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futurismo

ROBERTA MICHAEL

Created on November 24, 2023

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Transcript

Futurismo

La nuova forma di bellezza: la velocità

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Index

Futurismo

La Città che sale

Umberto Boccioni

La risata

Forme uniche della continuità nello spazio

Giacomo Balla

Dinamismo di un cane al guinzaglio

Lampada ad arco

Bambina che corre sul balcone

Antipassatismo e Avanguardia

Il Futurismo fu il movimento d'avanguardia più articolato e duraturo; nacque nel 1909, quando Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), letterato italiano formatosi in Francia in ambito simbolista, ne pubblicò il Manifesto prima su alcuni quotidiani italiani, poi il 20 febbraio sul quotidiano parigino "Le Figaro", conquistando l'attenzione internazionale e l'entusiasmo di molti giovani artisti.

Il Manifesto

Lanciando la sfida di un rinnovamento totale delle arti e di ogni ambito della vita quotidiana, il Futurismo operò a tutto campo.

Nell'ambito delle arti figurative ogni artista futurista sviluppò un proprio linguaggio, pur condividendo temi e problematiche con i compagni di lavoro. Soggetto privilegiato fu la città, considerata il luogo per eccellenza della modernità e del dinamismo: i nuovi mezzi di trasporto, la luce elettrica, i locali della mondanità e la vita notturna, la musica, la danza. Al centro della poetica futurista vi è la rappresentazione del movimento nel suo svolgersi nel tempo.

In ambito letterario Marinetti propose innovazioni polemiche e distruttive, come l'uso dei verbi solo all'infinito e di parole slegate tra loro, prive di legami sintattici - le cosiddette "parole in libertà" -, e l'invenzione delle "tavole parolibere" , una sorta di composizione visiva composta da lettere, parole e segni grafici che acquistano un significato anche per la loro disposizione sulla pagina.

Manifesto tecnico della pittura futurista

Tavole Parolibere

Umberto Boccioni

Umberto Boccioni nasce a Reggio Calabria nel 1882, ma le origini della sua famiglia sono romagnole. Alla fine del 1899 si trasferisce a Roma dove si forma artisticamente: - Frequenta lo studio di un cartellonista; - Si iscrive alla Scuola libera di nudo dell’Accademia di belle arti, dove conosce Gino Severini. Nel 1901 Boccioni conosce Giacomo Balla che lo introduce al divisionismo grazie al quale comprende le innumerevoli potenzialità del colore che viene trattato dividendo le campiture nei loro componenti cromatici attraverso tanti filamenti. Boccioni viaggia molto, in Francia a Parigi e in Russia a Mosca e San Pietroburgo. Nel 1907 l’artista si trasferisce definitivamente a Milano (patria del divisionismo), dipinge diversi ritratti e lavora anche creando illustrazioni pubblicitarie.

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La svolta Futurista

Nel 1910 Boccioni conosce Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista, con il quale costituisce il nucleo originario del movimento artistico futurista. In questo stesso anno dipinge alcune delle sue opere più importanti, espressione del movimento futurista: La città che sale e Rissa in galleria. L’artista diventa parte attiva nel movimento futurista, prende parte a tutte le mostre e svolge anche l’attività di scrittore e polemista. Firma con altri artisti il Manifesto della pittura futurista ed è autore del Manifesto tecnico della scultura futurista, e dei saggi:

Pittura e scultura futuriste. Dinamismo plastico

Manifesto dell’architettura futurista

Boccioni sia sul piano formale che su quello teorico cerca di ricondurre Realismo (colore ovvero della sensazione) e Impressionismo (della forma ovvero dell’intelletto) ad una sintesi in grado di esprimere il senso della modernità, basata sulla dinamicità delle esperienze.

La Città che sale

La città che sale di Umberto Boccioni rappresenta l’esaltazione della tecnologia, del nuovo e il dinamismo della moderna metropoli. 1910 -olio su tela 199,5 x 301 cm -New York, Museum of Modern Art (MoMa) -

Interpretazione

La risata

- 1911 - olio su tela 100,2 x 145 cm - New York, Museum of Modern Art (MoMa) Dalle pennellate divisioniste allungate, lo stile di Boccioni, si sposta verso un linguaggio e temi che meglio rispecchiano le idee futuriste: la forza delle macchine, della tecnologia e della città, la velocità con cui la città va a sostituirsi alla campagna Boccioni è da un lato interessato a queste tematiche, e dall’altro segue un percorso personale, incentrato sulla pittura degli stati d’animo. Entrambi questi obbiettivi confluiscono nel suo primo trittico pittorico, di cui La risata fa parte.

