire. Io cominciai: "Maestro, quel ch’io veggio muovere a noi, non mi sembian persone, e non so che, sì nel veder vaneggio". Ed elli a me: "La grave condizione di lor tormento a terra li rannicchia, sì che ’ miei occhi pria n’ebber tencione. Ma guarda fiso là, e disviticchia col viso quel che vien sotto a quei sassi: già scorger puoi come ciascun si picchia". O superbi cristian, miseri lassi, che, de la vista de la mente infermi, fidanza avete ne’ retrosi passi, non v’accorgete voi che noi siam vermi nati a formar l’angelica farfalla, che vola a la giustizia sanza schermi?
110
Non concentrare l'attenzione sulla forma della pena: pensa a ciò che verrà dopo(la beatitudine); pensa che, nel peggiore dei casi, non può protrarsi oltre il Giudizio Finale. Io iniziai: «Maestro, ciò che vedo muoversi verso di noi non mi sembrano persone, e non capisco, tanto mi inganno nel vedere». E lui a me: «La grave condizione della loro pena li fa curvare a terra, infatti anche il mio sguardo prima era incerto. Ma guarda fisso là, e cerca di distinguere con gli occhi quelli che vengono sotto a quei sassi: già puoi vedere come ciascuno di loro si batte il petto (mea culpa)». O cristiani superbi, poveri infeliciche, privi della vista della mente, credete in un cammino (rivolti) all'indietro, non vi accorgete che noi siamo vermi nati per formare una farfalla angelica che vola senza ostacoli verso la giustizia?
115
120
125
Per quale motivo il vostro animo monta in superbia, visto che noi siamo come insetti imperfetti, così come un verme in cui lo sviluppo è incompleto? Come talvolta si vede una figura che unisce la ginocchia al petto, per sostenere un soffitto o un tetto a mo' di mensola, che fa nascere in chi la osserva attraverso la finzione un vero dolore, così vidi io quei penitenti, quando li osservai attentamente. A dire il vero, erano più o meno curvati a seconda del macigno che avevano sulle spalle; e quello che nell'atteggiamento sembrava più paziente, pareva dire piangendo: 'Non posso sopportare oltre'.
Di che l’animo vostro in alto galla, poi siete quasi antomata in difetto, sì come vermo in cui formazion falla? Come per sostentar solaio o tetto, per mensola talvolta una figura si vede giugner le ginocchia al petto, la qual fa del non ver vera rancura nascere ’n chi la vede; così fatti vid’io color, quando puosi ben cura. Vero è che più e meno eran contratti secondo ch’avien più e meno a dosso; e qual più pazïenza avea ne li atti, piangendo parea dicer: ’Più non posso’.
130
135
Grazie perl'attenzione!
Canto X - Purgatorio - Paola Gatto 4A
Paola Gatto
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Canto XPurgatorio
Dante Alighieri
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Introduzione
Purgatorio
Il canto
Conclusioni
Canto X,
dove si tratta del primo girone del proprio purgatorio, il quale luogo discrive l'auttore sotto certi intagli d'antiche imagini; e qui si purga la colpa de la superbia
Purgatorio
Canto X
Primo girone del purgatorio:superbia
Dopo aver varcato la soglia della porta che l'amore sbagliato delle anime fa aprire poco spesso, perché fa sembrare giusto il comportamento sbagliato, sentii dal suono che si richiuse e se io mi fossi voltato a guardarla, quale scusa sarebbe stata degna di un tale errore? Noi salivamo lungo una via scavata nella roccia, che procedeva tortuosa dall'una e dall'altra parte, come un'onda che si avvicina e si allontana. Il mio maestro disse: «Qui dobbiamo usare un po' di attenzione nell'avvicinarci di qua e di là al lato che rientra».
