Glauco e diomede
un grande esempio di ospitalità
INIZIAMO!
introduzione
Nella società omerica, basata sull'etica eroica delle gesta belliche, il valore di un guerriero si misurava nei combattimenti individuali più che in quelli collettivi; così avrebbero dovuto combattere i due avversari: faccia a faccia. Però gli eroi più valorosi ricevevano riconoscenza e fama solo quando battevano degli avversari di pari o superiore forza; proprio per questo motivo Diomede chiese a Glauco la sua provenienza...
Di COSA SI PARLA NEL MITO?
L'antico mito di Glauco e Diomede descrive l’importanza ed il valore che l’ospitalità occupava nel mondo greco.
Infatti, secondo il mito, gli stranieri erano sacri e protetti da Zeus, dal greco xènos “ospite” e venerato come Xènios, ovvero “protettore degli ospiti”, e dunque era un dovere rituale ospitare qualcuno e offrirgli doni prima ancora di conoscere la sua identità. Tra il padrone di casa e l’ospite si instaurava dunque un legame di amicizia e un’alleanza che si tramandava di generazione in generazione e che poteva comprendere anche unioni matrimoniali o alleanze militari.
Proprio in virtù di questo legame, durante la sanguinosa guerra di Troia, il valoroso Glauco, a capo dei guerrieri di Licia, allenata di Troia, e l’eroe greco Diomede, si rifiutarono di combattere.
Ed egli rispose rievocando le sue memorie familiari e la sua genealogia. Infatti Bellerofonte, avo di Glauco e cacciato dalla su patria Argo, era stato ospitato dal nonno di Diomede, Oineo, nella sua reggia e dunque le due famiglie erano legate dal vincolo di ospitalità.
Diomede, nell’udire la provenienza di Glauco, non fu tanto mosso dal dovere di ospitalità, per quanto lo ritenesse importante, ma, come spiega egli stesso, si ricordava di un particolare significativo dono che i loro antenati si erano scambiati: si trattava di una coppa doro a due manici che Bellerofonte aveva regalato a Oineo.
Diomede non aveva alcun ricordo di suo padre Tideo, ucciso a Tebe quando lui era ancora troppo piccolo per ricordarlo, però rammentava bene la coppa dorata, sapendo di averla lasciata partendo per la guerra. Il mito omerico si concludeva con i due guerrieri che scendevano da cavallo, si scambiavano le armi, Glauco offriva a Diomede la sua armatura d’oro e riceveva in cambio quella d’argento dell’avversario, e la stretta di mano dei due guerrieri: il vincolo ospitale è più importante del combattimento stesso e la storia individuale e familiare prevale sulle forze politiche e militari che la guerra impone.
I PROTAGONISTI DEL MITO
I protagonisti del mito di Glauco e Diomede sono appunto Glauco e Diomede.
Quest’ultimo, figlio di Deipile e Tideo, re di Argo e valoroso combattente, fu il più forte guerriero nell’esercito acheo nella guerra di Troia dopo Achille e Telamonio.
Divenne famoso e ammirato per il suo valore e, anche per altri motivi, divenne in seguito immortale, tanto che il suo culto si diffuse in tutta la Grecia antica.
Glauco, figlio di Ippoloco, rispetto al suo avversario, era meno valoroso e virtuoso. Infatti, durante la guerra di Troia i due si sarebbero dovuti scontrare in un duello, prima del quale Diomede avrebbe chiesto all’avversario di presentarsi, per poi scoprire di essere vincolati dal valore dell’ospitalità.
Nella società omerica, basata sull’etica eroica delle gesta belliche, il valore di un guerriero si misurava nei combattimenti individuali più che in quelli collettivi; così avrebbero dovuto combattere i due avversari: faccia a faccia. Però gli eroi più valorosi ricevevano riconoscenza e fama solo quando battono degli avversari di pari o superiore forza; proprio per questo motivo Diomede chiese a Glauco di rivelare la sua identità, poiché voleva avere la certezza di battersi con un guerriero degno di combattere con lui. Diomede pose infatti all’avversario greco la domanda” da quale umana stirpe provieni tu mai, valoroso?”
Ed egli rispose rievocando le sue memorie familiari e la sua genealogia. Infatti Bellerofonte, avo di Glauco e cacciato dalla su patria Argo, era stato ospitato dal nonno di Diomede, Oineo, nella sua reggia e dunque le due famiglie erano legate dal vincolo di ospitalità.
