EUGENIO MONTALE
"il poeta della disperazione"
INDICE
02
03
01
Influenze culturali
Concezione della vita
Vita
05
06
04
Stile e lingua
Ossi di seppia
La donna
08
09
07
La bufera e altro
Satura
Le Occasioni
01
LA VITA
Punti salienti
1896: nacque a Genova.Frequentò scuole tecniche e conseguì un diploma di ragioneria. 1896-1927: trascorse la sua giovinezza nelle Cinque Terre, a Monterosso in Liguria. 1917: arruolato per la Prima guerra Mondiale. 1933-1939: incontrò varie donne, che saranno fonte di ispirazione per i suoi scritti.1943: si iscrisse al Partito d'Azione.1948: collaborò con "Il Corriere della Sera".1967: insignito senatore a vita. 1975: ricevette il premio Nobel per la letteratura. 1981: morì a Milano per una malattia al cervello.
02
INFLUENZE CULTURALI
INFLUENZE LETTERARIE E CULTURALI
PASCOLI
LIRISMO VOCIANO
SIMBOLISMO
DECADENTISMO
Il simbolismo europeo, in particolare quello francese, ha esercitato un'influenza significativa su Montale. Il simbolismo valorizzava l'uso di simboli e immagini suggestive per esprimere significati più profondi e emozioni.
Superata la distinzione tra prosa e poesia e immagini affini a quelle dell'espressionismo.
Condivisione di tematiche come la natura, il lirismo intimo e la riflessione sulla morte. Sperimentalismo linguistico
Esplorava temi di decadimento, alienazione e estetica
CREPUSCOLARI
CONTRASTO CON I SIMBOLISTI
La poesia non scopre la verità, non dà risposte sui “perché” della vita. Utilizza gli "Emblemi".
Tendenza prosaico-colloquiale
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03
CONCEZIONE DELLA VITA
COME VEDE LA VITA?
Montale spesso esprime una malinconia diffusa e una nostalgia per il passato. Rifiuta le illusioni. Pessimismo simile a quello di Leopardi espresso con il "male di vivere" con la sua angoscia esistenziale. Invece, la natura svolge un ruolo significativo nella sua poesia. La sua connessione con il paesaggio naturale della Liguria è evidente. Critica la società moderna e riflette sulla dimensione politica e religiosa della vita. Le sue opere spesso contengono allusioni a eventi storici e a questioni sociali, e talvolta la sua poesia può avere un tono di protesta o critica. La sua introspezione poetica si confronta con le sfide della modernità e con le domande fondamentali sulla vita e sul significato.
Critiche e "male di vivere"
04
LA DONNA
FIGURE FEMMINILI
DRUSILLA TANZI
IRMA BRANDEIS
ARLETTA
Donna americana ebrea che Montale incontra nel 1933. La loro relazione si sviluppò attraverso lettere che esploravano temi letterari, artistici e aspetti personali delle loro vite.
Anche detta "la mosca", Drusilla fu sua moglie e musa ispiratrice, grazie alla quale Montale esplora il tema dell'amore, della perdita e dell'inesorabilità del tempo.
"La donna crepuscolare", di cui Montale parlerà solo dopo che diventerà una "creatura fatta di nulla". La frequentò in gioventù.
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05
STILE E LINGUA
LA POETICA E LO STILE
Montale lascia "parlare le cose", fa uso degli emblemi per poter simbolizzare al meglio l'importanza di semplici oggetti. Non a caso utilizza il "correlativo oggettivo", tecnica tipica di Thomas Eliot secondo il quale gli oggetti sono nello stesso tempo cose ed emblemi della condizione umana. La sua poetica è caratterizzata da un'ermetica intensità emotiva e una profonda riflessione sulla condizione umana anche nel quotidiano.
Montale utilizza uno stile ermetico, con un linguaggio preciso e ricco di suggestioni, spesso permeato da una malinconica introspezione. La sua scrittura si distingue per la capacità di catturare la complessità della vita attraverso una forma poetica sintetica e densa di significato. I suoi versi sono caratterizzati da un ritmo lento e cadenzato, ma il tutto è incentrato sul trovare l'essenzialità e la suggestività.