Poi fummo dentro al soglio de la portache ’l mal amor de l’anime disusa, perché fa parer dritta la via torta, sonando la senti’ esser richiusa; e s’io avesse li occhi vòlti ad essa, qual fora stata al fallo degna scusa? Noi salavam per una pietra fessa, che si moveva e d’una e d’altra parte, sì come l’onda che fugge e s’appressa. "Qui si conviene usare un poco d’arte", cominciò ’l duca mio, "in accostarsi or quinci, or quindi al lato che si parte".
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E questo fece i nostri passi scarsi, tanto che pria lo scemo de la luna rigiunse al letto suo per ricorcarsi, che noi fossimo fuor di quella cruna; ma quando fummo liberi e aperti sù dove il monte in dietro si rauna, ïo stancato e amendue incerti di nostra via, restammo in su un piano solingo più che strade per diserti. Da la sua sponda, ove confina il vano, al piè de l’alta ripa che pur sale, misurrebbe in tre volte un corpo umano; e quanto l'occhio mio potea trar d'ale, or dal sinistro e or dal destro fianco, questa cornice mi parea cotale
E questo rallentò tanto i nostri passi, che la parte in ombra della luna toccò l'orizzonte per tramontare, prima che noi fossimo fuori da quella via; ma quando ci trovammo liberi all'aperto, là dove il monte si restringe verso l'alto, io stanco ed entrambi incerti sul cammino da intraprendere, restammo su un piano più solitario delle strade nei deserti. Dalla sua sponda, dove c'è il vuoto, fino ai piedi dell'alta parete che continua a salire, sarebbe contenuto tre volte un corpo umano; e per quanto io gettassi lo sguardo a destra e a sinistra, fin dove esso arrivava, questa cornice mi sembrava così (identica).
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Là sù non eran mossi i piè nostri anco, quand’io conobbi quella ripa intorno che dritto di salita aveva manco, esser di marmo candido e addorno d’intagli sì, che non pur Policleto, ma la natura lì avrebbe scorno. L’angel che venne in terra col decreto de la molt’anni lagrimata pace, ch’aperse il ciel del suo lungo divieto, dinanzi a noi pareva sì verace quivi intagliato in un atto soave, che non sembiava imagine che tace. Giurato si saria ch’el dicesse ’Ave!’; perché iv’era imaginata quella ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave; e avea in atto impressa esta favella ’Ecce ancilla Deï’, propriamente come figura in cera si suggella.
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Noi non avevamo ancora mosso i piedi lassù, quando mi accorsi che tutt'intorno alla parete, che non dava modo di salire, era di marmo candido e tanto adorno di rilievi che non solo Policleto, ma la stessa natura sarebbe da meno. L'angelo (Gabriele) che venne in Terra con l'annuncio della pace (tra Dio e l'uomo) sospirata per tanti anni, e che aprì il Cielo dopo un lungo divieto, sembrava così reale davanti a noi, scolpito in un gesto soave, che non sembrava un'immagine silenziosa. Si sarebbe giurato che egli dicesse "Ave!", perché era raffigurata anche colei (Maria) che girò la chiave per aprire l'alto amore di Dio; e nel suo atteggiamento sembrava che dicesse "Ecce ancilla Dei", in modo così veritiero come una figura impressa sulla cera.
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"Non tener pur ad un loco la mente", disse ’l dolce maestro, che m’avea da quella parte onde ’l cuore ha la gente. Per ch’i’ mi mossi col viso, e vedea di retro da Maria, da quella costa onde m’era colui che mi movea, un’altra storia ne la roccia imposta; per ch’io varcai Virgilio, e fe’ mi presso, acciò che fosse a li occhi miei disposta. Era intagliato lì nel marmo stesso lo carro e ’ buoi, traendo l’arca santa, per che si teme officio non commesso. Dinanzi parea gente; e tutta quanta, partita in sette cori, a’ due mie’ sensi faceva dir l’un ’No’, l’altro ’Sì, canta’. Similemente al fummo de li ’ncensi che v’era imaginato, li occhi e ’l naso e al sì e al no discordi fensi.