Diomede, nell’udire la provenienza di Glauco, non fu tanto mosso dal dovere di ospitalità, per quanto lo ritenesse importante, ma, come spiega egli stesso, si ricordava di un particolare significativo dono che i loro antenati si erano scambiati: si trattava di una coppa doro a due manici che Bellerofonte aveva regalato a Oineo.
Diomede non aveva alcun ricordo di suo padre Tideo, ucciso a Tebe quando lui era ancora troppo piccolo per ricordarlo, però rammentava bene la coppa dorata, sapendo di averla lasciata partendo per la guerra. Il mito omerico si concludeva con i due guerrieri che scendevano da cavallo, si scambiavano le armi, Glauco offriva a Diomede la sua armatura d’oro e riceveva in cambio quella d’argento dell’avversario, e la stretta di mano dei due guerrieri: il vincolo ospitale è più importante del combattimento stesso e la storia individuale e familiare prevale sulle forze politiche e militari che la guerra impone.
I PROTAGONISTI DEL MITO
I protagonisti del mito di Glauco e Diomede sono appunto Glauco e Diomede.
Quest’ultimo, figlio di Deipile e Tideo, re di Argo e valoroso combattente, fu il più forte guerriero nell’esercito acheo nella guerra di Troia dopo Achille e Telamonio.
Divenne famoso e ammirato per il suo valore e, anche per altri motivi, divenne in seguito immortale, tanto che il suo culto si diffuse in tutta la Grecia antica.
Glauco, figlio di Ippoloco, rispetto al suo avversario, era meno valoroso e virtuoso. Infatti, durante la guerra di Troia i due si sarebbero dovuti scontrare in un duello, prima del quale Diomede avrebbe chiesto all’avversario di presentarsi, per poi scoprire di essere vincolati dal valore dell’ospitalità.
Nella società omerica, basata sull’etica eroica delle gesta belliche, il valore di un guerriero si misurava nei combattimenti individuali più che in quelli collettivi; così avrebbero dovuto combattere i due avversari: faccia a faccia. Però gli eroi più valorosi ricevevano riconoscenza e fama solo quando battono degli avversari di pari o superiore forza; proprio per questo motivo Diomede chiese a Glauco di rivelare la sua identità, poiché voleva avere la certezza di battersi con un guerriero degno di combattere con lui. Diomede pose infatti all’avversario greco la domanda” da quale umana stirpe provieni tu mai, valoroso?”
Questo legame tra ospite e ospitante andava oltre il semplice atto di offrire cibo e riparo; includeva anche la protezione reciproca. Un ospite doveva essere trattato con rispetto e onore, mentre l'ospite doveva rispettare le regole della casa e non arrecare danno o turbamento al suo ospite. L'inosservanza di queste regole di xenia poteva attirare l'ira degli dei, poiché si credeva che gli dei stessi potessero assumere le sembianze di viaggiatori in incognito per testare la generosità e l'ospitalità delle persone.
La xenia non si limitava al solo scambio di favori, ma aveva un impatto significativo anche sulle relazioni diplomatiche e politiche tra le città-stato greche. I rapporti tra queste città potevano essere influenzati dalla qualità dell'ospitalità offerta ai loro ambasciatori o rappresentanti.
L'OSPITALITÀ: LA ξενία
Nell'antica Grecia, la pratica della xenia, o ospitalità, rivestiva un ruolo cruciale nella società e nella cultura. La xenia era un codice non scritto di comportamento che regolava le relazioni ospitali tra individui, sia tra stranieri che tra membri di diverse comunità greche. Questo concetto era considerato sacro e rispettarlo era una virtù fondamentale.
La xenia si basava su un reciproco scambio di cortesie e favori tra ospite e ospitante. Quando un viaggiatore bussava alla porta di un'abitazione, veniva accolto con calore e rispetto, senza fare domande sul suo passato o sulle sue intenzioni fino a quando non fosse stato soddisfatto il suo bisogno primario di cibo, riparo e assistenza. L'ospite, a sua volta, doveva rispettare il proprio ruolo comportandosi in modo decoroso e non abusando dell'ospitalità ricevuta.
Describe the problem you solve and, above all, the reason why your idea is interesting.
IL CONCETTO DI ξενία AL FLACCO
Nel nostro liceo il concetto di ξενία è un concetto molto sentito, infatti ai ragazzi più grandi non importa chi siamo, da dove veniamo e perché siamo qui; a loro interessa solo accoglierci in questa grande famiglia della quale faremo parte per 5 anni.