Forme uniche della continuità nello spazio

Con Forme uniche della continuità nello spazio, Boccioni rappresentò il movimento di una persona che avanza nell’ambiente. 1913 - bronzo, h 126.4 cm. - Milano, Museo del Novecento -

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La Nike di Samotracia presenti significative affinita con l'opera di Boccioni, esse sono avvicinabili per l'esaltazione del dinamismo della figura: entrambe prive delle braccia, si protendono col busto in avanti, comefossero spinte da un vento impetuoso. Un'ulteriore fonte di ispirazione per Boccioni potrebbe essere L'uomo che cammina di AugusteRodin, nella quale è altrettanto evidente l'enfatizzazione dell'energia plastica e del movimento.

Giacomo Balla

Giacomo Balla (Torino, 18 luglio 1871 – Roma, 1º marzo 1958). E’ tra i primi protagonisti del divisionismo italiano. Diviene poi un esponente di spicco del Futurismo, firmando assieme a Marinetti e gli altri futuristi, i manifesti che sancivano gli aspetti teorici del movimento. Nei primi anni del novecento comincia a dipingere quadri di matrice Pointilliste. Nel 1895 lascia Torino per stabilirsi a Roma, dove abiterà per tutta la vita. Nel 1903, conosce alla Scuola libera del nudo Umberto con cui nascerà un legame che li condurrà verso strade diverse di ricerca sulla via futurista. Quando nel 1909 Marinetti pubblica il primo Manifesto futurista, si unisce al movimento con Boccioni. L’11 aprile 1910 assieme a Boccioni firma Il manifesto tecnico della pittura futurista. Nell’ottobre del 1918 pubblica il "Manifesto del colore", dove analizza il ruolo del colore nella pittura d’avanguardia. Nel 1937 però scrive una lettera al giornale "Perseo" con la quale si dichiara estraneo alle attività futuriste.

Lampada ad arco

Lampada ad arco è un’opera di Giacomo Balla realizzata con l’intento di indagare la natura della radiazione luminosa artificiale. - 1909-1911 - olio su tela, 174,7 x 114,7 cm. - New York, Museum of Modern Art (MoMa) Una lampada brilla nella notte. Dal vetro che protegge il filamento si sprigiona una intensa luminosità che si propaga a raggiera. La lampada è sorretta da una alta struttura metallica e si trova nella parte superiore del dipinto. A destra oltre l’alone creato dai tratti di colori puri, si intravede una falce di luna. Il colore della luna e quello della lampada ad arco sono gli stessi ma la lampada brilla in modo più intenso. La luce elettrica si frammenta in una serie di colori che coprono in parte la luna ponendola in secondo piano.

Interpretazione

Dinamismo di un cane al guinzaglio

Esempio di dinamismo futurista ottenuto grazie alla sovrapposizione delle forme. 1912 - olio su tela, 91 x 110 cm - Buffalo New York, Albright Gallery - I piedi della donna e le gambe del cane sono dipinti più volte all’interno dell’arco della traiettoria del loro movimento

Colore

Bambina che corre sul balcone

Rappresenta il movimento organico nell’ambito della ricerca futurista. - 1912 - olio su tela, 125 x 125 cm - Milano, Museo del Novecento, Collezione Grassi La bambina ritratta nel dipinto è la figlia di Balla, la piccola Luce di 8 anni. Il balcone inoltre è quello della casa romana.

Disegni preparatori

Interpretazione

La città che sale è un dipinto che si ispira alla costruzione di una centrale elettrica nella periferia di Milano Il progresso industriale, tanto amato dai pittori futuristi è qui rappresentato dalla costruzione della centrale elettrica. Boccioni con La città che sale celebra la crescita industriale della periferia milanese. I tram che passano velocemente, le case in costruzione e, sul fondo, le ciminiere delle fabbriche che producono. In primo piano nulla è fermo.

Manifesto tecnico della pittura futurista

Nel Manifesto tecnico della pittura futurista si legge infatti: «Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi ma appare e scompare incessantemente»; e ancora: «talvolta, sulla guancia della persona con cui parliamo nella via noi vediamo il cavallo che passa lontano. I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo, e i divani entrano in noi, così come il tram che passa entra nelle case, le quali a loro volta si scaraventano sul tram e con esso si amalgamano».