"Non guardare solo in un punto", mi disse il dolce maestro che mi teneva là dove le persone hanno il cuore. Allora io spostai con lo sguardo e vidi dietro a Maria,dal lato dove stava colui che mi guardava (Virgilio), era scolpita un'altra storia; allora io superai Virgilio e mi accostai, in modo che fosse ben visibile ai miei occhi. Lì nel marmo erano intagliati anche il carro e i buoi che portavano l'Arca Santa, per la quale si teme un compito non affidato. Davanti c'era della gente e tutta quanta, divisa in sette cori, faceva dire a uno dei miei due sensi (l'udito) «Non canta», e all'altro (la vista) «Sì, canta». Allo stesso modo, il fumo dell'incenso lì raffigurato rendeva discordi i miei occhi (che credevano fosse vero) e il mio naso (che non sentiva nulla).
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Lì avanzava prima del recipiente benedetto (l'arca santa), l'umile salmista (re David), danzando con la veste alzata, e in quel caso era al tempo stesso più e meno che un re.Di fronte a lui, affacciata alla finestra di un gran palazzo, Micol guardava come una donna indispettita e corrucciata. Io mi mossi dal punto in cui mi trovavo, per guardare da vicino un'altra storia che oltre Micol biancheggiava nel marmo. Qui era raffigurata l'alta gloria dell'imperatore romano, la cui virtù spinse Gregorio a ottenere la grande vittoria; mi riferisco all'imperatore Traiano; e una vedova era accanto al suo cavallo, in lacrime e addolorata nel suo aspetto.
Lì precedeva al benedetto vaso, trescando alzato, l’umile salmista, e più e men che re era in quel caso. Di contra, effigïata ad una vista d’un gran palazzo, Micòl ammirava sì come donna dispettosa e trista. I’ mossi i piè del loco dov’io stava, per avvisar da presso un’altra istoria, che di dietro a Micòl mi biancheggiava. Quiv’era storïata l’alta gloria del roman principato, il cui valore mosse Gregorio a la sua gran vittoria; i’ dico di Traiano imperadore; e una vedovella li era al freno, di lagrime atteggiata e di dolore.
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Intorno a lui sembrava affollato e pieno di cavalieri, e le aquile d'oro, a vederle, si muovevano sopra di loro al vento. Fra tutti costoro, la povera donna sembrava dire: «Signore, rendimi giustizia per mio figlio che è morto, per cui soffro»; e lui pareva rispondere: «Aspetta fin tanto che sarò tornato»; e quella, come una persona in cui il dolore non può attendere: «Mio signore, e se tu non dovessi tornare?»; e lui: «Chi sarà al mio posto, te la renderà»; e lei: «Il bene fatto da un altro che gioverà a te, se dimentichi la tua?»; allora lui: «Ora stai tranquilla; infatti, è necessario che io faccia il mio dovere prima di partire; lo vuole la giustizia e la pietà mi trattiene qui».
Intorno a lui parea calcato e pieno di cavalieri, e l’aguglie ne l’oro sovr’essi in vista al vento si movieno. La miserella intra tutti costoro pareva dir: "Segnor, fammi vendetta di mio figliuol ch’è morto, ond’io m’accoro"; ed elli a lei rispondere: "Or aspetta tanto ch’i’ torni"; e quella: "Segnor mio", come persona in cui dolor s’affretta, "se tu non torni?"; ed ei: "Chi fia dov’io, la ti farà"; ed ella: "L’altrui bene a te che fia, se ’l tuo metti in oblio?"; ond’elli: "Or ti conforta; ch’ei convene ch’i’ solva il mio dovere anzi ch’i’ mova: giustizia vuole e pietà mi ritene".