Glauco e Diomede
elisabetta de francesco
Created on November 24, 2023
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Glauco e diomede
un grande esempio di ospitalità
INIZIAMO!
introduzione
Nella società omerica, basata sull'etica eroica delle gesta belliche, il valore di un guerriero si misurava nei combattimenti individuali più che in quelli collettivi; così avrebbero dovuto combattere i due avversari: faccia a faccia. Però gli eroi più valorosi ricevevano riconoscenza e fama solo quando battevano degli avversari di pari o superiore forza; proprio per questo motivo Diomede chiese a Glauco la sua provenienza...
Di COSA SI PARLA NEL MITO?
L'antico mito di Glauco e Diomede descrive l’importanza ed il valore che l’ospitalità occupava nel mondo greco. Infatti, secondo il mito, gli stranieri erano sacri e protetti da Zeus, dal greco xènos “ospite” e venerato come Xènios, ovvero “protettore degli ospiti”, e dunque era un dovere rituale ospitare qualcuno e offrirgli doni prima ancora di conoscere la sua identità. Tra il padrone di casa e l’ospite si instaurava dunque un legame di amicizia e un’alleanza che si tramandava di generazione in generazione e che poteva comprendere anche unioni matrimoniali o alleanze militari. Proprio in virtù di questo legame, durante la sanguinosa guerra di Troia, il valoroso Glauco, a capo dei guerrieri di Licia, allenata di Troia, e l’eroe greco Diomede, si rifiutarono di combattere.
Ed egli rispose rievocando le sue memorie familiari e la sua genealogia. Infatti Bellerofonte, avo di Glauco e cacciato dalla su patria Argo, era stato ospitato dal nonno di Diomede, Oineo, nella sua reggia e dunque le due famiglie erano legate dal vincolo di ospitalità. Diomede, nell’udire la provenienza di Glauco, non fu tanto mosso dal dovere di ospitalità, per quanto lo ritenesse importante, ma, come spiega egli stesso, si ricordava di un particolare significativo dono che i loro antenati si erano scambiati: si trattava di una coppa doro a due manici che Bellerofonte aveva regalato a Oineo. Diomede non aveva alcun ricordo di suo padre Tideo, ucciso a Tebe quando lui era ancora troppo piccolo per ricordarlo, però rammentava bene la coppa dorata, sapendo di averla lasciata partendo per la guerra. Il mito omerico si concludeva con i due guerrieri che scendevano da cavallo, si scambiavano le armi, Glauco offriva a Diomede la sua armatura d’oro e riceveva in cambio quella d’argento dell’avversario, e la stretta di mano dei due guerrieri: il vincolo ospitale è più importante del combattimento stesso e la storia individuale e familiare prevale sulle forze politiche e militari che la guerra impone.
I PROTAGONISTI DEL MITO
I protagonisti del mito di Glauco e Diomede sono appunto Glauco e Diomede. Quest’ultimo, figlio di Deipile e Tideo, re di Argo e valoroso combattente, fu il più forte guerriero nell’esercito acheo nella guerra di Troia dopo Achille e Telamonio. Divenne famoso e ammirato per il suo valore e, anche per altri motivi, divenne in seguito immortale, tanto che il suo culto si diffuse in tutta la Grecia antica. Glauco, figlio di Ippoloco, rispetto al suo avversario, era meno valoroso e virtuoso. Infatti, durante la guerra di Troia i due si sarebbero dovuti scontrare in un duello, prima del quale Diomede avrebbe chiesto all’avversario di presentarsi, per poi scoprire di essere vincolati dal valore dell’ospitalità. Nella società omerica, basata sull’etica eroica delle gesta belliche, il valore di un guerriero si misurava nei combattimenti individuali più che in quelli collettivi; così avrebbero dovuto combattere i due avversari: faccia a faccia. Però gli eroi più valorosi ricevevano riconoscenza e fama solo quando battono degli avversari di pari o superiore forza; proprio per questo motivo Diomede chiese a Glauco di rivelare la sua identità, poiché voleva avere la certezza di battersi con un guerriero degno di combattere con lui. Diomede pose infatti all’avversario greco la domanda” da quale umana stirpe provieni tu mai, valoroso?”