INFLUENZA DANTESCA
L’influenza che Dante ha avuto sul poeta Premio Nobel è nota. Montale, sebbene erediti temi danteschi come l'amore, la morte e l'angoscia, sviluppa uno stile distintivo caratterizzato da una lingua essenziale, una sensibilità moderna e un'approfondita introspezione personale. La Beatrice di Dante diventa la donna rappresentata nei versi di Montale, la via per la felicità, il perfezionamento personale e la luce nel buio della guerra. "La Commedia è e resterà l’ultimo miracolo della poesia mondiale" diceva Eugenio.
06
OSSI DI SEPPIA
STRUTTURA
TITOLO: è denso di significato. Gli ossi di seppia sono i residui dei molluschi che il mare deposita sulla riva. Alludono a una condizione di vita impoverita. Potremmo considerare già il titolo un manifesto poetico. AMBIENTAZIONE: paesaggio ligure, arido, brullo, disseccato dall'aria salmastra. 4 SEZIONI: 1) "Movimenti" ➔ ricerca di un accordo tra il cuore e il mondo naturale; 2) "Ossi di seppia" ➔ disarmonia fra uomo e natura, poetica dell’oggetto; 3) "Mediterraneo" ➔ presenza dominante del mare, mancanza di certezze; 4) "Meriggi e ombre" ➔ figura di Annetta, anticipazione di temi delle "Occasioni".
TEMI
Male di vivere
La ricerca del “varco”
Un paesaggio continuamente arido
L'uomo vive costantemente in prigionia nei limiti dell'esistente, c'è un ripetersi monotono di tutto. L'uomo si illude di muoversi. C'è una perdita e una crisi d'identità, stando in disarmonia con il mondo esterno.
Poichè l'uomo vive in questo stato di prigionia cerca di uscirne tramite la ricerca di un varco, un miracolo, che si cela dietro l'apparenza ingannevole delle cose. Nasce una speranza...?
C'è sempre un sole implacabile, una forza che prosciuga e inaridisce ogni forma di vita, rendendola più vuota e monotona.
"Spesso il male di vivere ho incontrato"
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
"Meriggiare pallido e assorto"
Osservare tra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi. E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia com’è tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
"Non chiederci la parola"
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
"Forse un mattino andando in un'aria di vetro"
Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore da ubriaco.
Poi, come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi, case, colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
"Felicità raggiunta"
Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e' dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.
07
LE OCCASIONI
STRUTTURA
TITOLO: verranno descritti momenti casuali di vita vissuta, esperienze comuni da cui trarre morali e figure suggestive e significative per uscire da questa "prigionia". AMBIENTAZIONE: paesaggio toscano nella sua accezione quotidiana. 4 SEZIONI: 1) Ricordi di viaggi; 2) Irma Brandeis (Clizia) e la sua funzione salvifica; 3) La guerra come distruzione, barbarie e rovesciamento delle culture; 4) Disorientamento esistenziale + figura di Arletta.
TEMI
La storia
Donna salvifica
La memoria
La storia, per Montale, è un terreno complesso in cui si intrecciano la sofferenza umana e la ricerca di senso. Il poeta è consapevole delle sfide e delle tragedie della storia, ma cerca anche di trovare momenti di luce e di speranza.
Montale esplora la natura effimera dei ricordi, riconoscendo la loro inevitabile dissipazione nel tempo. La sua visione è malinconica con la perdita e la mutevolezza del tempo, ma offre un'opportunità di dare significato alle esperienze vissute.
Simboleggia la speranza e la redenzione in un contesto di sfide esistenziali; è dunque un'entità positiva e redentrice.
Il mio dubbio d’un tempo era se forse
tu stessa ignori il giuoco che si svolge
sul quadrato e ora è nembo alle tue porte:
follia di morte non si placa a poco
prezzo, se poco è il lampo del tuo sguardo,
ma domanda altri fuochi, oltre le fitte
cortine che per te fomenta il dio
del caso, quando assiste.
Oggi so ciò che vuoi; batte il suo fioco
tocco la Martinella ed impaura
le sagome d’avorio in una luce
spettrale di nevaio. Ma resiste
e vince il premio della solitaria
veglia chi può con te allo specchio ustorio
che accieca le pedine opporre i tuoi
occhi d’acciaio.
"Nuove stanze"
Poi che gli ultimi fili di tabacco
al tuo gesto si spengono nel piatto di cristallo, al soffitto lenta sale la spirale del fumo
che gli alfieri e i cavalli degli scacchi
guardano stupefatti; e nuovi anelli
la seguono, più mobili di quelli
delle tue dita.