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Colui che non ha mai vistonulla di nuovo produsse questo suono visibile, a noi sconosciuto perchè qui nel mondo noi esiste.Mentre io traevo piacere ad osservare le immagini di tanti esempi di umiltà, per di più preziose a causa del loro artefice, il poeta mormorava: «Ecco da questa parte molte anime, che però camminano a passi lenti: queste ci guideranno verso le cornici più alte». I miei occhi, che erano contenti di osservare per vedere cose nuove di cui erano desiderosi, non furono lenti a volgersi verso di lui. Non voglio però, o lettore, che tu ti distolga dal tuo buon proposito se senti in che modo Dio vuole che si sconti la colpa.
Colui che mai non vide cosa nova produsse esto visibile parlare, novello a noi perché qui non si trova. Mentr’io mi dilettava di guardare l’imagini di tante umilitadi, e per lo fabbro loro a veder care, "Ecco di qua, ma fanno i passi radi", mormorava il poeta, "molte genti: questi ne ’nvïeranno a li alti gradi". Li occhi miei, ch’a mirare eran contenti per veder novitadi ond’e’ son vaghi, volgendosi ver’ lui non furon lenti. Non vo’ però, lettor, che tu ti smaghi di buon proponimento per udire come Dio vuol che ’l debito si paghi.
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Non attender la forma del martìre: pensa la succession; pensa ch’al peggio oltre la gran sentenza non può ire. Io cominciai: "Maestro, quel ch’io veggio muovere a noi, non mi sembian persone, e non so che, sì nel veder vaneggio". Ed elli a me: "La grave condizione di lor tormento a terra li rannicchia, sì che ’ miei occhi pria n’ebber tencione. Ma guarda fiso là, e disviticchia col viso quel che vien sotto a quei sassi: già scorger puoi come ciascun si picchia". O superbi cristian, miseri lassi, che, de la vista de la mente infermi, fidanza avete ne’ retrosi passi, non v’accorgete voi che noi siam vermi nati a formar l’angelica farfalla, che vola a la giustizia sanza schermi?
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Non concentrare l'attenzione sulla forma della pena: pensa a ciò che verrà dopo(la beatitudine); pensa che, nel peggiore dei casi, non può protrarsi oltre il Giudizio Finale. Io iniziai: «Maestro, ciò che vedo muoversi verso di noi non mi sembrano persone, e non capisco, tanto mi inganno nel vedere». E lui a me: «La grave condizione della loro pena li fa curvare a terra, infatti anche il mio sguardo prima era incerto. Ma guarda fisso là, e cerca di distinguere con gli occhi quelli che vengono sotto a quei sassi: già puoi vedere come ciascuno di loro si batte il petto (mea culpa)». O cristiani superbi, poveri infeliciche, privi della vista della mente, credete in un cammino (rivolti) all'indietro, non vi accorgete che noi siamo vermi nati per formare una farfalla angelica che vola senza ostacoli verso la giustizia?
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Per quale motivo il vostro animo monta in superbia, visto che noi siamo come insetti imperfetti, così come un verme in cui lo sviluppo è incompleto? Come talvolta si vede una figura che unisce la ginocchia al petto, per sostenere un soffitto o un tetto a mo' di mensola, che fa nascere in chi la osserva attraverso la finzione un vero dolore, così vidi io quei penitenti, quando li osservai attentamente. A dire il vero, erano più o meno curvati a seconda del macigno che avevano sulle spalle; e quello che nell'atteggiamento sembrava più paziente, pareva dire piangendo: 'Non posso sopportare oltre'.
Di che l’animo vostro in alto galla, poi siete quasi antomata in difetto, sì come vermo in cui formazion falla? Come per sostentar solaio o tetto, per mensola talvolta una figura si vede giugner le ginocchia al petto, la qual fa del non ver vera rancura nascere ’n chi la vede; così fatti vid’io color, quando puosi ben cura. Vero è che più e meno eran contratti secondo ch’avien più e meno a dosso; e qual più pazïenza avea ne li atti, piangendo parea dicer: ’Più non posso’.
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Grazie perl'attenzione!