Fase prefuturista

La prima fase della vita artistica di Boccioni, fase prefuturista, vede l’artista influenzato da:

  • il simbolismo attraverso la frequentazione di Gaetano Previati con cui condivide l’idea dell’arte come concezione della realtà e non solo come visione
  • il divisionismo, conosciuto a Roma tramite Giacomo Balla, per quanto riguarda la scomposizione cromatica;
  • il pre-espressionismo di Munch, soprattutto per la valorizzazione del tratto lineare in funzione emotiva.
Il suo esordio divisionista è riconoscibile in opere come La madre del 1907 e Officine a Porta Romana (1909).

Manifesto

Nel Manifesto si proclama di voler «distruggere il culto del passato, l'ossessione dell'antico, il pedantismo e il formalismo accademico». Ogni nuova creazione che guardi al futuro deve nascere dal progresso abbattendo le forme della cultura tradizionale spregiativamente accomunate nell'etichetta di "passatismo". Simbolo del progresso è la velocità, che determina un nuovo concetto di bellezza, distante dall'estetica borghese: per questo secondo Marinetti un'automobile in corsa è più bella della Vittoria di Samotracia, uno dei capolavori della statuaria greca.

Lo stile

Per raffigurare lo spostamento e la rapidità del movimento i pittori futuristi ricorsero alla fusione fra soggetto e ambiente. Boccioni crea una fusione della figura con lo sfondo attraverso un turbinio di colori e scie cromatiche.

Lo spazio

Lo spazio è rappresentato, dal primo piano allo sfondo, dalla sovrapposizione e dalla grandezza, che diminuisce, delle figure rappresentate. Solo la fabbrica in alto a destra suggerisce uno spazio tridimensionale attraverso una leggera prospettiva geometrica. La profondità è rappresentata solamente dalle prospettive di grandezza e di sovrapposizione. Non è presente la prospettiva aerea, i colori rimangono vivi e brillanti anche sul fondo.

L'intenzione era quella di esaltare l’utilizzo dell’energia elettrica e dimostrare che vi era della bellezza anche nell’emissione luminosa di una lampada industriale. Lo stesso artista dichiarò che era sua intenzione dimostrare la superiorità di un bagliore elettrico rispetto all’ispirazione prodotta da un chiaro di luna romantico.L'opera fu progettata in modo molto meticoloso e infatti presso il MoMA di New York sono infatti conservati alcuni disegni preparatori

La scultura rappresenta una figura umana mentre avanza nell’ambiente. Il modellato , infatti, è trasformato per presentare dinamicamente la sua aerodinamicità nell’aria. Le parti del corpo diventano spazi concavi e convessi. Sono, comunque, ancora riconoscibili per via della posizione che ricorda una persona che sta compiendo un ampio passo. Le gambe, infine, sono trasformate in scie di bronzo lasciate dietro di sé dall’arto in movimento.

È il primo di una serie che si concentra sulla resa pittorica delle emozioni umane, e comprende Il lavoro (La città sale), realizzato tra il 1910-1911; Il lutto, del 1910, e in chiusura c’è La risata, realizzata tra il 1910 e il 1911.Compie un viaggio a Parigi dove vede Picasso e assorbe la scomposizione cubista, di cui fa grande tesoro. Una volta tornato in Italia riprende alcuni lavori, come La risata, e nel portarli a termine ne rinnova il linguaggio secondo quello cubista e l’unica parte che non rispecchia questo linguaggio è il volto della protagonista; realistico e perfettamente riconoscibile.

La risata si concentra sull’emozione che investe la protagonista e che da lei si dirama a macchia d’olio verso tutti gli altri personaggi. È una forza trascinante, contagiosa, che si appropria di chiunque incontri. L’artista si concentra su questa forza, che rende tramite la composizione ad andamento concentrico, che si apre e si chiude sul volto ridente della donna. Nella tela sono stati utilizzati soprattutto i colori primari e il verde, tutti in tonalità molto accese e squillanti: l’atmosfera è gioiosa, euforica, quasi delirante.

Alla base del dipinto Bambina che corre sul balcone vi furono alcuni studi disegnati su carta. In questi disegni Balla scompose infatti molto attentamente il movimento disegnando le gambe della bambina in rotazione e sovrapposte.

La sagoma del bassotto è completamente nera. Si nota un maggiore utilizzo del colore nelle traiettorie di movimento delle zampe del cane. In questa zona è utilizzata una gamma che vira verso il rosso e il viola.

Anche la gonna della padrona è completamente nera. Invece, nella traiettoria della camminata della donna sono stati utilizzati colori freddi blu e viola.

La strada è completamente bianca e funziona da sfondo neutro per rappresentare il movimento degli arti.