La morgana che in cielo liberava
torri e ponti è sparita
al primo soffio; s’apre la finestra
non vista e il fumo s’agita. Là in fondo,
altro storno si muove: una tregenda
d’uomini che non sa questo tuo incenso,
nella scacchiera di cui puoi tu sola
comporre il senso.
"La casa dei doganieri"
Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto: la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.
Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende…).
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
08
LA BUFERA E ALTRO
STRUTTURA
TITOLO: la bufera è la guerra, come un vento brutale che distrugge tutto. AMBIENTAZIONE: paesaggi di guerra. 7 SEZIONI: 1) Finisterre: funzione salvifica di Clizia; 2) Dopo: vicende storiche e temi privati 3) Intermezzo: temi quotidiani e impressioni di viaggio 4) Flashes e dediche: esperienza intellettuale e passione erotica 5) Silvae: aiuto nel dolore personale 6) Madrigali privati: passione erotica 7) Conclusioni provvisorie: poesia nella guerra fredda
TEMI
La continuità
La storia, i morti, il male di vivere
Clizia
Parallela alla Beatrice dantesca, Irma Brandeis rimane ancora una volta la figura salvifica, la luce in questo buio della storia, contrastando con la brutalità di quest'ultima. La donna diventa l'unica certezza.
Montale esplora la continuità come un filo che collega passato, presente e futuro, contribuendo a definire la sua visione della condizione umana e la continua ricerca di significato nella vita.
Storia vista come realtà esterna, ma brutale nei confronti della vita. Affronta il tema dei morti e della prigionia di guerra, un male continuo.
IL SOGNO DEL PRIGIONIERO
Albe e notti qui variano per pochi segni. Lo zigzag degli storni sui battifredi nei giorni di battaglia, mie sole ali, un filo d’aria polare, l’occhio del capo guardia dallo spioncino, crac di noci schiacciate, un oleoso sfrigolìo dalle cave, girarrosti veri o supposti – ma la paglia è oro, la lanterna vinosa è focolare se dormendo mi credo ai tuoi piedi.
Tardo di mente, piagatodal pungente giaciglio mi sono fuso col volo della tarma che la mia suola sfarina sull’impiantito coi kimoni cangianti delle luci sciorinate all’aurora dai torrioni, ho annusato nel vento il bruciaticcio dei buccellati dai forni, mi son guardato attorno, ho suscitato iridi su orizzonti di ragnateli e petali sui tralicci delle inferriate, mi sono alzato, sono ricaduto nel fondo dove il secolo è il minuto-
La purga dura da sempre, senza un perché.Dicono che chi abiura e sottoscrive può salvarsi da questo sterminio d’oche, che chi obiurga se stesso, ma tradisce e vende carne d’altri, afferra il mestolo anzi che terminare nel pâté destinato agl’Iddii pestilenziali.
e i colpi si ripetono ed i passi,e ancora ignoro se sarò al festino farcitore o farcito. L’attesa è lunga, il mio sogno di te non è finito.
09
SATURA
STRUTTURA
TITOLO: Una frattura stilistica espressa da uno stile satirico da cui l'opera riprende il titolo: Satura, in latino, significa letteralmente satira. Ma sta anche ad indicare la "saturazione" del periodo storico avvenuto dopo le guerre. AMBIENTAZIONE: ha utilizzato i simboli della deserta e rocciosa costa della Liguria per esprimere ciò che provava. 4 SEZIONI: 1) Xenia I2) Xenia II3) Satura I4) Satura II
TEMI
La donna onnipresente
Satira del consumismo
Dalla sofferenza all'ironia
Nonostante la malinconia predominante, Montale spesso trasforma la sofferenza in un punto di partenza per una visione più ironica della vita. L'ironia emerge attraverso giochi di parole, umorismo e una visione critica delle contraddizioni umane e della società.
I lettori sono più superficiali, più consumisti, guardano e basta. Considera “la cultura di massa come l’anticultura, come il segno di una caduta irrecuperabile". In effetti, Montale, pur non rimpiangendo il passato, di fatto Montale depreca a suo modo la fine di un mondo.
Dedica buona parte dell'opera alla moglie defunta con "Xenia", con il quale indica i doni che si fanno agli ospiti quando partono. Vi sono ricordi della moglie, alla quale non aveva mai dedicato poesie e adesso lo fa in questa sorta di diario.