Ed egli rispose rievocando le sue memorie familiari e la sua genealogia. Infatti Bellerofonte, avo di Glauco e cacciato dalla su patria Argo, era stato ospitato dal nonno di Diomede, Oineo, nella sua reggia e dunque le due famiglie erano legate dal vincolo di ospitalità. Diomede, nell’udire la provenienza di Glauco, non fu tanto mosso dal dovere di ospitalità, per quanto lo ritenesse importante, ma, come spiega egli stesso, si ricordava di un particolare significativo dono che i loro antenati si erano scambiati: si trattava di una coppa doro a due manici che Bellerofonte aveva regalato a Oineo. Diomede non aveva alcun ricordo di suo padre Tideo, ucciso a Tebe quando lui era ancora troppo piccolo per ricordarlo, però rammentava bene la coppa dorata, sapendo di averla lasciata partendo per la guerra. Il mito omerico si concludeva con i due guerrieri che scendevano da cavallo, si scambiavano le armi, Glauco offriva a Diomede la sua armatura d’oro e riceveva in cambio quella d’argento dell’avversario, e la stretta di mano dei due guerrieri: il vincolo ospitale è più importante del combattimento stesso e la storia individuale e familiare prevale sulle forze politiche e militari che la guerra impone.
I PROTAGONISTI DEL MITO
I protagonisti del mito di Glauco e Diomede sono appunto Glauco e Diomede. Quest’ultimo, figlio di Deipile e Tideo, re di Argo e valoroso combattente, fu il più forte guerriero nell’esercito acheo nella guerra di Troia dopo Achille e Telamonio. Divenne famoso e ammirato per il suo valore e, anche per altri motivi, divenne in seguito immortale, tanto che il suo culto si diffuse in tutta la Grecia antica. Glauco, figlio di Ippoloco, rispetto al suo avversario, era meno valoroso e virtuoso. Infatti, durante la guerra di Troia i due si sarebbero dovuti scontrare in un duello, prima del quale Diomede avrebbe chiesto all’avversario di presentarsi, per poi scoprire di essere vincolati dal valore dell’ospitalità. Nella società omerica, basata sull’etica eroica delle gesta belliche, il valore di un guerriero si misurava nei combattimenti individuali più che in quelli collettivi; così avrebbero dovuto combattere i due avversari: faccia a faccia. Però gli eroi più valorosi ricevevano riconoscenza e fama solo quando battono degli avversari di pari o superiore forza; proprio per questo motivo Diomede chiese a Glauco di rivelare la sua identità, poiché voleva avere la certezza di battersi con un guerriero degno di combattere con lui. Diomede pose infatti all’avversario greco la domanda” da quale umana stirpe provieni tu mai, valoroso?”
Questo legame tra ospite e ospitante andava oltre il semplice atto di offrire cibo e riparo; includeva anche la protezione reciproca. Un ospite doveva essere trattato con rispetto e onore, mentre l'ospite doveva rispettare le regole della casa e non arrecare danno o turbamento al suo ospite. L'inosservanza di queste regole di xenia poteva attirare l'ira degli dei, poiché si credeva che gli dei stessi potessero assumere le sembianze di viaggiatori in incognito per testare la generosità e l'ospitalità delle persone. La xenia non si limitava al solo scambio di favori, ma aveva un impatto significativo anche sulle relazioni diplomatiche e politiche tra le città-stato greche. I rapporti tra queste città potevano essere influenzati dalla qualità dell'ospitalità offerta ai loro ambasciatori o rappresentanti.
L'OSPITALITÀ: LA ξενία
Nell'antica Grecia, la pratica della xenia, o ospitalità, rivestiva un ruolo cruciale nella società e nella cultura. La xenia era un codice non scritto di comportamento che regolava le relazioni ospitali tra individui, sia tra stranieri che tra membri di diverse comunità greche. Questo concetto era considerato sacro e rispettarlo era una virtù fondamentale. La xenia si basava su un reciproco scambio di cortesie e favori tra ospite e ospitante. Quando un viaggiatore bussava alla porta di un'abitazione, veniva accolto con calore e rispetto, senza fare domande sul suo passato o sulle sue intenzioni fino a quando non fosse stato soddisfatto il suo bisogno primario di cibo, riparo e assistenza. L'ospite, a sua volta, doveva rispettare il proprio ruolo comportandosi in modo decoroso e non abusando dell'ospitalità ricevuta.
Describe the problem you solve and, above all, the reason why your idea is interesting.
IL CONCETTO DI ξενία AL FLACCO
Nel nostro liceo il concetto di ξενία è un concetto molto sentito, infatti ai ragazzi più grandi non importa chi siamo, da dove veniamo e perché siamo qui; a loro interessa solo accoglierci in questa grande famiglia della quale faremo parte per 5 anni.