"Avevamo studiato per l'aldilà"
Avevamo studiato per l'aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.
Non ho mai capito se io fossi
il tuo cane fedele e incimurrito
o tu lo fossi per me.
Per gli altri no, eri un insetto miope
smarrito nel blabla
dell'alta società. Erano ingenui
quei furbi e non sapevano
di essere loro il tuo zimbello:
di esser visti anche al buio e smascherati
da un tuo senso infallibile, dal tuo
radar di pipistrello.
"Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale"
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
"L'alluvione ha sommerso il pack di mobili"
L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,delle carte, dei quadri che stipavano un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto. Forse hanno ciecamente lottato i marocchini rossi, le sterminate dediche di Du Bos, il timbro a ceralacca con la barba di Ezra, il Valéry di Alain, l’originale dei Canti Orfici – e poi qualche pennello da barba, mille cianfrusaglie e tutte le musiche di tuo fratello Silvio. Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura di nafta e sterco. Certo hanno sofferto tanto prima di perdere la loro identità. Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio stato civile fu dubbio fin dall’inizio. Non torba m’ha assediato, ma gli eventi di una realtà incredibile e mai creduta. Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo dei tuoi prestiti e forse non l’hai mai saputo.
FINE
Questa presentazione è stata elaborata da Yasmine Boukhalfa
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Yasmine Boukhalfa
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EUGENIO MONTALE
"il poeta della disperazione"
INDICE
02
03
01
Influenze culturali
Concezione della vita
Vita
05
06
04
Stile e lingua
Ossi di seppia
La donna
08
09
07
La bufera e altro
Satura
Le Occasioni
01
LA VITA
Punti salienti
1896: nacque a Genova.Frequentò scuole tecniche e conseguì un diploma di ragioneria. 1896-1927: trascorse la sua giovinezza nelle Cinque Terre, a Monterosso in Liguria. 1917: arruolato per la Prima guerra Mondiale. 1933-1939: incontrò varie donne, che saranno fonte di ispirazione per i suoi scritti.1943: si iscrisse al Partito d'Azione.1948: collaborò con "Il Corriere della Sera".1967: insignito senatore a vita. 1975: ricevette il premio Nobel per la letteratura. 1981: morì a Milano per una malattia al cervello.
02
INFLUENZE CULTURALI
INFLUENZE LETTERARIE E CULTURALI
PASCOLI
LIRISMO VOCIANO
SIMBOLISMO
DECADENTISMO
Il simbolismo europeo, in particolare quello francese, ha esercitato un'influenza significativa su Montale. Il simbolismo valorizzava l'uso di simboli e immagini suggestive per esprimere significati più profondi e emozioni.
Superata la distinzione tra prosa e poesia e immagini affini a quelle dell'espressionismo.
Condivisione di tematiche come la natura, il lirismo intimo e la riflessione sulla morte. Sperimentalismo linguistico
Esplorava temi di decadimento, alienazione e estetica
CREPUSCOLARI
CONTRASTO CON I SIMBOLISTI
La poesia non scopre la verità, non dà risposte sui “perché” della vita. Utilizza gli "Emblemi".
Tendenza prosaico-colloquiale
+info
+info
03
CONCEZIONE DELLA VITA
COME VEDE LA VITA?
Montale spesso esprime una malinconia diffusa e una nostalgia per il passato. Rifiuta le illusioni. Pessimismo simile a quello di Leopardi espresso con il "male di vivere" con la sua angoscia esistenziale. Invece, la natura svolge un ruolo significativo nella sua poesia. La sua connessione con il paesaggio naturale della Liguria è evidente. Critica la società moderna e riflette sulla dimensione politica e religiosa della vita. Le sue opere spesso contengono allusioni a eventi storici e a questioni sociali, e talvolta la sua poesia può avere un tono di protesta o critica. La sua introspezione poetica si confronta con le sfide della modernità e con le domande fondamentali sulla vita e sul significato.
Critiche e "male di vivere"
04
LA DONNA
FIGURE FEMMINILI
DRUSILLA TANZI
IRMA BRANDEIS
ARLETTA
Donna americana ebrea che Montale incontra nel 1933. La loro relazione si sviluppò attraverso lettere che esploravano temi letterari, artistici e aspetti personali delle loro vite.
Anche detta "la mosca", Drusilla fu sua moglie e musa ispiratrice, grazie alla quale Montale esplora il tema dell'amore, della perdita e dell'inesorabilità del tempo.
"La donna crepuscolare", di cui Montale parlerà solo dopo che diventerà una "creatura fatta di nulla". La frequentò in gioventù.
+info
05
STILE E LINGUA
LA POETICA E LO STILE
Montale lascia "parlare le cose", fa uso degli emblemi per poter simbolizzare al meglio l'importanza di semplici oggetti. Non a caso utilizza il "correlativo oggettivo", tecnica tipica di Thomas Eliot secondo il quale gli oggetti sono nello stesso tempo cose ed emblemi della condizione umana. La sua poetica è caratterizzata da un'ermetica intensità emotiva e una profonda riflessione sulla condizione umana anche nel quotidiano.
Montale utilizza uno stile ermetico, con un linguaggio preciso e ricco di suggestioni, spesso permeato da una malinconica introspezione. La sua scrittura si distingue per la capacità di catturare la complessità della vita attraverso una forma poetica sintetica e densa di significato. I suoi versi sono caratterizzati da un ritmo lento e cadenzato, ma il tutto è incentrato sul trovare l'essenzialità e la suggestività.
INFLUENZA DANTESCA
L’influenza che Dante ha avuto sul poeta Premio Nobel è nota. Montale, sebbene erediti temi danteschi come l'amore, la morte e l'angoscia, sviluppa uno stile distintivo caratterizzato da una lingua essenziale, una sensibilità moderna e un'approfondita introspezione personale. La Beatrice di Dante diventa la donna rappresentata nei versi di Montale, la via per la felicità, il perfezionamento personale e la luce nel buio della guerra. "La Commedia è e resterà l’ultimo miracolo della poesia mondiale" diceva Eugenio.
06
OSSI DI SEPPIA
STRUTTURA
TITOLO: è denso di significato. Gli ossi di seppia sono i residui dei molluschi che il mare deposita sulla riva. Alludono a una condizione di vita impoverita. Potremmo considerare già il titolo un manifesto poetico. AMBIENTAZIONE: paesaggio ligure, arido, brullo, disseccato dall'aria salmastra. 4 SEZIONI: 1) "Movimenti" ➔ ricerca di un accordo tra il cuore e il mondo naturale; 2) "Ossi di seppia" ➔ disarmonia fra uomo e natura, poetica dell’oggetto; 3) "Mediterraneo" ➔ presenza dominante del mare, mancanza di certezze; 4) "Meriggi e ombre" ➔ figura di Annetta, anticipazione di temi delle "Occasioni".
TEMI
Male di vivere
La ricerca del “varco”
Un paesaggio continuamente arido
L'uomo vive costantemente in prigionia nei limiti dell'esistente, c'è un ripetersi monotono di tutto. L'uomo si illude di muoversi. C'è una perdita e una crisi d'identità, stando in disarmonia con il mondo esterno.
Poichè l'uomo vive in questo stato di prigionia cerca di uscirne tramite la ricerca di un varco, un miracolo, che si cela dietro l'apparenza ingannevole delle cose. Nasce una speranza...?
C'è sempre un sole implacabile, una forza che prosciuga e inaridisce ogni forma di vita, rendendola più vuota e monotona.
"Spesso il male di vivere ho incontrato"
Spesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato. Bene non seppi, fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza: era la statua nella sonnolenza del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
"Meriggiare pallido e assorto"
Osservare tra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare mentre si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi. E andando nel sole che abbaglia sentire con triste meraviglia com’è tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto, ascoltare tra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, frusci di serpi. Nelle crepe del suolo o su la veccia spiar le file di rosse formiche ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano a sommo di minuscole biche.
"Non chiederci la parola"
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari e risplenda come un croco Perduto in mezzo a un polveroso prato. Ah l'uomo che se ne va sicuro, agli altri ed a se stesso amico, e l'ombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro! Non domandarci la formula che mondi possa aprirti sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
"Forse un mattino andando in un'aria di vetro"
Forse un mattino andando in un'aria di vetro, arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me, con un terrore da ubriaco. Poi, come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto alberi, case, colli per l'inganno consueto. Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
"Felicità raggiunta"
Felicità raggiunta, si cammina per te sul fil di lama. Agli occhi sei barlume che vacilla, al piede, teso ghiaccio che s'incrina; e dunque non ti tocchi chi più t'ama. Se giungi sulle anime invase di tristezza e le schiari, il tuo mattino e' dolce e turbatore come i nidi delle cimase. Ma nulla paga il pianto del bambino a cui fugge il pallone tra le case.
07
LE OCCASIONI
STRUTTURA
TITOLO: verranno descritti momenti casuali di vita vissuta, esperienze comuni da cui trarre morali e figure suggestive e significative per uscire da questa "prigionia". AMBIENTAZIONE: paesaggio toscano nella sua accezione quotidiana. 4 SEZIONI: 1) Ricordi di viaggi; 2) Irma Brandeis (Clizia) e la sua funzione salvifica; 3) La guerra come distruzione, barbarie e rovesciamento delle culture; 4) Disorientamento esistenziale + figura di Arletta.
TEMI
La storia
Donna salvifica
La memoria
La storia, per Montale, è un terreno complesso in cui si intrecciano la sofferenza umana e la ricerca di senso. Il poeta è consapevole delle sfide e delle tragedie della storia, ma cerca anche di trovare momenti di luce e di speranza.
Montale esplora la natura effimera dei ricordi, riconoscendo la loro inevitabile dissipazione nel tempo. La sua visione è malinconica con la perdita e la mutevolezza del tempo, ma offre un'opportunità di dare significato alle esperienze vissute.
Simboleggia la speranza e la redenzione in un contesto di sfide esistenziali; è dunque un'entità positiva e redentrice.
Il mio dubbio d’un tempo era se forse tu stessa ignori il giuoco che si svolge sul quadrato e ora è nembo alle tue porte: follia di morte non si placa a poco prezzo, se poco è il lampo del tuo sguardo, ma domanda altri fuochi, oltre le fitte cortine che per te fomenta il dio del caso, quando assiste. Oggi so ciò che vuoi; batte il suo fioco tocco la Martinella ed impaura le sagome d’avorio in una luce spettrale di nevaio. Ma resiste e vince il premio della solitaria veglia chi può con te allo specchio ustorio che accieca le pedine opporre i tuoi occhi d’acciaio.
"Nuove stanze"
Poi che gli ultimi fili di tabacco al tuo gesto si spengono nel piatto di cristallo, al soffitto lenta sale la spirale del fumo che gli alfieri e i cavalli degli scacchi guardano stupefatti; e nuovi anelli la seguono, più mobili di quelli delle tue dita. La morgana che in cielo liberava torri e ponti è sparita al primo soffio; s’apre la finestra non vista e il fumo s’agita. Là in fondo, altro storno si muove: una tregenda d’uomini che non sa questo tuo incenso, nella scacchiera di cui puoi tu sola comporre il senso.
"La casa dei doganieri"
Tu non ricordi la casa dei doganieri sul rialzo a strapiombo sulla scogliera: desolata t’attende dalla sera in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri e vi sostò irrequieto. Libeccio sferza da anni le vecchie mura e il suono del tuo riso non è più lieto: la bussola va impazzita all’avventura e il calcolo dei dadi più non torna. Tu non ricordi; altro tempo frastorna la tua memoria; un filo s’addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana la casa e in cima al tetto la banderuola affumicata gira senza pietà. Ne tengo un capo; ma tu resti sola né qui respiri nell’oscurità. Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende rara la luce della petroliera! Il varco è qui? (Ripullula il frangente ancora sulla balza che scoscende…). Tu non ricordi la casa di questa mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
08
LA BUFERA E ALTRO
STRUTTURA
TITOLO: la bufera è la guerra, come un vento brutale che distrugge tutto. AMBIENTAZIONE: paesaggi di guerra. 7 SEZIONI: 1) Finisterre: funzione salvifica di Clizia; 2) Dopo: vicende storiche e temi privati 3) Intermezzo: temi quotidiani e impressioni di viaggio 4) Flashes e dediche: esperienza intellettuale e passione erotica 5) Silvae: aiuto nel dolore personale 6) Madrigali privati: passione erotica 7) Conclusioni provvisorie: poesia nella guerra fredda
TEMI
La continuità
La storia, i morti, il male di vivere
Clizia
Parallela alla Beatrice dantesca, Irma Brandeis rimane ancora una volta la figura salvifica, la luce in questo buio della storia, contrastando con la brutalità di quest'ultima. La donna diventa l'unica certezza.
Montale esplora la continuità come un filo che collega passato, presente e futuro, contribuendo a definire la sua visione della condizione umana e la continua ricerca di significato nella vita.
Storia vista come realtà esterna, ma brutale nei confronti della vita. Affronta il tema dei morti e della prigionia di guerra, un male continuo.
IL SOGNO DEL PRIGIONIERO
Albe e notti qui variano per pochi segni. Lo zigzag degli storni sui battifredi nei giorni di battaglia, mie sole ali, un filo d’aria polare, l’occhio del capo guardia dallo spioncino, crac di noci schiacciate, un oleoso sfrigolìo dalle cave, girarrosti veri o supposti – ma la paglia è oro, la lanterna vinosa è focolare se dormendo mi credo ai tuoi piedi.
Tardo di mente, piagatodal pungente giaciglio mi sono fuso col volo della tarma che la mia suola sfarina sull’impiantito coi kimoni cangianti delle luci sciorinate all’aurora dai torrioni, ho annusato nel vento il bruciaticcio dei buccellati dai forni, mi son guardato attorno, ho suscitato iridi su orizzonti di ragnateli e petali sui tralicci delle inferriate, mi sono alzato, sono ricaduto nel fondo dove il secolo è il minuto-
La purga dura da sempre, senza un perché.Dicono che chi abiura e sottoscrive può salvarsi da questo sterminio d’oche, che chi obiurga se stesso, ma tradisce e vende carne d’altri, afferra il mestolo anzi che terminare nel pâté destinato agl’Iddii pestilenziali.
e i colpi si ripetono ed i passi,e ancora ignoro se sarò al festino farcitore o farcito. L’attesa è lunga, il mio sogno di te non è finito.
09
SATURA
STRUTTURA
TITOLO: Una frattura stilistica espressa da uno stile satirico da cui l'opera riprende il titolo: Satura, in latino, significa letteralmente satira. Ma sta anche ad indicare la "saturazione" del periodo storico avvenuto dopo le guerre. AMBIENTAZIONE: ha utilizzato i simboli della deserta e rocciosa costa della Liguria per esprimere ciò che provava. 4 SEZIONI: 1) Xenia I2) Xenia II3) Satura I4) Satura II
TEMI
La donna onnipresente
Satira del consumismo
Dalla sofferenza all'ironia
Nonostante la malinconia predominante, Montale spesso trasforma la sofferenza in un punto di partenza per una visione più ironica della vita. L'ironia emerge attraverso giochi di parole, umorismo e una visione critica delle contraddizioni umane e della società.
I lettori sono più superficiali, più consumisti, guardano e basta. Considera “la cultura di massa come l’anticultura, come il segno di una caduta irrecuperabile". In effetti, Montale, pur non rimpiangendo il passato, di fatto Montale depreca a suo modo la fine di un mondo.
Dedica buona parte dell'opera alla moglie defunta con "Xenia", con il quale indica i doni che si fanno agli ospiti quando partono. Vi sono ricordi della moglie, alla quale non aveva mai dedicato poesie e adesso lo fa in questa sorta di diario.
"Avevamo studiato per l'aldilà"
Avevamo studiato per l'aldilà un fischio, un segno di riconoscimento. Mi provo a modularlo nella speranza che tutti siamo già morti senza saperlo. Non ho mai capito se io fossi il tuo cane fedele e incimurrito o tu lo fossi per me. Per gli altri no, eri un insetto miope smarrito nel blabla dell'alta società. Erano ingenui quei furbi e non sapevano di essere loro il tuo zimbello: di esser visti anche al buio e smascherati da un tuo senso infallibile, dal tuo radar di pipistrello.
"Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale"
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.
"L'alluvione ha sommerso il pack di mobili"
L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,delle carte, dei quadri che stipavano un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto. Forse hanno ciecamente lottato i marocchini rossi, le sterminate dediche di Du Bos, il timbro a ceralacca con la barba di Ezra, il Valéry di Alain, l’originale dei Canti Orfici – e poi qualche pennello da barba, mille cianfrusaglie e tutte le musiche di tuo fratello Silvio. Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura di nafta e sterco. Certo hanno sofferto tanto prima di perdere la loro identità. Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio stato civile fu dubbio fin dall’inizio. Non torba m’ha assediato, ma gli eventi di una realtà incredibile e mai creduta. Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo dei tuoi prestiti e forse non l’hai mai saputo.
FINE
Questa presentazione è stata elaborata da Yasmine Boukhalfa
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